GARANTIRE I DIRITTI DI STUDENTI E STUDENTESSE DISABILI ATTRAVERSO LA TUTELA DEI DIRITTI DEGLI/LLE ASSISTENTI

Dopo l’affollata assemblea della scorsa settimana, in cui sono state evidenziate le criticità contenute nell’Avviso di accreditamento per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione agli studenti e alle studentesse della Città Metropolitana di Palermo nonché le discordanti procedure messe in atto dai diversi Enti Locali siciliani per fornire il servizio, durante la manifestazione delle Associazioni aderenti FIRST e delle OO.SS. sotto l’Assessorato Regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro si è svolto un incontro con la dott.ssa Barresi e l’assessore Scavone.

Durante l’incontro è stato comunicato il testo che sostituirà il 2° comma dell’art. 6 della l. r. n. 24/2016 sulla delega della Regione alle ex province siciliane della gestione dei servizi di assistenza. Questo nuovo testo prevede, come già da tempo richiesto, l’adozione di“linee guida al fine di rendere omogenea l’erogazione del servizio in tutto il territorio regionale”. L’Assessorato ha anche assicurato, dopo una preliminare interlocuzione con le tre Città metropolitane e i Liberi consorzi comunali della regione, il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee guida, nell’interesse degli studenti e delle studentesse disabili e anche dei diritti degli operatori e delle operatrici che da anni garantiscono questo servizio.

A proposito delle criticità dell’attuale gestione dei servizi, a nostro parere peggiorate dal nuovo Avviso della Città Metropolitana di Palermo, è stata ribadita la necessità di garantire:

– sufficienti risorse economiche per l’erogazione di tutti i servizi richiesti;

– il rispetto delle ore di assistenza previste dal Piano Educativo Individualizzato – PEI, redatto per ogni studente/ssa senza le decurtazioni attualmente conseguenti alle eventuali assenze;

– l’effettiva collaborazione/copresenza tra assistenti e docenti di sostegno.

Per quanto ci riguarda, ribadiamo la necessità di sospendere il nuovo iter di accreditamento per trovare soluzioni che consentano di:

1.“assicurare nella scelta e nell’attuazione degli interventi socio-sanitari la collaborazione della famiglia”(art. 5, comma 1, lett. e) l. n. 104/1992) anche attraverso l’accreditamento diretto degli/lle assistenti;

2. tenere in debito conto il punto 2. della Delibera ANAC n. 32/2016;

3. prevedere procedure di sostituzione del personale assente che garantiscano la continuità del servizio in favore della persona disabile;

4. prevedere una clausola che garantisca la continuità lavorativa del personale;

5. mantenere il “rischio di impresa” in capo agli enti accreditati;

6. rispettare l’inquadramento per il personale Assistente previsto dal CCNL Cooperative Sociali 2017/2019;

7. prevedere un sistema di rilevazione delle presenze rispettoso dei diritti del personale.

Palermo, 13 giugno 2019

Convegno: QUALI TUTELE PER I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SCUOLA? – Palermo 17-4-2019

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016 viale Manzoni 55, 00185 Roma – tel. 06 70452452 fax 06 77206060 cesp@centrostudi-cesp.it Sezione regionale siciliana, piazza Unità d’Italia n. 11 – Palermo 091 349192 – 091 6258783 – cobasscuolapalermo.com/cesp-sicilia/ – sicilia.cesp@gmail.com

Attività di Formazione per il personale docente e Ata della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado della provincia di Palermo


QUALI TUTELE PER I LAVORATORI E LE

LAVORATRICI DELLA SCUOLA?

L’azione sindacale e giudiziaria

nei meandri di leggi e contratti

mercoledì 17 aprile 2019 – ore 8.30 – 14,00

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo n. 4 (ex piazza Campolo) – PALERMO

per iscriversi al convegno: http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp


PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00/12.30 – Relazioni

LA TUTELA DEI DIRITTI INDIVIDUALI E COLLETTIVI DI DOCENTI E ATA

prof. Ferdinando Alliata, CSP Palermo

LA TUTELA GIUDIZIARIA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA

avv. Mariachiara Garacci

LA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NELLE SCUOLE

prof. Giuseppe Arcidiacono, CESP Catania

ore 12.30 – Dibattito

ore 13.30 – Conclusioni

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

Iscrizione gratuita per tutto il personale docente ed ATA (anche precario) su:

http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp

Verrà rilasciato idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009


ORDINANZA DEL TAR SICILIA CONTRO LE PERICOLOSE “CLASSI POLLAIO”

UN’ALTRA IMPORTANTE ORDINANZA DEL TAR SICILIA

CONTRO LE PERICOLOSE “CLASSI POLLAIO”

Il TAR Sicilia con l’ordinanza n. 252/2019 ha riconosciuto quanto da noi sempre sostenuto: l’eccessivo numero di alunni per classe – oltre a non garantire la qualità della didattica – viola la normativa sulla sicurezza e prevenzione antincendio e aggrava i rischi per l’incolumità pubblica.

Ancora una volta, i genitori degli studenti di un istituto superiore della provincia di Palermo, rappresentati e difesi dall’avvocata Mariachiara Garacci, sono stati costretti a impugnare un provvedimento con cui la dirigente scolastica aveva disposto “la formazione, per l’anno scolastico 2018/2019, della classe (omissis) con un numero di alunni, in presenza di disabili, eccedente e in contrasto con le disposizioni normative vigenti”.

Il Tribunale ha acquisito il dato della capienza dell’aula che ospita la classe in questione e ha verificato che questa assicura solamente“una superficie netta per occupante di 1,265 mq.”che quindi “non rispetta i limiti di densità previsti dal d.m. 18 dicembre 1975”che invece prevedono 1,96 mq per alunno nel caso di attività didattiche “normali”.

Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 il TAR ha anche richiesto all’istituto dei chiarimenti per quanto riguarda le norme antincendio, ma anche in questo caso “nei chiarimenti resi dall’amministrazione resistente non è stato delineato il puntuale rispetto dell’art. 5 del d.m. 26 agosto 1992”che riguarda l’affollamento previsto dalle norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica.

Alla luce di queste violazioni della normativa sulla sicurezza e prevenzione antincendio, il Tribunale ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti nonché il rischio per l’incolumità degli studenti e del personale che un eventuale ritardo potrebbe determinare e quindi ha ordinato “all’amministrazione resistente di adottare – entro trenta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza – le misure idonee a garantire i livelli di sicurezza previsti dalla normativa”e condannato il MIUR al pagamento delle spese.

Come COBAS continueremo a sostenere il diritto alla sicurezza degli alunni e di tutto il personale e invitiamo l’Amministrazione e i dirigenti scolastici a garantire che in tutte le scuole siano rispettate almeno le condizioni essenziali di vivibilità previsti dalla normativa vigente riguardo al numero di alunni per classe e alla capienza delle aule.

FORMAZIONE SICUREZZA: LE ORE AGGIUNTIVE VANNO PAGATE

Importante vittoria dei COBAS DELLA SCUOLA per i diritti dei docenti

I corsi di formazione sulla sicurezza, se organizzati fuori dall’orario di lavoro, vanno retribuiti dalla scuola come ore di attività aggiuntive a quelle contrattualmente previste

Il Tribunale di Terni, con sentenza n. 84/2019 del 20 febbraio 2019, riconosce la piena ragione di un docente patrocinato dai COBAS che è ricorso nel 2017 contro la dirigente pro-tempore dell’IPSIA di Terni che non aveva pagato la frequenza al corso sulla sicurezza e ha condannato il MIUR e l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria al pagamento delle 12 ore di formazione oltre alle spese processuali.

Un successo a tutto tondo per i docenti della scuola pubblica, che spesso sulla questione sono trattati dai dirigenti scolastici in maniera autoritaria e illegittima ma che – come ribadisce la sentenza – sono lavoratori che hanno il diritto di essere retribuiti per tutte le attività aggiuntive agli obblighi previste dal CCNL, come la frequenza ai corsi sulla sicurezza!

Nella scuola è diffusa la pratica da parte dei dirigenti scolastici di organizzare tali corsi fuori dall’orario di lavoro, in violazione della normativa vigente, dell’art 37 comma 12 d.lgs. n. 81/2008: “La formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori” e di pretendere la presenza dei docenti senza effettuare il dovuto pagamento delle ore del corso. Il personale ATA ha diritto a fruire di ore compensative dopo aver frequentato i corsi di formazione sulla sicurezza.

Inoltre la sentenza afferma che tali ore non possono rientrare nella formazione prevista nelle attività funzionali all’insegnamento prevista dall’art 29 del CCNL, che deve invece riguardare la formazione specifica rispetto alla professione docente e non la formazione sulla sicurezza che riguarda tutti i lavoratori.
Viene inoltre affermato quanto da tempo sostengono e rivendicano i COBAS, e cioè che i corsi sono obbligatori se organizzati durante l’orario di lavoro, quindi non sono un obbligo e nessun dirigente può pretendere la frequenza se vengono organizzati fuori dall’orario di lavoro.

Contattate le sedi COBAS DELLA SCUOLA per pretendere ed ottenere il dovuto pagamento delle ore di frequenza dei corsi di formazione sulla sicurezza e per la tutela dei vostri diritti.

PRECARIATO MAGISTRALE: I RICORSI NON BASTANO

La sentenza del Consiglio di Stato è una dura sconfitta per i/le diplomati/e magistrali

Proponiamo un’Assemblea nazionale e iniziative di mobilitazione

La sentenza della plenaria del Consiglio di Stato del 20 febbraio 2019 ribadisce quella del 20 dicembre 2017 e rappresenta una dura sconfitta per i/le diplomate/i magistrali (DM) anche in previsione del pronunciamento della Cassazione che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 marzo. Pur comprendendo l’enorme delusione di tutte/i i/le DM, occorre ricordare che fin dall’inizio di questa vicenda abbiamo più volte ribadito che non condividevamo l’impostazione di limitarsi alla battaglia legale, ossia di centrare la questione dell’inserimento in GAE sul possesso del titolo del diploma magistrale esclusivamente per via giudiziaria. Abbiamo invece affermato con forza che il punto centrale dovesse essere il lavoro precario, ossia porre, ai vari governi che si sono succeduti e si succederanno, la questione dell’intollerabilità di un lavoro a vita nello Stato come precari. Proprio per questo abbiamo sempre cercato di allargare il fronte di lotta coinvolgendo tutte le realtà del precariato: abilitati, laureati in Scienze della Formazione Primaria, docenti della secondaria, non abilitati ecc. convinti che si dovesse lavorare insieme per trovare una soluzione politica unitaria. In questo modo si sarebbe anche svelata l’operazione dei governi di utilizzare le contrapposizioni tra le diverse anime dei precari/e per mascherare la volontà di non prevedere un canale di assunzione che possa garantire il ruolo a chi da anni lavora con contratti a tempo determinato. E questo di fronte all’evidenza, ogni giorno più palese, della difficoltà di trovare docenti supplenti da parte della scuole, difficoltà che è chiaramente destinata a crescere con il prevedibile aumento delle richieste di pensionamento nei prossimi anni, con ancora più cattedre che dovranno esser ricoperte, alle quali si sommano quelle non assegnate nell’anno scolastico corrente. Le cattedre vuote da assegnare sono migliaia, e il governo, finora cieco e sordo di fronte alle legittime richieste di precari/e, deve prendere atto dell’urgente necessità di una soluzione per i nuovi reclutamenti prima del prossimo settembre.

Inoltre invitiamo il Miur a fornire con la massima celerità chiare indicazioni a tutti i docenti immessi in ruolo con riserva nell’anno scolastico in corso circa l’anno di prova che stanno attualmente svolgendo, comunicando loro se potranno o no portarlo a termine, ma anche precise procedure per tutti coloro che, essendo di ruolo con riserva, si trovano esclusi dalla seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto.

Ci rendiamo disponibili ad organizzare, insieme ad altri sindacati, associazioni, coordinamenti, un’Assemblea nazionale e iniziative di mobilitazione al fine di creare un fronte unito delle/dei docenti precari concordando mobilitazioni condivise.

PER L’IMMEDIATO PAGAMENTO DI TFS E TFR

Come forse saprete il pagamento del TFR/TFS dovrebbe avvenire dopo 2 anni (24 mesi) dal pensionamento. Dopo 24 mesi la legge consente all’INPS di aspettare ancora 3 mesi: quindi complessivamente è ormai consuetudine pagare il TFR/TFS non prima di 27 mesi. In caso di ulteriore ritardo l’INPS se la cava con il pagamento irrisorio degli interessi legali.

Questa è già un’operazione di appropriazione indebita (anche se per adesso provvisoria) che si protrae dal 2011 senza che nessuno si ribelli.

Il Tribunale di Roma ha però sentenziato che i lavoratori hanno diritto al pagamento immediato, contestualmente alla pensione, del TFR/TFS, e ha anche richiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla costituzionalità delle leggi del 2011 e 2014 che hanno stabilito ritardi e rateizzazioni.

Manifestare ed agire la propria decisa opposizione a questa pratica è diventato particolarmente urgente. Infatti la Confindustria ha lanciato il “ballon d’essai” sulla stampa proponendo un ulteriore rinvio di 5-8-12 anni del pagamento del salario differito che dovrebbe essere pagato contestualmente alla pensione.

I COBAS Pensionati hanno intenzione intanto di verificare ed eventualmente procedere con dei ricorsi contro questa pratica truffaldina dello Stato.

Se sei interessata/o a condividere questa iniziativa, perché in pensione di recente o tra poco, o anche soltanto perché sei un/una cittadino/a che vuole difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini tutti, contatta le sedi COBAS.

I giorni di permesso “personali o familiari” per i docenti possono arrivare a 9

A chiarimento dei quesiti che ci giungono da docenti che non riescono a fruire dei giorni di permesso “per motivi personali o familiari” previsti dall’art. 15, comma 2, secondo periodo, del CCNL Scuola 2006/2009, precisiamo quanto segue:

  1. L’art. 1, comma 10, del nuovo CCNL Istruzione e ricerca 2016/2018 prevede che rimangano in vigore le norme non espressamente modificate e, quindi, sul tema dei permessi in questione rimanda all’art. 15, comma 2, del CCNL 2006/2009.
  2. La norma in questione prevede che “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertifcazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.
  3. Il comma su riportato prevede quindi che il personale docente a tempo indeterminato può fruire, a domanda, in aggiunta ai tre giorni di permesso per motivi personali e familiari, anche dei sei giorni di ferie utilizzandoli come permessi per motivi personali e familiari e documentando anch’essi mediante autocertificazione.

Pertanto, in presenza di documentati (anche mediante autocertificazione) motivi personali o familiari il dirigente scolastico non può mettere in discussione il diritto dei docenti di utilizzare, oltre ai tre giorni previsti dall’art. 15, comma 2, del CCNL 2006/2009, anche i sei giorni previsti dall’art. 13 dello stesso contratto, sostenendo che sia necessario dimostrare l’assenza di oneri per l’amministrazione, oppure che sia necessario procurarsi dei sostituti o, addirittura, accampando un’illegittima discrezionalità sulla fruizione di questi ulteriori 6 giorni.

Recente conferma a quanto abbiamo sempre sostenuto deriva dal fatto che il MIUR ha adeguato il SIDI rendendo possibile l’inserimento del codice PE03 (assenze per motivi personali o familiari) anche per questi ulteriori 6 giorni di ferie utilizzati per motivi personali o familiari.

È consigliabile che il docente produca una semplice “comunicazione” di fruizione del permesso (non una “domanda”), eventualmente anche modificando i modelli in uso nelle scuole.

Qualunque diniego – illegittimo come su chiarito – deve comunque essere comunicato per iscritto al personale docente e debitamente motivato, ai sensi dell’art. 10-bis della Legge n. 241/1990 come novellato dall’art. 6 della Legge n. 15/2005.

TAR – UN ALTRO SDOPPIAMENTO DI “CLASSI POLLAIO”

TAR SICILIA, ANCORA UN ALTRO SDOPPIAMENTO DI “CLASSI POLLAIO”

Il TAR Sicilia con l’ordinanza n. 1478/2017, ha accolto l’istanza cautelare proposta dall’avv. Mariachiara Garacci legale dei Cobas Scuola della Sicilia e ha imposto all’Amministrazione scolastica di sdoppiare una “classe pollaio” di un I.I.S.S. di Palermo riconoscendo “che, ad una sommaria cognizione, le censure dedotte presentano sufficienti profili di fumus boni iuris, atteso che: come già ritenuto da questo Tribunale, il limite di venti alunni nella costituzione di classi in presenza di disabili, previsto dall’art. 5 del d.P.R. n. 81/2009, deve considerarsi valido sia per le prime classi di formazione che per le classi successive (v. T.A.R. Sicilia, Sez. II, sentenze n. 2250/2014 e n. 1831/2015)”. Continua a leggere

FIRMATO IL CONTRATTO? IO SCIOPERO

NO AL CONTRATTO MISERABILE

venerdì 23 febbraio 2018

SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

manifestazione nazionale a Roma – MIUR ore 9.30

Leggendo i comunicati del MIUR e dei sindacati firmatari, sembra che tutti vogliano rassicurarci rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere!

Furbescamente, Governo e sindacati firmatari si sono preoccupati delle imminenti elezioni politiche e delle elezioni RSU e hanno rimandato le decisioni più spinose: codice disciplinare, formazione, alternanza scuola-lavoro, ecc.

Ma rimandato non significa, purtroppo, archiviato.

Se poi, si legge il testo, e non i comunicati, il quadro è, comunque, negativo: AUMENTI RIDICOLI, “BUONA SCUOLA” e “BRUNETTA” dentro il CCNL.

AUMENTI Il Contratto mancia prevede che docenti e ATA recupereranno appena il 3,48% del potere reale di acquisto perso negli ultimi decenni: in media 24% per gli Ata e 21% per i docenti.

Attenzione: si tratta di aumenti lordi medi e a regime: le cifre che circolano vanno fortemente decurtate! Inoltre, il 65% degli incrementi mensili tabellari scattano solo dall’1/3/2018, per cui anche gli arretrati per il 2016 e 2017 saranno esigui. Infine, la cosiddetta perequazione (che può superare i venti euro e non è computato nel TFR – TFS) sarà garantita solo sino alla fine del 2018, con il rischio che molti lavoratori, il prossimo anno, potranno sperimentare un’importante novità: la riduzione dello stipendio.

Il fondo nazionale del “merito” è stato riportato in busta paga per la RPD solo per il 35% nel 2018, per il 25% nel 2019 e a regime per il 20%; il resto è stato prelevato dai fondi stanziati per il MOF per le scuole: il risultato è la bellezza di incrementi della RPD che oscillano da 10 a 15 euro lordi.

CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO e “BRUNETTA” Viene contrattualizzata la “Brunetta” perché le grandi centrali sindacali (in particolare la Cgil che insieme ai COBAS era arrivata persino al ricorso in Cassazione) hanno accettato di togliere dalle materie oggetto di contrattazione d’istituto le “modalità di utilizzazione del personale, i criteri riguardanti le assegnazioni del personale alle sedi, i criteri e le modalità relativi all’organizzazione del lavoro” (art. 6 del vecchio CCNL), lasciando solo la flessibilità oraria per gli Ata.

Solo una parte di queste materie – fondamentali per difendere i diritti dei lavoratori rispetto allo strapotere dei DS – sono oggetto di “confronto”, un nuovo istituto che però prevede solo l’invio di informazioni e un’eventuale riunione, da cui non deve uscire un accordo, ma solo “una sintesi dei lavori e delle posizioni emerse”.

In pratica, decide il DS – come voleva la Brunetta – con un po’ di FUFFA di contorno!

Solo chi è in malafede può far finta che “contrattazione” e “confronto” siano la stessa cosa.

OBBLIGHI DI LAVORO Resta invariato l’art. 29 del vecchio CCNL sulle attività funzionali all’insegnamento con il limite delle 40 ore + 40 per le attività collegiali, ma con la formulazione “aperta” inserita nell’art. 28 si introduce nel CCNL un altro pezzo della Legge 107, poiché si prevede che tutte le attività di potenziamento dell’offerta formativa rientrino nell’orario di docenza.

Inoltre, è previsto che altre attività, come le attività “obbligatorie” di formazione, possano/debbano essere svolte gratuitamente all’interno dell’orario funzionale.

Tale orario non è però definito e, quindi, verrà deciso singolarmente (?!?) dalle diverse “repubbliche autonome” chiamate Istituzioni Scolastiche.

Aumentano, anche i compiti del personale ATA “Il personale ATA, individuato dal dirigente scolastico […] partecipa ai lavori delle commissioni o dei comitati per le visite ed i viaggi di istruzione, per l’assistenza agli alunni con disabilità, per la sicurezza, nonché all’elaborazione del PEI ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lett. a) del D.lgs. n. 66 del 2017”.

MERITO Sul cosiddetto merito, siamo di fronte a un’evidente presa in giro. Infatti ciò che si contratta sono “i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale”. Ovvero la RSU contratta sulla quantificazione dei compensi, restando ferme le competenze del Comitato di valutazione e soprattutto quelle del DS, che valuta discrezionalmente i singoli docenti. In altre parole, i dirigenti continueranno a operare, seppure con meno risorse, come hanno fatto sino ad ora, come conferma e rivendica il MIUR in una nota sbugiardando le fantasiose interpretazioni dei confederali. Mentre non si dice nulla, nonostante sentenze e pareri dello stesso governo, sulla doverosa trasparenza rispetto alla procedura, alle motivazioni ed al quantum individuale di assegnazione dei denari del Bonus. Abolire il merito sarebbe stato l’unico passo avanti. Firmando questo CCNL, Cgil, Cisl e Uil hanno accettato la filosofia della differenziazione salariale in base al c.d. merito, lesivo della libertà di insegnamento, contro cui dicevano di lottare con lo sciopero del 5 maggio 2015!

MOBILITÀ Per i docenti ritorna il vincolo triennale, qualora abbiano ottenuto l’istituzione scolastica richiesta volontariamente”.

CARRIERA DOCENTI Infine, al termine del CCNL è anche contenuta una minacciosa dichiarazione congiunta (la n. 6) con la quale “Le parti si impegnano a prevedere una fase istruttoria che consenta di acquisire ed elaborare tutti gli elementi utili ad individuare forme e strumenti di valorizzazione nell’ottica dello sviluppo professionale dei docenti”.

Per questa firma Cgil, Cisl e Uil dovrebbero essere punite dalla categoria nelle imminenti elezioni RSU.

* * *

I COBAS parteciperanno a tali elezioni, nonostante la gara sia sfacciatamente truccata, dato che si misura la rappresentatività nazionale solo con votazioni a livello di singola scuola e, anche in questa circostanza, vengono loro negati i diritti più elementari, come quelli di libera propaganda elettorale. I sindacati concertativi, inoltre, possono disporre di migliaia di distaccati che girano le scuole e mettono candidati in lista garantendo alle future RSU che non dovranno fare niente, perché a trattare ci andranno i loro funzionari, che hanno diritto in ogni caso di partecipare alla contrattazione, anche se non hanno RSU elette!

RIFIUTATE di candidarvi, alle prossime elezioni RSU, con organizzazioni sindacali che non vi rappresentano e che hanno così pesantemente colpito la categoria e candidatevi, sostenete, presentate e votate le liste COBAS.

* * *

Che dire, niente soldi e organizzazione sempre più gerarchico-aziendale della scuola. Cosa deve ancora accadere per mobilitarci? IL 23 FEBBRAIO C’È LO SCIOPERO E IL CORTEO A ROMA, come Cobas Scuola Palermo stiamo organizzando la partecipazione, contattateci. E partecipate anche all’ASSEMBLEA GIOVEDÌ 15 FEBBRAIO alle ore 17,00 che si svolgerà presso la nostra sede di piazza Unità d’Italia n. 11.

FIRMATO IL CCNL – CONFERMATO LO SCIOPERO

Come i “ladri di Pisa” i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale … e la mattina fingono di litigare

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo

SCIOPERO GENERALE del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30)

Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare. Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione.

Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU. Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo, sembrerebbe, rinviate alla fase post-elettorale. E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate.

L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente sostengono potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte.

Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte…non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri.

Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo sciopero del 23 febbraio, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo. Dai quali, se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze, possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23.