CONVEGNO CESP PALERMO 6 GIUGNO2022

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016

Attività di Formazione per il personale Docente e Ata di ruolo e precario della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado. Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009


CONVEGNO DI FORMAZIONE in modalità mista, online e in presenza presso la sede Cobas Scuola, piazza Unità d’Italia 11 Palermo

IL GOVERNO DEI “MIGLIORI” E LA SCUOLA

Competizione, premi e gerarchie nella Scuola del futuro

lunedì 6 giugno 2022 ore 8.30/14.00

La partecipazione è gratuita e limitata a n. 250 persone (capienza massima della piattaforma usata). Per partecipare al convegno è indispensabile iscriversi alla pagina web https://cobasscuolapalermo.com/iscrizione-convegno-cesp-palermo-6-giugno-2022/ inserendo i dati richiesti (in particolare, cognome, nome e un indirizzo mail personale funzionante) e segnalando se si intende partecipare in modalità online o in presenza presso la sede Cobas di piazza Unità d’Italia 11. Raggiunto il numero massimo di capienza la pagina web delle iscrizioni sarà disattivata. Il link alla videoconferenza sarà inviato agli indirizzi mail degli iscritti entro il 5.6.2022. L’attestato di partecipazione sarà spedito agli indirizzi mail di coloro che accedendo alla videoconferenza abbiano indicato il proprio nome e cognome.

PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00 – Relazioni e dibattito

  • IL PNRR E LA SCUOLA: formazione obbligatoria e “carriera”
  • IL PNRR E L’ORIENTAMENTO
  • IL NUOVO RECLUTAMENTO: un percorso a ostacoli per il ruolo
  • IL CCNL E IL PNRR: competizione, premi e gerarchie

ore 13.30 – Conclusioni

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

18.5.2022 ASSEMBLEA PROVINCIALE

Assemblea online e in presenza per tutto il personale docente e ATA  

mercoledì 18 maggio 2022 ore 16,30 – 19,00

in presenza presso la sede Cobas scuola in piazza Unità d’Italia 11 Palermo

e online collegandosi a https://meet.goto.com/516389197 

o.d.g.:

  1. la riforma della scuola secondo il decreto legge n. 36 del 30.4.2022: percorso a ostacoli per le assunzioni e carriera docente legata alla formazione;
  2. un rinnovo contrattuale che non c’è;
  3. economia di guerra e i tagli al bilancio scolastico;
  4. demansionamento e gestione della pandemia a scuola; 
  5. iniziative di lotta.

Siete tutte/i invitate/i a partecipare

* * *

d.l. n. 36/2022

GERARCHIZZAZIONE DEL PERSONALE DOCENTE E FORMAZIONE INCENTIVATA

Il “governo dei migliori” ha deciso di accelerare e di portare a casa uno dei tanti obiettivi che molti ministri (a partire da Berliguer con il “concorsaccio”) hanno provato a conseguire: differenziare gli stipendi degli/lle insegnanti e creare docenti di seria A e B.

Secondo il decreto legge n. 36/2022, nei prossimi anni nella scuola italiana troveremo tre diverse tipologie di docenti:

  1. chi si “limiterà” a svolgere il lavoro in classe e resterà con gli aumenti legati agli scatti di anzianità (ma sarà comunque obbligato a seguire corsi di formazione sulla didattica digitale);
  2. chi deciderà di partecipare alla lotteria della formazione incentivata;
  3. i neoimmessi in ruolo che dall’a.s. 2023/24 saranno obbligati a svolgere la formazione incentivata.

Il meccanismo è perverso: i docenti che vorranno aumentare il proprio stipendio dovranno aggiornarsi gratuitamente per tre anni; poi dovranno sottoporsi al comitato di valutazione (formato da altri colleghi e integrato con il preside di un’altra scuola o un dirigente tecnico).

Il comitato di valutazione potrà però promuovere solo il 50% dei docenti che faranno richiesta, per cui la metà avrà lavorato gratuitamente e inutilmente. I promossi potranno decidere se continuare la “carriera” ed avviarsi verso un altro triennio di formazione (sempre gratuitamente) al termine del quale (se rientreranno nel 50% dei promossi) avranno un ulteriore aumento di stipendio. Altro che condivisione e collegialità! La competizione si accamperà al centro della scuola.

Il monte orario della formazione e la quantificazione degli aumenti salariali saranno definiti in accordo con i sindacati ed entreranno nel contratto nazionale.

L’operazione sarà finanziata con i fondi del PNRR, spostando (dal 2028) in questo capitolo di spesa le risorse utilizzate per la carta del docente e “mediante razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026/2027″; ecco come il governo pensa di “migliorare” la scuola: tagliando cattedre! 9.600 cattedre in meno dal 2026 al 2031 per finanziare i docenti migliori.

È una vergogna: di fronte alle classi pollaio e ai parametri di formazione delle classi che non sono diminuiti nemmeno di fronte alla pandemia! Ma come pensa il ministro Bianchi che qualcuno poi creda alla sua favola della “qualità” della scuola italiana?

Il tutto supportato e organizzato da un nuovo carrozzone genera-stipendi, la Scuola di Alta formazione dell’istruzione i cui posti di comando sono occupati dai presidenti di INVALSI e INDIRE insieme ad altre “personalità” nominate dal Ministro; ma la scuola potrà interagire anche con soggetti privati.

Sarà dunque ancora l’INVALSI a orientare la formazione e dunque la didattica nella scuola e non ci vuole troppa fantasia per immaginare che i contenuti saranno quelli che da anni i docenti sperimentano: didattica digitale, inclusione intesa come medicalizzazione, orientamento inteso come marketing, competenze intese come addestramento, ecc., corsi umilianti professionalmente e intellettualmente, in cui i docenti si riducono ad essere carne gratuita da stipendio per formatori spesso discutibili.

Ma il vero business si genererà con il meccanismo della certificazione; infatti la Scuola di Alta formazione si raccorderà “con soggetti pubblici e privati fornitori di servizi certificati di formazione”; si svilupperà ulteriormente quel mercato delle certificazioni che rappresenta uno strumento di progressiva privatizzazione della scuola.

L’obiettivo del governo è dividere e gerarchizzare i/le docenti, creare una presunta élite che avrà uno stipendio maggiorato e, magari, anche punteggio aggiuntivo per la graduatoria interna e per la mobilità, come era previsto nelle prime versioni. Chi è dentro la scuola sa bene che questa “formazione” non porta ad un aumento della qualità dell’insegnamento, ma anzi punta a veicolare all’interno delle classi quel ciarpame didattico che già tanti danni ha prodotto nella scuola italiana, producendo un analfabetismo cognitivo di ritorno.

Dobbiamo fermare il Governo e impedire che i sindacati confederali si limitino a salvaguardare le loro prerogative contrattuali senza modificare la sostanza. La “riforma”:

● rafforza i “cerchi magici” intorno ai presidi mentre la scuola avrebbe bisogno di rafforzare gli organi collegiali e recuperare le loro prerogative sempre più erose dai presidi; 

● divide e gerarchizza il personale docente mentre nella scuola ci sarebbe bisogno di maggiore condivisione e collegialità; 

● rafforza una didattica che esalta tutto ciò che si svolge al di fuori della classe, mentre un serio progetto di aggiornamento (retribuito) dovrebbe puntare a rafforzare la didattica delle discipline per combattere l’analfabetismo cognitivo.

6 maggio SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

6 MAGGIO 2022 SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

manifestazione a Palermo in piazza Verdi ore 9.30

I COBAS SCUOLA hanno convocato lo sciopero generale dell’intera giornata del 6 maggio 2022 del personale docente, educativo ed Ata delle scuole di ogni ordine e grado con i seguenti obiettivi:

– Contro i quiz Invalsi e il Sistema nazionale di valutazione, che hanno effetti retroattivi negativi sulla didattica, standardizzano gli insegnamenti, trasformano i docenti in “addestratori ai quiz”, discriminano gli studenti con BES.

– Contro il Decreto scuola che introduce inaccettabili modalità per la stabilizzazione dei precari e una formazione triennale in orario aggiuntivo, che diventerà obbligatoria per i docenti neo-immessi dal 2023-24, con incentivazione salariale e verifiche selettive per creare gerarchie tra i/le lavoratori/trici, veicolare la logica della scuola-azienda e restringere pluralismo didattico e libertà di insegnamento.

Contro il taglio dello 0,5% del PIL delle spese per l’istruzione previsto dal DEF 2022 a fronte di un aumento delle spese per le armi.

– Per il rinnovo del CCNL scaduto da più di tre anni, con aumenti significativi uguali per tutti/e, per recuperare almeno il 20% del potere salariale perso negli ultimi anni e difendere i salari reali dalla ripresa dell’inflazione e del carovita. 

– Per investire i fondi del PNRR per ridurre a massimo 20 il numero degli alunni/e per classe (15 in presenza di alunni con disabilità), assumere i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 2, investire in modo significativo nell’edilizia scolastica.

– Contro la cosiddetta didattica delle competenze addestrative, per una scuola pubblica che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico.

– Per il potenziamento degli organici docenti ed Ata, l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti, la stabilizzazione dei posti Covid e il ripristino integrale delle sostituzioni con supplenze temporanee.

– Contro il demansionamento e il prolungamento dell’orario dei docenti rientrati dalla sospensione.

– Contro il lavoro gratuito degli studenti nei PCTO e negli stage, con il rischio di morire sul lavoro, come avvenuto recentemente; per sospendere tali attività e restituire alle scuole la decisione se svolgerle o meno e per quante ore.

FERMARE LA GUERRA, FERMARE IL RIARMO

IL VOLANTINO DELLO SCIOPERO

Convegno CESP “UCRAINA: LA SCUOLA SI INTERROGA”

5 MAGGIO 2022 ORE 8.15-13.30

Napoli ex Asilo Filangieri, vico G.Maffei 4

(chi non risiede a Napoli potrà collegarsi online)

ore 8.15accoglienza dei partecipanti
ore 8.45introduce e coordina Ludovico Chianese (docente, CESP)
ore 9.00ANGELO D’ORSI (storico, Università di Torino)

Ucraina, passato e presente di una terra di confine
ore 9.40MANLIO DINUCCI (giornalista, geografo)

Dopo la caduta del Muro: nuovi equilibri internazionali

Pausa
ore 10.30ANTONIO MAZZEO (docente, peace researcher) Scuola e Ricerca: la retorica della pace e lapresenza dei militari
ore 11.00VALERIA PINTO (filosofa, Università di Napoli) La cultura in divisa?

Pausa
ore 11.45UMBERTO DE GIOVANNANGELI (giornalistade “Il Riformista”) L’informazione e la comunicazione in tempo di guerra
ore 12.15PADRE ALEX ZANOTELLI (Padre Comboniano) La pace: unica alternativa

DIBATTITO

Programma e modello richiesta esonero del servizio

LA LEGGE SULLA GIORNATA DEL 26 GENNAIO È PROPAGANDA FASCISTA!

Con una legge approvata in sordina, senza alcun voto contrario, si è istituita la Giornata del 26 gennaio, che intende ricordare “l’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale, nonché di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale. Non esitiamo ad affermare che con tale legge l’attuale classe politica ha completato il totale distacco dai

principi costitutivi della Repubblica nata dalla Resistenza.

Infatti, a riconoscimento del ruolo svolto dagli Alpini nell’esercito italiano dal 1872, si sceglie di commemorare una battaglia di quella guerra d’aggressione nazifascista che causò oltre 25 milioni di vittime nella sola Unione Sovietica. E non comprendiamo in modo assoluto come si possa parlare al riguardo di “valori della difesa della sovranità”! Per non parlare dell’impudente contraddizione per cui da una parte si condanna senza attenuanti l’invasione dell’Ucraina e dall’altra si celebra indirettamente l’invasione fascista dell’Unione Sovietica: in nome de “l’interesse nazionale”?

In secondo luogo la data non può non stridere terribilmente con il Giorno della Memoria del 27 gennaio, considerando che la “soluzione finale” nazista cominciò ad attuarsi proprio contestualmente all’annientamento dello “slavo bolscevico”; e ciò genera davvero un cortocircuito del senso della Storia. Infine la scelta di approvare in questi giorni l’istituzione di tale giornata, in discussione dal 2019, non può essere casuale neanche rispetto all’attuale russofobia, che istericamente spinge a demonizzare tutto ciò che ha a che vedere con la storia e la cultura russa. Ci domandiamo come una vergogna di tal genere possa essere spiegata e recepita a scuola: com’è possibile, di fronte a queste aberrazioni, stabilire dei punti di riferimento quali la differenza fra guerra di aggressione e di difesa a partire dall’articolo 11 della nostra Costituzione, l’oggettiva responsabilità del fascismo nel genocidio del popolo ebraico, la distinzione fra la storia e la cultura di un popolo rispetto alla contingenza di un governo (come quello putiniano)?

I COBAS scuola pertanto invitano ogni componente della società civile (e pensante) a condannare in modo fermo e totale questa ennesima vergognosa operazione di revisionismo storico.

Docenti alla gogna: questa è la nuova comunità educativa

Sabato 9 aprile ore 10 presidio davanti la sede RAI di Palermo in viale Strasburgo per dire no al D.L. 24/2022 che demansiona il lavoro dei docenti non vaccinati e impone 36 ore di servizio settimanali.

I docenti hanno “il dovere di non smettere di fornire il corretto esempio”, il “puro e semplice rientro in classe” dei docenti non vaccinati “avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo per i ragazzi”: con queste motivazioni, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, il ministro ha spiegato la decisione di escludere dall’insegnamento i docenti non vaccinati, riammessi in servizio dal 25 marzo. Quindi, nessun motivo sanitario, del resto palesemente inesistente: i docenti renitenti al vaccino sono tenuti lontani dalle proprie classi perché sono cattivi maestri, nonostante siano obbligati a fare tamponi a proprie spese ogni 48 ore.
In più, il loro orario di servizio deve essere rimodulato a 36 ore settimanali, per compensare il mancato impegno nelle attività di insegnamento “frontale”.

Una doppia punizione “esemplare”, comminata – al di fuori di ogni istituto contrattuale – per educare i ragazzi e “ammonirli”: chi dissente e non si adegua senza discutere agli obblighi stabiliti dall’autorità, per quanto controversi, va marchiato dallo stigma morale ed escluso dalla comunità.
Questa concezione che attribuisce al governo la prerogativa di esercitare un “controllo della virtù” degli
insegnanti e di distribuire punizioni esemplari a chi non è allineato è degna di uno Stato autocratico: essa è altamente diseducativa e va contrastata da chiunque abbia a cuore le libertà democratiche e la salvaguardia del pensiero critico a cui la scuola deve educare.

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ANCORA UN’ILLEGITTIMA UTILIZZAZIONE DEI DOCENTI

Ancora una volta, il ministero dell’istruzione sembra avere tra le priorità assolute della sua azione di governo della scuola la punizione dei docenti che non si sono vaccinati. L’ultimo capitolo di questa vicenda è conseguenza della “creativa” applicazione della norma, in vigore dallo scorso 25 marzo, grazie alla quale i docenti precedentemente sospesi perché non vaccinati sono reintegrati in servizio, ma in attività diverse da quelle di insegnamento. Tale circostanza è motivata pubblicamente dal ministro, non con ragioni di sicurezza sanitaria (del resto, palesemente inesistenti), ma come “messaggio forte che si è voluto dare ai nostri giovani”, in quanto “il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo” per i ragazzi, stante che “la violazione di un obbligo non può restare privo di conseguenze” e che i docenti hanno “il dovere di non smettere di fornire il corretto esempio”. Non pago di aver discriminato i docenti già sospesi con l’esclusione dall’insegnamento, il ministero ha pensato bene di istruire i dirigenti scolastici affinché impieghino i docenti anche in mansioni non rientranti nella funzione della propria Area contrattuale e per un orario superiore a quello previsto dal proprio contratto di lavoro, cioè 36 ore. Questo surplus di punizione viene fondato illegittimamente su un istituto contrattuale previsto per tutt’altre circostanze, quello dei docenti temporaneamente inidonei all’insegnamento per motivi di salute che chiedono di essere destinati ad altri compiti, applicato per di più prescindendo dalle stringenti procedure previste per quei casi dal contratto. Ma, oltre alla pretestuosità del fondamento giuridico richiamato, il ministero – attraverso il suo Ufficio Legislativo – dà, anche in questo caso, una motivazione di natura, per così dire, “etica”: il docente che insegna nelle sue classi ha un orario di lavoro che non è “limitato alle 18 ore di insegnamento frontale”, per cui se “l’attività di supporto all’istituzione scolastica” del docente non vaccinato fosse limitata alle 18 ore, ciò “determinerebbe un arbitrario e inaccettabile dimezzamento dell’orario lavorativo del docente non vaccinato rispetto a quello degli altri docenti”. Tale modo di concepire il rapporto di lavoro, che ignora norme e procedure previste dai contratti o le applica in modo distorto e arbitrario, è del tutto inaccettabile e va contrastato in ogni sede. È il caso di rimarcare, infine, che – nella foga di trovare una giustificazione all’arbitrario “adeguamento” dell’orario di lavoro dei docenti non vaccinati a quello del personale ATA – il ministero ha dovuto riconoscere che l’impegno reale a cui sono chiamati i docenti va ben al di là del loro orario di insegnamento frontale.

Di seguito pubblichiamo la DIFFIDA che abbiamo inviato al Ministero, USR e Istituzioni scolastiche.

Il personale interessato può rivolgersi alle sedi locali COBAS per attivare le più adeguate misure di tutela.

* * *

Al Ministro dell’Istruzione

ai/lle Direttori/rici degli Uffici Scolastici Regionali

e ai/alle Dirigenti scolastici/he delle Istituzioni scolastiche

LORO SEDI

OGGETTO: DIFFIDA ILLEGITTIMA UTILIZZAZIONE PERSONALE DOCENTE ex art. 4-ter.2, comma 3, d.l. n. 44/2021

La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in numerose Istituzioni scolastiche il personale docente inadempiente all’obbligo vaccinale – per altro ancor prima che si sia esaurita, o addirittura sia iniziata, la procedura prevista per l’accertamento dello stesso obbligo, ex art. 4-ter.2, comma 3, d.l. n. 44/2021 – sia stato illegittimamente utilizzato in mansioni non rientranti nella funzione della propria Area contrattuale di appartenenza e per un orario superiore a quello previsto dal proprio contratto di lavoro.

Questa illegittima utilizzazione deriverebbe dall’applicazione della previsione contenuta nelle Note M.I. n. 620 e 659/2022 nonché nel d.m. n. 82/2022, che – oltre a prevedere erroneamente l’applicabilità dell’art. 8 del d.l. n. 24/2022 a partire dal 1.4.2022 piuttosto che dal 25.3.2022 (data di entrata in vigore del decreto stesso) – estenderebbe unilateralmente, senza il consenso dell’interessato/a, il cui rapporto di lavoro è già regolato dal vigente CCNL 2016/2018, la disciplina applicabile al personale dichiarato temporaneamente inidoneo per motivi di salute (CCNI 25.6.2008 – Criteri di utilizzazione del personale dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute) anche al personale docente inadempiente all’obbligo vaccinale.

Tenendo presente preliminarmente che il summenzionato CCNI è applicabile esclusivamente al personale con contratto a tempo indeterminato, e quindi non risulta adatto a disciplinare la situazione de quo che coinvolge anche il personale docente a tempo determinato, occorre precisare che:

1. il CCNI 25.6.2008 prevede esclusivamente situazioni derivanti da “ motivi di salute” e attivabile solo “su istanza dell’interessato”;

2. l’eventuale utilizzazione, “in altri compiti” diversi dall’insegnamento, deve essere disposta dal Direttore regionale, previa sottoscrizione di “uno specifico contratto individuale di lavoro”;

3. l’inidoneità “deve risultare da apposito referto medico rilasciato dalla Commissione Medica di Verifica presso il MEF territorialmente competente”;

4. l’art. 4-ter.2, comma 3, del d.l. n. 44/2021 (come introdotto dal d.l. n. 24/2022) prevede che l’atto di accertamento dell’inadempimento del/la docente all’obbligo vaccinale “impone al dirigente scolastico di utilizzare il docente inadempiente in attività di supporto alla istituzione scolastica”;

5. l’art. 26 del CCNL 2018 – Realizzazione del PTOF mediante l’organico dell’autonomia, prevede che “1. I docenti in servizio che ricoprono, in ciascuna istituzione scolastica, i posti vacanti e disponibili di cui all’articolo 1, comma 63, della legge 13 luglio 2015, n. 107 appartengono al relativo organico dell’autonomia e concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo”;

6. l’art. 28 del CCNL 2018 – Attività dei docenti, prevede inoltre che: 

1. Fermo restando l’articolo 28 del CCNL 29/11/2007, l’orario di cui al comma 5 di tale articolo può anche essere parzialmente o integralmente destinato allo svolgimento di attività per il potenziamento dell’offerta formativa di cui al comma 3 o quelle organizzative di cui al comma 4, dopo aver assicurato la piena ed integrale copertura dell’orario di insegnamento previsto dagli ordinamenti scolastici e nel limite dell’organico di cui all’art. 1, comma 201, della legge n. 107/2015.

3. Il potenziamento dell’offerta formativa comprende, fermo restando quanto previsto dall’articolo 29 del CCNL 29/11/2007, le attività di istruzione, orientamento, formazione, inclusione scolastica, diritto allo studio, coordinamento, ricerca e progettazione previste dal piano triennale dell’offerta formativa, ulteriori rispetto a quelle occorrenti per assicurare la realizzazione degli ordinamenti scolastici, per l’attuazione degli obiettivi di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 13 luglio 2015, n. 107. Le predette attività sono retribuite, purché autorizzate, quando eccedenti quelle funzionali e non ricomprese nell’orario di cui al presente articolo. 

4. Le attività organizzative sono quelle di cui all’articolo 25, comma 5, del d.lgs. 165 del 2001, nonché quelle di cui all’articolo 1, comma 83, della legge n. 107 del 2015”.

7. Per cui la nota n. 659/2022, laddove deduce erroneamente dalla normativa vigente l’esistenza di un principio generale, per cui tutti i docenti non impegnati nelle attività di insegnamento sarebbero tenuti a svolgere un orario di lavoro di 36 ore, è in palese contrasto con l’art. 28 del CCNL 2018, che non prevede un ampliamento a 36 ore dell’orario di lavoro per i docenti impegnati nella attività di potenziamento organizzativo o didattico, nonché con la prassi generalizzata delle Istituzioni scolastiche.

8. Infine, la nota n. 620/2022 e il d.m. n. 82/2022 prevedono che “il personale docente ed educativo inadempiente all’obbligo vaccinale potrà essere impiegato nello svolgimento di tutte le altre funzioni rientranti tra le proprie mansioni”, proprio come accade per le attività di “potenziamento” senza alcun incremento orario.

Pertanto, per quanto suesposto, non risulta che il personale docente inadempiente all’obbligo vaccinale si trovi nelle condizioni previste ai punti 1., 2. e 3., ma piuttosto, ritenendo che le “attività di supporto alla istituzione scolastica”, previste dall’art. 4-ter.2, comma 3, del d.l. n. 44/2021, non possano che realizzarsi, secondo l’art. 2103 c.c. e l’art. 52 d.lgs. n. 165/2001, nel pieno rispetto di quanto previsto dal vigente CCNL di comparto (di cui ai punti 5. e 6.), la scrivente Organizzazione Sindacale ritiene palesemente illegittima l’utilizzazione in mansioni non rientranti nella funzione dell’Area contrattuale di appartenenza e soprattutto per un orario superiore a quello previsto dal proprio contratto di lavoro e

DIFFIDA

i/le Dirigenti in indirizzo a utilizzare il suddetto personale docente esclusivamente per le attività specificate nell’art. 28 del CCNL di comparto e per le ore previste dal comma 5, dell’art. 28 del CCNL Scuola 2007.

Riservandoci ogni azione a tutela dei diritti del personale in oggetto, soprattutto riguardo all’illegittimo ampliamento dell’orario di lavoro, di cui si richiede fin d’ora la relativa e ulteriore retribuzione, e dichiarandoci disponibili per ogni ulteriore approfondimento della questione, porgiamo cordiali saluti

Esecutivo nazionale COBAS Scuola

CONCORSO STRAORDINARIO 2022

CONCORSO STRAORDINARIO 2022

“… DI DOMAN NON V’È CERTEZZA…”

Chi ha già almeno 3 anni di servizio non deve dimostrare ancora qualcosa per ottenere un contratto a tempo indeterminato.

OCCORRE USARE LE GPS COME SECONDO CANALE DI ASSUNZIONE

PARALLELO AI CONCORSI ORDINARI

Invece, con il percorso di stabilizzazione previsto nel prossimo concorso straordinario 2022 per i docenti con almeno 3 anni di servizio, si continua a procedere nell’ottica dell’emergenza e a seguire una logica selettiva difficilmente giustificabile:

  • una prova orale con estrazione “just in time” della traccia, cioè senza l’anticipo di almeno 24 ore previsto per il concorso ordinario;
  • 2 percorsi di formazione paralleli per i vincitori del concorso, uno dei quali a proprie spese presso le università con esame finale per ottenere 5 cfu; 
  • la beffa persino per coloro che risulteranno idonei, poiché non potranno rientrare in una graduatoria per future stabilizzazioni né per ottenere l’abilitazione.

Per questo, in attesa che venga definitivamente ripristinato il meccanismo del doppio canale, chiediamo che il bando definitivo del concorso preveda:

  1. l’inserimento a scorrimento nella graduatoria di assunzione per tutti/e coloro che hanno i requisiti di accesso al concorso straordinario;
  2. una prova non selettiva, finalizzata unicamente a stabilire l’ordine di assunzione; 
  3. l’estrazione della traccia almeno 24 h prima della prova orale come quanto previsto per il concorso ordinario;
  4. un percorso formativo unico e interamente a carico dello stato.

DECRETO “RIAPERTURE” e personale scolastico

COBAS SCUOLA: NO all’accanimento contro i docenti sospesi!

Lo stato di emergenza, deliberato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020, terminerà il 31 marzo 2022. Come si legge nel sito del Ministero della Salute, “dal 1° aprile sarà possibile per tutti, compresi gli over 50, accedere ai luoghi di lavoro con il green pass base (vaccinazione, guarigione, test). Dal 1° maggio l’obbligo di green pass verrà eliminato”.

Ma i docenti non vaccinati o vaccinati senza terza dose, i guariti con una o due dosi che rientreranno a scuola non potranno andare regolarmente in classe e saranno destinati a non meglio precisate “attività di supporto all’Istituzione scolastica”, mentre dirigenti e personale ATA non in regola con l’obbligo vaccinale riprenderanno regolarmente le loro mansioni. 

Se da un lato è positivo che venga finalmente garantito il diritto alla retribuzione per tutti e il diritto al lavoro per ATA e dirigenti, dall’altro è inaccettabile per i docenti un umiliante e mobbizzante demansionamento della funzione, con il rischio di subire gli arbìtri dei dirigenti. 

Quando venne introdotto l’obbligo vaccinale per il personale scolastico abbiamo scritto: “l’introduzione dell’obbligo è particolarmente assurda perché circa il 90% del personale è già vaccinato […] Tale livello di vaccinazione, il rispetto delle norme sul distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi garantiscono il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza”. Quando fu introdotto il GREEN PASS rafforzato nella scuola il 95% del personale era vaccinato, una delle percentuali più alte tra le categorie lavorative.

Siamo, oggi, di fronte a un accanimento incomprensibile, visto che anche nel periodo di assenza dei docenti non vaccinati i casi di contagio nelle scuole sono proseguiti con numeri significativi, come nel resto della società. Inoltre, è particolarmente assurdo vietare di entrare in classe ai docenti con un tampone negativo (i cui costi, per equilibrare diritto alla salute e diritto al lavoro, dovrebbero essere a carico dello Stato) quando nelle stesse aule vi sono alunni, in numero sicuramente maggiore, non vaccinati e senza obbligo di tampone.

In attesa che la Corte Costituzionale risponda al Consiglio di Giustizia Amministrativa – CGA della Sicilia, secondo cui parte del d.l. n. 44/2021 (convertito in l. n. 76/2021) sarebbe in contrasto con gli artt. 3, 4, 32, 33, 34, 97 della Costituzione, chiediamo che tutti gli insegnanti sospesi rientrino a scuola per esercitare, senza alcuna limitazione, la funzione docente

Al tempo stesso, chiediamo che venga comunque prorogato il contratto al personale precario impegnato fin qui nelle supplenze, in modo da rafforzare di fatto l’organico Covid, di cui le scuole hanno particolare bisogno. 

Il personale interessato può rivolgersi alle sedi locali dei COBAS Scuola per valutare quali forme di tutela poter attivare.

Roma, 28 marzo 2022

Esecutivo Nazionale dei COBAS Scuola

CONVEGNO CESP IN VIDEOCONFERENZA 1° APRILE 2022

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

CONVEGNO CESP PALERMO 8 APRILE 2022

ISCRIZIONE CONVEGNO

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

TESTO PROTOCOLLO D’INTESA USR SICILIA – COMANDO REGIONALE ESERCITO DEL 20.12.2021

AGGIORNAMENTO PROTOCOLLO D’INTESA USR SICILIA – COMANDO REGIONALE ESERCITO DEL 28.12.2021

Contro le guerre e contro il PCTO, soprattutto se svolto in caserma

Il 29.12.2021 è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra il Comando Militare dell’Esercito e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia, che prevede la possibilità di effetuare PCTO in 7 caserme dell’Esercito.

Contro detto protocollo si è costituito un Coordinamento Regionale che ha varato diverse iniziative per ostacolare l’applicazione del protocollo e per richiedere l’abolizione del PCTO:

– manifestazioni di piazza;

– un convegno di aggiornamento rivolto ai lavoratori/trici della scuola che si terrà a Palermo l’8 aprile pv, in presenza e online, di cui daremo ulteriori dettagli per parteciparvi;

– una raccolta firme;

 – un presidio per l’8 aprile pv davanti all’USR Sicilia, nel corso del quale saranno consegnate  le firme raccolte.

Si possono scaricare il testo dell’appello firmato dalle organizzaioni promotrici (tra cui i Cobas) contenente le nostre valutazioni sul PCTO e sul PCTO in caserma, le nostre richiese all’USR e la tabella per raccogliere le firme di chi a scuola studia e lavora ma anche di altri cittadini che condividono il documento.

Se condividi le iniziative che proponiamo, ti invitiamo a

– diffondere tra i tuoi contatti quest’iniziativa;

– stampare l’appello e la tabella di raccolta firme, raccogliere firme tra studenti, genitori, lavoratori/trici di scuola tua, scansionare i fogli con le firme raccolte e spedire i file al nostro indirizzo di posta cobasscuolapa@fastwebnet.it oppure consegnarli alle sedi cobas scuola di Palermo e Catania;

– partecipare alle altre iniziative citate. 

8 marzo SCIOPERO GENERALE

8 MARZO scioperiamo e manifestiamo in tutta Italia

A PALERMO piazza Verdi ore 9.30

In sintonia con la mobilitazione femminista transnazionale verso l’8 marzo, accogliamo le richieste indicendo lo SCIOPERO di tutte le lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati.

In particolare intendiamo portare insieme nelle piazze i seguenti contenuti:

  • CONTRO lo sfruttamento dilagante in particolare nel lavoro femminile (maggiori licenziamenti e part-time imposti, lavoro in appalto, precarietà in estensione, salario inferiore a quello medio, pensioni sempre più lontane e “leggere”);
  • CONTRO il tracimare dello stato sociale e della sanità in ambito privatistico;
  • CONTRO la divisione sessuale del lavoro in cui quello di riproduzione e di cura è funzionale all’organizzazione capitalistica della società;
  • CONTRO la crescente violenza verso le donne, connessa ai ruoli e alle discriminazioni di genere che richiede la valorizzazione del punto di vista di genere;
  • PER una scuola e un’università pubbliche che garantiscano il diritto allo studio a tutte/i gli allievi/e senza discriminazioni, PER il lavoro stabile e un reddito soddisfacente per lavoratori/trici, in ambienti sanificati e adeguati, con investimenti massicci per il miglioramento delle strutture, la diminuzione del numero di alunni/e per classe; la libertà e inviolabilità delle persone e il rispetto delle differenze; NO agli interventi dei privati nella scuola; NO all’Alternanza scuola lavoro e alla DaD, a fianco delle lotte studentesche;
  • PER la tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro, PER una sanità pubblica potenziata, fuori dai circuiti privatistici, con la medicina di prossimità finalmente efficace;
  • PER la stabilizzazione nella P.A. di tutte le lavoratrici e lavoratori con contratti precari e/o in appalto; 
  • PER la parità di diritti e di salario in tutto il lavoro privato e la fine della precarizzazione;
  • PER servizi pubblici che evitino di scaricare sulle donne tutto il lavoro di cura e di assistenza; 
  • PER l’uscita immediata dallo stato di emergenza; NO al Green Pass, NO all’obbligo vaccinale; PER il reintegro di tutto il personale sospeso dal lavoro.

CONTRO TUTTE LE GUERRE

FERMIAMO L’INVASIONE E LA GUERRA DI PUTIN

STOP AL RIARMO E PER LO SCIOGLIMENTO DELLA NATO

https://www.commissionegaranziasciopero.it/index.php/calendario-scioperi/dettaglio-sciopero/297761

BASTA MORTI DA STAGE

I COBAS E LE MOBILITAZIONI STUDENTESCHE: FERMIAMO LE MORTI DA STAGE!

Non è passato un mese dalla morte di Lorenzo Parelli, lo studente friulano scomparso a gennaio per un incidente occorsogli mentre svolgeva uno stage in fabbrica, e lo strazio si ripete. Un altro studente, sedicenne, Giuseppe Lenoci di Monte Urano (Fermo), paga con la vita la scellerata scelta politica di allontanare gli studenti dalle aule per renderli manovalanza gratuita al servizio di imprese pubbliche e, soprattutto, private. Giuseppe, che stava svolgendo un tirocinio in Alternanza Scuola Lavoro in una ditta di termoidraulica, stava tornando a casa quando il furgone aziendale su cui viaggiava ha avuto un incidente e lui è morto sul colpo. 

La sua morte non è solo un tragico evento perché, come ci hanno ricordato gli studenti scesi – e manganellati – nelle piazze, l’alternanza scuola lavoro è il volto palese di una scuola che ha perso il suo ruolo di formare e istruire per diventare cinghia di trasmissione di un sistema che “non solo sfrutta, ma prepara allo sfruttamento ed educa a sfruttare”.

Gli incidenti si sono verificati in centri regionali di formazione professionale, ma sarebbero potuti capitare in qualsiasi scuola secondaria, da quando la controriforma renziana ha imposto l’obbligatorietà dei percorsi scuola-lavoro. D’altronde, il ministro dell’Istruzione è l’entusiasta Bianchi, che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle scuole primarie, introducendovi un tutor con la funzione di avviare bambini e bambine “al mondo del lavoro”, con un’operazione perversa di descolarizzazione di massa. 

L’attività lavorativa obbligatoria introdotta dalla malascuola di Renzi ha il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la mancanza di sicurezza. 

Sia nella formazione regionale sia nella scuola pubblica, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, questa pratica ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi/e che, con la giustificazione di imparare il mestiere, introiettano la concezione dominante per cui è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti (salariali, contrattuali, di orario e organizzazione) devono essere sacrificati.

L’ASL (Alternanza scuola lavoro), ora pudicamente ridenominata PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), insieme agli stage gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia. Spesso si tratta di lavoro gratuito tout court. 

Si tratta di una scuola che mostra un volto classista e che diventa funzionale ad un disegno di selezione/esclusione sociale. In questo disegno non è più prevista l’istruzione di massa e l’università è un privilegio per pochi. Per tutti gli altri, la formazione è mirata allo svolgimento di un lavoro e il suo ruolo si riduce a quello di fornire le dovute competenze. 

Noi crediamo invece che la scuola sia e debba essere altro. Non luogo di precoce addestramento al lavoro ma luogo di formazione dello spirito critico. E che studiare non sia un privilegio, ma un diritto. Anni di politiche liberiste hanno demolito questo diritto. È ora di tornare a rivendicarlo

Esattamente come noi, il movimento studentesco, che sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica, denuncia l’ASL/PCTO come una malapratica da abolire, per riportare nelle aule (da ampliare, ristrutturare e rendere accoglienti) studenti e studentesse: non si migliora la scuola allontanando dall’istruzione, ma rendendo migliore la scuola eliminando le classi-pollaio, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di strumenti adeguati e ammodernati.

I lavoratori e le lavoratrici dei COBAS della scuola il 28 gennaio hanno scioperato, scendendo in piazza in tutta Italia a fianco degli studenti e delle studentesse.

Il 18 febbraio aderiremo alla giornata di mobilitazione nazionale indetta dalle organizzazioni studentesche.

PERCHÉ PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI RSU

ALCUNE BUONE RAGIONI PER PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI DELLE RSU

Da più di vent’anni nelle scuole sono state introdotte le Rappresentanze Sindacali Unitarie-RSU elette da docenti e Ata, titolari delle relazioni sindacali al livello delle singole scuole, così come avviene nel privato a livello aziendale. Esse sono dunque un effetto del processo di trasformazione delle scuole sul modello aziendale che ha preso avvio con l’introduzione dell’autonomia scolastica e della figura della dirigenza scolastica che costituisce la controparte pubblica delle RSU. I Cobas hanno sempre evidenziato i limiti delle Rsu e in generale dell’introduzione della contrattazione decentrata a livello delle istituzioni scolastiche, ma al tempo stesso hanno sempre riconosciuto che fosse importante utilizzare ogni mezzo a disposizione per contrastare la crescita di potere dei dirigenti, la subordinazione di docenti e Ata, l’esautoramento degli organi collegiali di autogoverno della scuola democratica. Le RSU possono rappresentare in questo senso uno strumento che consente di creare aggregazione e conflittualità all’interno di un mondo, quello delle scuole, per certi aspetti diventato irriconoscibile rispetto a quello che era due decenni fa. Presentare liste RSU Cobas è innanzitutto una scelta pratica, legata alla sopravvivenza di in una categoria sempre più sottomessa, disunita e degradata, costretta non di rado a subire comportamenti illegittimi di capi e capetti o l’ingerenza indebita dei genitori-clienti. Le scuole oggi, a più di vent’anni dalle grandi trasformazioni neoliberiste, sono divenute spesso luoghi di lavoro opprimenti, governati dal dirigente e dal cerchio dei suoi collaboratori come se fossero aziende. Si è creata una distanza sempre più marcata tra il dirigente e il suo staff da una parte e il resto delle persone che lavorano a scuola, i primi con compiti organizzativi, i secondi con compiti esecutivi. Anche le scelte didattico-organizzative sono sempre più spesso frutto di decisioni della dirigenza e la funzione degli organi collegiali nel corso degli anni si è ritrovata sempre più svilita, ridotta a momento burocratico di ratifica e legittimazione di decisioni prese e discusse altrove e accettate con rassegnazione o disinteresse. Il modello partecipativo fondato sul funzionamento degli organi collegiali e sulla nomina collegiale di colleghe e colleghi con ruoli organizzativi è ormai un lontano ricordo e non costituisce più un’esperienza di riferimento, vissuta in prima persona, per la maggior parte della categoria. 

Le stesse RSU possono diventare parte di questa nuova divisione del lavoro nelle scuole: esiste il rischio molto concreto che siano cooptate di fatto come parte aggiuntiva dello staff, coinvolte nell’organizzazione del funzionamento delle scuole perdendo la loro funzione democratica e rappresentativa che, in una scuola aziendalizzata, deve essere solo quella di cercare di riaggregare quella maggioranza di insegnanti e Ata che non ha ormai più una propria voce. La prima fondamentale ragione che giustifica la presentazione di LISTE COBAS è proprio questa: occupare posti che potrebbero finire nelle mani sbagliate con conseguenze negative per tutti/e.

Quali spazi di azione offre la prospettiva di divenire RSU?

Di seguito alcuni aspetti specifici di intervento delle RSU che costituiscono al tempo stesso motivazioni pratiche, concrete, che dovrebbero spingerci a presentare le LISTE COBAS nelle scuole.

Informazione. La conoscenza dei dati, di qualsiasi dato che determina le scelte organizzative della scuola, sugli spazi, sugli organici, sulla formazione classi, sull’assegnazione ai plessi e alle classi e in generale ogni dato che riguarda l’organizzazione del lavoro, costituisce informativa dovuta che non può essere rifiutata. Oggi la mancata condivisione di informazioni costituisce il cuore della riorganizzazione verticistico-aziendale delle scuole. Senza adeguate informazioni le possibilità di azione o reazione sono spesso ridotte al lumicino, ci si trova davanti a fatti compiuti cui seguono giustificati quanto inutili sfoghi lamentosi. Potere avere accesso alle informazioni e farne partecipi i colleghi è già di per sé un atto di resistenza, dunque una opportunità legata al ruolo della RSU che è assolutamente da cogliere. 

Opposizione. Il lavoro quotidiano è oggi regolato da un profluvio di circolari interne che sono sempre più espressione di scelte dirigenziali non condivise, non comprese e in ultima analisi subite, anche se non legittime, da lavoratrici e lavoratori. La RSU può mettere in discussione l’opportunità o la legittimità del contenuto delle circolari chiedendone la rettifica o il ritiro. Ciò è possibile perché la RSU esprime istituzionalmente la rappresentanza dei lavoratori, dei loro interessi e della loro volontà di non essere trattati come zerbini. Quale docente o Ata, in quanto singolo, può pensare di essere ricevuto o semplicemente di avere risposta a una mail con “richiesta di chiarimenti” presentandosi individualmente al dirigente? A che titolo infatti potrebbe presentarsi se non come portatore di interessi meramente personali?

I diritti e i doveri. Non è certo raro trovarsi di fronte nella vita scolastica a palesi violazioni dei diritti previsti dal Contratto nazionale. Ad esempio il diritto di chiedere permessi personali e permessi per la formazione, sancito dal Contratto nazionale, viene sempre più spesso interpretato come concessione del dirigente e pretestuosamente negata, così come d’altra parte compaiono dal nulla nuovi obblighi senza fondamenti normativi, come recuperi non dovuti o frequenze di corsi di formazione presentati illegittimamente come obbligatori. Certo, ognuno può singolarmente imporre il rispetto dei propri diritti ma, se ancora si crede necessario cercare di unire lavoratori e lavoratrici, controbattere punto per punto su questo tipo di violazioni in quanto RSU apre uno scenario di conflitto e di lotta comune che ha una valenza completamente diversa.

Organi collegiali. Le RSU hanno indirettamente un compito di tutela e valorizzazione degli organi collegiali. Come si è detto, si muovono su un terreno che può essere sdrucciolevole perché sono sempre a rischio di cooptazione nella cerchia dirigenziale. Questo rischio diventa concreto quando l’interlocuzione con la RSU viene utilizzata per saltare il passaggio del confronto collegiale. Può apparire paradossale ma diventare RSU significa da questo punto di vista vigilare sulla limitazione dei loro poteri affinché non si sostituiscano agli organi collegiali, in particolare al Collegio dei docenti. 

I canali di comunicazione. La RSU ha diritto di affissione in bacheca, anche sul sito della scuola, e soprattutto di avere un indirizzo di posta elettronica istituzionale con accesso agli indirizzi di tutto il personale in servizio. È una opportunità fondamentale per chiunque abbia interesse a cercare di unire, ricomporre, creare spazi di confronto e di rafforzamento dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto nelle scuole più grandi. Essa costituisce il tassello fondamentale per gestire e condividere le informazioni a cui si ha accesso, le proposte, le iniziative di lotta e eventualmente per spiegare le ragioni che hanno portato a interrompere le relazioni sindacali o a non firmare il contratto.

Assemblea. La RSU ha diritto a convocare assemblee in orario di servizio su qualsiasi tema di pertinenza sindacale. È doveroso ricordare che il monopolio del diritto di convocazione delle assemblee nelle mani dei sindacati “maggiormente rappresentativi” priva i lavoratori e le lavoratrici del loro diritto di scegliere come utilizzare le 10 ore a cui hanno diritto. Diventare RSU COBAS consente di riappropriarsi, almeno in parte, del diritto di indire assemblee nella propria scuola dove non è affatto scontato peraltro che RSU di altre sigle sindacali lo facciano. 

La gestione delle risorse economiche. Compito della RSU è contrattare i criteri per la ripartizione delle risorse assegnate nel MOF e in generale di tutte le risorse destinate alla retribuzione accessoria. La presenza al tavolo di contrattazione consente di portare avanti nel modo più condiviso (attraverso l’informazione e le assemblee) le decisioni sulla ripartizione di tali fondi a partire dalla consapevolezza che, almeno in parte, esse sono sottratte al monte salariale contrattato a livello nazionale, sono quindi prese dalle nostre tasche e non sono un fondo accessorio della scuola e tantomeno un fondo del dirigente. Ciò consente se non altro di denunciare l’utilizzo sempre più marcato di tali risorse per riconoscere il lavoro appaltato dai dirigenti e che dovrebbero pagarsi semmai con le loro risorse contrattuali. Pur negli evidenti limiti d’azione che presenta oggi la contrattazione della parte economica, la presenza di una RSU COBAS può permettere di portare avanti le proposte di allargare il più possibile la platea dei beneficiari della retribuzione accessoria, di riconoscere il carico di lavoro ordinario di tutti e dunque una voce di flessibilità non legata a funzioni e progetti specifici, di stabilire un tetto massimo della retribuzione accessoria per persona, di evitare il cumulo degli incarichi. 

Trasparenza sui compensi. La RSU può e deve chiedere e pretendere di essere informata in modo dettagliato sui nominativi delle persone che hanno avuto accesso alla retribuzione accessoria, sugli incarichi svolti e i relativi compensi. Sempre più spesso i dirigenti, appellandosi alla tutela della privacy e al parere del Garante, si rifiutano di fornire questi dati, nonostante le sentenze sfavorevoli. Come RSU, anche nel caso della più irremovibile ostinazione contraria, abbiamo sempre il potere non solo di interrompere le relazioni sindacali e eventualmente di intraprendere le vie legali, ma di informare tutto il personale della violazione dei principi elementari di trasparenza e rispetto di tutti

Bonus premiale. La lotta contro il bonus premiale previsto dalla legge 107 è stato uno dei punti caldi delle lotte delle RSU COBAS nel quinquennio passato. Su questo aspetto, come sulla chiamata diretta, abbiamo ottenuto una importante vittoria. La Legge di bilancio 2020 ha provveduto a cancellare il bonus premiale previsto dalla legge 107 restituendo le somme stanziate a tale scopo all’ordinaria contrattazione di istituto senza più vincoli di destinazione né limiti di accesso da parte del personale in servizio. Non mancano tuttavia ancora oggi dirigenti che si ostinano a non voler rinunciare alla possibilità di gestire in modo discrezionale questa parte della retribuzione accessoria. Solo una RSU determinata e combattiva può far fronte a questa pretesa, denunciarla pubblicamente e rifiutarsi di sottoscrivere ogni contrattazione dei criteri generali per l’attribuzione premiale del fondo di valorizzazione.

L’organico di potenziamento. A tutti gli effetti rappresenta una risorsa aggiuntiva assegnata alle scuole, seppure non monetaria. L’utilizzo dell’organico potenziato è certamente uno snodo centrale della gestione aziendalistica delle risorse umane nella scuola, essa non deve essere lasciata all’arbitrio dirigenziale ma in primo luogo ricondotta alla discussione collegiale: è nel Collegio dei docenti che bisogna discutere e decidere quali figure docenti richiedere in organico, come distribuire le ore di potenziamento tra il personale in servizio e quali compiti assegnare. In molte scuole siamo riusciti a concretizzare l’equa distribuzione delle ore di potenziamento come nuovo criterio per l’assegnazione dei/delle docenti alle classi, ma anche le proposte di ore di “esonero” per compiti organizzativi previste dal CCNL 2016/18, devono essere presentate e discusse in collegio.

A questo riguardo rimane aperto un terreno nuovo anche per l’azione delle RSU, in quanto le risorse di potenziamento utilizzate per incarichi organizzativi si aggiungono alle risorse utilizzate per riconoscere le attività svolte solitamente dallo staff. La RSU può far emergere il quadro di tali cumuli di riconoscimenti e conteggiare le ore di “esonero” come risorse assegnate per lo svolgimento degli incarichi in sostituzione della retribuzione aggiuntiva e fare in modo che non piova sempre sul bagnato.

Autonomia e autotutela. La figura del rappresentante sindacale con legittimazione elettiva garantisce l’accesso a una posizione indipendente e paritaria che non ha eguali nella scuola di oggi, in cui dominano i processi gerarchizzanti. La RSU, sul piano delle relazioni sindacali, esce dal rapporto lavorativo di subordinazione per entrare in una relazione paritaria. In quanto RSU interloquisce e tratta su un piano di autonomia e parità con la dirigenza scolastica e tanto più con le figure delegate a svolgere funzioni dirigenziali. Alle spalle ha inoltre il sindacato, di cui è rappresentante, e ogni attacco alla sua persona e alle sue funzioni è un attacco ai COBAS e genera una reazione diversa da quella personale, perché il conflitto si sposta immediatamente di livello coinvolgendo in prima persona la sede COBAS provinciale. Da questa posizione di rappresentante eletto ha uno spazio di azione e di autodifesa che non potrebbe mai avere come singolo.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI, PER DIFENDERE IL NOSTRO LAVORO E I NOSTRI DIRITTI

PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA

CANDIDIAMOCI NELLE LISTE COBAS, VOTIAMOLE E FACCIAMOLE VOTARE