ASSEMBLEA CITTADINA SCUOLA 29.11.2022

In preparazione dello sciopero del 2 dicembre 2022 del personale docente e ATA nell’ambito dello sciopero generale e sociale indetto da tutto il sindacalismo di base

ASSEMBLEA CITTADINA

la scuola s’è destRa!

martedì 29 novembre ore 16.00-18.30

Fonderia Reale

piazzale Fonderia alla Cala, Palermo

Confronto tra docenti, ATA, studenti/esse, cittadini/e che hanno a cuore la scuola pubblica su:

1. PNRR come cambia la scuola

2. PCTO la scuola a servizio delle imprese

3. ISTRUZIONE E FORMAZIONE la scuola classista

4. CONTRATTO SCUOLA quali aumenti e quale merito

5. EMERGENZE E AUTORITARISMO nella scuola

LA LOCANDINA DELL’ASSEMBLEA

IL VOLANTINO DELLO SCIOPERO

Annullata la sospensione di una nostra iscritta inflitta dal dirigente scolastico

Il Giudice del Lavoro annulla un provvedimento disciplinare di sospensione di una docente irrogato da una Dirigente Scolastica

Il Giudice del Lavoro di Catania ha annullato il provvedimento disciplinare di sospensione di due giorni adottato nei confronti di una docente del Liceo Classico Cutelli-Salanitro di Catania, condannando l’Amministrazione resistente (Ministero dell’Istruzione) alla restituzione della retribuzione trattenuta e a rifondere le spese di lite.

I fatti. 
All’insegnante era stato contestato di essersi arbitrariamente assentata dal servizio. In effetti, la docente aveva regolarmente richiesto di poter usufruire, come previsto dal CCNL vigente, di due giorni di permessi retribuiti per motivi familiari, individuati fra i giorni di ferie.

L’art. 15 del CCNL prevede infatti che: “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

La Dirigente Scolastica del L.C. Cutelli – Salanitro aveva rifiutato la richiesta e, una volta che l’insegnante aveva comunque esercitato il proprio diritto, usufruendo dei due giorni di esonero dal servizio, aveva avviato un procedimento disciplinare, conclusosi con un provvedimento di sospensione.

Secondo il Giudice del Lavoro però, si è trattato di una ”misura illegittimamente applicata (in tal senso cfr. Cass. Civ., Sez. Lav, 17 giugno 2010. n. 14628: id. 11 ottobre 2016, n. 20429), allorquando la sanzione sia irrogata dal Dirigente e responsabile della struttura in luogo dell’U.P.D., e dunque sulla base di minori garanzie di terzietà, corrispondendo la figura di chi è preposto al dipendente e di chi giudica del medesimo in sede ammnistrativa”.

Ancora, “la competenza ad irrogare la sanzione della sospensione dal servizio è dell’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari e non del Dirigente Scolastico”.

Due domande finali.

Per quale motivo, pur essendoci chiari pronunciamenti della Corte di Cassazione, una Dirigente Scolastica decide di non tenerne conto avviando un procedimento e prendendo provvedimenti quasi sicuramente destinati ad essere annullati dinanzi al tribunale del lavoro, determinando, anche, un esborso per l’Amministrazione?

Ma soprattutto, visto che si sta trattando sul nuovo CCNL, non è giunta l’ora di modificare un procedimento disciplinare, quello scolastico, che da un lato equipara il DS al datore di lavoro e dall’altro non prevede obbligatoriamente che si debba svolgere, di fronte a un terzo, un tentativo di conciliazione?

Cobas Scuola Catania

Convegno CESP – Palermo 23 novembre 2022

MATERIALI DI DISCUSSIONE DEL CONVEGNO

CONVEGNO CESP: LA SCUOLA AL TEMPO DELLE PANDEMIE

Quasi tre anni di pandemia Covid hanno sottoposto la comunità scolastica a tante misure spesso complicate, a volte non comprensibili, calate dall’alto. Ne siamo usciti/e frastornati/e. Riteniamo che occorra una riflessione comune e pacata sulle misure, sulla loro efficacia e sulle conseguenze che hanno prodotto tra lavoratori e lavoratrici, tra alunni e alunne per ricostruire un clima di ascolto e fiducia reciproca in difesa del diritto alla salute e al lavoro. Insieme a una psicologa, una docente, un medico ed un avvocato che se ne sono occupati/e, proponiamo una discussione libera. (All’interno del modulo di iscrizione, raggiungibile QUI, è possibile formulare già delle domande rivolte ai relatori del convegno.)

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

SCIOPERO GENERALE venerdì 2.12.2022 – piattaforma INTERCATEGORIALE

2 DICEMBRE 2022 SCIOPERO GENERALE UNITARIO DI TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE

            Venerdì 2 dicembre 2022 tutte le organizzazioni del sindacalismo di base italiane hanno proclamato lo sciopero generale intercategoriale nazionale. Sono interessati tutti i settori pubblici e privati, dalla sanità alla scuola, dalle fabbriche ai trasporti. Lo sciopero è proclamato 

PER:

1. Rinnovo dei contratti e aumento dei salari con adeguamento automatico al costo della vita e con recupero dell’inflazione reale.

2. Introduzione per legge del salario minimo di 12 euro l’ora. 

3. Cancellazione degli aumenti delle tariffe dei servizi ed energia, congelamento e calmiere dei prezzi dei beni primari e dei combustibili, incameramento degli extra-ricavi maturati dalle imprese petrolifere, di gas e carburanti. 

4. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

5. Blocco delle spese militari e dell’invio di armi in Ucraina, nonché investimenti economici per la scuola, per la sanità pubblica, per i trasporti, per il salario garantito a disoccupati e sottoccupati.

6. Rilancio di un nuovo piano strutturale di edilizia residenziale pubblica che preveda anche il riuso del patrimonio pubblico attualmente in disuso, a beneficio dei settori popolari e dei lavoratori.

7. Fermare le stragi di lavoratori, introdurre il reato di omicidio sul lavoro. 

8. Fermare la controriforma della scuola e cancellare l’alternanza scuola-lavoro e gli stage gestiti dai centri di formazione professionale pubblici e privati.

9. Difesa del diritto di sciopero. Riconoscimento a tutte le OO.SS. di base dei diritti minimi e dell’agibilità sindacale in tutti i luoghi di lavoro.

10. Introdurre una nuova politica energetica che utilizzi le fonti rinnovabili, senza ricorrere a nucleare e rigassificatori.

11. L’aumento delle risorse a favore dell’autodeterminazione, la tutela della salute delle donne e per combattere discriminazioni, oppressione nel lavoro, nella famiglia e nella società.

CONTRO:

A. Le privatizzazioni e il sistema di appalti/subappalti rafforzati dal DdL Concorrenza, che attaccano gli interessi collettivi a vantaggio di imprese e speculatori.

B. L’Autonomia Differenziata che disgrega il paese e allarga le differenze sociali tra territori. 

C. La guerra e l’economia di guerra, vera sciagura umana e sociale per i popoli ed i lavoratori.

D. L’attacco reazionario del governo Meloni ai diritti e alle agibilità democratiche, alla criminalizzazione dei migranti e all’ulteriore inasprimento della repressione del conflitto sociale e sindacale, con l’introduzione del reato di “occupazione abusiva e raduni illegali”.

Durante la giornata di venerdì 2 dicembre si terranno numerose manifestazioni regionali e provinciali

 CONFEDERAZIONE COBAS; CIB-UNICOBAS; COBAS SARDEGNA; CUB; SGB; SICOBAS; USB; USI-CIT; ADL VARESE

SCIOPERO GENERALE venerdì 2.12.2022 – piattaforma SCUOLA

I COBAS SCUOLA, nell’ambito dello sciopero generale e sociale indetto da tutto il sindacalismo di base, convocano lo sciopero dell’intera giornata del 2 dicembre 2022 del personale docente e Ata delle scuole di ogni ordine e grado per dire:

  • SÌ al rinnovo del CCNL scaduto da 3 anni con aumenti uguali per tutti per recuperare il 30% del potere d’acquisto perso negli ultimi decenni e tutelare i salari reali dal caro energia e dall’inflazione al 12%. SÌ alla reintroduzione della “scala mobile”.
  • NO al nuovo reclutamento con un triplice percorso ad ostacoli. NO alla formazione di regime con un premio una tantum per i bravi e un incremento stipendiale stabile per i super-bravi. NO alla gerarchizzazione, alla competizione individuale tra i docenti e al presunto merito. NO alla didattica delle competenze addestrative. SÌ ad una scuola che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi, dell’autonomia e dello spirito critico.
  • SÌ all’uso di tutte le risorse disponibili per eliminare le classi pollaio, ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 con alunni con disabilità), assumere i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 2, rilanciare il tempo pieno, combattere la dispersione e per un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza.
  • SÌ al potenziamento degli organici docenti ed Ata, all’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti e al ripristino integrale delle sostituzioni con supplenze temporanee. NO ai blocchi triennali dopo la mobilità o assunzione da concorso.
  • NO all’algoritmo per l’assegnazione delle supplenze che ha strutturalmente creato ingiustizie, con docenti che non lavorano nonostante abbiano punteggi più alti di altri in servizio. SÌ alle convocazioni in presenza, che garantiscono la trasparenza e la flessibilità necessaria per situazioni in continuo cambiamento.
  • NO all’Autonomia differenziata, che creerebbe 20 sistemi scolastici diversi, con l’aumento delle disuguaglianze e la frantumazione del diritto sociale all’istruzione.
  • NO ai PCTO obbligatori per le scuole superiori e agli stage obbligatori per la formazione professionale; BASTA ALLE MORTI SUL LAVORO DEGLI STUDENTI, che sono la regola e non l’eccezione, dato che in Italia ci sono in media 3 omicidi sul lavoro al giorno.
  • NO alla regolamentazione del diritto di sciopero, che il nuovo accordo restringe ulteriormente, ampliando i poteri dei dirigenti fino alla possibilità di sostituire i lavoratori in sciopero. SÌ alla difesa del diritto di sciopero e al rilancio degli organi collegiali come strumenti di democrazia sostanziale per contrastare la scuola azienda.

Nella giornata si svolgeranno in tutta Italia manifestazioni regionali e provinciali.

ABBIAMO L’ALGORITMO: FACCIAMO VALERE I DIRITTI DI PRECARI/E

I COBAS ottengono dal Ministero l’algoritmo che ha creato il caos nelle assunzioni!

Finalmente può dirsi così vinta la lunga battaglia giudiziaria incominciata lo scorso anno con un’istanza di accesso agli atti formulata dai Cobas Scuola Cagliari a tutela di una docente precaria, cui fece seguito un ricorso alla Presidenza del Consiglio e infine un ricorso al TAR Lazio culminato con l’ordinanza n. 4816/2022 pubblicata il 21 aprile scorso, con la quale si ribadiva “l’obbligo dell’amministrazione di consentire l’accesso agli atti indicati nell’istanza di parte ricorrente”, condannando l’amministrazione all’ostensione del “documento” informatico.

Il Ministero, in base a quanto dispone l’Ordinanza Ministeriale n. 112 del 6 maggio 2022, ha proceduto anche per quest’anno all’individuazione degli aventi diritto ed al conferimento delle nomine di supplenza per mezzo di un software informatico, e così è intenzionato a fare per il futuro. Il sindacato Cobas ha raccolto, come lo scorso anno, moltissime lamentele da parte di insegnanti che non hanno ricevuto nessun incarico, e perciò rimanendo disoccupati, pur vantando una posizione in graduatoria che aveva loro garantito gli scorsi anni di lavorare con incarichi annuali o aventi termine al 30 giugno.

È stata così reiterata l’istanza di accesso agli atti, e il Ministero ha finalmente consegnato il file sorgente ai Cobas Scuola Cagliari contenente le istruzioni impartite al programma informatico per le nomine di supplenza da GAE/GPS. Sarà così ora possibile capire come procede il software utilizzato dal Ministero e soprattutto se lo stesso abbia operato correttamente o se la procedura sia viziata in nuce, di conseguenza si potrà verificare se le nomine sono illegittime in quanto non hanno rispettato la posizione degli aspiranti presenti in graduatoria come denunciato dalle precarie e dai precari stessi. Il file è ora al vaglio degli esperti informatici che dovranno verificarne il funzionamento.

Avendo a disposizione il file sorgente del software, che fino ad ora il Ministero si era sempre rifiutato di rendere pubblico, le/i numerose/i insegnanti precarie/i, ingiustamente scavalcate/i e rimaste/i senza lavoro, da oggi, con i COBAS, potranno difendere meglio le proprie ragioni in tribunale.

Comunque resta immutato il problema essenziale: se l’algoritmo si adegua alle norme attualmente vigenti dell’ordinanza ministeriale n. 112/2022, le nomine online sono condannate a priori a seminare una catena infinita di ingiustizie, perché di fatto seguono un meccanismo di nomine puramente casuale, indifferente al punteggio, cioè ai titoli culturali e all’esperienza maturata sul campo degli aspiranti docenti. L’effetto prodotto, sotto gli occhi di tutti è in palese contrasto con gli intenti ipocritamente dichiarati da un ministero che da tempo ha abbandonato la cura dell’istruzione pubblica in quel poco che resta della Repubblica italiana.

Il Ministero del “MERITO” e l’eredità del governo Draghi

La trasformazione della denominazione del Ministero dell’Istruzione, che già in passato aveva perso significativamente la denominazione “pubblica”, in Ministero dell’istruzione e del Merito è espressione di una precisa volontà politico-culturale.

Infatti, se riferito agli studenti, tutelare esclusivamente il Merito si pone decisamente in contrasto con il modello costituzionale in cui la scuola pubblica è uno strumento essenziale per garantire l’uguaglianza sostanziale prevista dall’art. 3 Cost., che deve mirare soprattutto a tutelare i soggetti economicamente, culturalmente e socialmente più deboli.

Se riferito ai docenti il Ministero del Merito implica che qualcuno, dotato di potere gerarchico, valuti il presunto merito, il che nella migliore delle ipotesi significa una drastica riduzione della libertà di insegnamento e del pluralismo didattico culturale che dovrebbe caratterizzare la scuola pubblica, dato che chi deve essere valutato inevitabilmente viene indotto ad assumere le tesi del valutatore, ancor di più se si tratta del dirigente scolastico che opera nella stessa scuola; nella peggiore delle ipotesi determina servilismo e sudditanza, con effetti nefasti anche sulla democrazia degli organi collegiali.

Ma la denuncia del Merito da parte del PD o del centro sinistra e di intellettuali mainstream che fanno capo a quella area è ipocrita e strumentale, perché il cambio di denominazione del ministero svela la filosofia aziendalistica e meritocratica che ha già caratterizzato le ultime riforme del governo Draghi.

La legge n. 79/2022, per permettere solo ai meritevoli di insegnare, istituisce un vero e proprio percorso ad ostacoli per l’immissione in ruolo dei docenti, caratterizzato da tre step, ognuno con prova finale selettiva (percorsi abilitanti, concorso, anno di prova), con rilevanti costi a carico dei partecipanti e con il rafforzamento del mercato privato della formazione.

Inoltre, prevede la c.d. formazione incentivata, obbligatoria per i neo assunti e facoltativa per gli altri, con prove intermedie e finali selettive, con un premio una tantum assegnato in modo non generalizzato o a rotazione che, in base alle stesse previsioni del Ministero, andrà solo al 5% circa dei docenti, per effetto del vincolo delle risorse.

Infine, la legge n. 142/2022 prevede un ulteriore scalino gerarchico: coloro che supereranno per 3 percorsi formativi triennali consecutivi le prove finali concorreranno per diventare docenti stabilmente incentivati con un assegno annuale ad personam di 5.650 euro (circa 400 euro al mese lordi) aggiuntivo allo stipendio; dal 2032-33 per 4 anni potranno accedere al premio solo 8mila docenti all’anno (meno di 1 per scuola). I contenuti della formazione in entrata e in servizio prefigurano un indottrinamento di Stato lesivo della libertà di insegnamento, con la digitalizzazione intesa come asservimento alla macchina informatica, l’orientamento inteso come marketing, l’inclusione intesa come medicalizzazione, la didattica delle competenze intesa come addestramento a saper fare decontestualizzati in linea con la precarizzazione del lavoro, meccanismi che hanno già prodotto tanto analfabetismo cognitivo.

La scuola ha, invece, bisogno di puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi e del pensiero critico per formare cittadini consapevoli, soggetti attivi della democrazia sostanziale. A tal fine non ha bisogno di competizione individuale e di gerarchia tra i docenti, ma di collegialità effettiva e cooperazione. Le risorse saranno ricavate dal taglio dei fondi per la Carta docenti (che invece va estesa anche ai precari, come stanno decidendo i tribunali accogliendo i nostri ricorsi) e dal taglio di 11.300 posti motivati con il calo demografico che, invece, potrebbe essere l’occasione per destinare i fondi che si risparmieranno (oltre a quelli del PNRR) alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per l’edilizia scolastica e la sicurezza.

Mentre si punta ad aumentare le retribuzioni di una piccola parte della categoria tutto il personale attende da 3 anni il rinnovo del contratto, con una perdita del potere d’acquisto, rispetto al maggio 1990, del 30% circa, che sarà ancora maggiore con il caro energia e l’inflazione al 12%.

Inoltre, il governo si appresta a dare attuazione all’autonomia differenziata, che rappresenta un altro gravissimo pericolo per il principio di uguaglianza sostanziale con la frantumazione regionale dell’istruzione pubblica, l’aumento delle diseguaglianze sociali, del divario tra Nord e Sud e tra centro e periferia.

Nell’ambito della piattaforma dello sciopero generale del 2 dicembre i COBAS Scuola chiedono: il rinnovo del CCNL con il recupero del potere d’acquisto perso e la tutela del salario reale dall’inflazione; l’abrogazione delle norme sulla scuola delle leggi 79 e 142; l’assunzione dei docenti con tre anni di servizio e degli Ata con due; la riduzione degli alunni per classe; investimenti significativi nell’edilizia scolastica; l’eliminazione del riferimento al Merito nella denominazione del Ministero con una coerente inversione di tendenza nella politica scolastica, il ritiro di qualsiasi progetto di autonomia differenziata.

PRECARI: PRIMI RICORSI VINTI PER LA “CARTA DOCENTE”

Cominciano ad arrivare le prime sentenze dei ricorsi promossi dai Cobas Scuola di Torino per ottenere anche per i/le precari/e la carta del docente (oltre alle altre voci retributive spettanti come scatti pre-ruolo, RPD, indennità ferie e indennizzo per abusiva reiterazione dei contratti)

Il Ministero dovrà quindi attivare le carte per tutt@ i/le docent@ che hanno fatto ricorso e caricare la somma totale per tutti gli anni scolastici dal 2015/2016 in poi.

ATTENZIONE!!

È importante attivarsi immediatamente per non incorrere nella prescrizione

Anche a Palermo è possibile aderire al ricorso seguendo le istruzioni presenti qui

CONVEGNO CESP – PALERMO 27/10/2022

CONVEGNO NAZIONALE DI FORMAZIONE RIVOLTO AL PERSONALE SCOLASTICO E A CHI HA CUORE LE SORTI DELLA SCUOLA PUBBLICA

La scuola: laboratorio di pace.

Gestire i conflitti. Prevenire la Guerra

giovedì 27 ottobre 2022 ore 8.30 – 13.15 e 14.30 -17.00

IPSSAR “Paolo Borsellino” plesso di via Nicolò Spedalieri 50, Palermo

Per partecipare al convegno è necessario iscriversi alla pagina web

https://cobasscuolapalermo.com/iscrizione-convegno-cesp-palermo-27-ottobre-2022/

Sarà spedito attestato di partecipazione agli indirizzi mail dei presenti.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

8,30 ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

Introduce e coordina: Carmelo Lucchesi Cesp Sicilia

9,00 RELAZIONI

Angelo D’Orsi Docente Università di Torino

Dopo l’89: dinamiche geopolitiche e conflitti bellici

Antonio Mazzeo Docente, Peace researcher

Scuola e Ricerca: la retorica della pace e la presenza dei militari

10,40 PAUSA CAFFÈ

11,00 RELAZIONI

Giorgio Caruso Studente scuola secondaria di II grado , Palermo

Il PCTO nelle caserme

Giovanni Di Benedetto Docente Liceo Classico “V. Emanuele II” Palermo

Scuola, democrazia, cultura di pace

Carmelo Lucchesi Cesp Sicilia

Proposte per una didattica per la pace

12,15 INTERVENTI DEI PARTECIPANTI, EVENTUALI RISPOSTE DEI RELATORI

13,15 PRANZO PRESSO LA STESSA SEDE DEL CONVEGNO

14,30 GRUPPI DI LAVORO VOLTI ALL’ELABORAZIONE DI PERCORSI SCOLASTICI DI EDUCAZIONE ALLA PACE. COORDINANO:

• DAVIDE SCHIRÒ PER SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA

• FAUSTA FERRUZZA PER SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO

• FINELLA GIORDANO PER SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO

• GIUSEPPE ALBANESE PER CPIA

16,30 RESTITUZIONE IN PLENARIA DEL LAVORO DEI GRUPPI.

17,00 CONCLUSIONE DEI LAVORI

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006). Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009).

Assemblea provinciale Cobas Scuola Palermo

In vista dell’Assemblea Nazionale dei Cobas Scuola che si terrà a Firenzee Sabato 29 e domenica 30 ottobre e della necessità di confrontarci per elaborare delle proposte di attività a livello locale e nazionale abbiamo indetto

l’Assemblea provinciale Cobas Scuola Palermo mercoledì 19 ottobre 2022 alle ore 16.30

 in presenza sede Cobas scuola

piazza Unità d’Italia 11 Palermo


odg:

1) Discussione sulla proposta di regolamento da approvare in AN.

2) Mobilitazioni nazionali (ventennale Forum Sociale Europeo a Firenze dal 10 al 13 novembre, sciopero generale 2 dicembre…) e locali (convegni Cesp, impegno per la pace…).

3) Elezione de* delegat* per l’Assemblea Nazionale.

4) Varie ed eventuali.

A fronte dell’importanza dei temi da trattare invitiamo tutt* le/gli iscritti a partecipare all’Assemblea Provinciale.

UN ALTRO STUDENTE MORTO SUL LAVORO

IL LAVORO OMICIDA E L’ADDESTRAMENTO A MORIRE PER LAVORO: È ORA DI ABOLIRE L’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO, DI PERSEGUIRE PENALMENTE I RESPONSABILI DELLE MORTI SUL LAVORO

Dopo Lorenzo a gennaio e Giuseppe a febbraio, ieri è caduto vittima della scelleratezza dell’alternanza scuola-lavoro Giuliano, massacrato da una lastra d’acciaio evidentemente non posizionata in sicurezza.

Altri incidenti gravi sono accaduti ad altri studenti, tra maggio e giugno, che solo per fortunose circostanze non si sono trasformati in tragedia.

Le parole di cordoglio del Ministro Bianchi, che seguono quelle dei predecessori, sono vergognose e insopportabili: dobbiamo chiedere con forza che il prossimo governo nella prossima legislatura abolisca l’alternanza scuola-lavoro senza se e senza ma.

La scia di sangue che gronda sul mondo del lavoro, con morti quasi quotidiane provocate da incuria, non rispetto delle norme di sicurezza, orari troppo lunghi e ricatti occupazionali soprattutto nel settore degli appalti, è arrivata a imbrattare anche la scuola mietendo vittime tra studenti impiegati in attività che sono evidentemente forme di sfruttamento piuttosto che attività formative professionali.

L’alternanza scuola lavoro, ora PCTO, è un addestramento per milioni di ragazze e ragazzi al devastato mercato del lavoro, un modo per fare conoscere (e accettare come normale) il ricatto occupazionale, salariale, contrattuale, la riduzione fino alla scomparsa dei diritti: nel pacchetto sono inclusi anche il rischio di incidenti e il pericolo della morte.

È così che si preparano le giovani generazioni a considerare il lavoro un’attività in cui sono diminuiti, fino a perdersi, i diritti di cittadine e cittadini, e a trasformarsi in manodopera pronta ad accettare condizioni di lavoro, contrattuali e salariali sempre più indecenti in nome della concorrenza sul mercato e dei profitti (sempre più risicati per le piccole aziende, spesso al servizio di multinazionali, disposte a smantellare ogni presidio di sicurezza o di diritti pur di raggiungere il fatturato).

Non possiamo più rimanere a guardare questo stillicidio di lavoratori e lavoratrici, carne e sangue delle classi sfruttate: occorre una mobilitazione generale per la sicurezza e contro gli “incidenti” e le morti sul lavoro, piaga che si intreccia con la profonda crisi economico-sociale; va rafforzato il controllo pubblico nelle fabbriche e su tutti i luoghi di lavoro, ma anche costituiti comitati di lavoratori e lavoratrici per un controllo diretto operaio; vanno perseguiti penalmente gli omicidi da lavoro; va abolita immediatamente l’alternanza scuola lavoro e restituita alla scuola la sua funzione costituzionale, garantendo il diritto allo studio a tutte e tutti; vanno abolite tutte le leggi e le forme contrattuali che hanno allargato a dismisura il lavoro precario; vanno ripristinati i diritti al lavoro, a salari e retribuzioni adeguate al costo della vita; va ricostruito un meccanismo di adeguamento automatico all’aumento dei prezzi, del caro-bollette e del caro-vita per sottrarre lavoratori e lavoratrici al ricatto salariale e frenare la corsa agli straordinari; va colpito chi sfrutta il lavoro nero e restituita a tutte e tutti la piena dignità lavorativa.

Solo in questo modo sarà possibile estirpare la piaga delle morti da lavoro e ridare ai giovani la speranza di una prospettiva lavorativa ed esistenziale, la speranza del futuro senza sfruttamento.

MALEDETTO ALGORITMO: errori nelle nomine da GaE e GPS

In questi pochi giorni ci sono arrivate moltissime richieste di chiarimento e di intervento per errori nelle nomine a tempo determinato da GAE e GPS.
Abbiamo a suo tempo denunciato la carenza di personale negli uffici pubblici, negli uffici scolastici, e nelle scuole, che viene sottoposto ad una pressione e ad uno stress insopportabili per la mole e la complessità di lavoro richiesto, spesso inutile, perché frutto di complicazioni che si possono evitare.
Abbiamo a suo tempo fatto rilevare che le graduatorie provinciali erano così dense di errori che nessun gruppo umano avrebbe potuto correggerle in tempi così limitati, anche perché le norme sono così complesse, differenziate, bizantine, che non possono essere digerite e interiorizzate da chi si è visto attribuire il compito ingrato di valutare centinaia di domande.
Abbiamo contestato sin dall’inizio la decisione ministeriale di affidare una procedura così complessa ad un algoritmo che ignora le situazioni concrete e non interagisce con gli utenti e nemmeno con gli uffici.
Abbiamo a suo tempo denunciato l’assurdità delle norme delle ordinanze sulle supplenze, le regole capestro previste per chi rinuncia ad una nomina, anche per giustificati motivi; l’assurdità di un sistema di domande e dichiarazioni online, che appare un insieme di trappole costruite in modo da richiedere la ripetizione meccanica di informazioni, che peraltro il sistema dell’istruzione conosce già e ha già acquisito, il che favorisce le confusioni e gli errori da parte degli utenti.
A questi errori o imperfezioni non è stato dato modo di rimediare nemmeno in situazioni in cui l’Amministrazione aveva tutti i dati per procedere ad una rettifica del punteggio favorevole al diretto interessato. Se una persona ha dichiarato un titolo per una graduatoria e non per un’altra, non gli è stato attribuito il punteggio spettante, ma in base al fatto che la dichiarazione sia stata fatta nella casellina giusta. Il che significa che si seleziona la classe docente in base non alla preparazione e ai titoli effettivi posseduti, ma in base a quanto si è ligi nel compilare un modulo come vuole il padrone. La cosa è significativa e non casuale, vista la voluta complicazione di tutte le domande e dichiarazioni inutili che vengono richieste.
Come Organizzazione Sindacale abbiamo cercato di produrre non solo reclami, ma anche semplici segnalazioni di errori, non solo per tutelare il personale, ma anche per favorire il lavoro delle scuole e degli uffici ed evitare che si facessero assegnazioni errate di incarichi, che avrebbero inficiato le possibilità degli aventi diritto.
Nonostante la consapevolezza che il lavoro di revisione degli organici e delle graduatorie fosse incompleto, gli uffici scolastici territoriali, per rispettare le tempistiche imposte dal Ministero, hanno dato avvio al meccanismo infernale delle nomine online, governato da un algoritmo incapace di distinguere e valutare, incontrollabile dalle menti umane.
La prima osservazione è che tutta la procedura è totalmente contraria al principio di trasparenza: non si può sapere perché il sistema nomini alcuni e non nomini altri che li precedono. Non si può sapere come sono state fatte le domande. Non si può sapere, se non attraverso una specifica e motivata richiesta di accesso agli atti, chi sia titolare di precedenza o di riserva di un posto. Perciò a chi legga il bollettino delle nomine, esse appaiono del tutto incomprensibili.
Anche quest’anno le nomine appaiono dense di errori, e non di poco conto.
Innanzitutto gli organici sulla base dei quali si sono fatte le nomine si sono rivelati non corrispondenti alle situazioni reali: alcuni colleghi, quando sono andati a prendere servizio nelle sedi di nomina hanno appreso che le cattedre assegnate non sussistevano o erano diverse da quelle assegnate. I casi sono molteplici e in casi come questi emerge che le nomine in presenza rende trasparente le operazioni. Mentre con le nomine online vengono recapitati pacchetti regalo non graditi e non richiesti.
In secondo luogo le graduatorie sulla base delle quali si è operato sono piene di errori. Il sistema di valutazione viene affidato ad una macchina che non è in grado di capire la situazione globale e di interagire con intelligenza con una domanda, ma la valuta in base alle spunte e alle caselle compilate.
Molte segnalazioni di errori e molti reclami non sono stati accolti dall’Amministrazione: in questo sistema di lavoro, che moltiplica il lavoro inutile, il personale non è in grado e non ha il tempo di accogliere tutti i reclami. E perciò le graduatorie pubblicate sono ancora da rettificare e questo ha comportato errori nelle nomine.
Sembra che gli errori dipendano non solo da come sono state compilate le domande, ma anche dall’Amministrazione Scolastica che non ha verificato l’assenza di titoli validi per l’inserimento nella graduatoria specifica e che ha adottato un meccanismo di nomina in cui il controllo è sovraumano.
Non è chiaro, per la mancanza di trasparenza delle procedure, come siano state attribuite le cattedre ai riservisti né come siano state attribuite le precedenze ai beneficiari della legge n. 104/1992, ma ad un confronto da situazioni che sembrano analoghe non sono chiari i criteri.
In molte graduatorie compaiono docenti in prima fascia inseriti senza riserva, quando invece non hanno i titoli per avere lo scioglimento della riserva: tra questi coloro che avevano superato la prova scritta ma non la prova orale. E molti di loro affermano di non aver proceduto a scioglierla.
E ciononostante compaiono in prima fascia e sono stati nominati sulla base della errata posizione in prima fascia.
Sono state date cattedre orario esterno costituite al di fuori delle norme previste: senza rispettare i criteri di distanza e raggiungibilità o, addirittura, superando il vincolo delle tre scuole in due comuni. Con quali mezzi bisognerebbe raggiungere i luoghi di lavoro? Possedere l’automobile e la patente di guida sono diventati requisiti per insegnare? Il fatto che cattedre del genere siano state costituite dal sistema e regolarmente autorizzate in organico di diritto non giustifica la cosa.
In ogni caso, a chi venga data una cattedra di questo genere, dovrebbe essere garantito il pagamento delle ore necessarie a trasferirsi da una sede all’altra, come prevede il codice civile e ha chiarito la Corte di Cassazione (Sent. n. 17511/2010), ma che il contratto nazionale di lavoro non garantisce e che dovrebbe essere a carico delle magre dotazioni finanziarie delle cosiddette autonomie scolastiche. Il che permette agli uffici scolastici di disinteressarsi totalmente della faccenda, mentre la questione è strutturale.
Poiché questi errori dipendono dall’Amministrazione Scolastica, deve esservi posto rimedio.
In primis devono essere rettificate le graduatorie provinciali, in secondo luogo devono essere rettificate le disponibilità dei posti, in terzo luogo devono essere rettificate le nomine di supplenza.
Non si capisce se e come sia possibile rettificare le nomine di una sola classe di concorso, o di una sola tipologia di posto, senza toccare le altre, stante che quasi tutti i docenti sono inseriti in molteplici graduatorie. Allo stato attuale l’unica strada possibile da percorrere sembra essere il rifacimento totale delle nomine. All’Amministrazione Scolastica spetta anche questa gravosa decisione: ma che sia necessaria una rettifica è assolutamente indubbio ed urgente.

LA SCUOLA DI DRAGHI: COMPETIZIONE E GERARCHIA

Competizione individuale, gerarchia e didattica di regime 

Nuovo reclutamento, formazione incentivata e docente “stabilmente incentivato”

Il Governo Draghi ha ipotecato pesantemente il futuro della scuola pubblica: la legge n. 79/2022 prevede un percorso ad ostacoli per la formazione ai fini dell’immissione in ruolo e la formazione incentivata per i docenti di ruolo; l’art. 38 del Decreto Aiuti, emendato in sede di conversione al Senato, completa l’opera con la previsione del docente stabilmente incentivato.

La formazione per il reclutamento prevede tre step, ognuno con valutazione finale. Il primo è il percorso abilitante universitario in cui, a proprie spese, i corsisti devono conseguire 60 CFU/CFA. Possono accedervi studenti universitari, che devono però conseguire la laurea (o altro titolo idoneo) per accedere alla prova finale e, per i primi 3 cicli, docenti precari non abilitati con contratti a tempo determinato in scuole statali o paritarie. Le prove finali saranno scritte e orali, tramite una lezione simulata. L’abilitazione non dà diritto al ruolo, né all’idoneità, ma solo ad accedere insieme alla laurea magistrale o altro titolo idoneo al secondo step, il concorso con lo scritto con domande a risposta aperta e lezione simulata all’orale. Dopo gli esiti disastrosi degli ultimi concorsi, il Ministero ha finalmente riconosciuto che i quiz a crocette sono inefficaci per valutare la preparazione dei docenti, ma li ritiene paradossalmente ancora validi per valutare la preparazione degli studenti con le prove Invalsi. Comunque, si riserva di decidere, in caso di numerosi partecipanti, la possibilità di preselezioni, di nuovo con quiz a crocette! Il terzo step è l’anno di prova con almeno 180 giorni di servizio e test finale, sul cui esito deciderà il dirigente scolastico, previa acquisizione del parere obbligatorio, ma non vincolante del Comitato di valutazione e della relazione del tutor. Al concorso possono partecipare anche i precari non abilitati con 3 anni di servizio anche non continuativo, ma se risultano vincitori stipuleranno un contratto di supplenza annuale, in cui dovranno acquisire 30 CFU/CFA e l’abilitazione e solo allora saranno assunti a tempo indeterminato, ma dovranno naturalmente superare l’anno di prova con relativo test finale. Un bel modo di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha condannato l’Italia per abuso di ricorso a contratto a tempo determinato per docenti con 3 anni di servizio! Alla fine di questa gimcana finalmente abbiamo l’immissione in ruolo con stipendi tra i più bassi in Europa, ma con il vincolo della permanenza triennale, salvo assegnazione provvisoria in ambito provinciale.

Tutta questa attività di formazione per il reclutamento sarà coordinata dal 2023/2024 con la formazione in servizio incentivata di durata triennale sia per le “figure di sistema” che per i docenti operai. Sarà su base volontaria per i docenti già in servizio e obbligatoria per i neo-assunti, secondo modalità che saranno decise dalla contrattazione collettiva, relative alla partecipazione, alla durata e alle ore aggiuntive, retribuite in modo forfettario. In via provvisoria, si prevedono 15 ore per la scuola dell’infanzia e primaria e 30 ore per la scuola secondaria, al di fuori dell’orario di insegnamento. “Sono previste (..) verifiche intermedie annuali, svolte sulla base di una relazione presentata dal docente sull’insieme delle attività realizzate nel corso del periodo oggetto di valutazione, nonché una verifica finale”. Le verifiche saranno effettuate dal Comitato di valutazione, integrato nella verifica finale da un dirigente tecnico o da un dirigente scolastico esterno, con la possibilità di svolgere anche un colloquio. La valutazione avverrà secondo un modello approvato con decreto ministeriale, su cui la Scuola di Alta formazione (un nuovo carrozzone di nomina governativa che, in stretta collaborazione con Indire e Invalsi, gestirà tutte le attività formative per il personale scolastico) avvierà un monitoraggio con degli indicatori di perfomance, in parte declinati dalle singole scuole. Sulla base di tale valutazione sarà assegnato a coloro che hanno superato la prova finale una retribuzione accessoria una tantum definita dalla contrattazione che va dal minimo del 10% al massimo del 20% dello stipendio. Non vi è più il riferimento al 40% massimo dei partecipanti, ma l’assegnazione sarà selettiva, non generalizzata o a rotazione e soprattutto il numero dei vincitori sarà vincolato dalle risorse disponibili. Non vi sono risorse aggiuntive, ma si useranno i risparmi previsti dal 2025/2026 al 2031/2032 dalla riduzione dell’organico dell’autonomia dovuto al decremento demografico, al netto dei flussi migratori. Nella scheda tecnica il Ministero prevede, sulla base di una serie di proiezioni statistiche, un taglio di 11.300 posti per cui i 770 mila docenti dell’organico 2022/2023 diventeranno 758.700. Con i risparmi stimati il Ministero calcola di poter incrementare del 15% il trattamento stipendiale di 6.537 docenti nel 2026, 13.934 nel 2027, 26.230 nel 2028, e 36.689 nel 2029. Prendendo come riferimento il dato più alto, quello del 2029, e rapportandolo ai docenti previsti in servizio nel 2028/2029 (763.950) si tratta del 5% della categoria! Quindi, con un gioco delle tre carte il governo ha tolto il vincolo del 40% dei “bravi” per sostituirlo surrettiziamente con un dato reale molto più basso, per effetto del vincolo delle risorse. 

Anche per i costi delle attività di formazione e per quelli della Scuola di alta formazione non vi sono risorse aggiuntive: per i primi anni si useranno risorse del PNRR e dal 2027 risorse stornate dal fondo per la Carta docenti. 

Ma la competizione individuale, a cui punta la formazione incentivata, non è sufficiente: vi è bisogno di un’ulteriore scalino gerarchico. Con l’emendamento approvato al Senato coloro che supereranno per 3 percorsi formativi triennali consecutivi le prove finali concorreranno per diventare docenti stabilmente incentivati “nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva maturando conseguentemente il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro (circa 400 euro al mese lordi) che si somma al trattamento stipendiale in godimento”. Naturalmente, i bravi dovranno gareggiare per diventare super-bravi, per cui dal 2032/2033 per 4 anni potranno accedere a quella che si configura come una progressione di carriera solo 8mila docenti all’anno (meno di 1 per scuola). I criteri di selezione saranno definiti dalla contrattazione collettiva e dal regolamento ministeriale, ma in sede di prima applicazione, si seleziona in base alla media del punteggio ottenuto nei tre cicli formativi superati positivamente, alla permanenza nella scuola… Dal 2036/2037 il limite massimo sarà calcolato in base alle cessazioni dal servizio degli esperti, quindi al massimo 32mila unità. Non si prevedono stanziamenti aggiuntivi, ma le risorse saranno ricavate di bel nuovo dalla riduzione dell’organico docenti e dal MOF già a disposizione delle scuole. Nonostante gli strombazzamenti elettorali del PD, la modifica della Commissione Bilancio del Senato è per lo più solo nominalistica. Anche il rinvio alla contrattazione resta molto vincolato con la previsione del quantum di incremento stipendiale, con la limitazione del numero dei beneficiari, la permanenza del vincolo triennale per i super bravi e, soprattutto, la filosofia aziendalista di tutta l’operazione. 

Il governo pensa alle retribuzioni di una piccola parte della categoria mentre tutto il personale è in attesa del rinnovo del contratto scaduto da oltre 3 anni, con una perdita del potere d’acquisto dei salari che a giugno 22 (rispetto al maggio 1990) è del 28,7% per i docenti delle superiori con 20 anni di servizio, del 30% per i collaboratori scolastici e del 31,5% per gli assistenti amministrativi e tecnici! Con l’inflazione all’8-9% tale perdita aumenterà ulteriormente. Non vi sono risorse aggiuntive, ma tagli ai fondi della Carta docenti (che, invece, andrebbe estesa anche ai precari come prevede una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea), al MOF e soprattutto all’organico con il taglio di 11.300 posti per il calo demografico; risorse che, invece, andrebbero destinate alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per la sicurezza delle scuole.

Viene riproposto un modello di scuola basato sulla competizione individuale, la gerarchizzazione dei docenti e lo strapotere dei presidi-manager. La competizione individuale e la gerarchia creano solo un clima di ansietà e di sospetto, che peggiora la qualità della scuola, che ha bisogno, invece, di cooperazione e di collegialità effettiva. Inoltre, il potere dato ai dirigenti e al comitato di valutazione induce al servilismo e alla limitazione dell’effettiva libertà di insegnamento, mentre la scuola pubblica prevista dalla Costituzione è basata sul pluralismo didattico-culturale e sulla democrazia collegiale. 

Ma ancora più preoccupanti sono il contenuto e gli obiettivi della formazione per il reclutamento e di quella incentivata, che prefigurano un indottrinamento mirato a creare una sorta di didattica di regime. La legge 79 accenna solo di sfuggita all’autonomia didattica e alla libertà di insegnamento. Ma per il resto si punta alla digitalizzazione, intesa come subordinazione alla macchina informatica, mentre l’informatica dovrebbe essere uno strumento didattico per una relazione cognitiva e interpersonale dove i soggetti attivi sono il docente e gli studenti; la scuola pubblica dovrebbe avere il ruolo prioritario di fornire gli strumenti cognitivi per usare consapevolmente le grandi opportunità, ma anche per schivare le grandi minacce della rete. Un secondo obiettivo è l’inclusione, di per sé giustissima, ma che viene declinata (con una tipica e ricorrente distorsione del linguaggio) in termini di medicalizzazione pervasiva di qualsiasi dato caratteriale. Un terzo è l’ulteriore rafforzamento della didattica delle competenze che, di bel nuovo, si scrive “competenze”, ma si legge “addestramento” a saper fare mutevoli e decontestualizzati, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Lo studente deve imparare a svolgere segmenti lavorativi sempre diversi e nuovi senza porsi il problema del contesto in cui opera, del perché o per chi si produce e delle relative conseguenze sociali o ambientali. La scuola dell’autonomia ha già prodotto tantissimo analfabetismo cognitivo di ritorno con studenti incapaci di svolgere autonomamente le operazioni logiche più elementari. L’autonomia ha messo in competizione tra di loro le scuole per accaparrarsi iscritti-clienti, perché chi ha più iscritti ha più risorse economiche e di personale da gestire e, quindi, più potere. Ciò ha innescato anche nella scuola pubblica (effetto perverso della concorrenza con le paritarie) una tendenza verso lo scambio di mercato tra iscrizioni e promozioni con conseguente pesantissime sulla valutazione, per cui abbiamo ormai non il 6 politico, ma il 6 di mercato! Anche l’orientamento è inteso ormai come marketing e pubblicità anche ingannevole; i contenuti e i metodi dell’insegnamento vengono sempre più semplificati e impoveriti. Abbiamo bisogno di “complessità” e non di ulteriori semplificazioni: a furia di semplificare abbiamo prodotto studenti incapaci di mettere insieme anche solo due o tre variabili! La scuola deve puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi: capacità di analisi, intesa come capacità di cogliere i nessi, di saper distinguere tesi e argomentazioni, di mettere a confronto tesi diverse sullo stesso argomento; capacità di sintesi, intesa come sviluppo di una visione di insieme dei fenomeni, di saper contestualizzare, di ragionare per modelli; anche di competenze, ma intese come capacità di applicare le proprie conoscenze a situazioni concrete, di utilizzare i linguaggi disciplinari. Ma soprattutto la scuola deve puntare a sviluppare negli studenti capacità di elaborazione autonoma e spirito critico, in linea con il ruolo assegnatole dalla Costituzione di formare cittadini consapevoli, indispensabili soggetti attivi per l’uguaglianza e la democrazia sostanziale! 

VOGLIAMO TRASPARENZA: L’ALGORITMO DELLE GPS NON LA GARANTISCE!

In questi giorni centinaia di migliaia di docenti precari stanno compilando la domanda telematica con la speranza ottenere una supplenza annuale. A breve toccherà ai precari ATA.

Nello specifico:

  • La tempistica è decisamente infelice, nei giorni più caldi di agosto, quelli tipici delle vacanze.
  • La trasparenza è pari a zero, perché gli uffici scolastici, con organici falcidiati dai tagli, non hanno completato le operazioni propedeutiche (per esempio, la call veloce) che permetterebbero di pubblicare le cattedre disponibili, il plesso di effettivo servizio e l’eventuale frazionabilità dei posti.
  • Le graduatorie pubblicate sono zeppe di errori e nemmeno in tutte le province sono state pubblicate.
  • Come al solito, dopo una prima fase di competenza degli uffici scolastici periferici, la procedura sarà data nuovamente in carico alle segreterie, già oberate di lavoro e con l’organico decimato.
  • La domanda è farraginosa e inutilmente complessa, se possibile anche peggio dell’anno scorso.
  • I tempi (14 giorni) sono limitati dalla solita fretta anticipatoria che maschera l’inefficienza.

Il ministero vuole dare un’apparenza di efficienza, ma in realtà sta producendo sfaceli. L’esperienza degli ultimi 2 anni dimostra che, con le procedure online, le nomine sono diventate sottoposte al gioco del caso. Lo scorso anno, appena pubblicati i primi esiti delle operazioni, abbiamo chiesto ai vari ATS di rettificare le nomine. Qualcuno ha negato l’evidenza dei fatti, altri uffici hanno ammesso che non erano in grado di intervenire. E quando si è chiesto l’accesso agli atti relativi all’algoritmo che ha regolato la procedura: gli uffici hanno risposto che non ne avevano la minima idea.

Fino a quando il TAR del Lazio, con ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022, condividendo integralmente la difesa dei nostri legali, ha condannato il Ministero a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (GPS) per l’anno scolastico 2021/2022.

Ci vogliamo rendere conto che in un sistema informatizzato si presentano problemi insolubili:

  1. non può gestire tutte le variabili per la determinazione degli incarichi, perché molti aspiranti sono inseriti in diverse graduatorie, con una posizione diversificata e un numero di posti disponibili molto eterogeneo;
  2. le nomine online generano errori, come era già successo per il piano nazionale di reclutamento deciso dal Governo Renzi nel 2015 e per i successivi trasferimenti interprovinciali;
  3. le rinunce alla nomina ricevuta in presenza sono immediate e lasciano il posto a coloro che occupano la posizione seguente in graduatoria. Invece, con le procedure online possono essere verificate solo a posteriori, dopo il conferimento di tutte le nomine, e, poiché non è possibile ripetere le operazioni, si procede ad una surroga, in cui il posto è reso disponibile non a coloro che seguono immediatamente in graduatoria, ma ai non coinvolti nelle assegnazioni perché collocati più in basso: con il risultato paradossale che i più in alto in graduatoria vengono esclusi a favore di chi occupa una posizione inferiore. Le rinunce sono dovute al fatto che si è costretti a indicare preventivamente le sedi del possibile incarico. Ciò induce molte persone a indicare anche sedi poco gradite che poi, all’atto della nomina, non vengono accettate.
  4. Il ministero quest’anno tenta di limitare le rinunce con un vergognoso e discriminatorio inasprimento delle sanzioni in caso di rinunce e/o abbandoni. E’ facile prevedere che determineranno scelte familiari spesso drammatiche, rischiando di escludere dal lavoro chi ha impegni familiari più stringenti. In ogni caso, si apprende delle rinunce solo quando chi ha ricevuto la nomina non prende servizio, costringendo gli ATS a ripetere le operazioni. Lo scorso anno gli uffici sono stati costretti a fare le surroghe per decine di volte, tanto che in alcune provincie le code sono arrivate al 31 dicembre, termine massimo consentito dalle norme, e talvolta anche oltre: e varie classi hanno conosciuto i loro insegnanti solo a gennaio.

Un sistema, dunque, altamente inefficiente e dispendioso, un disastro che però viene negato da una parte dell’Amministrazione. Non è difficile immaginare il ripetersi, come lo scorso anno, di molti errori nell’assegnazione dei posti da parte dell’ennesimo algoritmo impazzito, a danno dei precari che, va ricordato, tengono in piedi la scuola italiana. E non è difficile immaginare che, come lo scorso anno, i tempi di sistemazione saranno lunghi e che anche quest’anno avremo studenti senza docenti fino a dicembre.

Chiediamo nuovamente che si torni a convocazioni in presenza, per scegliere, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e precedenze, la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) che saranno resi noti almeno 24 ore prima. Chiediamo analoghe convocazioni in presenza anche per il personale ATA.

Per le scuole e le famiglie vorrebbe dire limitare fortemente il caos che caratterizza l’inizio di ogni anno scolastico, per i precari (ATA e docenti) vorrà dire avere circa due mesi di stipendio in più (visto che in certi casi le supplenze annuali sono state assegnati in prossimità del Natale), per le segreterie (già al limite del collasso per la carenza di personale) vorrà dire una diminuzione del carico di lavoro, per gli studenti si tradurrà in una possibile maggiore continuità didattica.

Il DAP riprende i progetti elaborati da CESP e Rete delle scuole ristrette

La Rete delle scuole ristrette fa “centro”

Il Dipartimento dell’Amministrazione PenitenziariaDAP pubblica il Programma nazionale di innovazione per l’esecuzione penale

La Rete delle scuole ristrette, dopo tre importanti seminari svolti in quest’anno scolastico, nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino (a ottobre e a maggio) e del Festival dei Due Mondi di Spoleto (a luglio), mette a segno un importante risultato perseguito in dieci anni di intensa attività all’interno delle carceri.

Nella rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, che si concluderà a novembre a Rebibbia, la Rete ha voluto, infatti, fare il punto della situazione sull’istruzione e sui percorsi culturali nell’esecuzione penale a dieci anni dalla sua fondazione e dal d.P.R. n. 263/2012 istitutivo della Nuova Istruzione adulti, coinvolgendo nel proprio percorso tutti i livelli istituzionali interessati, il personale docente e i dirigenti scolastici dei percorsi di istruzione nelle carceri (dall’alfabetizzazione all’università), il personale educativo, il personale penitenziario e i detenuti, studenti e corsisti (ancora in carcere o finalmente liberi), presenti ai seminari grazie ai permessi della magistratura di sorveglianza che in questi anni ha seguito con attenzione e interesse i percorsi svolti in esecuzione penale.

Negli incontri avuti in preparazione dei seminari e durante i lavori seminariali molti sono stati gli interlocutori istituzionali che hanno condiviso, ragionato e approfondito in senso critico i numerosi temi posti: la giustizia e l’esecuzione penale; il modello riabilitativo e la risocializzazione; l’importanza dei percorsi di istruzione e dei percorsi culturali nell’esecuzione penale; la necessità che anche i percorsi universitari in carcere abbiamo un “organico dedicato”; il ruolo della magistratura (di sorveglianza e non); i diritti previsti dalle norme e il dovere di attuare tali diritti; la sorveglianza dinamica e non il semplice controllo del detenuto; gli spazi detentivi e la loro revisione; il problema organizzativo e il corretto utilizzo delle risorse affinché l’azione di sistema, mediante concreti atti finanziari e attraverso istruzione, cultura e pratiche laboratoriali, migliorino le attività trattamentali. 

In tale direzione si è distinto l’intervento dei dirigenti della Cassa delle Ammende (Ente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: Presidente Gherardo Colombo, Segretaria Generale Sonia Specchia), presenti ai seminari e personalmente coinvolti nella realizzazione di un programma innovativo in ambito penitenziario e così, grazie all’azione propositiva della dottoressa Sonia Specchia, che ha da sempre creduto nella Rete, si è raggiunto, oggi, un importante punto per la realizzazione di quel diritto di accesso della popolazione detenuta al patrimonio culturale della comunità al quale in questi anni il CESP e la Rete si sono sempre richiamati, grazie alla Circolare (m_dg.DAP.27/07/22.089201.U) emanata il 27 luglio scorso. 

Nella Circolare, infatti, si dà avvio al Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale dando mandato agli istituti penitenziari di accogliere e favorire la realizzazione di: Biblioteche innovative (progetto presentato dal CESP e dalla Rete in partenariato con l’Università Roma Tre  e in corso di svolgimento da sei anni a Rebibbia Nuovo Complesso), collegate in rete con le altre biblioteche del territorio, delle Scuole e delle Università degli Studi, strutturate in modo da diventare dei veri e propri poli culturali, oltre che di sviluppo di nuove professionalità; di Laboratori innovativi per la formazione professionale e per le attività lavorative e ricreative (nei diversi settori: sostenibilità ambientale, information & communication technology, etc.); per lo sviluppo delle Attività teatrali e delle Arti e dei mestieri, delle Attività sportive e delle professionalità correlate allo sport.

La Rete, che in questi anni ha conosciuto avanzamenti e repentini arretramenti in ambito penitenziario, è già al lavoro e dopo essersi riunita online subito dopo l’emissione della Circolare, in collaborazione con istituti penitenziari e istituti scolastici, aree educative e detenuti corsisti, sta presentando in oltre cinquanta istituti penitenziari (altri se ne aggiungeranno via via) le tre macroprogettualità elaborate insieme in questi anni che hanno suscitato interesse nell’amministrazione: Biblioteche innovative in carcere (partner CESP e l’Università degli Studi Roma Tre); Cibo, Cultura & Biodiversità (partner CESP e Slow Food); Arti e mestieri, del teatro e non (partner CESP e associazioni di volontariato).

Nel seminario che si svolgerà a novembre a Rebibbia, quale tappa conclusiva della rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, la Rete verificherà lo stato dell’arte dell’accoglimento delle linee di indirizzo del Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale e potrà capire quali sono oggi gli istituti di pena che realmente operano per la realizzazione di un cambio di passo nell’esecuzione penale, senza più ritardi e ostacoli (o no) , visti i fondi messi a disposizione e le norme di supporto.

Per la Rete delle scuole ristrette

Anna Grazia Stammati

(Presidente CESP)