FAQ sulla didattica a distanza

Per facilitare la ricerca di risposte ai continui dubbi che sorgono tra i docenti a proposito di Didattica a Distanza, riunioni telematiche, problemi di connettessione e di privacy ecc., ecco una serie di FAQ preparate dall’avv. Marco Barone dei Cobas Scuola.

 

La didattica a distanza è obbligatoria?

Svolgere attività didattica a distanza risponde ad una inevitabile necessità, ma non ad un obbligo giuridico. E’ di tutta evidenza che l’art. 1 del DPCM del 4 marzo può essere interpretato in modo legittimo solo nel senso che il DS ha l’obbligo di attivare modalità di didattica a distanza, ma ad esso non corrisponde alcun obbligo da parte dei docenti.

Si è obbligati alla riprogrammazione o si è obbligati ad effettuare attività di programmazione?

Non essendo stata equiparata la didattica a distanza a quella ordinaria, non esistendo alcun provvedimento normativo ad hoc, non sussiste ad oggi alcun obbligo di programmazione, o riprogrammazione della propria attività didattica. Questa sarà una libera scelta del docente. La stessa nota MIUR del 17 marzo parla di suggerimento, invito e d’altronde una nota ministeriale non potrebbe avere comunque alcun valore impositivo. Così come non sussiste alcun obbligo per il personale della scuola primaria di rispettare il proprio orario di programmazione, poiché si è in fase di attività didattica sospesa ex lege e non sussiste pertanto alcun tipo di obbligo finalizzato a rispettare il proprio orario contrattuale,né, dunque, l’ora o le due ore di programmazione.

Possono essere convocate le riunioni collegiali telematiche?

Con la nota dell’8 marzo 2020 è stato altresì sottolineato che “nelle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione sono sospese tutte le riunioni degli organi collegiali in presenza fino al 3 aprile 2020. Si raccomanda di valutare attentamente l’opportunità di mantenere impegni collegiali precedentemente calendarizzati, riducendo allo stretto necessario gli incontri organizzati in via telematica, al fine di lasciare ai docenti il maggior tempo possibile per lo sviluppo della didattica a distanza”. Le convocazioni collegiali telematiche, non potendosi svolgere in presenza sono legittime se si tratta di attività già calendarizzate e/o programmate, se convocate su richiesta d’urgenza, con debita motivazione. E sono lecite se caratterizzate da previa regolamentazione.

Se le riunioni collegiali non sono state regolamentate, possono essere convocate?

Può essere utile come principio quanto affermato ad esempio dall’articolo 2370 del Codice civile che pur riguardando la fattispecie delle assemblee nelle società, il principio può essere estendibile anche a questa casistica quando si scrive che “lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione ovvero l’espressione del voto per corrispondenza o in via elettronica. Chi esprime il voto per corrispondenza o in via elettronica si considera intervenuto all’assemblea”. Il Tribunale di Bologna(sezione specializzata societaria) con sentenza 18 marzo 2014, ha affermato che lo statuto sociale di una cooperativa quotata può autorizzare l’utilizzo dei “centri di voto” collegati”a distanza”all’assemblea mediante un sistema telematico, in modo legittimo, dal combinato disposto tra l’articolo127 del decreto legislativo 58/1998 (il Tuf) e l’articolo 2370 del Codice civile. Se non regolamentato a priori una riunione collegiale telematica può essere illegittima, come illegittime saranno le determinazioni che ne deriveranno. Sul punto se si verrà coinvolti in siffatte convocazioni, andranno fatte mettere a verbale, telematicamente, le proprie osservazioni. Ricordiamo che è la circolare Ministeriale 16 aprile 1975, n. 105 che invita proprio a dotarsi di un proprio regolamento in materia di funzionamento dell’organo collegiale.

Le delibere adottate dalle riunioni collegiali telematiche sono legittime?

Nel caso in cui si ricorra a delibere di organi collegiali in via telematica queste possono essere legittime se già regolamentate, oppure se si ricorre ad una successiva convocazione in presenza. L’articolo 2377 del Codice Civile afferma che “l’annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto”. Sul punto si deve osservare che una parte della giurisprudenza sembra affermare che possa trovare applicazione la disposizione dell’art.2377, penultimo comma c.c come disposizione di carattere generale e che, di conseguenza, si verifica la cessazione della materia del contendere quando l’assemblea, regolarmente riconvocata, abbia deliberato sui medesimi argomenti della delibera oggetto dell’impugnazione, ponendo in essere, pur senza forme particolari, un atto sostanzialmente sostitutivo di quello invalido (Cass.1997 n.12439). In sostanza si potrebbe sanare un consiglio telematico convocato per lo svolgimento ad esempio degli scrutini, non regolamentato e che possa essere oggetto di possibile impugnazione, che deve essere comunque sempre perfetto, con una successiva riunione collegiale di presenza, purché si verifichi entro l’anno scolastico di riferimento.

Si è obbligati a partecipare alle riunioni collegiali telematiche?

Nel caso di convocazione di riunioni collegiali telematiche, il lavoratore, qualora ravvisi profili di illegittimità, a propria tutela dovrà produrre rimostranza scritta ai sensi dell’articolo 17 del DPR del 1957 n°3. Solo in casi di reiterazione della circolare/ ordine di servizio come prevede la norma si dovrà ottemperare la disposizione per poi impugnarla eventualmente nelle dovute sedi. Nel caso di reiterazione della disposizione di servizio si suggerisce di far mettere a verbale le proprie osservazioni.

Sono obbligato a rispettare l’orario di lavoro?

Assolutamente no. Si è in presenza di attività didattica ordinaria sospesa e non esiste alcuna norma legislativa che abbia equiparato la didattica a distanza a quella ordinaria. In base alle leggi e alle norme contrattuali vigenti, con la sospensione delle attività didattiche i docenti non hanno alcun obbligo di svolgere le 18, le 24 o 25 ore di lezione.

Si possono imporre metodologie didattiche?

No. le modalità di svolgimento non possono essere imposte: il docente è libero di scegliere le diverse modalità e tecniche. Dal D. Lgs 165/2001 fino alla legge 107/2015 tutte le leggi o atti aventi forza di legge prevedono che i poteri del dirigente scolastico sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Nel DL n. 6/2020 non si rinvengono deroghe a tali previsioni legislative. L’art. 7 del TU assegna al Collegio dei docenti “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto(..). Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente”.

Si deve firmare il registro elettronico?

No. Le attività svolte a distanza vanno tracciate nel registro on line, ma senza assolutamente firmare il registro di classe: sarebbe un falso in atto pubblico, che attesta ciò che non corrisponde al vero, cioè che si sono svolte le lezioni in presenza; se non è possibile tracciare le attività senza firmare, va specificato che si tratta di didattica a distanza.

Come gestire la privacy?

Il MIUR nella nota del 17 marzo ha scritto che le istituzioni scolastiche sono tenute, qualora non lo abbiano già fatto, ad informare gli interessati del trattamento secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 14 del Regolamento UE 2016/679. Quindi, le istituzioni scolastiche “non devono richiedere il consenso per effettuare il trattamento dei dati personali (già rilasciato al momento dell’iscrizione) connessi allo svolgimento del loro compito istituzionale, quale la didattica, sia pure in modalità “virtuale” e non nell’ambiente fisico della classe, è”. Si suggerisce comunque a tutela dei docenti, nel caso di minori di 14 anni di provvedere ad ottenere il consenso delle famiglie nell’utilizzo di piattaforme o strumenti similari per la didattica a distanza

Sono obbligatori i corsi di formazione organizzati dall’animatore digitale/Team digitale?

No. Sono corsi organizzati per facilitare l’ausilio di tecnologie da parte di chi è in difficoltà con la didattica a distanza, la partecipazione è volontaria e rimessa alla disponibilità dei docenti. Non possono essere imposti corsi di formazione che non siano quelli previsti dalla legge, ad esempio corso in materia di sicurezza sul lavoro

Se non ho le tecnologie a disposizione,se ho finito i giga, come comportarmi?

Va segnalato alla scuola che non si è nelle condizioni di esercitare la didattica a distanza a causa di impossibilità oggettiva di carattere tecnico.

Posso essere chiamato a svolgere l’attività di didattica distanza a scuola?

La nota MIUR dell’8 marzo afferma che “Per quanto concerne il personale docente, la presenza nelle istituzioni scolastiche è strettamente correlata alle eventuali esigenze connesse alla attività didattica a distanza. Parimenti si adottano le stesse misure per quei profili Ata la cui prestazione non è esercitabile a distanza”. L’articolo 87 del decreto “cura Italia “ afferma che le Amministrazioni pubbliche “limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attivita’ che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza”. Nel caso si deve chiedere alla scuola se l’attività in questione ricorra nella fattispecie di cui all’articolo 87 con specifica richiesta scritta e di venire a conoscenza di quali siano le modalità adottate dalla scuola per garantire la sicurezza del lavoratore per evitare il contagio da coronavirus. Si deve ricordare che nel caso in questione il lavoratore dovrà auto certificare nel modello ministeriale per gli spostamenti che dovrà recarsi a scuola per ragioni di lavoro per lo svolgimento dell’attività didattica a distanza.

Si possono effettuare le valutazioni?

Le valutazioni di carattere sommativo sono assolutamente illegittime e anche inopportune. Tutta la normativa scolastica prevede l’obbligo della vigilanza durante le prove, sia scritte che orali, ed è di tutta evidenza che essa non viene garantita con prove on line. Il che non significa che non vi siano feedback da parte degli studenti: lo sono le domande, i rilievi critici, lo stesso svolgimento dei lavori assegnati, magari svolti in modo collettivo. Tutti elementi che concorrono a determinare la c.d. valutazione formativa, cioè valutazione delle prove che serva per la crescita cognitiva degli studenti, una valutazione dunque che non si trasforma in voto. La scelta comunque è rimessa alla discrezionalità del docente, e non può essere imposta dalla dirigenza scolastica.

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Dichiarazione sulla Didatica a Distanza

Di seguito il testo che i Cobas propongono ai docenti per delimitare i confini della Didattica a Distanza. La dichiarazione può essre sottoscritta individualmente o in gruppo e mandata alla propria scuola di servizio.

 

DICHIARAZIONE SU DIDATTICA A DISTANZA

I/Il/la sottoscritti/o/a ___________________________________ docenti/e presso l’Istituto ___________________ fa/fanno presente quanto segue:

– VISTO che in base alle leggi e alle norme contrattuali vigenti, con la sospensione delle attività didattiche i docenti non hanno alcun obbligo di svolgere le previste ore di lezione e dunque svolgere attività didattica a distanza risponde ad una inevitabile necessità, ma non ad un obbligo giuridico;

– VISTO che l’art. 1 del d.P.C.M. del 4 marzo 2020 può essere interpretato in modo legittimo solo nel senso che il dirigente scolastico ha l’obbligo di attivare modalità di didattica a distanza, ma ad esso non corrisponde alcun obbligo da parte dei docenti;

– VISTO che dal d.lgs. n. 165/2001 fino alla legge n. 107/2015 tutte le leggi o atti aventi forza di legge prevedono che i poteri del dirigente scolastico sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali;

– VISTO che nel d.l. n. 6/2020 non si rinvengono deroghe a tali previsioni legislative;

– VISTO l’art. 7 del T.U. che assegna al Collegio dei docenti “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto […] Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente”;

– VISTO che la stessa Cassazione (Cass. Pen. Sez. 5, Sent. n. 47241/2019) ritiene “non obbligatorio” l’uso del registro elettronico;

-VISTO che la Nota MIUR prot. n. 388 del 17 marzo 2020 non ha rango normativo e, per altro, esplicitamente prevede che “nulla di meramente formale può essere richiesto in un frangente come questo”;

RITENUTO CHE

– la didattica a distanza aumenta o crea ulteriori differenze sociali (digital divide), che invece la Scuola dovrebbe ridurre se non eliminare;

– tutta la normativa scolastica prevede l’obbligo della vigilanza durante le prove oggetto di valutazione, sia scritte che orali, ed è di tutta evidenza che essa non viene garantita con prove on line;

– la valutazione di alunni/e disabili non potrebbe rispondere ai criteri previsti dall’art. 314, comma 2, del d.lgs. n. 297/1994, come indicato dall’art. 2, comma 5, del d.P.R. n. 122/2009;

Tutto ciò premesso, si fa presente quanto segue:

– risulta impossibile rimodulare le programmazioni e gli obiettivi formativi in quanto la loro stesura non può prescindere dalla valutazione della variante tempo; essendo l’attuale situazione quanto mai incerta in merito al prolungarsi o meno delle attività di didattica a distanza, appare decisamente poco professionale avventurarsi in ipotesi di rimodulazione della programmazione e degli obiettivi formativi;

– risulta altrettanto impossibile procedere a produrre voti di qualsiasi tipo, in quanto la peculiarità della didattica a distanza non fornisce nessuna garanzia sulla paternità degli elaborati o delle stesse prove orali degli studenti e dunque nessuna seria valutazione potrebbe essere in linea con le Indicazioni Nazionali vigenti;

– risulta quanto meno singolare che i docenti debbano apporre una firma attestante la loro presenza in classe in regime di sospensione dell’attività didattica.

Infine, si fa presente che:

– la normativa non prevede alcuna forma di organo collegiale a distanza deliberante; per cui, in questa fase così peculiare, Collegi, Dipartimenti, Consigli di Classe devono essere considerati informali momenti di raccordo e confronto tra i docenti che in questo momento hanno particolarmente bisogno di uno scambio professionale non appesantito da inutili formalismi burocratici.

Per tutte queste ragioni, il/la i/le sottoscritt__ esprime/ono infine la propria contrarietà a meccanismi che sembrano scaricare su dirigenti e docenti la difficile soluzione della validità del presente anno scolastico, chiedendo ai primi atti coercitivi che poco hanno a che fare con la collaborazione che si richiede in questo peculiare momento e ai secondi una farsa di valutazione che mortifica la loro professionalità e espone entrambi a una quantità enorme di ricorsi di cui ben conosciamo l’invasività che, anche in condizioni normali, purtroppo segna il difficile rapporto scuola-famiglia. La questione della validità dell’anno scolastico deve, al contrario, essere risolta in via squisitamente politica e dunque discendere normativamente dal Ministero.

Convinti/e/a/o dell’importanza di mantenere un contatto educativo con i/le mie/e studenti/esse con la presente dichiariamo/o di essere impegnati/o/a nel mantenere un contatto didattico-educativo con i miei/e nostri/e studenti/esse e che proseguiremo/ò con le attività didattiche a distanza cercando di contribuire al loro percorso di crescita umana e culturale.

Scarica la dichiarazione in pdf.

I Cobas chiedono al MIUR di posticipare la scadenza delle domande di mobilità

Alla Ministra Azzolina

L’ordinanza con cui il Ministero da lei diretto dà avvio alle procedure di mobilità per l’anno scolastico 2020/2021, fissando le scadenze del 21 (per i docenti) e 27 aprile (per gli ATA) come se ci trovassimo in una situzione ordinaria, sarebbe sorprendente comunque, anche se lei, uscita dall’Università, non avesse più frequentao la scuola, neanche di sfuggita. Ma diventa addirittura sconcertante una volta che si sappia come in realtà lei, presa la laurea, dalla scuola non sia mai uscita se non al momento di diventare, solo due anni fa, parlamentare. Lei è stata insegnante precaria con continuità fino al 2014 e, una volta stabilizzata, ha proseguito nell’attività docente fino al 2018, lasciandola al momento del passaggio nelle aule parlamentari.

E non solo: per parecchi anni lei ha fatto coincidere l’insegnamento con la militanza in un’organizzazione sindacale della scuola. Dunque, al momento dell’emanazione dell’ordinnza suddetta, lei aveva tutti gli elementi per valutare l’assolutà incongruità delle date stabilite. E nello specifico doveva sapere che le date fissate per la presentazione delle domande di mobilità sono  del tutto fuori dalla drammatica realtà attuale. Perchè se è vero che le domande vanno fatte on-line, è altrettanto vero che la loro complessità, il doverle compilare con estrema precisione, la documentazione da allegare richiedono necessariamente il ricorrere da parte di docenti ed ATA agli uffici scolastici, all’informativa e consulenza “in persona”, in particolare nelle sedi sindacali per chi a tali sedi ha necessità di fare riferimento. Tutto ciò, dunque, necessita di quella piena libertà di circolazione e di “contatti” che non c’è oggi, ma verosimilmente non ci sarà neanche per tutto il mese di aprile, visto che è pressochè certo – e lei ne dovrebbe essere pienamente consapevole – il prolungamento delle restrizioni attualmente previste fino al 3 aprile.

Crediamo che, in particolare usando appieno la sua precedente esperienza di docente precaria e poi stabilizzata, nonchè quella di sindacalista della scuola, lei possa ben valutare l’errore commesso dal suo Ministero e ripararlo nel più breve tempo possibile. A tal fine, le chiediamo di posticipare almeno alla fine del mese di maggio le scadenze fissate dall’ordinanza per la presentazione delle domande di mobilità per l’anno scolastico 2020/2021. E questo è, in proposito, il telegramma che abbiamo inviato nella giornata di ieri a lei e agli organi preposti del Ministero dell’Istruzione.

I COBAS, in merito all’ordinanza con cui si dà avvio alle procedure di mobilità per l’anno scolastico 2020/2021, con le scadenze del 21 (per i docenti) e 27 aprile (per gli ATA), rilevano la mancanza di congruità dei tempi previsti in tale disposizione con la situazione emergenziale del paese e con l’evidente difficoltà che si verrà a creare per il personale scolastico. Infatti pur se la domanda si inoltra in modalità on line è evidente il necessario supporto sia del settore amministrativo delle istituzioni scolastiche sia delle sedi sindacali notoriamente utilizzate dal personale per informazioni e assistenza nella compilazione e che richiede quella “libera” circolazione che ad oggi, e verosimilmente per tutto il mese di aprile, per le note restrizioni, non c’è.
I COBAS chiedono dunque di posticipare – non essendo possibile, in una situazione così straordinaria, pensare che tutto possa svolgersi in modalità e tempi identici a situazioni ordinarie – almeno alla fine del mese di maggio le scadenze fissate dall’ordinanza per la presentazione delle domande di mobilità per l’anno scolastico 2020/2021, cosa del resto già successa in passato e che non pregiudicherebbe le operazioni e il regolare avvio del prossimo anno scolastico.

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS

26 marzo 202

LA SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SETTE PROPOSTE DEI COBAS SCUOLA

LA SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SETTE PROPOSTE DEI COBAS SCUOLA

7 PROBLEMI CONCRETI DA AFFRONTARE NELLA SITUAZIONE DI EMERGENZA

(estratto dal documento Società, economia e scuola al tempo del coronavirus)

1. In base alle leggi e alle norme contrattuali vigenti, con la sospensione delle attività didattiche i docenti non hanno alcun obbligo di svolgere le 18, le 24 o 25 ore di lezione. Svolgere attività didattica a distanza risponde ad una inevitabile necessità, ma non ad un obbligo giuridico. Al tempo stesso le modalità di svolgimento non possono essere imposte: il docente ha la libertà costituzionalmente tutelata di scegliere le diverse modalità e tecniche. Dal d.lgs. n. 165/2001 fino alla legge n. 107/2015 tutte le leggi o atti aventi forza di legge prevedono che i poteri del dirigente scolastico sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Nel d.l. n. 6/2020 non si rinvengono deroghe a tali previsioni legislative. L’art. 7 del T.U. assegna al Collegio dei docenti potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto […] Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente. Il comma prosegue elencando una serie di competenze specifiche del Collegio che spaziano in moltissimi campi che attengono tutti alla didattica. Per cui, il Collegio dei docenti ha quella che nel linguaggio giuridico si chiama “competenza generale” su tutto ciò che attiene alla didattica. È di tutta evidenza che l’art. 1 del d.P.C.M. del 4 marzo può essere interpretato in modo legittimo solo nel senso che il dirigente scolastico ha l’obbligo di attivare modalità di didattica a distanza, ma ad esso non corrisponde alcun obbligo da parte dei docenti. Insomma, è legittimo e opportuno che il dirigente scolastico agisca come i vecchi presidi, cioè promuovendo e coordinando le attività didattiche a distanza, ma senza alcuna forma di imposizione. E il coordinamento significa anche evitare di imporre agli studenti di stare per tempi lunghissimi al computer, riducendo il numero delle video lezioni, nonché evitare di sovraccaricarli di compiti da svolgere.

2. Le attività svolte a distanza possono essere tracciate nel registro on line, ma senza considerare obbligatoria la firma su un il registro di classe che la stessa Cassazione ritiene “non obbligatorio” (Cass. Pen. Sez. 5, Sent. n. 47241/2019).

3. Le valutazioni di carattere sommativo appaiono illegittime e anche inopportune. Checché ne dicano i funzionari del Miur, tutta la normativa scolastica prevede l’obbligo della vigilanza durante le prove, sia scritte che orali, ed è di tutta evidenza che essa non viene garantita con prove on line. Il che non significa che non vi siano feedback da parte degli studenti: lo sono le domande, i rilievi critici, lo stesso svolgimento dei lavori assegnati, magari svolti in modo collettivo. Tutti elementi che concorrono a determinare la c.d. valutazione formativa, cioè valutazione delle prove che serva per la crescita cognitiva degli studenti, una valutazione dunque che non si trasforma in voto. Infine, ma non ultimo per importanza, valutazioni sommative a distanza di fatto porterebbero inevitabilmente, non al 6 politico tanto temuto dalla Ministra, ma al 6 di mercato, purtroppo già tendenzialmente imperante nella scuola dell’autonomia, in cui le scuole in competizione tra di loro per accaparrarsi clienti-iscritti (che significano più risorse economiche e di personale) scambiano iscrizioni con promozioni. Infatti, valutazioni negative a distanza, se determinanti bocciature in sede di scrutinio, porterebbero inevitabilmente ad una marea di ricorsi con alta probabilità di esiti positivi. Le valutazioni sommative è bene riservarle a quando torneremo veramente a fare scuola, sperando di avere almeno il tempo per riprendere le file del discorso e delle valutazioni finali, che comunque non potranno non tenere conto dell’eccezionalità della situazione.

Per queste ragioni chiediamo anche l’immediato ritiro della Nota MIUR n. 388/2020 sulla didattica a distanza, che tante inopportune complicazioni sta creando al lavoro quotidiano di docenti e studenti/sse.

4. Le attività legate ad Invalsi e PCTO (ex alternanza scuola lavoro) devono essere senz’altro sospese. Le prove Invalsi vanno annullate per tutte le classi dei vari ordini di scuola per le quali sono previste. Le attività di PCTO vanno sospese per tutti le classi del triennio delle scuole superiori, sia perché in tempi di emergenza non è pensabile continuare a sottrarre ore alla didattica ordinaria in presenza già pesantemente falcidiata, sia per evidenti ragioni di tutela della salute. Entrambe non devono costituire requisiti per l’ammissione agli esami, anche per gli alunni delle attuali quarte, per evitare che siano costretti a svolgere gli stage aziendali nell’ultimo anno di corso. Per le classi terze e quarte di quest’anno le attività vanno ridotte di 1/3 per evitare che siano costrette a svolgere in due anni ciò che era previsto per tre. Vi sono state delle dichiarazioni in tal senso, ma non vi è ancora nulla di ufficiale. Che senso ha volersi incaponire a portare avanti attività di questo tipo in un momento come questo? Stupisce e preoccupa che, nonostante l’emergenza giustifichi la sospensione delle lezioni, ancora non si sia fatta una cosa così semplice come cancellare attività che non hanno alcuna valenza didattica, che hanno l’unico pregio di essere perfettamente congeniali alla logica della scuola-azienda; evidentemente l’emergenza vale solo in determinati campi, mentre altri devono essere difesi e mantenuti ad ogni costo.

5. Gli Esami di Stato potrebbero essere svolti con le Commissioni formate tutte da membri interni, che conoscono il lavoro effettivo svolto dalla classe. Per lo stesso motivo, anche le prove scritte vanno formulate dalla Commissione stessa, sulla base di uno schema base fornito dal Miur, per garantire un minimo di omogeneità. Per lo stesso fine potrebbe essere auspicabile che il Presidente fosse esterno.

6. Nonostante quel che dice la Ministra, inevitabilmente quest’anno scolastico avrà effetti anche sul prossimo, per il semplice motivo che aver perso 2 o, in alcune regioni, 3 mesi di scuola vera imporrà una riformulazione della programmazione didattica anche per l’anno prossimo. Per cui, è ancora più indispensabile avere tutti docenti in cattedra dal primo giorno di scuola. Ma il protrarsi dell’emergenza determinerà inevitabilmente un allungamento dei tempi sia del concorso straordinario che di quello ordinario. Per cui, è necessario anche nella scuola applicare i criteri emergenziali già applicati per i medici: valore abilitante della laurea; concorso straordinario per soli titoli per tutti i precari che hanno maturato 36 mesi di servizio, in applicazione anche delle sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno condannato lo Stato italiano per abuso di ricorso al contratto a tempo determinato.

Nell’immediato chiediamo la salvaguardia del lavoro di tutto il personale, la proroga dei contratti a termine per tutti i docenti e ATA a tempo determinato che risultavano in servizio al momento della disposizione di sospensione delle attività didattiche o di chiusura delle scuole, mentre ci risulta che a molte/i supplenti temporanei non vengano rinnovati i contratti nonostante quanto previsto dall’art. 121 del decreto Cura Italia.

7. Con l’entrata in vigore del d.l. n. 18 del 17.3.2020 e, ancor di più, con la chiusura di tutte le attività produttive che non siano strettamente necessarie per garantire beni e servizi essenziali, decisa con il d.P.C.M. del 22.3.2020, nella stragrande maggioranza dei casi le scuole devono essere chiuse anche per il personale Ata. Infatti, l’art. 87, comma 1 prevede che: “il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni […], che, conseguentemente: a) limitano la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza”. Nella scuola i casi di attività indifferibili da svolgere in presenza sono veramente pochi, come la gestione delle aziende agrarie o quella dei rifiuti tossici. Continuare a tenere aperte le scuole significa esporre a inutili rischi il personale Ata e gli stessi dirigenti, che in caso di contagio, potrebbero incorrere in responsabilità anche di carattere penale.

SOCIETÀ, ECONOMIA E SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

SOCIETÀ, ECONOMIA E SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Sospensione delle lezioni e didattica a distanza: in questo scenario ci muoviamo da settimane, adottando le modalità che ciascun* ritiene più opportune, accomunat*, docenti e studenti, dal riconoscimento di un primordiale bisogno di relazione e di contatto. Un modo per reagire allo stato di eccezione che interrompe il fluire delle relazioni, della vita, sottomettendoci al principio esclusivo della sopravvivenza biologica individuale, un modo per affermare l’importanza delle relazioni sociali in un tempo in cui le persone diventano individui, bloccat* nella paura, distant*, diffident*, passiv*, annoiat* e sol*. La Scuola è luogo di incontro: mai come ora capiamo quanto sia importante e imprescindibile la fisicità, la presenza di corpi, sguardi e voci che si intrecciano; abbiamo sperimentato, anche con le nuove modalità della cosiddetta didattica a distanza, la possibilità di vedersi e ascoltarsi, come resiliente tentativo di tenere in vita almeno una traccia di contatto reale. L’obiettivo, nitido quanto difficile, è preservare la funzione di presidio civile che la Scuola rappresenta di fronte al vuoto della paura e dell’emergenza.

SOSPENSIONE DELL’ISTRUZIONE E DEBOLEZZA DI UN SISTEMA SANITARIO REGIONALIZZATO E PRIVATIZZATO

Questa consapevolezza non può e non deve in alcun modo diventare uno schermo per nascondere la realtà: il diritto all’istruzione è stato sospeso, cosi come molti diritti civili fondamentali garantiti dalla Costituzione, per tutelare un diritto alla salute minacciato dalla pandemia e dall’inadeguatezza del nostro sistema sanitario a fronteggiare l’epidemia, nonostante l’abnegazione e i ritmi massacranti con cui stanno lavorando il personale sanitario, esponendosi a pesanti rischi personali. La regionalizzazione della Sanità mostra la corda, perché di fatto determina uno scarso coordinamento delle strutture sanitarie a livello nazionale nella gestione dell’emergenza. La regionalizzazione è strutturalmente collegata con l’aziendalizzazione e la privatizzazione, perché storicamente l’aumento delle competenze degli enti locali implica una riduzione delle risorse pubbliche e della stessa efficacia dell’intervento. Non a caso il governo si è deciso ad autorizzare la requisizione temporanea delle strutture private idonee. Tutto questo dovrebbe essere un monito politico per bloccare le folli proposte di autonomia regionale differenziata, sia in salsa leghista che del PD.

GLI EFFETTI DELL’EMERGENZA SULLA VITA ECONOMICA E SOCIALE

Gli effetti sull’economia reale sono pesantissimi, ma diventano drammatici per tantissime categorie del lavoro dipendente e autonomo, i “non garantiti” che pagheranno duramente quello che sta accadendo. Il primo settore che ne ha sofferto è stato il turismo, che produce il 14% del PIL; ora stanno crollando decine di migliaia di piccole e medie attività di ristorazione, accoglienza, ospitalità, artigianato, commercio, produzione e diffusione alimentare; persino piccole e medie aziende, che dovrebbero essere al riparo dall’uragano, tracollano perché il Made in Italy ora fa paura persino nei settori più impensabili. Ma con le restrizioni progressive per la maggior parte delle attività economiche per un tempo che allo stato non è prevedibile e, nonostante i provvedimenti di sostegno alle famiglie e alle imprese, vi sarà un crollo della domanda interna con effetti negativi a catena sulla produzione e sull’occupazione. È sempre più evidente che bisogna invertire la rotta: abbiamo bisogno come il pane dell’intervento pubblico in economia per sostenere la domanda, per orientare la produzione verso modelli sostenibili, per ricominciare ad investire sulla ricerca e l’innovazione, per un reddito “di quarantena” nell’immediato, per i lavoratori autonomi e dipendenti più colpiti, e un reddito universale in prospettiva. È un segnale sicuramente positivo la decisione della Commissione UE di proporre al Consiglio, per la prima volta nella storia, l’attivazione della clausola del Trattato che prevede la sospensione del Patto di Stabilità. È un’operazione simile al “whatever it takes” di Draghi, a cui seguì il quantitative easing e una politica monetaria fortemente espansiva; ora assistiamo a un’inversione di rotta anche per la politica di bilancio.

Ma il quadro dei vincoli di bilancio che ha caratterizzato la vita dell’euro e dell’UE, dal Patto di Stabilità al Fiscal Compact, deve saltare in modo strutturale e permanente. È necessaria un’ingente e stabile spesa pubblica in deficit per affrontare l’emergenza sanitaria e strutturalmente aumentare la domanda, la produzione e l’occupazione. Va finanziata con il Fondo Salva Stati, con gli Eurobond e, soprattutto, rimettendo in discussione il tabù del finanziamento monetario, conferendo alla BCE e alle BCN i poteri che hanno tutte le Banche Centrali del mondo: acquistare titoli di Stato sul mercato primario e anticipare moneta in conto corrente al Tesoro dello Stato.

E in questa situazione, per le parti più deboli della società si rischia un aumento dell’ineguaglianza: per alcuni, come migranti e ROM, lo “stare a casa” si traduce immediatamente in emarginazione sociale e mancanza di possibilità.

LA SCUOLA: PRESIDIO DI CIVILTÀ NELLA SOSPENSIONE DELLA VITA SOCIALE DA TUTELARE

In questo contesto la scuola oggi sopravvive come presidio di civiltà, come sforzo collettivo inderogabile di affermare il bisogno di sopravvivenza civile, sociale, affettiva, e non solo biologica.

Ma guai a pensare che questa possa essere la normalità, l’occasione offerta alla scuola per scoprire alternative migliori; guai a pensare che stiamo garantendo davvero il diritto all’istruzione in altra forma o addirittura che si tratti di un’opportunità per fare un salto di qualità. Ogni sospensione dei diritti costituzionali è sempre una minaccia. L’emergenza è il terreno ideale per le sperimentazioni sociali, l’occasione per imporre cambiamenti difficilmente realizzabili in tempi normali. È la tecnica della shock economy teorizzata da Naomi Klein: approfittare della crisi per imporre in modo strutturale nuovi modelli economico-sociali. La sospensione della socialità nel momento dell’emergenza porta con sé il rischio che diventi strutturale il ritorno all’individualismo anche con il ritorno alla normalità, tanto più se pensiamo che già in tempi normali l’io stava prevalendo sul noi. La conseguenza sarebbe una drastica riduzione del peso dell’azione e dell’organizzazione collettiva, dello stesso conflitto sociale, con un aumento esponenziale della disuguaglianza sostanziale a scapito dei più deboli. Un rischio del genere c’è anche nella scuola: sospensione della collegialità per rafforzare ulteriormente il potere gerarchico dei dirigenti; didattica a distanza che diventa strutturale e sostitutiva della didattica in presenza… Per questo sentiamo la necessità di focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti della situazione attuale per capire cosa sta accadendo e dove stiamo andando, quali sviluppi della gestione dell’emergenza siano da contrastare e scongiurare, quali, invece, siano occasioni per rafforzare la scuola pubblica e il diritto all’istruzione.

LA DIDATTICA A DISTANZA

La didattica a distanza è inevitabile in questa fase, ma non illudiamoci e non illudiamo: non è scuola, non garantisce il diritto all’istruzione! La scuola è, o dovrebbe essere, una comunità educante, che punta allo sviluppo delle capacità di analisi e di sintesi, allo sviluppo dello spirito critico del/la cittadino/a e, per esserlo, ha bisogno di relazioni umane, emotive e cognitive, che non possono essere assicurate dall’insegnamento a distanza. Siamo d’accordo nel farci carico della situazione per mantenere i contatti con studenti e studentesse, per sostenere e provare a dare un contributo, ma ribadiamo con forza che ciò è semplicemente reso indispensabile ed ineludibile dall’eccezionalità della situazione e rigettiamo con forza qualsiasi retorica modernista e qualsiasi ubriacatura pseudo tecnologica per il futuro.

I collegi e i consigli online potrebbero essere in questo momento un’occasione di confronto e di condivisione dei problemi, ma allo stato attuale non c’è normativa che li regoli e perciò non possono essere considerati organi deliberanti.

Si deve anche osservare che la didattica a distanza aumenta o crea ulteriori differenze sociali, che invece la scuola dovrebbe ridurre se non eliminare, sia per gli studenti che per i docenti. Per come la vogliono imporre molti dirigenti, la didattica a distanza richiede avere a disposizione costantemente un PC a testa e una “stanza tutta per sé”. Senza pensare se poi tra i genitori c’è anche chi svolge “lavoro agile”.

MA CHE COSA PENSANO STUDENTI E GENITORI DI QUESTA SITUAZIONE?

In realtà basterebbe, ma pare non lo faccia nessuno, chiedere e discutere con i diretti interessati; credete che studenti e studentesse preferiscano rimanere in casa davanti ad un PC o, più spesso, ad uno smartphone per ore ed ore piuttosto che frequentare una scuola? Di più, credete che questo sarebbe un bene per loro? Avete chiesto alle famiglie cosa ne pensano? Avete parlato con i/le docenti per avere feedback reali? Sono evidentemente domande retoriche: basta il buon senso per rispondere.

Assodato che questa è solo una situazione di emergenza che non dovrà, da questo punto di vista, lasciare alcuna eredità, vogliamo mettere in evidenza come anche in questo caso le emergenze diventino subito occasioni per effettuare sperimentazioni, per far fare salti in avanti a logiche securitarie e di controllo, per introdurre “novità” al di fuori delle regole e degli schemi istituzionali e normativi, per verticalizzare le relazioni di potere e sperimentare nuove forme di dirigismo autoritario.

Rifiutiamo l’idea che a causa della pandemia le scuole diventino caserme o navi da guerra, non abbiamo bisogno né di capitani né di comandanti; non siamo disposti a dare spazio a retoriche patriottarde che mascherano intenti autoritari, così come non vogliamo dare spazio alle smanie di protagonismo e deliri di controllo messi in campo da svariati dirigenti e, purtroppo, anche alcuni/e nostri/e colleghi/e.

LA SITUAZIONE DI CRISI ESTREMA NELLE CARCERI

La dimostrazione di quanto andiamo dicendo è quello che accade, invece, in quel mondo alla rovescia che è il carcere, dove i detenuti, costretti ad una doppia reclusione a causa del COVID-19, non hanno più alcuna possibilità di avere contatti con i propri insegnanti cioè con chi ha, per nove mesi l’anno, il rapporto quotidiano più costante e diretto. I docenti sono stati fatti uscire dalle aule “ristrette” il 4 marzo e da allora non hanno avuto più alcuna possibilità di avere contatti con i propri studenti. Nonostante la Circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 12 marzo scorso abbia previsto l’uso di Skype anche per riprendere i rapporti con gli alunni ciò si sta rivelando impossibile (manca il personale, mancano i computer, mancano gli spazi) e, al massimo, i docenti possono consegnare alle aree educative interne, materiale cartaceo. Come è facile capire, in celle affollate, senza illuminazione adeguata, in una condizione di ansia e con problematiche serissime da affrontare (tra cui quella sanitaria) difficilmente tale materiale potrà essere utilizzato, nonostante anche in carcere ci si diplomi e gli studenti maturandi non si sa, ancor più che nel “mondo di fuori”, quando e se potranno svolgere gli Esami di maturità. Dunque, proprio in carcere, dove il controllo dei detenuti è totale, salvo i momenti in cui tragicamente la “rivolta” si diffonde (e ricordiamo qui le 13 vittime dell’ultima protesta), l’utilizzo della didattica a distanza è, invece, praticamente inesistente, perché inutile nell’istituzione totale per eccellenza, dove il controllo è la norma.

LA CRISI: UN’OCCASIONE DI PROFITTO PER LE BIG-TECH?

C’è un altro aspetto di cui tenere conto in questa ubriacatura pseudotecnologica. Stiamo aprendo le porte ai giganti del big-tech, con la scusa del poco tempo, grazie anche ad accordi che da tempo stavano venendo avanti, le grandi corporazioni del cosiddetto big-tech [Google, Microsoft, Apple, ecc.] stanno entrando in pompa magna nel sistema scolastico. Consideriamo grave che, senza colpo ferire, senza un minimo di discussione, una fetta del sistema e dello stesso diritto all’istruzione (una grossa fetta se diamo retta ai paladini della d-a-d) venga acriticamente messa in mano di questi colossi multinazionali privati, famosi soprattutto per le loro capacità di estrarre profitto dalle nuove tecnologie e di evadere o eludere il fisco. Anche qui vediamo in azione i meccanismi della shock economy: sull’onda dell’emergenza si introducono senza confronto e senza discussione elementi di mercato e di omologazione, mentre al contempo si restringono gli spazi di democrazia. Dove sono finite tutte le riflessioni e i tentativi di introduzione del software libero? Dove finisce l’opposizione e la protezione dalle ingerenze di questi colossi multinazionali? Perché continuare ad aprire le porte della scuola alla società dei big-data, in mano alle corporazioni private, con tutti i pericoli del controllo continuo?

È assurdo costruire subito un sistema di comunicazione online gestito direttamente dalla Pubblica Amministrazione?

LA SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SETTE PROPOSTE DEI COBAS SCUOLA Continua a leggere

PROPOSTE PER IL REDDITO ASSISTENTI DISABILITÀ

SCUOLE CHIUSE. QUALE REDDITO PER GLI ASSISTENTI AI DISABILI?

Dall’inizio di questa crisi sosteniamo che le conseguenze dell’attuale pandemia non devono colpire quei lavoratori che dispongono di minori tutele e il cui reddito è, purtroppo, indissolubilmente legato all’erogazione delle prestazioni. Fra questi ultimi va collocato il personale attualmente impiegato, con qualunque tipo di rapporto lavorativo, autonomo, atipico o dipendente, nelle attività di assistenza alla disabilità nelle istituzioni scolastiche e nelle attività di didattica integrativa domiciliare.

Il Coordinamento regionale siciliano ASACOM Cobas ha, perciò, proposto un insieme di emendamenti al d.l. 17 marzo 2020, n. 18, con l’obiettivo di evitare il licenziamento o la sospensione del lavoro anche per questi lavoratori, che nell’attuale formulazione del predetto articolo non vengono menzionati.

Il presupposto è quello che anche per questa categoria di lavoratori vanno riconosciute le ore lavorative non espletate o non espletabili per causa di forza maggiore, dipendente dalla sospensione delle attività didattiche “in presenza”, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati ai sensi dell’art. 3, comma 1, del d.l. n. 6/2020.

In particolare, tenendo conto della specificità di queste figure, va, infatti, ricordato che non sempre è possibile inserirsi all’interno della cosiddetta Didattica a Distanza, né il lavoro di mattina a scuola può essere sostituito dalla “attività domiciliare”, sia perché non prevista, sia perché accentuerebbe il rischio di contagio.

Oltre agli emendamenti, si propone di inserire una nuova norma che riguardi specificamente l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali. Tale norma dovrebbe prevedere, fra l’altro, che durante la sospensione dell’attività didattica “in presenza” le pubbliche amministrazioni siano autorizzate al pagamento del personale e delle cooperative che gestiscono tutti i servizi, inclusa l’assistenza igienico-personale, per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo.

Il Coordinamento regionale siciliano ASACOM Cobas, pur nella complessa situazione attuale, manterrà forte e coerente la mobilitazione per raggiungere questi obiettivi e impedire che a un’intera categoria di lavoratori vengano negati salario e diritti.

SCUOLE CHIUSE. RESTI A CASA ANCHE IL PERSONALE ATA

Visto che ci arrivano molte segnalazioni da scuole che non hanno ancora deciso la chiusura per limitare il diffondersi del coronavirus, abbiamo inviato questa comunicazione per sollecitare gli organi competenti alla verifica dell’opportunità di queste scelte.

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All’Assessore all’Istruzione e Formazione Professionale della Sicilia

Al Direttore dell’USR della Sicilia

Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali della Sicilia

Ai Prefetti delle provincie della Sicilia

Agli uffici di Prevenzione e Protezione delle AASSLL della Sicilia

e p.c. ai/alle DS degli Istituti Scolastici della Sicilia

LORO SEDI

 

Oggetto: Emergenza epidemiologica da COVID-19 e organizzazione del servizio del personale ATA nelle Istituzioni scolastiche della Sicilia

La scrivente O.S. Cobas Comitati di Base della Scuola, Coordinamento Regionale Siciliano, venuta a conoscenza del fatto che in alcune scuole si è disposta l’organizzazione del servizio ridotto che prevede la presenza a scuola del personale ATA:

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;

Visti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2020, del 25 febbraio 2020, del 1° marzo 2020, del 4 marzo 2020, dell’8 marzo 2020 e del 9 marzo 2020;

Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;

Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale;

Viste le misure adottate dal Governo sull’intero territorio nazionale, in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19;

Vista la sospensione delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado;

Vista le Note MIUR del 6, 8 e 10 marzo;

Visto l’articolo 87 del decreto Cura Italia Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18

chiede ai responsabili delle Istituzioni in intestazione

se le attuali disposizioni degli Istituti Scolastici che hanno previsto la riduzione del servizio con presenza a scuola del personale ATA siano conformi ai provvedimenti normativi emananti in questa fase di emergenza finalizzati al contenimento del coronavirus;

se le attività programmate, predisposte dalla dirigenza scolastica siano indifferibili, se sia effettivamente indispensabile, necessaria, anche in ragione della gestione dell’emergenza, garantire la presenza dei dipendenti come individuati nelle Istituzioni scolastiche;

se si poteva garantire lo svolgimento della detta prestazione tramite il lavoro agile di cui alla legge 22 maggio 2017, n. 81 come richiamato dal decreto Cura Italia Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18;

di verificare in che modalità vengono garantite le più idonee misure di sicurezza finalizzate a salvaguardare l’integrità psicofisica dei dipendenti.