UN ALTRO STUDENTE MORTO SUL LAVORO

IL LAVORO OMICIDA E L’ADDESTRAMENTO A MORIRE PER LAVORO: È ORA DI ABOLIRE L’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO, DI PERSEGUIRE PENALMENTE I RESPONSABILI DELLE MORTI SUL LAVORO

Dopo Lorenzo a gennaio e Giuseppe a febbraio, ieri è caduto vittima della scelleratezza dell’alternanza scuola-lavoro Giuliano, massacrato da una lastra d’acciaio evidentemente non posizionata in sicurezza.

Altri incidenti gravi sono accaduti ad altri studenti, tra maggio e giugno, che solo per fortunose circostanze non si sono trasformati in tragedia.

Le parole di cordoglio del Ministro Bianchi, che seguono quelle dei predecessori, sono vergognose e insopportabili: dobbiamo chiedere con forza che il prossimo governo nella prossima legislatura abolisca l’alternanza scuola-lavoro senza se e senza ma.

La scia di sangue che gronda sul mondo del lavoro, con morti quasi quotidiane provocate da incuria, non rispetto delle norme di sicurezza, orari troppo lunghi e ricatti occupazionali soprattutto nel settore degli appalti, è arrivata a imbrattare anche la scuola mietendo vittime tra studenti impiegati in attività che sono evidentemente forme di sfruttamento piuttosto che attività formative professionali.

L’alternanza scuola lavoro, ora PCTO, è un addestramento per milioni di ragazze e ragazzi al devastato mercato del lavoro, un modo per fare conoscere (e accettare come normale) il ricatto occupazionale, salariale, contrattuale, la riduzione fino alla scomparsa dei diritti: nel pacchetto sono inclusi anche il rischio di incidenti e il pericolo della morte.

È così che si preparano le giovani generazioni a considerare il lavoro un’attività in cui sono diminuiti, fino a perdersi, i diritti di cittadine e cittadini, e a trasformarsi in manodopera pronta ad accettare condizioni di lavoro, contrattuali e salariali sempre più indecenti in nome della concorrenza sul mercato e dei profitti (sempre più risicati per le piccole aziende, spesso al servizio di multinazionali, disposte a smantellare ogni presidio di sicurezza o di diritti pur di raggiungere il fatturato).

Non possiamo più rimanere a guardare questo stillicidio di lavoratori e lavoratrici, carne e sangue delle classi sfruttate: occorre una mobilitazione generale per la sicurezza e contro gli “incidenti” e le morti sul lavoro, piaga che si intreccia con la profonda crisi economico-sociale; va rafforzato il controllo pubblico nelle fabbriche e su tutti i luoghi di lavoro, ma anche costituiti comitati di lavoratori e lavoratrici per un controllo diretto operaio; vanno perseguiti penalmente gli omicidi da lavoro; va abolita immediatamente l’alternanza scuola lavoro e restituita alla scuola la sua funzione costituzionale, garantendo il diritto allo studio a tutte e tutti; vanno abolite tutte le leggi e le forme contrattuali che hanno allargato a dismisura il lavoro precario; vanno ripristinati i diritti al lavoro, a salari e retribuzioni adeguate al costo della vita; va ricostruito un meccanismo di adeguamento automatico all’aumento dei prezzi, del caro-bollette e del caro-vita per sottrarre lavoratori e lavoratrici al ricatto salariale e frenare la corsa agli straordinari; va colpito chi sfrutta il lavoro nero e restituita a tutte e tutti la piena dignità lavorativa.

Solo in questo modo sarà possibile estirpare la piaga delle morti da lavoro e ridare ai giovani la speranza di una prospettiva lavorativa ed esistenziale, la speranza del futuro senza sfruttamento.

MALEDETTO ALGORITMO: errori nelle nomine da GaE e GPS

In questi pochi giorni ci sono arrivate moltissime richieste di chiarimento e di intervento per errori nelle nomine a tempo determinato da GAE e GPS.
Abbiamo a suo tempo denunciato la carenza di personale negli uffici pubblici, negli uffici scolastici, e nelle scuole, che viene sottoposto ad una pressione e ad uno stress insopportabili per la mole e la complessità di lavoro richiesto, spesso inutile, perché frutto di complicazioni che si possono evitare.
Abbiamo a suo tempo fatto rilevare che le graduatorie provinciali erano così dense di errori che nessun gruppo umano avrebbe potuto correggerle in tempi così limitati, anche perché le norme sono così complesse, differenziate, bizantine, che non possono essere digerite e interiorizzate da chi si è visto attribuire il compito ingrato di valutare centinaia di domande.
Abbiamo contestato sin dall’inizio la decisione ministeriale di affidare una procedura così complessa ad un algoritmo che ignora le situazioni concrete e non interagisce con gli utenti e nemmeno con gli uffici.
Abbiamo a suo tempo denunciato l’assurdità delle norme delle ordinanze sulle supplenze, le regole capestro previste per chi rinuncia ad una nomina, anche per giustificati motivi; l’assurdità di un sistema di domande e dichiarazioni online, che appare un insieme di trappole costruite in modo da richiedere la ripetizione meccanica di informazioni, che peraltro il sistema dell’istruzione conosce già e ha già acquisito, il che favorisce le confusioni e gli errori da parte degli utenti.
A questi errori o imperfezioni non è stato dato modo di rimediare nemmeno in situazioni in cui l’Amministrazione aveva tutti i dati per procedere ad una rettifica del punteggio favorevole al diretto interessato. Se una persona ha dichiarato un titolo per una graduatoria e non per un’altra, non gli è stato attribuito il punteggio spettante, ma in base al fatto che la dichiarazione sia stata fatta nella casellina giusta. Il che significa che si seleziona la classe docente in base non alla preparazione e ai titoli effettivi posseduti, ma in base a quanto si è ligi nel compilare un modulo come vuole il padrone. La cosa è significativa e non casuale, vista la voluta complicazione di tutte le domande e dichiarazioni inutili che vengono richieste.
Come Organizzazione Sindacale abbiamo cercato di produrre non solo reclami, ma anche semplici segnalazioni di errori, non solo per tutelare il personale, ma anche per favorire il lavoro delle scuole e degli uffici ed evitare che si facessero assegnazioni errate di incarichi, che avrebbero inficiato le possibilità degli aventi diritto.
Nonostante la consapevolezza che il lavoro di revisione degli organici e delle graduatorie fosse incompleto, gli uffici scolastici territoriali, per rispettare le tempistiche imposte dal Ministero, hanno dato avvio al meccanismo infernale delle nomine online, governato da un algoritmo incapace di distinguere e valutare, incontrollabile dalle menti umane.
La prima osservazione è che tutta la procedura è totalmente contraria al principio di trasparenza: non si può sapere perché il sistema nomini alcuni e non nomini altri che li precedono. Non si può sapere come sono state fatte le domande. Non si può sapere, se non attraverso una specifica e motivata richiesta di accesso agli atti, chi sia titolare di precedenza o di riserva di un posto. Perciò a chi legga il bollettino delle nomine, esse appaiono del tutto incomprensibili.
Anche quest’anno le nomine appaiono dense di errori, e non di poco conto.
Innanzitutto gli organici sulla base dei quali si sono fatte le nomine si sono rivelati non corrispondenti alle situazioni reali: alcuni colleghi, quando sono andati a prendere servizio nelle sedi di nomina hanno appreso che le cattedre assegnate non sussistevano o erano diverse da quelle assegnate. I casi sono molteplici e in casi come questi emerge che le nomine in presenza rende trasparente le operazioni. Mentre con le nomine online vengono recapitati pacchetti regalo non graditi e non richiesti.
In secondo luogo le graduatorie sulla base delle quali si è operato sono piene di errori. Il sistema di valutazione viene affidato ad una macchina che non è in grado di capire la situazione globale e di interagire con intelligenza con una domanda, ma la valuta in base alle spunte e alle caselle compilate.
Molte segnalazioni di errori e molti reclami non sono stati accolti dall’Amministrazione: in questo sistema di lavoro, che moltiplica il lavoro inutile, il personale non è in grado e non ha il tempo di accogliere tutti i reclami. E perciò le graduatorie pubblicate sono ancora da rettificare e questo ha comportato errori nelle nomine.
Sembra che gli errori dipendano non solo da come sono state compilate le domande, ma anche dall’Amministrazione Scolastica che non ha verificato l’assenza di titoli validi per l’inserimento nella graduatoria specifica e che ha adottato un meccanismo di nomina in cui il controllo è sovraumano.
Non è chiaro, per la mancanza di trasparenza delle procedure, come siano state attribuite le cattedre ai riservisti né come siano state attribuite le precedenze ai beneficiari della legge n. 104/1992, ma ad un confronto da situazioni che sembrano analoghe non sono chiari i criteri.
In molte graduatorie compaiono docenti in prima fascia inseriti senza riserva, quando invece non hanno i titoli per avere lo scioglimento della riserva: tra questi coloro che avevano superato la prova scritta ma non la prova orale. E molti di loro affermano di non aver proceduto a scioglierla.
E ciononostante compaiono in prima fascia e sono stati nominati sulla base della errata posizione in prima fascia.
Sono state date cattedre orario esterno costituite al di fuori delle norme previste: senza rispettare i criteri di distanza e raggiungibilità o, addirittura, superando il vincolo delle tre scuole in due comuni. Con quali mezzi bisognerebbe raggiungere i luoghi di lavoro? Possedere l’automobile e la patente di guida sono diventati requisiti per insegnare? Il fatto che cattedre del genere siano state costituite dal sistema e regolarmente autorizzate in organico di diritto non giustifica la cosa.
In ogni caso, a chi venga data una cattedra di questo genere, dovrebbe essere garantito il pagamento delle ore necessarie a trasferirsi da una sede all’altra, come prevede il codice civile e ha chiarito la Corte di Cassazione (Sent. n. 17511/2010), ma che il contratto nazionale di lavoro non garantisce e che dovrebbe essere a carico delle magre dotazioni finanziarie delle cosiddette autonomie scolastiche. Il che permette agli uffici scolastici di disinteressarsi totalmente della faccenda, mentre la questione è strutturale.
Poiché questi errori dipendono dall’Amministrazione Scolastica, deve esservi posto rimedio.
In primis devono essere rettificate le graduatorie provinciali, in secondo luogo devono essere rettificate le disponibilità dei posti, in terzo luogo devono essere rettificate le nomine di supplenza.
Non si capisce se e come sia possibile rettificare le nomine di una sola classe di concorso, o di una sola tipologia di posto, senza toccare le altre, stante che quasi tutti i docenti sono inseriti in molteplici graduatorie. Allo stato attuale l’unica strada possibile da percorrere sembra essere il rifacimento totale delle nomine. All’Amministrazione Scolastica spetta anche questa gravosa decisione: ma che sia necessaria una rettifica è assolutamente indubbio ed urgente.

LA SCUOLA DI DRAGHI: COMPETIZIONE E GERARCHIA

Competizione individuale, gerarchia e didattica di regime 

Nuovo reclutamento, formazione incentivata e docente “stabilmente incentivato”

Il Governo Draghi ha ipotecato pesantemente il futuro della scuola pubblica: la legge n. 79/2022 prevede un percorso ad ostacoli per la formazione ai fini dell’immissione in ruolo e la formazione incentivata per i docenti di ruolo; l’art. 38 del Decreto Aiuti, emendato in sede di conversione al Senato, completa l’opera con la previsione del docente stabilmente incentivato.

La formazione per il reclutamento prevede tre step, ognuno con valutazione finale. Il primo è il percorso abilitante universitario in cui, a proprie spese, i corsisti devono conseguire 60 CFU/CFA. Possono accedervi studenti universitari, che devono però conseguire la laurea (o altro titolo idoneo) per accedere alla prova finale e, per i primi 3 cicli, docenti precari non abilitati con contratti a tempo determinato in scuole statali o paritarie. Le prove finali saranno scritte e orali, tramite una lezione simulata. L’abilitazione non dà diritto al ruolo, né all’idoneità, ma solo ad accedere insieme alla laurea magistrale o altro titolo idoneo al secondo step, il concorso con lo scritto con domande a risposta aperta e lezione simulata all’orale. Dopo gli esiti disastrosi degli ultimi concorsi, il Ministero ha finalmente riconosciuto che i quiz a crocette sono inefficaci per valutare la preparazione dei docenti, ma li ritiene paradossalmente ancora validi per valutare la preparazione degli studenti con le prove Invalsi. Comunque, si riserva di decidere, in caso di numerosi partecipanti, la possibilità di preselezioni, di nuovo con quiz a crocette! Il terzo step è l’anno di prova con almeno 180 giorni di servizio e test finale, sul cui esito deciderà il dirigente scolastico, previa acquisizione del parere obbligatorio, ma non vincolante del Comitato di valutazione e della relazione del tutor. Al concorso possono partecipare anche i precari non abilitati con 3 anni di servizio anche non continuativo, ma se risultano vincitori stipuleranno un contratto di supplenza annuale, in cui dovranno acquisire 30 CFU/CFA e l’abilitazione e solo allora saranno assunti a tempo indeterminato, ma dovranno naturalmente superare l’anno di prova con relativo test finale. Un bel modo di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha condannato l’Italia per abuso di ricorso a contratto a tempo determinato per docenti con 3 anni di servizio! Alla fine di questa gimcana finalmente abbiamo l’immissione in ruolo con stipendi tra i più bassi in Europa, ma con il vincolo della permanenza triennale, salvo assegnazione provvisoria in ambito provinciale.

Tutta questa attività di formazione per il reclutamento sarà coordinata dal 2023/2024 con la formazione in servizio incentivata di durata triennale sia per le “figure di sistema” che per i docenti operai. Sarà su base volontaria per i docenti già in servizio e obbligatoria per i neo-assunti, secondo modalità che saranno decise dalla contrattazione collettiva, relative alla partecipazione, alla durata e alle ore aggiuntive, retribuite in modo forfettario. In via provvisoria, si prevedono 15 ore per la scuola dell’infanzia e primaria e 30 ore per la scuola secondaria, al di fuori dell’orario di insegnamento. “Sono previste (..) verifiche intermedie annuali, svolte sulla base di una relazione presentata dal docente sull’insieme delle attività realizzate nel corso del periodo oggetto di valutazione, nonché una verifica finale”. Le verifiche saranno effettuate dal Comitato di valutazione, integrato nella verifica finale da un dirigente tecnico o da un dirigente scolastico esterno, con la possibilità di svolgere anche un colloquio. La valutazione avverrà secondo un modello approvato con decreto ministeriale, su cui la Scuola di Alta formazione (un nuovo carrozzone di nomina governativa che, in stretta collaborazione con Indire e Invalsi, gestirà tutte le attività formative per il personale scolastico) avvierà un monitoraggio con degli indicatori di perfomance, in parte declinati dalle singole scuole. Sulla base di tale valutazione sarà assegnato a coloro che hanno superato la prova finale una retribuzione accessoria una tantum definita dalla contrattazione che va dal minimo del 10% al massimo del 20% dello stipendio. Non vi è più il riferimento al 40% massimo dei partecipanti, ma l’assegnazione sarà selettiva, non generalizzata o a rotazione e soprattutto il numero dei vincitori sarà vincolato dalle risorse disponibili. Non vi sono risorse aggiuntive, ma si useranno i risparmi previsti dal 2025/2026 al 2031/2032 dalla riduzione dell’organico dell’autonomia dovuto al decremento demografico, al netto dei flussi migratori. Nella scheda tecnica il Ministero prevede, sulla base di una serie di proiezioni statistiche, un taglio di 11.300 posti per cui i 770 mila docenti dell’organico 2022/2023 diventeranno 758.700. Con i risparmi stimati il Ministero calcola di poter incrementare del 15% il trattamento stipendiale di 6.537 docenti nel 2026, 13.934 nel 2027, 26.230 nel 2028, e 36.689 nel 2029. Prendendo come riferimento il dato più alto, quello del 2029, e rapportandolo ai docenti previsti in servizio nel 2028/2029 (763.950) si tratta del 5% della categoria! Quindi, con un gioco delle tre carte il governo ha tolto il vincolo del 40% dei “bravi” per sostituirlo surrettiziamente con un dato reale molto più basso, per effetto del vincolo delle risorse. 

Anche per i costi delle attività di formazione e per quelli della Scuola di alta formazione non vi sono risorse aggiuntive: per i primi anni si useranno risorse del PNRR e dal 2027 risorse stornate dal fondo per la Carta docenti. 

Ma la competizione individuale, a cui punta la formazione incentivata, non è sufficiente: vi è bisogno di un’ulteriore scalino gerarchico. Con l’emendamento approvato al Senato coloro che supereranno per 3 percorsi formativi triennali consecutivi le prove finali concorreranno per diventare docenti stabilmente incentivati “nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva maturando conseguentemente il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro (circa 400 euro al mese lordi) che si somma al trattamento stipendiale in godimento”. Naturalmente, i bravi dovranno gareggiare per diventare super-bravi, per cui dal 2032/2033 per 4 anni potranno accedere a quella che si configura come una progressione di carriera solo 8mila docenti all’anno (meno di 1 per scuola). I criteri di selezione saranno definiti dalla contrattazione collettiva e dal regolamento ministeriale, ma in sede di prima applicazione, si seleziona in base alla media del punteggio ottenuto nei tre cicli formativi superati positivamente, alla permanenza nella scuola… Dal 2036/2037 il limite massimo sarà calcolato in base alle cessazioni dal servizio degli esperti, quindi al massimo 32mila unità. Non si prevedono stanziamenti aggiuntivi, ma le risorse saranno ricavate di bel nuovo dalla riduzione dell’organico docenti e dal MOF già a disposizione delle scuole. Nonostante gli strombazzamenti elettorali del PD, la modifica della Commissione Bilancio del Senato è per lo più solo nominalistica. Anche il rinvio alla contrattazione resta molto vincolato con la previsione del quantum di incremento stipendiale, con la limitazione del numero dei beneficiari, la permanenza del vincolo triennale per i super bravi e, soprattutto, la filosofia aziendalista di tutta l’operazione. 

Il governo pensa alle retribuzioni di una piccola parte della categoria mentre tutto il personale è in attesa del rinnovo del contratto scaduto da oltre 3 anni, con una perdita del potere d’acquisto dei salari che a giugno 22 (rispetto al maggio 1990) è del 28,7% per i docenti delle superiori con 20 anni di servizio, del 30% per i collaboratori scolastici e del 31,5% per gli assistenti amministrativi e tecnici! Con l’inflazione all’8-9% tale perdita aumenterà ulteriormente. Non vi sono risorse aggiuntive, ma tagli ai fondi della Carta docenti (che, invece, andrebbe estesa anche ai precari come prevede una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea), al MOF e soprattutto all’organico con il taglio di 11.300 posti per il calo demografico; risorse che, invece, andrebbero destinate alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per la sicurezza delle scuole.

Viene riproposto un modello di scuola basato sulla competizione individuale, la gerarchizzazione dei docenti e lo strapotere dei presidi-manager. La competizione individuale e la gerarchia creano solo un clima di ansietà e di sospetto, che peggiora la qualità della scuola, che ha bisogno, invece, di cooperazione e di collegialità effettiva. Inoltre, il potere dato ai dirigenti e al comitato di valutazione induce al servilismo e alla limitazione dell’effettiva libertà di insegnamento, mentre la scuola pubblica prevista dalla Costituzione è basata sul pluralismo didattico-culturale e sulla democrazia collegiale. 

Ma ancora più preoccupanti sono il contenuto e gli obiettivi della formazione per il reclutamento e di quella incentivata, che prefigurano un indottrinamento mirato a creare una sorta di didattica di regime. La legge 79 accenna solo di sfuggita all’autonomia didattica e alla libertà di insegnamento. Ma per il resto si punta alla digitalizzazione, intesa come subordinazione alla macchina informatica, mentre l’informatica dovrebbe essere uno strumento didattico per una relazione cognitiva e interpersonale dove i soggetti attivi sono il docente e gli studenti; la scuola pubblica dovrebbe avere il ruolo prioritario di fornire gli strumenti cognitivi per usare consapevolmente le grandi opportunità, ma anche per schivare le grandi minacce della rete. Un secondo obiettivo è l’inclusione, di per sé giustissima, ma che viene declinata (con una tipica e ricorrente distorsione del linguaggio) in termini di medicalizzazione pervasiva di qualsiasi dato caratteriale. Un terzo è l’ulteriore rafforzamento della didattica delle competenze che, di bel nuovo, si scrive “competenze”, ma si legge “addestramento” a saper fare mutevoli e decontestualizzati, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Lo studente deve imparare a svolgere segmenti lavorativi sempre diversi e nuovi senza porsi il problema del contesto in cui opera, del perché o per chi si produce e delle relative conseguenze sociali o ambientali. La scuola dell’autonomia ha già prodotto tantissimo analfabetismo cognitivo di ritorno con studenti incapaci di svolgere autonomamente le operazioni logiche più elementari. L’autonomia ha messo in competizione tra di loro le scuole per accaparrarsi iscritti-clienti, perché chi ha più iscritti ha più risorse economiche e di personale da gestire e, quindi, più potere. Ciò ha innescato anche nella scuola pubblica (effetto perverso della concorrenza con le paritarie) una tendenza verso lo scambio di mercato tra iscrizioni e promozioni con conseguente pesantissime sulla valutazione, per cui abbiamo ormai non il 6 politico, ma il 6 di mercato! Anche l’orientamento è inteso ormai come marketing e pubblicità anche ingannevole; i contenuti e i metodi dell’insegnamento vengono sempre più semplificati e impoveriti. Abbiamo bisogno di “complessità” e non di ulteriori semplificazioni: a furia di semplificare abbiamo prodotto studenti incapaci di mettere insieme anche solo due o tre variabili! La scuola deve puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi: capacità di analisi, intesa come capacità di cogliere i nessi, di saper distinguere tesi e argomentazioni, di mettere a confronto tesi diverse sullo stesso argomento; capacità di sintesi, intesa come sviluppo di una visione di insieme dei fenomeni, di saper contestualizzare, di ragionare per modelli; anche di competenze, ma intese come capacità di applicare le proprie conoscenze a situazioni concrete, di utilizzare i linguaggi disciplinari. Ma soprattutto la scuola deve puntare a sviluppare negli studenti capacità di elaborazione autonoma e spirito critico, in linea con il ruolo assegnatole dalla Costituzione di formare cittadini consapevoli, indispensabili soggetti attivi per l’uguaglianza e la democrazia sostanziale! 

VOGLIAMO TRASPARENZA: L’ALGORITMO DELLE GPS NON LA GARANTISCE!

In questi giorni centinaia di migliaia di docenti precari stanno compilando la domanda telematica con la speranza ottenere una supplenza annuale. A breve toccherà ai precari ATA.

Nello specifico:

  • La tempistica è decisamente infelice, nei giorni più caldi di agosto, quelli tipici delle vacanze.
  • La trasparenza è pari a zero, perché gli uffici scolastici, con organici falcidiati dai tagli, non hanno completato le operazioni propedeutiche (per esempio, la call veloce) che permetterebbero di pubblicare le cattedre disponibili, il plesso di effettivo servizio e l’eventuale frazionabilità dei posti.
  • Le graduatorie pubblicate sono zeppe di errori e nemmeno in tutte le province sono state pubblicate.
  • Come al solito, dopo una prima fase di competenza degli uffici scolastici periferici, la procedura sarà data nuovamente in carico alle segreterie, già oberate di lavoro e con l’organico decimato.
  • La domanda è farraginosa e inutilmente complessa, se possibile anche peggio dell’anno scorso.
  • I tempi (14 giorni) sono limitati dalla solita fretta anticipatoria che maschera l’inefficienza.

Il ministero vuole dare un’apparenza di efficienza, ma in realtà sta producendo sfaceli. L’esperienza degli ultimi 2 anni dimostra che, con le procedure online, le nomine sono diventate sottoposte al gioco del caso. Lo scorso anno, appena pubblicati i primi esiti delle operazioni, abbiamo chiesto ai vari ATS di rettificare le nomine. Qualcuno ha negato l’evidenza dei fatti, altri uffici hanno ammesso che non erano in grado di intervenire. E quando si è chiesto l’accesso agli atti relativi all’algoritmo che ha regolato la procedura: gli uffici hanno risposto che non ne avevano la minima idea.

Fino a quando il TAR del Lazio, con ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022, condividendo integralmente la difesa dei nostri legali, ha condannato il Ministero a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (GPS) per l’anno scolastico 2021/2022.

Ci vogliamo rendere conto che in un sistema informatizzato si presentano problemi insolubili:

  1. non può gestire tutte le variabili per la determinazione degli incarichi, perché molti aspiranti sono inseriti in diverse graduatorie, con una posizione diversificata e un numero di posti disponibili molto eterogeneo;
  2. le nomine online generano errori, come era già successo per il piano nazionale di reclutamento deciso dal Governo Renzi nel 2015 e per i successivi trasferimenti interprovinciali;
  3. le rinunce alla nomina ricevuta in presenza sono immediate e lasciano il posto a coloro che occupano la posizione seguente in graduatoria. Invece, con le procedure online possono essere verificate solo a posteriori, dopo il conferimento di tutte le nomine, e, poiché non è possibile ripetere le operazioni, si procede ad una surroga, in cui il posto è reso disponibile non a coloro che seguono immediatamente in graduatoria, ma ai non coinvolti nelle assegnazioni perché collocati più in basso: con il risultato paradossale che i più in alto in graduatoria vengono esclusi a favore di chi occupa una posizione inferiore. Le rinunce sono dovute al fatto che si è costretti a indicare preventivamente le sedi del possibile incarico. Ciò induce molte persone a indicare anche sedi poco gradite che poi, all’atto della nomina, non vengono accettate.
  4. Il ministero quest’anno tenta di limitare le rinunce con un vergognoso e discriminatorio inasprimento delle sanzioni in caso di rinunce e/o abbandoni. E’ facile prevedere che determineranno scelte familiari spesso drammatiche, rischiando di escludere dal lavoro chi ha impegni familiari più stringenti. In ogni caso, si apprende delle rinunce solo quando chi ha ricevuto la nomina non prende servizio, costringendo gli ATS a ripetere le operazioni. Lo scorso anno gli uffici sono stati costretti a fare le surroghe per decine di volte, tanto che in alcune provincie le code sono arrivate al 31 dicembre, termine massimo consentito dalle norme, e talvolta anche oltre: e varie classi hanno conosciuto i loro insegnanti solo a gennaio.

Un sistema, dunque, altamente inefficiente e dispendioso, un disastro che però viene negato da una parte dell’Amministrazione. Non è difficile immaginare il ripetersi, come lo scorso anno, di molti errori nell’assegnazione dei posti da parte dell’ennesimo algoritmo impazzito, a danno dei precari che, va ricordato, tengono in piedi la scuola italiana. E non è difficile immaginare che, come lo scorso anno, i tempi di sistemazione saranno lunghi e che anche quest’anno avremo studenti senza docenti fino a dicembre.

Chiediamo nuovamente che si torni a convocazioni in presenza, per scegliere, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e precedenze, la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) che saranno resi noti almeno 24 ore prima. Chiediamo analoghe convocazioni in presenza anche per il personale ATA.

Per le scuole e le famiglie vorrebbe dire limitare fortemente il caos che caratterizza l’inizio di ogni anno scolastico, per i precari (ATA e docenti) vorrà dire avere circa due mesi di stipendio in più (visto che in certi casi le supplenze annuali sono state assegnati in prossimità del Natale), per le segreterie (già al limite del collasso per la carenza di personale) vorrà dire una diminuzione del carico di lavoro, per gli studenti si tradurrà in una possibile maggiore continuità didattica.

Il DAP riprende i progetti elaborati da CESP e Rete delle scuole ristrette

La Rete delle scuole ristrette fa “centro”

Il Dipartimento dell’Amministrazione PenitenziariaDAP pubblica il Programma nazionale di innovazione per l’esecuzione penale

La Rete delle scuole ristrette, dopo tre importanti seminari svolti in quest’anno scolastico, nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino (a ottobre e a maggio) e del Festival dei Due Mondi di Spoleto (a luglio), mette a segno un importante risultato perseguito in dieci anni di intensa attività all’interno delle carceri.

Nella rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, che si concluderà a novembre a Rebibbia, la Rete ha voluto, infatti, fare il punto della situazione sull’istruzione e sui percorsi culturali nell’esecuzione penale a dieci anni dalla sua fondazione e dal d.P.R. n. 263/2012 istitutivo della Nuova Istruzione adulti, coinvolgendo nel proprio percorso tutti i livelli istituzionali interessati, il personale docente e i dirigenti scolastici dei percorsi di istruzione nelle carceri (dall’alfabetizzazione all’università), il personale educativo, il personale penitenziario e i detenuti, studenti e corsisti (ancora in carcere o finalmente liberi), presenti ai seminari grazie ai permessi della magistratura di sorveglianza che in questi anni ha seguito con attenzione e interesse i percorsi svolti in esecuzione penale.

Negli incontri avuti in preparazione dei seminari e durante i lavori seminariali molti sono stati gli interlocutori istituzionali che hanno condiviso, ragionato e approfondito in senso critico i numerosi temi posti: la giustizia e l’esecuzione penale; il modello riabilitativo e la risocializzazione; l’importanza dei percorsi di istruzione e dei percorsi culturali nell’esecuzione penale; la necessità che anche i percorsi universitari in carcere abbiamo un “organico dedicato”; il ruolo della magistratura (di sorveglianza e non); i diritti previsti dalle norme e il dovere di attuare tali diritti; la sorveglianza dinamica e non il semplice controllo del detenuto; gli spazi detentivi e la loro revisione; il problema organizzativo e il corretto utilizzo delle risorse affinché l’azione di sistema, mediante concreti atti finanziari e attraverso istruzione, cultura e pratiche laboratoriali, migliorino le attività trattamentali. 

In tale direzione si è distinto l’intervento dei dirigenti della Cassa delle Ammende (Ente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: Presidente Gherardo Colombo, Segretaria Generale Sonia Specchia), presenti ai seminari e personalmente coinvolti nella realizzazione di un programma innovativo in ambito penitenziario e così, grazie all’azione propositiva della dottoressa Sonia Specchia, che ha da sempre creduto nella Rete, si è raggiunto, oggi, un importante punto per la realizzazione di quel diritto di accesso della popolazione detenuta al patrimonio culturale della comunità al quale in questi anni il CESP e la Rete si sono sempre richiamati, grazie alla Circolare (m_dg.DAP.27/07/22.089201.U) emanata il 27 luglio scorso. 

Nella Circolare, infatti, si dà avvio al Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale dando mandato agli istituti penitenziari di accogliere e favorire la realizzazione di: Biblioteche innovative (progetto presentato dal CESP e dalla Rete in partenariato con l’Università Roma Tre  e in corso di svolgimento da sei anni a Rebibbia Nuovo Complesso), collegate in rete con le altre biblioteche del territorio, delle Scuole e delle Università degli Studi, strutturate in modo da diventare dei veri e propri poli culturali, oltre che di sviluppo di nuove professionalità; di Laboratori innovativi per la formazione professionale e per le attività lavorative e ricreative (nei diversi settori: sostenibilità ambientale, information & communication technology, etc.); per lo sviluppo delle Attività teatrali e delle Arti e dei mestieri, delle Attività sportive e delle professionalità correlate allo sport.

La Rete, che in questi anni ha conosciuto avanzamenti e repentini arretramenti in ambito penitenziario, è già al lavoro e dopo essersi riunita online subito dopo l’emissione della Circolare, in collaborazione con istituti penitenziari e istituti scolastici, aree educative e detenuti corsisti, sta presentando in oltre cinquanta istituti penitenziari (altri se ne aggiungeranno via via) le tre macroprogettualità elaborate insieme in questi anni che hanno suscitato interesse nell’amministrazione: Biblioteche innovative in carcere (partner CESP e l’Università degli Studi Roma Tre); Cibo, Cultura & Biodiversità (partner CESP e Slow Food); Arti e mestieri, del teatro e non (partner CESP e associazioni di volontariato).

Nel seminario che si svolgerà a novembre a Rebibbia, quale tappa conclusiva della rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, la Rete verificherà lo stato dell’arte dell’accoglimento delle linee di indirizzo del Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale e potrà capire quali sono oggi gli istituti di pena che realmente operano per la realizzazione di un cambio di passo nell’esecuzione penale, senza più ritardi e ostacoli (o no) , visti i fondi messi a disposizione e le norme di supporto.

Per la Rete delle scuole ristrette

Anna Grazia Stammati

(Presidente CESP)

ATTENTI A ESPERO: col silenzio/assenso vuole rubarci il TFR

COL SILENZIO/ASSENSO ESPERO CI VUOLE TOGLIERE IL TFR

Se all’inizio del 2007 la preda dei cacciatori dell’industria del risparmio gestito era stato il TFR di lavoratrici e lavoratori del settore privato, ora tocca al settore pubblico. 

Dopo l’accordo di settembre 2021 sul Fondo pensione Perseo-Sirio per i comparti pubblici extra-scuola, lo scorso 31 maggio, CGIL-CISL-UIL e ANP hanno sottoscritto con l’ARAN un’Ipotesi di accordo sul Fondo pensione del personale scolastico ESPERO, peggiorativo per docenti e ATA, ma sempre appetibile per i sindacati presenti nel Consiglio di amministrazione e per le società finanziarie che lo gestiscono. 

Attualmente solo un’esigua parte del personale ha aderito al Fondo (meno del 10%) e allora – per “catturare” altre adesioni – questo accordo prevede che per docenti e ATA assunti/e dal 2019 scatti l’iscrizione automatica alla previdenza complementare con il meccanismo truffaldino del silenzio assenso (art. 4). Attenzione, perché questo accordo ha quindi anche valore retroattivo (sic!), con un meccanismo di transizione per chi è stato assunto tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore dell’accordo stesso (art. 5): in tal caso i nove mesi dalla data di assunzione previsti prima che scatti la trappola, decorrono dalla data di comunicazione di un’informativa dell’Amministrazione all’interessato/a. Poi, ci saranno trenta giorni entro cui sarà possibile effettuare il recesso dall’iscrizione forzata, dopodiché la partita sarà chiusa definitivamente.

Infine, OO.SS. firmatarie e ARAN intendono estendere l’adesione col silenzio/assenso anche a docenti e ATA precari/e, “con particolare riferimento ai rapporti annuali o a quelli di durata coincidente con quella dell’anno scolastico”, e per preparare la trappola si danno la scadenza del 1° settembre 2023. 

Noi non abbiamo la volontà di fare i consulenti finanziari, imbarcandoci in dimostrazioni su cosa sia vantaggioso e cosa no, e siamo coscienti che quell’1% aggiunto dallo Stato, cioè a spese di tutti noi, ma a beneficio unicamente di chi effettua questa scelta privatistica, possa essere allettante. Ciò non toglie che l’intera operazione sia eticamente, politicamente e sindacalmente ignobile per chi la propone al posto della tutela della previdenza pubblica, anzi, dopo aver contribuito ad affossarla. E vogliamo al proposito fare alcune considerazioni:

  • Il TFR è salario differito, cioè sono soldi del/la lavoratore/rice, messi lì da parte. Che qualcuno si arroghi il diritto di prenderseli in gestione semplicemente attraverso il silenzio del dipendente dà l’idea di un borseggio con scaltrezza. Rivendichiamo che sia il/la lavoratore/rice a poter decidere cosa fare dei propri quattrini, con una propria esplicita scelta, non veicolata dal “silenzio”.
  • Ricordiamo che aderendo ad ESPERO l’unica certezza è che non si riceverà più il TFR, cioè un accantonamento annuo che corrisponde quasi al valore di una mensilità e che ha una rivalutazione annua pari all’1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione (per giugno 2022 è complessivamente del 4,8%, ISTAT).
  • Nessuna garanzia di questo tipo può essere data da ESPERO e, al limite, neppure la restituzione delle somme versate, in quanto gran parte degli importi sono investiti in azioni, obbligazioni, titoli di stato. Può andar meglio che col TFR? Certo! Può andar peggio? Altrettanto certo!
  • Docenti e ATA sono esclusi da qualsivoglia controllo circa la qualità e il valore etico degli investimenti effettuati dai fondi pensione, cosa che non avviene neppure nei piani proposti dalle banche, nei quali si può decidere, ad esempio, di evitare di puntare su cose tipo armi o energie fossili… che possono far bene alle proprie tasche, ma sicuramente non al pianeta e a chi ci vive.
  • La scelta di destinare il proprio TFR ai fondi pensione è irreversibile e non ammette ripensamenti.

Altro potrebbe essere messo in evidenza, aggiungiamo solo che è lecito diffidare del ruolo del sindacalista broker, figura di questo XXI secolo. Un sindacato – secondo noi – non deve partecipare alle speculazioni finanziarie, ma deve difendere i diritti e gli stipendi dei lavoratori, la previdenza per tutti, la sanità e la scuola pubbliche, gratuite e non regionalizzate.

RITARDI PUBBLICAZIONE GRADUATORIE CONCORSI

Visti i ritardi nella pubblicazione delle graduatorie di merito dei concorsi, abbiamo inviato un sollecito all’USR Sicilia per far valere l’abilitazione a chi è inserito nelle GM e nelle GPS.

Di seguito il testo inviato.

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Prot. n. 204 del 18.7.2022

Al Direttore generale

USR Sicilia

Oggetto: sollecito pubblicazione graduatorie di merito concorso D.D. n. 5/2022

La scrivente O.S. in occasione dell’imminente avvio delle procedure per le immissioni in ruolo e dello scioglimento della riserva inerente le graduatorie per le supplenze (GPS I FASCIA) che si dovrà ottemperare entro il 20 c.m.

CHIEDE

all’Ufficio in indirizzo di sollecitare la pubblicazione delle graduatorie di merito dei concorsi predisposte dalle competenti commissioni giudicatrici le quali le hanno già inviate a codesto Ufficio. 

Certi che l’Ufficio possa soddisfare la necessità di tanti insegnanti in attesa di una possibile immissione in ruolo, porgiamo cordiali saluti

ASSEMBLEA NAZIONALE COBAS Scuola 14-17 luglio 2022

Dal 14 al 17 luglio si è svolta a Genazzano (RM) l’assemblea nazionale dei COBAS Scuola. Al termine delle diverse sessioni di discussione sono stati approvati i documenti su:

  1. GUERRA E MILITARIZZAZIONE
  2. GESTIONE POLITICA DELL’EMERGENZA PANDEMICA
  3. CESP – Centro Studi Scuola pubblica
  4. COALIZIONI E CONVERGENZE: verso i conflitti dell’autunno
  5. IL PNRR CONTRO LA SCUOLA: reclutamento e formazione

che pubblichiamo di seguito.

Altri materiali su: RINNOVO CCNL, FONDO ESPERO, PCTO, AUTONOMIA DIFFERENZIATA saranno pubblicati successivamente.

* * *

GUERRA E MILITARIZZAZIONE

Il 13 marzo la Confederazione Cobas ha assunto una chiara posizione sulla guerra, scrivendo tra l’altro:

«Condanniamo l’invasione dell’Ucraina scatenata dal governo russo e chiediamo l’immediato “cessate il fuoco” … e l’apertura delle trattative per una pace duratura… Manifestiamo la nostra solidarietà al popolo ucraino.. Siamo contro la Nato, le cui politiche espansionistiche in Europa, dopo il dissolvimento dell’Urss, hanno fornito il pretesto alle mire neo-imperiali russe per invadere l’Ucraina… Diciamo NO alla decisione dei governi europei e di quello italiano di intervenire nel conflitto inviando armi all’Ucraina, NO all’utilizzo logistico e operativo delle basi militari sul nostro territorio. Vogliamo un’Europa di pace e di accoglienza per tutti i popoli e il pieno sostegno ai profughi. Siamo contro l’economia di guerra e il carovita, per la fine dello stato di emergenza e per la riduzione delle spese militari.»

Oggi, alla fine della discussione sul tema nella Assemblea nazionale Cobas Scuola svoltasi a Genazzano, ribadiamo con ancora più forza che:

Siamo contro la guerra in Ucraina, e contro tutte le guerre in atto; siamo al fianco dei popoli, di quello ucraino ma anche di quello russo, e di tutti i popoli, che per colpa della guerra soffrono, muoiono, sono privati dei più essenziali beni materiali e della loro autonomia e dignità. L’atroce guerra scatenata ora in Ucraina dal governo autoritario e militarista russo – ma indubbiamente a lungo stimolata e provocata dai governi imperialisti della NATO, che hanno fornito il pretesto alle mire neo-imperiali russe per invadere l’Ucraina – e il riarmo generalizzato che essa sta suscitando, vanno fermati subito, prima che sia troppo tardi.

Però le guerre non si fermano con l’invio di armi. 

Per questo siamo contrari alla politica del governo italiano, che ha rinnovato l’emergenza sanitaria appena conclusa con una preoccupante emergenza militare vigente fino al 31 dicembre. E siamo contrari al Decreto convertito in Legge che consente l’invio di armi all’Ucraina in deroga alla legge del 9 luglio del 1990 n. 185 sul controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali di armamento. E siamo contrari alla concessione, prevista dalla stessa norma, al Ministero per la Transizione Ecologica di pieni poteri di fatto per ripristinare l’utilizzo del fossile, del carbone o dell’olio combustibile, in barba agli impegni contro il riscaldamento climatico.

E siamo totalmente contrari alle spese militari in generale e all’aumento di tali spese al 2% del PIL in particolare. Questi soldi vanno spesi per combattere il carovita e per il Welfare, la Sanità, l’Istruzione. Per la scuola quello 0,8 % in più che si vorrebbe spendere in armamenti basterebbe per fare ciò che chiediamo da tempo: riduzione degli alunni per classe, aumento del personale docente ed ATA, investimenti significativi nell’edilizia scolastica (per l’80% non a norma e per il 50% priva persino dell’agibilità), nella direzione di una architettura didatticamente orientata, salubre ed ambientalmente compatibile.

Siamo fortemente preoccupati per una comunicazione politica e giornalistica che criminalizza chi tenta di proporre una analisi più complessa perché vorrebbero intrupparci tutti e farci schierare a sostegno delle scelte politiche del governo italiano. 

I Cobas della Scuola si impegnano a lottare contro la sempre più invadente presenza nelle scuole dei militari e dell’industria bellica, contro PCTO e alternanza scuola lavoro, per ripristinare l’Educazione alla pace e per un orientamento al mondo del lavoro basato sullo sviluppo delle conoscenze e del pensiero critico, per lanciare da settembre una serie di convegni CESP contro la guerra, la militarizzazione e per l’Educazione alla pace. Siamo indignati per l’osceno scambio fra l’assenso turco all’allargamento della NATO e i diritti del popolo curdo. Quanto accordato in sede NATO a Madrid da Svezia e Finlandia è la resa incondizionata al criminale di guerra Erdogan, che avrà via libera su estradizioni, torture, uccisione dei resistenti alla dittatura fascista in Turchia, in primis dei valorosi combattenti della causa curda e della rivoluzione in Rojava. Così operando si è legittimato un dittatore spietato e un regime fascista che non nasconde le mire della grandeur ottomana, utilizzando a tal fine jihadisti e tagliagole di ogni risma. L’accordo odierno di Madrid è una pagina nerissima che grava sui popoli oppressi e sull’intera umanità. Ed è proprio in questi tempi tristi che vanno dispiegati il sostegno al popolo curdo e la resistenza ai signori della guerra.

I lavoratori/trici Cobas della Scuola si impegnano, insieme alle reti sociali, sindacali, ecologiste e pacifiste a costruire mobilitazioni nazionali e internazionali contro la guerra e il militarismo. 

  • Siamo contro la minaccia di usare le armi nucleari, chiediamo la denuclearizzazione delle basi militari in Italia; la liberazione dei territori dalle servitù militari; l’uscita dalla NATO e la rescissione dei trattati in base ai quali sono presenti in regime di extra territorialità le basi militari USA in Italia.
  • Sosteniamo la popolazione civile ucraina e il diritto di accoglienza per i/le rifugiate dall’Ucraina e da tutti gli scenari di guerra, e di tutti gli esseri umani che sono in qualunque modo in pericolo nei luoghi di origine. Contro la violenza patriarcale e razzista che decide chi ha diritto a scappare e chi no, chi ha diritto a vivere e chi no. Siamo a fianco dei pacifisti russi e delle reti per la resistenza non violenta in Ucraina. Rivendichiamo il diritto di tutti e tutte di disertare la guerra. E al tempo stesso anche il diritto alla resistenza di tutti i popoli oppressi e invasi.
  • Siamo contro le sanzioni economiche che non colpiscono né le leadership politiche né il grande capitale, ma affamano i popoli. Chiediamo il libero accesso da parte di tutti e tutte ai beni primari, a partire dal grano. 
  • Siamo per la smilitarizzazione globale e la definitiva denuclearizzazione del pianeta. Chiediamo lo scioglimento delle alleanze militari. Chiediamo al governo italiano di sottoscrivere il Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari approvato nel 2017.

Pace tra gli oppressi e fuori la guerra dalla storia!

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GESTIONE POLITICA DELL’EMERGENZA PANDEMICA

I COBAS della Scuola agiscono per ricostruire un clima di ascolto e fiducia reciproca fra i/le lavoratori/rici, in difesa del diritto alla salute e al lavoro.

È necessaria la costruzione di iniziative politico-sindacali a sostegno delle seguenti richieste:

  • Accesso gratuito e sotto controllo medico alle cure e alla vaccinazioni volontarie in qualunque parte del mondo.
  • Nessun obbligo vaccinale né alcuna ritorsione per chi non voglia vaccinarsi, che non deve subire:
    • sospensione dal lavoro;
    • demansionamenti;
    • nessuna esclusione sociale o limitazione dei diritti.
  • Abolizione definitiva del green pass o di qualsiasi forma di certificazione mirata al controllo e al disciplinamento delle persone superando ogni discriminazione.
  • Stanziamenti adeguati per rilanciare la sanità di base, nuove assunzioni e la ricerca indipendente sulle cure.
  • Investimenti massicci per la prevenzione e per garantire ambienti di lavoro sicuri.

A scuola:
– No alle classi pollaio: 20 alunni per classe, 15 in caso di presenza di alunni diversamente abili.
– Stabilizzazione dell’organico COVID.
– Interventi strutturali per l’edilizia scolastica.
– Creare presidi sanitari permanenti (che rimangano anche dopo la fine della pandemia).
– Garantire le misure di protezione individuale e di monitoraggio, che devono essere a carico della sanità pubblica.
– Investire nei sistemi di aerazione e sanificazione (su cui far partire una campagna anche mediatica ma soprattutto di mozioni e raccolta firme nelle scuole).
– Investire nel trasporto pubblico.

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CESP – Centro Studi Scuola pubblica

Il CESP è uno strumento molto importante per le attività dei Cobas. Esso vive e agisce grazie alle numerose iniziative attuate in diverse sedi Cobas sparse in varie parti d’Italia. È proprio l’impegno delle/gli attivisti/e Cobas che consente la costruzione di momenti di relazione con le/gli altri lavoratori/rici della scuola, divenuti più difficili  dal  momento  in  cui  hanno  tolto  ai  Cobas  la  possibilità  di  fare assemblee in orario di lavoro.

Generalmente il livello dei convegni svolti ci pare molto buono. Per un miglior funzionamento del CESP, per potenziarne e valorizzarne ancor più I lavori, riteniamo opportuno:

–  organizzare uno specifico gruppo di lavoro dell’EN che si avvalga anche dell’apporto di attivisti/e esterni per organizzare e coordinare iniziative nazionali, proponendole alle sedi in modo da coinvolgere quanti più lavoratori/trici della scuola, senza alcun modo limitare l’autonomia e l’iniziativa delle sedi a livello locale.

– caratterizzare quanto più possibile i convegni in modalità laboratoriale.

– invitare ad organizzare i prossimi convegni, soprattutto quelli a carattere nazionale, nella doppia modalità in presenza e online per allargare i/le partecipanti e la diffusione dei contenuti e delle lotte.

– valorizzare nella comunicazione interna ed esterna l’attività del CESP.

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COALIZIONI E CONVERGENZE: verso i conflitti dell’autunno

In vista della fase conflittuale che auspichiamo si apra in maniera significativa da settembre, l’Assemblea Nazionale dei COBAS della scuola condivide e approva il tentativo della Confederazione COBAS di costruire le più ampie convergenze e coalizioni sociali, sindacali e politiche per esprimere al meglio, nell’autunno, l’ostilità verso le politiche governative sui temi bellici, economici, sociali ed ambientali.

L’AN ritiene che, in questa prospettiva, oltre al mantenimento della partecipazione ai tavoli unitari del sindacalismo di base confederale, sia stata positiva l’apertura di un dialogo fecondo – espresso anche in un documento unitario GKN/COBAS – con la coalizione messa in piedi intorno alla rilevante esperienza di lotta della fabbrica GKN. E questo dialogo, secondo l’AN, deve rientrare in un quadro globale di alleanze che non può riguardare solo il sindacalismo di base, di cui va evitata l’autoreferenzialità e il cui schieramento, quand’anche relativamente unitario, non è sufficiente ad affrontare la fase conflittuale che ci attende: considerazione che ci impone di cercare di coinvolgere, nella maniera più ampia possibile, reti, strutture e movimenti sociali, ambientalisti, studenteschi, contro la guerra e la militarizzazione.

Alla luce anche delle dimissioni del governo Draghi, che apre scenari incerti sul futuro istituzionale dell’Italia, l’AN condivide l’orientamento dell’EN confederale, cosciente di non poter prendere oggi precisi impegni di sciopero per l’autunno, con date preconfezionate fin d’ora. Riteniamo però che un impego puntuale si possa invece prendere subito a proposito del Global strike del 23 settembre prossimo, mobilitazione mondiale dei movimenti e reti ambientalisti e climatisti, che si svolgerà in Italia con manifestazioni territoriali che si effettueranno comunque, indipendentemente dai mutamenti governativi o istituzionali. E dunque l’AN dà fin d’ora l’adesione come COBAS Scuola, in un quadro che coinvolgerà e riguarderà l’intera Confederazione COBAS, alla giornata mondiale e nazionale del Global Strike del 23 settembre 2022.

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IL PNRR CONTRO LA SCUOLA: reclutamento e formazione

L’Assemblea nazionale dei Cobas scuola richiede l’abrogazione degli articoli inerenti la scuola della legge di conversione n. 79/2022 del d.l. n. 36/2022 per le seguenti motivazioni:

  • La legge istituisce un vero e proprio percorso ad ostacoli per l’immissione in ruolo dei docenti, caratterizzato da tre step, ognuno con prova finale selettiva (percorsi abilitanti, concorso, anno di prova), con rilevanti costi a carico dei partecipanti e con il rafforzamento del mercato privato della formazione.
  • La formazione incentivata, obbligatoria per i neo assunti e facoltativa per gli altri, prevede prove intermedie e finali selettive, con un premio una tantum assegnato in modo non generalizzato o a rotazione, che in base alle stesse previsioni del Ministero andrà solo al 5% circa dei docenti, per effetto del vincolo delle risorse.
  • Le risorse saranno ricavate dal taglio dei fondi per la Carta docenti (che, invece, va estesa ai precari) e dal taglio di 11.300 posti per il calo demografico; risorse che, invece, vanno destinate alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’ assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per la sicurezza delle scuole.
  • La scuola non ha bisogno di competizione individuale e di gerarchia, ma di collegialità effettiva e cooperazione.
  • I contenuti della formazione in entrata e in servizio prefigurano un indottrinamento di Stato lesivo della libertà di insegnamento, con la digitalizzazione intesa come asservimento alla macchina informatica, l’orientamento inteso come marketing, l’inclusione intesa come medicalizzazione, la didattica delle competenze intesa come addestramento a “saper fare” decontestualizzati in linea con la precarizzazione del lavoro, meccanismi che hanno già prodotto tanto analfabetismo cognitivo;  la scuola ha, invece, bisogno di puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi e del pensiero critico.

I Cobas propongono agli organi collegiali e alle Assemblee sindacali di deliberare mozioni che chiedano l’abrogazione del reclutamento e della formazione incentivata previsti dalla legge n. 79 e l’adozione di tutte le forme possibili di boicottaggio.

DOCENTE DISABILE: LICENZIAMENTO ANNULLATO

IL TRIBUNALE DI MARSALA ANNULLA IL LICENZIAMENTO DI UNA DOCENTE DISABILE

Finalmente si è conclusa positivamente una complicata vicenda che ha visto protagonista un Istituto comprensivo di Marsala (TP) e una docente disabile difesa dall’avv.ta Mariachiara Garacci. La collega, soggetto invalido e anche disabile (art. 3, comma 3, l. n. 104/1992), era stata ingiustamente licenziata perché, a seguito del parere del medico competente durante l’emergenza Covid era stata originariamente considerata “NON IDONEO alla mansione specifica PERMANENTEMENTE. SOGGETTO FRAGILE: utilizzare i dispositivi di protezione individuale specifici per la mansione espletata (Mascherina FFP2) in considerazione dell’emergenza attuale da COVID-19 fino alla dichiarazione delle Autorità Competenti di cessata emergenza Covid-19. DA SOTTOPORRE A NUOVA VISITA MEDICA il 15/07/2021 (Periodicità annuale)”, ma poi – a seguito di una richiesta di visita medico collegiale inoltrata del Dirigente scolastico – la Commissione medica di Palermo e successivamente la Commissione Medica Interforze di seconda istanza del Ministero della Difesa la dichiaravano erroneamente “NON IDONEO permanentemente in modo assoluto al servizio come dipendente di amministrazione pubblica (ex art. 55 octies Dlgs 165/2001)” sicché il Dirigente scolastico decretava – automaticamente – la sua dispensa dal servizio per inidoneità fisica permanente e assoluta ai sensi della Legge n. 274/91. 

Pertanto la docente, che ha sempre svolto diligentemente la propria professione, nonostante il suo stato patologico, senza mai assentarsi da scuola, ricorreva al Tribunale di Marsala che ha pienamente accolto le ragioni dell’avv.ta Garacci riguardo:

1. l’obbligo datoriale di repechage e di adibizione della lavoratrice a diverse mansioni;

2. l’attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;

3. l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli, idonei a contemperare, in nome dei principi di solidarietà sociale, buona fede e correttezza, l’interesse del disabile al mantenimento di un lavoro confacente la sua condizione psico-fisica con quello del datore, come sancito da diverse pronunce della Corte di Cassazione.

Conseguentemente, il Tribunale di Marsala (Sent. n. 515/2022) ha dichiarato illegittimo il licenziamento, ordinato la reintegra nel posto di lavoro e condannato l’amministrazione al pagamento di una risarcimento pari all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e alle spese processuali. Per altro, anche, il Consulente Tecnico, nominato a seguito di richiesta dell’avv. Garacci, ha affermato che la ricorrente “Se da un lato è innegabile che è affetta da gravi patologie, dall’altro lato è anche vero che dette patologie non hanno mai inciso sulla propria attività lavorativa” e ha poi evidenziato che “non sono condivisibili le conclusioni della commissione di verifica di Palermo basate su argomentazioni contraddittorie”, tanto che la docente per automaticità di procedura veniva sottoposta a visita di revisione per l’accertamento della sua idoneità alla guida con esito a lei favorevole. Finalmente la giustizia ha fatto il suo corretto decorso e – insieme alla collega e all’avv.ta Garacci – ci riteniamo soddisfatti del risultato raggiunto: la disabilità non equivale ad inidoneità e chiunque ha il diritto di poter vivere la propria vita al pari degli altri nell’ambito lavorativo, sociale e nelle relazioni umane senza dover subire condotte discriminatorie.

Indizione assemblea provinciale dei Cobas Scuola Palermo 4.7.2022 ore 16

Gli ultimi due anni e mezzo sono stati segnati da eventi particolarmente onerosi per le nostre esistenze che hanno inciso profondamente sulle tradizionali forme di socialità.

Accanto a ciò il processo involutivo della scuola italiana ha subito un’accelerazione tutt’ora in corso che ha aggravato i carichi di lavoro e reso sempre più pesante l’impegno giornaliero di chi ci lavora.

Quanto sopra accennato ha comportato maggiori difficoltà nelle attività del nostro sindacato in difesa della scuola pubblica e dei diritti di tutti le/i cittadin*.

Dal 14 al 17 luglio prossimi, terremo l’Assemblea Nazionale dei Cobas scuola a Genazzano (Roma), dedicando a questi temi 4 giorni per confrontarci.

In vista dell’Assemblea Nazionale abbiamo indetto l’Assemblea Provinciale di Palermo al fine di riprendere il confronto con quanti potranno esserci per analizzare i cambiamenti in atto e individuare modalità di intervento.

Assemblea provinciale dei Cobas Scuola Palermo

lunedì 4 luglio 2022 dalle ore 16 alle ore 20

esclusivamente in presenza nella sede cobas scuola piazza unità d’italia 11 palermo

odg:

1) Le questioni che investono la scuola.

2) La situazione politico sindacale dall’inizio pandemia ad oggi.

3) Rinnovo dell’Esecutivo provinciale dei cobas scuola.

4) Elezione dei delegati per l’assemblea nazionale;

5) Varie ed eventuali.

La riunione si terrà all’aperto nel terrazzo della sede.

A seguire, sarà offerto un rinfresco a base di rosticceria e bevande varie.

A fronte dell’importanza dei temi da trattare e dell’opportunità di rivederci in presenza dopo tanto tempo, invitiamo tutt* le/gli iscritti a partecipare all’Assemblea Provinciale.

Chiediamo a chi parteciperà all’Assemblea Provinciale di comunicarcelo con una mail all’indirizzo cobasscuolapa@gmail.com, in modo da poter organizzare al meglio l’assemblea e il rinfresco.

RICORSO CARTA DEL DOCENTE

RICORSO PER I PRECARI AL GIUDICE DEL LAVORO PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CARTA DEL DOCENTE

i Cobas della Scuola avviano il patrocinio del ricorso per il recupero di 500 euro per gli ultimi 5 anni di mancata erogazione del “bonus formativo carta docente” e per il riconoscimento alla futura erogazione nei confronti dei docenti precari ingiustamente esclusi dal beneficio.

Il ricorso è rivolto ai docenti precari delle scuole di ogni ordine e grado, con servizio in scuole del sistema di istruzione statale negli ultimi 5 anni. Rientrano nel ricorso tutti gli incarichi e supplenze che hanno consentito di raggiungere l’annualità scolastica (almeno 180 giorni di servizio, anche non consecutivi, o prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale). I docenti che vorranno aderire al ricorso per la Carta del Docente dovranno prendere appuntamento presso la sede COBAS SCUOLA di Palermo, sita in piazza Unità d’Italia n. 11 telefonando allo 091 349192 nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 12,30, e martedì e giovedì dalle ore 16,30 alle 19,00, per prenotare la consulenza degli avvocati Giacomo Cirincione e Ciro Gianfranco Messeri che si terrà tutti imartedì a partire dal 28 giugno alle ore 17,30. Successivi appuntamenti saranno concordati nelle stesse giornate di martedì. Ai link riportati di seguito ulteriori informazioni e il modello di diffida predisposto.

ISTRUZIONI PER ADERIRE AL RICORSO

FAC-SIMILE DIFFIDA

Vittoria al TAR Lazio: prove suppletive concorso ordinario

Comunicato stampa

IL TAR LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO COBAS:

PROVE SUPPLETIVE PER ASSENTI PER COVID AL CONCORSO ORDINARIO

Il Ministero dell’Istruzione dovrà organizzare prove suppletive per chi, assente per Covid, non ha potuto partecipare alla prova scritta del concorso ordinario. Lo ha deciso il TAR Lazio (Sezione Terza Bis) accogliendo un ricorso dei Cobas Scuola patrocinato dall’ avv. Nobile. 

Di seguito il testo della sentenza:

“Ritenuto di dover disporre l’ammissione con riserva degli odierni ricorrenti a delle prove scritte suppletive del concorso ordinario per il reclutamento di personale docente, che l’amministrazione è tenuta ad organizzare, tenuto conto dell’orientamento conforme della Sezione su vicende analoghe intercorse con riferimento al concorso straordinario di cui al d.d. n. 510/2020, peraltro avallato dal Consiglio di Stato (cfr. ex multis T.A.R. Lazio, Sezione Terza Bis, ordin. n. 7199/2020, confermata dal Cons. Stato, Sez. VI, ordin. n. 7145/2020). 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) accoglie l’istanza cautelare nei sensi di cui in motivazione, ammettendo con riserva le ricorrenti alla prova scritta suppletiva che l’amministrazione resistente è tenuta ad organizzare, nei sensi di cui in parte motiva.”

CONVEGNO CESP PALERMO 6 GIUGNO2022

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016

Attività di Formazione per il personale Docente e Ata di ruolo e precario della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado. Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009


CONVEGNO DI FORMAZIONE in modalità mista, online e in presenza presso la sede Cobas Scuola, piazza Unità d’Italia 11 Palermo

IL GOVERNO DEI “MIGLIORI” E LA SCUOLA

Competizione, premi e gerarchie nella Scuola del futuro

lunedì 6 giugno 2022 ore 8.30/14.00

La partecipazione è gratuita e limitata a n. 250 persone (capienza massima della piattaforma usata). Per partecipare al convegno è indispensabile iscriversi alla pagina web https://cobasscuolapalermo.com/iscrizione-convegno-cesp-palermo-6-giugno-2022/ inserendo i dati richiesti (in particolare, cognome, nome e un indirizzo mail personale funzionante) e segnalando se si intende partecipare in modalità online o in presenza presso la sede Cobas di piazza Unità d’Italia 11. Raggiunto il numero massimo di capienza la pagina web delle iscrizioni sarà disattivata. Il link alla videoconferenza sarà inviato agli indirizzi mail degli iscritti entro il 5.6.2022. L’attestato di partecipazione sarà spedito agli indirizzi mail di coloro che accedendo alla videoconferenza abbiano indicato il proprio nome e cognome.

PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00 – Relazioni e dibattito

  • IL PNRR E LA SCUOLA: formazione obbligatoria e “carriera”
  • IL PNRR E L’ORIENTAMENTO
  • IL NUOVO RECLUTAMENTO: un percorso a ostacoli per il ruolo
  • IL CCNL E IL PNRR: competizione, premi e gerarchie

ore 13.30 – Conclusioni

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

18.5.2022 ASSEMBLEA PROVINCIALE

Assemblea online e in presenza per tutto il personale docente e ATA  

mercoledì 18 maggio 2022 ore 16,30 – 19,00

in presenza presso la sede Cobas scuola in piazza Unità d’Italia 11 Palermo

e online collegandosi a https://meet.goto.com/516389197 

o.d.g.:

  1. la riforma della scuola secondo il decreto legge n. 36 del 30.4.2022: percorso a ostacoli per le assunzioni e carriera docente legata alla formazione;
  2. un rinnovo contrattuale che non c’è;
  3. economia di guerra e i tagli al bilancio scolastico;
  4. demansionamento e gestione della pandemia a scuola; 
  5. iniziative di lotta.

Siete tutte/i invitate/i a partecipare

* * *

d.l. n. 36/2022

GERARCHIZZAZIONE DEL PERSONALE DOCENTE E FORMAZIONE INCENTIVATA

Il “governo dei migliori” ha deciso di accelerare e di portare a casa uno dei tanti obiettivi che molti ministri (a partire da Berliguer con il “concorsaccio”) hanno provato a conseguire: differenziare gli stipendi degli/lle insegnanti e creare docenti di seria A e B.

Secondo il decreto legge n. 36/2022, nei prossimi anni nella scuola italiana troveremo tre diverse tipologie di docenti:

  1. chi si “limiterà” a svolgere il lavoro in classe e resterà con gli aumenti legati agli scatti di anzianità (ma sarà comunque obbligato a seguire corsi di formazione sulla didattica digitale);
  2. chi deciderà di partecipare alla lotteria della formazione incentivata;
  3. i neoimmessi in ruolo che dall’a.s. 2023/24 saranno obbligati a svolgere la formazione incentivata.

Il meccanismo è perverso: i docenti che vorranno aumentare il proprio stipendio dovranno aggiornarsi gratuitamente per tre anni; poi dovranno sottoporsi al comitato di valutazione (formato da altri colleghi e integrato con il preside di un’altra scuola o un dirigente tecnico).

Il comitato di valutazione potrà però promuovere solo il 50% dei docenti che faranno richiesta, per cui la metà avrà lavorato gratuitamente e inutilmente. I promossi potranno decidere se continuare la “carriera” ed avviarsi verso un altro triennio di formazione (sempre gratuitamente) al termine del quale (se rientreranno nel 50% dei promossi) avranno un ulteriore aumento di stipendio. Altro che condivisione e collegialità! La competizione si accamperà al centro della scuola.

Il monte orario della formazione e la quantificazione degli aumenti salariali saranno definiti in accordo con i sindacati ed entreranno nel contratto nazionale.

L’operazione sarà finanziata con i fondi del PNRR, spostando (dal 2028) in questo capitolo di spesa le risorse utilizzate per la carta del docente e “mediante razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026/2027″; ecco come il governo pensa di “migliorare” la scuola: tagliando cattedre! 9.600 cattedre in meno dal 2026 al 2031 per finanziare i docenti migliori.

È una vergogna: di fronte alle classi pollaio e ai parametri di formazione delle classi che non sono diminuiti nemmeno di fronte alla pandemia! Ma come pensa il ministro Bianchi che qualcuno poi creda alla sua favola della “qualità” della scuola italiana?

Il tutto supportato e organizzato da un nuovo carrozzone genera-stipendi, la Scuola di Alta formazione dell’istruzione i cui posti di comando sono occupati dai presidenti di INVALSI e INDIRE insieme ad altre “personalità” nominate dal Ministro; ma la scuola potrà interagire anche con soggetti privati.

Sarà dunque ancora l’INVALSI a orientare la formazione e dunque la didattica nella scuola e non ci vuole troppa fantasia per immaginare che i contenuti saranno quelli che da anni i docenti sperimentano: didattica digitale, inclusione intesa come medicalizzazione, orientamento inteso come marketing, competenze intese come addestramento, ecc., corsi umilianti professionalmente e intellettualmente, in cui i docenti si riducono ad essere carne gratuita da stipendio per formatori spesso discutibili.

Ma il vero business si genererà con il meccanismo della certificazione; infatti la Scuola di Alta formazione si raccorderà “con soggetti pubblici e privati fornitori di servizi certificati di formazione”; si svilupperà ulteriormente quel mercato delle certificazioni che rappresenta uno strumento di progressiva privatizzazione della scuola.

L’obiettivo del governo è dividere e gerarchizzare i/le docenti, creare una presunta élite che avrà uno stipendio maggiorato e, magari, anche punteggio aggiuntivo per la graduatoria interna e per la mobilità, come era previsto nelle prime versioni. Chi è dentro la scuola sa bene che questa “formazione” non porta ad un aumento della qualità dell’insegnamento, ma anzi punta a veicolare all’interno delle classi quel ciarpame didattico che già tanti danni ha prodotto nella scuola italiana, producendo un analfabetismo cognitivo di ritorno.

Dobbiamo fermare il Governo e impedire che i sindacati confederali si limitino a salvaguardare le loro prerogative contrattuali senza modificare la sostanza. La “riforma”:

● rafforza i “cerchi magici” intorno ai presidi mentre la scuola avrebbe bisogno di rafforzare gli organi collegiali e recuperare le loro prerogative sempre più erose dai presidi; 

● divide e gerarchizza il personale docente mentre nella scuola ci sarebbe bisogno di maggiore condivisione e collegialità; 

● rafforza una didattica che esalta tutto ciò che si svolge al di fuori della classe, mentre un serio progetto di aggiornamento (retribuito) dovrebbe puntare a rafforzare la didattica delle discipline per combattere l’analfabetismo cognitivo.

6 maggio SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

6 MAGGIO 2022 SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

manifestazione a Palermo in piazza Verdi ore 9.30

I COBAS SCUOLA hanno convocato lo sciopero generale dell’intera giornata del 6 maggio 2022 del personale docente, educativo ed Ata delle scuole di ogni ordine e grado con i seguenti obiettivi:

– Contro i quiz Invalsi e il Sistema nazionale di valutazione, che hanno effetti retroattivi negativi sulla didattica, standardizzano gli insegnamenti, trasformano i docenti in “addestratori ai quiz”, discriminano gli studenti con BES.

– Contro il Decreto scuola che introduce inaccettabili modalità per la stabilizzazione dei precari e una formazione triennale in orario aggiuntivo, che diventerà obbligatoria per i docenti neo-immessi dal 2023-24, con incentivazione salariale e verifiche selettive per creare gerarchie tra i/le lavoratori/trici, veicolare la logica della scuola-azienda e restringere pluralismo didattico e libertà di insegnamento.

Contro il taglio dello 0,5% del PIL delle spese per l’istruzione previsto dal DEF 2022 a fronte di un aumento delle spese per le armi.

– Per il rinnovo del CCNL scaduto da più di tre anni, con aumenti significativi uguali per tutti/e, per recuperare almeno il 20% del potere salariale perso negli ultimi anni e difendere i salari reali dalla ripresa dell’inflazione e del carovita. 

– Per investire i fondi del PNRR per ridurre a massimo 20 il numero degli alunni/e per classe (15 in presenza di alunni con disabilità), assumere i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 2, investire in modo significativo nell’edilizia scolastica.

– Contro la cosiddetta didattica delle competenze addestrative, per una scuola pubblica che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico.

– Per il potenziamento degli organici docenti ed Ata, l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti, la stabilizzazione dei posti Covid e il ripristino integrale delle sostituzioni con supplenze temporanee.

– Contro il demansionamento e il prolungamento dell’orario dei docenti rientrati dalla sospensione.

– Contro il lavoro gratuito degli studenti nei PCTO e negli stage, con il rischio di morire sul lavoro, come avvenuto recentemente; per sospendere tali attività e restituire alle scuole la decisione se svolgerle o meno e per quante ore.

FERMARE LA GUERRA, FERMARE IL RIARMO

IL VOLANTINO DELLO SCIOPERO