COMUNICATO SCIOPERO NO INVALSI

ABBIAMO SCIOPERATO E MANIFESTATO PER SANIFICARE LE SCUOLE DALL’INVALSI…E PER RISPONDERE AL “LUNARE” MINISTRO BIANCHI

Oggi abbiamo scioperato contro i quiz Invalsi nella Scuola Primaria e manifestato in varie città, con il sostegno della coalizione Priorità alla scuola, perché, come sosteniamo fin dall’apparire di questa “americanata”, riteniamo inutili e dannosi i quiz, con l’aggravante quest’anno del grottesco mantenimento dell’impianto malgrado la pandemia e il fatto che gli alunni/e hanno perso tanti mesi di scuola vera, lasciati in balia di quel pessimo surrogato che è la didattica a distanza, e richiamati in presenza solo per svolgere i quiz, evidentemente ritenuti più importanti della didattica quotidiana.
Invece di lavorare perché nel prossimo anno scolastico si possano frequentare regolarmente le lezioni (abolizione delle classi pollaio, assunzioni di Docenti e ATA, investimenti nell’edilizia scolastica e potenziamento dei trasporti) il Ministero ci ha riproposto l’inaccettabile rito, ora ancor più assurdo e surreale di sempre. Per dire cosa? Che gli studenti sono indietro con gli apprendimenti? Che il divario degli apprendimenti si è ulteriormente allargato a seconda delle famiglie di provenienza? Contro tutto questo hanno protestato oggi a gran voce alcune migliaia di docenti, Ata, genitori (molti/e dei quali non hanno mandato i figli a scuola a fare i quiz) e bambini/e della Primaria che hanno scioperato e sono scesi in piazza in varie città italiane .In particolare a Roma, a 100 metri dal Parlamento, maestre/e, genitori e alunni/e hanno dato vita ad un happening colorato , combattivo e allegro al contempo, con una rappresentazione teatrale che ha sollecitato anche un buon numero di bambini a prendere il microfono ed esprimere in maniera illuminante la loro protesta. Ma abbiamo approfittato delle manifestazioni anche per dare una risposta immediate alle ultime sortite – espresse con un tono stralunato di chi sembra appena sbarcato da terre aliene – del ministro Bianchi. Il quale, in audizione alla Camera, ha lasciato basiti i parlamentari dicendo che a settembre si tornerà tutti/e in presenza (e vorremmo vedere!) ma che la DaD verrà “implementata”. Che diavolo intendesse dire non si é capito. Ma la DaD è stata seppellita nel ridicolo e sconfessata dallo stesso Draghi con le riaperture generalizzate, e non potrà essere riesumata: le energie governative vengano piuttosto impiegate, e in fretta, per trovare tante nuove aule, per stabilizzare tanti precari, docenti ed Ata  e per ridurre gli alunni/e per classe. E, a proposito di precari/e, oggi il “lunare” Bianchi se ne é uscito con la strampalata dichiarazione che ,sì, ne verrà stabilizzata una parte ma non ci saranno “sanatorie”. Ma come si fa a chiamare “sanatoria” l’assunzione stabile di docenti che sono stati giudicati in grado di insegnare per anni (alcuni per decine di anni) e ora dovrebbero sottoporsi a nuove e insopportabili forche caudine? Che si proceda nella maniera più semplice e rapida: stabilizzazione intanto di tutti i docenti precari/e con almeno 3 anni di servizio e gli Ata con 24 mesi. E si riparta a settembre con tante più aule e con meno studenti per classe, e con i trasporti urbani adeguati: e ovviamente si cancelli definitivamente l’obbrobrio Invalsi. Poi parleremo del resto.

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della Scuola

6 maggio 2021

Tra DaD e scuola in presenza: una riflessione sui processi di valutazione

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO/FORMAZIONE PROMOSSO DAL CESP IN VIDEOCONFERENZA

Venerdì 14 maggio 2021 ore 8,30/13,30

Ore 8,30 Registrazione partecipanti

Introduce e coordina: Nino De Cristofaro (Docente, CESP Sicilia)

Ore 9,00 Relazioni:

Giovanna Mezzatesta (Dirigente Scolastica, LS.S Bottoni, Milano)

Valutare il prodotto o il processo

Katia Perna (Dirigente Scolastica CD Rapisardi, Catania)

La nuova valutazione nella scuola primaria: problemi e prospettive.

Stefania Pisano (Docente, LC Cutelli, Catania)

Le euristiche cognitive e la valutazione

Serena Tusini (Docente, Esecutivo Nazionale Cobas Scuola)

Una valutazione orientata al cambiamento

Ore 10,20 Pausa; ore 10,40 Dibattito; ore 13,00 Conclusioni

Esonero dal servizio per tutto il personale Docente e Ata(art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009). Attestato di Partecipazione.

Per partecipare: https://global.gotomeeting.com/join/243844373 Codice accesso: 243-844-373

Poiché la piattaforma può contenere sino a 250 partecipanti, chi è interessata/o al convegno deve inviare una mail a: cobascatania@libero.it e attendere la conferma.

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006)

Scarica la locandina del convegno.

Scarica il modello di esonero dal servizio.

1° MAGGIO DI LOTTA A PALERMO

L’emergenza pandemica che imperversa da più di un anno approfondisce drammaticamente la crisi economica e sociale.

470.000 lavoratrici/tori, nonostante l’attuale blocco dei licenziamenti (che Confindustria spinge per rimuovere), hanno perso il posto di lavoro solamente nei primi 9 mesi del 2020.

Le donne e i migranti, sotto la minaccia di revoca del permesso di soggiorno, sono tra le categorie maggiormente penalizzate; aumenta a dismisura la precarietà e la disoccupazione.
Su tutto il territorio nazionale si sono svolte molteplici mobilitazioni di lavoratrici/tori di tanti settori: docenti e ATA della scuola, operai, precari, disoccupati, migranti, piccolo lavoro autonomo, ribadendo la necessità di:

  • garantire a tutt* lavoro, abitazione, reddito e libertà di circolazione per un’esistenza dignitosa,
  • avviare una seria trasformazione ecologica della produzione e della società,
  • sottrarre al mercato e tutelare i Beni comuni e i servizi sociali (Scuola, Sanità, Trasporti…)

A Palermo sabato 1° maggio saremo in piazza in occasione della giornata internazionale dei lavoratori/trici, caratterizzandola come momento di memoria storica, di confronto e di lotta.

PRESIDIO A PIAZZA VERDI (DAVANTI AL TEATRO MASSIMO) DALLE ORE 9:30 ALLE 13:00

Promosso da:

COBAS SCUOLA

CUB

SLAI COBAS

USB

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

POTERE AL POPOLO

6 maggio SCIOPERO INVALSI ELEMENTARE

Il 6 maggio sciopero COBAS nella Primaria per una moratoria dei quiz Invalsi e una ridiscussione del sistema di valutazione della scuola

Nei giorni scorsi il ministro Bianchi ha preso la decisione di annullare per quest’anno le prove standardizzate Invalsi nelle classi seconde delle scuole secondarie di secondo grado. La decisione prende atto della difficile situazione delle scuole e del tormentato anno didattico che è stato vissuto con grande fatica da studenti, insegnanti e genitori, rendendo decisamente fuori luogo la somministrazione di test come se tutto fosse come due anni fa. È evidente che le prove che sono state elaborate per raccogliere dati in una situazione di normale didattica non possono essere ragionevolmente proposte nel contesto presente. Se però appare assennata e condivisibile la decisione per queste classi, risulta francamente incomprensibile la conferma contestuale di tutte le altre prove Invalsi, quelle rivolte ai maturandi, agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, alle bambine e ai bambini di quinta e seconda elementare. Da una parte osserviamo una presa d’atto della drammaticità dell’emergenza che la scuola italiana sta vivendo, ma allo stesso tempo risulta evidente un’ostinazione burocratica a confermare nei marosi della pandemia i rigidi assolvimenti della scuola pre-pandemica. Questa rigidità – tra l’altro – sta giustamente suscitando le critiche e le richieste di sospensione che giungono da tutti i soggetti della scuola, a partire dai genitori e dagli studenti fino ad arrivare al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Che senso può avere effettuare i test quest’anno a classi decimate, a frequenza se va bene del 50%, dopo mesi e mesi di didattica a distanza, mentre si fatica a trovare tablet e connessioni da assicurare ai bambini o alle ragazze confinati a casa, o a reperire supplenti per sostituire i docenti in quarantena? Davvero l’ottusità burocratica può arrivare a questa ostinata rivendicazione del suo potere sulla scuola reale e sulla sua sofferenza?

Noi chiediamo al Ministero di sospendere quest’anno tutte le prove Invalsi, lasciando ai docenti e agli studenti la possibilità di concentrare le esigue forze rimaste sulla didattica quotidiana, sul confronto e sullo scambio dialettico a partire dalle dure esperienza del presente, sul consolidamento delle preziose relazioni umane e pedagogiche che sono riuscite in questi due anni a far sopravvivere la scuola e le persone che la abitano. Chiediamo anche di aprire, a partire da questa estate, un confronto ad ampio raggio sulle modalità di valutazione nella e della scuola italiana. Il sistema messo a punto dall’Invalsi in questi anni a fronte di ingenti spese ha prodotto dati di conoscenza dalla scarsa affidabilità e utilizzabilità per migliorare la scuola nazionale a prezzo di pesanti effetti controproducenti sulla didattica e sull’organizzazione della scuola. In particolare, si sta diffondendo l’addestramento ai quiz, che punta all’acquisizione di nozioni e/o di quella particolare competenza che mira alla scelta della risposta ritenuta esatta dall’Invalsi, che sovente non é neppure la migliore o l’unica possibile, e la scuola italiana, di fronte al dilagare dell’analfabetismo cognitivo, ha bisogno di rimettere al centro lo sviluppo delle capacità cognitive ( capacità di analisi, di sintesi, spirito critico, autonomia di giudizio..). Le innovazioni normative introdotte quest’anno per quanto riguarda la valutazione nella scuola primaria hanno costituito un segnale di inversione di tendenza che a nostro parere va sostenuto. È giunto il il momento di ritornare a discutere quali strade percorrere per raccogliere informazioni sullo stato di salute della scuola, coinvolgendo nel dibattito le diverse componenti della scuola, a partire dai docenti, considerati come parte attiva della riflessione e non come meri somministratori di test elaborati altrove.

Per tutto questo i Cobas indicono uno sciopero della primaria il 6 maggio, giorno della prova Invalsi di italiano in seconda e quinta elementare, e invitano i lavoratori/trici di tutti gli ordini di scuola alla mobilitazione per il ritiro dei quiz Invalsi

RECOVERY PLANet NON RECOVERY PLAN

No al Recovery Plan – Sì al Recovery PlanET

I COBAS in piazza con la Società della Cura

PRESIDIO A PALERMO IN PIAZZA VERDI, LUNEDÌ 26 APRILE 2021, ORE 17.00

“Bisogna riassaporare il gusto del futuro” ha detto Draghi illustrando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’accesso ai 200 miliardi del Next Generation Eu. Il “futuro”, di cui parla Draghi, può mai essere accettato quando sappiamo che è stato disegnato da un piccolo gruppo di “esperti”, e che viene presentato al Parlamento cinque giorni prima del suo invio all’Unione Europea, senza nessun coinvolgimento della società? La risposta è ovviamente un secco NO: non c’è futuro senza una democrazia reale e partecipativa, nella quale tutti/e concorrano a decidere quale modello di società è il più utile e necessario.

Il PNRR del governo è fondato sulla triade Crescita/Concorrenza/Competizione. Prevede grandi investimenti, ma nessuna reale conversione sociale ed ecologica: solo una “modernizzazione” green e digital dell’attuale modello fondato sulla mercificazione organica di persone, ambiente, servizi sociali, Beni comuni, cultura, idee e vita ricreativa e sulla diseguaglianza strutturale, con l’aggravante di destinare ulteriori fondi all’industria bellica e di riaprire la porta al nucleare, proprio nell’anniversario del disastro di Chernobyl. Non è assolutamente questa la strada da seguire, un percorso che sciaguratamente getterebbe al vento anche tutti i drammatici e durissimi insegnamenti che la crisi pandemica ed economica ci ha costretto a subire. Serve un cambio radicale di rotta e un nuovo modello di convivenza: una società della cura, che sia cura di sé, delle altre e degli altri, dell’ambiente, del vivente, della casa comune e delle generazioni che verranno. Il PNRR del governo parla di “ripresa e resilienza”: ma non vi sarà alcuna “ripresa e resilienza” senza garantire un reddito di base e un lavoro degno, la trasformazione ecologica della produzione e della società, Beni comuni e servizi sociali (a partire da Scuola, Sanità e Trasporti) tutelati e sottratti al mercato, diritto ad un’istruzione di qualità e in presenza, diritto alla casa, alla salute, alla sicurezza sociale e sanitaria garantiti per tutte e tutti.

Il 26 aprile il presidente del Consiglio Draghi porterà alla discussione delle Camere il PNRR. Sarà di fatto una ratifica, salvo qualche scaramuccia per portare a casa un bottino più cospicuo da parte dei singoli partiti, tutti in spasmodica attesa da settimane del carico di miliardi che arriverà dall’Europa, con quel dichiarato intento di spartirseli che li ha rapidamente convinti a imbarcarsi senza remore in un governo di destra-centro-sinistra, con una “ammucchiata” senza precedenti in Italia e in Europa, che ha fatto superare loro, in un istante, divergenze ideologiche, politiche e culturali che sembravano profonde e consolidate, ma che si sono dissolte come neve al sole di fronte alla prospettiva della Grande Spartizione.

Il 26 aprile, dunque, la Società della Cura, coalizione sociale di cui i COBAS fanno parte, manifesterà in tante città e in particolare sarà di fronte al Parlamento, durante la discussione alla Camera del PNRR, per presentare il Recovery PlanET, un Piano alternativo, preparato da numerosi gruppi di lavoro che hanno discusso a fondo per mesi, che contrappone il prendersi cura alla predazione, la cooperazione solidale alla solitudine competitiva, il “noi” dell’eguaglianza, della democrazia di base e delle differenze non conflittuali all’”io” del dominio gerarchico, della sottomissione e dell’omologazione.

No ad un Recovery Plan che riproduce o aggrava l’esistente

Sì ad un Recovery PlanET che disegna e propone un’alternativa di società

PRESIDIO A PALERMO IN PIAZZA VERDI, LUNEDÌ 26 APRILE 2021, ORE 17

COME RISOLVERE IL PROBLEMA DEL “TEMPO SCUOLA PERSO”

I TAGLI DEL TEMPO SCUOLA

La “riforma” Tremonti-Gelmini del 2008-2010 ha ridotto il monte-ore delle lezioni in tutti i gradi scolastici.

Nella Scuola Primaria, dalle 30 e 40 ore settimanali si è passati a 24, 27, 30 e 40 ore (ma gli ultimi due sono realizzabili solo in rapporto all’organico assegnato), con l’introduzione deleteria della figura della maestra unica.

Nella ex Scuola Media sono state mantenute le 30 ore settimanali (anche se esistevano molte sezioni con 2a lingua straniera a 33 ore ), mentre il Tempo Prolungato è stato portato da 40 a 36 ore (elevabile fino a 40 solo su richiesta maggioritaria delle famiglie). Il mantenimento delle 30 ore non è stato però indolore: le due ore per la 2a lingua straniera sono state tolte una a Tecnologia (in spregio alla necessità di un approccio critico al dilagare dell’innovazione tecnica) e una a Lettere (dimezzamento delle 2 ore di Geografia e problemi di composizione delle cattedre, con molti docenti che svolgono un’ora di Approfondimento in numerose classi).

Nella secondaria di 2° grado è avvenuta la scrematura più pesante: nei Tecnici l’orario medio settimanale è passato da 36 a 32 ore e riduzioni similari sono avvennute nei Professionali. Nei Licei la riduzione più pesante ha colpito gli Artistici: biennio comune da 39-40 a 34, mentre nel secondo biennio e nel quinto anno da 44-41 a 35.

Nel tempo, inoltre, si sono susseguite ignobili proposte del taglio di un intero anno scolastico alle Superiori. Rimarchevole è quella del ministro Bianchi che in qualità di coordinatore del Comitato di esperti, il 20 luglio 2020 ha presentato all’allora ministra Azzolina un rapporto per la ripartenza della scuola, dove si lamentava il “confronto con quanto proposto in altri Paesi, in cui i ragazzi possono entrare nel mercato del lavoro con almeno un anno di anticipo rispetto ai ragazzi italiani.

RISPOSTE AI PROBLEMI CAUSATI DALLA DAD

Passati i primi 14 mesi di pandemia e di DaD, per fortuna, sembra divenuto senso comune che la DaD è una lontanissima parente delle lezioni in presenza e che ha provocato esiti nefasti: svilimento dell’apprendimento socio-culturale, aumento della dispersione e del disagio psichico.

Come è costume della politica italiana, individuato il problema non se ne affrontano le cause reali: interventi seri e rapidi su sanità, trasporti e scuola (riduzione del numero degli alunni, stabilizzazione dei precari e investimenti sull’edilizia come chiesto dai Cobas con lo sciopero del 26 marzo). Ma si attuano interventi estemporanei destinati a fallire nel volgere di pochi mesi. Ed ecco il levarsi d’alti lai per recuperare “il tempo scuola perso” prolungando le lezioni in estate. Le ipotesi circolate sui media sono state varie e fantasiose. Qualcosa di più reale dovrebbe giungere a fine aprile da un progetto il MI sta elaborando. Dicono che i soldi ci siano (18 mila euro in media per ogni scuola) e che il piano sia così articolato: a giugno recupero degli apprendimenti, a settembre accoglienza, a luglio-agosto attività ricreative. Le attività di recupero sarebbero previste per il personale scolastico e gli studenti su base volontaria mentre le attività di socializzazione si attuerebbero in accordo con imprese del Terzo Settore.

Tralasciamo la perniciosa commistione tra sistema di istruzione pubblica e privato sociale, pagata con i soldi della collettività e con le scuole che dovrebbero farsi garanti della “qualità” degli interventi privati entrati strutturalmente nell’offerta formativa e di cui tenere conto nella valutazione, come prevede il succitato piano elaborato lo scorso luglio da Bianchi & C.

Volgiamo invece l’attenzione su come le soluzioni più ovvie, ma anche più funzionali, vengano scartate solo per motivi ideologici: accentuare il processo di destrutturazione e privatizzazione della scuola pubblica.

Ma quali garanzie di riuscita possono dare attività di recupero realizzate su base volontaria, immerse nei calori estivi?

Di quante altre incombenze devono caricarsi – a parità di retribuzione – i lavoratori della scuola a settembre?

Eppure, la soluzione vera al recupero del “tempo scuola perso” è sotto gli occhi di tutti: aumentare le ore di lezione in tutti i gradi scolastici, riportandole al livello pre2008-2010. Basta invertire la rotta delle politiche scolastiche degli ultimi decenni: più tempo scuola per dare dignità (pensiamo alla Geografia e all’Ed. Civica) e respiro allo studio delle varie discipline e magari inserirne di nuove e indispensabili (l’Educazione alle Immagini digitali fisse e in movimento, ad esempio). Senza dimenticare un ritorno al Tempo Pieno e Prolungato pre-anni ’90, esteso soprattutto nel Meridione.

Se poi si portassero a 18 ore le cattedre di tutti/e i/le docenti dall’Infanzia alle Superiori il conto delle nuove assunzioni aiuterebbe anche a lenire qualche piaga sociale.

CONTRO LE POLITICHE MIGRATORIE RAZZISTE, PER LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE

Sabato 17 aprile si terrà presso il Tribunale di Palermo, la quarta udienza preliminare per il procedimento che vede imputato l’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il caso che coinvolse l’imbarcazione Open Arms. La vicenda si riferisce ai fatti accaduti ad agosto del 2019, quando l’Open Arms, dopo aver soccorso 163 persone durante tre diverse operazioni di salvataggio, rimase 21 giorni in mare prima di raggiungere un porto sicuro, 7 dei quali di fronte alle coste di Lampedusa.

Nel corso dell’ultima udienza del 20 marzo scorso, la procura di Palermo ha ribadito la gravità delle accuse rivolte all’ex Ministro e chiesto il rinvio a giudizio per entrambi i capi d’accusa.

Sabato 17 aprile, dopo l’intervento previsto dell’avvocata della Difesa, il Gup Iannelli dovrà pronunciarsi e stabilire se andare o meno a dibattimento.

Da tempo gli antirazzisti siciliani si mobilitano per sostenere l’accusa e le parti civili in questo procedimento, convinti dei danni causati da una stagione politica particolarmente arrogante e avversa al riconoscimento dei diritti di chi cerca prospettive di esistenza dignitose.

Il senatore Salvini rimane il principale esponente delle politiche razziste della destra, ma di certo non è il solo responsabile della legislazione discriminatoria e repressiva che ancora perdura in Italia, in larga parte costruita da governi di centro-sinistra e caratterizzata da aspetti inaccettabili come:

  • assenza di canali regolari di accesso in Europa;
  • accordi con la Libia, i cui organi istituzionali sono contigui a torturatori e trafficanti;
  • criminalizzazione delle ONG, uniche rimaste a presidiare un Mediterraneo in cui si continua a morire:
  • politiche di respingimento di Frontex, che nei prossimi 5 anni quintuplicherà le risorse per un corpo speciale di 10.000 operatori per deportare e rimpatriare i migranti;
  • navi quarantena (dal costo di oltre 1 milione al mese di noleggio per ciascuna) e centri covid a giustificazione delle paranoie razziste sugli untori di colore;
  • CPR, hotspot e hub in cui si rinchiudono persone solo perché prive di documenti di soggiorno;
  • diritto d’asilo fortemente limitato;
  • decreti sicurezza limati ma tutt’ora vigenti con il loro carico di discriminazione e repressione.

Quindi torniamo in piazza per ribadire la necessità di cambiare rotta sulle politiche migratorie, affinché si rispetti davvero il diritto per tutte le persone a muoversi liberamente per cercare un luogo dove poter vivere dignitosamente.

SABATO 17 APRILE 2021 ore 11.00

PRESIDIO A PALERMO

in via Remo Sandron, di fronte l’ingresso dell’aula bunker dell’Ucciardone 

assemblea anarchica palermitana

associazione antimafie rita atria

cobas scuola palermo

comitato di base no muos palermo

lasciateCIEntrare

rete antirazzista catanese

Per adesioni scrivere una mail a cobasscuolapa@fastwebnet.it

Segui la videoconferenza stampa di Open Arms di sabato 17 aprile 2021 alle ore 17

IL NOSTRO RECOVERY PLANet

IL 10 APRILE I COBAS SCENDONO IN PIAZZA CON LA SOCIETÀ DELLA CURA PER IL RECOVERY PLANET. Manifestazioni in 20 città

Sono in arrivo i circa 200 miliardi del Next Generation EU, ma il Recovery Plan del governo sembra orientato verso Crescita, Concorrenza e Competizione. L’esatto contrario di ciò che la pandemia ci ha insegnato: nessuno si salva da solo, siamo persone interdipendenti, fra noi e con l’ambiente. Non si intravede una reale inversione di rotta verso una conversione sociale ed ecologica della società – peraltro, nel Piano sono previsti copiosi investimenti militari, che invece vanno esclusi e le spese correnti tagliate – ma solo una modernizzazione green e digital dell’attuale modello fondato sulla predazione della natura e sulla diseguaglianza crescente. Si tratta di un piano scritto da un esiguo numero di “esperti” (sotto dettatura dei consulenti USA della McKinsey), senza alcun dibattito pubblico o coinvolgimento dei movimenti sociali. Serve un nuovo modello di convivenza: per questo la Società della cura, una coalizione nata durante la pandemia formata da associazioni, organizzazioni (tra cui i COBAS) e reti sociali, ha elaborato un Recovery PlanET alternativo per una fuoriuscita sociale e ecologica dalla crisi.

Abbiamo bisogno di un reddito universale, che renda più forti i lavoratori dipendenti e autonomi mettendoli in grado di rifiutare lavori indecenti. Un reddito effettivamente universale costringerebbe le imprese italiane a non puntare più al contenimento dei salari, ma ad un aumento della produttività e della qualità dei prodotti. Reddito universale e lavoro di qualità in termini di diritti e garanzie per i lavoratori sono strutturalmente legati. La disoccupazione tecnologica, dovuta all’informatizzazione e robotizzazione della produzione, può essere arginata con la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, magari coprendo temporaneamente l’aumento dei costi per le imprese con trasferimenti statali con vincoli di destinazione. Reddito universale, lavoro di qualità in termini di diritti e riduzione del tempo di lavoro determinerebbero un rialzo della domanda aggregata e una ripresa produttiva e dell’occupazione. In particolare, l’occupazione femminile, la più danneggiata dal lockdown, deve essere incentivata da periodi di maternità prolungati e congedi parentali finanziati dalla spesa pubblica, da un effettivo assegno unico universale per ogni figlio a carico, da più efficaci servizi sociali e un migliore bilanciamento dei tempi di lavoro e di vita. L’occupazione giovanile va garantita con il lavoro di qualità in termini di diritti e la riduzione della precarizzazione, la riduzione del tempo di lavoro e l’abbassamento dell’età pensionabile.

Bisogna puntare ad un’inversione di tendenza in merito ai disastri ecologici e al cambiamento climatico, usando poteri di diritto pubblico. Vanno eliminati i Sussidi Ambientalmente Dannosi, confermato il No al ricorso all’energia nucleare e fermate le produzioni e le infrastrutture legate all’energia fossile, destinando le risorse alla produzione di energia da fonti rinnovabili e privilegiando la generazione di piccola scala ai grandi impianti. Va rispettata la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, sottraendo l’acqua al mercato e consegnandola alla gestione partecipativa delle comunità territoriali. Va finanziato un piano contro il dissesto idrogeologico e una strategia sui rifiuti urbani e industriali basata sull’economia circolare. Gli investimenti verso le imprese devono essere finalizzati alla conversione ecologica e sociale delle produzioni.

È sotto gli occhi di tutti l’urgenza di intervenire nel trasporto pubblico, non solo potenziandolo ma invertendo l’aziendalizzazione e la privatizzazione degli ultimi decenni. I fondi del Recovery per la scuola, se usati per una digitalizzazione che provochi la subordinazione del docente alla macchina informatica o per asservirla agli interessi imprenditoriali con la scuola delle competenze addestrative, ne provocherebbero un ulteriore dequalificazione. Va rilanciato, invece, il modello di scuola pubblica della Costituzione, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico e democrazia collegiale, puntando ad un’istituzione che rimetta al centro i saperi e lo sviluppo delle capacità cognitive per la formazione del cittadino. Quindi, investimenti massicci per la fatiscente edilizia scolastica, riduzione del numero degli alunni per classe, aumento degli organici e azzeramento del più alto tasso di precarietà del lavoro in Europa, aumenti salariali per ridurre il gap con i salari europei. I fondi previsti per la Sanità vanno non solo aumentati, ma destinati anch’essi ad invertire la tendenza verso l’aziendalizzazione della Sanità pubblica e la sua privatizzazione, che sono stati tra le cause principali dell’altissima mortalità in Italia. Quindi, assunzione di medici e infermieri a tempo indeterminato, potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche, loro radicamento sul territorio, presidi medici scolastici soprattutto con una logica di prevenzione. Inoltre, è assurdo che l’ UE abbia finanziato la ricerca sui vaccini senza che vengano messi effettivamente a disposizione di tutti: l’esclusiva ventennale dei brevetti di fatto impedisce l’accesso ai paesi più poveri per cui va perseguita una moratoria dei brevetti.

Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

LA MOBILITAZIONE PROSEGUE: dal 26.3 al 10.4

COBAS: ELOGIO DEL CONFLITTO, DAL 26 MARZO AL 10 APRILE 

Prima di venerdì 26 marzo vi sono stati altre giornate di mobilitazione, in particolare del popolo della scuola pubblica e dei tanti settori lavorativi travolti dalla crisi economica: ma in questa giornata il conflitto sociale è stato il più trasversale e intenso dall’inizio della pandemia. I COBAS, che avevano convocato lo sciopero nazionale della scuola e del TPL, insieme a Priorità alla scuola e al CNPS (Coordinamento nazionale precari scuola), hanno portato in piazza più di 10mila persone in 67 città, con un numero significativo di adesioni allo sciopero. Il TPL (Trasporto pubblico locale) ha scioperato per il rinnovo del contratto e per un’inversione di rotta rispetto alle privatizzazioni e ai tagli degli ultimi decenni. I Riders sono scesi in piazza per chiedere l’assunzione stabile e l’applicazione del contratto nazionale, invitando anche i/le cittadini/e allo sciopero delle ordinazioni. I tassisti, i ristoratori, i lavoratori autonomi hanno manifestato per chiedere ristori rapidi e significativi. I lavoratori delle imprese in crisi industriali hanno manifestato di fronte al MISE contro lo spettro immediato di 200mila licenziamenti, che diventeranno oltre un milione con la fine del blocco dei licenziamenti, a luglio per le grandi imprese e a novembre per le piccole. Insomma, sta crescendo la coscienza collettiva del carattere strategico del conflitto sociale e politico che si gioca intorno alla destinazione dei 200 miliardi circa del Recovery Plan. Dobbiamo fare in modo che diventi una duratura inversione di rotta rispetto ai decenni di individualismo e alla sospensione del conflitto del periodo pandemico. Il conflitto non è solo un fattore positivo di trasformazione sociale, ma anche uno strumento indispensabile per rafforzare i soggetti individualmente più deboli e ridurre la disuguaglianza sostanziale, come prevede l’art.3 della Costituzione.

In particolare, le manifestazioni del popolo della scuola pubblica hanno evidenziato come il governo Draghi, nonostante i proclami, abbia continuato a chiudere le scuole per prime. Non basta che il 7 aprile si riapra nelle “zone rosse” solo fino alla prima media, condannando ancora alla DAD gli studenti dai 12 anni in su. Va garantito almeno il 50 % in presenza alle superiori e l’apertura totale negli altri ordini di scuola, con interventi urgenti per aumentarne la sicurezza: presìdi sanitari per i tamponi periodici; vaccinazione per tutto il personale che ne fa richiesta. Ma anche il prossimo anno scolastico sarà assediato da una pandemia che non sparirà in due o tre mesi: per cui bisogna rapidamente investire i miliardi previsti per la scuola nel Recovery Plan per garantire una maggiore efficacia didattica e la scuola in presenza e in sicurezza, riducendo a 20 il numero massimo di alunni/e per classe (15 in presenza di alunni/e disabili), assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 24 mesi e investendo massicciamente nell’edilizia scolastica per reperire nuovi spazi. Invece, il Recovery Plan del governo è incentrato sul potenziamento della digitalizzazione e della DAD, sulla subordinazione della scuola pubblica agli interessi imprenditoriali e per quella parte relativa al potenziamento del tempo pieno, della scuola dell’infanzia e degli asili nido, vi è il rischio concreto che si usino i patti di comunità, cari al Ministro Bianchi, che sono un altro strumento per la privatizzazione della scuola. Si tratta di un Plan in perfetta continuità con la scuola dell’”autonomia” e dell’aziendalizzazione degli ultimi decenni. Bisogna, al contrario, tornare al modello di scuola previsto dalla Costituzione: libertà d’insegnamento, pluralismo didattico-culturale e democrazia collegiale. La scuola deve puntare, ancor di più di fronte alle opportunità e ai rischi della digitalizzazione, a fornire degli strumenti cognitivi che mettano gli studenti in grado di orientarsi consapevolmente nella gran massa di informazioni rinvenibile su Internet. In una parola, bisogna ripuntare alla formazione del cittadino.

Ma il Ministero in questi giorni sta formando classi e organico per l’anno prossimo ancora in base alla riforma Gelmini, dividendo per esempio gli iscritti alle prime e terze superiori per 27 e potendo arrivare fino a 30-32. Siamo entrati in una nuova fase di politica economica, caratterizzata della spesa pubblica in deficit (con Draghi che chiede all’ UE di incrementare i 750 mld del Recovery e di rendere strutturali gli Eurobond) e si continua ad applicare nella scuola una riforma partorita in un’altra era geologica, quella del neoliberismo e dell’austerità! Vogliamo ritrovarci l’anno prossimo con 230mila cattedre vacanti, incrementando ulteriormente il tasso di precarizzazione del personale, che è già il più alto in Europa?

Per tutti questi motivi, come COBAS, continueremo a mobilitarci nei prossimi mesi nella scuola e negli altri settori conflittuali: e in particolare, tenendo conto che la difesa dell’istruzione è uno dei temi centrali del Recovery PlanET alternativo elaborato dalla coalizione della Società della Cura, di cui i COBAS fanno parte, parteciperemo in tante città alla mobilitazione nazionale di SdC del 10 aprile.

Rino Capasso – Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

SUCCESSO SCIOPERO COBAS SCUOLA E TPL

Comunicato stampa

COBAS SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE IN SCIOPERO

RILANCIARE GLI INVESTIMENTI PUBBLICI NELLA SCUOLA, NEI TRASPORTI E NELLA SANITÀ

Questa mattina anche a Palermo come in altre 70 città, un centinaio tra docenti, ATA, assistenti igienico-personali e lavoratori dell’AMAT si sono ritrovati di fronte alla Prefettura in occasione della giornata di sciopero e mobilitazione generale del mondo della scuola e dei trasporti locali.

Sia nell’assemblea in piazza che nell’incontro col Dirigente della Prefettura, sono state ribadite le seguenti rivendicazioni per una radicale reimpostazione del Recovery Plan per la Scuola:

  • eliminazione delle classi pollaio riducendo a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 in presenza di alunni diversamente abili);
  • assunzione tramite concorsi per soli titoli dei docenti con 36 mesi di servizio e degli ATA con 24 mesi;
  • investimento massiccio nell’edilizia scolastica, sia per reperire nuovi spazi che per garantire la sicurezza e la riduzione dell’impatto ambientale;
  • immediato ripristino del servizio di assistenza igienico-personale e la riassunzione degli assistenti.

Per quanto riguarda il Trasporto pubblico locale (in cui lo sciopero ha raggiunto l’85% delle adesioni) abbiamo ribadito le nostre proposte:

  • una gestione pubblica del TPL con affidamento diretto;
  • nuovi meccanismi di controllo del sistema da parte di comitati di cittadini, utenti e lavoratori;
  • stop alle gare per l’assegnazione del servizio;
  • finanziamento del TPL tramite la fiscalità generale.

Purtroppo, abbiamo conferme che il Ministero dell’Istruzione sta dando indicazione di formare le classi con la normativa pre-pandemia rendendo strutturale la situazione deficitaria degli organici palermitani in cui la precarietà arriva al 23% tra i/le docenti e supera il 24% tra il personale ATA.

È assurdo che si continui ad applicare per la formazione delle classi e la determinazione degli organici docenti e ATA la riforma Gelmini dettata dall’austerità.

I manifestanti hanno inoltre rilevato che il governo Draghi nonostante le dichiarazioni iniziali abbia confermato la scelta di chiudere per prime le scuole, a differenza di molti altri Paesi europei che hanno invece garantito la frequenza in presenza in misura molto più significativa.

Chiediamo che sia garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e in toto negli altri ordini di scuola, salvo lockdown totale. La DAD sta provocando un incremento dell’abbandono scolastico ed effetti negativi sia a livello psicologico che di apprendimento. Senza dimenticare che la scuola, come emerso dai dati dell’USR Sicilia, si è dimostrata, grazie al lavoro del personale e all’attenzione degli studenti nel rispettare le misure anti-contagio, uno dei luoghi meno insicuri.

Palermo, 26 marzo 2021

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Servizi giornalistici su:

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/notiziari/index.html?/tgr/video/2021/03/ContentItem-be60adb6-502b-4d3a-8e73-021c4edbe9f8.html
https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/03/sic-sciopero-scuole-sicilia-trasporto-pubblico-a9d6d1b2-3d7c-4cc3-9992-e414b59d816c.html
https://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo-n-piazza-mondo-scuola-trasporto-locale/76a09e2e-8e46-11eb-95a7-052e96b5ae85
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/03/26/news/sciopero_del_trasporto_locale_a_palermo_fermi_100_bus_amat_su_150-293959168/
https://www.palermotoday.it/economia/sciopero-nazionale-26-marzo-2021-protesta-via-cavour.html
https://livesicilia.it/2021/03/25/sciopero-dei-cobas-bus-amat-fermi-dalle-9-alle-13/

STABILIZZARE ATA E DOCENTI PRECARI – SCIOPERO 26.3.2021

PER LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE ATA E DOCENTE PRECARIO

Il 26 marzo SCIOPERIAMO PER UN NETTO CAMBIO DI DIREZIONE NELLE POLITICHE SCOLASTICHE

Il precariato del personale docente e ATA ha raggiunto dimensioni ormai insostenibili e la pandemia ne ha messo ulteriormente in luce l’assurdità e l’ingiustizia. 

In una delle sue prime esternazioni da titolare del MI, il ministro Bianchi, parlando del sistema reclutamento, ha sottolineato la necessità di realizzare operazioni strutturali e di “uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza”. Siamo d’accordo, ma per realizzare questo obiettivo occorre un vero e proprio cambio di direzione rispetto alla politica scolastica di tagli, risparmi e razionalizzazioni che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni. Occorre investire ingenti risorse nell’ampliamento degli organici e nella stabilizzazione di ATA e docenti, usando a questo scopo anche una parte cospicua dei fondi del Recovery Plan.

Per tutti

Innanzitutto, è necessario confermare anche per i prossimi anni i cosiddetti “posti covid”, ma dopo averli trasformarti in normali posti da inserire in modo strutturale negli organici del personale docente e ATA. 

Inoltre, occorre cancellare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto o in deroga e procedere alle assunzioni a tempo indeterminato su tutti i posti disponibili.

Per il personale ATA

La scuola ha bisogno di recuperare i tagli di personale ATA dei decenni passati e tutt* coloro che hanno raggiunto i 24 mesi di servizio devono essere stabilizzat* dal 1° settembre. 

Per tutti i profili ATA occorre rideterminare i parametri di calcolo degli organici che devono tenere conto non solo del numero di studenti, ma anche degli spazi effettivamente usati (palestre, uffici, laboratori) e dei plessi di cui si compone un istituto, nonché dell’ordine di scuola: a parità di studenti, ad esempio, non si può pensare di avere lo stesso personale in una scuola con 15 plessi e in una con 3, oppure in una superiore e in una primaria. 

Solo così è possibile garantire l’igiene e la sicurezza dei locali scolastici, nonché lo svolgimento di pratiche e mansioni sempre più numerose e ingestibili con i numeri attuali. 

Infine occorre assumere assistenti tecnici di area informatica in tutte le scuole, anche dove non previsto dall’organico, per far fronte alle nuove esigenze di connessione.

Per i docenti

Stando ai dati recentemente forniti dallo stesso ministro Bianchi, quest’anno le supplenze annuali hanno raggiunto quota 213.000; di queste, quasi la metà sono su posti di sostegno. Considerando i pensionamenti previsti, a settembre potrebbero superare quota 250.000. 

Per porre un freno a questa deriva, è innanzitutto necessario che, dal 1° settembre 2021, oltre ai/alle docenti presenti nelle graduatorie valide per l’assunzione a tempo indeterminato, siano stabilizzat*, attraverso un concorso per soli titoli e servizi, tutt* i/le docenti precari/ie con 3 anni scolastici di servizio, compres* coloro che avranno maturato tale requisito al termine di quest’anno scolastico, nonché tutt* gli/le specializzat* sul sostegno. Subito dopo il MI dovrà fare in modo che tutt* i/le docenti che ne dovessero risultare sprovvist* all’atto dell’assunzione possano conseguire l’abilitazione o la specializzazione nel corso del prossimo anno scolastico.

Parallelamente è necessario fare un passo indietro rispetto alla decisione di abolire il sistema del “doppio canale” non appena saranno definitivamente esaurite le Gae (legge Finanziaria del 2007). Il sistema del “doppio canale”, infatti, è l’unico in grado di riconoscere, in modo strutturale, da un lato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a chi della scuola garantisce ogni anno il funzionamento con il suo lavoro da precari*, dall’altro la possibilità di entrare subito nella scuola in modo stabile a chi, magari appena laureat*, vi si avvicina per la prima volta. (cfr. qui)

Per questi motivi invitiamo il personale ATA e docente, precario e di ruolo, a partecipare allo sciopero del 26 marzo e alle manifestazioni che si terranno in molte città insieme agli studenti e alle famiglie.

A Palermo ore 10.00 alla Prefettura in via Cavour

EDILIZIA SCOLASTICA e SCIOPERO del 26.3

La situazione critica dell’edilizia scolastica, verso lo sciopero del 26 marzo

Disporre di dati attendibili sull’edilizia scolastica non è facile. Il MI mette a disposizioni informazioni su quantità e alcune qualità degli edifici scolastici ma, quelle più recenti, si riferiscono all’a. s. 2018/2019. In soccorso ci vengono, però, i dati del XVII Rapporto Impararesicuri 2019 di Cittadinanzattiva e del recentissimo (marzo 2021) Ecosistema Scuola XX Rapporto di Legambiente sull’edilizia scolastica, entrambi riferiti a significative quantità di plessi. La vetustà dei dati ufficiali e la loro ristrettezza non è un problema da poco perché impedisce di avere un quadro della situazione aggiornato e ben delineato, fondamento di qualsiasi intervento in merito.

Lo stato dell’edilizia scolastica

Per l’a. s. 2018/19, il MI censisce in Italia (Trentino-Alto Adige escluso) 58.846 edifici adibiti a scuole; per molti edifici, però, non è riportato l’anno di edificazione. Considerando solo gli edifici di cui si conosce la data di nascita, si rileva che più della metà di essi è stata realizzata prima del 1975 e circa 1/3 prima del 1960; solo 3.000 edifici sono stati costruiti dopo il 2000. Un patrimonio immobiliare sicuramente vecchio, costruito in massima parte in epoche in cui le norme costruttive non erano quelle attuali. Ad aggravare la criticità della situazione, il Rapporto Ecosistema Scuola (condotto su 6.156 stabili in 87 comuni capoluogo di provincia, frequentati da circa 1,2 milioni di studenti) segnala che solo il 42,1% dispone del certificato di agibilità, il 47,6% quello di collaudo statico e il 55,9% di prevenzione incendi, con profonde differenze tra le varie parti del Paese: il certificato di agibilità esiste per il 57,5% degli edifici del Nord ma solo per il 18,9% di quelli Sud e per il 19,6% delle Isole.

Manutenzione e cura degli edifici

Dunque, un patrimonio immobiliare attempato che necessiterebbe di manutenzione e ristrutturazione, il che purtroppo avviene assai limitatamente. Come ci dice il Rapporto Ecosistema Scuola, gli edifici in cui sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai negli ultimi 5 anni sono il 23,8% (al Sud il 13,2% e il 9,6% nelle Isole). Come pure preoccupante é il dato relativo agli edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti: il 29,2% che sale paurosamente nelle Isole al 62%. Testimonia tutto ciò il rilevante numero di incidenti dovuti alla fatiscenza di molti edifici: tra settembre 2018 e luglio 2019 sono stati registrati 70 episodi di crolli e di distacchi di intonaco in sedi scolastiche (Rapporto Impararesicuri).

Le scuole in zone sismiche

Dal Rapporto Impararesicuri emerge che il 43% degli edifici scolastici si trova in zone ad elevato rischio sismico, il 57% in zone a rischio minore e appena il 9% è stato migliorato dal punto di vista sismico. Una situazione, quindi, estremamente preoccupante, considerata la frequenza degli eventi sismici in Italia.

Il ruolo della politica

A prima vista sembrerebbe che qualcosa si sia mosso: si è creato il Fondo Unico per l’Edilizia scolastica con il recupero dei fondi non utilizzati e dal 2014 sono stati stanziati quasi 10 miliardi di euro. Ma come ci avverte il Rapporto Ecosistema Scuola, dal 2014 al 2020, su 6.547 progetti programmati, 4.601 sono stati finanziati ma solo 2.121 sono stati ultimati: meno di 1/3. Siamo al paradosso di disporre dei fondi e non utilizzarliLo scorso 10 marzo il ministro Bianchi ha annunciato di aver firmato un DM che assegna 1,125 mld di euro per la manutenzione straordinaria delle scuole secondarie di II grado. Anche questo stanziamento, però, potrebbe fare la fine dei precedenti, cioè che ne venga spesa solo una esigua parte. Occorre intervenire anche per capire quali sono gli impedimenti e cercare di rimuoverli.

Il prossimo 26 marzo, in occasione dello sciopero indetto dai Cobas, ci asterremo dal lavoro e saremo in numerose piazza italiane per rivendicare anche il miglioramento della sicurezza degli edifici scolastici con cospicui investimenti e con procedure in grado di garantire la certezza che i progetti siano indirizzati alle situazioni realmente critiche e che siano portati a compimento presto e bene.

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE CON MANIFESTAZIONI IN 70 CITTÀ

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

Siamo stati facili profeti quando, all’avvento in pompa magna di Draghi, presentato come il risolutore di tutti i drammi sanitari ed economici non risolti dal precedente governo Conte-bis, prevedemmo che a breve ci saremmo ritrovati, malgrado il Recovery Plan, di fronte alle stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo. A tutt’oggi nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione europea nella vicenda AstraZeneca ha diffuso paure che non scompariranno presto; e, insieme all’annuncio che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” perché “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, conferma che il tentativo di risolvere tutti i problemi con la vaccinazione di massa non porterà comunque alla risoluzione della pandemia nel giro di due o tre mesi. Il che dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vedono segnali di impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti, soprattutto i più piccoli, e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola stiamo misurando la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. In queste settimana le scuole in Europa sono totalmente aperte in Francia (il ministro dell’Istruzione Jean Michel Blanquer ha detto: “la scuola va chiusa solo quando avremo provato tutto il resto e non sarà risultato abbastanza”; insomma il whatever it takes applicato alla scuola), Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico.

Per tutte queste ragioni, pur consapevoli delle difficoltà in questo periodo, abbiamo confermato, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari scuola, e con l’adesione, tra gli altri, della coalizione Società della Cura e del Forum dei Movimenti per l’acqua, lo sciopero nazionale della scuola del 26 marzo, affinché almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan per la scuola siano destinati a ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; a garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; ad intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

E nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il Trasporto pubblico locale (TPL). Perciò, abbiamo convocato come COBAS per il 26 pure lo sciopero del TPL, anche se la Commissione di garanzia ha ridotto il nostro sciopero dell’intera giornata a quattro ore. Per tale settore chiediamo lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi.

Nella giornata del 26 i COBAS della scuola e del TPL manifesteranno, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari Scuola e a rappresentanti delle coalizioni che hanno aderito alla giornata, in almeno 70 città e nei seguenti capoluoghi di provincia: Roma (davanti al Parlamento, P. Montecitorio, ore 10), Bologna, Lucca, Firenze, Pisa, Milano, Genova, Catania, Palermo, Massa, La Spezia, Trieste, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Pistoia, Ancona, Perugia, Terni, Napoli, Salerno, Bari, Potenza, Pescara, Cagliari, Ravenna, Lecce, Sassari, Prato, Livorno, Grosseto, Lecco, Vicenza, Modena, Piacenza, Cremona, Mantova, Rimini, Udine, Ferrara. La partecipazione a manifestazioni autorizza spostamenti, anche fuori dal proprio Comune e Provincia nel caso non ve ne siano nei propri.

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

CHIUSURA ISCRIZIONI AL CONVEGNO CESP DEL 24 MARZO 2021

Alle ore 14.00 di lunedì 22 marzo 2021 si chiuderà la pagina di questo sito per iscriversi al convegno Cesp “Dal PEI al PEI” in programma per il 24 marzo 2021, per consentire l’effettuzione delle operazini tecniche della raccolta delle adesioni e dell’invio del link e del codice per il collegamento su piattaforma Zoom.

ILLEGITTIMA ATTIVAZIONE DaD/DDI

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche della Sicilia

prot. n. 48 del 19 marzo 2021

Oggetto: illegittima attivazione DaD/DDI

La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in numerose Istituzioni scolastiche siciliane viene illegittimamente attivata la didattica a distanza per ragioni non previste dalla normativa vigente.

Su tale questione, facciamo notare che:

1. l’art. 1, comma 1, della l. n. 35/2020 ha limitato all’unico scopo di “contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19” la “sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado […] ferma la possibilità del loro svolgimento di attività in modalità a distanza”;

2. l’art. 2, comma 3, della l. n. 41/2020 prevede che “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”;

3. inoltre, lo stesso art. 2, comma 3-ter, precisa che “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, dovuto al diffondersi del virus COVID-19, le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto «Istruzione e ricerca», nella modalità a distanza, sono regolati mediante un apposito accordo contrattuale collettivo integrativo”;

4. proprio questo CCNI ribadisce all’art. 1, comma 1, i Casi in cui si può ricorrere alla DDI e cioè “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri, dovuto al diffondersi del virus Covid-19 […] in forma complementare o esclusiva qualora dovesse disporsi la sospensione dell’attività didattica in presenza”.

Pertanto, alla luce di quanto su esposto, risulta evidente che solo nel caso di interruzione della didattica in presenza determinata dal diffondersi dell’epidemia COVID-19 è possibile prevederne lo svolgimento a distanza e non anche per ovviare a eventuali improvvise situazioni determinate da altre cause di forza maggiore.

Infine, la scrivente Organizzazione Sindacale invita i Dirigenti scolastici a non estendere illegittimamente il ricorso alle forme di didattica a distanza, riservandosi di tutelare i/le propri/e associati/e nelle dovute sedi.