CONTROLLI GREEN PASS ILLEGITTIMI E VIOLAZIONE PRIVACY

All’USR Sicilia

Ai DS delle Istituzioni scolastiche siciliane

e p.c. a tutto il personale scolastico

OGGETTO: VERIFICA CERTIFICAZIONE COVID-19 E RISPETTO PRIVACY

La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in diverse Istituzioni scolastiche della Regione Sicilia si stia procedendo a una illegittima verifica della Certificazione verde Covid-19 (il cosiddetto Green Pass). In particolare accade che:

  • sia verificata la validità del Green Pass durante l’orario di lavoro del/la dipendente;
  • si effettuino controlli del Green Pass all’uscita dei/lle dipendenti dal luogo di lavoro;
  • personale docente e ATA sia stato allontanato durante il proprio orario di lavoro per la sopravvenuta scadenza oraria del Green Pass.

Accade, inoltre, che all’interno delle aule venga chiesto agli studenti il loro stato vaccinale.

Non può sfuggire alle Amministrazioni in indirizzo che tali comportamenti, oltre a non garantire la tutela della privacy del personale coinvolto, violando la riservatezza di dati sanitari sensibili, pregiudica la serenità della vita scolastica, mettendo a rischio il benessere dell’intera comunità scolastica.

La scrivente Organizzazione Sindacale fa rilevare che:

  1. il Garante per la protezione dei dati personali, “sulla base di una corretta individuazione e valutazione dei rischi elevati che caratterizzano il trattamento in esame nel contesto lavorativo, garantendo, in particolare, che: […] v) il processo di verifica sia effettuato quotidianamente prima dell’accesso del personale nella sede ove presta servizio (Reg. provv. n. 306 del 31.8.2021);
  2. il Ministero dell’Istruzione ha ribadito che “Per la verifica delle certificazioni è disponibile, nell’ambito del Sistema Informativo dell’Istruzione (SIDI), una specifica funzionalità che permette ai Dirigenti Scolastici di accertare istantaneamente […] la validità del Green Pass per il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato in servizio presso ogni singola Istituzione scolastica statale. In particolare, quotidianamente e prima dell’accesso del personale nella sede ove presta servizio” (Nota MI n. 953/2021).
  3. La richiesta agli studenti del loro stato vaccinale viola gravemente il diritto alla riservatezza dei dati sanitari degli alunni, tutelato dal Regolamento UE n. 2016/679 e dal d.lgs. n. 196/2003, e potrebbe comportare sanzioni amministrative e configurare un illecito penale.

Pertanto, la scrivente Organizzazione Sindacale chiede alle SSLL in indirizzo, ognuna per le proprie competenze, che verifichino la legittima applicazione delle procedure su ricordate, tenendo presente che contro eventuali abusi i diritti del personale interessato saranno tutelati in ogni sede.

CROCEFISSO IN AULA. SENTENZA DELLA CASSAZIONE

L’ESPOSIZIONE AUTORITATIVA DEL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE NON È COMPATIBILE CON LA LAICITÀ DELLO STATO

Annullata la sanzione disciplinare per aver rimosso dalla classe il simbolo religioso 

La lunga battaglia civile del prof. Franco Coppoli sulla laicità degli ambienti formativi, patrocinata dall’UAAR, dai COBAS Scuola e dagli avvocati Fabio Corvaja e Simonetta Crisci è arrivata ad una importante sentenza delle sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno annullato la sanzione disciplinare e la sentenza della Corte di Appello di Perugia 165/14 con rinvio ad altra corte, per illegittimità dell’ordine di servizio del dirigente scolastico. La Corte ha stabilito l’l’importante principio che l’ostensione obbligatoria o autoritativa nella scuola pubblica del crocifisso è incompatibile con l’indispensabile distinzione degli ordini dello Stato dalle confessioni religiose.

Il docente era stato sospeso nel 2009, per un mese dallo stipendio e dall’insegnamento, per aver rimosso, in autotutela, il crocifisso dall’aula dove insegnava durante la sua ora di lezione, per garantire la dovuta laicità  e inclusività degli ambienti educativi.

Dopo un lungo iter, questa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione è importante perché definisce che l’affissione del crocefisso da parte di dirigenti scolastici e della Pubblica Amministrazione è incompatibile con il principio di laicità dello Stato.

Nella sentenza è affermato che l’autorità pubblica non può promuovere con effetti vincolanti — e dunque  con  implicazione  sanzionatoria per chi entri in contrasto con quella prescrizione — un  simbolo  religioso, neanche con la semplice e passiva esposizione silenziosa su una parete.

Nella sentenza si ricorda che l’affissione del crocefisso nelle scuole è stata imposta dal fascismo, che subito dopo la marcia su Roma iniziò quel processo di affiancamento della chiesa cattolica che portò ai patti lateranensi nel febbraio 1929.

Oggi non esiste più alcuna religione di Stato e la laicità dello Stato è un principio costituzionale fondamentale come ribadito dalla Cassazione con questa sentenza. 

Un secondo principio importante è che la scuola non è “un servizio a domanda”: la circolare del dirigente scolastico era illegittima anche perché basata solo sulla richiesta della maggioranza degli studenti, senza tener conto delle diverse esigenze  rappresentate dalla minoranza degli studenti e dallo stesso prof. Coppoli.

L’Istituzione scolastica autonoma, tramite gli organi collegiali e, nello specifico, il consiglio di classe (non il dirigente scolastico autoritativamente) deve trovare un “ragionevole aggiustamento” fra le diverse istanze. In particolare, la Corte propone a titolo esemplificativo tre possibilità: a) l’affissione sulla parete accanto al crocifisso di un simbolo rappresentativo della cultura laica; b) una diversa collocazione spaziale del crocifisso non alle spalle del docente; c) l’uso non permanente della parete con il momentaneo e rispettoso spostamento del crocifisso durante l’ora di lezione del docente, che è esattamente il comportamento tenuto dal prof. Coppoli, che a fine lezione rimetteva il crocifisso sulla parete.

Affermando che il crocifisso è un simbolo passivo la sentenza ha, invece, respinto la questione della discriminazione.

Va sottolineato che la soluzione prospettata dalla Corte apre alla possibilità che nella pratica si arrivi ad una forte differenziazione di pratiche tra le scuole con l’affissione di diverse rappresentazioni religiose con una pericolosa moltiplicazione dei simboli religiosi nelle aule; è preferibile una soluzione alla francese con il divieto di esposizione di simboli religiosi nelle aule. Va evitato, in ogni caso, l’uso discriminatorio dei simboli religiosi o culturali, contrario alla ratiodella sentenza che ribadisce continuamente che in materia di religione nessun rilievo può essere attribuito al criterio quantitativo, al criterio di maggioranza e che la scuola pubblica non ha e non può avere un proprio credo da imporre: l’ambiente scolastico è sottratto al principio di autorità trascendentale!

 I COBAS della scuola, docenti e ATA, continueranno a lavorare per costruire una comunità educativa inclusiva, libera e critica ed evitare un uso strumentale, escludente e discriminatorio dei simboli religiosi.

NOMINE GAE E GPS: UN DISASTRO ANNUNCIATO

Incarichi da GAE e GPS: cronaca di un disastro annunciato

All’inizio di agosto, quando il ministero aveva annunciato che quest’anno gli incarichi a tempo indeterminato (ruolo) e a tempo determinato (supplenze fino al 30 giugno e al 31 agosto) sarebbero stati conferiti tramite una procedura completamente informatizzata, come Cobas scuola avevamo lanciato una campagna per richiedere le convocazioni in presenza. Avevamo osservato che non c’erano garanzie sul funzionamento del software deputato ad assegnare “in automatico” gli incarichi, e che tale procedura online era contraria a quanto stabiliva l’O.M. 60/2020 che ha istituito le graduatorie per le supplenze (GPS) prevedendo che il candidato partecipi personalmente alle operazioni di conferimento degli incarichi mediante convocazioni “fisiche” presso gli uffici scolastici e non virtuali. La nuova procedura invece obbliga ad accettare gli incarichi “al buio” con una sorta di delega in bianco affidata al “sistema”.

Nonostante il nostro appello, il Ministero è andato avanti nel suo faraonico progetto: tutti i precari e precarie sotto Ferragosto sono stati obbligati a compilare in pochi giorni una domanda su istanze online, indicando le preferenze delle sedi che erano disponibili ad accettare. Il Ministero ha obbligato i precari a svolgere un lavoro immane, svolto spesso di notte (data la connessione precaria del sistema informatico) per togliere lavoro agli uffici, che hanno organici ormai ridotti all’osso e perciò impossibilitati a gestire tante domande. E in tal modo ha sfruttato il lavoro gratuito dei precari. Questa procedura inoltre è stata fatta prima della pubblicazione delle GPS aggiornate dopo le “convalide/rettifiche” e degli elenchi aggiuntivi dei vari USP, e dando agli interessati un tempo minimo per produrre l’istanza. 

Analoga procedura è stata seguita per la nomina in ruolo del personale ATA inserito nella graduatoria di prima fascia (24 mesi). 

L’indicazione delle sedi per gli incarichi di supplenza di insegnamento sulla piattaforma di istanze online polis, completamente nuova, offriva molte possibilità di opzione, sino a 150 preferenze di sedi analitiche e sintetiche (che si potevano indicare anche più volte), e proprio perciò richiedeva un insieme di considerazioni non banali. Si è stati obbligati a compilare l’istanza in tempi molto ridotti senza sapere come avrebbe funzionato il sistema, con quale ordine di priorità si proceda alla assegnazione delle sedi, dato che molti candidati sono presenti su diverse graduatorie, in ognuna delle quali occupano una posizione diversa. Si procede per graduatorie unificate incrociate? Si procede assegnando prima gli incarichi su disciplina, e poi su sostegno, o contestualmente, seguendo per ciascuna istanza l’ordine di preferenza indicata? E, come sempre capita in questi casi di innovazioni burocratiche repentine, moltissime persone hanno compilato l’istanza in modo poco favorevole. 

In questi giorni tutti gli uffici scolastici sono impegnati per pubblicare le assegnazioni di sede: alcuni uffici scolastici, accortisi del malfunzionamento del sistema, hanno bloccato le nomine; altri invece hanno pubblicato l’assegnazione degli incarichi, ed è emerso il pasticcio: molti/e colleghi/e segnalano che non hanno ottenuto le sedi richieste, mentre sono state assegnate ad altri insegnanti con punteggio più basso. Alcune/i insegnanti non hanno ricevuto alcuna proposta con punteggi ben più alti di chi, invece, ha ottenuto un incarico annuale. Sembra quindi che l’algoritmo sia “impazzito”. Inevitabilmente si dovranno rivedere molte nomine assegnate erroneamente. E infatti alcuni uffici scolastici hanno già annullato gli incarichi. Per altri si attende che annullino o rettifichino gli incarichi per evitare una marea di ricorsi. 

Constatato il fallimento del sistema online, il Ministero dovrebbe rettificare la procedura e disporre che gli uffici scolastici procedano ad annullare le nomine online e a convocare in presenza, come abbiamo chiesto sin dall’inizio. 

Sul problema i Cobas Scuola hanno convocato un’assemblea online per oggi mercoledì 8 settembre alle 17,00 al link su zoom 

https://us02web.zoom.us/j/84815690437?pwd=ajR3TEYwTDBsRVg5VFFtOVV2VVJPUT09

POCHE RISORSE PER LA SICUREZZA A SCUOLA

LA SICUREZZA VERA NELLE SCUOLE PASSA DAI FINANZIAMENTI
ECCO COSA FA IL GOVERNO 
(E COSA HANNO ACCETTATO I SINDACATI CONCERTATIVI)


Su Il Sole24ore del 10 agosto 2021 è uscito un articolo dettagliato sugli ingenti investimenti (2 miliardi e 886 milioni) a disposizione per la scuola italiana; si tratta di quei miliardi che ogni giorno il ministro non manca di sbandierare alla stampa, come la “prova” di quanto lui e il suo governo di unità nazionale stanno facendo per la scuola pubblica italiana.

Ma in tal modo si mettono veramente in sicurezza le scuole? Si sta operando davvero in modo che non si torni alla DAD? 
Qualche risposta si ottiene esaminando più da vicino la distribuzione di queste risorse:

VOCE SPESAMILIONI DI EURO% SUL TOTALE
SPESE STRAORDINARIE PERSONALE758
400 → organico Covid 
358 → sostituzione personale non vaccinato 
26,2%
LOGISTICA E MESSA IN SICUREZZA
(mascherine, sistemi di areazione, psicologi a scuola, edilizia leggera, , ecc.)
700
150→ Decreto Sostegni 
 350→ Sostegni bis
200→ a Enti Locali 


24,2%%
SCUOLA DIGITALE64622,3%
PIANO ESTATE540
320→ da PON
150 → da Sostegni bis
70→ DM 48/21


18,7%
RIDUZIONE CLASSI POLLAIO142
50→ PON per scuole statali e paritarie
22→ riduzione numero alunni per classe (0,7%!)
70→ a Enti Locali per affitto spazi


4,9%
SCREENING 1003,4%

Le scelte di questo governo appaiono chiarissime:
– 0,7% delle risorse per intervenire sulle classi pollaio, mentre il problema del distanziamento è il problema centrale che pone la pandemia! E anzi, il governo, insieme ai sindacati firmatari del Protocollo, ha deciso che si potrà derogare al distanziamento di 1 metro!


– solo il 3,4% per svolgere gli screening nelle scuole, quando invece il tracciamento sarebbe unostrumento essenziale, insieme alle vaccinazioni, per il contenimento della pandemia: in Cina, (e lì di pandemie se ne intendono) processano milioni e milioni di tamponi perchè sanno che è uno degli strumenti più importanti per contenere il Covid. 


Dopo più di un anno di mobilitazioni in cui chiedevamo la riduzione degli alunni per classe e screening a tappeto, questa è la risposta del governo. 


– Il Governo si è guardato bene dal rendere strutturale l’aumento di personale, e anzi ha diminuito il “personale covid” da 75.000 a 42.000 unità, tra docenti e ATA, un personale super precario, assunto con contratti al 31 dicembre, a cui ha aggiunto i finanziamenti per sostituire i docenti non vaccinati.

Ma siccome questi ultimi non riceveranno alcuno stipendio, la loro sostituzione con personale precario comporterà solo un risparmio! In entrambi i casi si tratta di docenti usa e getta, assunti per mettere una pezza, non certo per riqualificare la scuola pubblica. 


– Anche per gli edifici scolastici vengono programmati interventi di “edilizia leggera”, non gli interventi strutturali di cui la scuola italiana avrebbe urgente bisogno. 


Dove sono gli investimenti che guardano alla scuola in senso positivo e prospettico? Li troviamo nella scuola digitale (22,3%), nonostante tutti ormai riconoscano il fallimento della DAD, e nel piano estate (18,7%), uno strumento per far entrare nelle scuole pubbliche le cooperative, e dunque i privati, anche se alcune scuole hanno ricorso perlopiù a personale interno o precario. 
Il governo finanzia un piano scuola lontano anni luce dal progetto di una scuola pubblica di qualità, stravolgendo il carattere pubblico dell’istruzione. 
E allora che cosa hanno ottenuto i sindacati che hanno firmato il Protocollo d’Intesa sulla sicurezza? Niente di nuovo: le risorse erano già stanziate. E le scelte operate mostrano quanto sia lontano il governo Draghi dalla volontà di risolvere le drammatiche condizioni in cui si trova la scuola italiana dopo la pandemia, che ha privato di fatto milioni di studenti e studentesse del diritto allo studio. 

È inaccettabile che il governo pensi di risolvere i problemi della scuola con l’obbligo del green pass, uno strumento che, con il 90 % dei docenti e Ata vaccinati volontariamente, serve a coprire proprio i mancati investimenti strutturali che, nonostante due anni di pandemia, questo governo non ha voluto e non vuole fare. 

Per tutti questi motivi il 20 SETTEMBRE saremo in piazza in molte città con Priorità alla Scuola e invitiamo docenti, genitori, studenti e studentesse a partecipare.

DIFFIDA TAMPONI GRATUITI E USO SALIVARI

Abbiamo inviato al Ministero, all’USR e a tutte le scuole la diffida che trovate sotto.

La diffida vuole essere uno degli elementi di pressione da utilizzare in questa vertenza contro il d.l. n. 111/2021.

Successivamente, chi vorrà, potrà richiedere il rimborso per le spese sostenute per l’effettuazione dei tamponi. A questo scopo è stato predisposto un modello di rimborso (da ritirare in sede) che i/le singoli/e interessati/e dovranno inviare ai propri DS, allegando copia degli scontrini della farmacia.

* * *

Al Ministero dell’Istruzione

All’USR Sicilia

Ai DS delle Istituzioni scolastiche siciliane

e p.c. a tutto il personale scolastico

OGGETTO: ATTO STRAGIUDIZIALE DI COMUNICAZIONE E DIFFIDA – gratuità tamponi e uso tamponi salivari

La scrivente Organizzazione Sindacale,

VISTO l’art. 1, comma 6, del d.l. 6 agosto 2021 n. 111 secondo il quale “tutto il personale scolastico del sistema nazionale di istruzione e universitario, nonché gli studenti universitari, devono possedere e sono tenuti a esibire la certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2”;

VISTO l’art. 9, comma 2, lett. c), della l. n. 87/2021 che prevede la possibilità di attestazione della certificazione verde COVID-19 a seguito della “effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2”, cosiddetti “tamponi”;

VISTO il Titolo X del d.lgs. n. 81/2008 – ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI;

VISTA la Direttiva Europea 2020/739 che modifica l’allegato III della Direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici;

VISTO l’art. 15, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008: “Le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori”;

VISTO l’art. 41, comma 4, del d.lgs. n. 81/2008 per il quale “gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio” sono a carico del datore di lavoro;

VISTO che il Protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’a.s. 2021/2022 del 14.8.2021, n. 21, prevede che le “istituzioni scolastiche, mediante accordi con le Aziende Sanitarie Locali o con strutture diagnostiche convenzionate, utilizzeranno tali risorse anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico”;

con la presente diffida le amministrazioni in indirizzo a predisporre l’assoluta gratuità dei test antigenici previsti dall’art. 9, comma 2, lett. c), della l. n. 87/2021 per tutto il personale scolastico che lo dovesse richiedere.

Inoltre, vista la Circ. Min. Salute del 14.5.2021 n. 21675, avente per oggetto: Uso del test molecolare e antigenico su saliva ad uso professionale per la diagnosi di infezione da SARS- CoV-2, che prevede che “Il campione di saliva può essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione da SARS-CoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali” come per il personale scolastico, si chiede l’utilizzo dei cosiddetti “tamponi salivari” per ottenere l’attestazione prevista dall’art. 9, comma 2, lett. c), della l. n. 87/2021.

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO COBAS SCUOLA

ASSEMBLEA PROVINCIALE mercoledì 1.9.2021

ASSEMBLEA PROVINCIALE DEGLI ISCRITTI COBAS SCUOLA

MERCOLEDÌ 1 SETTEMBRE 2021

ore 17.00 – 19.30

L’assemblea si svolgerà in modalità mista: in presenza nella sede cobas scuola di Palermo, in piazza Unità d’Italia11 e da remoto, sulla piattaforma Jitsi Meet, collegandosi al seguente link: https://meet.jit.si/cobaspa.

Se si usa il cellulare conviene scaricare l’app Jitsi Meet

Odg:

  1. Situazione politico-scolastica.
  2. Iniziative di mobilitazione.
  3. Rinnovo dell’Esecutivo Provinciale Cobas scuola Palermo 
  4. Elezioni delegati per l’assemblea nazionale, che si volgerà a Roma nei giorni venerdì 10sabato 11 e domenica 12 settembre 2021
  5. Varie ed eventuali.

Si raccomanda la partecipazione di tutt* le/gli iscritt*.

30.8 MANIFESTIAMO PER SCUOLE SICURE SENZA GREEN PASS

Per la sicurezza a scuola

Contro ogni discriminazione

Immediato utilizzo gratuito dei Test Salivari

Per il terzo anno scolastico consecutivo a scuola non è cambiato nulla, nonostante uno stato di emergenza sanitaria che doveva e deve essere affrontato anche con azioni di sistema e di prevenzione:

Oltre 100.000 cattedre vacanti e organici insufficienti per il personale ATA

Classi pollaio

Strutture inadeguate (anche prima della pandemia)

Organico covid ridotto del 70%

Trasporti non pervenuti

Deroga alla distanza di un metro fra gli alunni in classe
 

Non pretendevamo, certo, in quasi due anni la soluzione di problemi “atavici”, però non si è fatto ciò che si poteva fare:

Sfruttare il patrimonio edilizio pubblico non utilizzato

Assumere docenti (con 3 anni di servizio) e ATA (due anni)

Formare le classi con un massimo di 20 alunni, 15 in presenza di allievi diversabili

Garantire il giusto distanziamento, secondo quanto previsto dalle norme di sicurezza pre-Covid

Dotare le aule di sanificatori dell’aria

Ampliare il trasporto pubblico usando, per esempio, anche mezzi delle forze militari

Il governo, consapevole di tali inadempienze, sta tentando, riuscendoci, di spostare l’attenzione. Per il governo, infatti, sembra che tutto ciò che non funziona dipenda esclusivamente dal personale scolastico non ancora vaccinato, che rappresenta circa l’1,5% di quanti ogni giorno si recano a scuola.

Si può essere d’accordo o meno con la scelta di questi colleghi, ma tutti loro stanno esercitando un diritto, visto che. sino ad oggi, non c’è nessun obbligo di vaccinazione, e non si può essere penalizzati perché si esercita un diritto, che, invece, è quello che sta avvenendo, con l’introduzione del green pass e ciò dovrebbe preoccupare tutti noi.

Per garantire la sicurezza a scuola, tenendo conto che la possibilità di contagiare, seppure in misura diversa, riguarda vaccinati e non e che gli studenti in maggioranza, dato il limite dei 12 anni, non sono vaccinati è decisivo prevenire il contagio. In questo senso la misura migliore (come dice lo stesso ministero della salute) è quella di utilizzare i test salivari, gratuiti e per tutti. Gratuiti perché tocca al datore di lavoro garantire le condizioni di sicurezza, per tutti perché come ha detto il dott. Crisanti “È una bufala pazzesca dire che col Green pass creiamo ambienti sicuri”.

Lunedì 30 agosto alle ore 17,00

Presìdi sotto le Prefetture di Catania e Palermo e in piazza Archimede a Siracusa

Coordinamento regionale siciliano Cobas Scuola

IL GREEN PASS A SCUOLA NON È PREVENZIONE MA VESSAZIONE

IL GREEN PASS A SCUOLA NON È PREVENZIONE MA VESSAZIONE

L’obbligo del lasciapassare verde per il personale della scuola determina inaccettabili conseguenze sul piano dei diritti del lavoro per le sanzioni che colpirebbero il personale che non ne è in possesso e/o non lo esibisce ogni giorno, ma senza che la prevenzione del contagio sia in alcun modo garantita.

Sulla base delle risultanze scientifiche in questo momento generalmente condivise e secondo ciò che sostiene anche chi non ha dubbi sulla necessità della campagna vaccinale, infatti, il green pass non dà reali garanzie di efficacia per la prevenzione del contagio, ma costituisce nella sostanza uno strumento per incrementare le vaccinazioni, visto che chi ne è in possesso può essere comunque infettato dal virus e, quindi, può essere veicolo del contagio. Se si aggiunge che l’obbligo del green pass scolastico non è previsto né per studentesse e studenti né (allo stato attuale) per chi opera nelle scuole senza essere alle dipendenze del Ministero, appare evidente che l’introduzione di questo obbligo, per di più imposto ad una categoria già vaccinata mediamente al 90%, costituisce un “diversivo”, utile a coprire le plateali inadempienze del governo e del Ministero per il rientro a scuola in sicurezza e a individuare nella minoranza di chi ha scelto di non vaccinarsi un facile capro espiatorio su cui far ricadere la colpa del persistere della situazione emergenziale.

Infatti, per il secondo anno consecutivo nulla è stato realmente fatto per rendere fruibili in sicurezza i trasporti locali (per i quali paradossalmente non c’è obbligo di green pass), nulla è stato fatto di ciò che è necessario per mettere in sicurezza le scuole: diminuire il numero di alunn* per classe e ampliare gli spazi, aumentare proporzionalmente l’organico di docenti e Ata, predisporre lo screening periodico di alunn* e personale. Ne è ulteriore riprova il fatto che il protocollo di sicurezza per l’a.s. 2021/2022 è praticamente identico a quello dello scorso anno tranne che per l’obbligo tassativo del distanziamento di un metro (due metri dalla cattedra) nelle aule, che può essere derogato nel caso in cui limiti strutturali degli edifici scolastici non lo consentano: così, migliaia di edifici pubblici dismessi, che potrebbero essere destinati con piccoli interventi ad uso scolastico, continueranno a rimanere inutilizzati, per mera assenza di volontà politica, nonostante la disponibilità degli ingenti fondi del PNRR, dei quali nulla è stato destinato a questo scopo, mentre si continuano a spendere centinaia di milioni di euro per affittare edifici privati non adatti alle scuole.

Ma, anche con le attuali suddette inadempienze, per prevenire il contagio nelle scuole sarebbe molto più razionale e utile predisporre tamponi periodici gratuiti per tutta la comunità scolastica, come sembrava essere previsto nel protocollo MI-OOSS. Considerando i tempi medi di incubazione del virus prima che si manifesti ai test, basterebbe un tampone alla settimana. E, se si utilizzassero i tamponi salivari, lo screening periodico di tutta la comunità scolastica garantirebbe condizioni di sicurezza, consentendo di circoscrivere tempestivamente eventuali focolai (improbabili se ci sono le condizioni per attivare le altre misure di prevenzione), con test meno invasivi rispetto a quelli rino-faringei.

L’obbligo della certificazione verde per il personale scolastico determina di fatto un obbligo alla vaccinazione: chi può permettersi di perdere la retribuzione o di fare un tampone a pagamento ogni 48 ore?


PER DISCUTERE SU QUESTI TEMI
ASSEMBLEA REGIONALE ONLINE

MERCOLEDÌ 25 AGOSTO ORE 17.00 https://global.gotomeeting.com/join/516389197
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PER MANIFESTARE

CONTRO IL GREEN PASS A SCUOLA

PRESÌDI ALLE PREFETTURE DI CATANIA, PALERMO E SIRACUSA

LUNEDÌ 30 AGOSTO ORE 17.00

NESSUNA COERCIZIONE PER IL PERSONALE SCOLASTICO

Incredibile marcia indietro del Ministro!

I Cobas chiedono tamponi salivari gratuiti con efficacia settimanale

e l’abolizione del GREEN PASS a scuola

Avevamo accolto favorevolmente il passaggio del Protocollo d’ Intesa per la sicurezza a scuola del 14 agosto 2021 laddove prevede, con riferimento alle risorse straordinarie erogate alle scuole, che “fermo restando il raccordo istituzionale, a livello nazionale, con il Commissario straordinario e valutate le effettive necessità di contrasto alla diffusione della pandemia, le istituzioni scolastiche, mediante accordi con le Aziende Sanitarie Locali o con strutture diagnostiche convenzionate, utilizzeranno tali risorse anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al
personale scolastico
, secondo le modalità previste dall’Autorità sanitaria”.

Da cui si evince la gratuità dei tamponi per tutto il personale che non può o non vuole vaccinarsi, senza alcuna distinzione, come avevamo chiesto nel comunicato del 6 agosto. Ma prontamente un comunicato del ministero e lo stesso Ministro con sue dichiarazioni fanno marcia indietro, sostenendo che la gratuità sarebbe solo per soggetti fragili che non possono vaccinarsi. Per cui il Protocollo sarebbe carta straccia e, in ogni caso, il governo confermerebbe e rafforzerebbe il carattere punitivo del decreto legge sul green pass a scuola. 

La gratuità dei tamponi per il personale non vaccinato per qualsiasi motivo va garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e non con il meccanismo farraginoso e foriero di differenziazioni territoriale, previsto dal Protocollo e basato su accordi tra singole scuole e ASL. Inoltre, è assurdo applicare alla scuola l’efficacia temporale dei tamponi previsto per eventi una tantum, come un concerto o una partita di calcio: a scuola ci si va tutti i giorni per tutto l’anno scolastico e non si possono prevedere centinaia di tamponi a persona ogni 48 ore, che di fatto rendono obbligatorio il vaccino. Tamponi con efficacia temporale settimanale, il 90% del personale vaccinato volontariamente, l’uso di dispositivi e il rispetto rigoroso e senza deroghe opportunistiche del distanziamento di un metro garantiscono la sicurezza della scuola in presenza. Infatti, la raccomandazione del rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro è stata di fatto cancellata nel caso in cui “le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano”.

Infine, lo stesso Ministero della salute ha sancito che “il campione di saliva può essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione da SARSCoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l’accettabilità di test ripetuti”. Per cui, va garantita la possibilità di optare per i tamponi salivari, che sono decisamente meno invasivi.

Chiediamo, quindi: la gratuità dei tamponi garantita a livello nazionale; l’efficacia settimanale dei tamponi; la possibilità di optare per i test salivari.

Ribadiamo che “la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale per combattere la pandemia”. Anche Medicina Democratica sostiene: “le vaccinazioni disponibili sono, allo stato delle conoscenze, uno strumento essenziale, non l’unico, per il contrasto della diffusione della pandemia da Covid 19 e, nel contempo, per ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e permettere un graduale ritorno alle attività lavorative, ludiche e culturali. […] Pur considerando che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste e adeguati test, la necessità di avere questo strumento disponibile in tempi brevi è stata confermata dall’efficacia in particolare nella riduzione della occupazione delle strutture sanitarie anche in presenza di incrementi nella diffusione.”

Ma al tempo stesso ribadiamo il carattere inaccettabile dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, la categoria che si è vaccinata di più in modo volontario e che non è a contatto con persone particolarmente fragili, che è la motivazione usata per il personale sanitario. La sanzione della sospensione dello stipendio dopo 5 giorni e la multa da 400 a 1.000 euro (raddoppiabili in caso di recidiva) violano pesantemente il diritto al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per cui chiediamo, in sede di conversione in legge del d.l. n.111/2021, la cancellazione del comma 6 dell’art.1. In caso contrario, valuteremo con i nostri legali l’opportunità di ricorsi campione per sollevare la questione di costituzionalità delle sanzioni previste dal decreto e la compatibilità con la normativa UE.

Riteniamo assolutamente tardivi e generici gli impegni previsti nel Protocollo d’intesa in riferimento al piano sperimentale per la riduzione del numero degli alunni per classe, al prolungamento dei contratti Covid oltre il 31 dicembre, all’assunzione a tempo determinato di personale Ata. Vi è, infatti, in alcuni casi solo un generico e non quantificato riferimento a risorse aggiuntive, mentre quelle già stanziate e richiamate nella Nota tecnica del 13 agosto sono esigue, in particolare sono risibili i 22 milioni per ridurre le classi pollaio.

Durante i due ultimi anni scolastici pandemici i Cobas si sono mobilitati più volte, insieme a Priorità alla scuola, per chiedere (inascoltati) quegli interventi strutturali indispensabili per garantire l’unica vera scuola, che è quella in presenza: riduzione del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni disabili), assunzione di tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investimenti nell’ edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche come il governo Conte, ma con l’aggravante di non aver usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery fund.

Su questi obiettivi aderiamo alle mobilitazioni locali del 20 settembre indette dal movimento Priorità alla Scuola.

Ma, in generale, le ingenti risorse del Recovery Plan devono essere usate per un’inversione di rotta a 180 gradi da un punto di vista sociale, economico e ambientale, mentre il PNRR italiano è caratterizzato da pesanti elementi di continuità con il modello di sviluppo che ha segnato la lunga fase neoliberista. Per tali scopi la Confederazione Cobas, insieme a tutto il sindacalismo di base, ha indetto lo sciopero generale dell’11 ottobre e, insieme ad un ampio arco di organizzazioni e movimenti sociali, la manifestazione nazionale del 30 ottobre, in occasione del G20.

Roma, 18 agosto 2021 

Esecutivo nazionale dei Cobas – Comitati di base della scuola 

NO ALL’OBBLIGO VACCINALE, SÌ ALLA VACCINAZIONE VOLONTARIA

NO all’obbligo vaccinale e alla sospensione dello stipendio per i lavoratori della scuola,
 SÌ alla vaccinazione volontaria

La regolamentazione dell’apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all’istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo“, ma anche come “interesse della collettività” (art. 32); al lavoro e alla retribuzione che garantisca libertà e dignità (art. 4 e 36); alla libertà personale (art. 13).

I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale per combattere la pandemia. Come sostiene anche Medicina Democratica, “le vaccinazioni disponibili sono, allo stato delle conoscenze, uno strumento essenziale, non l’unico, per il contrasto della diffusione della pandemia da Covid 19 e, nel contempo, per ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e permettere un graduale ritorno alle attività lavorative, ludiche e culturali.(…) Pur considerando che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste e adeguati test, la necessità di avere questo strumento disponibile in tempi brevi è stata confermata dall’efficacia in particolare nella riduzione della occupazione delle strutture sanitarie anche in presenza di incrementi nella diffusione“.

Ma, al tempo stesso, i Cobas ritengono assolutamente inaccettabile l’obbligo vaccinale per il personale scolastico con una sanzione la cui rapidità non è stata usata neanche per il personale sanitario: chi non è ammesso a scuola per mancanza del green pass viene considerato assente ingiustificato e dopo 5 gg scatta la sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione con una pesante violazione del diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione stessa. È vero che il vaccino può essere sostituito dal tampone che, però, ha validità solo per 48 ore e dovrebbe essere ripetuto di continuo e non è gratuito, ma costa 15 euro. Sarebbe, in ogni caso, opportuno garantire la gratuità dei tamponi.

Non sussistono le motivazioni che sono state usate per l’obbligo per il personale sanitario, che è a contatto con persone in condizioni di particolare fragilità, mentre non sono tali gli studenti. Ma l’introduzione dell’obbligo è particolarmente assurda perché lo stesso Ministro Bianchi rileva che l’86% del personale è già vaccinato e stima che siamo di fatto al 90% perché molti docenti e Ata si sono vaccinati registrandosi per fascia di età o altro. Tale livello di vaccinazione, il rispetto delle norme sul distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi garantiscono il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza (sicuramente maggiore di quella, per esempio, dei luoghi di culto per i quali non è previsto il green pass).

È, inoltre, un ossimoro la richiesta di consenso informato per chi si vaccina per poter lavorare: se si tratta di obbligo non si può chiedere il consenso e deve essere lo Stato ad assumersene la responsabilità.

Il decreto non rispetta neanche la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 secondo cui: “i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera”.

La didattica in presenza andava e va garantita riducendo il numero di alunni per classe, assumendo tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investendo nell’edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche come il governo Conte, ma con l’aggravante di non aver usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery Fund.

I Cobas sosterranno i lavoratori della scuola colpiti con la sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio.

Esecutivo nazionale dei Cobas – Comitati di base della scuola

COVID, SCUOLA E SOCIETÀ

Il testo che segue è il risultato della discussione che in questi mesi abbiamo affrontato in Sicilia e che si è provvisoriamente conclusa nella giornata dedicata al tema durante il VII Seminario Cobas Scuola Sicilia svoltosi a Sant’Alfio (CT) il 13 e 14 luglio. Auspichiamo possa essere un contributo utile per una più ampia discussione sulla gestione dell’emergenza e sulle sue conseguenze.

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COVID, SCUOLA E SOCIETA’

Di fronte alle difficoltà di gestione della pandemia, si diffondono, in Italia come in altri paesi, posizioni che indicano la vaccinazione di massa, sostanzialmente per tutte le età, come unica soluzione. Tutto ciò determina una pericolosa estremizzazione delle posizioni, per cui l’unica alternativa sembra essere quella, che noi rifiutiamo, fra “sì vax” e “no vax”, come se si trattasse dello scontro fra due “integralismi”.

Viviamo in un clima in cui tutti i media hanno messo e mettono quotidianamente come prime notizie quelle relative al Covid, senza peraltro garantire un dibattito plurale. Il linguaggio militare ha preso il sopravvento, come se ci trovassimo dentro una guerra contro un nemico invisibile, che può utilizzare ogni altro essere umano come “untore” per diffondersi.

Noi, invece, pensiamo che occorra continuare a interrogarsi per capire ciò che sta avvenendo e che le evidenti difficoltà che attraversiamo non devono tradursi in proposte che limitano diritti e libertà, in nome di un supposto principio superiore di autorità (e non solo su questo tema), peraltro, confortati, dalla Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 secondo cui:

– i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera;

– nessuno deve essere discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato.

Ci preoccupa, in particolare, che, nella patria di Beccaria, secondo “autorevoli” commentatori chi decidesse di non vaccinarsi e dovesse contrarre la malattia, non dovrebbe avere diritto alla cura. Come se il diritto alla cura dipendesse dai comportamenti dell’ammalato, in un mondo del genere che fine farebbero tabagisti e alcolisti?

Pensiamo che siano stati fatti errori sui quali non si è aperta nessuna riflessione, con una gestione dell’emergenza che non ha puntato sui diritti e sulla consapevolezza dei cittadini per affrontare la pandemia. Come ha rilevato il costituzionalista Michele Ainis, nel marzo del 2020, “è evidente che il ricorso massiccio ai dPCM come strumento normativo qualche problema lo crea perché il dPCM è un atto di normazione secondaria, non è un atto che ha la stessa forza della legge”.

Ancora, se all’inizio, vista l’assenza colpevole e generalizzata di piani “antipandemia” (negli ospedali mancavano persino guanti e mascherine), è stato “naturale” procedere per tentativi, dopo la fine del primo lockdown le cose sarebbero dovute andare diversamente.

Così non è stato, nonostante che nel periodo maggio/luglio 2020 il numero dei morti e degli ospedalizzati fosse addirittura inferiore a quello dello stesso periodo del 2021 e che, quindi, ci sarebbe stato tutto il tempo per riorganizzarsi in vista dell’inverno, e della presumibile ripresa del contagio.

Un fatto che non ci stupisce visto il progressivo smantellamento della sanità pubblica, la standardizzazione delle cure (si guarda esclusivamente al “paziente”, non alla complessità e unicità di ogni soggetto) e il totale disinteresse verso la prevenzione, cui viene destinato solo il 5% delle risorse stanziate per la salute. Infatti come scrive Garattini (presidente dell’Istituto Mario Negri): “la prevenzione è in conflitto di interesse con il grande mercato della medicina. Difficilmente lo Stato farà un’importante campagna contro il fumo, finché incassa 13 miliardi di euro l’anno di tasse sul tabacco”.

Così come ci preoccupa che riflessioni scientifiche importanti non abbiano contribuito a diversificare le strategie. La dott.ssa Viola (immunologa dell’Università di Padova), ad esempio, ha affermato che il virus “solo a una piccola parte causa una malattia severa. Una volta che noi avremo portato avanti la vaccinazione, vaccinato la larga parte della popolazione, soprattutto quella over 55-60 più tutti i pazienti fragili, noi davvero saremo fuori dal tunnel e non sarà necessario pensare a un’immunità di gregge che, matematicamente non è raggiungibile”.

Ci chiediamo perché a fronte di ingenti investimenti statali per la ricerca sui vaccini (prodotti da quelle case farmaceutiche che neanche di fronte a una pandemia mondiale hanno rinunciato alla proprietà dei brevetti), il medesimo sforzo non sia stato profuso per individuare cure più efficaci per affrontare e superare la malattia; perché si è di fatto rinunciato alle terapie domiciliari lasciando come unica indicazione tachipirina e vigile attesa.

La vaccinazione non può essere individuata come l’unica soluzione possibile, viviamo in un mondo globale e nessuno può realisticamente pensare di vaccinare in un periodo di tempo limitato, come dovrebbe essere per ottenere risultati positivi (4/6 mesi), la stragrande maggioranza della popolazione. Ricordiamo, peraltro, che ancora siamo in una fase di sperimentazione dei vaccini che si concluderà nel 2023, conseguentemente, non si sa per quanto tempo dura l’effetto, e se, essendo vaccinati, non si possono contagiare altre persone, né si conoscono eventuali problematiche che potranno svilupparsi nel tempo.

Quindi, sì all’uso dei dispositivi, tamponi gratuiti per tutti, sanificazioni, ecc., che devono riguardare vaccinati e non. Magari evitando “assembramenti”, ampiamente tollerati (dato che in questi casi i “rigoristi” scompaiono), come quelli avvenuti in occasione degli europei di calcio.

Ribadiamo che la pandemia debba essere affrontata garantendo:

  • sostanziosi investimenti (più strutture e personale) per la medicina territoriale e di prossimità, per la prevenzione e la cura;
  • la libertà di vaccinarsi o no a tutt*, rifiutando i ricatti alla Macron;
  • tempestività e diversificazione degli interventi terapeutici anti-Covid19 sulla base delle varie situazioni personali;
  • tamponi gratuiti a tutt* al fine di evitare discriminazioni economiche tra chi è vaccinato e chi non lo è.

E per questi motivi riteniamo, infine, che la sicurezza nelle scuole vada garantita:

  • eliminando le classi pollaio e assumendo nuovo personale;
  • riorganizzando il trasporto pubblico;
  • dotando gli ambienti dei dispositivi necessari (anche dei sanificatori);
  • stimolando comportamenti corretti e non obbligando personale e alunni a vaccinarsi, come vorrebbe fare, ad esempio, il presidente della Regione Sicilia Musumeci.

Su quest’ultimo punto invitiamo tutti (vaccinati e non) a praticare l’obiezione di coscienza rifiutandosi di dichiarare il proprio stato.

Cordinamento regionale siciliano dei Cobas Scuola

UN’ORDINANZA CONTRO LE LIBERTÀ INDIVIDUALI

COMUNICATO STAMPA

Il Coordinamento regionale siciliano Cobas Scuola si oppone con decisione al tentativo-golpe del Presidente della Regione Siciliana Musumeci che vorrebbe introdurre di fatto una obbligatorietà vaccinale non prevista da alcuna norma di legge nazionale attualmente in vigore per una platea molto ampia e diversificata di lavoratori e lavoratrici che hanno in comune un contatto, se pur minimo, con il pubblico.
Immediati e preoccupanti riscontri di “allineamento” all’ordinanza n. 75 del 7 luglio di Musumeci arrivano già dal mondo della scuola con direttive dirigenziali che intimano al personale scolastico di dichiarare la propria condizione vaccinale, competenza espressamente inibita dagli orientamenti del garante della privacy, preludio, temiamo, a probabili forme di penalizzazione se non di vera e propria discriminazione nei confronti del personale non vaccinato.

E questo nonostante la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 preveda esplicitamente di:

7.3.1 garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desiderano da soli;

7.3.2 garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato;

I COBAS della Scuola ritengono un principio irrinunciabile di civiltà il diritto inalienabile dell’individuo di decidere le cure mediche che non può essere contrapposto a un teorico beneficio per la salute collettiva.

Con questa ordinanza si vogliono coprire inadempienze gravissime in quanto a sicurezza sul posto di lavoro, che nel caso della scuola riguardano ad esempio il mancato reperimento di aule, la riduzione del numero massimo di alunni/e, la mancata assunzione del necessario personale, il mancato acquisto di impianti di aerazione adeguati, ecc.

I COBAS della Scuola ribadiscono il principio medico universale “primo non nuocere” e ritengono che l’eventuale obbligo sia un attacco alle scelte e all’autodeterminazione dei cittadini che rischia di innescare una pericolosa “caccia all’untore”.

Coordinamento regionale Cobas Scuola

Restituire i magazzini all’Istituto Danilo Dolci di Palermo

Il Coordinamento regionale siciliano Cobas Scuola si unisce all’appello del Liceo “Danilo Dolci” affinché il Magazzino Brancaccio, ricadente nel complesso immobiliare confiscato alla Mafia in cui ha sede la scuola, sia restituito alla fruibilità della comunità scolastica che, da oltre vent’anni, vive e agisce nel quartiere di Padre Pino Puglisi. In questi mesi di pandemia, i Cobas della Scuola di Palermo hanno sollecitato le autorità competenti ad utilizzare l’ingente patrimonio edilizio pubblico inutilizzato per soddisfare il bisogno di maggiori spazi a disposizione delle scuole, bisogno che è rimasto insoddisfatto da ben prima che sopraggiungesse l’emergenza pandemica e che l’emergenza ha ulteriormente approfondito. È del tutto inaccettabile che, in questo contesto di grave carenza strutturale per le scuole della Città Metropolitana di Palermo, non solo non si rendano disponibili nuovi spazi, come sarebbe possibile, ma addirittura si sottraggano alle scuole spazi di cui già dispongono, senza apparente spiegazione. Nel caso del Magazzino Brancaccio, strutturalmente integrato nel complesso immobiliare in cui ha sede il Liceo “Danilo Dolci”, al danno si aggiunge la beffa costituita dal fatto che a sottrarre tale spazio vitale alla scuola è L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), che – secondo la legge – dovrebbe curare la restituzione dei beni confiscati alla Mafia alla collettività. I Cobas della Scuola di Palermo chiedono che le autorità a cui è rivolto l’appello intervengano al più presto per sanare questa nuova ferita inferta alla scuola di Palermo.

ASSEMBLEA PROVINCIALE COBAS SCUOLA PALERMO

venerdì 9 luglio ore 17.00 presso la sede di piazza Unità d’Italia 11 o collegandosi al seguente link: https://meet.jit.si/assembleacobaspa
In prossimità dello svolgimento del seminario regionale siciliano del 13 e 14 luglio a Sant’Alfio (CT) invitiamo gli iscritti e le iscritte a discutere il seguente odg:
1. RSU e tutele collettive del personale
2. Organi collegiali e organizzazione della vita scolastica
3. Covid e società

Patto per la scuola: ambiguità, retorica e minacciose vaghezze

Sottoscritto lo scorso 20 maggio da ministro dell’Istruzione e cinque dei sei sindacati rappresentativi, il Patto per la scuola è un documento deludente e fortemente ambiguo per quello che non dice ma lascia intendere. I suoi riferimenti normativi sono il PNRR e il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico. Non vi è traccia, invece, di una visione storico-culturale, una concezione, un’idea di come e perché le future generazioni potranno concepire, valutare, rispettare, valorizzare l’immenso patrimonio culturale italiano.

Il Patto accenna a future riforme epocali (riforma costituzionale della scuola, un nuovo modello istituzionale e organizzativo-gestionale, riforma degli Organi collegiali, nuovo Testo Unico sulla scuola), riforme che, nonostante siano espresse con un linguaggio politicamente corretto, suonano minacciose e reazionarie nella loro vaghezza. Il Patto per la scuola tace sul ruolo dell’Invalsi, il quale invece appare in uno dei punti del PNRR: in una prima redazione del PNRR si parlava di obbligatorietà dell’Invalsi, trasformatasi poi in “consolidare e rendere generale l’uso dei test PISA/INVALSI”.

Il Patto per la scuola esordisce – senza un benché minimo bilancio sulla giustezza o meno delle chiusure delle scuole attuate in questi due anni e sulle sue conseguenze sui giovani – con il poco convincente ottimismo di “valorizzare come opportunità di profonda innovazione l’esperienza vissuta durante il periodo pandemico”. Da qui la retorica che veicola le vere intenzioni del documento nei confronti della controparte sindacale: “un nuovo modello culturale è alla base di una nuova organizzazione del lavoro nelle scuole e di ogni capacità di utilizzare l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere collettivo”.

Viene ribadito che il modello scolastico alla base della scuola pubblica italiana è sempre quello delle competenze e delle abilità ma questo modello non è certo una novità e, invece di darlo come postulato, sarebbe più corretto verificarne la validità nei risultati di questi anni recenti. Vengono affermati concetti importanti e condivisibili, come il riconoscimento del ruolo cruciale del docente o la valenza strategica dell’investimento in conoscenza. Si parla di una Riforma costituzionale dell’Autonomia scolastica di cui sarebbe importante discutere, in quanto tassello solidale alle terribili spinte federaliste/regionaliste di Leghe e Centrosinistra.

L’elenco della spesa

Numerosi sono i provvedimenti che si prevede di attuare nell’immediato:

  • Assunzioni entro il 1° settembre per non alimentare il precariato.
  • Edilizia scolastica e sicurezza previste dal PNRR.
  • Contrasto ad abbandono e dispersione scolastica. Inclusività. Raccordo con i territori. “Percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti, attraverso un utilizzo più efficace delle risorse”.
  • Continuità didattica tramite programmazione pluriennale degli organici.
  • Potenziamento istruzione tecnica e professionale (ma perché i diplomati geometri, Costruzioni Ambiente e Territorio, sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni?).
  • Potenziamento della formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria e sistema strutturato di formazione continua (come dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico).
  • Organi collegiali (struttura democratica della scuola): “processo riformatore volto a definire le competenze e coordinarle con quelle dei dirigenti scolastici” ”garantendo la libertà d’insegnamento”. Punto delicatissimo e tutto da verificare!
  • Efficaci politiche salariali e forme di valorizzazione di tutto il personale (come dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico). Sulla base di quale nuovo contratto? Con più carichi di lavoro e aumenti stipendiali in forma di bonus stile “buona scuola”?
  • Rafforzamento delle istituzioni scolastiche (Mezzogiorno, periferie ecc) tramite il PNRR.
  • Rafforzamento della rete di supporto all’autonomia scolastica.
  • Rafforzamento dell’amministrazione centrale e periferica (organizzazione data-driven, “cabina di regia”).
  • Redazione di un nuovo Testo Unico sulla scuola (unico aspetto utile previsto e non realizzato della L. 107/2015).
  • Ripensamento dell’orientamento scolastico sulla base delle esigenze del “territorio” (vale a dire, in ossequio alle esigenze delle imprese, laddove ci sono).
  • Riduzione degli alunni per classe, ma sulla base dell’andamento demografico in calo, e quindi (com’è stato persino in questi due anni pandemici) senza aumento strutturale di personale.

Retorica e annunci ad effetto

Appare chiaro che il Patto per la scuola, oltre ad auspicare/presupporre un “modello istituzionale e organizzativo-gestionale” in cui i sindacati sono chiamati al consenso, si muove in una concezione delle scuola vecchia ormai di qualche decennio: la scuola delle competenze, il dissidio insanabile fra “autonomia” e “cabine di regia”, la sopravvalutazione manageriale della dirigenza.

Strategicamente, vengono ripetute parole e concetti pienamente condivisibili, come inclusione, centralità del docente, libertà d’insegnamento, continuità didattica, eliminazione del precariato, riduzione del numero degli alunni per classe, adeguamenti stipendiali, edilizia scolastica. Ma è forte la sensazione di annuncio opportunistico e di svuotamento di questi stessi concetti che avrebbero potuto essere già stati messi in pratica, come richiesto dalle ormai storiche mobilitazioni Cobas e addirittura dai due anni di emergenza sanitaria (es. gli organici, l’edilizia scolastica).

In particolare bisogna sottolineare una contraddizione che passa sempre sotto silenzio. L’affermazione iperbolica sui “percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti”, grazie all’uso degli innovativi strumenti informatici – affermazione che spesso si sente ripetere dai dirigenti scolastici progressisti e non – contrasta con la concezione economicista della scuola che il Ministero continua a voler perseguire. Infatti per realizzare la didattica individualizzata occorre un “lavoro” del docente moltiplicato per tutte queste individualità, un “lavoro” che economicamente “sparisce” perché diventerebbe incluso nella funzione docente moderna, riformata nelle intenzioni ministeriali. E in tutto questo l’accento è posto più sulla stigmatizzazione del singolo “caso” (etichettato con le sigle H, DSA, BES ecc.) che non sulla interazione delle diverse, peculiari individualità e personalità che imparano ad esprimersi liberamente e democraticamente crescendo nel gruppo classe.

Il culto del digitale e dell’impresa

Come si vede, ancora una volta, siamo di fronte a scelte ministeriali che ostinatamente investono denari nelle apparecchiature tecnologiche e non nel lavoro del personale docente e ATA, nei sistemi di quantificazione e controllo dell’Invalsi e non nella libertà educativa e formativa sempre nuova e sempre diversa, non utilitarista (come devono essere scuola e ricerca), che produce vera formazione e vera cittadinanza, e quindi vera ricchezza, questa sì davvero spendibile ed economicamente utile. Scelte ministeriali che, coscientemente o incoscientemente, faranno soffrire giovani generazioni appiattite su modelli di efficientismo o di inadeguatezza.

Ma il più grave aspetto di fondo è che, nel momento in cui si parla presuntuosamente di “un nuovo modello culturale alla base di una nuova organizzazione del lavoro nelle scuole e di ogni capacità di utilizzare l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere collettivo” il concetto cardine sia impresa, e non si faccia menzione di altri concetti che meglio attengono alla formazione e all’educazione: mi riferisco al concetto di patrimonio culturale. Ciò dimostra, se ce ne fosse bisogno, che i consulenti del Ministero continuano ad essere Fondazione Agnelli e affini piuttosto che intellettuali come, per esempio, Salvatore Settis e tutti quelli che hanno sottoscritto il Manifesto per la nuova scuola, i cui ambiti di conoscenza sono più pertinenti ad una visione educativa e formativa. Se si vuole davvero cambiare l’Italia, è un’idea forte di patrimonio culturale che deve alimentare l’azione delle istituzioni scolastiche affinché questo patrimonio diventi appartenenza e conoscenza delle giovani generazioni, le quali sapranno meglio di noi farne buon uso e trarne frutto.

L’opportunistica miopia del Piano è evidente se si guarda alla realtà: calo delle nascite, dispersione scolastica, numero dei laureati (fra i più bassi in Europa), fuga dei laureati all’estero. Su questi temi non ci sono idee, non c’è strategia, si fa solo intendere che il calo delle nascite favorirà… l’eliminazione delle classi pollaio!

È grave, infine, che organizzazioni sindacali abbiano sottoscritto un Patto che di fatto auspica il ridimensionamento, se non la negazione, delle trattative sindacali. Il tutto aggravato dal fatto che una ventina di giorni dopo la firma del Patto, i sindacati firmatari hanno chiamato allo sciopero per contestare quanto previsto dal Decreto Sostegni Bis in materia di precariato, in aperta contraddizione con le dichiarazioni contenute nel Patto.