DIRITTO ALLA SALUTE, AL LAVORO, AL REDDITO E ALLO STUDIO

DIRITTO ALLA SALUTE, AL LAVORO, AL REDDITO E ALLO STUDIO

A settembre 2020, come se non fosse accaduto nulla, la scuola, tutta la scuola, presentava le stesse condizioni degli anni precedenti: non è stato ridotto il numero degli alunni per classe per garantire un serio distanziamento; non sono stati assunti i precari, che anzi sono diventati circa 200.000 tra docenti e ATA; ci sono le stesse vecchie strutture, che nel 60/70% dei casi non rispettano le normative sulla sicurezza, anche quelle precedenti alla pandemia. Il trasporto pubblico non è stato potenziato: nei bus gli studenti sono stretti come sardine; nelle strutture sanitarie i posti Covid non solo non sono stati potenziati, ma addirittura tagliati, con premi ai dirigenti “meritevoli”. 

Da marzo avevamo indicato gli interventi da attuare, e li avevamo messi al centro delle rivendicazioni delle mobilitazioni da maggio in poi. Ma il tempo a disposizione e la stessa pausa estiva con il calo dei contagi sono stati sciaguratamente sprecati. 

Ciononostante, grazie all’impegno di tutta la comunità scolastica, oggi le scuole sono il luogo meno insicuro per gli studenti in confronto a tutti gli altri: il rispetto delle norme sulla sicurezza è garantito dalla vigilanza di docenti e Ata, i contagi sono tra i più tracciabili rispetto all’esterno. Chiudere le scuole aumenta il rischio del contagio, laddove gli studenti inevitabilmente si muoveranno in contesti meno controllati. 

Ma di fronte al previsto e prevedibile aumento dei contagi, al prossimo collasso delle strutture sanitarie e all’affollamento dei mezzi di trasporto prima alcuni presidenti di regione, poi il governo, hanno scelto di sacrificare la scuola superiore, riproponendo la devastante modalità (sia dal punto di vista relazionale che cognitivo) della Didattica a Distanza, che ha già prodotto significativi e perduranti effetti negativi sulle capacità di apprendimento degli studenti e che rischia di privare di fatto un’intera generazione del diritto allo studio.

L’ultimo dPCM prevede solo un 25% di didattica in presenza a fronte del 75% a distanza, qualora le Regioni o gli enti locali o le autorità sanitarie lo richiedano per la presenza di particolari criticità territoriali. Già ieri è stato richiesto in molte regioni con una prevedibile applicazione estesa a tutto il Paese e, d’altronde, una nota ministeriale ha lasciato un solo giorno alle scuole per organizzarsi! Alcuni presidenti regionali hanno addirittura deciso che tutti gli alunni delle superiori, e in Campania anche delle elementari e delle medie, dovranno restare a casa. Al tempo stesso, alcuni dirigenti scolastici stanno decidendo, in modo illegittimo anche rispetto allo stesso dPCM, di tenere alcune classi tutte in presenza e altre tutte con la DAD, senza neanche il 25% in presenza. 

Senza vergogna, per le pesanti responsabilità politico-amministrative sue e di tutto il governo (nonché dei cd “governatori” regionali, corresponsabili del disastro delle strutture sanitarie e del trasporto pubblico), oggi la ministra Azzolina si erge a difesa della scuola in presenza. È un atteggiamento schizoide se si pensa alle sue esaltazioni della DAD durante il lockdown e al fatto che il governo, di cui fa parte, ha lasciato passare lunghi mesi senza intervenire con decisione sul fronte dei trasporti, della sanità o degli spazi, lasciando tutta la responsabilità in mano alle singole scuole e recitando oggi un gioco delle parti veramente stucchevole. E mentre si chiudono le scuole superiori, si mandano avanti i concorsi straordinari per i docenti precari, molti dei quali devono spostarsi in altre regioni (a loro spese e a loro rischio e pericolo).

In tutto il paese comincia a manifestarsi l’insofferenza verso i provvedimenti governativi che lasceranno sul lastrico intere famiglieladdove le chiusure non vengono accompagnate da immediati e significativi trasferimenti di reddito, e all’esterno della scuola si stanno consumando tragedie, con le quali siamo totalmente solidali, che lasciano sul campo ben più vittime, nelle categorie che non godono di nessuna protezione: chi lavora nei settori dell’educazione, dell’assistenza, della ristorazione, della ricezione alberghiera, del turismo, dello spettacolo, dello sport, e perfino dei trasporti, rischia di essere rovinato dalle nuove disposizioni di chiusura. Nonostante i problemi sociali in campo siano ben più gravi di quelli scolastici, riteniamo che non si possa sottovalutare l’importanza centrale della scuola: e perciò il vulnus della DAD non va sottovalutato, perché colpisce soprattutto gli studenti. Perciò vogliamo la scuola in presenza e in sicurezza. Siamo ancora in tempo per cambiare rotta. Il governo investa immediatamente su sanità, scuola e trasporti, a partire da un’assunzione straordinaria del personale necessario, reclutando una parte del precariato storico. Si investa subito (anticipando quanto arriverà dall’Unione Europea) per far sì che tali servizi pubblici essenziali possano rispondere al meglio ai problemi derivati dalla pandemia.Un Reddito di emergenza per tutti coloro che restano senza lavoro, spesa pubblica in deficit per acquisti di beni e servizi per garantire scuola, sanità e trasporti pubblici possono essere parole d’ordine unificanti per una mobilitazione che imprima una svolta in senso sociale alla gestione della crisi.

Per questi motivi come Cobas Scuola chiamiamo tutte/i alla mobilitazione per impedire il ritorno alla Didattica a Distanza, per difendere il diritto alla salute, al reddito e allo studio.

LE SCUOLE NON DEVONO PAGARE PER LE INCAPACITÀ DELLE AMMINISTRAZIONI

LE SCUOLE NON DEVONO PAGARE PER LE INCAPACITÀ DELLE AMMINISTRAZIONI

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE DEVE ESSERE SEMPRE GARANTITO!

Con un’ordinanza del 15 ottobre il presidente Vincenzo De Luca ha predisposto la chiusura delle Scuole di ogni ordine grado della regione Campania fino al 30 ottobre, facendo pagare a studenti e genitori, e in generale alla società tutta, le inefficienze e le incoerenze con cui Regione e Amministrazioni Locali stanno gestendo la pandemia costringendo persino i bambini e le bambine della scuola primaria, ma anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria alla alienante e didatticamente dannosa didattica a distanza. Appena si è diffusa la notizia, nel tardo pomeriggio, si è sollevata dai genitori e da tutto il mondo della Scuola un’ondata di indignazione per le motivazioni argomentate dal Presidente che avrebbe imposto questa decisione per fermare il diffondersi dei contagi Covid, mentre tutto il resto fuori dalle Scuole è aperto e sovraffollato. Una vera offesa all’intelligenza di tutti noi che abbiamo la certezza che la Scuola non è il covo del virus. Con la soluzione demagogica della chiusura delle scuole (mentre il tasso di positivi sulla popolazione scolastica è nettamente inferiore a quello dei positivi sull’intera popolazione della Campania), De Luca vuole nascondere la vera tragedia, quella di un sistema sanitario al collasso dopo anni di tagli e che fra pochi giorni non avrà più posti per degenti Covid.

Altre sono le cause della diffusione incontrollata dei contagi perché dallo scorso mese di marzo niente è stato fatto per evitare di trovarci oggi in una tale situazione. Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule e sdoppiare le classi pollaio, nessun potenziamento dei trasporti pubblici. E rispetto al trasporto pubblico, che oggi viene considerato il maggior veicolo del Covid, invece di potenziarlo, come si sarebbe dovuto fare e come da mesi stanno chiedendo i movimenti studenteschi, si è scelto di non intervenire, rinunciando, di fatto, a quelle forme di distanziamento fisico che tanto viene raccomandato per evitare contagi. Inammissibile incuria, visto il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse, con l’aggravante che già in estate era stato ampiamente previsto un ritorno diffuso dei contagi.

Ma il mondo della scuola non è rimasto a guardare, già la mattina successiva del venerdì , genitori, studenti e docenti si sono recati a manifestare davanti alle scuole chiuse di tante città portando banchetti e zaini e nonostante in serata sia arrivata la notizia del mezzo passo indietro di Vincenzo De Luca che a meno di 24 ore, travolto dalle proteste, ha riaperto nidi e Scuole dell’infanzia, sabato mattina tutti/e sono tornati a manifestare. A Napoli sotto il Palazzo della Giunta Regionale, a Salerno sotto la Prefettura e nelle piazze di tante città campane centinaia di genitori insieme a studenti e docenti hanno ribadito la necessità di riaprire immediatamente le Scuole e di attivare tutte le misure necessarie per la sicurezza e la prevenzione sanitaria.

Chiediamo che i finanziamenti attuali e quelli futuri non vengano sperperati, ma utilizzati razionalmente per:

1) ripristinare una sanità di prossimità, riaprire pronti soccorso ed ospedali;

2) ridurre il numero di alunne/i per classe, intervenendo sull’edilizia scolastica per recuperare spazi inutilizzati e sdoppiare le classi numerose;

3) interventi strutturali e antisismici finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici;

4) assumere tutti i/le docenti utili ad eliminare le classi pollaio insieme ad esperti per il supporto psicologico a studenti e famiglie;

5) l’immediato potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando le corse nelle ore di punta e l’istituzione di un servizio pubblico e gratuito di trasporto scolastico;

6) l’introduzione di un vero, equo e universale reddito di quarantena che garantisca i genitori ai cui figli venisse prescritta la quarantena o l’isolamento fiduciario;

7) garantire maggiori controlli sanitari: tamponi e test rapidi gratuiti per studenti, docenti e tutto il personale scolastico e ripristinare una vigilanza sanitaria scolastica con la dotazione di ogni scuola di un ambulatorio con medico ed infermiere scolastico.

Attività Alternativa. Cobas e Uaar sollecitano i DS ad avviarle

Il 14 ottobre scorso, i Coordinamenti Regionali Siciliani dei Cobas scuola e dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti hanno inviato una lettera ai Dirigenti Scolastici di tuttele scuole della Sicilia con la quale si sollecita l’avvio dell’Attività Alterbativa all’Insegnaeto della Religione Cattolica, come previsto dalle norme di legge in vigore.

L’iniziativa nasce dalla constatazione che in molte scuole l’Attività Alternativa non è attuata nonostante le richieste dei genitori ed in altre istituzioni scolastiche dove negli anni passati tale Attività è stata svolta, in quest’anno scolastico è stata illegittimamente cassata per i motivi più disparati (come la mancanza di spazi) sopraggiunti con la situazione di pandemia.

Qui trovate il testo della lettera

Manifestazione a sostegno della lotta degli assistenti igienico personali e per il diritto allo studio degli studenti con disabilità

LA REGIONE SICILIA VUOLE LASCIARE STUDENTESSE E STUDENTI DISABILI SENZA ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE?

I Cobas Scuola aderiscono alla manifestazione prevista per giorno 8 ottobre in diverse città della Sicilia.

A Palermo dalle ore 10:00 presidio davanti Palazo D’Orleans , Presidenza della RegioneSicilia

 

Avevamo già denunciato in data 19 novembre 2019 che la ex Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglie e delle Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti, in data 12 Novembre, aveva notificato ai Commissari e funzionari delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dell’Isola che a partire da gennaio 2020 la Regione Sicilia non avrebbe più assunto alcun onere di spesa per il servizio igienico personale e che tale competenza, finora mantenuta sussidiariamente, era di esclusiva competenza delle scuole che dovevano provvedervi con proprio personale adeguatamente formato.

Quindi ancor prima della pronuncia del CGA siciliano, era ben nota la volontà politica di questo assessorato, colpevole non solo di avere assunto una decisione nefasta per lavoratori e soprattutto in capo alle famiglie dei disabili, ma non provvedendo per tempo a organizzare un servizio alternativo che garantisse, non tanto l’assistenza di base, ma il servizio specialistico per i disabili gravi e gravissimi, ha di fatto gettato in una grande confusione tutto il comparto regionale.

Nonostante la prolungata condizione di precariato in cui si è mantenuto il personale specializzato che opera da oltre 20 anni con professionalità e gradimento da parte delle famiglie e delle scuole, garantendo un insostituibile supporto organizzativo a studenti e studentesse con disabilità grave, oggi si vuole dare il benservito senza neanche prevedere una fase di transizione.

In poche parole: peggioramento del servizio con sovraccarico di mansioni per i collaboratori scolastici e licenziamento in massa di due mila assistenti igienico personali formati con corsi di 900 ore, riconosciuti dalla Regione Sicilia, come previsto dall’Ente Locale erogatore del servizio che fino a ieri era la Provincia, previsti da una legge, la 68/81, ancora in vigore e mai abrogata. Nessuna legge Regionale in vigore che regola il servizio di assistenza igienico prevede la sussidiarietà, né la l. n. 68/1981, il cui art. 10 che recita “i Comuni sono tenuti a promuovere l’inserimento dei soggetti portatori di handicap nelle istituzioni scolastiche normali con l’assegnazione di personale adeguato compreso quello per l’assistenza igienico-personale’’

Ben 11 anni prima della Legge quadro sulla disabilità, la 104, la Regione aveva previsto che bisognava utilizzare personale esterno per assistere i disabili, e opportunamente formato.

Successivamente, con il recepimento del d.lgs. n. 112/1998, inglobato nella Legge Regionale n. 6/2000, art. 12 comma 2/C, le competenze vengono ripartite tra Comuni e Province.

E nella successiva Legge Regionale n. 15/2004, l’art. 22 conferma che le competenze, riguardanti gli studenti delle scuole superiori, restano fermamente a carico delle Province. Neanche in questa Legge vi è menzione di sussidiarietà, ma di obbligo.

Denunciamo l’esclusione degli assistenti igienico personali che da anni, con abnegazione, passione e costante presenza quotidiana hanno permesso ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze affetti da disabilità di frequentare la scuola, di superare tutte quelle barriere che, altrimenti, ne avrebbero impedito la normale fruizione. Compromettendo, di fatto, il diritto allo studio che rappresenta il primo segmento per l’inclusione sociale.

Siamo altresì preoccupati per i collaboratori scolastici che si vedrebbero, loro malgrado, addossare compiti e responsabilità impropri per le loro mansioni, malgrado il d.lgs. n. 66/2017 non aggiunga nulla di quanto già previsto nel vigente CCNL Scuola.

Per noi la norma è una sola: l’art. 22 della Legge Regionale n. 15/2004, in quanto quella nazionale, oltre a non aggiungere nulla alle mansioni dei collaboratori scolastici, esclude, con l’art. 17 del d.lgs. n. 66/2017, le Regioni a Statuto Speciale dall’adeguarsi alla norma nazionale in quanto vengono fatte salve le competenze attribuite, in materia di inclusione scolastica, secondo i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione.

Come pensa l’Assessorato alla famiglia di provvedere al crescente numero di studenti gravi frequentanti le scuole?

Lo stesso Assessore, Dott. Scavone, ha dichiarato che quest’anno c’è stato un aumento delle persone disabili gravissimi che sono passate da 10.746 a 12.831.

Allo stesso tempo nelle scuole, dopo il taglio al personale ATA, gli organici sono sottodimensionati a tal punto da pregiudicare persino la sorveglianza degli spazi scolastici.

Chiediamo la reintegrazione dei lavoratori lasciati ingiustamente a casa, a causa dell’utilizzo improprio dei collaboratori scolastici, nonostante i decreti attuativi del d.lgs. n. 66/2017 non siano stati ancora emanati, in modo da ripristinare il servizio di assistenza nella sua totalità per garantire agli studenti il loro diritto a frequentare le scuole della Sicilia e ai lavoratori di poter riprendere la loro attività.

CONCORSO SUBITO, MA PER SOLI TITOLI

Un inutile e pietoso balletto governativo
Concorso straordinario subito, ma per soli titoli

Usare le GPS, dopo averle opportunamente verificate, per stabilizzare subito i precari con almeno tre anni di servizio

L’Ufficio Complicazioni Affari Semplici, sempre pronto a rendere complesso ciò che è semplice (e questa volta al servizio della ministra Azzolina), insiste nel fare un concorso in presenza, che scelleratamente allunga inutilmente i tempi, priva le scuole del personale precario appena incaricato e lo costringe a viaggiare fino alla sede dell’esame, senza nemmeno prevedere una prova suppletiva per coloro che nel frattempo, essendo in servizio, fossero in quarantena.

Dopo aver concordato il rinnovo delle graduatorie per le supplenze in estate, in cambio del concorso straordinario in autunno, la maggioranza di governo adesso mette in scena un inutile e pietoso balletto per le responsabilità sul concorso straordinario.

Il concorso straordinario va fatto. Subito! Ma per soli titoli e servizi. I precari con almeno tre anni di servizio sono già lì, sono nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze e devono essere assunti tutti! Non si deve fare altro che controllare i titoli presentati in agosto, correggere gli errori e procedere all’assunzione di tutti/e i/le docenti con almeno tre anni di servizio presenti nelle GPS. Subito!

Senza attendere la formazione di commissioni, senza attendere la valutazione delle prove, senza attendere nulla!

A coloro che pensano che occorra una selezione, rispondiamo che la selezione è fasulla! Si tratta di docenti che già insegnano da almeno tre anni. Il giorno dopo la loro eventuale esclusione dal concorso torneranno in cattedra, come hanno sempre fatto in questi anni, a continuare la loro supplenza annuale. Esattamente come i vincitori della ridicola selezione. Con la differenza che i più fortunati saranno di ruolo, mentre gli altri saranno costretti a restare ancora precari.

A coloro che dicono che il concorso per soli titoli non è costituzionale rispondiamo che l’art. 97, comma terzo della Costituzione Italiana prevede: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, pertanto non è esclusa la modalità di concorsi per soli titoli e servizi, infatti sono stati sempre banditi per tutte le P.A., scuola compresa.

Non siamo più disposti ad accettare bugie. È ora di porre la scuola al centro del dibattito politico. Siamo il fanalino di coda per gli investimenti nella scuola, mentre l’Italia è prima per numero di abbandoni scolastici.

La scuola si è aperta dimezzata: precari senza incarico, scuole senza insegnanti, scuole senza nuovi spazi, classi ancora pollaio, scuole ancora chiuse, tempo pieno che non c’è e chissà se ci sarà, didattica mista in molte scuole, personale ATA insufficiente e oberato di lavoro, trasporti carenti e non adeguati alle attuali condizioni epidemiologiche, confuse interpretazioni locali di confuse indicazioni nazionali sulla sicurezza e sulla prevenzione sanitaria, mancato accesso ai tamponi per tutti e veloci, alunni senza sostegno e, quindi, senza scuola.

In tutto questo marasma la ministra impone un concorso che impegnerà 1500 istituti, 70mila candidati circa nelle prove e svariati membri delle Commissioni, con un ulteriore blocco delle attività didattiche e un inevitabile aggravamento del rischio contagio: è scandaloso!

Vogliamo maggiori investimenti nella scuola e diritto all’istruzione per tutti.

Assumere subito, su tutti i posti vacanti e disponibili, tutti i precari con tre anni di servizio tramite le GPS

INCONTRO AL MINISTERO DELLA SALUTE SUI “LAVORATORI FRAGILI”

La scorsa settimana abbiamo avuto un incontro al Ministero della Salute a cui abbiamo posto nuovamente le nostre richieste attraverso una analisi puntuale delle contraddizioni del CCNI 2008 (Utilizzazione docenti inidonei) e della circolare sui lavoratori fragili del Ministero dell’Istruzione.

L’incontro è stato “esplorativo”, il Ministero della Salute si è riservato di rispondere alle nostre richieste per i primi di ottobre.

  • * * *

LAVORATORI FRAGILI e DOCENTI INIDONEI

Le Misure urgenti connesse alla dichiarazione di emergenza epidemiologica hanno evidenziato la possibile fragilità dei lavoratori e lavoratrici nell’esposizione al contatto con il pubblico e, nella scuola, i docenti fragili sono stati collocati, per posizione giuridico-normativa, accanto a quella dei docenti inidonei.

Nelle due ultime circolari riguardanti i lavoratori “fragili” (Circolare Interministeriale del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 4.9.2020; Circolare Ministero dell’Istruzione 1.9.2020), però, nulla si dice rispetto ai lavoratori e alle lavoratrici già giudicati “inidonei” precedentemente al manifestarsi della pandemia da COVID-19 i quali presentano una doppia “fragilità”, la prima connessa alle gravi patologie per le quali sono stati dichiarati inidonei (temporanei o permanenti) indipendentemente dall’attuale situazione epidemiologica, la seconda che aggrava il quadro precedente, inserendoli nell’ulteriore stato di emergenza.

Nella Circolare del M.I. si parla di docenti inidonei, solo perché nella terza tipologia riguardante i docenti fragili la loro posizione è assimilata a quella dei docenti inidonei temporanei, anche se la loro temporaneità è strettamente legata all’emergenza sanitaria, così come dallo schema che segue:

  • Docenti idonei: rimangono al proprio posto o vengono reintegrati;

  • Docenti idonei con prescrizioni: devono essere utilizzati con ulteriori dispositivi di protezione individuale (mascherine FFp2, maggiore distanziamento, ecc.), ma se il dirigente scolastico non può dare applicazione alle prescrizioni, può richiedere una revisione del giudizio stesso;

  • Docenti inidonei temporanei: la cui utilizzazione in altri compiti è disciplinata dal CCNI 2008 sull’Utilizzazioni dei docenti inidonei.

Il docente fragile di quest’ultima tipologia, diventa un docente inidoneo (inidoneo temporaneo con revisione a breve scadenza) e in questo passaggio si ripropongono quelle contraddizioni contrattuali, non conosciute dalla maggioranza dei docenti che sino ad ora sono rimasti in classe, che diventano ancor più evidenti. Di queste contraddizioni alcune attengono al CCNI 2008, altre emergono dalla Circolare M.I. 11.9.2020.

Noi le evidenziamo qui di seguito, e formuliamo al termine del breve documento, delle specifiche richieste:

1. Aumento dell’orario di lavoro. Il passaggio dalle 18/24 ore settimanali dei docenti curricolari, alle 36 ore settimanali appare, ora più che mai, come una contraddizione in termini, che dovrebbe essere finalmente rivista. I docenti fragili e utilizzati in altri compiti per gravi patologie, infatti, sembrano dover permanere, immotivatamente, sul posto di lavoro, per più tempo degli altri docenti “sani”, anche se non è necessario. In realtà i docenti inidonei, come dimostra proprio l’utilizzazione dei docenti fragili di terzo tipo, sono sostituiti in classe da un docente, e diventano unità aggiunte nella scuola, non si capisce, quindi, perché dovrebbero passare a 36 ore lavorative sul posto di lavoro, comunque a contatto con personale scolastico, genitori, studenti (art 8, CCNI 2008; pag. 5 secondo capoverso, Circolare M.I. 11.9.2020).

2. Demansionamento. La Circolare 11.9.2020 prevede la possibilità che: “laddove non possa accedere a mansioni equivalenti a quelle previste dal proprio profilo professionale, l’articolo 42, del Dlgs 81/2008 prevede che: “il datore di lavoro […] attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza” (pag. 5, penultimo capoverso, Circolare M.I. 11.9.2020).

Ma, in realtà manca una specifica norma che permetta l’applicazione del citato articolo al comparto Scuola. Il docente inidoneo, è poi, in realtà, già demansionato nella sua utilizzazione. Se di “mansione” si deve parlare per i docenti, infatti, questa attiene all’atto dell’insegnamento e, dunque, tutti gli ambiti previsti dall’art. 3 del CCNI 2008 (Modalità e ambiti di utilizzazione del personale docente ed educativo), costituiscono un chiaro demansionamento, mitigato solo dal permanere del docente nel proprio ruolo di appartenenza (i docenti inidonei rimangono docenti) e nell’essere utilizzati in compiti connessi alla didattica.

3. Assenza per malattia. L’obbligo del lavoratore e lavoratrice fragile e inidoneo, di utilizzare per tutto il periodo di vigenza della inidoneità temporanea, l’istituto giuridico dell’assenza per malattia (che pone il problema del recupero della malattia sia per i docenti appena dichiarati inidonei, sia per i docenti già inidonei, anche in caso di sospensione in via cautelativa del docente, per tutto il periodo ricadente nella “sorveglianza sanitaria eccezionale”).

4. Smantellamento delle Biblioteche di istituto. In questa fase di ripensamento degli spazi per la ripresa dell’anno scolastico, le biblioteche di istituto sembrano essere messe in pericolo. Mentre l’Amministrazione, dispone l’inidoneità temporanea dei docenti “fragili” e identifica, come da CCNI 2008 le Biblioteche scolastiche, come una delle aree di utilizzazione, da più parti arrivano segnalazioni di docenti inidonei “utilizzati in altri compiti” (e tra questi molti sono occupati nelle biblioteche di istituto) che vengono addirittura invitati a cambiare scuola o utilizzati in compiti non attinenti al proprio profilo e spostati al centralino, in portineria, ecc.

PQM

si chiede

a) di non sottoporre i docenti già dichiarati inidonei prima dell’attuale emergenza sanitaria (che richiedano il riconoscimento della condizione di “fragilità”) ad ulteriore accertamenti, ma di trasferire semplicemente al medico competente o all’INAIL/ASL, la documentazione già esistente a scuola.

b) di ribadire il diritto al docente dichiarato “inidoneo” di accedere al lavoro agile (cosa che non sempre viene permessa dai dirigenti scolastici).

c) di ripristinare la “sorveglianza sanitaria eccezionale” disposta dall’art. 83, del decreto-legge n. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77/2020, in modo che i lavoratori “inidonei” in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio, possano avere il riconoscimento dell’equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero. L’ulteriore periodo di assenza non andrebbe computato, pertanto, ai fini della determinazione del periodo massimo di assenza previsto ai commi 1 e 2 dell’art. 17 del CCNL Scuola 2007.

d) di riconoscere, al docente eventualmente sospeso in via cautelativa dal dirigente scolastico (in attesa del riconoscimento della sua “fragilità” o in attesa di ulteriori chiarimenti dal Medico Competente, INPS, ASL, ecc.), che il periodo di sospensione sia considerato ricadente nella “sorveglianza sanitaria eccezionale”.

e) di rivedere l’istituto contrattuale in base al quale i docenti inidonei vengono utilizzati per 36 ore settimanali, riconducendo l’orario settimanale a quello dei docenti curricolari.

f) di cassare dalla Circolare M.I. 11.9.2020, il riferimento al d.lgs n. 81/2008: “laddove non possa accedere a mansioni equivalenti a quelle previste dal proprio profilo professionale, l’articolo 42, del Dlgs 81/2008 prevede che: “il datore di lavoro […] attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”.

g) di chiarire ai dirigenti scolastici che l’utilizzo degli spazi riservati alle biblioteche d’istituto come aule scolastiche non può comportare la dismissione dei servizi bibliotecari, né l’allontanamento dei docenti “inidonei” dalla scuola o il loro spostamento in altro servizio o mansione, visto che il patrimonio librario e strumentale rimane in dotazione alla scuola e che il servizio può essere erogato sia in presenza che in modalità online. Le competenze di lettura e quelle informative, sono funzionali e trasversali a ogni ambito disciplinare e il ruolo della biblioteca non va quindi visto come “alternativo” alla didattica, ma come una sua parte integrale, tanto è vero che l’apporto della biblioteca scolastica dovrebbe trovare generalmente spazio e attuazione nel Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF).

S.O.S. SCUOLA – 26 settembre tutti/e a Roma

S.O.S. SCUOLA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA, piazza del Popolo

SABATO 26 SETTEMBRE 2020 ore 15.00

Il 14 settembre, nella maggior parte delle scuole, si tornerà in classe. Governo e ministra Azzolina hanno fatto di tutto per rassicurare sul regolare avvio del nuovo anno scolastico che, al contrario, si riaprirà nella totale incertezza sia dal punto di vista didattico che sanitario.

Cosa ha fatto il governo, dallo scorso mese di marzo, per evitare di trovarci oggi in una tale situazione? Pur consapevoli dei problemi endemici che caratterizzano la scuola italiana, riteniamo che il governo abbia fatto poco e male.

Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare e mettere in sicurezza le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule.

Le ventilate 84.000 assunzioni sono ancora di là da venire e l’anno scolastico si riaprirà con un numero mai visto di docenti precari in cattedra. A ciò si aggiunga il pasticcio delle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) che sono state pubblicate in modo definitivo con molteplici errori. Oggi più che mai è necessario stabilizzare il personale precario e dare il via ad immediate assunzioni.

Ma non finisce qui: i ruoli assegnati pochi giorni fa sono a rischio a causa della mancata pubblicazione dell’ordinanza ministeriale in deroga al decreto della scuola del 6 giugno 2020.

Inoltre, è particolarmente scandalosa la formula “usa e getta” con cui saranno assunti i 50mila lavoratori del cosiddetto “organico COVID”: licenziabili in tronco in caso di nuova sospensione. È evidente che così non potranno essere garantite né la sicurezza, né il diritto allo studio con la didattica che non può che essere “in presenza”, dato che la scuola ha bisogno di relazioni sia emotive che cognitive.

Per quanto riguarda i “lavoratori fragili”, il Ministero dell’Istruzione, solo a 3 giorni dall’inizio della scuola, ha dato una serie di farraginose e limitate disposizione in merito. Invece, sarebbe opportuno che, a domanda volontaria, coloro che sono vicini alla pensione vengano messi in quiescenza, senza perdere nessun diritto economico (lo stesso va fatto per tutti i lavoratori cosiddetti “non idonei per motivi di salute”). Per gli altri, perdurando la pandemia, vanno semplicemente garantite le sostituzioni temporanee. Ribadiamo la necessità di riaprire le scuole, senza rinunciare alla sicurezza per studenti e lavoratori.

Le classi pollaio non sono affatto diminuite, anzi! La distanza di un metro boccale di fatto consente di avere nelle aule molte/i più alunne/i di quanto previsto con la normativa vigente. Chiediamo una immediata riduzione del numero di alunne/i per classe: 15 come tetto massimo!

Ed ancora denunciamo che anche quest’anno molti alunni disabili non avranno fin dal primo giorno insegnanti di sostegno, né assistenti.

Infine, ci preoccupano non poco le soluzioni adottate rispetto al trasporto pubblico. Invece di potenziarlo, come si sarebbe dovuto fare, si è scelto di affollare i mezzi utilizzati, rinunciando, di fatto, a quelle forme di distanziamento fisico individuate per la scuola.

Con questi presupposti, molte scuole il 14 settembre saranno costrette a riaprire con orario ridotto e provvisorio, altre non riusciranno a garantire lezioni in presenza e in sicurezza. Inconcepibile ci appare tale ritardo, dato il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse.

È assolutamente necessario che il Governo, anziché continuare con la propaganda, intervenga immediatamente.

PER SOSTENERE QUESTE RICHIESTE

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA, piazza del Popolo

SABATO 26 SETTEMBRE 2020 ore 15.00

INDAGINE DI MERCATO DELLA CITTÀ METROPOLITANA

Comunicato stampa

CITTÀ METROPOLITANA: UN’INDAGINE DI MERCATO INUTILE PER L’EMERGENZA PRESENTE E PERNICIOSA PER IL FUTURO

Leggiamo sull’Albo Pretorio online della Città Metropolitana di Palermo un avviso relativo ad un’indagine di mercato per la ricerca in locazione di “immobili da adibire a sede di istituto superiore di secondo grado”, nell’ambito del territorio di 10 comuni. Dalle tabelle allegate, si evince che la Città Metropolitana è alla ricerca di 37 immobili, di varie quadrature e caratteristiche, di cui 19 nel comune di Palermo. Per il solo comune di Palermo, la quadratura degli immobili ricercati ammonta a oltre 92.000 mq, per un numero complessivo di 475 aule, 253 laboratori e 279 uffici e locali accessori. Considerata la complessità di tale ricerca (gli immobili ricercati devono avere precise e non comuni caratteristiche) e la sua aleatorietà (“l’Amministrazione si riserva il diritto di non stipulare il contratto con alcuno degli offerenti”), dobbiamo escludere che tale indagine possa essere finalizzata al reperimento urgente degli spazi aggiuntivi di cui le scuole hanno bisogno per mettere in atto le misure necessarie alla ripresa delle attività didattiche in presenza e sicurezza. È evidente che, mentre nulla è stato fatto dalla Città Metropolitana (e nulla si sta facendo) per dotare le scuole secondarie di secondo grado del palermitano delle aule aggiuntive di cui c’è urgente bisogno, l’amministrazione della ex Provincia intende incrementare (si raddoppierebbero gli attuali plessi in affitto) la fallimentare e irrazionale politica di affitto di immobili privati per gli istituti scolastici che, oltre a determinare lo sperpero di milioni di euro all’anno a spese della collettività (e ad ingrassare le tasche dei privati), costringe alunn* e personale scolastico a lavorare in strutture non concepite come scuole, spesso – nella realtà concreta – insicure e del tutto inadatte alle attività didattiche.

I Cobas della Scuola di Palermo denunciano con forza tale dissennata politica e la persistente inadempienza della Città Metropolitana rispetto alle sue responsabilità istituzionali nei confronti delle comunità scolastiche che ricadono sotto la sua giurisdizione. L’indagine di mercato promossa dall’amministrazione dell’ex Provincia, con il drammatico fabbisogno insoddisfatto di spazi che certifica, costituisce una vera e propria autodenuncia della sua storica incapacità di far fronte ai propri compiti istituzionali e della sua pervicace volontà politica di persistere nei propri errori. Esiste un consistente patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato (ex uffici degli Enti Locali e delle amministrazioni periferiche dello Stato, ex caserme, edifici confiscati alla mafia, ecc.) che potrebbe essere riqualificato, sia per far fronte, con rapidi interventi di adattamento, all’attuale emergenza da pandemia sia, in prospettiva, per intraprendere un grande piano di medio termine di investimenti che, adeguando alla normativa sull’edilizia scolastica la grande quantità di edifici di proprietà pubblica già esistenti, punti a soddisfare stabilmente il fabbisogno edilizio delle scuola e faccia uscire le scuole superiori del palermitano dal paradosso di una “emergenza” edilizia cronica, senza ricorrere all’oneroso affitto di immobili privati.

I Cobas della Scuola di Palermo chiedono alle autorità competenti per territorio (al Prefetto, ai comuni, all’USR, all’Amministrazione Regionale), di unirsi in un fattivo sforzo comune, per promuovere il massiccio piano di investimenti di edilizia scolastica di cui la scuola della provincia di Palermo ha un vitale bisogno, per assicurare finalmente il diritto allo studio e alla sicurezza delle migliaia di alunn* e di lavoratrici e lavoratori della scuola. Le risorse per la realizzazione di questo piano, ormai indifferibile, possono attingersi dai finanziamenti “ordinari” dei fondi strutturali europei e, oggi, anche dai finanziamenti straordinari che arriveranno, a partire dal prossimo anno, dall’UE. Finanziamenti che, del resto, sono destinati ad investimenti per la salute, per la sicurezza, per il rilancio dell’economia: offrire alle comunità educanti edifici scolastici sicuri e funzionanti risponde pienamente anche a tutte queste finalità.

Cobas Scuola Palermo

GPS PALERMO: LE ULTIME NOVITÀ

CALENDARIO CONVOCAZIONI TELEMATICHE SUPPLENZE GPS I FASCIA SOSTEGNO. SCADENZA ORE 12 DEL 4.9.2020

È stato pubblicato il calendario delle convocazioni in modalita telematica delle supplenze docenti da GPS I fascia per il sostegno per ogni ordine e grado di scuola. È prevista la compilazione di un modulo (che si trova sempre sulla stessa pagina del sito UST Palermo) con le preferenze delle scuole per i ciascun ordine e grado di scuole, da compilare segnando l’ordine di preferenze delle sedi a cui si aspira: si tratta di file ecxel con l’elenco delle scuole disponibili; nella colonna E bisogna scrivere 1 nel rigo della scuola scelta per prima, 2 nel rigo della scuola scelta per seconda e così via. Il file compilato va inviato al seguente indirizzo supplenzegpsprimafasciasostegnopa@usr.sicilia.it entro e non oltre giorno 4/09/2020 ore 12,00.

Visti i tempi strettissimi per la presentazione delle istanze, è opportuno attivarsi immediatamente.

Consigliamo a tutti gli interessati di consultare frequentemente i siti degli UST dove hanno presentato la domanda perché le notizie si susseguono rapidissimamente.

RICHIESTA CORREZIONI

Considerato che si possono verificare errori nella compilazione della graduatoria, che una volta pubblicate diventano subito esecutive, consigliamo a coloro che hanno individuato delle inesattezze nella loro situazione, di compilare e inviare all’UST della provincia dove hanno fatto domanda la seguente richiesta di correzione. Per la provincia di Palermo l’indirizzo a cui inviare la richiesta di correzione è reclamigpspa@usr.sicilia.it.

26.9 MANIFESTAZIONE NAZIONALE “PRIORITÀ ALLA SCUOLA”

Il governo non ha messo in sicurezza le scuole

Il 26 settembre docenti ed ATA, genitori e studenti

in piazza a Roma – ore 15.00 piazza del Popolo,

 

Il nuovo anno scolastico che sta per iniziare vede Ministero e Governo totalmente impreparati. Le condizioni materiali delle scuole sono sostanzialmente rimaste uguali al periodo precedente la pandemia, gli stessi nuovi arredi (banchi monoposto) arriveranno, forse, entro il mese di ottobre. I criteri di formazione delle classi sono rimasti invariati, con il paradosso dell’aumento delle classi pollaio per la mancanza di “ripetenti” in particolare nelle prime superiori, l’assunzione di nuovo personale docente e ATA non supererà, nella migliore delle ipotesi, le 40.000 unità, a fronte di un fabbisogno reale (nelle valutazioni più contenute) almeno quadruplo. È particolarmente scandalosa la formula “usa e getta” con cui saranno assunti 50mila lavoratori licenziabili in tronco in caso di nuova sospensione. È evidente che così non potranno essere garantite né la sicurezza, né il diritto allo studio con la didattica che non può che essere “in presenza”, dato che la scuola ha bisogno di relazioni sia emotive che cognitive. Occorre un cambio di passo immediato, innanzitutto attraverso stanziamenti significativi (almeno 20 miliardi di euro) perché dal corretto funzionamento della scuola dipende il futuro del Paese. Nella definizione degli organici di fatto occorre ridurre a 15 il numero di alunni per classe, con conseguente assunzione di personale e individuazione di locali adeguati, recuperando, innanzitutto, parte dell’enorme patrimonio immobiliare sfitto. Va garantito in ogni locale scolastico il distanziamento fisico necessario, senza eccezioni che, in queste condizioni, rischierebbero di diventare “norma”. In ogni scuola deve essere presente un medicoscolastico, una presenza che, al di là del Covid, dovrebbe comunque essere costante, per stimolare comportamenti e conoscenze utili in un’ottica più generale di prevenzione. Per quanto riguarda i cosiddetti lavoratori fragili, su domanda individuale, coloro che sono vicini alla pensione devono essere messi in quiescenza, senza perdere nessun diritto economico (lo stesso va fatto per i lavoratori cosiddetti “non idonei per motivi di salute”). Per gli altri, perdurando la pandemia, vanno semplicemente garantite le sostituzioni temporanee.

Come ha scritto il CSPI, riproporre forme di Didattica a Distanza impoverisce la programmazione didattico-educativa, per cui invitiamo il Ministero ad abbandonare la prospettiva della c.d. didattica integrata, per rilanciare una scuola capace di fornire strumenti cognitivi e sviluppare capacità critiche e autonomia negli studenti. Allo stesso tempo, va ribadita la libertà di insegnamento e vanno rispettate le norme contrattuali vigenti. Docenti e ATA, che hanno profuso un impegno straordinario durante il lockdown, devono vedere rispettate professionalità e diritti. Innanzitutto va evitato, come vorrebbe fare in modo illegittimo con una semplice nota ministeriale il governo nel caso di PIA e PAI (cioè i cosiddetti recuperi, individuali e collettivi), di instaurare il principio del lavoro coatto e gratuito, in evidente contrasto con il CCNL e anche con le stesse previsioni legislative.

Nel Paese, attraverso incontri e mobilitazioni, è cresciuta un’alleanza fra lavoratori della scuola, genitori e studenti, che vogliono rilanciare l’istruzione pubblica statale. Grazie anche alle sollecitazioni di Priorità alla Scuola, in questi mesi, in molti hanno manifestato per dire “Basta DAD” in mobilitazioni di cui i Cobas Scuola sono stati co-promotori. Di fronte ad una riapertura senza sicurezza e ancora con la DAD, i Cobas, insieme a Priorità alla Scuola ed altri soggetti, indicono una manifestazione nazionale per il 26 settembre in piazza del Popolo a Roma per imporre al governo un profondo cambiamento di rotta, un’altra agenda, altre priorità, affinché il diritto allo studio possa essere veramente tale.

Esecutivo nazionale COBAS Scuola

1 settembre 2020

Graduatorie Provinciali per le Supplenze: chiediamo una procedura per la correzione degli errori materiali e del sistema informatizzato

La recente istituzione delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze ai sensi dell’O.M. 60 del 10 luglio 2020 non prevede una fase intermedia di pubblicazione provvisoria delle graduatorie non consentendo pertanto la correzione di eventuali errori da imputarsi a meri errori materiali o anche a disfunzioni del sistema informatizzato.

Per evitare l’accendersi di numerosi contenziosi legali in ogni caso di ingiusta valutazione dei titoli, abbiamo inoltrato una richiesta di rettifica urgente agli uffici scolastici della Sicilia affinché sia istituita una procedura che consenta la segnalazione dei casi di valutazione non conforme.

Confidiamo che gli uffici competenti riconoscano la necessità ed urgenza dell’intervento per il rispetto del giusto diritto dei partecipanti e per un ordinato avvio dell’anno scolastico.

 

Il testo del comunicato

ILLEGITTIMA LA NOTA MINISTERIALE SU PIA E PAI

Come è noto il Ministero ha emanato lo scorso 26 agosto una Nota (vedi qui) che non prevederebbe la retribuzione delle attività svolte dal personale docente relative al Piano di Integrazione degli Apprendimenti – PIA e al Piano di Apprendimento Individualizzato – PAI per il periodo dal 1° settembre all’inizio delle lezioni.

Come COBAS Scuola abbiamo inviato al Ministero le osservazioni che seguono contestando i punti della Nota ministeriale che – a nostro avviso – non rispettano la normativa vigente.

Invitiamo i colleghi e le colleghe che fossero coinvolti/e in queste attività di farci pervenire notizia delle modalità di programmazione (coinvolgimento o meno degli Organi collegiali), di attuazione (richiesta di disponibilità o obbligo di svolgimento) e di retribuzione (non prevista, prevista per tutte le ore o solo per quelle eccedenti l’orario cattedra).

  • * * *

Al Ministero dell’Istruzione

all’attenzione del dott. Marco Bruschi

OGGETTO: nota sulle attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti e al piano di apprendimento individualizzato

Premesso che

Il comma 5 dell’art. 3 (nonché il comma 1 dell’art. 4) dell’OM n. 11/2020 afferma che “per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni inferiori a sei decimi […] il consiglio di classe predispone il piano di apprendimento individualizzato di cui all’articolo 6, in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli di apprendimento”;

L’articolo 6 della stessa OM, afferma che “per gli alunni ammessi alla classe successiva tranne che nel passaggio alla prima classe della scuola secondaria di primo grado ovvero alla prima classe della scuola secondaria di secondo grado, in presenza di valutazioni inferiori a sei decimi, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2, comma 2 del Decreto legislativo [n. 62/2017, ndr] i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe predispongono un piano di apprendimento individualizzato in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire, ai fini della proficua prosecuzione del processo di apprendimento nella classe successiva, nonché specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento. Il piano di apprendimento individualizzato è allegato al documento di valutazione finale”.

L’articolo 2, comma 2 del d.lgs. n. 62/2017 afferma chiaramente che “l’istituzione scolastica, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”;

Il comma 2 dell’art. 6 dell’OM n. 11/2020, rileva che “i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe individuano, altresì, le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento e li inseriscono in una nuova progettazione finalizzata alla definizione di un piano di integrazione degli apprendimenti”.

Il comma 3 dell’art. 6 dell’OM n. 11/2020: “Ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del Decreto legge [n. 22/2020, ndr], le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020”.

L’art. 1, comma 2 del d.l. n. 22/2020 (come sostituito dalla l. n. 41/2020) afferma: “Le ordinanze di cui al comma 1 definiscono i criteri generali dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° settembre 2020, quale attività didattica ordinaria”.

L’articolo 28, comma 3, del CCNL Scuola 2007, afferma chiaramente che gli obblighi di lavoro del personale docente sono correlati e funzionali alle esigenze indicate al comma 2 che prevede:Nel rispetto della libertà d’insegnamento, i competenti organi delle istituzioni scolastiche regolano lo svolgimento delle attività didattiche nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine possono adottare le forme di flessibilità previste dal Regolamento sulla autonomia didattica ed organizzativa delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge n. 59 del 15 marzo 1997 – e, in particolare, dell’articolo 4 dello stesso Regolamento -, tenendo conto della disciplina contrattuale

L’articolo 28, comma 4, del CCNL Scuola 2007, specifica che tali obblighi “sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento”. Pertanto, “prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che possono prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze. Di tale piano è data informazione alle OO.SS. di cui all’art. 7”.

Tanto premesso

Si desume chiaramente dal combinato disposto dell’art. 28 CCNL Scuola, dell’art. 6 OM 11/2020, dell’art. 2 comma 2 del d.lgs. n. 62/2017 e dell’art. 1 comma 2 della l. n. 41/2020 che:

– è necessario un coordinamento tra l’attività del consiglio di classe (chiamato ad intervenire sulle modalità di recupero, di progettazione, miglioramento, degli studenti di riferimento) ed il collegio docenti (chiamato a deliberare il piano delle attività sulla base di quanto disposto dal consiglio di classe).

attività ordinaria significa attività obbligatoria per gli studenti che deve essere garantita dall’Istituzione scolastica, ma non costituisce un obbligo lavorativo aggiuntivo e gratuito per il personale docente, che tra l’altro sarà coinvolto in maniera fortemente differenziata. Come i corsi di recupero previsti dall’OM 92/2007 (“Le attività di recupero costituiscono parte ordinaria e permanente del piano dell’offerta formativa che ogni istituzione scolastica predispone annualmente” art. 2, comma 1, OM 92/2007), i viaggi d’istruzione, le attività relative ai PCTO (ex ASL), gli stage linguistici, ecc. anche le attività di recupero previste dall’OM n. 11/2020 sono “attività ordinarie” che l’Istituzione scolastica ha l’obbligo di organizzare, ma facoltative e retribuite per i docenti. La Nota M.I. Prot. 1494/2020, a firma del dott. Bruschi, su “Piano di integrazione degli apprendimenti e Piano di apprendimento individualizzato. Indicazioni tecnico operative” è un mero parere che non costituisce una fonte del diritto, né tantomeno un’interpretazione autentica del CCNL, che non può essere unilateralmente interpretato dall’Amministrazione, e che appare in netto contrasto con le norme del contratto di lavoro sugli obblighi del personale docente e ATA.

In primo luogo, prima dell’inizio delle lezioni il CCNL non prevede alcun obbligo di svolgimento delle 18 o 24 ore di insegnamento, per cui non ha alcun riscontro normativo la distinzione tra le attività svolte dal 1° settembre 2020 alla data di inizio delle lezioni e le attività successive: sono contrattualmente tutte attività facoltative per i docenti e da retribuire e in caso di mancata disponibilità si deve ricorrere a contratti a tempo determinato.

In secondo luogo, il comma 9 dell’art. 1 del d.l. n. 22/2020 (come modificato dalla l. n. 41/2020) prevede: “con decreto del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, al termine degli esami di Stato, è riscontrata l’entità dei risparmi realizzati a valere sul predetto limite di spesa. I predetti risparmi sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnati per la metà al Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 1, comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e per la restante metà al recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 nel corso dell’anno scolastico 2020/2021 presso le istituzioni scolastiche”. Come è evidente, tale norma prevede, senza ulteriori specificazioni, un finanziamento per tutte le attività di recupero da svolgere nell’anno scolastico 2020/2021, che com’è noto inizia il 1° settembre 2020.

Infine, l’art. 40 del d. lgs n. 165/2001, come modificato dal c.d. decreto Madia (art. 11 del d.lgs. n. 75/2017), prevede che “la contrattazione collettiva disciplina il rapporto di lavoro e le relazioni sindacali” e, salvo le esplicite deroghe successive, in tali materie prevale sulla legge.

Si invitano, pertanto, le Amministrazioni scolastiche:

  • a coinvolgere gli Organi Collegiali in sede deliberante nella pianificazione, programmazione e attivazione delle attività previste dall’OM 11/2020;

  • a non imporre ai docenti le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti e al piano di apprendimento individualizzato;

  • a richiedere la preventiva disponibilità del personale docente a svolgere le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato;

  • a retribuire tali attività con i fondi previsti dal D.L. n. 22/2020 e eventuali e auspicabili fondi aggiuntivi del Ministero e/o tramite le risorse del FIS, previa specifica sequenza contrattuale con le RSU che rispetti il vigente CCNL che prevede 50 euro per i corsi di recupero e 35 euro per le attività aggiuntive di insegnamento.

ASSEMBLEA TELEMATICA 31.8.2020 ore 17.30 – RIENTRO A SCUOLA IN SICUREZZA

ASSEMBLEA TELEMATICA

DEL PERSONALE DOCENTE E ATA DELLA SCUOLA

APERTA A GENITORI ED ALUNNI/E

lunedì 31 agosto 2020 ore 17.30 – 19.30

RIENTRO A SCUOLA IN SICUREZZA

Ordine del giorno:

1. Le condizioni necessarie per un rientro in sicurezza: no alle soluzioni pasticciate, sì all’individuazione di regole chiare e condivise

2. La tutela dei “lavoratori fragili”

3. PAI/PIA: le condizioni per attuarli a settembre

4. La programmazione educativo-didattica per il nuovo a.s.

5. Varie ed eventuali

Per ciascun aspetto discuteremo della situazione di fatto in corso, dei cambiamenti normativi attuati e in via d’attuazione, dei problemi che comportano e di come affrontarli.

Per partecipare all’assemblea telematica occorre connettersi a questo link https://global.gotomeeting.com/join/516389197 [1]

Se richiesto, inserire il codice d’accesso 516-389-197

Chi segue l’assemblea tramite cellulare o tablet deve scaricare e installare l’app: basta cliccare sul suddetto link e seguire la procedura per scaricarla e installarla.

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO COBAS SCUOLA

PERSONALE ATA: SEMPRE MENO, SEMPRE PIÙ PRECARI

Continua la politica di precarizzazione del personale ATA

I contingenti per le assunzioni coprono solo il turn-over e rappresentano solo il 45% dei posti disponibili

11.323 assunzioni sono assolutamente insufficienti di fronte a 25.175 posti vacanti

Esprimiamo soddisfazione per il prosieguo dell’internalizzazione del personale che negli ultimi venti anni ha lavorato nella Scuola con appalti e convenzioni che hanno arricchito solo le Cooperative di cui erano dipendenti e per il passaggio a tempo pieno degli ex co.co.co. amministrativi e tecnici già assunti a part-time.

Al contempo esprimiamo profonda insoddisfazione per quanto previsto per i DSGA, per il cui concorso saranno assunti soltanto 1.985 unità, a fronte di 3.378 posti vacanti: assunzioni che, in molti casi, non avverranno il 1° settembre perché in molte regioni le procedure concorsuali non sono ancora concluse.

Diventa, quindi, sempre più necessario il concorso per gli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA con più di 3 anni di esperienza, anche se sprovvisti del titolo specifico, visto che da tempo assumono l’incarico, e la relativa responsabilità, sui posti liberi.

Assolutamente insufficienti anche le 2.428 assunzioni di Assistenti Amministrativi, di fronte a 5.075 posti vacanti; le 761 assunzioni di Assistenti Tecnici, di fronte a 2.123 posti vacanti; le 6.131 assunzioni di Collaboratori Scolastici, di fronte ad un fabbisogno di ben 14.217 unità. E che dire del numero ridicolo dei 6 cuochi, dei 4 addetti alle aziende agrarie, dei 4 guardarobieri e dei 4 infermieri, di fronte a un fabbisogno rispettivamente di 144, 112, 97 e 29 unità?

Finalmente viene accolta la richiesta COBAS (per cui ci battiamo da anni) dell’assunzione di assistenti tecnici informatici nelle scuole del primo ciclo, ma il numero di assunzioni previste (mille unità) non soddisfa certo le necessità di tutte le scuole. E soprattutto si tratta di assunzioni tempo determinato con contratto fino al 31 dicembre 2020. Come se le scuole, dopo, potessero farne a meno… Chiediamo, quindi, che si assumano almeno due assistenti tecnici per ogni istituzione scolastica e che il loro contratto comprenda tutto l’anno scolastico.

In tutto, si prevedono poco più di 11mila assunzioni, a fronte di 25mila posti vacanti, meno del 50%! A ciò si aggiungono le maggiori necessità derivanti dall’emergenza Covid, che il governo pensa di risolvere con i precari-Covid, cioè con assunzioni usa-e-getta assolutamente inaccettabili!

L’insufficiente quantità del contingente destinato alle assunzioni di personale ATA condanna ogni anno migliaia di colleghi alla precarietà del lavoro.

È ora di abbandonare definitivamente questa strada: sollecitiamo il ministero a superare i vincoli legislativi che impediscono le immissioni in ruolo su tutti i posti disponibili.

Chiediamo, anche per il personale ATA, assunzioni su tutti i posti vacanti!

E assunzioni aggiuntive stabili per affrontare in sicurezza l’emergenza Covid!

“PRIORITÀ ALLA SCUOLA”- PALERMO INCONTRA L’ASSESSORE LAGALLA

Martedì 28 luglio le consigliere Valentina Chinnici (Avanti Insieme) e Katia Orlando (Sinistra Comune) hanno preso parte alla delegazione di “Priorità alla Scuola – Palermo” che ha incontrato l’assessore regionale Roberto Lagalla, insieme ai proff. Aldo Maria Viola (RC) e Roberto Alessi (Cobas Scuola Palermo), che ha coordinato l’iniziativa. La delegazione ha consegnato all’assessore la lettera che il comitato nazionale Priorità alla Scuola ha predisposto e presentato ai governatori di dieci regioni italiane, facendosi portavoce delle preoccupazioni per le tante problematiche rimaste ancora sospese in vista dell’imminente riapertura delle scuole. L’attenzione del comitato si è focalizzata sulla concreta applicazione delle misure di sicurezza, sulla necessità dell’erogazione in tempi brevi dei fondi per spese straordinarie per l’edilizia leggera, sull’opportunità di chiedere al Ministero risposte concrete sull’incremento dell’organico docenti e ATA, sulla stabilizzazione degli assistenti alla comunicazione e degli operatori igienico personale per la cura degli studenti e delle studentesse con disabilità, che deve continuare a essere affidata a personale specializzato e adeguatamente formato, e infine sull’implementazione dell’organico dei docenti di sostegno da parte della Regione stessa.

Comunicato ufficio stampa del Comune di Palermo