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  • GIORNALE COBAS n° 7 settembre/ottobre 2019

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CONDANNATO DIRIGENTE CHE NON FORNISCE INFORMAZIONI ALLE RSU

Accolto il ricorso dei COBAS Scuola per condotta antisindacale al Liceo ”Cagnazzi” di Altamura (BA)

Il Giudice del Lavoro ha acclarato un comportamento antisindacale di omessa, tardiva e parziale informazione preventiva e successiva alle RSU.

I Cobas – Comitati di base della scuola della provincia di Bari, esprimono viva soddisfazione per il recente Decreto del Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari (n. 43495/2019) a tutela delle prerogative sindacali dell’RSU e dell’’Organizzazione Sindacale Cobas Scuola

Il fatto: Il dirigente scolastico del Liceo “Cagnazzi” di Altamura (Bari) non adempiva compiutamente all’obbligo di fornire, in modo tempestivo ed esauriente, l’informazione preventiva e successiva alla RSU eletta nella lista dei Cobas, impedendo, di fatto, lo svolgimento della funzione della RSU in sede di contrattazione, “… in quanto le è stato impedito di formulare pareri, osservazioni, informare i propri iscritti, chiedere, eventualmente, pronunce sui pareri formulati, ecc… , sulla base di una completa informazione”.

La RSU Cobas, prima, e i Cobas Scuola Bari, successivamente, avevano invitato e diffidato più volte la dirigenza scolastica a fornire i documenti relativi all’informazione preventiva e successiva così come stabilito dal CCNL vigente. Il DS forniva solo parte dell’informazione e con “ingiustificato ritardo”, negando, di fatto, il diritto della RSU di partecipare attivamente ed efficacemente alla contrattazione integrativa, in rappresentanza del personale della scuola.

I Cobas Scuola hanno depositato ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori (L. n. 300/1970) per vedere riconosciuto il diritto negato e chiedere la condanna del DS per comportamento antisindacale.

Il giudice del lavoro del Tribunale di Bari ha accolto le richieste dell’organizzazione sindacale Cobas Scuola facendo chiarezza, tra l’altro, sul diritto da parte della RSU di conoscere, acquisendone copia, i nominativi e tutti i compensi accessori, di fonte contrattuale e non contrattuale, riconosciuti al personale, nonché l’elenco dettagliato dei docenti assegnatari del BONUS premiale docenti, con i relativi importi e con l’indicazione dei punteggi analitici attribuiti dal Dirigente Scolastico a ciascun docente.

Il giudice ha dichiarato, con provvedimento ex art. 28 Statuto lavoratori, l’antisindacalità della condotta posta in essere dal Dirigente del Liceo “consistente nella omessa e/o insufficiente e, in ogni caso, tardiva informativa preventiva e successiva ai sensi degli artt. 5-6-22 CCNL Comparto Scuola 2016-2018”, ordinando “di rimuovere gli effetti di tale condotta, astenendosi per il futuro dal porre in essere analoghi comportamenti e fornendo la prescritta informativa preventiva e successiva alla organizzazione sindacale ricorrente” e condannava, altresì, l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese di lite.

I Cobas scuola di Bari e della Puglia esprimono viva soddisfazione per questa positiva sentenza che ristabilisce diritti sindacali spesso negati, da taluni dirigenti scolastici, e colgono l’occasione per esprimere grande apprezzamento sia per la RSU Cobas Scuola, prof. Vincenzo Rinaldi, per la determinazione e la perseveranza dimostrata nel perseguire l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro del personale e contribuire al corretto funzionamento della scuola, sia per l’avvocata Loretta Moramarco, per la professionalità ed il contribuito dato al conseguimento di questo risultato.

Bari, 15 ottobre 2019 – Cobas Scuola Bari

PER IL RIENTRO DEI DOCENTI “ESILIATI” DALLA BUONA SCUOLA

Si è svolto il 9 ottobre l’incontro tra una delegazione COBAS e il sottosegretario Giuseppe De Cristofaro e i/le suoi/e collaboratori/trici. L’incontro è durato un paio d’ore, utilizzate soprattutto da noi per esporre tutto il quadro delle criticità e delle conflittualità nella scuola.

Il sottosegretario si è impegnato a proseguire un’interlocuzione costante con i COBAS, sia sulle problematiche generali sia sui temi più specifici, sui quali ha rimandato gli approfondimenti a successivi incontri tecnici con i funzionari addetti a seguire più dettagliatamente le questioni da noi sollevate. Di seguito la scheda che abbiamo consegnato al MIUR sul

RIENTRO DOCENTI IMMESSI IN RUOLO FUORI SEDE, l. n. 107/2015 “Buona Scuola”

La legge 107/2015 ha previsto un piano nazionale di assunzione che ha portato molte/i docenti del Sud Italia ad accettare obtorto collo un posto in altre regioni del Centro e Nord Italia. Come hanno stabilito numerose sentenze, il sistema informatico ha destinato le varie docenti attraverso un algoritmo “confuso” che non ha nemmeno rispettato i punteggi e le precedenze giuridicamente previste. Dal 2015 è quindi cresciuto in modo notevole il numero dei docenti immigrati che già da tempo erano immobilizzati al Nord.

Molte/i di queste colleghe/i fuori sede non sono riuscite/i a rientrare né nella provincia di provenienza, e alcune/i nemmeno nella regione, nonostante in questi anni si siano resi disponibili i posti di lavoro. Le clausole dei contratti sulla mobilità hanno previsto poi, per ben due anni (aa.ss. 2017/2018 e 2018/2019), una riserva del 60% dei posti per le immissioni, lasciando ai trasferimenti interprovinciali solo il 30% e il 10% per la mobilità professionale. Con il nuovo contratto triennale “per le immissioni in ruolo autorizzate per ciascun anno scolastico del triennio 2019/20, 2020/21, 2021/22 viene accantonato il cinquanta per cento delle disponibilità determinate al termine dei trasferimenti provinciali”, mentre “le operazioni di mobilità del personale docente, relative alla terza fase, sul restante 50 per cento si realizzano nel triennio di validità del presente contratto secondo le seguenti aliquote: per l’a.s. 2019/20 il 40% delle disponibilità è destinato alla mobilità territoriale interprovinciale e il 10% alla mobilità professionale; per l’a.s. 2020/21 il 30% delle disponibilità è destinato alla mobilità territoriale interprovinciale e il 20% alla mobilità professionale; per l’a.s. 2021/22 il 25% delle disponibilità è destinato alla mobilità territoriale interprovinciale e il 25% alla mobilità professionale”.

Diverse sentenze emanate dai giudici a favore dei docenti fuori sede hanno condannato il MIUR sia per aver adottato un algoritmo indecifrabile i cui esiti erano evidentemente ingiusti e illegittimi, sia perché gli accordi tra MIUR e OO.SS. sanciti dai contratti sulla mobilità sono in contrasto con le norme di legge che prevedono la precedenza dei trasferimenti del personale di ruolo sulle immissioni in ruolo. In particolare l’articolo 470, comma 1 del Testo Unico, d. lgs. n. 297/1994, recita in modo inequivocabile:

Specifici accordi contrattuali tra le organizzazioni sindacali ed il Ministero della pubblica istruzione definiscono tempi e modalità per il conseguimento dell’equiparazione tra mobilità professionale (passaggi di cattedra e di ruolo) e quella territoriale, nonché per il superamento della ripartizione tra posti riservati alla mobilità da fuori provincia e quelli riservati alle immissioni in ruolo, in modo che queste ultime siano effettuate sui posti residui che rimangono vacanti e disponibili dopo il completamento delle operazioni relative alla mobilità professionale e territoriale in ciascun anno scolastico”. Questa norma viene sistematicamente disattesa da anni dalle norme contrattuali in materia di mobilità, le quali invece prevedono la supremazia delle immissioni in ruolo sui trasferimenti: il che significa che chi non è ancora in ruolo precede nella scelta della sede chi è già di ruolo. Ancora oggi, dopo cinque anni, moltissime/i insegnanti del sud non sono riusciti a rientrare, non solo nella propria provincia, ma addirittura nella propria regione in cui risiedono, lasciando i propri cari per partire a prendere servizio nel centro-nord, e si sa con quale stipendio e quante spese da sostenere. In tutti questi anni, tutti i docenti del sud esiliati, per avere il ruolo, hanno scritto, manifestato, si sono riuniti in gruppi fb, senza ottenere mai nessuna risposta efficace.

Noi facciamo proprie alcune delle proposte dei gruppi dei docenti fuori-sede:

  • Azione in autotutela del MIUR: trasformazione immediata di una parte delle cattedre in organico di fatto (attualmente ci sono oltre 67.000 cattedre di sostegno in deroga, più altre 17.000 cattedre di posto comune), da destinare al rientro degli/lle oltre 20.000 docenti “esiliati/e”. Anticipando anche quanto già il ministero è di fatto costretto a fare in applicazione delle sentenze di numerosi Tribunali.

  • Trasformare strutturalmente l’organico di fatto in organico di diritto, soprattutto per quanto riguarda i posti di sostegno.

  • Aumentare il tempo pieno e il tempo prolungato.

  • Aprire i corsi di specializzazione sul sostegno dando la precedenza alle/ai docenti di ruolo ed estendendo il numero delle/dei partecipanti, finora del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno.

  • Prevedere l’assegnazione provvisoria sui posti di sostegno anche dei docenti senza titolo di specializzazione e senza un anno di servizio su sostegno.

Infine, è necessario avviare un censimento puntuale sulla situazione dell’organico in tutto il territorio nazionale e sulla composizione delle diverse graduatorie, per definire soluzioni effettivamente calibrate sul reale stato di fatto.

PROPOSTE

1. “Nel primario interesse di assegnare con continuità docenti curriculari alla classe nella sua interezza e docenti specializzati agli alunni con disabilità, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si dispone la ricollocazione del personale docente sulla base di un riparto nazionale dell’organico di diritto dei posti effettivamente disponibili, consentendo al docente, che ne fa richiesta per l’anno scolastico 2020/2021, il passaggio di titolarità nelle province dove è presente un numero sufficiente di posti in deroga sul sostegno e/o di posti in organico di fatto, nel rispetto di tutte le abilitazioni e delle specializzazioni possedute, tale da soddisfare le richieste pervenute e al contempo trasformare in organico di fatto quei posti lasciati scoperti dagli ex titolari trasferitisi, senza che questo possa in alcun modo determinare docenti soprannumerari”. L’operazione non richiede alcuno stanziamento perché i posti di diritto sarebbero semplicemente ridistribuiti geograficamente tra le diverse province sulla base della reale provenienza dell’insegnante. In questo modo si assicura sia la continuità del docente di ruolo, attualmente titolare al centro nord, ma ogni anno assegnato provvisoriamente nella propria città del sud, sia al docente supplente e precario chiamato a supplire ogni anno il docente mandato in assegnazione provvisoria e che da anni ricopre sempre la stessa supplenza e che per assenza di abilitazione all’insegnamento e/o specializzazione sul sostegno non può comunque passare di ruolo.

2. “Definito il contingente per l’anno scolastico 2020/2021, ed espletate le operazioni dei trasferimenti interprovinciali, dei passaggi di cattedra e delle immissione in ruolo, nel rispetto delle percentuali del contingente di organico di diritto definito per l’anno scolastico 2020/21 e a fronte dei collocamenti a riposo del personale docente, sia per il sostegno che per le classi comuni, si consenta di riassegnare i posti ancora disponibili, su posti collocati in regioni diverse da quelle inizialmente considerate”.

Se in una data regione non ci sono insegnanti specializzati da assumere, non ha senso assegnare organico di diritto su quelle province ed in quelle regioni. Invece nelle regioni del nord c’è un organico di diritto notevolmente superiore alle dotazioni di insegnanti specializzati. Per questa ragione durante le passate operazioni di immissione in ruolo dell’agosto 2018, su circa 13.800 assunzioni programmate sul sostegno solo 1.800 insegnanti sono stati in condizione di essere assunti, questo è successo perché non sono stati presi in considerazione i circa 7.000 specializzati di seconda fascia presenti nelle varie regioni, e anche i restanti 5.000 posti liberi non sono stati utilizzati neanche per ulteriori trasferimenti, nel caso in cui questi posti fosse stato possibile ridistribuirli su base regionale.

CESP Convegno – DOVERI E TUTELA DEI DIRITTI DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016

viale Manzoni, 55 – 00185 Roma tel. 0670452452 fax 0677206060 cesp@centrostudi-cesp.it Sezione regionale siciliana, piazza Unità d’Italia n. 11 – Palermo 091 349192 – 091 6258783 cobasscuolapalermo.com/cesp-sicilia/ – sicilia.cesp@gmail.com

Attività di Formazione per il personale Docente e Ata di ruolo e precario della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado della provincia di Palermo


DOVERI E TUTELA DEI DIRITTI DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

Garanzie individuali, sindacali e giudiziarie tra contratti e leggi

giovedì 10 ottobre 2019

I.I.S.S. G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo n. 4 (ex piazza Campolo) – PALERMO

 per iscriversi al convegno: http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp


PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00/12.00 – Relazioni

GARANZIE INDIVIDUALI E COLLETTIVE: DOCENTI, ATA E RSU

prof. Ferdinando Alliata, Consiglio Scolastico Provinciale – Palermo

LA TUTELA GIUDIZIARIA DEL PERSONALE DELLA SCUOLA

avv. Mariachiara Garacci

ore 12.00 – Dibattito

ore 13.30 – Conclusioni

Iscrizione gratuita per tutto il personale docente ed ATA (anche precario) su: http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp

Verrà rilasciato idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente

Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009

27 SETTEMBRE – Una marea invade le piazze

Una marea verde di oltre un milione di Giovani per il Futuro invade le piazze italiane

E circa 200 mila lavoratori/trici scioperano, per la prima volta in Italia e in Europa, per fermare i cambi climatici e la devastazione ambientale

È stata una giornata davvero memorabile: una marea verde di oltre un milione di studenti, giovani e giovanissimi in lotta per difendere il proprio e l’altrui futuro dalle devastazioni ambientali, ha invaso le piazze e le strade di circa 180 città italiane (come partecipazione al primo posto Roma, seguita da Milano, Napoli, Torino ecc.), con una mobilitazione che ha superato quelle di ogni altra nazione ed ha ricordato i momenti migliori del movimento noglobal dei primi anni Duemila.

Ma nella giornata si è verificato un altro evento senza precedenti né in Italia né in Europa: circa duecentomila lavoratori/trici hanno scioperato per la prima volta contro le devastazioni ambientali e i cambi climatici, affiancandosi alla lotta dei Giovani per il Futuro.

Particolarmente rilevante la mobilitazione della scuola, indetta dai COBAS e, a seguire, da vari altri sindacati, con una partecipazione inimmaginabile solo fino a pochi mesi fa e di importanza cruciale perché la scuola è l’istituzione-chiave per il gravoso ed epocale compito di informare ed educare le nuove generazioni sull’insostenibilità degli attuali modelli di sviluppo e di consumo e sulla urgente necessità di modificarli radicalmente.

Cambiamenti climatici, enormi quantità di rifiuti, produzione energetica attraverso i combustibili fossili, Grandi opere costose, inutili e dannose, saccheggio dei territori, scriteriate attività estrattive, produzioni dannose ed inquinanti, iperconsumi: in questi mesi, a partire dal successo clamoroso dei Venerdì per il Futuro di Greta, milioni di persone hanno preso coscienza che tutti questi elementi sono interconnessi in un sistema che sta portando l’intera società verso il collasso.

Ma tali elementi distruttivi – la cui responsabilità principale è dei poteri “forti” politici ed economici, dei governi e dei grandi conglomerati industriali e finanziari che seguono la logica del profitto capitalistico – coinvolgono direttamente anche centinaia di milioni di cittadini dei paesi più ricchi, che hanno introiettato e praticano sistemi di vita e di consumo disastrosi. La modifica di tali sistemi è il vero tema posto con forza da FFF e da noi raccolto con l’intento di dare un contributo alla costruzione di un grande movimento che coinvolga anche il mondo del lavoro dipendente e che si connetta con gli altri movimenti che confliggono con l’attuale sistema, poiché, tutte le principali contraddizioni presenti nel capitalismo sono tra di loro collegate e devono trovare risposta in un movimento plurale e profondamente democratico.

La sete del profitto ad ogni costo, la mercificazione di tutto l’esistente, l’esclusione di intere popolazioni dai processi decisionali – con le conseguenze di guerre, crescente divario tra ricchi e poveri, carestie, malattie endemiche e profonde ingiustizie sociali – sono le forze motrici che stanno distruggendo l’ambiente.

Ma, se siamo convinti che una immane impresa come quella di modificare i sistemi di vita di miliardi di persone non può avvenire con mezzi repressivi, allora l’informazione, l’educazione ambientale, l’istruzione corretta sono le armi fondamentali, oltre alla lotta incessante ai poteri politici ed economici che vogliono conservare lo stato di cose presente, magari sostituendo al “capitalismo nero” (fondato sul petrolio) il rampante e affamato “capitalismo verde”.

E dove se non nella scuola dovrebbe avvenire questo profondo e costante lavoro educativo, con docenti, Ata e studenti impegnati insieme in esso? Per quel che ci riguarda, oltre a proseguire il nostro impegno contro le devastazioni ambientali e le Grandi Opere dannose, lavoreremo per consentire alla scuola di svolgere tale lavoro fondamentale, diffondendo ovunque, grazie al CESP (la nostra struttura culturale e formativa), convegni e seminari con docenti, Ata e studenti impegnati ad affrontare i temi della lotta per la difesa dell’ambiente, quali il superamento dei combustibili fossili, l’abbandono della perversa logica delle Grandi opere, la lotta al consumismo che produce montagne di rifiuti e brucia risorse non rinnovabili e fomenta la guerra dei penultimi contro gli ultimi nella scala sociale provocando rabbia, odio e infelicità diffusa nell’impossibilità di stare al passo dei consumi. E senza mai dimenticare che, a nostro avviso, non è possibile una vera salvaguardia ambientale senza giustizia sociale e una profonda trasformazione strutturale che faccia prevalere la difesa dei Beni comuni sulla logica capitalistica del profitto e della mercificazione globale.

LIBERTÀ DI CRITICA E PROCEDIMENTI DISCIPLINARI

ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONTRO IL DOCENTE, DIFESO DAI COBAS SCUOLA, CHE AVEVA ESERCITATO IL PROPRIO DIRITTO DI CRITICA

In questi giorni i COBAS SCUOLA Trieste hanno ricevuto dall’Ufficio Scolastico Regionale del FVG l’informazione che il procedimento disciplinare a carico del docente, che aveva manifestato da libero cittadino la propria critica al film “Red Land – Rosso Istria”, è stato archiviato in maniera definitiva.

Ricordiamo che nei giorni seguenti all’episodio si era scatenata una canea rabbiosa da parte del mondo politico, associativo e istituzionale che aveva raggiunto i livelli di una vera e propria gogna pubblica con l’assessora comunale Brandi e associazioni di estrema destra che invocavano provvedimenti disciplinari, arrogandosi il diritto di dire che cosa può fare o non fare un docente nel suo tempo libero. Infatti, nonostante il docente avesse agito da libero cittadino esprimendo il proprio diritto di critica, senza aver denigrato qualcuno, o aver l’intento di denigrare qualcuno, c’era chi aveva la presunzione di zittire il dissenso, di imporre il pensiero unico illudendosi che manipolazioni e narrazioni pseudostoriche potessero essere immuni da critiche.

Da subito come COBAS SCUOLA avevamo rispedito al mittente questi attacchi chiaramente mirati a colpire la libertà di espressione di un cittadino, facendo leva sul suo ruolo di docente che, nella visione distorta di certa politica, avrebbe dovuto sospendere il proprio pensiero critico, piegando la schiena alla maggioranza politica di turno.

Difronte a tale protervia e arroganza I COBAS SCUOLA del FVG hanno difeso con orgoglio la dignità e la professionalità del docente così come la sua libertà di cittadino così volgarmente attaccata. Una difesa che si fa purtroppo sempre più urgente nel nostro Paese dove, ad esempio, a Monfalcone c’era chi pensava di aprire uno sportello d’ascolto per accogliere le lamentele contro professori “politicizzati” perché troppo di sinistra, o che hanno punito insegnanti perché non avevano “sorvegliato” il pensiero e il lavoro dei loro studenti, come accaduto a Palermo.

Riconosciamo all’Ufficio Scolastico Regionale la capacità di aver posto correttamente nell’alveo istituzionale tale incresciosa vicenda, riconducendola al suo esito naturale, vale a dire l’archiviazione, come da noi richiesto.

Non si capisce invece perché la Dirigente Scolastica per prima non abbia avuto la fermezza di rigettare le accuse mosse contro un docente della sua scuola, accuse che alla fine si sono sgretolate come un castello di sabbia e che potevano essere affrontate con un semplice confronto.

Ciò deve servire da riflessione in un sistema scolastico dove si è deciso di abbandonare la via del confronto preferendo quella sanzionatoria o dei procedimenti disciplinari, snaturando quello che è lo spirito e il senso della scuola.

I COBAS SCUOLA di Trieste rinnovano solidarietà e apprezzamento al loro iscritto e confermano il loro impegno nel difendere la dignità professionale e la libertà di chi lavora nella scuola.

Trieste, 14 settembre 2019

27 SETTEMBRE SCIOPERO MONDIALE PER L’AMBIENTE

Il 27 settembre i COBAS scioperano nella Scuola e nel Lavoro privato (esclusi i Trasporti) contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’Ambiente e manifestano in molte città con i/le giovani di Fridays For Future

Il 27 settembre è il giorno scelto dal movimento “Fridays for future”in Italia per partecipare alla mobilitazione mondiale “Climate Action Week”con uno sciopero a livello nazionale, il terzo “Global Strike for Future”. Per questa stessa data i Cobas della Scuola e del Lavoro privato (ad esclusione dei Trasporti) hanno indetto lo sciopero generale di tutti i dipendenti, rispondendo ad un preciso appello rivolto dai giovani del movimento, ma allo stesso tempo esprimendo una chiara e autonoma presa di posizione sul tema in oggetto. Risulta del tutto evidente, al netto del negazionismo sempre più debole persino nell’ambito del potere politico e industriale, che il micidiale cambiamento climatico in atto – ma più in generale tutta la tematica ambientale di cui tale mutamento, con le sue drammatiche conseguenze, è un aspetto cruciale – rappresenta una questione fondamentale da affrontare con la massima urgenza.

Cambiamenti climatici, enormi quantità di rifiuti, produzione energetica attraverso i combustibili fossili, Grandi opere costose, inutili e dannose, saccheggio dei territori, scriteriate attività estrattive, produzioni dannose ed inquinanti, iperconsumi: sono tutti elementi interconnessi di un sistema insostenibile che sta portando l’intera società umana verso il collasso e che coinvolge non solo i poteri “forti” politici ed economici – che hanno voluto o sostenuto la logica del profitto capitalistico come elemento-guida dell’organizzazione sociale – ma anche centinaia di milioni (miliardi?) di cittadini dei paesi più ricchi che hanno introiettato e praticato sistemi di vita e di consumo, ritenuti più comodi ma sempre più disastrosi per l’intera umanità. La modifica di tali sistemi di vita, profonda ed urgente, è il vero tema posto con forza e da noi raccolto con l’intento di dare un contributo alla costruzione di un grande movimento che coinvolga anche il mondo del lavoro dipendente e del piccolo lavoro autonomo e che sappia connettersi anche con gli altri movimenti che confliggono con l’attuale sistema economico e politico, nella consapevolezza che tutte le principali contraddizioni presenti nell’attuale modello di sviluppo ed organizzazione sociale sono tra di loro collegate e che esse devono trovare espressione in un movimento inclusivo, paritario, non gerarchico (né nell’organizzazione né nei contenuti), profondamente democratico e non elitario.

La sete del profitto ad ogni costo e con ogni mezzo, la mercificazione di tutto l’esistente, l’esclusione di intere popolazioni dai processi decisionali – con il conseguente corollario di guerre, di un crescente divario tra ricchi e poveri, di carestie, malattie endemiche che falcidiano intere popolazioni, di povertà estrema e profonde ingiustizie sociali – sono le forze motrici dei processi che stanno distruggendo l’ambiente e che, tra l’altro, stanno provocando, o ingigantendo, le imponenti ondate migratorie a cui stiamo assistendo.

La scuola, in particolare, può e deve svolgere un ruolo fondamentale nell’aumentare la consapevolezza nei confronti di queste problematiche. Dobbiamo dimostrare l’assurdità del mito della crescita continua in un sistema finito, ponendo all’ordine del giorno i grandi temi legati alla lotta per la salvaguardia dell’ambiente quali la messa in discussione delle produzioni industriali, il superamento dei combustibili fossili che sono la principale causa di emissioni di CO2, l’abbandono della perversa logica delle “grandi opere”, la lotta al consumismo che porta a produrre montagne di rifiuti e bruciare risorse non rinnovabili, oltre a fomentare la guerra dei penultimi contro gli ultimi nella scala sociale e provocare rabbia, odio e infelicità diffusa nell’impossibilità di stare al passo del consumismo enfatizzato dai mass media e dai poteri economici.

Risulta evidente che l’attuale sistema economico è insostenibile ed ineluttabilmente destinato, se non fermato in tempo e invertito, alla catastrofe; eppure ancora non è visibile alcun significativo cambio di rotta da parte della governance politica ed economica mondiale, né, per quel che ci riguarda direttamente, di quella italiana. E a questo proposito, avendo letto i proclami sul tema del nuovo governo, sarà il caso di sottolineare che la soluzione del problema non è certo la sostituzione del capitalismo “nero” (centrato sul petrolio e affini) con il capitalismo “verde”, o produrre sempre più macchine ma elettriche invece che a benzina o sostituire la soia, il tofu e il seitan alla carne: non sarà insomma la cosiddetta green economy, per come viene declinata, a salvarci, risultando nella migliore delle ipotesi un debolissimo palliativo ma, ben più realisticamente, una strategia per piegare a logiche di mercato (il capitalismo non ha colore, e se il “verde” funziona meglio del “nero” per fare profitto non ha difficoltà a cambiare cavallo) le iniziative in difesa dell’ambiente trasformandole in ulteriori fonti di profitto.

Per questi motivi scenderemo in piazza il 27 settembre e continueremo le lotte anche in seguito, consapevoli che non siano pensabili strategie di salvaguardia ambientale che non prevedano anche la giustizia sociale, che non sia possibile una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile senza una profonda trasformazione in senso anticapitalista, dove la difesa dei Beni comuni prevalga contro la logica del profitto.

OCCORRE UNA DRASTICA SVOLTA DEL GOVERNO

Attendiamo PD e M5S, pur con grande diffidenza e non con le mani in mano, all’ultima loro possibilità di riscatto.

Ma solo perché incombono i “pieni poteri” voluti dal fascistoide Salvini

27 settembre sciopero nella Scuola e nel Lavoro privato (esclusi i Trasporti) contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’Ambiente

Malgrado siano consapevoli dei disastri combinati dal M5S in 14 mesi di governo e dal PD in precedenza, molte forze organizzate e tanti cittadini hanno accolto con sollievo la formazione del Conte-bis, a partire dagli iscritti/e ai due partiti che hanno approvato in larga maggioranza l’innaturale connubio. Sappiamo però che il cemento di tale approvazione non ha a che fare con presunti meriti dei due partiti, ma dipende dal terrore della rapida e impressionante ascesa di Salvini e della Lega (e di una destra xenofoba e fascistoide) verso il dominio assoluto delle istituzioni. Il Salvini che, sulla spiaggia a torso nudo con piglio ducesco, reclama i “pieni poteri” è il culmine di un percorso che ha sdoganato le peggiori pulsioni razziste, xenofobe, omofobe e liberticide, dando corpo ad un “popolaccio” pieno di rabbia, odio e voglia di sfogare sui più deboli le frustrazioni e paure per l’incertezza economica che la crisi ha amplificato oltre misura. La concreta possibilità che un tale ducetto potesse avere la maggioranza assoluta in Parlamento e poi cambiare radicalmente, in senso reazionario, leggi fondamentali e la Costituzione controllando totalmente le istituzioni, sta facendo sperare che la “strana coppia” di governo riesca a sventare la micidiale minaccia.

Ma il sospiro di sollievo sembra non tenere conto che la sconfitta di Salvini, peraltro auto-indotta con un’ingenuità incomprensibile (fidarsi delle promesse di un Renzi o di uno Zingaretti?), è destinata a trasformarsi in una vittoria ancora più schiacciante in caso di fallimento del nuovo governo: perché il “popolaccio” rabbioso e fascistoide non è affatto scomparso, anzi si presenterà nelle prossime settimane ancora più assatanato, forte anche delle modalità “poltronesche” della conversione del M5S verso un PD fino a ieri indicato come la peggiore iattura.

E affinché il nuovo governo non cada miseramente, non basta che i due partiti mettano la sordina alle tante divergenze, controllino le fazioni interne che hanno accettato solo strumentalmente la formazione del governo: occorre una svolta drastica, a 180 gradi, delle politiche che i due partiti hanno praticato nelle loro fin qui pessime prove di governo. Sulla possibilità di tale svolta “epocale” noi nutriamo la massima diffidenza, avendo verificato l’immodificabilità, almeno fin qui, delle politiche dei due novelli partner di governo. Pur tuttavia, a causa della drammaticità della situazione e della nostra profonda convinzione che la Lega salviniana – con il suo corollario di Fratelli d’Italia, Casapound e Forza Nuova – sia la forza reazionaria più pericolosa mai apparsa in Italia e che il precedente governo sia stato il più distruttivo della convivenza civile e sociale nella storia della Repubblica, aspetteremo dalla prova dei fatti una smentita delle nostre previsioni negative.

E dunque, solo per elencare i punti cruciali del possibile programma PD-M5S.

– Cercherà il nuovo governo di disinnescare la carica xenofoba, razzista e liberticida diffusa nel paese annullando (e non imbellettandoli con ritocchi cosmetici) gli ignobili decreti Salvini e la guerra ai migranti e alle ONG, ma nel contempo praticando un cambio radicale nelle politiche economiche di austerity che sono state la base sulla quale la Lega ha costruito la guerra di milioni di “impoveriti” contro gli ultimi della terra?

– Approfitteranno PD e 5 Stelle della “benevolenza” potenziale della Unione Europea verso chi, almeno per ora, ha messo all’angolo i sovranisti, e della recessione che, colpendo persino la Germania, dimostra quanto sia decisiva una politica espansiva?

– Cambierà radicalmente la politica ostile al lavoro dipendente e al piccolo lavoro autonomo, restituendo salario, rinnovando adeguatamente i contratti del Pubblico Impiego e della Scuola, fissando un salario minimo accettabile, rendendo una cosa seria il reddito garantito, sgravando dai mille balzelli e dalle persecuzioni normative il piccolo lavoro autonomo e artigianale che non riesce, per gli oneri sostenuti, a restare a galla?

– Riporterà a dimensioni fisiologiche quel precariato che in alcuni comparti (vedi Scuola) ha dimensioni abnormi, secondo l’indicazione della Corte Europea per cui dopo 36 mesi di precariato i rapporti di lavoro vanno stabilizzati?

– Approfitterà dell’ondata provocata da Fridays for Future per attuare una vera riconversione ambientale che non si limiti a sostituire il “capitalismo nero” con il “capitalismo verde”, bloccando le Grandi opere dannose (dal TAV al TRIV al No Muos e affini) e investendo i soldi nel recupero del territorio e nei Beni comuni fondamentali, a partire da scuola e sanità?

– E per la scuola, oltre a bloccarne la regionalizzazione, il Conte bis cancellerà gli orrori della 107 e restituirà dignità all’istruzione pubblica e ai suoi protagonisti?

– E, introducendo una legge elettorale proporzionale, lo farà anche sul piano sindacale, togliendo il monopolio ai sindacati di Palazzo con votazioni nazionali per la rappresentatività sindacale?

Noi non aspetteremo passivamente le risposte. Il 27 settembre come COBAS sciopereremo nella scuola e nel Lavoro privato e saremo in piazza contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’ambiente a fianco dei giovani di FFF; mentre, insieme al movimento degli Indivisibili, stiamo lavorando per una grande manifestazione nazionale percancellare i decreti Salvini, e nella scuola riprenderemo le lotte per annullare la legge 107e affinché venga dato finalmente alle centinaia di migliaia di precari, docenti ed ATA, un lavoro stabile.

Dunque, la partita è aperta. A breve sapremo come il governo vuole giocarsela.