VOGLIAMO TRASPARENZA: L’ALGORITMO DELLE GPS NON LA GARANTISCE!

In questi giorni centinaia di migliaia di docenti precari stanno compilando la domanda telematica con la speranza ottenere una supplenza annuale. A breve toccherà ai precari ATA.

Nello specifico:

  • La tempistica è decisamente infelice, nei giorni più caldi di agosto, quelli tipici delle vacanze.
  • La trasparenza è pari a zero, perché gli uffici scolastici, con organici falcidiati dai tagli, non hanno completato le operazioni propedeutiche (per esempio, la call veloce) che permetterebbero di pubblicare le cattedre disponibili, il plesso di effettivo servizio e l’eventuale frazionabilità dei posti.
  • Le graduatorie pubblicate sono zeppe di errori e nemmeno in tutte le province sono state pubblicate.
  • Come al solito, dopo una prima fase di competenza degli uffici scolastici periferici, la procedura sarà data nuovamente in carico alle segreterie, già oberate di lavoro e con l’organico decimato.
  • La domanda è farraginosa e inutilmente complessa, se possibile anche peggio dell’anno scorso.
  • I tempi (14 giorni) sono limitati dalla solita fretta anticipatoria che maschera l’inefficienza.

Il ministero vuole dare un’apparenza di efficienza, ma in realtà sta producendo sfaceli. L’esperienza degli ultimi 2 anni dimostra che, con le procedure online, le nomine sono diventate sottoposte al gioco del caso. Lo scorso anno, appena pubblicati i primi esiti delle operazioni, abbiamo chiesto ai vari ATS di rettificare le nomine. Qualcuno ha negato l’evidenza dei fatti, altri uffici hanno ammesso che non erano in grado di intervenire. E quando si è chiesto l’accesso agli atti relativi all’algoritmo che ha regolato la procedura: gli uffici hanno risposto che non ne avevano la minima idea.

Fino a quando il TAR del Lazio, con ordinanza 4816/2022 pubblicata il 21 aprile 2022, condividendo integralmente la difesa dei nostri legali, ha condannato il Ministero a esibire e consegnare i file sorgente del software e/o l’algoritmo utilizzati dall’amministrazione centrale per le convocazioni telematiche ed il conferimento degli incarichi di supplenza ai candidati presenti nelle graduatorie per le supplenze (GPS) per l’anno scolastico 2021/2022.

Ci vogliamo rendere conto che in un sistema informatizzato si presentano problemi insolubili:

  1. non può gestire tutte le variabili per la determinazione degli incarichi, perché molti aspiranti sono inseriti in diverse graduatorie, con una posizione diversificata e un numero di posti disponibili molto eterogeneo;
  2. le nomine online generano errori, come era già successo per il piano nazionale di reclutamento deciso dal Governo Renzi nel 2015 e per i successivi trasferimenti interprovinciali;
  3. le rinunce alla nomina ricevuta in presenza sono immediate e lasciano il posto a coloro che occupano la posizione seguente in graduatoria. Invece, con le procedure online possono essere verificate solo a posteriori, dopo il conferimento di tutte le nomine, e, poiché non è possibile ripetere le operazioni, si procede ad una surroga, in cui il posto è reso disponibile non a coloro che seguono immediatamente in graduatoria, ma ai non coinvolti nelle assegnazioni perché collocati più in basso: con il risultato paradossale che i più in alto in graduatoria vengono esclusi a favore di chi occupa una posizione inferiore. Le rinunce sono dovute al fatto che si è costretti a indicare preventivamente le sedi del possibile incarico. Ciò induce molte persone a indicare anche sedi poco gradite che poi, all’atto della nomina, non vengono accettate.
  4. Il ministero quest’anno tenta di limitare le rinunce con un vergognoso e discriminatorio inasprimento delle sanzioni in caso di rinunce e/o abbandoni. E’ facile prevedere che determineranno scelte familiari spesso drammatiche, rischiando di escludere dal lavoro chi ha impegni familiari più stringenti. In ogni caso, si apprende delle rinunce solo quando chi ha ricevuto la nomina non prende servizio, costringendo gli ATS a ripetere le operazioni. Lo scorso anno gli uffici sono stati costretti a fare le surroghe per decine di volte, tanto che in alcune provincie le code sono arrivate al 31 dicembre, termine massimo consentito dalle norme, e talvolta anche oltre: e varie classi hanno conosciuto i loro insegnanti solo a gennaio.

Un sistema, dunque, altamente inefficiente e dispendioso, un disastro che però viene negato da una parte dell’Amministrazione. Non è difficile immaginare il ripetersi, come lo scorso anno, di molti errori nell’assegnazione dei posti da parte dell’ennesimo algoritmo impazzito, a danno dei precari che, va ricordato, tengono in piedi la scuola italiana. E non è difficile immaginare che, come lo scorso anno, i tempi di sistemazione saranno lunghi e che anche quest’anno avremo studenti senza docenti fino a dicembre.

Chiediamo nuovamente che si torni a convocazioni in presenza, per scegliere, in ordine di punteggio e nel rispetto delle riserve e precedenze, la scuola nella quale andare a lavorare, sulla base dei posti (anche di sostegno) che saranno resi noti almeno 24 ore prima. Chiediamo analoghe convocazioni in presenza anche per il personale ATA.

Per le scuole e le famiglie vorrebbe dire limitare fortemente il caos che caratterizza l’inizio di ogni anno scolastico, per i precari (ATA e docenti) vorrà dire avere circa due mesi di stipendio in più (visto che in certi casi le supplenze annuali sono state assegnati in prossimità del Natale), per le segreterie (già al limite del collasso per la carenza di personale) vorrà dire una diminuzione del carico di lavoro, per gli studenti si tradurrà in una possibile maggiore continuità didattica.

Il DAP riprende i progetti elaborati da CESP e Rete delle scuole ristrette

La Rete delle scuole ristrette fa “centro”

Il Dipartimento dell’Amministrazione PenitenziariaDAP pubblica il Programma nazionale di innovazione per l’esecuzione penale

La Rete delle scuole ristrette, dopo tre importanti seminari svolti in quest’anno scolastico, nell’ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino (a ottobre e a maggio) e del Festival dei Due Mondi di Spoleto (a luglio), mette a segno un importante risultato perseguito in dieci anni di intensa attività all’interno delle carceri.

Nella rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, che si concluderà a novembre a Rebibbia, la Rete ha voluto, infatti, fare il punto della situazione sull’istruzione e sui percorsi culturali nell’esecuzione penale a dieci anni dalla sua fondazione e dal d.P.R. n. 263/2012 istitutivo della Nuova Istruzione adulti, coinvolgendo nel proprio percorso tutti i livelli istituzionali interessati, il personale docente e i dirigenti scolastici dei percorsi di istruzione nelle carceri (dall’alfabetizzazione all’università), il personale educativo, il personale penitenziario e i detenuti, studenti e corsisti (ancora in carcere o finalmente liberi), presenti ai seminari grazie ai permessi della magistratura di sorveglianza che in questi anni ha seguito con attenzione e interesse i percorsi svolti in esecuzione penale.

Negli incontri avuti in preparazione dei seminari e durante i lavori seminariali molti sono stati gli interlocutori istituzionali che hanno condiviso, ragionato e approfondito in senso critico i numerosi temi posti: la giustizia e l’esecuzione penale; il modello riabilitativo e la risocializzazione; l’importanza dei percorsi di istruzione e dei percorsi culturali nell’esecuzione penale; la necessità che anche i percorsi universitari in carcere abbiamo un “organico dedicato”; il ruolo della magistratura (di sorveglianza e non); i diritti previsti dalle norme e il dovere di attuare tali diritti; la sorveglianza dinamica e non il semplice controllo del detenuto; gli spazi detentivi e la loro revisione; il problema organizzativo e il corretto utilizzo delle risorse affinché l’azione di sistema, mediante concreti atti finanziari e attraverso istruzione, cultura e pratiche laboratoriali, migliorino le attività trattamentali. 

In tale direzione si è distinto l’intervento dei dirigenti della Cassa delle Ammende (Ente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: Presidente Gherardo Colombo, Segretaria Generale Sonia Specchia), presenti ai seminari e personalmente coinvolti nella realizzazione di un programma innovativo in ambito penitenziario e così, grazie all’azione propositiva della dottoressa Sonia Specchia, che ha da sempre creduto nella Rete, si è raggiunto, oggi, un importante punto per la realizzazione di quel diritto di accesso della popolazione detenuta al patrimonio culturale della comunità al quale in questi anni il CESP e la Rete si sono sempre richiamati, grazie alla Circolare (m_dg.DAP.27/07/22.089201.U) emanata il 27 luglio scorso. 

Nella Circolare, infatti, si dà avvio al Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale dando mandato agli istituti penitenziari di accogliere e favorire la realizzazione di: Biblioteche innovative (progetto presentato dal CESP e dalla Rete in partenariato con l’Università Roma Tre  e in corso di svolgimento da sei anni a Rebibbia Nuovo Complesso), collegate in rete con le altre biblioteche del territorio, delle Scuole e delle Università degli Studi, strutturate in modo da diventare dei veri e propri poli culturali, oltre che di sviluppo di nuove professionalità; di Laboratori innovativi per la formazione professionale e per le attività lavorative e ricreative (nei diversi settori: sostenibilità ambientale, information & communication technology, etc.); per lo sviluppo delle Attività teatrali e delle Arti e dei mestieri, delle Attività sportive e delle professionalità correlate allo sport.

La Rete, che in questi anni ha conosciuto avanzamenti e repentini arretramenti in ambito penitenziario, è già al lavoro e dopo essersi riunita online subito dopo l’emissione della Circolare, in collaborazione con istituti penitenziari e istituti scolastici, aree educative e detenuti corsisti, sta presentando in oltre cinquanta istituti penitenziari (altri se ne aggiungeranno via via) le tre macroprogettualità elaborate insieme in questi anni che hanno suscitato interesse nell’amministrazione: Biblioteche innovative in carcere (partner CESP e l’Università degli Studi Roma Tre); Cibo, Cultura & Biodiversità (partner CESP e Slow Food); Arti e mestieri, del teatro e non (partner CESP e associazioni di volontariato).

Nel seminario che si svolgerà a novembre a Rebibbia, quale tappa conclusiva della rassegna “Dieci anni con lo sguardo di dentro”, la Rete verificherà lo stato dell’arte dell’accoglimento delle linee di indirizzo del Programma nazionale di innovazione sociale dei servizi di esecuzione penale: legalità, cultura, sviluppo e coesione sociale e potrà capire quali sono oggi gli istituti di pena che realmente operano per la realizzazione di un cambio di passo nell’esecuzione penale, senza più ritardi e ostacoli (o no) , visti i fondi messi a disposizione e le norme di supporto.

Per la Rete delle scuole ristrette

Anna Grazia Stammati

(Presidente CESP)

ATTENTI A ESPERO: col silenzio/assenso vuole rubarci il TFR

COL SILENZIO/ASSENSO ESPERO CI VUOLE TOGLIERE IL TFR

Se all’inizio del 2007 la preda dei cacciatori dell’industria del risparmio gestito era stato il TFR di lavoratrici e lavoratori del settore privato, ora tocca al settore pubblico. 

Dopo l’accordo di settembre 2021 sul Fondo pensione Perseo-Sirio per i comparti pubblici extra-scuola, lo scorso 31 maggio, CGIL-CISL-UIL e ANP hanno sottoscritto con l’ARAN un’Ipotesi di accordo sul Fondo pensione del personale scolastico ESPERO, peggiorativo per docenti e ATA, ma sempre appetibile per i sindacati presenti nel Consiglio di amministrazione e per le società finanziarie che lo gestiscono. 

Attualmente solo un’esigua parte del personale ha aderito al Fondo (meno del 10%) e allora – per “catturare” altre adesioni – questo accordo prevede che per docenti e ATA assunti/e dal 2019 scatti l’iscrizione automatica alla previdenza complementare con il meccanismo truffaldino del silenzio assenso (art. 4). Attenzione, perché questo accordo ha quindi anche valore retroattivo (sic!), con un meccanismo di transizione per chi è stato assunto tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore dell’accordo stesso (art. 5): in tal caso i nove mesi dalla data di assunzione previsti prima che scatti la trappola, decorrono dalla data di comunicazione di un’informativa dell’Amministrazione all’interessato/a. Poi, ci saranno trenta giorni entro cui sarà possibile effettuare il recesso dall’iscrizione forzata, dopodiché la partita sarà chiusa definitivamente.

Infine, OO.SS. firmatarie e ARAN intendono estendere l’adesione col silenzio/assenso anche a docenti e ATA precari/e, “con particolare riferimento ai rapporti annuali o a quelli di durata coincidente con quella dell’anno scolastico”, e per preparare la trappola si danno la scadenza del 1° settembre 2023. 

Noi non abbiamo la volontà di fare i consulenti finanziari, imbarcandoci in dimostrazioni su cosa sia vantaggioso e cosa no, e siamo coscienti che quell’1% aggiunto dallo Stato, cioè a spese di tutti noi, ma a beneficio unicamente di chi effettua questa scelta privatistica, possa essere allettante. Ciò non toglie che l’intera operazione sia eticamente, politicamente e sindacalmente ignobile per chi la propone al posto della tutela della previdenza pubblica, anzi, dopo aver contribuito ad affossarla. E vogliamo al proposito fare alcune considerazioni:

  • Il TFR è salario differito, cioè sono soldi del/la lavoratore/rice, messi lì da parte. Che qualcuno si arroghi il diritto di prenderseli in gestione semplicemente attraverso il silenzio del dipendente dà l’idea di un borseggio con scaltrezza. Rivendichiamo che sia il/la lavoratore/rice a poter decidere cosa fare dei propri quattrini, con una propria esplicita scelta, non veicolata dal “silenzio”.
  • Ricordiamo che aderendo ad ESPERO l’unica certezza è che non si riceverà più il TFR, cioè un accantonamento annuo che corrisponde quasi al valore di una mensilità e che ha una rivalutazione annua pari all’1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione (per giugno 2022 è complessivamente del 4,8%, ISTAT).
  • Nessuna garanzia di questo tipo può essere data da ESPERO e, al limite, neppure la restituzione delle somme versate, in quanto gran parte degli importi sono investiti in azioni, obbligazioni, titoli di stato. Può andar meglio che col TFR? Certo! Può andar peggio? Altrettanto certo!
  • Docenti e ATA sono esclusi da qualsivoglia controllo circa la qualità e il valore etico degli investimenti effettuati dai fondi pensione, cosa che non avviene neppure nei piani proposti dalle banche, nei quali si può decidere, ad esempio, di evitare di puntare su cose tipo armi o energie fossili… che possono far bene alle proprie tasche, ma sicuramente non al pianeta e a chi ci vive.
  • La scelta di destinare il proprio TFR ai fondi pensione è irreversibile e non ammette ripensamenti.

Altro potrebbe essere messo in evidenza, aggiungiamo solo che è lecito diffidare del ruolo del sindacalista broker, figura di questo XXI secolo. Un sindacato – secondo noi – non deve partecipare alle speculazioni finanziarie, ma deve difendere i diritti e gli stipendi dei lavoratori, la previdenza per tutti, la sanità e la scuola pubbliche, gratuite e non regionalizzate.

RITARDI PUBBLICAZIONE GRADUATORIE CONCORSI

Visti i ritardi nella pubblicazione delle graduatorie di merito dei concorsi, abbiamo inviato un sollecito all’USR Sicilia per far valere l’abilitazione a chi è inserito nelle GM e nelle GPS.

Di seguito il testo inviato.

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Prot. n. 204 del 18.7.2022

Al Direttore generale

USR Sicilia

Oggetto: sollecito pubblicazione graduatorie di merito concorso D.D. n. 5/2022

La scrivente O.S. in occasione dell’imminente avvio delle procedure per le immissioni in ruolo e dello scioglimento della riserva inerente le graduatorie per le supplenze (GPS I FASCIA) che si dovrà ottemperare entro il 20 c.m.

CHIEDE

all’Ufficio in indirizzo di sollecitare la pubblicazione delle graduatorie di merito dei concorsi predisposte dalle competenti commissioni giudicatrici le quali le hanno già inviate a codesto Ufficio. 

Certi che l’Ufficio possa soddisfare la necessità di tanti insegnanti in attesa di una possibile immissione in ruolo, porgiamo cordiali saluti

ASSEMBLEA NAZIONALE COBAS Scuola 14-17 luglio 2022

Dal 14 al 17 luglio si è svolta a Genazzano (RM) l’assemblea nazionale dei COBAS Scuola. Al termine delle diverse sessioni di discussione sono stati approvati i documenti su:

  1. GUERRA E MILITARIZZAZIONE
  2. GESTIONE POLITICA DELL’EMERGENZA PANDEMICA
  3. CESP – Centro Studi Scuola pubblica
  4. COALIZIONI E CONVERGENZE: verso i conflitti dell’autunno
  5. IL PNRR CONTRO LA SCUOLA: reclutamento e formazione

che pubblichiamo di seguito.

Altri materiali su: RINNOVO CCNL, FONDO ESPERO, PCTO, AUTONOMIA DIFFERENZIATA saranno pubblicati successivamente.

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GUERRA E MILITARIZZAZIONE

Il 13 marzo la Confederazione Cobas ha assunto una chiara posizione sulla guerra, scrivendo tra l’altro:

«Condanniamo l’invasione dell’Ucraina scatenata dal governo russo e chiediamo l’immediato “cessate il fuoco” … e l’apertura delle trattative per una pace duratura… Manifestiamo la nostra solidarietà al popolo ucraino.. Siamo contro la Nato, le cui politiche espansionistiche in Europa, dopo il dissolvimento dell’Urss, hanno fornito il pretesto alle mire neo-imperiali russe per invadere l’Ucraina… Diciamo NO alla decisione dei governi europei e di quello italiano di intervenire nel conflitto inviando armi all’Ucraina, NO all’utilizzo logistico e operativo delle basi militari sul nostro territorio. Vogliamo un’Europa di pace e di accoglienza per tutti i popoli e il pieno sostegno ai profughi. Siamo contro l’economia di guerra e il carovita, per la fine dello stato di emergenza e per la riduzione delle spese militari.»

Oggi, alla fine della discussione sul tema nella Assemblea nazionale Cobas Scuola svoltasi a Genazzano, ribadiamo con ancora più forza che:

Siamo contro la guerra in Ucraina, e contro tutte le guerre in atto; siamo al fianco dei popoli, di quello ucraino ma anche di quello russo, e di tutti i popoli, che per colpa della guerra soffrono, muoiono, sono privati dei più essenziali beni materiali e della loro autonomia e dignità. L’atroce guerra scatenata ora in Ucraina dal governo autoritario e militarista russo – ma indubbiamente a lungo stimolata e provocata dai governi imperialisti della NATO, che hanno fornito il pretesto alle mire neo-imperiali russe per invadere l’Ucraina – e il riarmo generalizzato che essa sta suscitando, vanno fermati subito, prima che sia troppo tardi.

Però le guerre non si fermano con l’invio di armi. 

Per questo siamo contrari alla politica del governo italiano, che ha rinnovato l’emergenza sanitaria appena conclusa con una preoccupante emergenza militare vigente fino al 31 dicembre. E siamo contrari al Decreto convertito in Legge che consente l’invio di armi all’Ucraina in deroga alla legge del 9 luglio del 1990 n. 185 sul controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali di armamento. E siamo contrari alla concessione, prevista dalla stessa norma, al Ministero per la Transizione Ecologica di pieni poteri di fatto per ripristinare l’utilizzo del fossile, del carbone o dell’olio combustibile, in barba agli impegni contro il riscaldamento climatico.

E siamo totalmente contrari alle spese militari in generale e all’aumento di tali spese al 2% del PIL in particolare. Questi soldi vanno spesi per combattere il carovita e per il Welfare, la Sanità, l’Istruzione. Per la scuola quello 0,8 % in più che si vorrebbe spendere in armamenti basterebbe per fare ciò che chiediamo da tempo: riduzione degli alunni per classe, aumento del personale docente ed ATA, investimenti significativi nell’edilizia scolastica (per l’80% non a norma e per il 50% priva persino dell’agibilità), nella direzione di una architettura didatticamente orientata, salubre ed ambientalmente compatibile.

Siamo fortemente preoccupati per una comunicazione politica e giornalistica che criminalizza chi tenta di proporre una analisi più complessa perché vorrebbero intrupparci tutti e farci schierare a sostegno delle scelte politiche del governo italiano. 

I Cobas della Scuola si impegnano a lottare contro la sempre più invadente presenza nelle scuole dei militari e dell’industria bellica, contro PCTO e alternanza scuola lavoro, per ripristinare l’Educazione alla pace e per un orientamento al mondo del lavoro basato sullo sviluppo delle conoscenze e del pensiero critico, per lanciare da settembre una serie di convegni CESP contro la guerra, la militarizzazione e per l’Educazione alla pace. Siamo indignati per l’osceno scambio fra l’assenso turco all’allargamento della NATO e i diritti del popolo curdo. Quanto accordato in sede NATO a Madrid da Svezia e Finlandia è la resa incondizionata al criminale di guerra Erdogan, che avrà via libera su estradizioni, torture, uccisione dei resistenti alla dittatura fascista in Turchia, in primis dei valorosi combattenti della causa curda e della rivoluzione in Rojava. Così operando si è legittimato un dittatore spietato e un regime fascista che non nasconde le mire della grandeur ottomana, utilizzando a tal fine jihadisti e tagliagole di ogni risma. L’accordo odierno di Madrid è una pagina nerissima che grava sui popoli oppressi e sull’intera umanità. Ed è proprio in questi tempi tristi che vanno dispiegati il sostegno al popolo curdo e la resistenza ai signori della guerra.

I lavoratori/trici Cobas della Scuola si impegnano, insieme alle reti sociali, sindacali, ecologiste e pacifiste a costruire mobilitazioni nazionali e internazionali contro la guerra e il militarismo. 

  • Siamo contro la minaccia di usare le armi nucleari, chiediamo la denuclearizzazione delle basi militari in Italia; la liberazione dei territori dalle servitù militari; l’uscita dalla NATO e la rescissione dei trattati in base ai quali sono presenti in regime di extra territorialità le basi militari USA in Italia.
  • Sosteniamo la popolazione civile ucraina e il diritto di accoglienza per i/le rifugiate dall’Ucraina e da tutti gli scenari di guerra, e di tutti gli esseri umani che sono in qualunque modo in pericolo nei luoghi di origine. Contro la violenza patriarcale e razzista che decide chi ha diritto a scappare e chi no, chi ha diritto a vivere e chi no. Siamo a fianco dei pacifisti russi e delle reti per la resistenza non violenta in Ucraina. Rivendichiamo il diritto di tutti e tutte di disertare la guerra. E al tempo stesso anche il diritto alla resistenza di tutti i popoli oppressi e invasi.
  • Siamo contro le sanzioni economiche che non colpiscono né le leadership politiche né il grande capitale, ma affamano i popoli. Chiediamo il libero accesso da parte di tutti e tutte ai beni primari, a partire dal grano. 
  • Siamo per la smilitarizzazione globale e la definitiva denuclearizzazione del pianeta. Chiediamo lo scioglimento delle alleanze militari. Chiediamo al governo italiano di sottoscrivere il Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari approvato nel 2017.

Pace tra gli oppressi e fuori la guerra dalla storia!

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GESTIONE POLITICA DELL’EMERGENZA PANDEMICA

I COBAS della Scuola agiscono per ricostruire un clima di ascolto e fiducia reciproca fra i/le lavoratori/rici, in difesa del diritto alla salute e al lavoro.

È necessaria la costruzione di iniziative politico-sindacali a sostegno delle seguenti richieste:

  • Accesso gratuito e sotto controllo medico alle cure e alla vaccinazioni volontarie in qualunque parte del mondo.
  • Nessun obbligo vaccinale né alcuna ritorsione per chi non voglia vaccinarsi, che non deve subire:
    • sospensione dal lavoro;
    • demansionamenti;
    • nessuna esclusione sociale o limitazione dei diritti.
  • Abolizione definitiva del green pass o di qualsiasi forma di certificazione mirata al controllo e al disciplinamento delle persone superando ogni discriminazione.
  • Stanziamenti adeguati per rilanciare la sanità di base, nuove assunzioni e la ricerca indipendente sulle cure.
  • Investimenti massicci per la prevenzione e per garantire ambienti di lavoro sicuri.

A scuola:
– No alle classi pollaio: 20 alunni per classe, 15 in caso di presenza di alunni diversamente abili.
– Stabilizzazione dell’organico COVID.
– Interventi strutturali per l’edilizia scolastica.
– Creare presidi sanitari permanenti (che rimangano anche dopo la fine della pandemia).
– Garantire le misure di protezione individuale e di monitoraggio, che devono essere a carico della sanità pubblica.
– Investire nei sistemi di aerazione e sanificazione (su cui far partire una campagna anche mediatica ma soprattutto di mozioni e raccolta firme nelle scuole).
– Investire nel trasporto pubblico.

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CESP – Centro Studi Scuola pubblica

Il CESP è uno strumento molto importante per le attività dei Cobas. Esso vive e agisce grazie alle numerose iniziative attuate in diverse sedi Cobas sparse in varie parti d’Italia. È proprio l’impegno delle/gli attivisti/e Cobas che consente la costruzione di momenti di relazione con le/gli altri lavoratori/rici della scuola, divenuti più difficili  dal  momento  in  cui  hanno  tolto  ai  Cobas  la  possibilità  di  fare assemblee in orario di lavoro.

Generalmente il livello dei convegni svolti ci pare molto buono. Per un miglior funzionamento del CESP, per potenziarne e valorizzarne ancor più I lavori, riteniamo opportuno:

–  organizzare uno specifico gruppo di lavoro dell’EN che si avvalga anche dell’apporto di attivisti/e esterni per organizzare e coordinare iniziative nazionali, proponendole alle sedi in modo da coinvolgere quanti più lavoratori/trici della scuola, senza alcun modo limitare l’autonomia e l’iniziativa delle sedi a livello locale.

– caratterizzare quanto più possibile i convegni in modalità laboratoriale.

– invitare ad organizzare i prossimi convegni, soprattutto quelli a carattere nazionale, nella doppia modalità in presenza e online per allargare i/le partecipanti e la diffusione dei contenuti e delle lotte.

– valorizzare nella comunicazione interna ed esterna l’attività del CESP.

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COALIZIONI E CONVERGENZE: verso i conflitti dell’autunno

In vista della fase conflittuale che auspichiamo si apra in maniera significativa da settembre, l’Assemblea Nazionale dei COBAS della scuola condivide e approva il tentativo della Confederazione COBAS di costruire le più ampie convergenze e coalizioni sociali, sindacali e politiche per esprimere al meglio, nell’autunno, l’ostilità verso le politiche governative sui temi bellici, economici, sociali ed ambientali.

L’AN ritiene che, in questa prospettiva, oltre al mantenimento della partecipazione ai tavoli unitari del sindacalismo di base confederale, sia stata positiva l’apertura di un dialogo fecondo – espresso anche in un documento unitario GKN/COBAS – con la coalizione messa in piedi intorno alla rilevante esperienza di lotta della fabbrica GKN. E questo dialogo, secondo l’AN, deve rientrare in un quadro globale di alleanze che non può riguardare solo il sindacalismo di base, di cui va evitata l’autoreferenzialità e il cui schieramento, quand’anche relativamente unitario, non è sufficiente ad affrontare la fase conflittuale che ci attende: considerazione che ci impone di cercare di coinvolgere, nella maniera più ampia possibile, reti, strutture e movimenti sociali, ambientalisti, studenteschi, contro la guerra e la militarizzazione.

Alla luce anche delle dimissioni del governo Draghi, che apre scenari incerti sul futuro istituzionale dell’Italia, l’AN condivide l’orientamento dell’EN confederale, cosciente di non poter prendere oggi precisi impegni di sciopero per l’autunno, con date preconfezionate fin d’ora. Riteniamo però che un impego puntuale si possa invece prendere subito a proposito del Global strike del 23 settembre prossimo, mobilitazione mondiale dei movimenti e reti ambientalisti e climatisti, che si svolgerà in Italia con manifestazioni territoriali che si effettueranno comunque, indipendentemente dai mutamenti governativi o istituzionali. E dunque l’AN dà fin d’ora l’adesione come COBAS Scuola, in un quadro che coinvolgerà e riguarderà l’intera Confederazione COBAS, alla giornata mondiale e nazionale del Global Strike del 23 settembre 2022.

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IL PNRR CONTRO LA SCUOLA: reclutamento e formazione

L’Assemblea nazionale dei Cobas scuola richiede l’abrogazione degli articoli inerenti la scuola della legge di conversione n. 79/2022 del d.l. n. 36/2022 per le seguenti motivazioni:

  • La legge istituisce un vero e proprio percorso ad ostacoli per l’immissione in ruolo dei docenti, caratterizzato da tre step, ognuno con prova finale selettiva (percorsi abilitanti, concorso, anno di prova), con rilevanti costi a carico dei partecipanti e con il rafforzamento del mercato privato della formazione.
  • La formazione incentivata, obbligatoria per i neo assunti e facoltativa per gli altri, prevede prove intermedie e finali selettive, con un premio una tantum assegnato in modo non generalizzato o a rotazione, che in base alle stesse previsioni del Ministero andrà solo al 5% circa dei docenti, per effetto del vincolo delle risorse.
  • Le risorse saranno ricavate dal taglio dei fondi per la Carta docenti (che, invece, va estesa ai precari) e dal taglio di 11.300 posti per il calo demografico; risorse che, invece, vanno destinate alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’ assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per la sicurezza delle scuole.
  • La scuola non ha bisogno di competizione individuale e di gerarchia, ma di collegialità effettiva e cooperazione.
  • I contenuti della formazione in entrata e in servizio prefigurano un indottrinamento di Stato lesivo della libertà di insegnamento, con la digitalizzazione intesa come asservimento alla macchina informatica, l’orientamento inteso come marketing, l’inclusione intesa come medicalizzazione, la didattica delle competenze intesa come addestramento a “saper fare” decontestualizzati in linea con la precarizzazione del lavoro, meccanismi che hanno già prodotto tanto analfabetismo cognitivo;  la scuola ha, invece, bisogno di puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi e del pensiero critico.

I Cobas propongono agli organi collegiali e alle Assemblee sindacali di deliberare mozioni che chiedano l’abrogazione del reclutamento e della formazione incentivata previsti dalla legge n. 79 e l’adozione di tutte le forme possibili di boicottaggio.

DOCENTE DISABILE: LICENZIAMENTO ANNULLATO

IL TRIBUNALE DI MARSALA ANNULLA IL LICENZIAMENTO DI UNA DOCENTE DISABILE

Finalmente si è conclusa positivamente una complicata vicenda che ha visto protagonista un Istituto comprensivo di Marsala (TP) e una docente disabile difesa dall’avv.ta Mariachiara Garacci. La collega, soggetto invalido e anche disabile (art. 3, comma 3, l. n. 104/1992), era stata ingiustamente licenziata perché, a seguito del parere del medico competente durante l’emergenza Covid era stata originariamente considerata “NON IDONEO alla mansione specifica PERMANENTEMENTE. SOGGETTO FRAGILE: utilizzare i dispositivi di protezione individuale specifici per la mansione espletata (Mascherina FFP2) in considerazione dell’emergenza attuale da COVID-19 fino alla dichiarazione delle Autorità Competenti di cessata emergenza Covid-19. DA SOTTOPORRE A NUOVA VISITA MEDICA il 15/07/2021 (Periodicità annuale)”, ma poi – a seguito di una richiesta di visita medico collegiale inoltrata del Dirigente scolastico – la Commissione medica di Palermo e successivamente la Commissione Medica Interforze di seconda istanza del Ministero della Difesa la dichiaravano erroneamente “NON IDONEO permanentemente in modo assoluto al servizio come dipendente di amministrazione pubblica (ex art. 55 octies Dlgs 165/2001)” sicché il Dirigente scolastico decretava – automaticamente – la sua dispensa dal servizio per inidoneità fisica permanente e assoluta ai sensi della Legge n. 274/91. 

Pertanto la docente, che ha sempre svolto diligentemente la propria professione, nonostante il suo stato patologico, senza mai assentarsi da scuola, ricorreva al Tribunale di Marsala che ha pienamente accolto le ragioni dell’avv.ta Garacci riguardo:

1. l’obbligo datoriale di repechage e di adibizione della lavoratrice a diverse mansioni;

2. l’attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;

3. l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli, idonei a contemperare, in nome dei principi di solidarietà sociale, buona fede e correttezza, l’interesse del disabile al mantenimento di un lavoro confacente la sua condizione psico-fisica con quello del datore, come sancito da diverse pronunce della Corte di Cassazione.

Conseguentemente, il Tribunale di Marsala (Sent. n. 515/2022) ha dichiarato illegittimo il licenziamento, ordinato la reintegra nel posto di lavoro e condannato l’amministrazione al pagamento di una risarcimento pari all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e alle spese processuali. Per altro, anche, il Consulente Tecnico, nominato a seguito di richiesta dell’avv. Garacci, ha affermato che la ricorrente “Se da un lato è innegabile che è affetta da gravi patologie, dall’altro lato è anche vero che dette patologie non hanno mai inciso sulla propria attività lavorativa” e ha poi evidenziato che “non sono condivisibili le conclusioni della commissione di verifica di Palermo basate su argomentazioni contraddittorie”, tanto che la docente per automaticità di procedura veniva sottoposta a visita di revisione per l’accertamento della sua idoneità alla guida con esito a lei favorevole. Finalmente la giustizia ha fatto il suo corretto decorso e – insieme alla collega e all’avv.ta Garacci – ci riteniamo soddisfatti del risultato raggiunto: la disabilità non equivale ad inidoneità e chiunque ha il diritto di poter vivere la propria vita al pari degli altri nell’ambito lavorativo, sociale e nelle relazioni umane senza dover subire condotte discriminatorie.

Indizione assemblea provinciale dei Cobas Scuola Palermo 4.7.2022 ore 16

Gli ultimi due anni e mezzo sono stati segnati da eventi particolarmente onerosi per le nostre esistenze che hanno inciso profondamente sulle tradizionali forme di socialità.

Accanto a ciò il processo involutivo della scuola italiana ha subito un’accelerazione tutt’ora in corso che ha aggravato i carichi di lavoro e reso sempre più pesante l’impegno giornaliero di chi ci lavora.

Quanto sopra accennato ha comportato maggiori difficoltà nelle attività del nostro sindacato in difesa della scuola pubblica e dei diritti di tutti le/i cittadin*.

Dal 14 al 17 luglio prossimi, terremo l’Assemblea Nazionale dei Cobas scuola a Genazzano (Roma), dedicando a questi temi 4 giorni per confrontarci.

In vista dell’Assemblea Nazionale abbiamo indetto l’Assemblea Provinciale di Palermo al fine di riprendere il confronto con quanti potranno esserci per analizzare i cambiamenti in atto e individuare modalità di intervento.

Assemblea provinciale dei Cobas Scuola Palermo

lunedì 4 luglio 2022 dalle ore 16 alle ore 20

esclusivamente in presenza nella sede cobas scuola piazza unità d’italia 11 palermo

odg:

1) Le questioni che investono la scuola.

2) La situazione politico sindacale dall’inizio pandemia ad oggi.

3) Rinnovo dell’Esecutivo provinciale dei cobas scuola.

4) Elezione dei delegati per l’assemblea nazionale;

5) Varie ed eventuali.

La riunione si terrà all’aperto nel terrazzo della sede.

A seguire, sarà offerto un rinfresco a base di rosticceria e bevande varie.

A fronte dell’importanza dei temi da trattare e dell’opportunità di rivederci in presenza dopo tanto tempo, invitiamo tutt* le/gli iscritti a partecipare all’Assemblea Provinciale.

Chiediamo a chi parteciperà all’Assemblea Provinciale di comunicarcelo con una mail all’indirizzo cobasscuolapa@gmail.com, in modo da poter organizzare al meglio l’assemblea e il rinfresco.

RICORSO CARTA DEL DOCENTE

RICORSO PER I PRECARI AL GIUDICE DEL LAVORO PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO ALLA CARTA DEL DOCENTE

i Cobas della Scuola avviano il patrocinio del ricorso per il recupero di 500 euro per gli ultimi 5 anni di mancata erogazione del “bonus formativo carta docente” e per il riconoscimento alla futura erogazione nei confronti dei docenti precari ingiustamente esclusi dal beneficio.

Il ricorso è rivolto ai docenti precari delle scuole di ogni ordine e grado, con servizio in scuole del sistema di istruzione statale negli ultimi 5 anni. Rientrano nel ricorso tutti gli incarichi e supplenze che hanno consentito di raggiungere l’annualità scolastica (almeno 180 giorni di servizio, anche non consecutivi, o prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale). I docenti che vorranno aderire al ricorso per la Carta del Docente dovranno prendere appuntamento presso la sede COBAS SCUOLA di Palermo, sita in piazza Unità d’Italia n. 11 telefonando allo 091 349192 nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 12,30, e martedì e giovedì dalle ore 16,30 alle 19,00, per prenotare la consulenza degli avvocati Giacomo Cirincione e Ciro Gianfranco Messeri che si terrà tutti imartedì a partire dal 28 giugno alle ore 17,30. Successivi appuntamenti saranno concordati nelle stesse giornate di martedì. Ai link riportati di seguito ulteriori informazioni e il modello di diffida predisposto.

ISTRUZIONI PER ADERIRE AL RICORSO

FAC-SIMILE DIFFIDA

Vittoria al TAR Lazio: prove suppletive concorso ordinario

Comunicato stampa

IL TAR LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO COBAS:

PROVE SUPPLETIVE PER ASSENTI PER COVID AL CONCORSO ORDINARIO

Il Ministero dell’Istruzione dovrà organizzare prove suppletive per chi, assente per Covid, non ha potuto partecipare alla prova scritta del concorso ordinario. Lo ha deciso il TAR Lazio (Sezione Terza Bis) accogliendo un ricorso dei Cobas Scuola patrocinato dall’ avv. Nobile. 

Di seguito il testo della sentenza:

“Ritenuto di dover disporre l’ammissione con riserva degli odierni ricorrenti a delle prove scritte suppletive del concorso ordinario per il reclutamento di personale docente, che l’amministrazione è tenuta ad organizzare, tenuto conto dell’orientamento conforme della Sezione su vicende analoghe intercorse con riferimento al concorso straordinario di cui al d.d. n. 510/2020, peraltro avallato dal Consiglio di Stato (cfr. ex multis T.A.R. Lazio, Sezione Terza Bis, ordin. n. 7199/2020, confermata dal Cons. Stato, Sez. VI, ordin. n. 7145/2020). 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) accoglie l’istanza cautelare nei sensi di cui in motivazione, ammettendo con riserva le ricorrenti alla prova scritta suppletiva che l’amministrazione resistente è tenuta ad organizzare, nei sensi di cui in parte motiva.”

CONVEGNO CESP PALERMO 6 GIUGNO2022

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016

Attività di Formazione per il personale Docente e Ata di ruolo e precario della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado. Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009


CONVEGNO DI FORMAZIONE in modalità mista, online e in presenza presso la sede Cobas Scuola, piazza Unità d’Italia 11 Palermo

IL GOVERNO DEI “MIGLIORI” E LA SCUOLA

Competizione, premi e gerarchie nella Scuola del futuro

lunedì 6 giugno 2022 ore 8.30/14.00

La partecipazione è gratuita e limitata a n. 250 persone (capienza massima della piattaforma usata). Per partecipare al convegno è indispensabile iscriversi alla pagina web https://cobasscuolapalermo.com/iscrizione-convegno-cesp-palermo-6-giugno-2022/ inserendo i dati richiesti (in particolare, cognome, nome e un indirizzo mail personale funzionante) e segnalando se si intende partecipare in modalità online o in presenza presso la sede Cobas di piazza Unità d’Italia 11. Raggiunto il numero massimo di capienza la pagina web delle iscrizioni sarà disattivata. Il link alla videoconferenza sarà inviato agli indirizzi mail degli iscritti entro il 5.6.2022. L’attestato di partecipazione sarà spedito agli indirizzi mail di coloro che accedendo alla videoconferenza abbiano indicato il proprio nome e cognome.

PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00 – Relazioni e dibattito

  • IL PNRR E LA SCUOLA: formazione obbligatoria e “carriera”
  • IL PNRR E L’ORIENTAMENTO
  • IL NUOVO RECLUTAMENTO: un percorso a ostacoli per il ruolo
  • IL CCNL E IL PNRR: competizione, premi e gerarchie

ore 13.30 – Conclusioni

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

18.5.2022 ASSEMBLEA PROVINCIALE

Assemblea online e in presenza per tutto il personale docente e ATA  

mercoledì 18 maggio 2022 ore 16,30 – 19,00

in presenza presso la sede Cobas scuola in piazza Unità d’Italia 11 Palermo

e online collegandosi a https://meet.goto.com/516389197 

o.d.g.:

  1. la riforma della scuola secondo il decreto legge n. 36 del 30.4.2022: percorso a ostacoli per le assunzioni e carriera docente legata alla formazione;
  2. un rinnovo contrattuale che non c’è;
  3. economia di guerra e i tagli al bilancio scolastico;
  4. demansionamento e gestione della pandemia a scuola; 
  5. iniziative di lotta.

Siete tutte/i invitate/i a partecipare

* * *

d.l. n. 36/2022

GERARCHIZZAZIONE DEL PERSONALE DOCENTE E FORMAZIONE INCENTIVATA

Il “governo dei migliori” ha deciso di accelerare e di portare a casa uno dei tanti obiettivi che molti ministri (a partire da Berliguer con il “concorsaccio”) hanno provato a conseguire: differenziare gli stipendi degli/lle insegnanti e creare docenti di seria A e B.

Secondo il decreto legge n. 36/2022, nei prossimi anni nella scuola italiana troveremo tre diverse tipologie di docenti:

  1. chi si “limiterà” a svolgere il lavoro in classe e resterà con gli aumenti legati agli scatti di anzianità (ma sarà comunque obbligato a seguire corsi di formazione sulla didattica digitale);
  2. chi deciderà di partecipare alla lotteria della formazione incentivata;
  3. i neoimmessi in ruolo che dall’a.s. 2023/24 saranno obbligati a svolgere la formazione incentivata.

Il meccanismo è perverso: i docenti che vorranno aumentare il proprio stipendio dovranno aggiornarsi gratuitamente per tre anni; poi dovranno sottoporsi al comitato di valutazione (formato da altri colleghi e integrato con il preside di un’altra scuola o un dirigente tecnico).

Il comitato di valutazione potrà però promuovere solo il 50% dei docenti che faranno richiesta, per cui la metà avrà lavorato gratuitamente e inutilmente. I promossi potranno decidere se continuare la “carriera” ed avviarsi verso un altro triennio di formazione (sempre gratuitamente) al termine del quale (se rientreranno nel 50% dei promossi) avranno un ulteriore aumento di stipendio. Altro che condivisione e collegialità! La competizione si accamperà al centro della scuola.

Il monte orario della formazione e la quantificazione degli aumenti salariali saranno definiti in accordo con i sindacati ed entreranno nel contratto nazionale.

L’operazione sarà finanziata con i fondi del PNRR, spostando (dal 2028) in questo capitolo di spesa le risorse utilizzate per la carta del docente e “mediante razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026/2027″; ecco come il governo pensa di “migliorare” la scuola: tagliando cattedre! 9.600 cattedre in meno dal 2026 al 2031 per finanziare i docenti migliori.

È una vergogna: di fronte alle classi pollaio e ai parametri di formazione delle classi che non sono diminuiti nemmeno di fronte alla pandemia! Ma come pensa il ministro Bianchi che qualcuno poi creda alla sua favola della “qualità” della scuola italiana?

Il tutto supportato e organizzato da un nuovo carrozzone genera-stipendi, la Scuola di Alta formazione dell’istruzione i cui posti di comando sono occupati dai presidenti di INVALSI e INDIRE insieme ad altre “personalità” nominate dal Ministro; ma la scuola potrà interagire anche con soggetti privati.

Sarà dunque ancora l’INVALSI a orientare la formazione e dunque la didattica nella scuola e non ci vuole troppa fantasia per immaginare che i contenuti saranno quelli che da anni i docenti sperimentano: didattica digitale, inclusione intesa come medicalizzazione, orientamento inteso come marketing, competenze intese come addestramento, ecc., corsi umilianti professionalmente e intellettualmente, in cui i docenti si riducono ad essere carne gratuita da stipendio per formatori spesso discutibili.

Ma il vero business si genererà con il meccanismo della certificazione; infatti la Scuola di Alta formazione si raccorderà “con soggetti pubblici e privati fornitori di servizi certificati di formazione”; si svilupperà ulteriormente quel mercato delle certificazioni che rappresenta uno strumento di progressiva privatizzazione della scuola.

L’obiettivo del governo è dividere e gerarchizzare i/le docenti, creare una presunta élite che avrà uno stipendio maggiorato e, magari, anche punteggio aggiuntivo per la graduatoria interna e per la mobilità, come era previsto nelle prime versioni. Chi è dentro la scuola sa bene che questa “formazione” non porta ad un aumento della qualità dell’insegnamento, ma anzi punta a veicolare all’interno delle classi quel ciarpame didattico che già tanti danni ha prodotto nella scuola italiana, producendo un analfabetismo cognitivo di ritorno.

Dobbiamo fermare il Governo e impedire che i sindacati confederali si limitino a salvaguardare le loro prerogative contrattuali senza modificare la sostanza. La “riforma”:

● rafforza i “cerchi magici” intorno ai presidi mentre la scuola avrebbe bisogno di rafforzare gli organi collegiali e recuperare le loro prerogative sempre più erose dai presidi; 

● divide e gerarchizza il personale docente mentre nella scuola ci sarebbe bisogno di maggiore condivisione e collegialità; 

● rafforza una didattica che esalta tutto ciò che si svolge al di fuori della classe, mentre un serio progetto di aggiornamento (retribuito) dovrebbe puntare a rafforzare la didattica delle discipline per combattere l’analfabetismo cognitivo.

6 maggio SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

6 MAGGIO 2022 SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

manifestazione a Palermo in piazza Verdi ore 9.30

I COBAS SCUOLA hanno convocato lo sciopero generale dell’intera giornata del 6 maggio 2022 del personale docente, educativo ed Ata delle scuole di ogni ordine e grado con i seguenti obiettivi:

– Contro i quiz Invalsi e il Sistema nazionale di valutazione, che hanno effetti retroattivi negativi sulla didattica, standardizzano gli insegnamenti, trasformano i docenti in “addestratori ai quiz”, discriminano gli studenti con BES.

– Contro il Decreto scuola che introduce inaccettabili modalità per la stabilizzazione dei precari e una formazione triennale in orario aggiuntivo, che diventerà obbligatoria per i docenti neo-immessi dal 2023-24, con incentivazione salariale e verifiche selettive per creare gerarchie tra i/le lavoratori/trici, veicolare la logica della scuola-azienda e restringere pluralismo didattico e libertà di insegnamento.

Contro il taglio dello 0,5% del PIL delle spese per l’istruzione previsto dal DEF 2022 a fronte di un aumento delle spese per le armi.

– Per il rinnovo del CCNL scaduto da più di tre anni, con aumenti significativi uguali per tutti/e, per recuperare almeno il 20% del potere salariale perso negli ultimi anni e difendere i salari reali dalla ripresa dell’inflazione e del carovita. 

– Per investire i fondi del PNRR per ridurre a massimo 20 il numero degli alunni/e per classe (15 in presenza di alunni con disabilità), assumere i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 2, investire in modo significativo nell’edilizia scolastica.

– Contro la cosiddetta didattica delle competenze addestrative, per una scuola pubblica che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi e dello spirito critico.

– Per il potenziamento degli organici docenti ed Ata, l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti, la stabilizzazione dei posti Covid e il ripristino integrale delle sostituzioni con supplenze temporanee.

– Contro il demansionamento e il prolungamento dell’orario dei docenti rientrati dalla sospensione.

– Contro il lavoro gratuito degli studenti nei PCTO e negli stage, con il rischio di morire sul lavoro, come avvenuto recentemente; per sospendere tali attività e restituire alle scuole la decisione se svolgerle o meno e per quante ore.

FERMARE LA GUERRA, FERMARE IL RIARMO

IL VOLANTINO DELLO SCIOPERO

Convegno CESP “UCRAINA: LA SCUOLA SI INTERROGA”

5 MAGGIO 2022 ORE 8.15-13.30

Napoli ex Asilo Filangieri, vico G.Maffei 4

(chi non risiede a Napoli potrà collegarsi online)

ore 8.15accoglienza dei partecipanti
ore 8.45introduce e coordina Ludovico Chianese (docente, CESP)
ore 9.00ANGELO D’ORSI (storico, Università di Torino)

Ucraina, passato e presente di una terra di confine
ore 9.40MANLIO DINUCCI (giornalista, geografo)

Dopo la caduta del Muro: nuovi equilibri internazionali

Pausa
ore 10.30ANTONIO MAZZEO (docente, peace researcher) Scuola e Ricerca: la retorica della pace e lapresenza dei militari
ore 11.00VALERIA PINTO (filosofa, Università di Napoli) La cultura in divisa?

Pausa
ore 11.45UMBERTO DE GIOVANNANGELI (giornalistade “Il Riformista”) L’informazione e la comunicazione in tempo di guerra
ore 12.15PADRE ALEX ZANOTELLI (Padre Comboniano) La pace: unica alternativa

DIBATTITO

Programma e modello richiesta esonero del servizio

LA LEGGE SULLA GIORNATA DEL 26 GENNAIO È PROPAGANDA FASCISTA!

Con una legge approvata in sordina, senza alcun voto contrario, si è istituita la Giornata del 26 gennaio, che intende ricordare “l’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale, nonché di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale. Non esitiamo ad affermare che con tale legge l’attuale classe politica ha completato il totale distacco dai

principi costitutivi della Repubblica nata dalla Resistenza.

Infatti, a riconoscimento del ruolo svolto dagli Alpini nell’esercito italiano dal 1872, si sceglie di commemorare una battaglia di quella guerra d’aggressione nazifascista che causò oltre 25 milioni di vittime nella sola Unione Sovietica. E non comprendiamo in modo assoluto come si possa parlare al riguardo di “valori della difesa della sovranità”! Per non parlare dell’impudente contraddizione per cui da una parte si condanna senza attenuanti l’invasione dell’Ucraina e dall’altra si celebra indirettamente l’invasione fascista dell’Unione Sovietica: in nome de “l’interesse nazionale”?

In secondo luogo la data non può non stridere terribilmente con il Giorno della Memoria del 27 gennaio, considerando che la “soluzione finale” nazista cominciò ad attuarsi proprio contestualmente all’annientamento dello “slavo bolscevico”; e ciò genera davvero un cortocircuito del senso della Storia. Infine la scelta di approvare in questi giorni l’istituzione di tale giornata, in discussione dal 2019, non può essere casuale neanche rispetto all’attuale russofobia, che istericamente spinge a demonizzare tutto ciò che ha a che vedere con la storia e la cultura russa. Ci domandiamo come una vergogna di tal genere possa essere spiegata e recepita a scuola: com’è possibile, di fronte a queste aberrazioni, stabilire dei punti di riferimento quali la differenza fra guerra di aggressione e di difesa a partire dall’articolo 11 della nostra Costituzione, l’oggettiva responsabilità del fascismo nel genocidio del popolo ebraico, la distinzione fra la storia e la cultura di un popolo rispetto alla contingenza di un governo (come quello putiniano)?

I COBAS scuola pertanto invitano ogni componente della società civile (e pensante) a condannare in modo fermo e totale questa ennesima vergognosa operazione di revisionismo storico.

Docenti alla gogna: questa è la nuova comunità educativa

Sabato 9 aprile ore 10 presidio davanti la sede RAI di Palermo in viale Strasburgo per dire no al D.L. 24/2022 che demansiona il lavoro dei docenti non vaccinati e impone 36 ore di servizio settimanali.

I docenti hanno “il dovere di non smettere di fornire il corretto esempio”, il “puro e semplice rientro in classe” dei docenti non vaccinati “avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo per i ragazzi”: con queste motivazioni, rispondendo ad una interrogazione parlamentare, il ministro ha spiegato la decisione di escludere dall’insegnamento i docenti non vaccinati, riammessi in servizio dal 25 marzo. Quindi, nessun motivo sanitario, del resto palesemente inesistente: i docenti renitenti al vaccino sono tenuti lontani dalle proprie classi perché sono cattivi maestri, nonostante siano obbligati a fare tamponi a proprie spese ogni 48 ore.
In più, il loro orario di servizio deve essere rimodulato a 36 ore settimanali, per compensare il mancato impegno nelle attività di insegnamento “frontale”.

Una doppia punizione “esemplare”, comminata – al di fuori di ogni istituto contrattuale – per educare i ragazzi e “ammonirli”: chi dissente e non si adegua senza discutere agli obblighi stabiliti dall’autorità, per quanto controversi, va marchiato dallo stigma morale ed escluso dalla comunità.
Questa concezione che attribuisce al governo la prerogativa di esercitare un “controllo della virtù” degli
insegnanti e di distribuire punizioni esemplari a chi non è allineato è degna di uno Stato autocratico: essa è altamente diseducativa e va contrastata da chiunque abbia a cuore le libertà democratiche e la salvaguardia del pensiero critico a cui la scuola deve educare.

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