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  • GIORNALE N° 6 COBAS SCUOLA marzo/aprile 2019

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SCIOPERO DELLA SCUOLA 17.5 – Un appello per una manifestazione unitaria

17 maggio sciopero generale della scuola

Appello per una manifestazione nazionale unitaria a Roma

Il 15 marzo scorso, in un Appello alle altre organizzazioni sindacali affinché si giungesse in tempi ragionevolmente rapidi ad uno sciopero contro la regionalizzazione della scuola, scrivevamo: “il Disegno di Legge del governo Lega-5Stelle sull’Autonomia differenziata porta a disastroso compimento la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 e intende dare alle regioni la competenza esclusiva su diverse materie, tra cui, oltre alla Sanità, l’Istruzione. Quest’ultima verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione istituzionale, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi”. Sottolineavamo come questa sciagurata prospettiva – voluta con la massima forza dalla Lega (che vuole l’autonomia finanziaria ed economica regionale come surrogato del vecchio separatismo delle origini) e subita passivamente dai 5 Stelle timorosi di perdere il potere governativo – comporterebbe un irrimediabile e definitivo dislivello tra due parti dell’Italia, rischiando di consegnare i giovani delle regioni più povere alla malavita organizzata, facendo scomparire il carattere unitario dell’istruzione, istituendo 20 scuole differenti a partire dai programmi e dal reclutamento di docenti e ATA, creando divaricazioni stipendiali tra lavoratori/trici, con gravissime conseguenze anche sull’inquadramento giuridico e posizioni rispetto al contratto nazionale. In base a tali considerazioni facevamo dunque appello affinché “in tempi rapidi tutti i sindacati della scuola, al di là delle divergenze su altri punti, ritrovino quell’unità che raggiunsero il 5 maggio del 2015 italiana … arrivando ad una grande giornata di sciopero con la partecipazione corale del personale scolastico, oltre che degli studenti, che porti in piazza il popolo della scuola pubblica per bloccare il disastroso progetto di disgregazione del sistema scolastico nazionale”.

Ebbene, salutiamo con soddisfazione che, anche grazie all’efficace lavoro unitario del Tavolo contro la regionalizzazione, l’appello è stato di fatto accolto con la convocazione da parte di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda dello sciopero generale della scuola per il 17 maggio, a cui si è affiancata analoga convocazione per la stessa giornata da parte dei COBAS. Tale risultato positivo può e deve essere, a nostro parere, potenziato ulteriormente, raccogliendo in pieno la richiesta di unità d’azione che viene da docenti, Ata e da tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica, studenti, famiglie, genitori. In tal senso facciamo un ulteriore Appello alle altre organizzazioni sindacali affinché si tenga un’unica grande manifestazione nazionale a Roma, programmata e preparata unitariamente, con pari dignità tra le organizzazioni. Pur ben consapevoli dell’impegno superiore che un appuntamento nazionale richiede rispetto ad iniziative locali, tenendo conto che saremo a dieci giorni dalle elezioni europee riteniamo che una manifestazione nazionale a ridosso dei palazzi del Potere – ove si decideranno le sorti della scuola e delle altre strutture pubbliche minacciate dalla micidiale “autonomia differenziata” – avrebbe un impatto politico e mediatico decisamente superiore ad eventuali iniziative territoriali.

Convegno: QUALI TUTELE PER I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SCUOLA? – Palermo 17-4-2019

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica

ENTE FORMATORE – Dir. MIUR n. 170/2016 viale Manzoni 55, 00185 Roma – tel. 06 70452452 fax 06 77206060 cesp@centrostudi-cesp.it Sezione regionale siciliana, piazza Unità d’Italia n. 11 – Palermo 091 349192 – 091 6258783 – cobasscuolapalermo.com/cesp-sicilia/ – sicilia.cesp@gmail.com

Attività di Formazione per il personale docente e Ata della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado della provincia di Palermo


QUALI TUTELE PER I LAVORATORI E LE

LAVORATRICI DELLA SCUOLA?

L’azione sindacale e giudiziaria

nei meandri di leggi e contratti

 

mercoledì 17 aprile 2019 – ore 8.30 – 14,00

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo n. 4 (ex piazza Campolo) – PALERMO

per iscriversi al convegno: http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp


PROGRAMMA

ore 8.30 – Registrazione delle presenze

ore 9.00/12.30 – Relazioni

LA TUTELA DEI DIRITTI INDIVIDUALI E COLLETTIVI DI DOCENTI E ATA

prof. Ferdinando Alliata, CSP Palermo

LA TUTELA GIUDIZIARIA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA

avv. Mariachiara Garacci

LA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA NELLE SCUOLE

prof. Giuseppe Arcidiacono, CESP Catania

ore 12.30 – Dibattito

ore 13.30 – Conclusioni

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

Iscrizione gratuita per tutto il personale docente ed ATA (anche precario) su:

http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp

Verrà rilasciato idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente Il personale docente e ATA fruisce dei permessi retribuiti previsti dall’art. 64 del CCNL 2006/2009


ASSEMBLEA PROVINCIALE 27.3.2019

ASSEMBLEA PROVINCIALE DELLE ISCRITTE E DEGLI ISCRITTI COBAS SCUOLA

MERCOLEDÌ 27 MARZO 2019 – ore 17.00 / 19.30

SEDE COBAS, piazza Unità d’Italia n. 11 – Palermo

Odg:

  1. Situazione politico-scolastica.
  2. Contenziosi e vertenze in corso.
  3. Elezione dei delegati per l’’Assemblea Nazionale del 6 e 7 aprile 2019 a Roma.
  4. Varie ed eventuali.

APPELLO PER UNO SCIOPERO UNITARIO CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE

Appello per uno sciopero unitario contro la regionalizzazione della scuola

Il Disegno di Legge del governo Lega-5Stelle sull’Autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna porta a disastroso compimento la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 (approvata dal governo dell’allora centro-sinistra) e intende dare a tutte le regioni che ne assumeranno l’iniziativa la competenza esclusiva su diverse materie, tra cui, oltre alla Sanità, l’Istruzione. Quest’ultima verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione istituzionale, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi. In base al DdL, tutte le materie oggi proprie dello Stato in merito all’Istruzione sono trasferite alle regioni: finalità, funzioni e organizzazione dell’istruzione e formazione; valutazione degli studenti (Invalsi) con indicatori territoriali specifici; percorsi di alternanza scuola-lavoro e formazione dei docenti; contratti regionali per il personale; programmazione integrata tra istruzione e formazione professionale; definizione del fabbisogno regionale del personale e sua distribuzione nel territorio; criteri per il riconoscimento della parità scolastica e dei finanziamenti; organi collegiali e loro funzionamento; istruzione degli adulti e tecnica superiore; fondo pluriennale per l’Università; trasferimento delle risorse umane e finanziarie dell’USR e Ambiti Territoriali alla regione; procedure concorsuali con ruolo regionale; percentuale del personale che si può trasferire dalle altre regioni, esclusi i DS; applicazione della disciplina del personale iscritto con ruolo regionale ai docenti non abilitati.

È facile capire che l’ulteriore e massiccia divaricazione socio-economica tra Nord e Sud comporterebbe un irrimediabile e definitivo dislivello tra le due parti dell’Italia con costi sociali elevatissimi, rischiando di abbandonare i giovani delle regioni più povere ad essere preda della malavita organizzata, che soprattutto in quei territori trova ancora manovalanza a basso costo. La regionalizzazione farebbe scomparire il carattere unitario dell’istruzione, a partire dai programmi e dal reclutamento di docenti e ATA, creando divaricazioni stipendiali tra lavoratori/trici presenti nelle stesse scuole, a seconda che siano “assoggettati” al sistema regionalistico o a quello residuale statale, con alcuni gravi interrogativi rispetto ai criteri di reclutamento, al loro inquadramento giuridico e alla posizione rispetto al contratto nazionale.

La Lega, che domina il governo, ha tratto enorme vantaggio da una politica e un’ideologia razziste, xenofobe, “securitarie”, ostili ai migranti e ai più deboli; ma il suo “core business” a Nord resta l’autonomia finanziaria ed economica come surrogato del vecchio separatismo. E dunque la Lega vuole portare al più presto a casa questa autonomia, mentre il M5S ha già abbondantemente dimostrato che, pur di restare al governo, è disposto a rinunciare ai suoi sbandierati “cavalli di battaglia”. Quindi, l’allarme deve essere massimo e le risposte forti e tempestive da parte del mondo della scuola. In particolare è decisivo che in tempi rapidi tutti i sindacati della scuola, al di là delle divergenze su altri punti, ritrovino quell’unità che raggiunsero il 5 maggio del 2015, con il più grande sciopero (pari solo a quello del 17 febbraio 2000 che cancellò il “concorsaccio” di Berlinguer) della storia della scuola italiana. Facciamo dunque appello agli altri sindacati affinché si arrivi, con l’adesione anche delle associazioni e comitati in difesa della scuola pubblica e facendo seguito al Tavolo unitario già costituito, ad una grande giornata di sciopero con la partecipazione corale del personale scolastico, oltre che degli studenti, che porti in piazza il popolo della scuola pubblica per bloccare il disastroso progetto di disgregazione del sistema scolastico nazionale.

ORDINANZA DEL TAR SICILIA CONTRO LE PERICOLOSE “CLASSI POLLAIO”

UN’ALTRA IMPORTANTE ORDINANZA DEL TAR SICILIA

CONTRO LE PERICOLOSE “CLASSI POLLAIO”

Il TAR Sicilia con l’ordinanza n. 252/2019 ha riconosciuto quanto da noi sempre sostenuto: l’eccessivo numero di alunni per classe – oltre a non garantire la qualità della didattica – viola la normativa sulla sicurezza e prevenzione antincendio e aggrava i rischi per l’incolumità pubblica.

Ancora una volta, i genitori degli studenti di un istituto superiore della provincia di Palermo, rappresentati e difesi dall’avvocata Mariachiara Garacci, sono stati costretti a impugnare un provvedimento con cui la dirigente scolastica aveva disposto “la formazione, per l’anno scolastico 2018/2019, della classe (omissis) con un numero di alunni, in presenza di disabili, eccedente e in contrasto con le disposizioni normative vigenti”.

Il Tribunale ha acquisito il dato della capienza dell’aula che ospita la classe in questione e ha verificato che questa assicura solamente“una superficie netta per occupante di 1,265 mq.”che quindi “non rispetta i limiti di densità previsti dal d.m. 18 dicembre 1975”che invece prevedono 1,96 mq per alunno nel caso di attività didattiche “normali”.

Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 il TAR ha anche richiesto all’istituto dei chiarimenti per quanto riguarda le norme antincendio, ma anche in questo caso “nei chiarimenti resi dall’amministrazione resistente non è stato delineato il puntuale rispetto dell’art. 5 del d.m. 26 agosto 1992”che riguarda l’affollamento previsto dalle norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica.

Alla luce di queste violazioni della normativa sulla sicurezza e prevenzione antincendio, il Tribunale ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti nonché il rischio per l’incolumità degli studenti e del personale che un eventuale ritardo potrebbe determinare e quindi ha ordinato “all’amministrazione resistente di adottare – entro trenta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza – le misure idonee a garantire i livelli di sicurezza previsti dalla normativa”e condannato il MIUR al pagamento delle spese.

Come COBAS continueremo a sostenere il diritto alla sicurezza degli alunni e di tutto il personale e invitiamo l’Amministrazione e i dirigenti scolastici a garantire che in tutte le scuole siano rispettate almeno le condizioni essenziali di vivibilità previsti dalla normativa vigente riguardo al numero di alunni per classe e alla capienza delle aule.

“SCUOLE SICURE” O SPETTACOLARIZZAZIONE DEL CONTROLLO?

Ciò che è accaduto martedì 26 febbraio al Liceo Classico Umberto I di Palermo rispecchia un bruttissimo clima repressivo che viene instaurato con il progetto “Scuola Sicura”.

Secondo quanto riferito dagli studenti, i Carabinieri, supportati da cani antidroga, avrebbero fatto uscire gli studenti dalle classi e perquisito gli zaini. Diversi studenti, minorenni, sarebbero stati isolati dagli altri compagni e trattenuti all’interno della classe, intimiditi dagli agenti senza un reale motivo. Tutto questo sotto gli occhi del preside del Liceo che avrebbe dato il via all’operazione di polizia. Turbamento e paura hanno fatto presto a impadronirsi degli adolescenti. Ci domandiamo: questo è il modello di scuola per i nostri alunni? Questo è il messaggio educativo per le giovani generazioni? Sostituire il rapporto educativo docente/discente con il controllo poliziesco non fa parte della nostra cultura. Queste azioni criminalizzano e umiliano i nostri ragazzi ed acuiscono il disagio sociale.

Attendiamo dal dirigente scolastico del Liceo Umberto I chiarimenti sul suo operato e chiediamo al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di intervenire immediatamente per prevenire ulteriori abusi.

I COBAS vigileranno affinché ulteriori abusi siano fermati sul nascere.

CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DELL’ISTRUZIONE

Un appello dei sindacati scuola e del mondo dell’associazionismo per fermare la regionalizzazione del sistema di istruzione

(FIRMA L’APPELLO)

I sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo, con l’appello che di seguito si riporta, esprimono il loro più netto dissenso riguardo alla richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

È un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese.
L’appello sarà oggetto di discussione in tutti i luoghi di lavoro e si definiranno anche modalità di raccolta delle adesioni per quanti, singoli o associazioni, intendessero sottoscriverlo.

 

CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA DI ISTRUZIONE

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata:

  • inquadramenti contrattuali del personale su base regionale;
  • salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali;
  • livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati.

Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell’autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un’approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l’aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d’istruzione generale deve unificare, anziché separare:

  • unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo;
  • garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati;
  • assicurare la qualità e la quantità dell’offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche – prima ancora che economiche – di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 15 febbraio 2019

ADERISCI! #RestiamoUniti

Promotori:
Sindacati: CISL Scuola, COBAS, FLC CGIL, Gilda Unams, SNALS Confsal, UIL Scuola RUA, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

(FIRMA L’APPELLO)