ASSEMBLEA PROVINCIALE COBAS SCUOLA PALERMO

ASSEMBLEA PROVINCIALE DEGLI ISCRITTI COBAS SCUOLA

MERCOLEDÌ 27 GIUGNO 2018

SEDE COBAS, piazza Unità d’Italia n. 11 Palermo

ore 17.00 – 19.30

Odg:

Situazione politico-scolastica.

  1. Il nuovo CCNL.
  2. Elezioni RSU 2018.
  3. Contenziosi e vertenze in corso.
  4. Seminario estivo del12 e 13 luglio 2018 a Genazzano (RM).
  5. Elezione dei delegati per l’Assemblea Nazionale del 14 e 15 luglio 2018.
  6. Rinnovo del rappresentante legale dei Cobas Scuola di Palermo.
  7. Varie ed eventuali.

Si raccomanda la partecipazione di tutti gli iscritti.

ATTACCO ALLA L. 104. LE LINEE GUIDA DEL DECRETO SULL'”INCLUSIONE”

Attacco alla 104, smantellamento del GLHO, via libera ai tagli dell’organico di sostegno, medicalizzazione della didattica e svalutazione dei docenti

E in aggiunta, potere valutativo dell’Invalsi e superpoteri ai genitori che decideranno della continuità lavorativa dei docenti

Al MIUR in questi giorni fervono i lavori per il varo delle Linee guida attuative del Decreto legislativo n. 66/2017 sulla cosiddetta “inclusione“. Si prepara l’attuazione di una delle peggiori riforme promosse dalla legge 107: l’attacco al sostegno e alla meritoria “via italiana” al diritto allo studio per le studentesse e gli studenti disabili nelle scuola pubblica.

L’applicazione del Decreto legislativo 66/2017 con il varo delle Linee guida:

1) svilirà una delle poche leggi valide della storia della Repubblica la n. 104/1992, abolendone articoli fondamentali fra cui quelli sulla presenza del GLHO (Gruppo di lavoro operativo sull’“handicap”, che metteva  insieme tutti gli attori in campo a discutere del futuro didattico e di vita dello studente) in fase di stesura del PDF (il Profilo dinamico funzionale, anche quello abolito), ristabilendo un fantasma di GLHO a requisiti ridotti solamente nell’ultima fase, quello della stesura del PEI (il Piano educativo individualizzato);

2) impedirà che in sede di compilazione del PEI sia determinato da tutta l’équipe del GLHO (come è avvenuto finora) il numero di ore di sostegno: fase che rappresenta l’unica garanzia contro i tagli;

3) permetterà a una sequela di sedicenti “esperti”, e soprattutto dirigenti scolastici, e alla fine gli USR, di decidere quante ore di sostegno si potranno assegnare a ogni scuola: si immagina con quali limiti di spesa e libertà di valutazione didattica della quantificazione dell’organico;

4) annullerà, all’interno del gruppo che redigerà il nuovo “Profilo di funzionamento”, il ruolo dei docenti, finanche di sostegno: potrà partecipare solo un “rappresentante dell’amministrazione scolastica, individuato preferibilmente [sic!] tra i docenti della scuola frequentata”, per cui l’ex-PDF, da documento medico-didattico che era, diventerà documento solo medico;

5) promuoverà l’INVALSI con il ruolo (scippato al gruppo che redige il PEI) di ente valutatore della capacità “inclusiva” della scuola e dei suoi insegnanti;

6) affiderà ai genitori (che giustamente nel vecchio GLHO collaboravano, al pari degli altri, alla costruzione del futuro scolastico dello studente) l’unico potere che non dovevano avere: quella di decidere del futuro lavorativo dei docenti di sostegno. Ai genitori sarà infatti affidato, in nome della “continuità”, il potere di “consigliare” la permanenza o meno nella scuola di un docente precario di sostegno, con conseguenze pesantissime sulla capacità valutativa e sulla libertà d’insegnamento di chi sarà sottoposto a questo ricatto sul posto di lavoro. Depotenziando così l’unica soluzione praticabile e giusta: assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti e disponibili.

Il Decreto legislativo 66/2017 è stato accolto sin dalla sua approvazione sotto il dicastero Fedeli da un diluvio di critiche provenienti, oltre che dal CSPI-Consiglio superiore della Pubblica istruzione, da tante associazioni legate al mondo delle disabilità.

I decreti attuativi non sono documenti meramente tecnici, ma eminentemente politici. Vista l’attuale fase di transizione, e considerato anche che i termini di approvazione del Decreto, già ampiamente scaduti, sono stati ritenuti dalla stessa Ministra dell’ormai vecchio governo Gentiloni solamente “ordinatori”, come Cobas riteniamo oltretutto illegittimi e privi di qualsiasi mandato la convocazione e gli attuali “lavori in corso” degli organismi che stanno definendo le Linee guida del Decreto. Il MIUR fermi la sua corsa contro il tempo ed eviti di portare alle sue conseguenze più nefaste l’attuazione della 107! Da parte nostra continueremo a batterci per la completa abolizione del Decreto legislativo 66/107 come dell’intera legge 107 che lo ispira.

BASTA AGGRESSIONI AGLI INSEGNANTI

Basta con le aggressioni fisiche e verbali contro gli/le insegnanti!

Un Pronto Soccorso contro le violenze e il mobbing nei confronti dei/delle docenti

Ultime notizie dalle scuole. 1) All’elementare Leopardi di Napoli, mamma-tigre aggredisce a cazzotti la maestra che le aveva sgridato il pargoletto: la maestra sviene ed è ricoverata in ospedale per trauma cranico. L’assatanata mammina rivendica davanti al preside l’accaduto, spalleggiata da altrettanto sciagurati parenti prontamente accorsi. 2) Al liceo classico Carducci di Viareggio una insegnante mette un 4 ad una studentessa, che chiama in soccorso un’altra mamma-tigre, che viene fatta entrare a scuola e aggredisce la professoressa colpevole dello “sgarro” . Anche qui ricovero ospedaliero per la prof e grande sconcerto di preside e colleghi/e.

È solo il bilancio dell’ultimo fine settimana: ma l’elenco delle violenze fisiche di genitori (soprattutto) e di studenti (molto meno) si sta facendo lungo e impressionante. Però, ancor più diffuse e invasive, piuttosto che il cosiddetto “bullismo” degli studenti (termine buono per tutti gli usi), sono le aggressioni verbali praticate dai genitori, che arrivano fino al mobbing e allo stalking nei confronti degli insegnanti, con gruppi agguerriti che, usando i social, esercitano una pressione verbale e psicologica ostile, intervenendo arbitrariamente nella didattica a favore dei propri figli e pretendendone il massimo successo scolastico (del genere “come ha osato mettere 4 a mio figlio? L’ho interrogato io e sapeva tutto”!). Questa attività asfissiante sfocia spesso in diffamazione pubblica, in vilipendio di docenti che, per inciso, sono anche “pubblici ufficiali”.

Come si spiega questa ondata di violenza fisica e psichica che attraversa tutti gli ordini di scuola e i territori geografici? Il punto-chiave sta nell’immiserimento materiale e culturale della scuola e nella conseguente delegittimazione e annichilimento della funzione docente operati a partire dalla catastrofica filosofia – innescata da Luigi Berlinguer, ministro della PI nel primo governo Prodi e sostenuta poi da tutti i governi successivi – dell’”autonomia scolastica” e della “scuola azienda”, al servizio di una “clientela” che impone i suoidesiderata: una scuola cialtrona, in cui i docenti devono limitarsi a infarinare di generiche “competenze” studenti destinati per la gran parte ad un precariato lavorativo cronico, e proprio per questo rendendo non necessario avere una scuola seria, rigorosa, davvero formativa, né arrecare “disturbo” più di tanto a famiglie e studenti.

La scuola come “progettificio” di cose inutili o dannose per la didattica, per attirare una “clientela” sprovveduta; esami finali-barzelletta con il 99% di promozioni alla maturità, esami di riparazione sostituiti con la farsa dei cosiddetti “crediti e debiti”, con gravi insufficienze sanate d’incanto per non perdere la “clientela”; le valutazioni dei docenti annullate dai grotteschi quiz Invalsi, divenuti la modalità-chiave per valutare scuole, studenti e docenti; 400/200 ore obbligatorie di ridicolo “apprendistato” gratuito (l’Alternanza scuola-lavoro) che distruggono qualsiasi serio percorso didattico; etichette di disabilità educativa e psichica (i sedicenti BES – Bisogni Educativi Speciali) distribuite a pioggia con il consenso dei genitori, contenti che la presunta “disabilità” serva ai pargoli per garantirsi le promozioni; il “bonus” salariale dato ai più servizievoli nei confronti dei presidi, ai quali è stato dato un potere “alla Marchionne” per ingigantire le pressioni e i soprusi nei confronti dei docenti e degli ATA; e infine salari miserabili (10 euro l’ora ad una maestra con media anzianità). Questo il massacrante percorso, oramai più che ventennale, che ha distrutto e umiliato una professione nobile e decisiva, riducendo i docenti a “servi della gleba” intellettuali, a disposizione passiva di una scuola-miseria (in 30 anni i finanziamenti si sono ridotti, sulla spesa statale complessiva, del 32%) impegnata a far contenta (e coglionata, visto come escono dalla scuola gran parte degli studenti) la “clientela”. È così sorprendente che quest’ultima si faccia sempre più arrogante e aggressiva, pretendendo dalla “servitù” scolastica un servizio ad personam?

Ma nel processo di eutanasia della propria professione la maggioranza dei docenti ha grandi responsabilità. Malgrado tutti gli strumenti culturali e sindacali che, come COBAS, abbiamo messo a disposizione di docenti ed ATA da 30 anni e le lotte incessanti da noi condotte contro la catastrofica scuola-azienda, la maggioranza dei/delle docenti si è subordinata passivamente, ha accettato o addirittura collaborato ai passaggi distruttivi prima elencati, pensando “io speriamo che me la cavo”; ha evitato il conflitto, si è piegata agli scrutini umilianti con i voti “taroccati”, ha supinamente subito la sostituzione dei propri giudizi con i farseschi quiz Invalsi; ha sottoscritto la “fuga” in massa dalla scuola degli studenti per centinaia di ore spese nelle demenziali attività dell’Alternanza; si è piegata alle imposizioni più becere e illegali di tanti presidi-padroni. Insomma, è entrata progressivamente nel ruolo di “servitori/trici” tuttofare delle volontà dei presidi (e dei loro “cerchi magici”) e della sempre più invadente “clientela”. Questo processo distruttivo avrà bisogno di anni, forse di decenni, per essere rovesciato, affinché la scuola torni alla sua primaria attività formatrice ed educativa, recuperando finanziamenti e qualità culturale e didattica. Ma, pur lavorando per questo, qui ed ora è insopportabile che i docenti debbano subire la violenza fisica e psicologica e il mobbing di genitori arroganti e aggressivi, oltre che di alcuni studenti che attuano quanto imparano in famiglia.

E dunque i COBAS daranno vita ad un Pronto Soccorso contro le aggressioni fisiche e il mobbing nei confronti degli insegnanti. Oltre a Convegni CESP sul tema, garantiremo:

a) un intervento sindacale e legale nelle scuole da cui ci arriveranno notizie di aggressioni fisiche o di “mobbing” e diffamazione nei confronti di docenti, mettendo a disposizione gli avvocati per le cause civili e penali;

b) la denuncia pubblica, presso le autorità competenti e nei mass media e social, di qualsiasi omertà o minimizzazione da parte delle direzioni scolastiche.

Per garantire l’incolumità fisica e psichica degli/delle insegnanti non servono leggi “speciali”, e men che meno la folle idea delle telecamere in classe che distruggerebbero definitivamente il rapporto docenti-studenti. Esistono già tutte le norme, dentro e fuori la scuola, per operare al meglio. È sufficiente che tutti i protagonisti della scuola recuperino il senso della propria professione e usino al meglio gli strumenti educativi – ma anche sanzionatori laddove inevitabili – già a disposizione.

FORMAZIONE RSU e TAS COBAS

Alle RSU e TAS COBAS

delle Istituzioni scolastiche

della provincia di Palermo

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

CONVEGNO DI FORMAZIONE RSU e TAS COBAS

venerdì 25 maggio 2018, ore 11.00 – 14.00

sede PROVINCIALE COBAS Scuola – piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo

sui seguenti argomenti:

– IL NUOVO CCNL 2016/2018 E LA CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO

– ORGANICI: MOBILITÀ E SOPRANNUMERARI

– TUTELA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA: iniziative e ricorsi


Il contingente dei permessi di spettanza RSU è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito:

  • RSU: fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10 comma 3 Ccnq 7/8/98 e Cass. 7087/86).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede di contrattazione d’istituto, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).


(facsimile Permesso RSU)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU – Convegno sindacale di formazione 25 maggio 2018

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998), fruirà in data 25/5/2018, per n. ___ ore dalle ______ alle ______ (comprese quelle necessarie a raggiungere la sede di svolgimento), di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/……………….                            Il/La Rappresentante RSU

CALENDARIO SCOLASTICO: TANTO RUMORE PER NULLA

CALENDARIO SCOLASTICO SICILIA: TANTO RUMORE PER NULLA

Come avevamo scritto nel nostro comunicato dello scorso 7 maggio, il“vincolo”di 200 giorni “di effettiva presenza in aula da parte degli alunni”, annunciato a mezzo stampa dall’Assessore Lagalla – con riferimento al suo decreto di determinazione del calendario scolastico regionale – è improponibile. Infatti, nel testo del Decreto – pubblicato l’11 maggio sul sito istituzionale della Regione – non ve n’è traccia.

Evidentemente, la levata di scudi del mondo scuola – una volta tanto compatto e comprensivo anche della componente dirigenziale – ha avuto i suoi effetti, riducendo a miglior consiglio il decisore politico. Nel decreto assessoriale non v’è nulla che confermi l’anticipazione di Lagalla in merito all’equazione giorni di lezione-effettiva presenza in aula. Anzi, probabilmente proprio a seguito delle polemiche scatenatesi dopo la sua incauta esternazione, nel decreto si legge che i famigerati 200 giorni sono “comprensivi delle attività di alternanza scuola-lavoro, svolte in orario scolastico”(precisazione superflua, stante quanto – ahinoi! – disposto dalla Legge 107).

Nel decreto, inoltre, si leggono altre sottolineature – assenti nel decreto dello scorso anno – che hanno tutta l’aria essere state inserite come precisazioni “in risposta” alle critiche di cui abbiamo scritto. Con riferimento agli adattamenti del calendario scolastico che possono essere decisi dalle singole istituzioni scolastiche, infatti, il decreto ricorda – da un lato – che essi vanno stabiliti nel rispetto “dell’art. 74”del Testo Unico (i 200 giorni) e “delle disposizioni contenute nel CCNL del comparto Scuola”, ma – dall’altro lato – precisa che“resta, in ogni caso, impregiudicata l’autonomia organizzativa”delle scuole.

C’è, infine, un altro passaggio – inserito nel decreto di quest’anno e assente in quello dell’anno scorso – che appare assai discutibile, per quanto privo di effetti concreti: è quello che precisa che gli adattamenti del calendario decisi dalle scuole “sono volti anche a organizzare attività culturali e formative coerenti con il Piano disposto dai Consigli di Circolo e di Istituto, nell’ambito delle prerogative concernenti l’autonomia scolastica”. Le attività “culturali e formative”che le scuole organizzano per alunne e alunni sono deliberate dagli organi collegiali e non si limitano ad essere “coerenti”con i Piani dell’Offerta Formativa, ma sono in essi pienamente comprese: quindi, è del tutto illogico che tali attività siano organizzate in uno dei giorni di sospensione delle attività didattiche deliberati dal Consiglio di Circolo o di Istituto. È da rimarcare, comunque, che anche in questo “controverso” passaggio non v’è quel riferimento alle “gite scolastiche” che tanto aveva allarmato e sconcertato il mondo della scuola.

Si può dire, in conclusione, che le dichiarazioni dell’Assessore Lagalla – da lui mai smentite – hanno fatto tanto “scruscio” (come si dice da queste nostre parti) per nulla. Resta il fatto che la formulazione piuttosto “ambigua” che negli ultimi anni ha caratterizzato il testo dei decreti assessoriali – con superflui richiami alle norme vigenti mischiati a sciatti scivoloni interpretativi – si presta a favorire gli “arbitri creativi” di alcuni zelanti dirigenti scolastici di cui – non di rado – le scuole sono vittime e di cui faremmo volentieri a meno.

IL CALENDARIO SCOLASTICO DELLA REGIONE SICILIA

Da qualche anno, le prerogative della Regione Sicilia in materia di Istruzione, lungi dal condurre all’approvazione della legge per il Diritto allo Studio di cui avremmo bisogno (la Sicilia è l’unica Regione italiana a non averne una), vengono esercitate con attenzione pressoché esclusiva al calendario scolastico regionale. E, quantunque la materia sembrerebbe di semplice applicazione, tale prerogativa viene esercitata con notevole imperizia, nonché con coerenza degna di miglior causa, nonostante l’avvicendarsi delle amministrazioni.

In particolare, a sollecitare le interpretazioni creative degli amministratori regionali è l’art. 74 del d.lgs. n. 297/1994, il“Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione”, che al comma 3 dispone che “Allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni”. Questa disposizione, già in gran parte “tecnicamente” inapplicabile, per via del fatto che è stata concepita sull’articolazione dell’orario scolastico su sei giorni (mentre oggi la maggior parte delle scuole ha un orario distribuito su cinque giorni), non finisce di solleticare la fantasia e la creatività degli amministratori. La novità di quest’anno, ancora ufficiosa, ma anticipata a mezzo stampa dall’assessore Lagalla in persona, riguarda la stupefacente interpretazione del termine “lezioni”:

Abbiamo allungato il periodo di 4 giorni – così recita il virgolettato attribuito a Lagalla –rispetto a quest’anno arrivando a quota 211 giorni di scuola. Abbiamo posto un vincolo, per altro previsto da una norma nazionale, che non si possa andare al di sotto di 200 giorni di effettiva presenza in aula da parte degli alunni. Gli 11 giorni serviranno appunto per le pause e le gite scolastiche”.
La notizia ha suscitato un comprensibile sconcerto in tutte le componenti delle comunità scolastiche e conseguenti fondati rilievi critici.

Da parte nostra, senza indugiare in altre possibili e legittime considerazioni critiche sulla ratio che ha ispirato il singolare vincolo annunciato dall’Assessore Lagalla, ci limitiamo a chiedere con fermezza che esso sia cassato dal testo del decreto assessoriale (del resto non ancora emanato), semplicemente in quanto incompatibile e in contraddizione con le norme vigenti. Le visite guidate e i viaggi di istruzione (che con molta superficialità vengono definite“gite”nel linguaggio giornalistico), così come le numerose altre attività formative e di approfondimento che si svolgono al di fuori delle aule scolastiche in orario curricolare ed extracurriculare (partecipazione a seminari, convegni, incontri-dibattiti culturali, preparazione o visione di attività artistiche, teatrali, cineforum, mostre, ecc.), sono pienamente comprese nel novero delle attività didattico-formative e, come tali, deliberate dagli Organi Collegiali e inserite nel Piano dell’Offerta Formativa. Un vincolo che stabilisse che al raggiungimento dei 200 giorni di lezione previsto dal Testo Unico (già tecnicamente “inattuale”, come si è detto, per le scuole con orario su 5 giorni) concorrono soltanto quelli “di effettiva presenza in aula da parte degli alunni”è, quindi, palesemente illegittimo, oltreché inapplicabile e, francamente, grottesco.

ASSEGNAZIONI PROVVISORIE E “ESILIATI” DALLA 107

ASSEGNAZIONI PROVVISORIE E DOCENTI “ESILIATI” DALLA L. 107 non specializzati nel Sostegno

La riapertura della trattativa nazionale sulle Assegnazioni provvisorie, porta nuovamente alla ribalta l’annosa questione dei docenti sparpagliati in maniera casuale lungo tutta la penisola secondo le catastrofiche modalità della legge n. 107/2015.

Visto che ancora una volta il MIUR ha perso l’occasione per provare a porre rimedio a qualcuno dei danni provocati dalla legge 107/2015 – ad esempio trasformando i posti vacanti e disponibili e i posti in deroga da “organico di fatto” in “organico di diritto” – per le migliaia di colleghe e colleghi allontanati dalla propria città dal “confuso” algoritmo ministeriale, svanita la possibilità di un trasferimento definitivo, non rimane che sperare nelle Assegnazioni provvisorie per ritornare almeno temporaneamente dalle proprie famiglie.

A questo scopo occorrerebbe anche consentire, come accaduto fino a due anni fa, e come reso possibile dal nuovo CCNL Scuola 2016/2018, la possibilità di chiedere l’assegnazione provvisoria sui posti di sostegno anche per i docenti privi del titolo di specializzazione.

Naturalmente, come previsto dalla l. 104/1992, prima di procedere a tale operazione devono essere accantonati tutti i posti da riservare ai docenti precari specializzati presenti nelle GaE e nelle Gd’I (compresi gli attuali specializzandi), garantendone la continuità didattica.

Ma questa è solo una soluzione tampone, di fronte alle resistenze del governo e all’inerzia delle OO.SS. “pronta-firma”, ribadiamo le nostre richieste che consentirebbero di dare stabilità all’organico del personale docente, rispondendo alle richieste delle famiglie, degli studenti, dei colleghi precari e di ruolo:

  1. Trasformazione di tutti i posti vacanti e disponibili e in deroga in “organico di diritto”.

  2. Diminuzione del numero di alunni per classe e diffusione del tempo pieno al Sud.

  3. Ripristino delle compresenze, delle materie e del tempo scuola tagliati dalla “riforma” Gelmini e non reintrodotti dalla legge n. 107/2015.