CORONAVIRUS: SCUOLE CHIUSE O ATTIVITÀ SOSPESE?

Al Presidente della Regione Siciliana

All’Assessore Regionale Istruzione e F.P. della Regione Sicilia

Al Sindaco della Città Metropolitana di Palermo

all’Assessora alla Scuola del Comune di Palermo

e p.c. al personale scolastico della Provincia di Palermo

LORO SEDI

 

prot. n. 85/c del 26 febbraio 2020

OGGETTO: COMUNICAZIONI ALLE SCUOLE SU PREVENZIONE CONTAGIO CORONAVIRUS

La scrivente Organizzazione Sindacale constata che le Autorità in indirizzo hanno emanato semplici comunicazioni su quanto in oggetto che appaiono in contrasto tra loro e stanno creando confusione nelle scuole della Provincia di Palermo.

Infatti, col comunicato stampa del Presidente della Regione Siciliana (pubblicato anche sul sito dell’USR Sicilia) si dispone “la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, limitatamente all’intero territorio provinciale della Città Metropolitana di Palermo, a partire dalla giornata di domani, mercoledì 26 febbraio, e fino a lunedì 2 marzo 2020”, mentre sul Portale Scuola del Comune di Palermo compare una comunicazione dal titolo “Scuole chiuse”, ma in cui è scritto che “le attività didattiche saranno sospese.

Come è noto le due diverse previsioni – “chiusura” o “sospensione” – mentre escludono in ogni caso la presenza del personale docente, prevedono invece obblighi di presenza diversi per il personale ATA, pertanto è urgentissimo che venga chiarita la situazione.

Inoltre, la comunicazione sul Portale Scuola specifica che la sospensione sarebbe finalizzata a “consentire al personale di effettuare accuratamente le pulizie che garantiranno martedì 3 marzo la ripresa delle attività in ambienti opportunamente sanificati” mentre il comunicato stampa del Presidente della Regione prevede che “L’interruzione è finalizzata a dare seguito all’ordinanza regionale di protezione civile che prevede, negli stessi giorni di interruzione delle attività didattiche, l’effettuazione di interventi di disinfezione straordinaria dei locali scolastici”.

Anche in questo caso, appare evidente che una “disinfezione straordinaria” è cosa ben diversa da semplici “pulizie” e non può essere certamente svolta dal personale collaboratore scolastico delle Istituzioni scolastiche.

In attesa di un cortese riscontro e disponibili a ogni chiarimento, distinti saluti

MERITOCRAZIA. Disintossichiamoci

Disintossichiamoci – Sapere per il futuro. Una proposta
DI AA.VV.

Dopo il nostro appello di qualche tempo fa (vedi), anche all’interno dell’Università è emersa, finalmente, una forte critica contro i sistemi standardizzati di valutazione che limitano la libertà d’insegnamento.

Pubblichiamo di seguito l’appello/proposta già postato on line sul blog roars.it, dove potete leggere tutti i nomi dei sottoscrittori, a cui hanno aderito molti docenti universitari ed ha trovato eco in giornali come il Corriere e Repubblica.

Disintossichiamoci – Sapere per il futuro
“Economics are the methods. The object is to change the soul”. Riferita alle politiche della conoscenza, istruzione e ricerca (ma non soltanto), questa formula di Margaret Thatcher ben riassume il processo che ha contraddistinto gli ultimi decenni.

Il metodo economico, la penuria come condizione normale, al limite o al di sotto del limite della sopravvivenza, è visibile a tutti. Anche ben visibile, insieme a quello finanziario, è lo strangolamento burocratico. Meno visibile l’obiettivo. Il cambiamento degli animi è così profondo che non ci accorgiamo nemmeno più della distruzione compiutasi intorno e attraverso di noi: il paradosso della fine – nella “società della conoscenza” – di un mondo dedicato alle cose della conoscenza. Anche l’udito si è assuefatto a una programmatica devastazione linguistica, dove un impoverito gergo tecnico-gestionale e burocratico reitera espressioni dalla precisa valenza operativa, che però sembra essere difficile cogliere: miglioramento della qualità, eccellenza, competenza, trasparenza, prodotti della ricerca, erogazione della didattica… E autonomia, ovvero – per riprendere le parole di Thomas Piketty – l’impostura che ha avviato il processo di distruzione del modello europeo di università. Una distruzione che ha assunto come pretesto retorico alcuni mali – reali e no – della vecchia università, ma naturalmente senza porvi rimedio, perché non questo ma altro era il suo obbiettivo.

A trenta anni appunto dall’introduzione dell’autonomia, a venti dal processo di Bologna, a dieci dalla “Legge Gelmini”, la letteratura critica su questa distruzione è sconfinata. Ricerca e insegnamento – è un fatto, eppure sembra un tabù esplicitarlo – da tempo non sono più liberi. Sottoposta a una insensata pressione che incalza a “produrre” ogni anno di più, a ogni giro (da noi VQR, ASN ecc) di più, la ricerca è in preda a una vera e propria bolla di titoli, che trasforma sempre più il già esiziale publish or perish in un rubbish or perish. Nello stesso tempo, è continua la pressione ad “erogare” una formazione interamente modellata sulle richieste del mondo produttivo. La modernizzazione che ha programmaticamente strappato l’università via da ogni “torre di avorio” – facendone “responsive”, “service university” – ha significato non altro che la via, la “terza via”, verso il mondo degli interessi privati. Svuotate del loro valore, istruzione e ricerca sono valutate, vale a dire “valorizzate” tramite il mercato e il quasi-mercato della valutazione, che, nella sua migliore veste istituzionale, non serve ad altro che «a favorire (…) l’effetto di controllo sociale e di sviluppo di positive logiche di mercato» (CRUI 2001).

Proprio grazie all’imporsi di queste logiche di mercato, la libertà di ricerca e di insegnamento – sebbene tutelata dall’art. 33 della Costituzione – è ridotta oramai a libertà di impresa. Il modello al quale le è richiesto sottomettersi è un regime di produzione di conoscenze utili (utili anzitutto a incrementare il profitto privato), che comanda modi tempi e luoghi di questa produzione, secondo un management autoritario che arriva ad espropriare ricercatori e studiosi della loro stessa facoltà di giudizio, ora assoggettata a criteri privi di interna giustificazione contrabbandati per oggettivi. Si tratta di numeri e misure che di scientifico, lo sanno tutti, non hanno nulla e nulla garantiscono in termini di valore e qualità della conoscenza. Predefinire percentuali di eccellenza e di inaccettabilità, dividere con mediane o prescrivere soglie, ordinare in classifiche, ripartire in rating le riviste, tutto questo, insieme alle più vessatorie pratiche di controllo sotto forma di certificazioni, accreditamenti, rendicontazioni, riesami, revisioni ecc., ha un’unica funzione: la messa in concorrenza forzata di individui gruppi o istituzioni all’interno dell’unica realtà cui oggi si attribuisce titolo per stabilire valori, ossia il mercato, in questo caso il mercato globale dell’istruzione e della ricerca, che è un’invenzione del tutto recente.

Là dove infatti tradizionalmente i mercati non esistevano (istruzione e ricerca, ma anche sanità, sicurezza e così via), l’imperativo è stato quello di crearli o di simularne l’esistenza. La logica del mercato concorrenziale si è imposta come vero e proprio comando etico, opporsi al quale ha comportato, per i pochi che vi hanno provato, doversi difendere da accuse di inefficienza, irresponsabilità, spreco di danaro pubblico, difesa di privilegi corporativi e di casta. Tutt’altro che il trionfo del laissez faire: un “evaluative State” poliziesco ha operato affinché questa logica venisse interiorizzata nelle normali pratiche di studio e ricerca, operando una vera e propria deprofessionalizzazione, che ha trasformato studiosi impegnati nella loro ricerca in entrepreneurial researcher conformi ai diktat della corporate university. A gratificarli una precarietà economica ed esistenziale che va sotto il nome di eccellenza, la cornice oggi funzionale a un “darwinismo concorrenziale” esplicitamente teorizzato e, anche grazie alla copertura morale offerta dall’ideologia del merito, reso forzatamente normalità.

Sono in molti ormai a ritenere che questo modello di gestione della conoscenza sia tossico e insostenibile a lungo termine. I dispositivi di misurazione delle performance e valutazione premiale convertono la ricerca scientifica (il chiedere per sapere) nella ricerca di vantaggi competitivi (il chiedere per ottenere), giungendo a mettere a rischio il senso e il ruolo del sapere per la società. Sempre più spesso oggi si scrive e si fa ricerca per raggiungere una soglia di produttività piuttosto che per aggiungere una conoscenza all’umanità: “mai prima nella storia dell’umanità tanti hanno scritto così tanto pur avendo così poco da dire a così pochi” (Alvesson et al., 2017). In questo modo la ricerca si condanna fatalmente all’irrilevanza, dissipando il riconoscimento sociale di cui finora ha goduto e generando una profonda crisi di fiducia. È giunto il momento di un cambiamento radicale, se si vuole scongiurare l’implosione del sistema della conoscenza nel suo complesso. La burocratizzazione della ricerca e la managerializzazione dell’istruzione superiore rischiano di diventare la Chernobyl del nostro modello di organizzazione sociale.

Quel che serve oggi è quindi riaffermare i principi che stanno a tutela del diritto di tutta la società ad avere un sapere, un insegnamento, una ricerca liberi – a tutela, cioè, del tessuto stesso di cui è fatta una democrazia – e per questo a tutela di chi si dedica alla conoscenza. Serve una scelta di campo, capace di rammagliare dal basso quello che resiste come forza critica, capacità di discriminare, distinguere quello che non si può tenere insieme: condivisione ed eccellenza, libertà di ricerca e neovalutazione, formazione di livello e rapida fornitura di forza lavoro a basso costo, accesso libero al sapere e monopoli del mercato.

In questa direzione si delineano alcune tappe.

La prima è una verifica dell’effettiva sussistenza e consistenza di questo campo. Un progetto non può avanzare se non si raggiunge una massa minima di persone disposte ad impegnarvisi.

Se c’è un’adeguata adesione preliminare – diciamo in termini simbolici 100 persone per partire – organizziamo un incontro a breve per ragionare su politiche radicalmente alternative in fatto di valutazione, tempi e forme della produzione del sapere, reclutamento e organizzazione.

In prospettiva, realizziamo a giugno un’iniziativa in concomitanza con la prossima conferenza ministeriale del processo di Bologna, che quest’anno si tiene a Roma, per avanzare con forza – in raccordo con altri movimenti europei di ricercatori e studiosi (già sussistono contatti in questo senso) – un ripensamento delle politiche della conoscenza.

hanno promosso:

Valeria Pinto
Davide Borrelli
Maria Chiara Pievatolo
Federico Bertoni

hanno aderito finora oltre 1.000 docenti universitari

per adesioni: sapereperilfuturo@gmail.com, specificando l’università di appartenenza

TEMPO PIENO PER GLI EX CO.CO.CO.

LE COMMISSIONI PARLAMENTARI APPROVANO LA NOSTRA PROPOSTA SUI CO.CO.CO.

Lo scorso 13 febbraio, le Commissioni congiunte I Affari costituzionali e V Bilancio hanno approvato nel Decreto Milleproroghe la proposta che abbiamo presentato ai parlamentari per rimediare alla critica situazione del personale, assistente amministrativo e tecnico ex Co.Co.Co., transitato nei ruoli dello Stato con la l. n. 205/2017. Personale che era stato assunto a part-time al 50%.

Successivamente, la Legge di Bilancio per il 2019 aveva determinato, con alcuni risparmi ottenuti, la trasformazione da tempo parziale a tempo pieno del rapporto di lavoro degli assistenti amministrativi e tecnici assunti nell’anno scolastico 2018/2019” solamente per 226 posti sui 779 complessivi. Pertanto ancora 553 lavoratrici e lavoratori hanno avuto – in quest’anno scolastico 2019/2020 – un contratto a tempo parziale solo a causa dell’inadeguata previsione di spesa prevista dalla Legge di Bilancio per il 2018. Occorrevano quindi ulteriori risorse per sanare questa irragionevole situazione, eliminando la discriminazione attualmente esistente e potenziando il personale tecnico e amministrativo nelle nostre Scuole.

Infatti, conseguentemente alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno per i rimanenti 553 posti, sarà anche possibile incrementare la dotazione organica del personale amministrativo e tecnico, nella misura pari ai posti in più occorrenti per portare 553 assistenti dal part-time al tempo pieno. Poiché gli assistenti in questione occupano, oggi, mezzo posto, e ne occuperanno uno intero a seguito dell’entrata in vigore della norma, occorreranno 276,5 posti in più.

Dopo aver lottato per le internalizzazioni dei collaboratori scolastici, siamo adesso soddisfatti per aver contribuito, insieme ai parlamentari che hanno fatto proprie le nostre proposte, a dare una migliore prospettiva lavorativa a centinaia di lavoratori e lavoratrici e nello stesso tempo aver ampliato l’organico – ancora inadeguato – del personale A.T.A. nelle nostre scuole.

COSTITUITO IL COORDINAMENTO REGIONALE COBAS ASACOM

COSTITUITO IL COORDINAMENTO REGIONALE COBAS ASACOM

Domenica 9 febbraio a Caltanissetta, su iniziativa dei COBAS Sicilia, si sono riuniti gli operatori ASACOM (Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione) delle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania e Palermo.

Si tratta di una categoria che, pur espressamente prevista nella normativa vigente (a partire dalla legge n. 104/1992), opera in un sostanziale stato di precarietà, che provoca evidenti difficoltà fra gli addetti, ma anche fra gli alunni diversabili, che hanno diritto ad un coerente e inclusivo intervento didattico-educativo. Difficoltà esasperate ulteriormente perché la suddetta figura attualmente non risponde neanche a un profilo nazionale condiviso (titoli di studio, specializzazioni, ecc.).

Per risolvere queste contraddizioni i presenti hanno concordato sul fatto che l’unica soluzione possibile è la stabilizzazione attraverso l’assunzione a tempo indeterminato direttamente dal MIUR e/o dagli Enti Locali.

In attesa di raggiungere questo fondamentale obiettivo, vanno, però, tutelati quei diritti che, complice lo stato di precarietà, attualmente sono in gran parte negati.

LIBERTÀ DI SCELTA. Innanzitutto, i lavoratori devono poter scegliere, in tutte le situazioni, se fornire le loro prestazioni nella qualità di dipendenti delle Cooperative (a cui gli Enti Locali affidano l’appalto del servizio), o come liberi professionisti (partite IVA).

CONTINUITÀ RETRIBUTIVA. Visto che le Cooperative ricevono i fondi per pagare regolarmente gli emolumenti ai dipendenti (stipendio, ferie, contributi, ecc.) e per eventuali “imprevisti”, non c’è alcuna ragione perché i dipendenti non vengano retribuiti, secondo quanto prevede il CCNL, regolarmente e per tutte le ore previste contrattualmente, a prescindere dalla presenza o meno a scuola dell’alunno diversabile. I COBAS mettono perciò a disposizione le proprie strutture per ottenere, con mobilitazioni, vertenze e trattative, tale obiettivo. Ricordiamo, peraltro, che più volte la magistratura ha ribadito che chi vince un appalto deve avere una propria autonoma solidità economica per garantire, comunque, la continuità delle retribuzioni.

TRASPARENZA. Il servizio, inoltre, deve essere gestito nella massima trasparenza, per cui ben vengano, innanzitutto a tutela degli alunni diversabili, i controlli su Cooperative e liberi professionisti e che eventuali anomalie siano perseguite con celerità.

Infine, l’assemblea ha sottolineato la necessità di un significativo aumento dei fondi regionali stanziati per questi interventi e ha ribadito la necessità di una discussione pubblica e condivisa rispetto alle Linee Guida su cui si sta lavorando alla Regione Sicilia. Da un lato occorre definire con maggiore chiarezza il percorso di formazione degli operatori, con l’obiettivo di una preparazione adeguata alla complessità dei compiti; dall’altro bisogna prevedere che tutti coloro che hanno lavorato sino ad oggi possano continuare a farlo, senza disperdere quel patrimonio di professionalità che ha garantito finora il servizio nelle nostre Scuole.

ORGANIZZEREMO ASSEMBLEE TERRITORIALI PER ALLARGARE IL DIBATTITO

ANCORA AFFERMAZIONI SESSISTE CONTRO LE MAESTRE

Massimo sdegno per le affermazioni sessiste di Maurizio Costanzo

Noi Cobas non possiamo che esprimere il massimo sdegno per le reiterate affermazioni sessiste pronunciate da Maurizio Costanzo durante la trasmissione radiofonica “Strada facendo” su Isoradio. Stigmatizziamo le dichiarazioni del giornalista (“quelle frustrate, perché mi rifiuto di chiamarle maestre”, “andare con un maschio di bocca buona” e a “divertirsi in galera con le guardie carcerarie”) perché si è trattato di una vera e propria caccia alle streghe perpetrata nei confronti di alcune donne che, seppure inquisite per un reato loro ascritto, hanno diritto a un giusto processo e comunque fruiscono della presunzione d’innocenza fino alla definitiva sentenza.

Il linguaggio del giornalista tradisce un atteggiamento ancora fortemente maschilista, nonostante il suo ultimo impegno editoriale gli garantisca uno schermo dalle accuse di discriminazione marcatamente sessista.

Atteggiamenti forcaioli (“ci dica chi sono coloro che selezionano le maestre che finiscono in prigione: in galera anche loro”), oscenità e insulti proferiti all’indirizzo di donne, madri, mogli, lavoratrici non possono, né devono, trovare spazio, più che mai, in una emittente nazionale pubblica. Emerge un esempio pericoloso di sopraffazione del più forte dalla connotazione maschilista, potenziata dall’alto del potere mediatico dovuto all’ampio consenso e riconoscimento di cui gode il giornalista in questione.

La riflessione femminista dei Cobas coglie questa occasione per denunciare come la discriminazione sessista, nel 2020, sia ancora uno strumento di potere e di controllo sulla donna.

Il giornalista ha operato una scelta linguistica che denigra le lavoratrici in quanto donne, non certo per imperizia; sarebbe ingeneroso non riconoscergli la sua grande competenza retorica. Le affermazioni trasudano stereotipi tanto beceri e banali quanto efficaci per delegittimare e svalorizzare la figura sia professionale che umana delle lavoratrici.

Ancora una volta vengono criminalizzate le lavoratrici del mondo della scuola, perché la cultura patriarcale deve mostrare il proprio dominio sulla parte socialmente più debole, servendosi di consolidati e facilmente decodificabili stereotipi maschilisti, che fanno presa su un immaginario collettivo ancora fortemente informato di valori maschilisti.

Le maestre in questione, così come tutte le donne, subiscono doppi attacchi, in quanto donne e in quanto lavoratrici. Si chiede che l’autore delle suddette condotte si scusi prontamente e pubblicamente con le parti offese e che Isoradio voglia riparare l’incidente occorso dedicando uno spazio adeguato (almeno una puntata della trasmissione “Strada facendo”) per trattare del fenomeno dei “Presunti Maltrattamenti a Scuola” (PMS), prendendo spunto dall’indagine “PMS 2014-2019”.

Alla Ministra dell’Istruzione, chiamata in causa nella trasmissione dal conduttore medesimo, si chiede di affrontare urgentemente il fenomeno dei PMS, aumentato di ben 14 volte negli ultimi 6 anni nel totale disinteresse istituzionale, al fine di rassicurare le famiglie degli alunni, tutelare le figure professionali dell’insegnamento ed evitare che le lavoratrici siano in futuro esposte a ulteriori, insensate offese sessiste e accuse, fuori dal contesto legittimo, attraverso gogne mediatiche.

Noi Cobas, che abbiamo a cuore la salute delle lavoratrici così come l’incolumità di bambine e bambini, auspichiamo che dal deprecabile episodio possa scaturire la ferma volontà di riflettere sul ruolo sociale e sulle problematiche delle insegnanti lasciate sempre più sole a sostenere, oltreché il proprio lavoro, anche il welfare della famiglia che lo Stato da sempre, non ha mai preso in considerazione.

CONVEGNO CESP PALERMO 21 febbraio 2020

Convegno di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per il personale ATA, DOCENTE, DIRETTIVO, ISPETTIVO, della Scuola pubblica statale

 

“Progettazione educativa

e didattica della scuola”

 

venerdì 21 febbraio 2020 ore 8.30 – 14.00

 

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo, 4 (ex piazza Campolo) Palermo

 

Dalle ore 8.30 alle ore 9.00: registrazione delle presenze

RELAZIONI

La carta d’identità della singola scuola: il PTOF

Prof.ssa Marzia Bellomo. Docente


La costruzione del curricolo verticale secondo le Indicazioni Nazionali

Prof.ssa Maria Rosa Turrisi. Esperta in processi educativi

Strategie per l’apprendimento

Prof. Maurizio Muraglia. Docente e formatore


DIBATTITO E CONCLUSIONI

Modera: Prof.ssa Rosalba Rinaudo. CESP Sicilia

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MODULO ONLINE ISCRIZIONE CONVEGNO

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L’accesso al convegno è gratuito e avviene previa iscrizione con procedura online all’indirizzo www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del Personale della scuola D.M. 25/07/06 prot.869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/02/06. La partecipazione ai Convegni e seminari dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL 2006/2009, all’esonero dal servizio. Sarà rilasciato attestato di partecipazione.

14 febbraio – FORMAZIONE RSU, RLS e TAS COBAS

Alle RSU, RLS e TAS COBAS

delle Istituzioni scolastiche

della provincia di Palermo

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

Convegno di formazione RSU, RLS e TAS COBAS

venerdì 14 febbraio 2020, ore 10.00 – 14.00

sede PROVINCIALE COBAS Scuola – piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo

sui seguenti argomenti:

– LA CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO: problematiche e novità

– TUTELA E SICUREZZA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA: iniziative e ricorsi


Il contingente dei permessi di spettanza RSU è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito:

  • RSU: fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10 comma 3 Ccnq 7/8/98 e Cass. 7087/86).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede di contrattazione d’istituto, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).


(facsimile Permesso RSU o RLS)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU/RLS – Convegno sindacale di formazione 14 febbraio 2020

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU/RLS di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998/art. 73 CCNL 2007), fruirà in data 14/2/2020, per n. ___ ore, dalle ______ alle ______, (comprese quelle necessarie a raggiungere la sede di svolgimento), di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/……………….           Il/La Rappresentante RSU/RLS