IL DIRITTO ALLO STUDIO NON È “REGIONALIZZABILE”

IL DIRITTO ALLO STUDIO NON È “REGIONALIZZABILE”

RIAPERTURA ANCHE DELLE SCUOLE SUPERIORI ALMENO AL 50% E IN SICUREZZA 

I ritardi e le inadempienze che hanno caratterizzato la cosiddetta “seconda ondata” della pandemia non hanno alcuna giustificazione. Sanità, scuola e trasporti, dopo l’estate, presentavano le medesime criticità.

Tra aprile e maggio erano state avanzate precise richieste: 15 alunni per classe, assunzioni e ampliamento degli organici, nuovi spazi, potenziamento dei trasporti, tamponi e tracciamento. Governo ed enti locali, però, non hanno fatto quasi nulla in estate e neanche a novembre-dicembre! Cronaca di una chiusura annunciata, si potrebbe dire.

Scuole chiuse, dunque e non, come dimostrano le ricerche, perché le scuole siano i luoghi più insicuri, ma per la scelta politica di sacrificare per due anni scolastici il diritto all’istruzione.

Sia durante il primo lockdown, quando le scuole furono le prime ad essere chiuse, ma all’inizio pub e ristoranti rimasero aperti, sia oggi, con le vie dello shopping gremite e ancora una volta ragazzi e ragazze privati/e del diritto all’unica vera scuola, quella dal vivo, fatta di relazioni sociali e cognitive.

Soluzioni di una classe dirigente accomunata dalla convinzione che “con la cultura non si mangia”. A conferma di scelte miopi, contraddittorie e ciniche, infine, la decisione, immotivata rispetto al contenimento della pandemia, di chiudere solo la secondaria superiore di secondo grado.

Inoltre, nella scuola come nella sanità, è evidente il fallimento della cosiddetta regionalizzazione, che ha prodotto un calendario scolastico incerto e differenziato. Particolarmente assurda è la situazione della Campania – in cui la scuola dell’infanzia e le prime due classi della primaria sono state aperte in tutto un mese, le altre classi 15 giorni – e della Puglia dove l’istruzione è diventata anche formalmente un servizio a domanda, lasciato alla libera decisione delle famiglie!

Nella nostra scala delle priorità, al contrario, le scuole andrebbero eventualmente chiuse per ultime. Le scuole devono essere aperte in sicurezza (sappiamo che è impossibile il rischio zero), almeno al 50% le superiori (come peraltro già previsto dal decreto legge 5/1/2021) e al 100% le altre, salvaguardando i lavoratori/trici fragili. La lotta per la sicurezza si “combatte” nei luoghi di lavoro con le scuole aperte, altrimenti si abbia il coraggio di ammettere che, nell’attuale contesto, si può fare a meno del diritto all’istruzione, visto che non si può definire tale la didattica a distanza.

Differenziando gli orari scolastici, spostando alle 10.00 l’inizio delle altre attività e implementando i mezzi di trasporto si eviterebbe l’affollamento sui mezzi. Controllando sistematicamente personale e alunni si bloccherebbero in tempo i focolai. Dispositivi di sanificazione, mascherine ffp2 gratuite per il personale e chirurgiche per gli alunni renderebbero più “puliti” gli ambienti. Aeratori/sanificatori in ogni classe ridurrebbero ulteriormente le possibilità di trasmissione del virus.

Il governo, gli enti locali e le scuole hanno le risorse per attuare tutti questi provvedimenti: mobilitiamoci perché vengano utilizzate subito e bene.

Chi chiude la scuola cancella il futuro!

19.1.2021 – ASSEMBLEA ISCRITTI COBAS SCUOLA

ASSEMBLEA PROVINCIALE DEGLI

ISCRITTI COBAS SCUOLA

MARTEDÌ 19 GENNAIO 2021

ore 16.30 – 19.30

L’assemblea si svolgerà da remoto, sulla piattaforma Jitsi Meet, collegandosi

al seguente link: https://meet.jit.si/cobaspa cliccandoci sopra o copiandolo

sulla barra degli indirizzi in una finestra del programma che usate per

navigare in internet (Chrome, Firefox, Opera, Safari, ecc.)

Se si usa il cellulare è opportuno scaricare l’app Jitsi Meet

Ordine del giorno:

  1. Situazione politico-scolastica, con particolare riferimento alle conseguenze che la pandemia determina sulla scuola.
  2. Contenziosi e vertenze in corso.
  3. Rinnovo dell’Esecutivo Provinciale dei Cobas Scuola Palermo.
  4. Varie ed eventuali.

Si auspica la partecipazione di tutt* le/gli iscritt*

Il colpo basso alle buone pratiche di tutela dei Beni culturali siciliani

I Cobas Scuola della Sicilia giudicano il Decreto Assessoriale n. 74/GAB del 30 novembre 2020, che l’Assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, ha fortemente voluto e battezzato “Carta di Catania”, un grave, inaccettabile passo verso una privatizzazione selvaggia dei Beni culturali siciliani.

Il decreto autorizza Soprintendenze, Parchi archeologici, Musei, Gallerie e Biblioteche, a concedere in uso per la valorizzazione e la pubblica fruizione il cospicuo patrimonio in giacenza nei depositi – dice il comunicato stampa ufficiale, diffuso per lo più acriticamente dagli organi di stampa.

I depositi di Musei, Parchi archeologici, Biblioteche sono il patrimonio inestimabile della Nazione, da studiare e valorizzare nelle sedi istituzionali (come avviene in tutto il mondo), non da affidare a privati in cambio di un affitto o di ambigui “servizi” (restauro, pubblicazione e marketing…). Non da mettere in mano a studenti praticanti, inesperti e sfruttati in stile alternanza scuola/lavoro, ai quali andrebbe l’onere di stabilire la rilevanza delle opere e di stilarne un elenco per la “concessione in uso” a privati.

Questo tipo di sfruttamento del patrimonio culturale finge innovazione, prolifera all’interno di politiche che hanno negato per decenni finanziamenti e dignità al lavoro culturale, e ha la presunzione di ergersi a modello, quando le emergenze siciliane, anche per quanto riguarda i beni culturali, riguardano l’ordinaria amministrazione, la burocrazia, i tatticismi politico-amministrativi.

I Cobas Scuola della Sicilia condividono dunque l’allarme lanciato da Salvatore Settis, che parla di “scempio” e di “colpo basso alle buone pratiche della tutela, “ancor più pericoloso, perché vien diffuso come potesse servire da modello”.

I Cobas Scuola della Sicilia chiedono quindi la revoca del decreto assessoriale, in quanto esso riguarda materia di rilevanza nazionale e costituzionale, e incide sul patrimonio culturale della più grande Regione d’Italia e una delle più ricche di beni culturali.

Coordinamento regionale Sicilia Cobas Scuola

LAVORARE A SCUOLA AL TEMPO DEL COVID

Alle RSU, RLS e TAS COBAS delle Istituzioni scolastiche della SICILIA

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

Convegno di formazione RSU, RLS e TAS COBAS

lunedì 21 dicembre 2020, ore 10.00 – 14.00

attraverso piattaforma telematica al link

https://global.gotomeeting.com/join/516389197 

LAVORARE A SCUOLA AL TEMPO DEL COVID

INTRODUZIONE: Recovery plan. Prolungamento anno scolastico. Rinvio elezioni RSU

SICUREZZA: protocolli, lavoratori fragili, quarantene, sanificazione, rientro a gennaio

CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO: ex “bonus”, lavoro agile, DaD-DDI, organico Covid

Il contingente dei permessi di spettanza RSU è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito. Le RSU fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10, comma 3, CCNQ 7/8/98 e Cass. n. 7087/86).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede di contrattazione d’istituto, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. nn. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).

_______________________________________________________________________________________________________

(facsimile Permesso RSU o RLS per coloro che fossero impegnati/e in attività)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU/RLS – Convegno sindacale di formazione 21 dicembre 2020

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU/RLS di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998/art. 73 CCNL 2007), fruirà in data 21/12/2020, per n. ___ ore (comprensive del tempo occorrente per collegarsi), dalle ______ alle ______, di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/……………….

Il/La Rappresentante RSU/RLS

UN CONTRATTO INUTILE

UN CONTRATTO CHE NON TUTELA NÉ I LAVORATORI, NÉ LA SCUOLA

Davvero nessuno sentiva l’esigenza di un contratto sulla didattica digitale che, anziché fare chiarezza e garantire i lavoratori della scuola, di fatto aumenta il caos nelle scuole. La preoccupazione principale dei sindacati firmatari pare quella di garantirsi un ruolo di interlocutori nei confronti del governo: come poi riempire quel ruolo e, soprattutto, come riempirlo in difesa dei lavoratori, pare una questione secondaria. Da qui l’incredibile atteggiamento della CGIL che prima non firma il contratto, ma poi lo fa entrare in vigore senza ottenere nulla di più: solo una Nota “condivisa” che per certi aspetti è addirittura peggiorativa rispetto al contratto. Ma con una procedura insolita, prevista dalla dichiarazione congiunta, la Nota diventa l’interpretazione vincolante del CCNI sulla DDI per l’Amministrazione e per le OO.SSfirmatarie.  In ogni caso, l’effetto congiunto del CCNI e della Nota Ministeriale n° 2002 del 9.11. 2020, con un finto gioco delle parti, sta creando un vero guazzabuglio nelle scuole, di cui sono pienamente e politicamente responsabili sia il Ministero che Cgil, Cisl e Anief.

Docenti lavoratori di serie B Il contratto avrebbe dovuto entrare nel merito della nuova tipologia di lavoro. Invece, oggi i docenti italiani in DAD non hanno un inquadramento preciso e, di fatto, hanno minori diritti alla salute, alla sicurezza, alla tutela della privacy, alla limitazione dell’esposizione al video, rispetto ai lavoratori impegnati nel telelavoro. Le nostre case e i nostri dispositivi divengono spazi e strumenti dell’amministrazione per garantire la prestazione lavorativa, senza alcun tentativo di arginare questa invasione della sfera privata e di porre dei confini che delimitino con chiarezza l’ambito del lavoro da quello della vita. Non viene definito alcun rischio per la salute connesso alla nuova modalità di prestazione lavorativa; non viene chiarito come si applica la normativa a tutela degli infortuni quando il luogo di lavoro diventa la propria casa; viene sdoganato il fatto che siano i docenti a doversi fare carico dell’efficienza delle proprie macchine, della connessione e, sul piano della privacy, della dotazione di adeguati sistemi di protezione dei dati altrui, perché sono di proprietà dell’amministrazione, quasi fossero divenuti ormai lavoratori autonomi e non più dipendenti. Non viene previsto nulla riguardo al diritto alla disconnessione – o meglio il diritto a vivere senza l’ossessione della connessione- che è ancora una volta e colpevolmente rinviato alla contrattazione d’istituto, come se il problema di separare il tempo di vita e il tempo di lavoro non fosse un problema di carattere nazionale e non si acuisse con la DAD per i docenti e con il lavoro agile per gli Ata.

Far West contrattuale  Gli obblighi e le modalità di lavoro discenderanno direttamente dai Piani sulla Didattica integrata approvati dai Collegi Docenti. Le docenti e i docenti italiani sono dunque lasciati in balia dei Dirigenti Scolastici, vista la condizione disperata della democrazia degli Organi Collegiali nella scuola italiana, che i firmatari conoscono bene! Non dovrebbe un contratto nazionale definire un quadro certo di regole per arginare proprio gli abusi e le illegittimità che si determinano nelle singole scuole in nome dell’Autonomia scolastica? Invece, si lascia campo libero a un far west contrattuale definito a livello di scuola e si lascia ai DS ampia discrezionalità; nel Contratto si sottolineano in pompa magna le competenze degli Organi Collegiali, e nel puntuale gioco delle parti la Nota concordata afferma che “La dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’attuazione delle disposizioni normative a tutela della sicurezza e della salute della collettività, nonché per l’erogazione della didattica in DDI

Aumento del carico di lavoro – Sull’orario di lavoro sarebbe stato più che mai lecito attendersi almeno un riconoscimento del carico di lavoro aggiuntivo imposto dalla didattica digitale e dalla richiesta di far fronte in modo flessibile alla situazione di emergenza, adeguando la metodologia didattica (in presenza, a distanza, mista) al contesto epidemiologico e alle disposizioni normative. Invece, si è deciso di equiparare la didattica a distanza alla didattica in presenza, rendendo ordinario ciò che non lo è: un intervento che peraltro non chiarisce adeguatamente nemmeno il punto chiave dei recuperi al fine di evitare richieste ingiustificate in seguito alla riduzione dell’unità oraria di lezione connessa all’attuazione della DDI. Sarebbe stato semplice chiarire in modo definitivo che qualsiasi riduzione dell’unità oraria di lezione o del monte orario settimanale determinata dall’attuazione di quanto previsto nei piani per la didattica digitale integrata e dalle linee guida, non poteva comportare ulteriori obblighi di lavoro, ma questo non è stato fatto.

Nulla per i precari – ANIEF ha firmato subito. Se i precari pensavano di aver trovato un sindacato di riferimento, alla prima prova dei fatti è lampante come siano stati utilizzati solo per ottenere la rappresentanza. E solo dopo aver firmato, ANIEF chiede l’estensione della carta docente anche per i precari, dimenticando che un sindacato serio pone le condizioni PRIMA, non DOPO aver firmato. E infatti il passaggio sui docenti precari è quello più fumoso: il Ministero sosterrà “ogni azione possibile utile a supportare l’erogazione della DID da parte dei docenti a tempo determinato”.

Nulla per il personale Ata, che sperimenta sempre di più la pervasività del lavoro agile, se non la richiesta della Cgil della convocazione per “il confronto” sul lavoro agile (NB: non la contrattazione), anche questa dopo la firma del contratto sulla DID e non contestualmente.

Piattaforme delle multinazionali del web – Nuove risorse vengono invocate solo per il solito calderone che da mesi si sta alimentando: la connettività delle istituzioni scolastiche, gli ambienti scolastici innovativi, ecc. Nemmeno la traccia di una clausola che impegni il Ministero a predisporre una piattaforma pubblica: nella dichiarazione congiunta si parla di piattaforme gratuite per docenti e studenti, ma non per le scuole!

Il giudizio complessivo sul contratto firmato non può che essere fortemente negativo, ma questo non ci impedisce di distinguere il CCNI dalla Nota nei soli due casi in cui il primo è uno strumento utilizzabile in difesa dei docenti, scardinando il gioco delle parti che sembrerebbe sotteso alla loro stesura concordata. 

Il contratto non prevede alcun obbligo di recupero e ribadisce la piena valenza di tutta la normativa contrattuale, ivi compreso l’art. 28 c.7 e 8 del CCNL 2006-08 che, richiamando le C. M. n. 243/1979 e n. 192/1980 e successive, prevede che se la riduzione oraria è dovuta a causa di forza maggiore e i motivi sono estranei alla didattica” (come è di tutta evidenza in questo caso , in cui il ricorso alla DAD , con la conseguente inevitabile riduzione oraria, è imposta dal riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria e dalle disposizioni del DPCM del 4 novembre) “non è configurabile alcun obbligo per i docenti di recuperare le frazioni orarie oggetto di riduzione”. Invece, la Nota prevede che “il personale docente è tenuto al rispetto del proprio orario di servizio, anche nel caso in cui siano state adottate unità orarie inferiori a 60 minuti, con gli eventuali recuperi”.

La didattica digitale integrata non si attua oltre l’emergenza e il Contratto dice chiaramente all’art. 1 “Casi in cui si può ricorrere alla DDI e durata del CCNI” che solo “fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal CdM, dovuto al diffondersi del COVID 19, l’attività didattica sarà effettuata a distanza attraverso la modalità della DDI..”, quindi configurando la didattica a distanza solo come didattica dell’emergenza. Anche il D.L. n. 22/2020, convertito in l. n. 41/2020, prevede all’art. 2 che solo in “in corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza”. La Nota, in continuità, con le Linee Guida istituzionalizza la DAD anche al di là dell’emergenza, almeno per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado. 

Per entrambi questi casi va detto con forza che solo il CCNI costituisce una fonte del diritto e fonda diritti e obblighimentre la Nota non è una fonte del diritto. Per cui invitiamo le Istituzioni scolastiche, gli organi collegiali, le RSU e i lavoratori tutti ad applicare il CCNI e non la Nota. Non vi è nulla da recuperare in alcuna forma per le riduzioni orarie deliberate dal Consiglio d’Istituto e dovute all’emergenza sanitaria. Vanno rigettate delibere del Collegio docenti di riduzione oraria per motivi didattici, che non rispondono alla realtà. La DID è solo didattica dell’emergenza e finisce con l’emergenza.

Contro ogni tentativo di normalizzazione dell’emergenza e contro la retorica ministeriale ribadiamo una volta di più che la DAD non è scuola. La favola della didattica digitale = qualità si è infranta di fronte alla realtà. La nostra voce si unisce a quella di pedagogisti, psicologi e soprattutto a quella di docenti, genitori e studenti che hanno sperimentato la sospensione di fatto del diritto allo studio. 

Dobbiamo riaprire al più presto e in sicurezza tutte le scuole di ogni ordine e grado, prima che si riapra la farsa della valutazione a distanza. Dobbiamo riaprire al più presto le scuole per lasciarci alle spalle questo contratto integrativo e per restituire dignità professionale e diritti all’intera categoria. Per farlo è necessario fare oggi quello che colpevolmente Governo e Regioni non hanno fatto questa estate: potenziare sanità, trasporti pubblici, organici e spazi scolastici. Non averlo fatto ci ha portato alla situazione di nuovo drammatica della sanità pubblica e a chiudere le scuole quando in Europa le tengono aperte anche con lockdown più estesi. Continuare a non farlo ora significherà arrivare di nuovo impreparati al momento della riapertura con il rischio di esporsi a nuove ondate della pandemia. Ad ogni passaggio di questo tipo la responsabilità politica e morale del governo aumenta a dismisura! 

PERSONALE INIDONEO e FRAGILE: ANCORA UNA SITUAZIONE PROBLEMATICA

PERSONALE INIDONEO e FRAGILE: ANCORA UNA SITUAZIONE PROBLEMATICA

Come già messo in evidenza nel precedente documento, consegnato il 29 settembre nell’incontro con la Direzione generale del Personale, Le Misure urgenti connesse alla dichiarazione di emergenza epidemiologica hanno evidenziato la possibile fragilità dei lavoratori e lavoratrici nell’esposizione al contatto con il pubblico e, nella scuola, i docenti fragili si sono collocati, per posizione giuridico-normativa, accanto a quella dei docenti inidonei.

Nelle ultime circolari, decreti e conversioni in legge, che riguardano i lavoratori “fragili” (Circolare Interministeriale del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 4 settembre 2020; Circolare Ministero dell’Istruzione dell’11 settembre 2020, Legge 126/2020), però, nulla si dice rispetto ai lavoratori e alle lavoratrici già giudicati “inidonei” prima del manifestarsi della pandemia da COVID-19.

Tale personale presenta una doppia “fragilità”, la prima connessa alle gravi patologie per le quali sono stati dichiarati inidonei (temporanei o permanenti) indipendentemente dall’attuale situazione epidemiologica, la seconda, determinata dalla pandemia, che aggrava il quadro precedente, inserendoli in un ulteriore stato di emergenza.

Ciononostante, gli “inidonei” e i “fragili”, che fanno già ricorso alla malattia per problemi legati alle proprie patologie, sono spesso posti in malattia d’ufficio per un periodo di tempo che comporta il superamento del periodo massimo previsto (art. 17 CCNL 2007), rischiando, così, di rimanere nel tempo privi di stipendio e in una precaria situazione di salute.

Per tali motivi e per l’oggettivo prolungarsi del periodo di emergenza epidemiologicatale quadro rischia di aggravarsi ulteriormente e di diventare insostenibile per i lavoratori e le lavoratrici in precario stato di salute che sono, però, tutelati innanzitutto dalla Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art 32).

Pertanto abbiamo chiesto di:

a) prolungare la “sorveglianza sanitaria eccezionale” al momento prevista sino al 31 gennaio 2021, riconoscendo lo stato di emergenza ed equiparando il periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero. In questo modo la malattia non verrà conteggiata ai fini della determinazione del periodo massimo di assenza, previsto ai commi 1 e 2, art. 17 CCNL 2007 (tale riconoscimento, in caso di prolungamento dello stato di emergenza, deve essere automaticamente esteso sino al termine ultimo);

b) equiparare la malattia di ufficio, per il personale già temporaneamente o permanentemente inidoneo e per quello “fragile” riconosciuto inidoneo in maniera assoluta, alla “sorveglianza sanitaria eccezionale” che, come già detto, non comporta cumulo;

c) fare in modo che il personale già dichiarato inidoneo dai competenti organi medico-legali prima dell’attuale emergenza sanitaria, possa svolgere il “lavoro agile” (l. n. 126/2020), dietro semplice richiesta al dirigente, senza ulteriori accertamenti e col riconoscimento di tale prestazione lavorativa come ordinaria;

d) chiarire ai Dirigenti scolastici che l’utilizzazione delle biblioteche d’istituto come aule non può comportare la dismissione dei servizi bibliotecari né l’allontanamento dei docenti “inidonei” dalla scuola o il loro spostamento in altro servizio o mansione, perché il patrimonio librario e strumentale rimane in dotazione alla scuola e il servizio può essere erogato sia in presenza sia online. Le competenze di lettura e quelle informative, sono funzionali e trasversali a ogni ambito disciplinare e il ruolo della biblioteca non va quindi visto come “alternativo” alla didattica, ma come una sua parte integrante, tanto è vero che l’apporto della biblioteca scolastica dovrebbe trovare generalmente spazio e attuazione nel Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF).

FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO – Presidio sabato 21.11 ore 10.30 piazza Verdi

Nessuno/a deve essere lasciato/a indietro, Per una società della cura

21 novembre, manifestazioni in tutta Italia

PALERMO piazza Verdi ore 10.30

CATANIA piazza Stesicoro ore 16.30

L’emergenza non può provocare discriminazioni tra i diritti delle persone, tra chi ha accesso a cure e reddito e chi ne è escluso/a. Così si accentuano le diseguaglianze sociali, economiche, culturali e di genere, si frantuma la società tra chi ha garanzie e sinecure di vario tipo e chi non ha né garanzie né difese economiche e sociali. Le crisi sanitarie, economiche e ambientali vanno affrontate con un piano unitario, che non lasci indietro nessuno/a, bloccando in particolare la disgregazione regionalistica. Tale piano va avviato con l’obiettivo di una radicale conversione economica, sociale, ambientale e culturale, fuori dall’economia del profitto, per una società della cura. E qui ed ora, richiediamo reddito per tutti/e e aiuti adeguati durante tutta l’emergenza sanitaria; il rispetto costante delle misure di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; investimenti e assunzioni per garantire davvero sanità e istruzione pubbliche, trasporti, casa, accoglienza.

E in particolare per l’istruzione pubblica, chiediamo l’immediata riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, come accade in Germania, Francia, Olanda, Irlanda e persino nel Regno Unito (in pieno lockdown). La scuola è relazione umana, oltre che cognitiva, e non può essere delegata allo schermo di un computer. Mentre la scuola pubblica si prefigge la riduzione delle diseguaglianze, la cosiddetta Didattica a Distanza (DAD) le aumenta. La chiusura di quattro mesi nello scorso anno scolastico ha già provocato effetti molto negativi sull’apprendimento degli studenti, sulle loro capacità cognitive di livello più alto, sul loro spirito critico, nonché indotto processi dannosissimi a livello psicologico, sui meccanismi relazionali e affettivi. Questa nuova chiusura, effettuata irresponsabilmente e caoticamente (anche a causa di quella frammentazione regionalistica che si vorrebbe acuire con la cosiddetta “autonomia differenziata”) e malgrado tutti gli indicatori pandemici dimostrino che le scuole sono un posto più sicuro di tanti luoghi restati aperti, ingigantirebbe, soprattutto se prolungata oltre il 3 dicembre, tutti i danni per gli studenti che abbiamo qui citato, e li renderebbe irreversibili e irrecuperabili per un’intera generazione.

Dunque, su questi temi, obiettivi e proposte, la coalizione Per la società della cura, di cui i COBAS fanno parte con il massimo impegno, promuove, insieme a centinaia di realtà sociali, sindacali, studentesche, a comitati, reti associative, di movimento e strutture autogestite, una grande giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni e iniziative in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

“SANIFICAZIONE”: chi deve farla

A seguito di numerose segnalazioni ricevute abbiamo inviato ai Dirigenti scolastici, ai Direttori S.G.A. delle scuole siciliane e anche al Direttore generale dell’USR Sicilia, la lettera che segue.

Coloro che fossero interessati a far valere i propri diritti possono contattare la sede di Palermo

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La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in numerose Istituzioni scolastiche siciliane viene impartito al personale collaboratore scolastico l’ordine di servizio che prevede la “sanificazione” dei locali. Su tale questione, facciamo notare che:

1. il Protocollo relativo agli ambienti di lavoro del 14.3.2020 prescrive che “nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione”;

2. l’art. 1, comma 1, lett. e) del D.M. Industria, Commercio e Artigianato n. 274/1997 definisce come “attività di sanificazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione…”;

3. il Rapporto ISS Covid 19 n. 25/2020 prevede che “Gli utilizzatori dei prodotti, siano essi le imprese previste nel DM 7 luglio 1997, n.274, o siano le stesse imprese che sanificano in proprio, dovranno garantire che i propri lavoratori addetti abbiano ricevuto un’adeguata informazione/formazione, in particolare per quanto riguarda l’impiego dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI: es. filtranti facciali, guanti) di terza categoria secondo gli obblighi previsti nel Titolo III Capo II del DL.vo 81/2008 e nel Decreto Interministeriale 2 maggio 2001. Per quanto riguarda le misure di prevenzione e protezione delle misure di gestione del rischio da applicare nell’impiego delle attrezzature utilizzate per l’erogazione dei prodotti o per l’eventuale generazione in situ degli stessi, si dovrà fare riferimento al manuale d’uso e manutenzione delle suddette attrezzature nel rispetto degli obblighi di cui al Titolo IX Capo I e al Titolo III Capo II del DL.vo 81/2008”;

4. la Circ. Min. Salute n. 5443/2020 prevede che “Tutte le operazioni di pulizia devono essere condotte da personale che indossa DPI (filtrante respiratorio FFP2 o FFP3, protezione facciale, guanti monouso, camice monouso impermeabile a maniche lunghe) e seguire le misure indicate per la rimozione in sicurezza dei DPI (svestizione)”;

5. già la Nota M.I. n. 1033 del 29.5.2020 forniva indicazioni operative su un primo elenco di beni, servizi e lavori che le scuole possono acquistare con le risorse messe a disposizione per l’a.s. 2020/2021, tra le quali “piccola manutenzione e servizi di pulizia straordinaria, sanificazione e disinfestazione”, tutte attività e mansioni non previste dall’area di appartenenza del personale collaboratore scolastico (art. 47 del CCNL Scuola 2007 e Tab. A CCNL 24.7.2003);

6. inoltre la stessa Nota ministeriale, a proposito degli Esami di Stato a.s. 2019/2020 prevedeva “la sanificazione generale degli ambienti da parte di ditte esterne specializzate”;

Pertanto, alla luce di quanto su esposto, qualora non si fosse provveduto alla:

  • utilizzazione delle risorse appositamente destinate all’acquisto dei servizi di sanificazione;
  • realizzazione delle prescrizioni sanitarie previste in ordine alla informazione/formazione del personale e alla fornitura di adeguati DPI;
  • richiesta della volontaria adesione del personale collaboratore scolastico per lo svolgimento di attività aggiuntive non espressamente previste dall’area di appartenenza;
  • consultazione e al confronto preventivo di RSU e RLS “per tutelare la salute delle persone presenti all’interno dell’azienda e garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro”, come previsto dal Protocollo del 14.3.2020;
  • necessaria contrattazione d’istituto sulle modalità di individuazione del personale, sullo svolgimento delle attività e sui relativi compensi aggiuntivi;

la scrivente Organizzazione Sindacale, considerato anche che l’art. 2087 del cod. civ. prevede che il Dirigente scolastico, nella sua qualità di datore di lavoro è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia del lavoratore, dimostrando di aver messo in atto a tal fine ogni mezzo preventivo idoneo (Cass. Civile n. 16026/2018), ritiene che, in caso di eventuali danni che il personale potrà subire in relazione allo svolgimento dell’attività di sanificazione, il DS ed il DSGA potranno essere conseguentemente gravati ex lege di ogni responsabilità civile e penale, riservandosi di tutelare i/le propri/e associati/e nelle dovute sedi.

FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO

Nei mesi scorsi si è costituita La società dela cura, una rete alla quale aderiscono singole persone e associazioni di carattere nazionale e locale, compresi i Cobas della scuola .
Sul sito https://societadellacura.blogspot.com/ trovate il manifesto costitutivo, intenti e altre info.
Per il prossimo 21 novembre è previsto lo svolgimento di una mobilitazione nazionale con lo svolgimento di manifestazioni locali. In Sicilia sono previstI presìdi a:

CATANIA, ore 16.30, piazza Stesicoro

PALERMO, ore 10,30, piazza Verdi (davanti Teatro Massimo)

Scarica il volantino del presidio di Catania in formato jpg

Scarica il volantino del presidio di Palermo in formato jpg

Convegni CESP Palermo 18 nov. 2020 – Catania 20 nov. 2020

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO/FORMAZIONE IN VIDEOCONFERENZA RIVOLTO A TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO APERTO ALLA PARTECIPAZIONE DI TUTTE/I COLORO CHE HANNO A CUORE LA SCUOLA PUBBLICA STATALE

LA SCUOLA IN EMERGENZA

Formazione scolastica, benessere psicofisico di alunne/i e personale, diritti e doveri dei lavoratori

mercoledì 18 novembre 2020 ore 8.30 – 13.30

link alla videoconferenza https://global.gotomeeting.com/join/724295437

(per le province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo, Trapani)

…………

venerdì 20 novembre 2020 ore 8.30 – 13.30

link alla videoconferenza https://global.gotomeeting.com/join/509597341

(per le province di Catania, Enna, Messina; Ragusa, Siracusa)

NB. Per partecipare ad uno dei due convegni è necessario iscriversi, secondo la provincia di appartenenza, compilando il modulo di registrazione online. L’attestato di partecipazione sarà trasmesso via mail all’indirizzo indicato nello stesso modulo. La piattaforma di videoconferenza consente un massimo di 250 partecipanti per cui non si accetteranno richieste oltre tale numero e il modulo di registrazione online non sarà più disponibile se raggiunta la capienza.

LOCANDINA CONVEGNO 18/11/2020 E MODELLO RICHIESTA ESONERO

LOCANDINA CONVEGNO 20/11/2020 E MODELLO RICHIESTA ESONERO

8,30 Introducono e coordinano:

(18/09/2020) Roberto Alessi (Esecutivo provinciale Cobas Scuola Palermo)

(20/09/2020) Nino De Cristofaro (Esecutivo nazionale Cobas Scuola)

RELAZIONI

(18/09/2020) Nino De Cristofaro (Esecutivo Nazionale Cobas scuola)

(20/09/2020) Cesare Natoli (Docente Liceo AINIS, Messina)

Superare la DaD per ridare senso e prospettive al fare scuola

Emanuele Lo Monaco (Psicologo, Presidente Associazione Jonas)
Il distanziamento sociale e le ricadute psico-pedagogiche

Fabrizio Russo (studente Liceo “Turrisi Colonna” Catania)

Non rinunciare al diritto allo studi

9,45 DIBATTITO      

10,45 PAUSA

11,00 RELAZIONI 

Daniela Di Dio (Medica, operatrice LILA)

Ragionare sulla pandemia

Ferdinando Alliata (Docente. Esecutivo nazionale Cobas Scuola)

La pandemia annulla il contratto di lavoro?

12,00/13,30 DIBATTITO E CONCLUSIONI

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006). Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009).

Due ricorsi per tutelare i diritti di chi lavora a scuola

Ricorso contro il blocco quinquennale per l’utilizzazione e l’assegnazione provvisoria dei neo-immessi in ruolo A.S. 2020/2021

I COBAS Scuola promuovono un ricorso per veder riconosciuto agli immessi in ruolo dell’A.S. 2020/2021 il diritto all’assegnazione provvisoria ed all’utilizzazione prima dei 5 anni previsti dalla legge 159/2019. Il ricorso è rivolto esclusivamente agli iscritti COBAS e per coloro che si iscriveranno prima della presentazione della documentazione per il ricorso.

Per iscriversi ai COBAS Scuola Palermo rivolgersi al numero 091349192.

Per informazioni sul ricorso scrivere agli indirizzi e-mail dei nostri avvocati: ricorsicobas@gmail.com (Avv. Giuseppe Nobile di Roma) e avv.cirincione@libero.it (Avv. Giacomo Cirincione di Palermo)

Ricorso per consentire ai partecipanti al concorso straordinario 2020 di svolgere prove suppletive in caso di assenza per motivi legati all’emergenza Covid-19

I COBAS Scuola promuovono un ricorso presso il TAR della Sicilia per veder riconosciuto ai partecipanti al concorso straordinario 2020 il diritto a svolgere le prove suppletive in caso di forzata assenza alle prove scritte per motivi legati all’emergenza Covid-19.

Il ricorso è rivolto esclusivamente agli iscritti COBAS ed a coloro che si iscriveranno prima della presentazione della documentazione per il ricorso.

Gli interessati dovranno presentare la documentazione ai nostri legali necessariamente entro 30 giorni dalla data in cui si è svolta la prova scritta di ciascuna classe di concorso per cui si ricorre.

Per iscriversi ai COBAS Scuola Palermo rivolgersi al numero 091349192.

Per informazioni sul ricorso scrivere agli indirizzi e-mail dei nostri avvocati: ricorsicobas@gmail.com (Avv. Giuseppe Nobile di Roma) e avv.cirincione@libero.it (Avv. Giacomo Cirincione di Palermo)

DIRITTO ALLA SALUTE, AL LAVORO, AL REDDITO E ALLO STUDIO

DIRITTO ALLA SALUTE, AL LAVORO, AL REDDITO E ALLO STUDIO

A settembre 2020, come se non fosse accaduto nulla, la scuola, tutta la scuola, presentava le stesse condizioni degli anni precedenti: non è stato ridotto il numero degli alunni per classe per garantire un serio distanziamento; non sono stati assunti i precari, che anzi sono diventati circa 200.000 tra docenti e ATA; ci sono le stesse vecchie strutture, che nel 60/70% dei casi non rispettano le normative sulla sicurezza, anche quelle precedenti alla pandemia. Il trasporto pubblico non è stato potenziato: nei bus gli studenti sono stretti come sardine; nelle strutture sanitarie i posti Covid non solo non sono stati potenziati, ma addirittura tagliati, con premi ai dirigenti “meritevoli”. 

Da marzo avevamo indicato gli interventi da attuare, e li avevamo messi al centro delle rivendicazioni delle mobilitazioni da maggio in poi. Ma il tempo a disposizione e la stessa pausa estiva con il calo dei contagi sono stati sciaguratamente sprecati. 

Ciononostante, grazie all’impegno di tutta la comunità scolastica, oggi le scuole sono il luogo meno insicuro per gli studenti in confronto a tutti gli altri: il rispetto delle norme sulla sicurezza è garantito dalla vigilanza di docenti e Ata, i contagi sono tra i più tracciabili rispetto all’esterno. Chiudere le scuole aumenta il rischio del contagio, laddove gli studenti inevitabilmente si muoveranno in contesti meno controllati. 

Ma di fronte al previsto e prevedibile aumento dei contagi, al prossimo collasso delle strutture sanitarie e all’affollamento dei mezzi di trasporto prima alcuni presidenti di regione, poi il governo, hanno scelto di sacrificare la scuola superiore, riproponendo la devastante modalità (sia dal punto di vista relazionale che cognitivo) della Didattica a Distanza, che ha già prodotto significativi e perduranti effetti negativi sulle capacità di apprendimento degli studenti e che rischia di privare di fatto un’intera generazione del diritto allo studio.

L’ultimo dPCM prevede solo un 25% di didattica in presenza a fronte del 75% a distanza, qualora le Regioni o gli enti locali o le autorità sanitarie lo richiedano per la presenza di particolari criticità territoriali. Già ieri è stato richiesto in molte regioni con una prevedibile applicazione estesa a tutto il Paese e, d’altronde, una nota ministeriale ha lasciato un solo giorno alle scuole per organizzarsi! Alcuni presidenti regionali hanno addirittura deciso che tutti gli alunni delle superiori, e in Campania anche delle elementari e delle medie, dovranno restare a casa. Al tempo stesso, alcuni dirigenti scolastici stanno decidendo, in modo illegittimo anche rispetto allo stesso dPCM, di tenere alcune classi tutte in presenza e altre tutte con la DAD, senza neanche il 25% in presenza. 

Senza vergogna, per le pesanti responsabilità politico-amministrative sue e di tutto il governo (nonché dei cd “governatori” regionali, corresponsabili del disastro delle strutture sanitarie e del trasporto pubblico), oggi la ministra Azzolina si erge a difesa della scuola in presenza. È un atteggiamento schizoide se si pensa alle sue esaltazioni della DAD durante il lockdown e al fatto che il governo, di cui fa parte, ha lasciato passare lunghi mesi senza intervenire con decisione sul fronte dei trasporti, della sanità o degli spazi, lasciando tutta la responsabilità in mano alle singole scuole e recitando oggi un gioco delle parti veramente stucchevole. E mentre si chiudono le scuole superiori, si mandano avanti i concorsi straordinari per i docenti precari, molti dei quali devono spostarsi in altre regioni (a loro spese e a loro rischio e pericolo).

In tutto il paese comincia a manifestarsi l’insofferenza verso i provvedimenti governativi che lasceranno sul lastrico intere famiglieladdove le chiusure non vengono accompagnate da immediati e significativi trasferimenti di reddito, e all’esterno della scuola si stanno consumando tragedie, con le quali siamo totalmente solidali, che lasciano sul campo ben più vittime, nelle categorie che non godono di nessuna protezione: chi lavora nei settori dell’educazione, dell’assistenza, della ristorazione, della ricezione alberghiera, del turismo, dello spettacolo, dello sport, e perfino dei trasporti, rischia di essere rovinato dalle nuove disposizioni di chiusura. Nonostante i problemi sociali in campo siano ben più gravi di quelli scolastici, riteniamo che non si possa sottovalutare l’importanza centrale della scuola: e perciò il vulnus della DAD non va sottovalutato, perché colpisce soprattutto gli studenti. Perciò vogliamo la scuola in presenza e in sicurezza. Siamo ancora in tempo per cambiare rotta. Il governo investa immediatamente su sanità, scuola e trasporti, a partire da un’assunzione straordinaria del personale necessario, reclutando una parte del precariato storico. Si investa subito (anticipando quanto arriverà dall’Unione Europea) per far sì che tali servizi pubblici essenziali possano rispondere al meglio ai problemi derivati dalla pandemia.Un Reddito di emergenza per tutti coloro che restano senza lavoro, spesa pubblica in deficit per acquisti di beni e servizi per garantire scuola, sanità e trasporti pubblici possono essere parole d’ordine unificanti per una mobilitazione che imprima una svolta in senso sociale alla gestione della crisi.

Per questi motivi come Cobas Scuola chiamiamo tutte/i alla mobilitazione per impedire il ritorno alla Didattica a Distanza, per difendere il diritto alla salute, al reddito e allo studio.

LE SCUOLE NON DEVONO PAGARE PER LE INCAPACITÀ DELLE AMMINISTRAZIONI

LE SCUOLE NON DEVONO PAGARE PER LE INCAPACITÀ DELLE AMMINISTRAZIONI

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE DEVE ESSERE SEMPRE GARANTITO!

Con un’ordinanza del 15 ottobre il presidente Vincenzo De Luca ha predisposto la chiusura delle Scuole di ogni ordine grado della regione Campania fino al 30 ottobre, facendo pagare a studenti e genitori, e in generale alla società tutta, le inefficienze e le incoerenze con cui Regione e Amministrazioni Locali stanno gestendo la pandemia costringendo persino i bambini e le bambine della scuola primaria, ma anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria alla alienante e didatticamente dannosa didattica a distanza. Appena si è diffusa la notizia, nel tardo pomeriggio, si è sollevata dai genitori e da tutto il mondo della Scuola un’ondata di indignazione per le motivazioni argomentate dal Presidente che avrebbe imposto questa decisione per fermare il diffondersi dei contagi Covid, mentre tutto il resto fuori dalle Scuole è aperto e sovraffollato. Una vera offesa all’intelligenza di tutti noi che abbiamo la certezza che la Scuola non è il covo del virus. Con la soluzione demagogica della chiusura delle scuole (mentre il tasso di positivi sulla popolazione scolastica è nettamente inferiore a quello dei positivi sull’intera popolazione della Campania), De Luca vuole nascondere la vera tragedia, quella di un sistema sanitario al collasso dopo anni di tagli e che fra pochi giorni non avrà più posti per degenti Covid.

Altre sono le cause della diffusione incontrollata dei contagi perché dallo scorso mese di marzo niente è stato fatto per evitare di trovarci oggi in una tale situazione. Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule e sdoppiare le classi pollaio, nessun potenziamento dei trasporti pubblici. E rispetto al trasporto pubblico, che oggi viene considerato il maggior veicolo del Covid, invece di potenziarlo, come si sarebbe dovuto fare e come da mesi stanno chiedendo i movimenti studenteschi, si è scelto di non intervenire, rinunciando, di fatto, a quelle forme di distanziamento fisico che tanto viene raccomandato per evitare contagi. Inammissibile incuria, visto il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse, con l’aggravante che già in estate era stato ampiamente previsto un ritorno diffuso dei contagi.

Ma il mondo della scuola non è rimasto a guardare, già la mattina successiva del venerdì , genitori, studenti e docenti si sono recati a manifestare davanti alle scuole chiuse di tante città portando banchetti e zaini e nonostante in serata sia arrivata la notizia del mezzo passo indietro di Vincenzo De Luca che a meno di 24 ore, travolto dalle proteste, ha riaperto nidi e Scuole dell’infanzia, sabato mattina tutti/e sono tornati a manifestare. A Napoli sotto il Palazzo della Giunta Regionale, a Salerno sotto la Prefettura e nelle piazze di tante città campane centinaia di genitori insieme a studenti e docenti hanno ribadito la necessità di riaprire immediatamente le Scuole e di attivare tutte le misure necessarie per la sicurezza e la prevenzione sanitaria.

Chiediamo che i finanziamenti attuali e quelli futuri non vengano sperperati, ma utilizzati razionalmente per:

1) ripristinare una sanità di prossimità, riaprire pronti soccorso ed ospedali;

2) ridurre il numero di alunne/i per classe, intervenendo sull’edilizia scolastica per recuperare spazi inutilizzati e sdoppiare le classi numerose;

3) interventi strutturali e antisismici finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici;

4) assumere tutti i/le docenti utili ad eliminare le classi pollaio insieme ad esperti per il supporto psicologico a studenti e famiglie;

5) l’immediato potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando le corse nelle ore di punta e l’istituzione di un servizio pubblico e gratuito di trasporto scolastico;

6) l’introduzione di un vero, equo e universale reddito di quarantena che garantisca i genitori ai cui figli venisse prescritta la quarantena o l’isolamento fiduciario;

7) garantire maggiori controlli sanitari: tamponi e test rapidi gratuiti per studenti, docenti e tutto il personale scolastico e ripristinare una vigilanza sanitaria scolastica con la dotazione di ogni scuola di un ambulatorio con medico ed infermiere scolastico.

Attività Alternativa. Cobas e Uaar sollecitano i DS ad avviarle

Il 14 ottobre scorso, i Coordinamenti Regionali Siciliani dei Cobas scuola e dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti hanno inviato una lettera ai Dirigenti Scolastici di tuttele scuole della Sicilia con la quale si sollecita l’avvio dell’Attività Alterbativa all’Insegnaeto della Religione Cattolica, come previsto dalle norme di legge in vigore.

L’iniziativa nasce dalla constatazione che in molte scuole l’Attività Alternativa non è attuata nonostante le richieste dei genitori ed in altre istituzioni scolastiche dove negli anni passati tale Attività è stata svolta, in quest’anno scolastico è stata illegittimamente cassata per i motivi più disparati (come la mancanza di spazi) sopraggiunti con la situazione di pandemia.

Qui trovate il testo della lettera

Manifestazione a sostegno della lotta degli assistenti igienico personali e per il diritto allo studio degli studenti con disabilità

LA REGIONE SICILIA VUOLE LASCIARE STUDENTESSE E STUDENTI DISABILI SENZA ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE?

I Cobas Scuola aderiscono alla manifestazione prevista per giorno 8 ottobre in diverse città della Sicilia.

A Palermo dalle ore 10:00 presidio davanti Palazo D’Orleans , Presidenza della RegioneSicilia

 

Avevamo già denunciato in data 19 novembre 2019 che la ex Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglie e delle Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti, in data 12 Novembre, aveva notificato ai Commissari e funzionari delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dell’Isola che a partire da gennaio 2020 la Regione Sicilia non avrebbe più assunto alcun onere di spesa per il servizio igienico personale e che tale competenza, finora mantenuta sussidiariamente, era di esclusiva competenza delle scuole che dovevano provvedervi con proprio personale adeguatamente formato.

Quindi ancor prima della pronuncia del CGA siciliano, era ben nota la volontà politica di questo assessorato, colpevole non solo di avere assunto una decisione nefasta per lavoratori e soprattutto in capo alle famiglie dei disabili, ma non provvedendo per tempo a organizzare un servizio alternativo che garantisse, non tanto l’assistenza di base, ma il servizio specialistico per i disabili gravi e gravissimi, ha di fatto gettato in una grande confusione tutto il comparto regionale.

Nonostante la prolungata condizione di precariato in cui si è mantenuto il personale specializzato che opera da oltre 20 anni con professionalità e gradimento da parte delle famiglie e delle scuole, garantendo un insostituibile supporto organizzativo a studenti e studentesse con disabilità grave, oggi si vuole dare il benservito senza neanche prevedere una fase di transizione.

In poche parole: peggioramento del servizio con sovraccarico di mansioni per i collaboratori scolastici e licenziamento in massa di due mila assistenti igienico personali formati con corsi di 900 ore, riconosciuti dalla Regione Sicilia, come previsto dall’Ente Locale erogatore del servizio che fino a ieri era la Provincia, previsti da una legge, la 68/81, ancora in vigore e mai abrogata. Nessuna legge Regionale in vigore che regola il servizio di assistenza igienico prevede la sussidiarietà, né la l. n. 68/1981, il cui art. 10 che recita “i Comuni sono tenuti a promuovere l’inserimento dei soggetti portatori di handicap nelle istituzioni scolastiche normali con l’assegnazione di personale adeguato compreso quello per l’assistenza igienico-personale’’

Ben 11 anni prima della Legge quadro sulla disabilità, la 104, la Regione aveva previsto che bisognava utilizzare personale esterno per assistere i disabili, e opportunamente formato.

Successivamente, con il recepimento del d.lgs. n. 112/1998, inglobato nella Legge Regionale n. 6/2000, art. 12 comma 2/C, le competenze vengono ripartite tra Comuni e Province.

E nella successiva Legge Regionale n. 15/2004, l’art. 22 conferma che le competenze, riguardanti gli studenti delle scuole superiori, restano fermamente a carico delle Province. Neanche in questa Legge vi è menzione di sussidiarietà, ma di obbligo.

Denunciamo l’esclusione degli assistenti igienico personali che da anni, con abnegazione, passione e costante presenza quotidiana hanno permesso ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze affetti da disabilità di frequentare la scuola, di superare tutte quelle barriere che, altrimenti, ne avrebbero impedito la normale fruizione. Compromettendo, di fatto, il diritto allo studio che rappresenta il primo segmento per l’inclusione sociale.

Siamo altresì preoccupati per i collaboratori scolastici che si vedrebbero, loro malgrado, addossare compiti e responsabilità impropri per le loro mansioni, malgrado il d.lgs. n. 66/2017 non aggiunga nulla di quanto già previsto nel vigente CCNL Scuola.

Per noi la norma è una sola: l’art. 22 della Legge Regionale n. 15/2004, in quanto quella nazionale, oltre a non aggiungere nulla alle mansioni dei collaboratori scolastici, esclude, con l’art. 17 del d.lgs. n. 66/2017, le Regioni a Statuto Speciale dall’adeguarsi alla norma nazionale in quanto vengono fatte salve le competenze attribuite, in materia di inclusione scolastica, secondo i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione.

Come pensa l’Assessorato alla famiglia di provvedere al crescente numero di studenti gravi frequentanti le scuole?

Lo stesso Assessore, Dott. Scavone, ha dichiarato che quest’anno c’è stato un aumento delle persone disabili gravissimi che sono passate da 10.746 a 12.831.

Allo stesso tempo nelle scuole, dopo il taglio al personale ATA, gli organici sono sottodimensionati a tal punto da pregiudicare persino la sorveglianza degli spazi scolastici.

Chiediamo la reintegrazione dei lavoratori lasciati ingiustamente a casa, a causa dell’utilizzo improprio dei collaboratori scolastici, nonostante i decreti attuativi del d.lgs. n. 66/2017 non siano stati ancora emanati, in modo da ripristinare il servizio di assistenza nella sua totalità per garantire agli studenti il loro diritto a frequentare le scuole della Sicilia e ai lavoratori di poter riprendere la loro attività.