
I COBAS Scuola di Bologna hanno ottenuto un’importante sentenza per «condotta antisindacale» che ci permette anche di riflettere più in generale sul diffuso malessere che sta emergendo con sempre maggiore forza e frequenza in troppe scuole, dove dirigenti e “staff” ostacolano illegittimamente l’esercizio dei diritti del personale, esercitano indebite pressioni su docenti e ATA o minacciano sanzioni disciplinari nei confronti di chi non si adegua.
Già nel lontano 2006, l’allora Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione aveva evidenziato come «l’avvento dell’autonomia scolastica» e, soprattutto, l’introduzione del ruolo del dirigente avesse generato «tensioni tra questo e il personale, in primis quello docente, per conflitti tra gli obblighi di servizio del personale e compiti di promozione e coordinamento delle attività da parte del dirigente.
Questi, in nome della titolarità a garantire risultati, ha assunto spesso atteggiamenti “autoritativi” che tendevano a superare o a interpretare unilateralmente gli obblighi di servizio del personale e le competenze degli organi collegiali competenti per le delibere didattiche, attivando procedure disciplinari non sempre necessarie e facendo delle stesse un uso improrio».
Sono passati venti anni e la situazione continua a peggiorare. La Scuola italiana sta dolorosamente trasformandosi, passando da una concezione che, avendo verificato le complessità e le difficoltà del fare scuola quotidiano, cerca dialetticamente nel confronto tra pari la condivisione necessaria a rendere efficace l’azione didattica, potenziando e rendendo effettiva la partecipazione di tutte le sue componenti attraverso gli organi collegiali; a un’altra che – invece – partendo dalle stesse considerazioni, sceglie la scorciatoia della gestione verticistica e manageriale, perché incapace di affrontare con la necessaria duttilità e spirito di collaborazione il lavoro collegiale e cooperativo, spera così di scavalcare ogni difficoltà con un autoritarismo che cancella il problema stesso del confronto.
A questa deriva però è possibile resistere, come ci ricorda Daniela Tafani, «opponendole “l’orgoglio per il proprio lavoro, la totalità del proprio lavoro” e chiamando le cose con il loro nome. Serve, per ciò, quella sottovalutata virtù che Weizenbaum chiamava il “coraggio civile”: È una credenza diffusa, ma tristemente erronea, quella per cui il coraggio civile trova modo di esercitarsi soltanto nel contesto di avvenimenti che scuotono il mondo. Al contrario, il suo esercizio più arduo ha spesso luogo in quei piccoli contesti in cui la sfida è quella di superare i timori indotti da futili preoccupazioni di carriera, delle nostre relazioni con coloro che sembrano aver potere su di noi, o di qualsiasi cosa che possa turbare la tranquillità della nostra esistenza quotidiana».
E così, mentre la FLC CGIL accoglie prontamente l’invito delle e dei dirigenti a dissociarsi dai COBAS Scuola di Bologna, noi ribadiamo che i «COBAS continueranno a rimanere al fianco di chi lotta collettivamente per il diritto ad un ambiente di lavoro sereno, democratico e collaborativo, pronti a convergere con chiunque assuma la dignità e il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori come principio non negoziabile della vita scolastica».
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QUI potete leggere l’intero comunicato dei COBAS Scuola di Bologna, insieme a tutte le altre fasi che hanno preceduto la condanna della ds.
QUI invece la presentazione della campagna Bastastress, una campagna avviata dai COBAS Scuola Bologna volta a sensibilizzare e far emergere le problematiche relative allo stress e al burnout del personale scolastico, con lo scopo di elaborare soluzioni e ottenere risposte che ci consentano di riappropriarci di una dimensione di collegialità connessa e attiva.
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