RIUNIONI COLLEGIALI ONLINE: UN OSTACOLO ALLA PARTECIPAZIONE

Dall’introduzione della cosiddetta Autonomia scolastica molto abbiamo dibattuto e scritto [tra gli ultimi Convegni qui, qui e qui] sulle profonde trasformazioni di matrice neoliberista che la Scuola pubblica sta attraversando e come si stiano modificando i rapporti e i ruoli relativi al suo governo.
Rapporti e ruoli che – ancora oggi – sono sostanzialmente regolati dai Decreti Delegati del 1974 [ora riuniti nel d.lgs. n. 297/1994], che hanno concretizzato i principi costituzionali relativi alla funzione della Scuola pubblica attraverso l’istituzione degli Organi collegiali.

Purtroppo, però, la funzione degli Organi collegiali nel corso degli anni è stata sempre più svilita, spesso ridotta a momento burocratico di ratifica e legittimazione di interminabili elenchi di decisioni discusse e prese altrove – tra ds e il suo “cerchio magico” – e accettate con rassegnazione o disinteresse. Il modello partecipativo fondato sul funzionamento degli Organi collegiali e sulla nomina collegiale di colleghe e colleghi con ruoli organizzativi è ormai un lontano ricordo e non costituisce più un’esperienza di riferimento, vissuta in prima persona, per la maggior parte della categoria. Stiamo assistendo a una progressiva e – pare – inarrestabile sottrazione di potere decisionale in ambito didattico [tipologie prove, scelta strumenti, uso tecnologie, ecc.] e organizzativo [assegnazione classi, plessi, orari, ecc.] da parte della dirigenza ai danni del personale docente e ATA.

Una situazione che investe non solo gli equilibri relativi alle decisioni da prendere sul funzionamento “interno” degli istituti, ma che anche più in generale riguarda il livello di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori della Scuola alle scelte relative alla società tutta, se è vero come è vero, che ««meno potere si ha sul luogo di lavoro, meno impegnative risultano le attività che definiscono un’occupazione e più debole è la fiducia nel proprio potere politico» [Carole Pateman, Partecipation and Democratic Theory, 1970]. D’altronde, come dimostrato da studi e analisi di sociologia del lavoro, anche dentro le nostre scuole «l’inclusione dei lavoratori nei processi decisionali […] implica un aumento non solo della soddisfazione da parte dei lavoratori e della loro autostima, ma anche del loro interesse verso i processi politici che si svolgono all’interno della società» [Axel Honneth, Democrazia e divisione sociale del lavoro, in AA.VV., Perché lavoro? 2020].

In un contesto del genere, in cui i conflitti tra il personale e la “dirigenza” hanno assunto anche recentemente profili di illegittimità conclamata [vedi qui], la possibilità che anche le riunioni con «carattere deliberativo» degli Organi collegiali, istituiti per «realizzare […] la partecipazione alla gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica» [art. 3, d.lgs. n. 297/1994], si svolgano a distanza non fa altro che peggiorare una situazione già critica.

È fin troppo evidente che la scelta di un’attività a distanza, condivisa tra il ministero e le OO.SS. concertative [Nota MIM prot. n. 3803/2026], crea un ulteriore ostacolo alla possibilità di un costruttivo confronto e una partecipazione attiva a quella «gestione della scuola» che gli OO.CC. dovrebbero realizzare, barattando questa possibilità di una più efficace partecipazione solo «per il maggior agio delle persone interessate (e sottolineo: non necessariamente beneficio, ma agio [Federico Cabitza, Deus in Machina? L’uso umano delle nuove macchine, tra dipendenza e responsabilità, 2021].

L’interesse dei firmatari pare limitato ad «assicurare il carattere personale del voto (garanzia di univocità), la trasparenza e verificabilità delle procedure secondo criteri di sicurezza, integrità e correttezza, nonché la protezione dei dati personali», sorvolando e tacendo sulle ulteriori difficoltà di realizzare un’attiva «partecipazione» alla vita della Scuola per docenti, ATA, famiglie, studenti e studentesse determinata dallo svolgimento a distanza delle attività collegiali.
E se questa scelta può essere coerente con le prospettive di un ministero che continua a puntare sul ruolo dei dirigenti come cinghia di trasmissione della propria autorità dentro le singole scuole, fa una certa impressione il consenso – se non l’entusiasmo – mostrato dalle OO.SS. concertative, che non sembrano preoccuparsi del fatto che così possa rafforzarsi la struttura gerarchica della Scuola anche attraverso l’uso di tecnologie che permettono un maggiore controllo sulla discussione e una fortissima limitazione alla possibilità di interventi che potrebbero risultare sgraditi a dirigenti e “staff” che gestiscono le piattaforme utilizzate.

Ma, naturalmente, così come non lo prevede il comma 6, dell’art. 44, del CCNL 2024 [«Con Regolamento d’Istituto è possibile prevedere…»], neanche la Nota ministeriale può obbligare l’adozione della modalità di svolgimento a distanza delle riunioni degli organi collegiali. Infatti il testo prevede che «i Regolamenti d’istituto potranno essere integrati prevedendo lo svolgimento a distanza, in tutto o in parte, delle attività di cui al citato comma 3, lett. a) e b) [dell’art. 44, CCNL 2024, ndr] che rivestono carattere deliberativo, rispettando i suddetti criteri e sulla base delle indicazioni contenute nell’allegato tecnico».
Pertanto, solo le istituzioni scolastiche che – attraverso le necessarie delibere “in presenza” di Consiglio d’istituto e Collegio docenti, non per imposizione del ds! – opteranno per questa modalità a distanza dovranno «adeguare i regolamenti d’istituto», e dovranno rispettare requisiti digitali che complicano inutilmente le attività, a causa della necessità di garantire: «l’identificazione certa dei partecipanti»; «la piena efficacia delle deliberazioni»; «l’immodificabilità dei dati e dei risultati delle votazioni, nonché la protezione da accessi non autorizzati, alterazioni o perdite di informazioni»; la «trasparenza e verificabilità … ex post il corretto svolgimento del procedimento deliberativo»; la «segretezza del voto» [Allegato tecnico Nota MIM prot. n. 3803/2026].
E quindi invitiamo gli Organi collegiali a deliberare contro questa eventuale proposta proprio per difendere una gestione democratica della Scuola pubblica che ha bisogno di luoghi di confronto dialettico in cui tutte le sue componenti possano liberamente esprimersi.

La Nota si conclude poi con l’individuazione della «modalità di lavoro agile» come «strumento maggiormente compatibile con lo svolgimento delle suddette attività», ma sorvolando sul fatto che l’art. 13 del CCNL 2024 prevede che – in questo caso – gli strumenti utilizzati dal personale vengano «di norma» forniti dall’amministrazione o che siano «messi a disposizione dall’amministrazione», nel caso di lavoro da remoto [art. 16, CCNL 2024].

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