IL NOSTRO RECOVERY PLANet

IL 10 APRILE I COBAS SCENDONO IN PIAZZA CON LA SOCIETÀ DELLA CURA PER IL RECOVERY PLANET. Manifestazioni in 20 città

Sono in arrivo i circa 200 miliardi del Next Generation EU, ma il Recovery Plan del governo sembra orientato verso Crescita, Concorrenza e Competizione. L’esatto contrario di ciò che la pandemia ci ha insegnato: nessuno si salva da solo, siamo persone interdipendenti, fra noi e con l’ambiente. Non si intravede una reale inversione di rotta verso una conversione sociale ed ecologica della società – peraltro, nel Piano sono previsti copiosi investimenti militari, che invece vanno esclusi e le spese correnti tagliate – ma solo una modernizzazione green e digital dell’attuale modello fondato sulla predazione della natura e sulla diseguaglianza crescente. Si tratta di un piano scritto da un esiguo numero di “esperti” (sotto dettatura dei consulenti USA della McKinsey), senza alcun dibattito pubblico o coinvolgimento dei movimenti sociali. Serve un nuovo modello di convivenza: per questo la Società della cura, una coalizione nata durante la pandemia formata da associazioni, organizzazioni (tra cui i COBAS) e reti sociali, ha elaborato un Recovery PlanET alternativo per una fuoriuscita sociale e ecologica dalla crisi.

Abbiamo bisogno di un reddito universale, che renda più forti i lavoratori dipendenti e autonomi mettendoli in grado di rifiutare lavori indecenti. Un reddito effettivamente universale costringerebbe le imprese italiane a non puntare più al contenimento dei salari, ma ad un aumento della produttività e della qualità dei prodotti. Reddito universale e lavoro di qualità in termini di diritti e garanzie per i lavoratori sono strutturalmente legati. La disoccupazione tecnologica, dovuta all’informatizzazione e robotizzazione della produzione, può essere arginata con la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, magari coprendo temporaneamente l’aumento dei costi per le imprese con trasferimenti statali con vincoli di destinazione. Reddito universale, lavoro di qualità in termini di diritti e riduzione del tempo di lavoro determinerebbero un rialzo della domanda aggregata e una ripresa produttiva e dell’occupazione. In particolare, l’occupazione femminile, la più danneggiata dal lockdown, deve essere incentivata da periodi di maternità prolungati e congedi parentali finanziati dalla spesa pubblica, da un effettivo assegno unico universale per ogni figlio a carico, da più efficaci servizi sociali e un migliore bilanciamento dei tempi di lavoro e di vita. L’occupazione giovanile va garantita con il lavoro di qualità in termini di diritti e la riduzione della precarizzazione, la riduzione del tempo di lavoro e l’abbassamento dell’età pensionabile.

Bisogna puntare ad un’inversione di tendenza in merito ai disastri ecologici e al cambiamento climatico, usando poteri di diritto pubblico. Vanno eliminati i Sussidi Ambientalmente Dannosi, confermato il No al ricorso all’energia nucleare e fermate le produzioni e le infrastrutture legate all’energia fossile, destinando le risorse alla produzione di energia da fonti rinnovabili e privilegiando la generazione di piccola scala ai grandi impianti. Va rispettata la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, sottraendo l’acqua al mercato e consegnandola alla gestione partecipativa delle comunità territoriali. Va finanziato un piano contro il dissesto idrogeologico e una strategia sui rifiuti urbani e industriali basata sull’economia circolare. Gli investimenti verso le imprese devono essere finalizzati alla conversione ecologica e sociale delle produzioni.

È sotto gli occhi di tutti l’urgenza di intervenire nel trasporto pubblico, non solo potenziandolo ma invertendo l’aziendalizzazione e la privatizzazione degli ultimi decenni. I fondi del Recovery per la scuola, se usati per una digitalizzazione che provochi la subordinazione del docente alla macchina informatica o per asservirla agli interessi imprenditoriali con la scuola delle competenze addestrative, ne provocherebbero un ulteriore dequalificazione. Va rilanciato, invece, il modello di scuola pubblica della Costituzione, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico e democrazia collegiale, puntando ad un’istituzione che rimetta al centro i saperi e lo sviluppo delle capacità cognitive per la formazione del cittadino. Quindi, investimenti massicci per la fatiscente edilizia scolastica, riduzione del numero degli alunni per classe, aumento degli organici e azzeramento del più alto tasso di precarietà del lavoro in Europa, aumenti salariali per ridurre il gap con i salari europei. I fondi previsti per la Sanità vanno non solo aumentati, ma destinati anch’essi ad invertire la tendenza verso l’aziendalizzazione della Sanità pubblica e la sua privatizzazione, che sono stati tra le cause principali dell’altissima mortalità in Italia. Quindi, assunzione di medici e infermieri a tempo indeterminato, potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche, loro radicamento sul territorio, presidi medici scolastici soprattutto con una logica di prevenzione. Inoltre, è assurdo che l’ UE abbia finanziato la ricerca sui vaccini senza che vengano messi effettivamente a disposizione di tutti: l’esclusiva ventennale dei brevetti di fatto impedisce l’accesso ai paesi più poveri per cui va perseguita una moratoria dei brevetti.

Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

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