CONVEGNO CESP – PRECARIETÀ, MOBILITÀ E TUTELA DEI DIRITTI

CESP – Centro Studi Scuola Pubblica

CONVEGNO NAZIONALE

23 febbraio 2015 ore 9.00 – 13.30

Inidonei – Precari – Modelli Viventi – Docenti di Materia Alternativa – Quota 96

Sala Convegni CESP – Roma viale Manzoni, 55 – (metro A fermata Manzoni)

DALLE ORE 15.00 PARTECIPAZIONE ALLA PRIMA GIORNATA DEL PRESIDIO PERMANENTE A MONTECITORIO INDETTO DAI PRECARI DAL 23  AL 27 FEBBRAIO

Ai precari della scuola che hanno deciso nell’Assemblea nazionale del 18 gennaio scorso di essere in piazza nei giorni dell’approvazione dei decreti attuativi della “Buona Scuola”, dal 23 al 27 febbraio, hanno dato il proprio sostegno i docenti “idonei ad altri compiti”, messi dal governo in una situazione di perenne precarietà e che saranno costretti, solo perché malati, ad una incomprensibile mobilità intercompartimentale forzata e obbligatoria, che è l’anticamera del loro licenziamento.

A loro si sono uniti i docenti e gli Ata Quota 96, i docenti di Materia Alternativa e  i Modelli viventi che a loro volta sono in una situazione di precarietà e portano avanti una mobilitazione congiunta che ha già dato positivi risultati, ma che deve ancora raggiungere tutti gli obiettivi prefissisi.

Nulla si dice, infatti, nella Buona Scuola di Renzi sul ruolo dei docenti “idonei ad altri compiti”, perché nulla si dice sul ruolo che dovrebbe svolgere la Biblioteca scolastica, quale vero Laboratorio Formativo Multimediale.

Nulla si dice sul ruolo e la funzione dei precari ATA, per i quali, invece, si profila l’espulsione dal piano scuola, vista l’annunciata riduzione degli organici.

Nulla si dice in merito all’istituzione come obbligo vero e non presunto, della Materia Alternativa, a fronte di 25.000 posti occupati dai docenti di religione (20.000 immessi in ruolo, circa 5.000 su incarico annuale).

Nulla di definitivo si dice ancora sul profilo dei Modelli Viventi o sul diritto alla pensione per i Quota 96 .

Per  questi motivi il 23 febbraio docenti Inidonei – Quota 96 – Docenti di Materia Alternativa – Modelli Viventi hanno organizzato con il CESP un convegno per discutere insieme di precarietà, mobilità e tutela dei diritti.

ELEZIONI RSU: UN GRAZIE A TUTTI I COLLEGHI E A TUTTE LE COLLEGHE CHE HANNO LAVORATO PER IL SUCCESSO DELLA PRESENTAZIONE DELLE LISTE COBAS A PALERMO

Venerdì 6 febbraio abbiamo completato il lavoro della presentazione delle liste per le elezioni Rsu.

Come sempre, l’antidemocratica mancanza del diritto di assemblea, degli essenziali diritti sindacali, insomma la mancanza di par condicio con le altre organizzazioni sindacali, ha reso complesso trovare candidati in tutte le scuole.

Inoltre, in questa occasione abbiamo anche registrato il consolidarsi di una tendenza in atto da tempo: docenti e Ata sempre meno attenti alle nefaste trasformazioni della scuola, meno disponibili al conflitto e alla partecipazione, in molti casi addirittura attivi nelle trasformazioni aziendalistiche della scuola, in particolare in competizione per la spartizione (o meglio per la concentrazione) delle risorse sempre più esigue del FIS.

Così, la motivazione più diffusa dell’indisponibilità a candidarsi, soprattutto di alcune Rsu storiche, è stata: “non voglio rappresentare colleghi di cui non ho stima”. Naturalmente, questa mutazione genetica incide più pesantemente sulle Rsu Cobas perché assumono posizioni più conflittuali.

Ma tale posizione, pur comprensibile, non è condivisibile. Infatti, non si tratta di rappresentare quella parte di colleghi che non si schierano o che addirittura collaborano al ridisegno privatistico della Scuola con presidi-padroncini che vorrebbe valutarci, allievi e allieve misurati con improbabili quiz, ma piuttosto di dare sempre più forza e visibilità a quell’idea di Scuola Pubblica per tutti, di cui parla la Costituzione, e che come Cobas portiamo avanti.

E poi le Rsu sono anche uno strumento per far circolare dentro le scuole le idee e le mobilitazioni conflittuali dei Cobas, l’unico strumento che ci permette di partecipare alle assemblee.

E comunque, nonostante tutte queste difficoltà, il risultato della presentazione delle liste è stato decisamente positivo: a Palermo abbiamo presentato le liste in quasi la metà delle scuole, abbiamo ampiamente superato di oltre il 10% il dato del 2012, a fronte di una riduzione di circa il 20% di scuole a causa degli “accorpamenti” di questi ultimi anni.

E questo solo attraverso il volontario e gratuito impegno di tanti, senza personale distaccato e senza i diritti che hanno i nostri “competitori”.

Per questo vogliamo ringraziare tutti i candidati e tutte le candidate, sia le RSU “storiche” che hanno deciso di candidarsi di nuovo, sia coloro che affrontano per la prima volta questo compito.

Ringraziamo anche tutti coloro che fanno parte delle Commissioni elettorali e chi formerà i seggi, senza il loro impegno non sono materialmente possibili le elezioni.

Adesso si tratta di organizzare la comunicazione per far votare il più possibile le liste Cobas, per cui invitiamo tutti a lavorare nelle proprie scuole, a “tampinare” i colleghi per far votare le liste e i candidati Cobas.

Nelle scuole in cui non fosse presente la lista Cobas invitiamo a non votare per contribuire, anche in questo modo, a innalzare comunque la nostra percentuale complessiva nazionale.

ATTENZIONE AL “NUCLEO DI VALUTAZIONE”

Come sapete il Miur vuole introdurre nelle scuole italiane la valutazione ed ha iniziato un percorso di cosiddetta “auto”valutazione d’Istituto che avrà come approdo la precarizzazione selvaggia del nostro lavoro, l’annullamento della libertà di insegnamento e la valutazione dei docenti (vedete a tale riguardo la Buona Scuola di Renzi). Per adesso i Dirigenti Scolastici tentano di far passare l’”auto”valutazione d’istituto, che presuppone tutta una serie di adempimenti e la votazione del cosiddetto nucleo di valutazione da parte del Collegio Docenti (almeno dei docenti che ne dovrebbero far parte). In taluni casi i Dirigenti Scolastici hanno affermato sia in Collegio che in altre sedi che tutto ciò sarebbe obbligatorio da parte del Collegio. Niente di più falso e, infatti, se fosse obbligatorio non sarebbero costretti a convocare i Collegi Docenti per far votare i componenti nel cosiddetto nucleo di valutazione. I D.S. sono stati catechizzati con conferenze di servizio con le quali il Miur cerca di far partire un primo progetto triennale per la valutazione degli Istituti, dei Dirigenti (vorremo proprio vedere) e la NOSTRA di valutazione. Ribadiamo che non vi è alcun obbligo di deliberare questo progetto proprio perchè il d.P.R. n. 80/2013 (unica norma vigente) non lo prevede. Il resto è indicato nella Direttiva n. 11 del 18 settembre 2014 e dalla Circolare Ministeriale n. 47 del 21 ottobre 2014 che ovviamente – NON ESSENDO FONTI DEL DIRITTO ma semplici indicazioni del MIUR – sono totalmente prive di alcun valore normativo. A tale proposito, vi rinviamo all’intervento in Collegio Docenti della collega Lucia Saggia, dell’Esecutivo COBAS Scuola di Nuoro ed RSU all’I.C. Siniscola 2, sull’autovalutazione ed sulla proposta di istituire il nucleo di valutazione e votare i componenti docenti di tale organo. Dopo il suo intervento il Collegio ha votato all’UNANIMITA’ di NON istituire il Nucleo di Valutazione nel loro Istituto!

I COBAS ALLE ELEZIONI RSU

PERCHÉ SONO FONDAMENTALI LE CANDIDATURE, LA PARTECIPAZIONE E I VOTI DI TUTTI/E VOI

Dal 3 al 5 marzo 2015 si vota per il rinnovo delle RSU nelle scuole e per la misurazione della rappresentatività sindacale. I sindacati che supereranno la soglia del 5% come media tra iscritti e voti ottenuti a queste elezioni, saranno appunto riconosciuti maggiormente rappresentativi e potranno godere di tutti i diritti sindacali:

– diritto alla contrattazione nazionale e alla contrattazione d’istituto

– nomina di delegati sindacali

– diritto ad indire assemblee in orario di servizio

– diritto di affissione e diffusione di materiale sindacale.

Insomma diritti indispensabili per svolgere pienamente l’attività sindacale che per noi Cobas vuol dire principalmente informazione, consulenza e supporto nelle controversie di lavoro.

Con il d.lgs. Brunetta e i numerosi attacchi agli organi collegiali e al ruolo delle RSU, proposti dalle varie riforme della scuola, il ruolo della contrattazione nelle scuole è fortemente sminuito. D’altra parte le modalità per eleggere le RSU, la presenza di dirigenti sindacali territoriali durante la contrattazione d’istituto, ci confermano la diffidenza/avversione verso una reale volontà di far partecipare i lavoratori alla gestione della scuola.

Con la precisa volontà di impedire che nuove organizzazioni potessero acquisire gli essenziali diritti sindacali, e quindi incrinare il monopolio dei sindacati concertativi, si è stabilito che le liste (per misurare la rappresentatività nazionale) si presentano non su base nazionale o provinciale, bensì scuola per scuola. Questo assurdo meccanismo quindi, impedisce di votare per un sindacato se in quella scuola quel sindacato non è riuscito a presentare la lista.

Con queste modalità è assolutamente indispensabile che in tutte le scuole ci sia anche un solo candidato disponibile a presentarsi per la lista Cobas per permettere che il consenso, che abbiamo sempre avuto per la coerenza e per la determinazione a difendere la scuola pubblica, si trasformi in voti. Contiamo soprattutto sugli iscritti ma intendiamo coinvolgere anche chi non lo è.

Malgrado il veto a svolgere assemblee in orario di servizio, come Cobas continuiamo ad agire presso l’Amministrazione centrale e locale: ad esempio al tavolo nazionale per le nuove linee guida istruzione adulti e carcere, a tutela dei Quota96, degli inidonei, modelli viventi, ecc.

Ma specialmente tra i lavoratori della scuola con cui e per i quali abbiamo condotto numerose battaglie per difendere i nostri diritti:

– tutela degli organici docenti e Ata attaccati dalla Gelmini e dalla “buona scuola” di Renzi

– assunzione dei precari

– eliminazione delle “classi pollaio”

– istituzione dell’ora alternativa all’I.R.C.

Vertenze supportate anche da ricorsi, come quelli per ottenere il rapporto 1/1 tra insegnanti di sostegno e alunni disabili con gravità; contro la trattenuta del 2,5%; contro le ferie “forzate” e la mancata retribuzione e riconoscimento del servizio ai supplenti durante la sospensione delle attività didattiche, ecc.

PRESENTIAMO LE LISTE COBAS IN OGNI SCUOLA

DIAMO VOCE A CHI DA SEMPRE, SENZA COMPROMESSI, SI BATTE PER LA SCUOLA PUBBLICA, INCLUSIVA E DEMOCRATICA

IL VOLANTINO DA STAMPARE E AFFIGGERE NELLE SCUOLE

IL VADEMECUM COBAS SULLE ELEZIONI DELLE RSU

MODELLO NOMINA COME MEMBRO DELLA COMMISSIONE ELETTORALE

MODELLO PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA

MODELLO PER LA DESIGNAZIONE DEGLI SCRUTATORI

ANCHE IL 2015 INIZIA CON UNA AGGRESSIONE AI LAVORATORI DEL SETTORE PUBBLICO

Prendendo a pretesto la “anomala” protesta dei vigili urbani di Roma e degli spazzini di Napoli ancora una volta si è scatenata una ringhiosa canea contro i dipendenti pubblici, costruita dall’alto e amplificata da un coro di utili idioti (dal greco “idiotes” = “uomo privato“) e di interessati speculatori.

Personaggi come Renzi e Madia, che non hanno mai veramente lavorato in vita loro, hanno acchiappato la palla al balzo per promettere di mettere alla gogna, se non al rogo, questi irriconoscenti dipendenti pubblici che, anche se hanno un lavoro fisso, mantengono delle pretese.

I loro accoliti di destra, liberisti e fascio-leghisti, non sono stati da meno, basta vedere la campagna astiosa, velenosa, di vero e proprio odio, emblematicamente espressasi nei media berlusconiani.

Tutti insieme, da sempre, considerano il Pubblico Impiego un soggetto concorrente ai loro affari, al massimo un luogo da utilizzare per le clientele, dove sistemare amici e parenti, oppure la cassaforte alla quale, lecitamente o meno, attingere per spartirsi appalti, convenzioni e mazzette a spese dei cittadini, in particolare dei lavoratori che, al solito, sono quelli che pagano per tutto e per tutti.

Una campagna propagandistica per il licenziamento facile, tesa a sopraffare e nascondere i problemi veri e garantire così immeritato consenso ad una mediocre e parziale politica governativa.

Mentre la folla si eccita alla vista del “sangue”, politici, alti dirigenti della burocrazia, imprenditori, e banchieri (o loro dipendenti), che al giorno d’oggi sono quasi sempre la stessa cosa, si spartiscono allegramente la torta, socializzando le perdite e privatizzando i profitti.

Viene destrutturato il Pubblico Impiego? Con questo vengono meno anche diritti quali quello alla salute, all’istruzione, alla mobilità e tutto quello che doveva essere gestito per il bene comune. Annichilito progressivamente l’erogatore tutto è consegnato al “mercato” e con i diritti anche le nostre vite, la nostra dignità, il nostro futuro e quelle dei nostri figli e dei loro figli …

In questa vicenda a nessuno è venuto in mente di chiedersi perché una forma di protesta abbia trovato solo questo modo un po’ estemporaneo per esprimersi? A nessuno viene in mente che il pubblico impiego vede in larga parte negato il diritto di sciopero? Che da quasi 10 anni non vede un euro in più nelle buste paga il cui potere d’acquisto è crollato? Che il settore è stato decontrattualizzato con la volontà di gestirne l’agonia in forme autoritarie e disciplinari? Che le parti appetibili sono state progressivamente dilaniate e regalate (ricordiamo che erano pubbliche, cioè proprietà di tutti noi) al “mercato” degli amici e amici degli amici dei politici/imprenditori/banchieri? Che le continue riorganizzazioni sono fatte non per renderlo più efficiente ma per impedire la corretta erogazione dei servizi? Che quanto veniva offerto ai cittadini è oggi volutamente reso incerto, di difficile accessibilità, di minore qualità? Guardate lo stato della sanità pubblica, della scuola, dell’università, del trasporto pubblico, dei servizi ai cittadini … qualcuno pensa seriamente che il degrado dipenda dall’opera di qualche “fannullone?

Cobas Pubblico Impiego

IL COMUNICATO IN FORMATO STAMPABILE

RESOCONTO ASSEMBLEA PRECARI SCUOLA

1) Effetti della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulle leggi ed i decreti legislativi che regolano i contratti precari nella scuola e nel pubblico impiego

La sentenza della Corte Europea del 26 novembre 2014, ha stabilito che la Corte Costituzionale ed il governo sono tenuti a modificare i decreti legislativi 165/2001 e/o 368/2001 e/o leggi che li hanno integrati negli ultimi anni nella parte che riguarda Scuola e Pubblico Impiego. Tali modifiche sono necessarie per il fatto che la Corte di Giustizia Europea ritiene che la reiterazione dei contratti a tempo determinato non è in alcun modo punita dalle norme dello Stato italiano ai sensi della direttiva comunitaria 1999/70/CE.

Quindi in caso di abuso di contratti a tempo determinato, lo Stato italiano ora sarà tenuto a convertire i contratti da tempo determinato ad indeterminato (ipotesi improbabile) oppure a dare risarcimento danni (ipotesi più probabile 1-2 mensilità per ogni anno di contratto TD in linea con quanto previsto dal Jobs Act).

Ad ogni modo, da una attenta lettura della sentenza della Corte di Giustizia Europea, si evince che possono comunque essere assunti a tempo indeterminato solo coloro che hanno vinto un concorso oppure che sono equiparati ai vincitori di concorso, cioè solamente gli iscritti nelle GaE. Per i colleghi di II e III fascia delle graduatorie d’istituto non è prevista l’assunzione a tempo indeterminato (mentre nulla si sa sul risarcimento danni).

2) Ricorsi al tribunale civile per la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Effetti della sentenza della Corte di Giustizia Europea su ricorsi pendenti e i ricorsi che verranno presentati prossimamente

I ricorsi da noi presentati nella primavera del 2011 sono attualmente bloccati al tribunale civile di Palermo in attesa che la Corte Costituzionale agisca su leggi e decreti italiani in linea con la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Quindi tempi lunghi (fine 2015 – inizio 2016) per la sentenza.

Come COBAS stiamo già predisponendo ulteriori ricorsi e che comunque tali ricorsi non saranno discussi in tribunale prima della fine del 2015.

3) Ipotesi sul numero di immissioni in ruolo su organico di diritto alla luce delle nuove norme previdenziali entrate in vigore

Si stimano in 18.000/20.000 i pensionamenti per l’anno 2015 per effetto combinato della legge Fornero e della salvaguardia riservata alle donne con 57 anni + 35 anni di contributi, che vogliono andare in pensione con il contributivo. Tale stima potrebbe essere sottovalutata, anche se non è ipotizzabile che la salvaguardia possa portare a livelli di pensionamenti pre-Fornero.

Attualmente esistono anche circa 18.000 posti vacanti su organico di diritto senza titolare a tempo indeterminato da settembre, a cui vanno aggiunti i circa 9.000 posti del decreto Carrozza per completare l’organico di diritto del sostegno. Quindi sull’organico di diritto dovremmo avere almeno 45.000 posti vacanti cui si dovrebbero aggiungere tutte le cattedre dell’organico di fatto.

Tale situazione consentirebbe un massiccia stipula per i contratti a tempo indeterminato da settembre, ma ancora distante dai 149.000, come afferma Renzi.

Peraltro, in alcune classi di concorso ed in alcune province, l’immissione in ruolo di tutti i precari è difficile per la carenza di posti e la presenza di personale in sovrannumero.

Quindi si ipotizza quanto segue:

– Il primo scenario prevede una mobilità nazionale degli iscritti in graduatoria ad esaurimento su base volontaria (o meno), questo consentirebbe di distribuire in modo uniforme nel territorio nazionale i precari di alcune classi di concorso difficili da assorbire nel nuovo organico. Questo scenario potrebbe prevedere la compilazione di una graduatoria unica nazionale sulla base dei punteggi attualmente attribuiti nelle GaE provinciale oppure dopo aggiornamento dei punteggi, una ipotesi non facile da percorrere visti i tempi stretti della riforma.

– Un secondo scenario è l’allargamento delle aree disciplinari definite dal DM 354/98, consentendo ai precari inseriti in classi di concorso in sovrannumero di accedere alle graduatorie di classi di concorso con più posti liberi ed in via di esaurimento. Una ipotesi percorribile ma sempre dai tempi e dagli effetti incerti.

– Un terzo scenario potrebbe essere quello di fare abilitare sul sostegno in modo coatto i docenti di ruolo e precari in sovrannumero. Questa operazione coinvolgerebbe in modo pensante quelle classi di concorso che in questi anni hanno avuto problemi nel riassorbire il precariato storico per effetto dei tagli della legge Gelmini.

– Un quarto scenario potrebbe prevedere la cancellazione della legge Gelmini con i suoi 87.500 tagli agli organici, con il ripristino dei precedenti quadri orari. Scenario auspicabile ma altamente improbabile.

Probabilmente per riassorbire tutti i precari si dovrà utilizzare sia la mobilità nazionale sia l’ampliamento delle aree disciplinari, oltre ad un massiccio numero di immessi in ruolo sul sostegno andando molto oltre i 91.000 docenti di sostegno in organico di diritto attualmente previsti.

4) Effetti occupazionali de “La Buona scuola” sugli abilitati TFA e PAS. Situazione ricorsi per entrare in IV fascia delle GaE

Dal punto di vista politico, appare improbabile che il governo decida di far inserire gli abilitati TFA e PAS in quarta fascia delle GaE poiché questo potrebbe comportare altri contenziosi giudiziari con coloro che hanno già fatto 36 mesi di supplenze annuali con le graduatorie d’istituto. Questa ipotesi rimane improbabile ma non impossibile, alla luce del fatto che è stato approvato al Senato un ordine del giorno che impegna il governo ad inserire gli abilitati TFA e PAS nelle GaE, modificando la legge quadro per equiparare le procedure di selezione TFA e PAS al concorso pubblico come per le SSIS. Ipotesi plausibile per i colleghi del TFA, ma più difficile da percorre per i colleghi del PAS (anche se tutto in Italia è possibile). Nonostante ciò, rimane ancora improbabile un inserimento dei colleghi TFA e PAS nelle GaE perché all’orizzonte non si profila nessun iniziativa di lotta contro il governo da parte dei colleghi precari per dare la spinta decisiva ad un intervento legislativo. Essi sono pochi come numero e per nulla organizzati. Ciò determina una difficoltà oggettiva nel perseguire un risultato politico che richiede un grosso impegno.

Sul fronte giudiziario ci sono notizie contrastanti. Finora si è discusso solamente di sospensive al TAR del Lazio ed al Consiglio di Stato (a volte accolte) in merito all’inserimento degli abilitati TFA nelle GaE. Sul merito il TAR del Lazio sta prendendo tempo in attesa di un intervento normativo che chiarisce la posizione dei colleghi del TFA che da un punto di vista formale.

5) Effetti negativi de “La Buona Scuola” sui precari iscritti nelle graduatorie di istituto (I, II e III fascia)

Per effetto della “riforma” Renzi, saranno disponibili molte meno supplenze brevi, mentre quelle da Ufficio scolastico provinciale scompariranno insieme alle GaE. Infine le Graduatorie terza fascia dovrebbero rimanere in vita almeno fino al 2017, data della loro naturale scadenza.

6) Analisi degli effetti de “La Buona Scuola” su stipendi e scatti di anzianità

Gli scatti di anzianità sono bloccati almeno fino al 2018, quando dovrebbe entrare in vigore lo scatto per il famigerato “merito” basato sul nulla (o meglio sulla compravendita di titoli, sui quali colleghi precari si sono buttati in questi anni per fare punteggio). Inoltre il contratto collettivo nazionale rimarrà bloccato senza l’indennità di vacanza contrattuale almeno fino al 2018.

7) Organizzazione iniziative di lotta nelle scuole e nei territori

In attesa dei decreti che dovrebbero attuare la riforma de “La Buona Scuola” renziana, non pare esserci in questa fase una situazione favorevole ad azioni di lotta anche se c’è la richiesta di una immediata riconvocazione dell’assemblea dei precari appena sarà chiaro cosa sarà presentato per decreto. In quel momento verrano studiate le eventuali azioni di lotta.

8) Elezioni RSU nelle scuole – 3, 4 e 5 marzo 2015. Candidature dei precari alle elezioni per le RSU

Alcuni precari hanno dato disponibilità a candidarsi alle elezioni RSU del 3, 4 e 5 marzo.

PER UNA VOLTA POSSIAMO DIRLO: VIVA L’EUROPA! LA CORTE EUROPEA FA GIUSTIZIA PER I PRECARI DELLA SCUOLA: DEVONO ESSERE ASSUNTI!

Dopo le tante polemiche e i conflitti, ultimo lo sciopero generale del 14 novembre, che abbiamo sostenuto in questi anni contro le politiche economiche e sociali dell’Unione Europea, per una volta possiamo dire senza tema di smentite: viva l’Europa, o più precisamente, viva la Corte di giustizia europea che oggi – per bocca del suo presidente sloveno Marko Ilesic – ha deciso, ridicolizzando il nostrano MIUR e i governi italici di tutti i colori che hanno consentito la lunghissima illegalità, che i contratti precari per i docenti ed Ata italiani sono illegittimi.

Questa storica sentenza impone che i precari della scuola che hanno almeno tre anni (trentasei mesi) di lavoro scolastico debbano essere assunti o risarciti nel caso abbiano smesso di lavorare nella scuola o non siano interessati a rimanerci: e il risarcimento deve riguardare anche gli scatti di anzianità.

La cifra esatta degli interessati/e supera forse la quota di 300 mila, docenti o Ata, comunque almeno il doppio di quelli delle Graduatorie ad esaurimento che dovrebbero essere assunti da settembre 2015 secondo gli impegni del governo, e riguarda sia i precari di seconda fascia sia quelli di terza. Ora, è vero che in alcune precedenti occasioni i governi hanno preferito pagare le multe (e in questo caso anche i risarcimenti) che ottemperare alle decisioni della Corte europea o della Consulta italiana, e che dunque le procedure legali da avviare rapidamente andranno accompagnate anche da una mobilitazione permanente dei precari affinché da settembre 2015 essi/e possano essere tutti/e lavoratori/trici stabili nella scuola.

Ma stavolta sarà molto difficile sfuggire ad una pesantissima condanna europea, anche perché la cosa a questo punto coinvolge direttamente pure il restante Pubblico impiego, visto che non si vede come il governo italiano possa evitare che una tale decisione si estenda pure ai precari della P.A., i quali, dunque, devono avviare analoghe mobilitazioni e procedure giuridiche.

Per i precari, docenti ed Ata, che abbiano i 36 mesi di lavoro e per i precari del P.I. in situazione analoga, le nostre sedi provinciali sono ovviamente disponibili affinché i tribunali del lavoro, applicando la sentenza europea, diano giustizia definitiva a tutti/e coloro che in questi anni sono stati utilizzati illegalmente, spremuti come limoni, sottopagati e che nella scuola, con il Piano Renzi, si voleva espellere al 50%, mettendo precari contro precari, fasce contro fasce.

Garantiamo rapidamente la piena attuazione dei diritti dei precari docenti ed Ata e estendiamo tale conquista a tutto il Pubblico Impiego.

PIÙ DI CENTOMILA “STRIKERS” NELLE PIAZZE DI 60 CITTÀ PER LO SCIOPERO SOCIALE

Parte in maniera eccellente la Coalizione dello sciopero sociale, in radicale opposizione alle politiche del governo Renzi e della UE, al Jobs Act, alla Legge di stabilità, al Piano-Scuola, allo Sfascia Italia.

Più di centomila “strikers” sociali per 24 ore nelle piazze, nelle strade, nei quartieri popolari, partendo dai luoghi di lavoro e di studio e dai territori di oltre 60 città (con le punte massime di partecipazione a Roma e a Napoli, 20 mila in corteo in entrambe) hanno decretato l’eccellente successo di una grande e originale Coalizione sociale, di un programma alternativo alla distruttiva austerità e di un metodo di lavoro massimamente democratico ed inclusivo.

Non è solo la quantità di partecipanti allo sciopero sociale a decretarne il successo oltre le migliori previsioni, quanto gli elementi di novità che tracciano un percorso fecondo per tutti/e quelli che si oppongono alle catastrofiche politiche economiche e sociali della UE e del governo Renzi.

Lo sciopero è stato deciso e articolato in un lungo lavoro di massa, assembleare, altamente inclusivo, paritario e senza gerarchie o egemonie, partendo dal presupposto che il frantumato fronte del lavoro e non-lavoro non può trovare unità e alleanze se non riconoscendo il ruolo paritario di tutti i settori sociali e delle aree organizzate disponibili, eliminando velleità egemoniche e settarismi di sorta.

Lo sciopero ha unito il lavoro dipendente “stabile” e precario, del pubblico impiego e del privato, con la presenza di tutte le tipologie del lavoro più indifeso, precario ma anche gratuito, e di quel piccolo lavoro autonomo, delle partite Iva e non solo, che subisce la crisi quanto il lavoro dipendente, e in piazza gli studenti medi e universitari erano presenti in massa, consapevoli del loro destino di apprendisti precari.

Inoltre, con una modalità senza precedenti nella storia degli scioperi in Italia e in Europa, abbiamo manifestato per l’intera giornata, da una mezzanotte all’altra, dando vita in tutta Italia a centinaia di iniziative di grande visibilità e ideando un modello, lo sciopero sociale di 24 ore, da cui non torneremo indietro.

Abbiamo protestato contro le distruttive politiche di austerità della UE e del governo Renzi, il Jobs Act e l’abolizione dell’art.18, la precarietà e le privatizzazioni, la legge di Stabilità e il Fiscal Compact, il blocco dei contratti nel PI, e la Legge Fornero, e richiesto un reddito minimo garantito, consistenti aumenti di salari e pensioni, significativi investimenti nei servizi pubblici fondamentali (scuola, sanità, trasporti ecc.) e nei Beni comuni, nel diritto alla casa.

In particolare studenti, docenti ed Ata hanno espresso il rifiuto del Piano Renzi, dei presidi-padroni, del Sistema di Valutazione con i grotteschi quiz Invalsi, della subordinazione delle scuole alle imprese, richiedendo l’assunzione di tutti i precari/e che lavorano da anni nella scuola, massicci investimenti per l’istruzione ed il recupero salariale per docenti ed Ata di quanto perso per la crisi e il blocco dei contratti, oltre all’immediato pensionamento dei Quota96.

Nei prossimi giorni la lotta proseguirà – a Roma davanti alle sedi parlamentari – contro il Jobs Act e la Legge di stabilità in discussione alla Camera e al Senato, mentre domenica 30 novembre a Napoli si svolgerà l’Assemblea nazionale dei Laboratori dello sciopero sociale, nella quale la Coalizione deciderà come proseguire e intensificare le mobilitazioni e come allargare e approfondire l’alleanza sociale che oggi è stata varata con grande successo nelle piazze italiane.

PALERMO 10 NOVEMBRE ASSEMBLEA CITTADINA

news_50532_locandinaBIS

VERSO LOSCIOPERO  GENERALE

DEL 14 NOVEMBRE

del LAVORO PUBBLICO e PRIVATO
e del SOCIALE

 

ASSEMBLEA CITTADINA

LUNEDI’ 10 NOVEMBRE ORE 16,00
PALAZZO DELLE AQUILE
PIAZZA PRETORIA A PALERMO

Continua a leggere

14 NOVEMBRE 2014 SCIOPERO GENERALE

14novembre2014IL VOLANTINO DA SCARICARE

No alle politiche del governo Renzi e dell’Unione Europea, No al Jobs Act, alla Legge di stabilità, al Piano-scuola

Il 14 novembre sciopero generale e sociale con manifestazioni regionali e provinciali

Manifestazione a Palermo

ore 9,30 da piazza Politeama a piazza Indipendenza

(Presidenza della Regione)

I COBAS hanno indetto lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente, pubblico e privato, per l’intera giornata di venerdì 14 novembre. Lo sciopero è stato convocato anche da CUB, USI e ADL Cobas, ma insieme a noi promuoveranno lo sciopero, rendendolo generalizzato e sociale, anche numerose strutture dei Centri sociali e del territorio, comitati e coordinamenti dei precari, organizzazioni studentesche nazionali e locali. Vogliamo coinvolgere nello sciopero – e nelle iniziative che si svolgeranno in tante città – anche parti significative del piccolo lavoro “autonomo”, schiacciato dalla crisi quanto quello dipendente, i giovani delle partite IVA e delle decine di tipologie di precariato, e pure chi non può scioperare nelle forme tradizionali, chi non ha neanche un contratto o che addirittura lavora gratuitamente.

Scioperiamo contro le distruttive politiche di austerità della UE e del governo Renzi, contro il Jobs Act e l’abolizione dell’art.18, la precarietà permanente e le privatizzazioni, la legge di Stabilità e il Fiscal Compact, il blocco dei contratti nel Pubblico Impiego. Richiediamo l’abolizione della Legge Fornero e pensioni adeguate per tutti/e, un reddito minimo garantito, consistenti aumenti di salari e pensioni per recuperare almeno quanto perso dall’inizio della crisi, significativi investimenti nella scuola, nei servizi pubblici fondamentali (sanità, trasporti ecc..) e nei Beni comuni, nel diritto alla casa. Respingiamo il miserabile ricatto del governo Renzi che, mentre promette fantomatici nuovi diritti a chi non ne ha, vuole levare quei pochi rimasti ai lavoratori/trici, aizzando una competizione spietata tra giovani e meno giovani, tra “stabili” e precari, vendendo fumo in perfetto stile berlusconiano per nascondere il fallimento delle politiche di austerità – che invece di diminuire il debito pubblico lo hanno aumentato – e di precarietà/flessibilità estrema del lavoro, che, lungi dal ridurre la disoccupazione, la stanno portando a livelli record.

In particolare per la scuola, rifiutiamo il Piano Renzi, i presidi-Marchionne con il potere di assumere e licenziare, l’abolizione degli scatti di carriera sostituiti da miseri scatti di presunto “merito”, l’ingresso delle imprese negli istituti scolastici, il Sistema di valutazione nazionale con i grotteschi quiz Invalsi; e chiediamo l’assunzione di tutti i precari/e docenti ed Ata che lavorano da anni nella scuola, 300 euro mensili netti per docenti ed Ataa parziale recupero di quanto perso con il blocco dei contratti, l’immediato pensionamento dei Q96, la gestione collegiale degli istituti, un serio aggiornamento dei docenti mediante anno sabbatico.

Durante la giornata del 14, si svolgeranno cortei a livello regionale e provinciale, ma anche iniziative diffuse, picchetti, sit-in e azioni in luoghi significativi del conflitto contro le politiche liberiste e di austerità, a partire dalla prima mattinata e fino a tarda sera.

Piero Bernocchi   portavoce nazionale COBAS