SOCIETÀ, ECONOMIA E SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

SOCIETÀ, ECONOMIA E SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Sospensione delle lezioni e didattica a distanza: in questo scenario ci muoviamo da settimane, adottando le modalità che ciascun* ritiene più opportune, accomunat*, docenti e studenti, dal riconoscimento di un primordiale bisogno di relazione e di contatto. Un modo per reagire allo stato di eccezione che interrompe il fluire delle relazioni, della vita, sottomettendoci al principio esclusivo della sopravvivenza biologica individuale, un modo per affermare l’importanza delle relazioni sociali in un tempo in cui le persone diventano individui, bloccat* nella paura, distant*, diffident*, passiv*, annoiat* e sol*. La Scuola è luogo di incontro: mai come ora capiamo quanto sia importante e imprescindibile la fisicità, la presenza di corpi, sguardi e voci che si intrecciano; abbiamo sperimentato, anche con le nuove modalità della cosiddetta didattica a distanza, la possibilità di vedersi e ascoltarsi, come resiliente tentativo di tenere in vita almeno una traccia di contatto reale. L’obiettivo, nitido quanto difficile, è preservare la funzione di presidio civile che la Scuola rappresenta di fronte al vuoto della paura e dell’emergenza.

SOSPENSIONE DELL’ISTRUZIONE E DEBOLEZZA DI UN SISTEMA SANITARIO REGIONALIZZATO E PRIVATIZZATO

Questa consapevolezza non può e non deve in alcun modo diventare uno schermo per nascondere la realtà: il diritto all’istruzione è stato sospeso, cosi come molti diritti civili fondamentali garantiti dalla Costituzione, per tutelare un diritto alla salute minacciato dalla pandemia e dall’inadeguatezza del nostro sistema sanitario a fronteggiare l’epidemia, nonostante l’abnegazione e i ritmi massacranti con cui stanno lavorando il personale sanitario, esponendosi a pesanti rischi personali. La regionalizzazione della Sanità mostra la corda, perché di fatto determina uno scarso coordinamento delle strutture sanitarie a livello nazionale nella gestione dell’emergenza. La regionalizzazione è strutturalmente collegata con l’aziendalizzazione e la privatizzazione, perché storicamente l’aumento delle competenze degli enti locali implica una riduzione delle risorse pubbliche e della stessa efficacia dell’intervento. Non a caso il governo si è deciso ad autorizzare la requisizione temporanea delle strutture private idonee. Tutto questo dovrebbe essere un monito politico per bloccare le folli proposte di autonomia regionale differenziata, sia in salsa leghista che del PD.

GLI EFFETTI DELL’EMERGENZA SULLA VITA ECONOMICA E SOCIALE

Gli effetti sull’economia reale sono pesantissimi, ma diventano drammatici per tantissime categorie del lavoro dipendente e autonomo, i “non garantiti” che pagheranno duramente quello che sta accadendo. Il primo settore che ne ha sofferto è stato il turismo, che produce il 14% del PIL; ora stanno crollando decine di migliaia di piccole e medie attività di ristorazione, accoglienza, ospitalità, artigianato, commercio, produzione e diffusione alimentare; persino piccole e medie aziende, che dovrebbero essere al riparo dall’uragano, tracollano perché il Made in Italy ora fa paura persino nei settori più impensabili. Ma con le restrizioni progressive per la maggior parte delle attività economiche per un tempo che allo stato non è prevedibile e, nonostante i provvedimenti di sostegno alle famiglie e alle imprese, vi sarà un crollo della domanda interna con effetti negativi a catena sulla produzione e sull’occupazione. È sempre più evidente che bisogna invertire la rotta: abbiamo bisogno come il pane dell’intervento pubblico in economia per sostenere la domanda, per orientare la produzione verso modelli sostenibili, per ricominciare ad investire sulla ricerca e l’innovazione, per un reddito “di quarantena” nell’immediato, per i lavoratori autonomi e dipendenti più colpiti, e un reddito universale in prospettiva. È un segnale sicuramente positivo la decisione della Commissione UE di proporre al Consiglio, per la prima volta nella storia, l’attivazione della clausola del Trattato che prevede la sospensione del Patto di Stabilità. È un’operazione simile al “whatever it takes” di Draghi, a cui seguì il quantitative easing e una politica monetaria fortemente espansiva; ora assistiamo a un’inversione di rotta anche per la politica di bilancio.

Ma il quadro dei vincoli di bilancio che ha caratterizzato la vita dell’euro e dell’UE, dal Patto di Stabilità al Fiscal Compact, deve saltare in modo strutturale e permanente. È necessaria un’ingente e stabile spesa pubblica in deficit per affrontare l’emergenza sanitaria e strutturalmente aumentare la domanda, la produzione e l’occupazione. Va finanziata con il Fondo Salva Stati, con gli Eurobond e, soprattutto, rimettendo in discussione il tabù del finanziamento monetario, conferendo alla BCE e alle BCN i poteri che hanno tutte le Banche Centrali del mondo: acquistare titoli di Stato sul mercato primario e anticipare moneta in conto corrente al Tesoro dello Stato.

E in questa situazione, per le parti più deboli della società si rischia un aumento dell’ineguaglianza: per alcuni, come migranti e ROM, lo “stare a casa” si traduce immediatamente in emarginazione sociale e mancanza di possibilità.

LA SCUOLA: PRESIDIO DI CIVILTÀ NELLA SOSPENSIONE DELLA VITA SOCIALE DA TUTELARE

In questo contesto la scuola oggi sopravvive come presidio di civiltà, come sforzo collettivo inderogabile di affermare il bisogno di sopravvivenza civile, sociale, affettiva, e non solo biologica.

Ma guai a pensare che questa possa essere la normalità, l’occasione offerta alla scuola per scoprire alternative migliori; guai a pensare che stiamo garantendo davvero il diritto all’istruzione in altra forma o addirittura che si tratti di un’opportunità per fare un salto di qualità. Ogni sospensione dei diritti costituzionali è sempre una minaccia. L’emergenza è il terreno ideale per le sperimentazioni sociali, l’occasione per imporre cambiamenti difficilmente realizzabili in tempi normali. È la tecnica della shock economy teorizzata da Naomi Klein: approfittare della crisi per imporre in modo strutturale nuovi modelli economico-sociali. La sospensione della socialità nel momento dell’emergenza porta con sé il rischio che diventi strutturale il ritorno all’individualismo anche con il ritorno alla normalità, tanto più se pensiamo che già in tempi normali l’io stava prevalendo sul noi. La conseguenza sarebbe una drastica riduzione del peso dell’azione e dell’organizzazione collettiva, dello stesso conflitto sociale, con un aumento esponenziale della disuguaglianza sostanziale a scapito dei più deboli. Un rischio del genere c’è anche nella scuola: sospensione della collegialità per rafforzare ulteriormente il potere gerarchico dei dirigenti; didattica a distanza che diventa strutturale e sostitutiva della didattica in presenza… Per questo sentiamo la necessità di focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti della situazione attuale per capire cosa sta accadendo e dove stiamo andando, quali sviluppi della gestione dell’emergenza siano da contrastare e scongiurare, quali, invece, siano occasioni per rafforzare la scuola pubblica e il diritto all’istruzione.

LA DIDATTICA A DISTANZA

La didattica a distanza è inevitabile in questa fase, ma non illudiamoci e non illudiamo: non è scuola, non garantisce il diritto all’istruzione! La scuola è, o dovrebbe essere, una comunità educante, che punta allo sviluppo delle capacità di analisi e di sintesi, allo sviluppo dello spirito critico del/la cittadino/a e, per esserlo, ha bisogno di relazioni umane, emotive e cognitive, che non possono essere assicurate dall’insegnamento a distanza. Siamo d’accordo nel farci carico della situazione per mantenere i contatti con studenti e studentesse, per sostenere e provare a dare un contributo, ma ribadiamo con forza che ciò è semplicemente reso indispensabile ed ineludibile dall’eccezionalità della situazione e rigettiamo con forza qualsiasi retorica modernista e qualsiasi ubriacatura pseudo tecnologica per il futuro.

I collegi e i consigli online potrebbero essere in questo momento un’occasione di confronto e di condivisione dei problemi, ma allo stato attuale non c’è normativa che li regoli e perciò non possono essere considerati organi deliberanti.

Si deve anche osservare che la didattica a distanza aumenta o crea ulteriori differenze sociali, che invece la scuola dovrebbe ridurre se non eliminare, sia per gli studenti che per i docenti. Per come la vogliono imporre molti dirigenti, la didattica a distanza richiede avere a disposizione costantemente un PC a testa e una “stanza tutta per sé”. Senza pensare se poi tra i genitori c’è anche chi svolge “lavoro agile”.

MA CHE COSA PENSANO STUDENTI E GENITORI DI QUESTA SITUAZIONE?

In realtà basterebbe, ma pare non lo faccia nessuno, chiedere e discutere con i diretti interessati; credete che studenti e studentesse preferiscano rimanere in casa davanti ad un PC o, più spesso, ad uno smartphone per ore ed ore piuttosto che frequentare una scuola? Di più, credete che questo sarebbe un bene per loro? Avete chiesto alle famiglie cosa ne pensano? Avete parlato con i/le docenti per avere feedback reali? Sono evidentemente domande retoriche: basta il buon senso per rispondere.

Assodato che questa è solo una situazione di emergenza che non dovrà, da questo punto di vista, lasciare alcuna eredità, vogliamo mettere in evidenza come anche in questo caso le emergenze diventino subito occasioni per effettuare sperimentazioni, per far fare salti in avanti a logiche securitarie e di controllo, per introdurre “novità” al di fuori delle regole e degli schemi istituzionali e normativi, per verticalizzare le relazioni di potere e sperimentare nuove forme di dirigismo autoritario.

Rifiutiamo l’idea che a causa della pandemia le scuole diventino caserme o navi da guerra, non abbiamo bisogno né di capitani né di comandanti; non siamo disposti a dare spazio a retoriche patriottarde che mascherano intenti autoritari, così come non vogliamo dare spazio alle smanie di protagonismo e deliri di controllo messi in campo da svariati dirigenti e, purtroppo, anche alcuni/e nostri/e colleghi/e.

LA SITUAZIONE DI CRISI ESTREMA NELLE CARCERI

La dimostrazione di quanto andiamo dicendo è quello che accade, invece, in quel mondo alla rovescia che è il carcere, dove i detenuti, costretti ad una doppia reclusione a causa del COVID-19, non hanno più alcuna possibilità di avere contatti con i propri insegnanti cioè con chi ha, per nove mesi l’anno, il rapporto quotidiano più costante e diretto. I docenti sono stati fatti uscire dalle aule “ristrette” il 4 marzo e da allora non hanno avuto più alcuna possibilità di avere contatti con i propri studenti. Nonostante la Circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 12 marzo scorso abbia previsto l’uso di Skype anche per riprendere i rapporti con gli alunni ciò si sta rivelando impossibile (manca il personale, mancano i computer, mancano gli spazi) e, al massimo, i docenti possono consegnare alle aree educative interne, materiale cartaceo. Come è facile capire, in celle affollate, senza illuminazione adeguata, in una condizione di ansia e con problematiche serissime da affrontare (tra cui quella sanitaria) difficilmente tale materiale potrà essere utilizzato, nonostante anche in carcere ci si diplomi e gli studenti maturandi non si sa, ancor più che nel “mondo di fuori”, quando e se potranno svolgere gli Esami di maturità. Dunque, proprio in carcere, dove il controllo dei detenuti è totale, salvo i momenti in cui tragicamente la “rivolta” si diffonde (e ricordiamo qui le 13 vittime dell’ultima protesta), l’utilizzo della didattica a distanza è, invece, praticamente inesistente, perché inutile nell’istituzione totale per eccellenza, dove il controllo è la norma.

LA CRISI: UN’OCCASIONE DI PROFITTO PER LE BIG-TECH?

C’è un altro aspetto di cui tenere conto in questa ubriacatura pseudotecnologica. Stiamo aprendo le porte ai giganti del big-tech, con la scusa del poco tempo, grazie anche ad accordi che da tempo stavano venendo avanti, le grandi corporazioni del cosiddetto big-tech [Google, Microsoft, Apple, ecc.] stanno entrando in pompa magna nel sistema scolastico. Consideriamo grave che, senza colpo ferire, senza un minimo di discussione, una fetta del sistema e dello stesso diritto all’istruzione (una grossa fetta se diamo retta ai paladini della d-a-d) venga acriticamente messa in mano di questi colossi multinazionali privati, famosi soprattutto per le loro capacità di estrarre profitto dalle nuove tecnologie e di evadere o eludere il fisco. Anche qui vediamo in azione i meccanismi della shock economy: sull’onda dell’emergenza si introducono senza confronto e senza discussione elementi di mercato e di omologazione, mentre al contempo si restringono gli spazi di democrazia. Dove sono finite tutte le riflessioni e i tentativi di introduzione del software libero? Dove finisce l’opposizione e la protezione dalle ingerenze di questi colossi multinazionali? Perché continuare ad aprire le porte della scuola alla società dei big-data, in mano alle corporazioni private, con tutti i pericoli del controllo continuo?

È assurdo costruire subito un sistema di comunicazione online gestito direttamente dalla Pubblica Amministrazione?

LA SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: SETTE PROPOSTE DEI COBAS SCUOLA Continua a leggere

PROPOSTE PER IL REDDITO ASSISTENTI DISABILITÀ

SCUOLE CHIUSE. QUALE REDDITO PER GLI ASSISTENTI AI DISABILI?

Dall’inizio di questa crisi sosteniamo che le conseguenze dell’attuale pandemia non devono colpire quei lavoratori che dispongono di minori tutele e il cui reddito è, purtroppo, indissolubilmente legato all’erogazione delle prestazioni. Fra questi ultimi va collocato il personale attualmente impiegato, con qualunque tipo di rapporto lavorativo, autonomo, atipico o dipendente, nelle attività di assistenza alla disabilità nelle istituzioni scolastiche e nelle attività di didattica integrativa domiciliare.

Il Coordinamento regionale siciliano ASACOM Cobas ha, perciò, proposto un insieme di emendamenti al d.l. 17 marzo 2020, n. 18, con l’obiettivo di evitare il licenziamento o la sospensione del lavoro anche per questi lavoratori, che nell’attuale formulazione del predetto articolo non vengono menzionati.

Il presupposto è quello che anche per questa categoria di lavoratori vanno riconosciute le ore lavorative non espletate o non espletabili per causa di forza maggiore, dipendente dalla sospensione delle attività didattiche “in presenza”, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati ai sensi dell’art. 3, comma 1, del d.l. n. 6/2020.

In particolare, tenendo conto della specificità di queste figure, va, infatti, ricordato che non sempre è possibile inserirsi all’interno della cosiddetta Didattica a Distanza, né il lavoro di mattina a scuola può essere sostituito dalla “attività domiciliare”, sia perché non prevista, sia perché accentuerebbe il rischio di contagio.

Oltre agli emendamenti, si propone di inserire una nuova norma che riguardi specificamente l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali. Tale norma dovrebbe prevedere, fra l’altro, che durante la sospensione dell’attività didattica “in presenza” le pubbliche amministrazioni siano autorizzate al pagamento del personale e delle cooperative che gestiscono tutti i servizi, inclusa l’assistenza igienico-personale, per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo.

Il Coordinamento regionale siciliano ASACOM Cobas, pur nella complessa situazione attuale, manterrà forte e coerente la mobilitazione per raggiungere questi obiettivi e impedire che a un’intera categoria di lavoratori vengano negati salario e diritti.

SCUOLE CHIUSE. RESTI A CASA ANCHE IL PERSONALE ATA

Visto che ci arrivano molte segnalazioni da scuole che non hanno ancora deciso la chiusura per limitare il diffondersi del coronavirus, abbiamo inviato questa comunicazione per sollecitare gli organi competenti alla verifica dell’opportunità di queste scelte.

  • * * *

All’Assessore all’Istruzione e Formazione Professionale della Sicilia

Al Direttore dell’USR della Sicilia

Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali della Sicilia

Ai Prefetti delle provincie della Sicilia

Agli uffici di Prevenzione e Protezione delle AASSLL della Sicilia

e p.c. ai/alle DS degli Istituti Scolastici della Sicilia

LORO SEDI

 

Oggetto: Emergenza epidemiologica da COVID-19 e organizzazione del servizio del personale ATA nelle Istituzioni scolastiche della Sicilia

La scrivente O.S. Cobas Comitati di Base della Scuola, Coordinamento Regionale Siciliano, venuta a conoscenza del fatto che in alcune scuole si è disposta l’organizzazione del servizio ridotto che prevede la presenza a scuola del personale ATA:

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;

Visti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 febbraio 2020, del 25 febbraio 2020, del 1° marzo 2020, del 4 marzo 2020, dell’8 marzo 2020 e del 9 marzo 2020;

Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;

Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale;

Viste le misure adottate dal Governo sull’intero territorio nazionale, in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19;

Vista la sospensione delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado;

Vista le Note MIUR del 6, 8 e 10 marzo;

Visto l’articolo 87 del decreto Cura Italia Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18

chiede ai responsabili delle Istituzioni in intestazione

se le attuali disposizioni degli Istituti Scolastici che hanno previsto la riduzione del servizio con presenza a scuola del personale ATA siano conformi ai provvedimenti normativi emananti in questa fase di emergenza finalizzati al contenimento del coronavirus;

se le attività programmate, predisposte dalla dirigenza scolastica siano indifferibili, se sia effettivamente indispensabile, necessaria, anche in ragione della gestione dell’emergenza, garantire la presenza dei dipendenti come individuati nelle Istituzioni scolastiche;

se si poteva garantire lo svolgimento della detta prestazione tramite il lavoro agile di cui alla legge 22 maggio 2017, n. 81 come richiamato dal decreto Cura Italia Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18;

di verificare in che modalità vengono garantite le più idonee misure di sicurezza finalizzate a salvaguardare l’integrità psicofisica dei dipendenti.

LA SCUOLA IN CARCERE AL TEMPO DEL COVID-19

LA RETE DELLE SCUOLE RISTRETTE

IL CARCERE AL TEMPO DEL COVID-19

I docenti della Rete delle Scuole Ristrette, alla luce dei provvedimenti sanitari presi nelle carceri, che stanno creando tensioni e rivolte all’interno di numerose istituzioni penitenziarie, sono molto preoccupati per i propri studenti e i detenuti tutti e, in considerazione degli ulteriori problemi che la sospensione delle lezioni sta comportando in una situazione di così grave limitazione delle libertà personali, ritiene di dover intervenire nel merito, sottolineando alcune contraddizioni e proponendo alcune soluzioni da porre all’attenzione dei due ministeri interessati, MIUR e Ministero della Giustizia.

Come anche altre autorevoli fonti hanno sottolineato (Mauro Palma, Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà personale; Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone) in una situazione di così eccezionale emergenza bisogna, infatti, tutelare la salute di tutti, ma bisogna anche rispettare i diritti fondamentali delle persone.

L’attuale sovraffollamento non permette, invece, il rispetto delle misure sanitarie imposte al resto dei cittadini e delle cittadine italiani/e e i provvedimenti presi (sospensione della didattica, sospensione delle attività di volontariato, di corsi, progetti e, in ultimo, ma non certo per importanza, limitazione e/o sospensione dei colloqui con familiari), stanno provocando isolamento e ulteriore senso di esclusione. Per questo motivo riteniamo necessario entrare nel merito della questione chiedendo innanzitutto di far utilizzare ai detenuti che ne siano nei termini, la fruizione delle misure alternative alla detenzione (in base agli strumenti normativi già in essere) in modo da rimandare a casa (perché ne hanno diritto) un numero significativo di persone e lo chiediamo nell’interesse congiunto dei detenuti e degli operatori che quotidianamente lavorano nelle strutture penitenziarie.

In particolare i docenti che insegnano nei percorsi di istruzione nelle carceri (di primo e di secondo livello) chiedono:

Per la didattica. Poiché quasi in nessun istituto penitenziario c’è una reale possibilità di collegamento online con gli studenti ristretti (a meno che improvvisamente non si riesca a risolvere ora l’annosa questione) le soluzioni possibili riguardano: la possibilità che tutti abbiano possibilità di accesso gratuito ai servizi di posta elettronica, la registrazione di lezioni, parte di lezioni, schemi, indicazioni operative, compiti da far svolgere, schemi da utilizzare, da inviare online o da consegnare tramite le scuole di riferimento all’area educativa; oppure stampa dello stesso materiale, con chiarimenti operativi e fotocopie da consegnare e far recapitare direttamente agli studenti dei corsi attraverso personale interno;

Per la giustizia. Chiediamo un aumento dei colloqui telefonici, facendoli diventare quotidiani e non settimanali, potenziandoli ove possibile con colloqui via skype, un’informazione costante e puntuale, con l’ingresso giornaliero di più quotidiani per approfondire le varie problematiche che stanno emergendo e non ricorrendo solo al mezzo televisivo e ai notiziari, ma mettendo in condizione i detenuti di poter frequentare liberamente le Biblioteche di reparto e le biblioteche centrali degli istituti, per poter leggere, continuare a studiare quanto svolto sino ad ora nei programmi, approfondire le tematiche relative alla situazione determinata dalla diffusione del Covid-19 per evitare allarmismi e diffusione di notizie false e non controllabili.

Per la Rete delle Scuole Ristrette

Anna Grazia Stammati

COVID-19. UTILIZZAZIONE PERSONALE DOCENTE E ATA. Aggiornamenti

Alla Direzione Generale dell’U.S.R. per la Sicilia

Ai Dirigenti scolastici

e a tutto il personale docente e ATA

delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado della Sicilia

LORO SEDI

Oggetto: emergenza COVID-19. UTILIZZAZIONE PERSONALE DOCENTE E ATA. Note MIUR nn. 278, 279 e 323

La scrivente O.S., alla luce del recente d.P.C.M. del 9/3/2020, che ha esteso all’intero territorio nazionale le misure previste dall’art. 1 del precedente d.P.C.M. dell’8/3/2020, e delle conseguenti Note MIUR nn. 278, 279 e 323/2020, ritiene opportuno integrare le proprie precedenti comunicazioni (prot. 85, 86 e 90/2020) con le seguenti osservazioni riepilogative, al fine di evitare contenziosi e ridurre l’indesiderato effetto di amplificazione dell’ansia e dell’incertezza che l’emergenza COVID-19 rischia di produrre.

Innanzitutto, condividendo “l’obiettivo di limitare allo stretto necessario lo spostamento delle persone al fine di contenere la diffusione dell’epidemia” (Nota MIUR n. 323/2020), continuiamo a ribadire che l’utilizzazione del personale docente e ATA non può che avvenire in applicazione delle “norme di legge e di contratto vigenti in materia di impiego del personale suddetto in regime di sospensione delle attività didattiche” (Chiarimenti dell’USR Sicilia – Ufficio I AT provincia di Palermo del 27/2/2020) e assicurando le necessarie misure precauzionali (ad es. “accurata pulizia e disinfezione delle superfici e ambienti” e “un adeguato distanziamento”, punti 5 e 8 Dir. D.F.P. n. 1/2020), per cui:

– il personale docente non ha nessun obbligo di presenza, a meno di eventuali, già programmate, attività collegiali deliberate dal piano delle attività e “non improcrastinabili” (Nota MIUR n. 278/2020), mentre non ne possono essere convocate nuove “fino al 3 aprile 2020” (Nota MIUR n. 279/2020);

– per il personale ATA deve essere prevista “una organizzazione attenta a garantire l’attività essenziale, adottando in proposito ogni forma di flessibilità” e concedendo “il lavoro agile al personale ATA che dovesse farne richiesta” (Nota MIUR n. 278/2020) e, “in analogia, ai docenti utilizzati nelle mansioni del personale amministrativo perché inidonei all’insegnamento” (Nota MIUR n. 323/2020);

– tutto il personale docente e ATA, qualora la propria prestazione lavorativa risulti temporaneamente impossibile, non può essere considerato “responsabile del ritardo nell’adempimento” (art. 1256, comma 2, Cod. Civ.).

Tutto ciò premesso, ricordiamo che le Note MIUR n. 278 e 323/2020 prevedono il coinvolgimento della RSU e del/la Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – RLS nell’adozione delle “misure più idonee in relazione alle specifiche caratteristiche della struttura e alla necessità di contemperare tutela della salute con le esigenze di funzionamento del servizio” per quanto concerne l’attività amministrativa e l’organizzazione delle attività funzionali all’insegnamento.

Inoltre, per quanto riguarda l’attivazione di modalità di didattica a distanza, l’art. 2, comma 1, lett. m) del d.P.C.M. 8/3/2020, prevede che: “i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Come è noto, tutta la normativa vigente, dal d.lgs. n. 165/2001 alla legge n. 107/2015, prevede che i poteri del/la dirigente scolastico/a sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, e che – per quanto riguarda la didattica – il collegio dei docenti ha “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto… Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” (art. 7, comma 2, lett. a, d.P.R. n. 297/1994).

Il d.l. n. 6/2020, da cui discende anche il d.P.C.M. 8/3/2020, non prevede alcuna deroga a queste norme. Per cui è legittimo che il/la dirigente promuova e coordini le attività didattiche a distanza, ma non che imponga di svolgere tali attività come se fosse un obbligo di servizio. Infatti, la libertà di insegnamento, costituzionalmente garantita, non è cancellata e il CCNL non prevede in alcun modo la didattica online all’interno degli obblighi professionali. È opportuno ricordare anche che ogni atto valutativo da parte dei/lle docenti durante il periodo di sospensione delle attività didattiche si espone a forti dubbi di legittimità.

In conclusione, con la presente invitiamo i/le dirigenti scolastici/che, nel rispetto delle norme di precauzione e di tutela della salute del personale, a coinvolgere RLS e RSU prima di adottare qualunque decisione e – comunque – a:

– non mettere in atto procedure illegittime di convocazione del personale docente a scuola e di svolgimento del collegio dei docenti né riorganizzare le attività funzionali all’insegnamento (Nota MIUR n. 279/2020);

– non imporre al personale docente l’utilizzo di forme specifiche ed obbligatorie di didattica a distanza, strumento che deve essere lasciato nei modi, tempi e contenuti alla valutazione dei/lle singoli/e docenti, nel rispetto del CCNL e della libertà di insegnamento;

– concordare eventuali forme di flessibilità oraria e concedere modalità di “lavoro agile” al personale ATA e ai docenti “inidonei” che ne facessero richiesta, limitando “il servizio alle sole ulteriori prestazioni necessarie non correlate alla presenza di allievi, attivando i contingenti minimi stabiliti nei contratti integrativi di istituto ai sensi della legge 146/90” (Nota MIUR n. 279/2020). In quest’ultimo caso, il personale coinvolto nella turnazione non dovrà recuperare in alcun modo l’orario di servizio non prestato e non dovrà presentare alcuna richiesta di recuperi compensativi o ferie, ad esclusione di quelle eventualmente non godute nel precedente a.s. 2018/2019 (Nota MIUR n. 323/2020).

AMMORTIZZATORI SOCIALI PER GLI ASSISTENTI SCOLASTICI ASACOM PER LE ORE NON ESPLETATE

URGENTE
AGGIORNAMENTO PER GLI ASSISTENTI SCOLASTICI SUL MANCATO PAGAMENTO DELLE ORE NON ESPLETATE A SEGUITO DELLA SOSPENSIONE DELLE ATTIVITA’ DIDATTICHE CAUSA CORONAVIRUS

Abbiamo ricevuto in giornata la rassicurazione da parte del Sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali Sen. Steni Di Piazza che il Governo sta lavorando per inserire, in un prossimo Decreto, la possibilità di poter usufruire degli ammortizzatori sociali da parte degli Assistenti scolastici in tutta Italia (autonomia, comunicazione e igienico-personali).
In questo momento in cui il Ministero si trova ad operare senza sosta per affrontare le innumerevoli crisi aperte dall’emergenza Coronavirus e non avendo altri dettagli utili sul provvedimento, invitiamo tutti i soggetti interessati (Assistenti ed Enti locali) a proseguire lungo le direttive già emanate dalla Regione Siciliana oppure ricevute dalla Committenza/Cooperative in attesa di conoscere in dettaglio il provvedimento.
Sempre convinti che la più inclusiva risoluzione di questo stato oneroso sia il pagamento delle ore non espletate causa forza maggiore e che si debba tenere conto sia del lavoro subordinato che di quello autonomo, rimarremo vigili e continueremo a lavorare per assicurare dignità professionale alla categoria.
Ringraziamo il Sen. Steni Di Piazza per la grande sensibilità dimostrata per la nostra categoria e il Prof. Leonardo Alagna (Vice Presidente nazionale First) per l’impegno profuso in questi giorni.

Cobas LP ASACOM Palermo

EMERGENZA CORONAVIRUS. Obblighi di lavoro e didattica a distanza

Alla Direzione Generale dell’U.S.R. per la Sicilia

Ai Dirigenti scolastici

e a tutto il personale docente e ATA

delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado della Sicilia

LORO SEDI

Oggetto: emergenza COVID-19 – OBBLIGHI DI LAVORO E DIDATTICA A DISTANZA

In questi primi giorni di sospensione delle attività didattiche, a causa dell’emergenza COVID-19, sono arrivate alla scrivente O.S. numerose segnalazioni di comportamenti irrituali di dirigenti scolastici, che sembrano esorbitare dalle norme vigenti relative all’utilizzazione del personale.

Innanzitutto, ribadiamo che l’utilizzazione del personale docente e ATA non può avvenire che in applicazione delle “norme di legge e di contratto vigenti in materia di impiego del personale suddetto in regime di sospensione delle attività didattiche” (Chiarimenti dell’USR Sicilia – Ufficio I AT provincia di Palermo del 27/2/2020), per cui:

– il personale docente non ha nessun obbligo di presenza, a meno di eventuali, già programmate, attività collegiali deliberate dal piano delle attività e “non improcrastinabili” (Nota MIUR n. 278/2020), mentre non ne possono essere convocate di nuove, come previsto dalla Nota MIUR n. 279/2020, che prevede “Nelle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione sono sospese tutte le riunioni degli organi collegiali in presenza fino al 3 aprile 2020”;

– il personale ATA può rientrare nelle scuole solo dopo la “pulizia e disinfezione straordinaria” dei locali, assicurando “un adeguato distanziamento come misura precauzionale” (punto 5 Dir. D.F.P. n. 1/2020), adottando “una organizzazione attenta a garantire l’attività essenziale, adottando in proposito ogni forma di flessibilità” e concedendo “il lavoro agile al personale ATA che dovesse farne richiesta” (Nota MIUR n. 278/2020).

Tutto ciò premesso, ricordiamo che la Nota MIUR n. 278/2020 prevede il coinvolgimento del/la Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – RLS e della RSU nell’adozione delle “misure più idonee in relazione alle specifiche caratteristiche della struttura e alla necessità di contemperare tutela della salute con le esigenze di funzionamento del servizio” per quanto concerne l’attività amministrativa e l’organizzazione delle attività funzionali all’insegnamento.

Inoltre, per quanto riguarda l’attivazione di modalità di didattica a distanza, l’art. 2, comma 1, lett. m) del d.P.C.M. 8/3/2020, prevede che: “i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Come è noto, tutta la normativa vigente, dal d.lgs. n. 165/2001 alla legge n. 107/2015, prevede che i poteri del/la dirigente scolastico/a sono esercitati nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, e che – per quanto riguarda la didattica – il collegio dei docenti ha “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto… Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente” (art. 7, comma 2, lett. a, d.P.R. n. 297/1994).

Il d.l. n. 6/2020, da cui discende anche il d.P.C.M. 8/3/2020, non prevede alcuna deroga a queste norme. Per cui è legittimo che il/la dirigente promuova e coordini le attività didattiche a distanza, ma non che imponga di svolgere tali attività come se fosse un obbligo di servizio. Infatti, la libertà di insegnamento, costituzionalmente garantita, non è cancellata e il CCNL non prevede in alcun modo la didattica online all’interno degli obblighi professionali.

È opportuno ricordare anche che ogni atto valutativo da parte dei/lle docenti durante il periodo di sospensione delle attività didattiche si espone a forti dubbi di legittimità.

Crediamo sia interesse di tutti/e evitare oggi scelte improvvisate che diano luogo a contenziosi, o producano un indesiderato effetto di amplificazione dell’ansia e dell’incertezza comune.

In conclusione, con la presente invitiamo i/le dirigenti scolastici/che, nel rispetto delle norme di precauzione e di tutela della salute del personale, a coinvolgere RLS e RSU prima di adottare qualunque decisione e – comunque – a:

– non mettere in atto procedure illegittime di convocazione del personale docente a scuola e di svolgimento del collegio dei docenti né riorganizzare le attività funzionali all’insegnamento, modificando il piano annuale delle attività, ai sensi della Nota MIUR n. 279/2020;

– non imporre al personale docente l’utilizzo di forme specifiche ed obbligatorie di didattica a distanza, strumento che deve essere lasciato nei modi, tempi e contenuti alla valutazione dei/lle singoli/e docenti, nel rispetto del CCNL e della libertà di insegnamento;

– concordare eventuali forme di flessibilità oraria e concedere modalità di “lavoro agile” al personale ATA che ne facesse richiesta, limitando “il servizio alle sole ulteriori prestazioni necessarie non correlate alla presenza di allievi, attivando i contingenti minimi stabiliti nei contratti integrativi di istituto ai sensi della legge 146/90” (Nota MIUR n. 279/2020).

Infine, constatata la forte disomogeneità dei comportamenti adottati dai/lle dirigenti scolastici/che della regione, la scrivente O.S. ritiene utile che anche la Direzione dell’USR Sicilia diffonda una nota di chiarimento sui temi suesposti, tale da consentire a tutte le Istituzioni scolastiche di agire con la necessaria serenità in un quadro di comportamenti condivisi.

D.P.C.M. 4 marzo 2020 E ASSISTENTI ALLA DISABILITÀ

COMUNICATO COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO COBAS ASSISTENTI DISABILITÀ

In occasione dell’emergenza ingeneratasi dalla diffusione del Coronavirus e dopo l’emanazione del DPCM del 04/03/2020 dove si ordina la sospensione delle attività didattiche nelle Scuole di ogni ordine e grado in tutto il territorio nazionale, si è riunito con urgenza il Coordinamento Regionale Cobas che già da tempo ha preso in carico le istanze degli Assistenti all’autonomia, alla comunicazione e igienico-personali della nostra regione.

A seguito della prima sospensione delle attività scolastiche avvenuta nell’ultima settimana di febbraio nella Provincia di Palermo, la scrivente O.S. aveva già monitorato la fattispecie e attivato i canali istituzionali per ottenere il pagamento delle giornate di lavoro non espletate a fronte, invece, di ventilate ipotesi di recupero ore e/o accesso agli ammortizzatori sociali, da noi considerate inadeguate, facendo presente che il servizio nel territorio regionale viene gestito dagli Enti Locali in maniera eterogenea, ma comunque riconducibile a due modalità precise, lavoro dipendente e lavoro autonomo.

A fronte, però, della nuova sospensione didattica in tutta Italia, forte è la richiesta di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti ai COBAS in merito alla corresponsione della retribuzione dovuta, già stanziata e prevista dagli EE. LL., senza le restrizioni poste in essere dagli attuali bandi di accreditamento per l’erogazione dei Servizi.

Abbiamo già interpellato alcuni rappresentanti delle Istituzioni regionali e nazionali che si sono mostrati attenti alle nostre istanze e consapevoli della situazione di grande difficoltà dell’intera categoria. Con essi si è ventilata l’ipotesi del pagamento delle ore qualora ci fosse un fattivo raccordo Stato-Regione in tal senso e su cui si sta attivamente lavorando in queste ore.

Fiduciosi in un esito positivo rispetto alle nostre richieste, senza lasciare mai calare l’attenzione sui diritti dei lavoratori, ribadiamo quindi le nostre proposte per il consolidamento dei diritti della figura professionale dell’Assistente alla autonomia, alla comunicazione e igienico-personali:

• pagamento di tutte le ore non espletate a causa della sospensione delle attività didattiche in conseguenza dell’emergenza Coronavirus con i fondi già stanziati dalle Regioni;

• retribuzione dell’intero monte ore spettante anche in assenza dell’alunno, prevedendo in tale evenienza attività alternative e/o di programmazione;

• completa internalizzazione al MIUR o Enti Locali degli Assistenti con precisi criteri di titoli e anzianità di servizio.

Vista, però, la contingente ed eccezionale situazione di urgenza e l’evolversi continuo delle prescrizioni di legge in termini di contenimento della diffusione del virus, qualora fosse possibile per ragioni di sicurezza, il Coordinamento Regionale Cobas lascia libertà di partecipazione a singole manifestazioni locali anche non promosse da questa sigla sindacale.

Palermo, 5/3/2020                                        Coord. Reg. Sicilia Cobas Assistenti

RACCONTIAMO LA STORIA, RACCONTIAMOLA TUTTA – Appello

Pubblichiamo di seguito il testo dell’Appello in difesa di Eric Gobetti, del lavoro degli storici e di una memoria civile e onesta già sottoscritto da centinaia tra storici/che, insegnanti, cittadini/e e organizzazioni.

Chi volesse aderire all’Appello può scrivere a lastoria.tutta@gmail.com

Appello in difesa di Eric Gobetti, del lavoro degli storici e di una memoria civile e onesta

Non possiamo tacere di fronte alle minacce squadriste mosse dall’organizzazione giovanile “Aliud-Destra identitaria” nei confronti dello storico Eric Gobetti. Inutile nascondersi, perché di squadrismo si tratta. Nei giorni scorsi Aliud ha manifestato l’intenzione di voler impedire a Gobetti di tenere una conferenza nei locali della Circoscrizione 3 di Torino.

È inaccettabile. A Eric Gobetti va innanzitutto la nostra piena solidarietà di appartenenti al mondo della scuola e della cultura e di cittadine/i preoccupate/i per la deriva che sta prendendo il dibattito pubblico in questo paese.

Secondo i suoi detrattori, Gobetti avrebbe la “colpa” di essere uno storico “revisionista” e “negazionista” delle foibe. Con tutta probabilità coloro che agitano le minacce squadriste — così come gli esponenti del mondo politico istituzionale che vi si accodano — non hanno mai letto una sola pagina delle ricerche di Gobetti. In caso l’avessero fatto, mentono sapendo di mentire.

Dobbiamo dirlo chiaramente: gli studi di Gobetti non negano gli accadimenti della “complessa vicenda del confine orientale” (per usare l’espressione della legge istitutiva del Giorno del Ricordo). Non minimizzano i vari fenomeni che vanno sotto il nome di “foibe”, né negano l’esodo della grande maggioranza della popolazione di lingua italiana dall’Istria e dalla Dalmazia. Semplicemente approfondiscono l’intero contesto in cui le evocate vicende del confine orientale (o occidentale, se visto “dall’altra parte”) ebbero luogo, facendo riferimento al dibattito storiografico scientifico. Per questo offrono strumenti utili per comprendere la ratio tutta politica di alcuni paragoni inaccettabili, totalmente infondati sul piano fattuale, come quello tra Auschwitz e Basovizza, effettuato da Matteo Salvini lo scorso anno quando era Ministro degli Interni. Solo conoscendo il contesto storico degli avvenimenti si possono decostruire gli slogan neo-irredentisti, come quel “Viva l’Istria italiana e la Dalmazia italiana”, pronunciato dall’ex presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani e che, sempre nel febbraio 2019, è costato un serio incidente diplomatico con Croazia e Slovenia.

Collocare i fatti che si studiano nel loro contesto è il senso ultimo del mestiere dello storico: chi non lo accetta, oltre a non conoscere i fondamenti della disciplina storica, continua a non volere fare i conti con il passato del nostro paese.

È però bene smascherare una volta per tutte qual è il reale bersaglio dell’universo di cui fa parte Aliud, quell’area composita in cui si trovano nostalgici del fascismo, post-leghisti, sovranisti neo-identitari ed ex-liberali che hanno scoperto la vocazione nazionalista e irredentista. L’obiettivo su cui convergono questi soggetti è la delegittimazione della memoria civile italiana e dell’antifascismo nel suo insieme. Quindici anni di operazioni retoriche slegate dal dibattito storiografico, vittimiste, decontestualizzanti e nazionalisticamente orientate sulle foibe e sull’esodo sono il brodo di cultura che ha permesso che esponenti istituzionali — come nel caso del sindaco di Predappio — ritirassero il sostegno ai viaggi della memoria ad Auschwitz, perché ritenuti “iniziative di parte”.

Indignarsi non basta. Respingere, senza tentennamenti, le minacce verso Gobetti può essere però l’occasione per ripartire, per rovesciare il paradigma in cui è invischiato da anni il dibattito pubblico su questi temi. È necessario raccontare la storia ed è necessario raccontarla tutta, senza tacere i crimini del fascismo italiano, senza edulcorare le responsabilità che il nostro paese ha avuto nell’aggressione alle popolazioni che abitavano la penisola balcanica o nelle guerre coloniali. Dalla “conquista” della Libia e dell’Africa orientale, passando per i bombardamenti sulla Spagna repubblicana, per giungere alla guerra contro i civili nella campagna bellica in Grecia, Russia e Jugoslavia, l’esercito italiano e, soprattutto, fascista si è macchiato di indicibili atrocità, sterminando le popolazioni locali, guidato da una feroce sete imperiale i cui effetti sono ferite aperte ancora oggi. Non si possono inoltre dimenticare le politiche di discriminazione razziale che iniziano, ben prima delle leggi del 1938, proprio nei territori occupati, e le pratiche di italianizzazione forzata nei confronti di tutte le minoranze, ma in particolar modo di quelle residenti su quel “confine orientale” evocato dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo.

Restituire alla verità storica e alla memoria pubblica le pagine più oscure del nostro passato è un dovere a cui non vogliamo sottrarci. Lo facciamo da tempo, ma ci impegneremo a farlo con ancora maggiore convinzione nelle scuole, negli Istituti di ricerca, nelle università, negli spazi pubblici reali e virtuali e ovunque sarà possibile.

Di seguito gli attuali sottoscrittori dell’Appello (singoli e organizzazioni). Continua a leggere

CHIUSURA SCUOLE E RETRIBUZIONE ASSISTENTI AI DISABILI

Al Presidente della Regione Siciliana

Al Sindaco della Città Metropolitana di Palermo

Alle Società Cooperative Sociali accreditate per il

Servizio di Assistenza nella Città Metropolitana di Palermo

e p.c. Assistenti all’Autonomia, alla Comunicazione e Igienico-Personali

LORO SEDI

prot. n. 20/ASACOM del 27 febbraio 2020

OGGETTO: INIBIZIONE ACCESSO STUDENTI E RETRIBUZIONE ASSISTENTI AI DISABILI

L’art. 3, comma 1, dell’Ordinanza del Presidente della Regione Siciliana n. 2/2020, prevede che fino al 2 marzo 2020 è disposta nel territorio della provincia di Palermo l’effettuazione di pulizia e disinfezione straordinarie degli asili nido e delle scuole di ogni ordine e grado… con inibizione all’accesso degli studenti.

In conseguenza a questa disposizione, le lavoratrici ed i lavoratori impegnati nei servizi di assistenza specialistica in favore degli alunni disabili (in forza presso le Cooperative per conto della Città metropolitana di Palermo e come lavoratori autonomi per conto del Comune di Palermo) rimarcano, con fermezza, l’obbligo di corrispondere loro quanto dovuto in ragione della causa di forza maggiore, fattore questo che renderà impossibile procedere alla prestazione lavorativa.

Permane, infatti, un legittimo diritto a ricevere la giusta retribuzione, senza pretendere diverse soluzioni già avanzate per le via brevi circa l’utilizzo del monte ferie e/o il recupero delle dette giornate, opzioni queste di pertinenza individuale e che, come nel caso dei recuperi, sono spesso poco praticabili a causa di procedure farraginose e di limitazioni obiettive nei casi di un elevato monte ore complessivo settimanale.

Nella situazione di grave disagio che tutta la comunità sta vivendo, infatti, sarebbe illegittimo far gravare sui lavoratori gli effetti dell’emergenza in atto, tenendo conto anche del perdurare della palese violazione del vigente CCNL di categoria, in ordine al mancato pagamento delle ore risultanti da contratto individuale in caso di assenza dell’assistito.

Certi che le Società e gli Enti committenti in indirizzo comprenderanno la grave disparità che una diversa soluzione appaleserebbe, si resta in attesa di conoscere le determinazioni che si intendono assumere, preavvisando fin d’ora che – in caso di esito negativo – verrà approntata ogni azione a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.

Infine, si rimane disponibili ad un incontro con gli Enti Locali, così come già ribadito in precedenti comunicazioni, in merito alla risoluzione delle numerose criticità che ancora affliggono il servizio di Assistenza nelle scuole di ogni ordine e grado nel territorio siciliano.