DISABILI E ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE IN SICILIA

LA REGIONE SICILIA VUOLE LASCIARE STUDENTESSE E STUDENTI DISABILI SENZA ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE?

Nonostante la prolungata condizione di precariato in cui è mantenuto il personale specializzato che opera da oltre 20 anni con professionalità e gradimento da parte delle famiglie e delle scuole, garantendo un insostituibile supporto organizzativo a studenti e studentesse con disabilità grave, la Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglie e delle Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti, in data 12 u.s. ha notificato ai Commissari e funzionari delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dell’Isola che a partire da gennaio 2020 la Regione Sicilia non assumerà più alcun onere di spesa per il servizio in questione in quanto tale competenza, finora mantenuta sussidiariamente, è di esclusiva competenza delle scuole che devono provvedervi con proprio personale adeguatamente formato. In poche parole: peggioramento del servizio con sovraccarico di mansioni per i collaboratori scolastici e licenziamento in massa di un migliaio di assistenti formati con corsi di 900 ore, riconosciuti dalla Regione Sicilia, come previsto dall’Ente Locale erogatore del servizio che fino a ieri era la Provincia.

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DOCENTI PRECARI/E: INSUFFICIENTE IL DECRETO LEGGE

Il decreto legge n. 126 del 29 ottobre 2019, prevede Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti.

Innanzitutto, sottolineiamo che anche in tale decreto manca una considerazione della vastità e della gravità del problema del precariato nella scuola pubblica italiana. Ai proclami ideologici di valorizzazione del merito, non è mai seguita una politica seria di ripensamento globale del problema del reclutamento nella scuola pubblica, di formazione in ingresso del personale, e lo stato di abbandono non riguarda solo i/le docenti, ma anche tutto il personale ATA, a partire dal settore amministrativo, dove mancano assistenti amministrativi/e e addirittura Dsga.

Nel Decreto appena emanato è totalmente assente il riconoscimento, da noi chiesto da tempo, del valore abilitante del sevizio svolto dai docenti con più di 3 anni di servizio, in accordo alla Direttiva Europea 1999/70/CE. Manca quindi il riconoscimento della necessità per la scuola pubblica di stabilizzare tale personale che ha contribuito con grande sacrificio e sfruttamento a mantenere in piedi il sistema dell’istruzione, indebolito da una politica di incuria pluridecennale.

Nell’accordo raggiunto con i sindacati si prevede l’istituzione di un ennesimo Percorso Abilitante Speciale (PAS) in finanziaria a spese delle/dei docenti che di fatto traslerebbe la loro posizione dalla terza alla seconda fascia lasciando però nell’indeterminatezza la prospettiva di assunzione.

In merito alla mancata applicazione di tale Direttiva, la Commissione europea ha già denunciato l’Italia per abuso di contratti a tempo determinato e il nostro Paese rischia una importante sanzione economica come già accaduto nel 2014.

Dopo il grande piano di reclutamento della legge 107/2015, oggi il precariato ha raggiunto un nuovo record nella storia della repubblica italiana: si stimano oltre 150.000 posti vacanti, con un numero molto maggiore di personale precario che ogni giorno entra in aula, spesso senza nemmeno avere in mano un contratto e senza percepire uno stipendio.

Completamente ignorata poi nel decreto la questione annosa di maestre/i diplomate/i magistrali della cui situazione non si prevede nessun tipo di proposta risolutiva o perlomeno di garanzia di mantenimento del posto per l’anno in corso nel caso di sentenze di merito negative dei TAR.

I punti problematici e le proposte di modifiche al Decreto

In relazione all’articolo 1, comma 1 [1], si chiede che il concorso straordinario venga bandito prima del concorso ordinario in modo tale da poter garantire primariamente l’accesso ai ruoli da parte dei docenti con più anni di servizio.

  1. In merito a quanto stabilito all’articolo 1, comma 2 [2] si chiede di prevedere un numero di posti sufficienti a immettere in ruolo tutti gli/le aventi diritto (55.000) eliminando la prova scritta selettiva prevista.

  2. Per quanto previsto dall’articolo 1, comma 4 [3], non si dovrebbe porre un limite al numero dei posti annualmente disponibili per le immissioni in ruolo del personale abilitato con 36 mesi di servizio. Ciò risulta coerente con la proposta di differire il bando dei concorsi ordinari al termine delle immissioni in ruolo del personale precario con 36 mesi di servizio.

  3. Per quanto riguarda quanto previsto dall’articolo 1, comma 5, in questa fase si dovrebbe escludere il personale di ruolo in modo da rendere i posti disponibili solo per la stabilizzazione del precariato e garantire il rientro degli esodati attraverso un incremento dei posti in organico.

  4. All’articolo 1, comma 9 (lettere g-1), sembra illegittimo porre condizione necessaria per ottenere l’abilitazione “avere in essere un contratto di docenza a tempo determinato di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche”.

  5. Il comma 13, punto b) dell’articolo 1 prevede un’ulteriore prova di verifica orale da svolgersi nell’anno di prova che andrebbe ad aggiungersi al conseguimento dei 24 crediti formativi universitari, alla frequenza del corso di formazione obbligatoria e al superamento dell’anno di prova: questa ulteriore prova d’esame andrebbe eliminata.

  6. Il comma 16 dell’articolo 1, che recita “Il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento non dà diritto ad essere assunti alle dipendenze dello Stato”, dovrebbe essere semplicemente eliminato. Il personale abilitato in servizio da almeno 36 mesi deve essere immediatamente immesso in ruolo. E va riconosciuto per legge il valore abilitante del servizio svolto senza demerito.

Da parte nostra ci attiveremo da subito affinché queste proposte servano a rilanciare un movimento di precarie e precari che ribadisca che non servono soluzioni “straordinarie” create di volta in volta, ma una soluzione strutturale della questione: il ripristino del doppio canale.

[1] Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è autorizzato a bandire, contestualmente al concorso ordinario per titoli ed esami di cui all’articolo 17, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, entro il 2019, una procedura straordinaria per titoli ed esami per docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, finalizzata all’immissione in ruolo nei limiti di cui ai commi 2, 3 e 4. La procedura è altresì finalizzata all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, alle condizioni previste dal presente articolo.

[2] La procedura straordinaria di cui al comma 1, bandita a livello nazionale con uno o più provvedimenti, è organizzata su base regionale ed è finalizzata alla definizione, per la scuola secondaria, di una graduatoria di vincitori, distinta per regione e classe di concorso nonché per l’insegnamento di sostegno, per complessivi ventiquattromila posti. La procedura consente, inoltre, di definire un elenco dei soggetti che possono conseguire l’abilitazione all’insegnamento alle condizioni di cui al comma 9, lettera g).

[3] In ogni caso i posti annualmente destinati alle immissioni in ruolo a valere sulle graduatorie formate a seguito della procedura straordinaria non possono superare quelli destinati, per ciascuna regione, classe di concorso e tipologia di posto, alle graduatorie dei concorsi ordinari.

INCONTRO COL MIUR SULL’INTERNALIZZAZIONE PULIZIE

INCONTRO AL MIUR SU INTERNALIZZAZIONE EX LSU E APPALTI STORICI

Nell’ultimo incontro col MIUR abbiamo dovuto ancora constatare che, a poco meno di due mesi dal licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici delle cooperative impegnate nelle pulizie delle scuole, non vi sono risposte certe per la loro totale internalizzazione. I posti autorizzati dal MEF sono poco più di 11.000 mentre gli aspiranti supererebbero i 16.000. Un dato che il MIUR non è in grado di confermare prima della presentazione delle domande.

A questa mancanza di chiarezza si aggiunge l’incertezza per la sorte degli esclusi. Il MIUR ha indicato generici ammortizzatori sociali ancora tutti da definire, mentre è necessario un piano di accompagnamento alla pensione per i più anziani e un piano di ricollocamento per garantire continuità occupazionale e reddituale per tutti gli altri.

Tutto questo mentre la drammatica situazione relativa all’insufficiente vigilanza nelle nostre scuole, come dimostra la tragica morte dell’alunno di Milano, rende quanto mai urgente, dopo tagli pluridecennali, il potenziamento dell’organico del personale ATA.

Le uniche risposte positive del Miur sono state quelle “a costo zero”. Condividendo il principio di assumere il più alto numero possibile di lavoratori, i Cobas hanno ottenuto i seguenti chiarimenti:

  • per il raggiungimento del requisito dei 10 anni si terrà conto anche di eventuali periodi di interruzione non dipendenti dalla volontà del lavoratore;
  • allo scopo di assumere il maggior numero di lavoratori possibile, ad un certo numero di essi saranno stipulati contratti a tempo parziale; man mano che i più anziani saranno collocati a riposo, altri potranno passare da un contratto part time ad un contratto a tempo pieno;
  • la differenza di 244 posti, tra gli 11.507 posti accantonati (Tab. E dell’organico ATA) e gli 11.263 disponibili per l’internalizzazione, dipenderebbe ancora una volta – come già lo scorso anno per l’internalizzazione dei lavoratori palermitani – da un più oneroso calcolo del MEF sul costo di ogni posto. Il MIUR taglia nelle regioni dove stima minori assunzioni;
  • il concorso sarà bandito subito dopo l’emanazione del decreto;
  • il MIUR ha acquisito le nostre proposte di revisione della tabella di valutazione di titoli e servizi, da calibrare meglio su questa tipologia di lavoratori. Vedremo cosa verrà accolto.

I Cobas valutano negativamente:

  • l’incertezza sull’assunzione di chi è in possesso dei requisiti e il taglio della retribuzione per chi sarà costretto ad accettare il contratto part-time, quando siamo in presenza di stipendi già molto bassi anche per chi è a tempo pieno;
  • l’assenza di soluzioni per gli esclusi, come già accaduto nel caso dell’internalizzazione dei lavoratori palermitani, per i quali chiediamo un intervento urgente e risolutivo;
  • le difficoltà ad attivare la scelta di concorrere su più province, che permetterebbe l’internalizzazione nelle province con più disponibilità di organico, diminuendo gli esclusi.

Valuteremo come proseguire la vertenza insieme ai lavoratori.

ASSEMBLEA ASSISTENTI AUTONOMIA E COMUNICAZIONE – PALERMO 20 novembre 2019

RIPARTE LA SCUOLA TRA PRECARIATO E INTERROGATIVI SUL NUOVO GOVERNO

La scuola riparte tra precariato e interrogativi sugli intenti del governo in formazione

Si assiste all’ennesima crisi di governo. I sindacati di Palazzo si rivolgono alle forze politiche per salvare il decreto precari, un decreto che i COBAS da subito hanno bollato come lontano dall’obiettivo dell’assunzione di tutti i precari ATA e docenti con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti liberi a vacanti, con la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che equivarrebbe ad altre 30mila assunzioni.

Dopo la vergognosa ritirata dello sciopero unitario dello scorso 17 maggio, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda piangono lacrime di coccodrillo chiedendo che “la scuola non paghi per l’ennesima volta l’incuria della politica”. Fingono di dimenticare che la scuola paga proprio l’incuria dei sindacati di Palazzo, che anche in quell’occasione hanno abbandonato al loro destino i 200mila precari della scuola, dopo essere stati assenti nelle piazze per chiedere la riapertura delle GaE, la stabilizzazione dei precari, la tutela dei Diplomati Magistrali e degli Insegnanti Tecnico-Pratici.

La fine del governo lascia in mezzo al guado la chiamata diretta da parte dei presidi (il Ddl deve concludere l’iter legislativo), abolita per contratto ma non per legge, che per il momento si è limitata ad abrogare solo la titolarità su ambito. La “quota 100”, che ha comunque permesso a migliaia di docenti e Ata penalizzati dalla Fornero di andare in pensione, ha però incrementato la carenza di personale, dato che i posti liberati non saranno completamente coperti dal personale che è stato assunto in questi giorni. Con l’aggravante che l’esaurimento di molte graduatorie renderà sempre più necessaria la chiamata dalle Messe a Disposizione, con procedure inevitabilmente poco chiare.

In sostanza, le scuole si aprono con personale ATA e docente che sarà precario in 1 caso su 5, mentre l’intesa firmata dai Cinque sindacati si rivela fuffa per quello che era, poiché saltano sia i concorsi riservati che erano stati annunciati (mentre sono terminati quelli varati dai precedenti governi) sia i percorsi per l’abilitazione dei tanti precari.

Per quanto riguarda il sostegno degli alunni diversamente abili, gran parte delle cattedre andranno in supplenza a docenti non specializzati, con gli ormai abituali problemi di continuità, che sarebbero risolti dall’attivazione di percorsi di specializzazione gratuiti e dall’assunzione. Il 40% delle cattedre di sostegno sarà “in deroga”, cioè 2 posti su 5 saranno con supplenza fino al 30 giugno e senza la possibilità di far rientrare tali posti nell’organico di diritto.

Come sempre, le famiglie e i docenti potranno contare sul supporto legale dei COBAS affinché siano effettivamente garantiti i diritti degli alunni diversamente abili, rivolgendosi alle nostre sedi.

Per quanto riguarda il personale ATA, le 8mila assunzioni che si stanno facendo in questi giorni sono assolutamente insufficienti a coprire gli altri 22mila posti vacanti, i 30mila in organico di fatto che sarebbero da collocare in organico di diritto e gli ulteriori 20mila che sarebbero necessari a coprire l’aumento dei carichi di lavoro derivanti dalla Legge 107 approvata a colpi di fiducia dal governo Renzi. Senza contare che, grazie anche alle gravi posizioni assunte da Cgil Cisl e Uil nell’incontro dello scorso 1° agosto sull’internalizzazione dei lavoratori ex-LSU e appalti storici, quei lavoratori attenderanno ancora il posto di lavoro che è stato loro tolto per far mangiare ditte e cooperative in combutta con quei sindacati.

CONCORSI: PUNTEGGI DA RETTIFICARE

CONCORSO STRAORDINARIO INFANZIA E PRIMARIA

RETTIFICA ERRONEA ATTRIBUZIONE PUNTEGGI TITOLI E SERVIZI

Molte/i docenti, in seguito alla pubblicazione delle graduatorie provvisorie del concorso straordinario indetto con D.M. del 17 ottobre 2018, hanno riscontrato sulla loro posizione l’attribuzione di un punteggio inferiore a quanto stabilito dalle norme relativamente a titoli e servizi. In alcuni casi le commissioni non hanno preso in considerazione i reclami presentati al fine della rettifica del punteggio. È perciò necessario che l’Amministrazione emani dei decreti in autotutela al fine di non incorrere nell’apertura di un contenzioso che potrebbe vederla soccombere e che differisca le convocazioni già programmate.

I Cobas – Comitati di Base della Scuola – invitano i colleghi e le colleghe vittime di tale ingiustizia ad inviare la diffida disponibile presso le nostre sedi. Tale diffida può valere sia come reclamo (da presentare entro 5 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie provvisorie) sia come richiesta di decreto in autotutela (da presentare dopo la pubblicazione delle graduatorie definitive, in caso di mancato accoglimento del reclamo).

I Cobas invitano gli Uffici Scolastici Regionali e i singoli responsabili dei procedimenti in oggetto ad agire in autotutela, anche differendo, se necessario, le convocazioni, al fine di permettere il riesame del punteggio attribuito e la pubblicazione di nuove graduatorie definitive, con l’avvertimento, in caso di inottemperanza entro i termini di legge, di procedere, senza ulteriore avviso, ai ricorsi ai TAR regionali contro le Amministrazioni e i singoli soggetti responsabili del procedimento anche per il risarcimento dei danni subiti e subendi, come conseguenza dell’illegittima omissione di atti dovuti.

I Cobas – Comitati di Base della Scuola invitano le colleghe e i colleghi a prendere contatto con le sedi provinciali per organizzare la loro presenza presso gli uffici dell’USR, al fine di far valere le loro ragioni e sostenere i  ricorsi nei casi in cui ne ricorrano le condizioni.

GARANTIRE I DIRITTI DI STUDENTI E STUDENTESSE DISABILI ATTRAVERSO LA TUTELA DEI DIRITTI DEGLI/LLE ASSISTENTI

Dopo l’affollata assemblea della scorsa settimana, in cui sono state evidenziate le criticità contenute nell’Avviso di accreditamento per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione agli studenti e alle studentesse della Città Metropolitana di Palermo nonché le discordanti procedure messe in atto dai diversi Enti Locali siciliani per fornire il servizio, durante la manifestazione delle Associazioni aderenti FIRST e delle OO.SS. sotto l’Assessorato Regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro si è svolto un incontro con la dott.ssa Barresi e l’assessore Scavone.

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PRECARIATO MAGISTRALE: I RICORSI NON BASTANO

La sentenza del Consiglio di Stato è una dura sconfitta per i/le diplomati/e magistrali

Proponiamo un’Assemblea nazionale e iniziative di mobilitazione

La sentenza della plenaria del Consiglio di Stato del 20 febbraio 2019 ribadisce quella del 20 dicembre 2017 e rappresenta una dura sconfitta per i/le diplomate/i magistrali (DM) anche in previsione del pronunciamento della Cassazione che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 marzo. Pur comprendendo l’enorme delusione di tutte/i i/le DM, occorre ricordare che fin dall’inizio di questa vicenda abbiamo più volte ribadito che non condividevamo l’impostazione di limitarsi alla battaglia legale, ossia di centrare la questione dell’inserimento in GAE sul possesso del titolo del diploma magistrale esclusivamente per via giudiziaria. Abbiamo invece affermato con forza che il punto centrale dovesse essere il lavoro precario, ossia porre, ai vari governi che si sono succeduti e si succederanno, la questione dell’intollerabilità di un lavoro a vita nello Stato come precari. Proprio per questo abbiamo sempre cercato di allargare il fronte di lotta coinvolgendo tutte le realtà del precariato: abilitati, laureati in Scienze della Formazione Primaria, docenti della secondaria, non abilitati ecc. convinti che si dovesse lavorare insieme per trovare una soluzione politica unitaria. In questo modo si sarebbe anche svelata l’operazione dei governi di utilizzare le contrapposizioni tra le diverse anime dei precari/e per mascherare la volontà di non prevedere un canale di assunzione che possa garantire il ruolo a chi da anni lavora con contratti a tempo determinato. E questo di fronte all’evidenza, ogni giorno più palese, della difficoltà di trovare docenti supplenti da parte della scuole, difficoltà che è chiaramente destinata a crescere con il prevedibile aumento delle richieste di pensionamento nei prossimi anni, con ancora più cattedre che dovranno esser ricoperte, alle quali si sommano quelle non assegnate nell’anno scolastico corrente. Le cattedre vuote da assegnare sono migliaia, e il governo, finora cieco e sordo di fronte alle legittime richieste di precari/e, deve prendere atto dell’urgente necessità di una soluzione per i nuovi reclutamenti prima del prossimo settembre.

Inoltre invitiamo il Miur a fornire con la massima celerità chiare indicazioni a tutti i docenti immessi in ruolo con riserva nell’anno scolastico in corso circa l’anno di prova che stanno attualmente svolgendo, comunicando loro se potranno o no portarlo a termine, ma anche precise procedure per tutti coloro che, essendo di ruolo con riserva, si trovano esclusi dalla seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto.

Ci rendiamo disponibili ad organizzare, insieme ad altri sindacati, associazioni, coordinamenti, un’Assemblea nazionale e iniziative di mobilitazione al fine di creare un fronte unito delle/dei docenti precari concordando mobilitazioni condivise.

ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO DI TUTTI I PRECARI

L’art. 1, comma 792, della legge di bilancio appena approvata, accanto a disposizioni positive come l’abolizione della titolarità di ambito, la riduzione del percorso di formazione iniziale e prova ad un solo anno (ammesso che in tale anno ci sia davvero spazio per la formazione…) e la possibilità di ripetere, per una volta, il suddetto percorso in caso di non superamento dello stesso, contiene provvedimenti inaccettabili per i docenti precari non abilitati che da anni reggono le sorti della scuola pubblica.

Il governo, infatti, ha deciso di non bandire il già insufficiente concorso riservato, previsto dal d.lgs. n. 59/2017 per i docenti non abilitati con tre anni scolastici di servizio, ai cui vincitori, a partire dall’a.s. 2020/2021 e attraverso un complicato calcolo di ripartizione, sarebbe spettato circa il 20% delle immissioni in ruolo. L’intenzione è quella di riservare a questi stessi docenti il 10% dei posti previsti per il concorso ordinario, cui – solo per la prima tornata – potranno accedere senza il requisito dei 24 cfu, ma essendo comunque tenuti a svolgere tutte le prove.

È ormai sempre più evidente come qualsiasi governo, da più di dieci anni a questa parte, dimostri in modo di volta in volta più forte e deciso l’intenzione, comune a tutti gli schieramenti, di cancellare il diritto dei precari all’assunzione a tempo indeterminato.

In piena opposizione a questo disegno, pertanto, rivendichiamo la necessità di prevedere:

  • un concorso non selettivo che consenta l’accesso diretto al percorso annuale di formazione iniziale e prova a tutti i precari di terza fascia con almeno tre anni scolastici di servizio;

  • l’inserimento in Gae di tutti gli abilitati e di tutti i precari di terza fascia con almeno tre anni scolastici di servizio, previo conseguimento dell’abilitazione attraverso un corso gratuito (a carico dello Stato) e non selettivo;

  • l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti in organico di diritto e in organico di fatto;

  • la conservazione del sistema del doppio canale (50% da GM e 50% da GaE) almeno fino all’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola;

  • la riapertura e l’aggiornamento nel 2020 delle Graduatorie di Istituto di terza fascia, per evitare il protrarsi del continuo ricorso alla “chiamata diretta dei supplenti” tramite messa a disposizione;

  • la trasformazione delle suddette Graduatorie di Istituto in Graduatorie Provinciali, valide per l’assegnazione delle supplenze e, una volta raggiunti i 3 anni scolastici di servizio, per l’inserimento in Gae, previo conseguimento dell’abilitazione attraverso un corso gratuito (a carico dello Stato) e non selettivo.

Assemblea diplomati magistrale e laureati SFP

Giovedì 22 novembre 2018 alle ore 17.30, presso la sede COBAS di piazza Unità d’Italia n.11, si terrà una assemblea aperta a tutti i diplomati magistrale e laureati in Scienza della Formazione Primaria, con il seguente ordine del giorno:

1) Situazione concorsi a cattedra ordinari e riservati (diplomati magistrali e laureati SFP) e situazione Graduatorie ad Esaurimento.

2) Ricorso al TAR del Lazio avverso al concorso a cattedra riservato 2018 (diplomati magistrali e laureati SFP) per tutti coloro che sono senza due anni di servizio nella scuola Statale.

3) Sentenza negativa del TAR del Lazio sul ricorso 2017 per l’inserimento in GaE dei diplomati magistrali, e ricorso in appello al Consiglio di Stato.

4) Seconda adunanza plenaria al Consiglio di Stato sui ricorsi per l’inserimento in GaE dei diplomati magistrali.

5) Varie ed eventuali.

All’incontro sarà presente l’avvocato.