FORMAZIONE SICUREZZA: LE ORE AGGIUNTIVE VANNO PAGATE

Importante vittoria dei COBAS DELLA SCUOLA per i diritti dei docenti

I corsi di formazione sulla sicurezza, se organizzati fuori dall’orario di lavoro, vanno retribuiti dalla scuola come ore di attività aggiuntive a quelle contrattualmente previste

Il Tribunale di Terni, con sentenza n. 84/2019 del 20 febbraio 2019, riconosce la piena ragione di un docente patrocinato dai COBAS che è ricorso nel 2017 contro la dirigente pro-tempore dell’IPSIA di Terni che non aveva pagato la frequenza al corso sulla sicurezza e ha condannato il MIUR e l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria al pagamento delle 12 ore di formazione oltre alle spese processuali.

Un successo a tutto tondo per i docenti della scuola pubblica, che spesso sulla questione sono trattati dai dirigenti scolastici in maniera autoritaria e illegittima ma che – come ribadisce la sentenza – sono lavoratori che hanno il diritto di essere retribuiti per tutte le attività aggiuntive agli obblighi previste dal CCNL, come la frequenza ai corsi sulla sicurezza!

Nella scuola è diffusa la pratica da parte dei dirigenti scolastici di organizzare tali corsi fuori dall’orario di lavoro, in violazione della normativa vigente, dell’art 37 comma 12 d.lgs. n. 81/2008: “La formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori” e di pretendere la presenza dei docenti senza effettuare il dovuto pagamento delle ore del corso. Il personale ATA ha diritto a fruire di ore compensative dopo aver frequentato i corsi di formazione sulla sicurezza.

Inoltre la sentenza afferma che tali ore non possono rientrare nella formazione prevista nelle attività funzionali all’insegnamento prevista dall’art 29 del CCNL, che deve invece riguardare la formazione specifica rispetto alla professione docente e non la formazione sulla sicurezza che riguarda tutti i lavoratori.
Viene inoltre affermato quanto da tempo sostengono e rivendicano i COBAS, e cioè che i corsi sono obbligatori se organizzati durante l’orario di lavoro, quindi non sono un obbligo e nessun dirigente può pretendere la frequenza se vengono organizzati fuori dall’orario di lavoro.

Contattate le sedi COBAS DELLA SCUOLA per pretendere ed ottenere il dovuto pagamento delle ore di frequenza dei corsi di formazione sulla sicurezza e per la tutela dei vostri diritti.

ESAME DI STATO: UN’ULTERIORE BANALIZZAZIONE

È VERAMENTE “NUOVO” L’ ESAME DI STATO DEL GOVERNO LEGA-CINQUE STELLE?

NO all’ulteriore banalizzazione dell’esame

NO a stravolgimenti in corsa

Ritiro dei decreti

La domanda posta non è irrilevante se si vuole comprendere il significato di questa ulteriore riforma apportata al sistema d’istruzione in cui, come accade nel nostro paese, i governi in carica rivendicano il valore delle loro scelte politiche presentandole puntualmente come un novum.
Diciamo da subito che di novum non si tratta e che la riforma dell’esame delle scuole superiori non è nient’altro che il compimento della legge 13 luglio 2015, n. 107 (la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi) e del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 approvato dal governo Gentiloni.

Che non si tratti di un novum d’altronde è lo stesso ministro Bussetti a sostenerlo se afferma: “Non è nuova maturità perché è presente all’interno del decreto legislativo del 2017. Noi l’abbiamo aggiustata”.
Non ci aspettavamo niente di diverso, noi che non abbiamo mai creduto alla propaganda del governo in carica quando dichiarava di volere addirittura cancellare l’intera legge 107. Sull’Esame di Stato la legge non è stata cancellata, ma portata a compimento, ponendo al centro del percorso di formazione la didattica per competenze, la standardizzazione dell’insegnamento e della valutazione, l’alternanza scuola-lavoro. Per cui il sistema d’istruzione sarà orientato a formare individui funzionali alle esigenze delle imprese e del mercato e non più cittadini consapevoli, autonomi nel pensiero e nell’azione, soggetti in grado di decodificare la realtà e di incidere su di essa.

La nostra critica al nuovo Esame di Stato pertanto rientra a pieno titolo nella nostra opposizione complessiva al totale smantellamento della scuola pubblica, in passato mezzo di emancipazione sociale e strumento di esercizio di partecipazione politica e di democrazia, per tanti e tante.
La novità rimarcata dal ministro, la millantata eliminazione dell’alternanza scuola-lavoro e delle prove Invalsi (in realtà come requisiti di ammissione per ora sono stati solo prorogati all’anno prossimo), non è elemento sufficiente a modificare questo giudizio.

L’alternanza scuola-lavoro, cacciata dalla porta dei requisiti per l’ammissione e giustamente ridimensionata nel quantitativo di ore obbligatorie, rientra infatti dalla finestra del colloquio, la cui seconda parte sarà incentrata, non a caso, sulla discussione intorno alle esperienze di alternanza; inoltre, le attività di alternanza entrano nel curriculum dello studente.

Quanto all’Invalsi, la proroga del relativo svolgimento come requisito di ammissione all’esame risulta ben poco significativa se si considera che la somministrazione dei quiz di Italiano, Matematica e Inglese in quinta resta “attività ordinaria” (come ha ribadito una circolare Invalsi del dicembre 2018); inoltre, la standardizzazione dei processi di valutazione nell’ottica di una didattica per competenze è rafforzata dall’imposizione di griglie nazionali standardizzate per la correzione delle prove scritte. Infine, resta confermato che i quiz Invalsi non servono solo alla valutazione di sistema, ma anche alla valutazione individuale degli studenti (con i conseguenti effetti retroattivi sulla didattica); infatti, è rimasto in vigore l’art. 21 del d.lgs n. 62/2017, che prevede che gli esiti individuali delle tre prove entrino nel curriculum dello studente, allegato al diploma, “per attestarne i livelli di apprendimento e di competenze” e che le Università, nella loro autonomia, possano usarli per decidere dell’ammissione nei corsi a numero chiuso. L’imposizione della didattica delle competenze, attraverso la svalutazione delle conoscenze e dello sviluppo delle capacità cognitive e critiche degli studenti, giunge a compimento con un esame che è costruito sull’evaporazione delle “materie” e dei saperi disciplinari. Viene imposta retroattivamente – modificando l’esame finale dei corsi di studio – una restrizione della libertà di insegnamento e un disciplinamento del lavoro dei docenti, mirato ad una didattica ministeriale, quella delle competenze, che è già fallita dove è stata imposta da anni, in particolare negli USA e nel mondo anglosassone.

A proposito di prove scritte

Che conoscenze e capacità cognitive non siano più l’obiettivo del nostro sistema d’istruzione lo si evince anche dall’eliminazione della terza prova già prevista dal governo Gentiloni. Non abbiamo nostalgie per una prova che era stata presentata come interdisciplinare e che ben presto si è rilevata una sommatoria di quesiti a risposta aperta sugli argomenti più disparati, e nei casi peggiori un quizzone a crocette, ma la sua eliminazione comunque determina una svalutazione dei contenuti delle materie non oggetto delle due prove scritte residue. Nella stessa direzione va l’eliminazione della traccia di argomento storico dalla prima prova scritta, anche qui con l’effetto retroattivo della svalutazione della storia. Non a caso il linguista Serianni, presidente della commissione che ha elaborato i nuovi quadri di riferimento per la prima prova, ha esplicitamente dichiarato che la modifica della prova finale serve per costringere i docenti a riorientare la didattica degli anni precedenti dalle conoscenze alle competenze.

Infine, per la seconda prova scritta sono previste prove miste su due discipline, la cui fusione e prevedibile semplificazione risulta assolutamente “calata dall’alto” ad anno scolastico inoltrato e senza alcun coinvolgimento dei docenti e nessuna considerazione, né alcun riscontro nel percorso formativo degli allievi. A tale scopo il Ministero ritiene sufficienti simulazioni programmate per i mesi di febbraio e aprile che saranno pubblicate sul sito del MIUR nei giorni previsti a conferma della volontà di condizionare la didattica attraverso la valutazione, in piena continuità con i precedenti governi con “buona pace” del tanto sbandierato “cambiamento”.

Rischiatutto sbarca al colloquio dell’Esame di Stato!

In passato il colloquio partiva dalla cosiddetta “tesina” proposta dallo studente o dalla studentessa.
Dal punto di vista psicologico, trattandosi di un lavoro preparato dal candidato, questa modalità aveva il pregio di rassicurarlo in un momento che spesso è caratterizzato da tensione e ansia. Modalità che comunque poteva avere un valore significativo, dal punto di vista formativo, poiché con la “tesina” il candidato aveva la possibilità di esprimere la propria soggettività, esibire i propri interessi, elaborare in maniera autonoma e critica le conoscenze apprese nel proprio percorso di studi.
Tutto questo è stato cancellato ed al suo posto è stato introdotto un colloquio che ha i tratti del grottesco. Con il nuovo esame, infatti, i candidati saranno ridotti a partecipanti di un gioco a quiz e saranno chiamati ad estrarre una busta tra varie contenenti argomenti e documenti preparati dalla commissione esaminatrice. Per ogni classe bisognerà predisporre due buste in più rispetto al numero dei candidati in modo da farle “ruotare”, avendo cura che la stessa “batteria” non capiti a più di un candidato!
Eraclito aveva affermato che “il corso del mondo è un fanciullo che gioca ai dadi”. Con le buste al posto dei dadi i nostri maturandi affronteranno uno dei momenti più significativi e delicati della loro vita. Chi avrà più fortuna? Chi avrà meno fortuna? Il caso chi favorirà? Con quale spirito i candidati incerti sulle risposte affronteranno il resto del colloquio?
Ma, soprattutto, viene meno il ruolo della Commissione che, sulla base delle indicazioni dei membri interni e degli stessi risultati delle prove scritte, poteva strutturare il colloquio calibrandolo sulle diverse capacità cognitive dei vari candidati. Come a Rischiatutto si correrà il rischio che un percorso interdisciplinare difficile capiti a ragazzi con un curriculum incerto o che candidati con una buona preparazione non abbiano la possibilità di evidenziare le proprie capacità. Il risultato pratico molto probabilmente sarà che le Commissioni si adatteranno a preparare argomenti e percorsi semplificati, con un’ulteriore banalizzazione dei contenuti. È evidente l’obiettivo tendenziale del sorteggio e della stessa standardizzazione della valutazione: svalutare il lavoro del docente, preparando il terreno a prove a distanza programmate e gestite da un computer, come peraltro già avviene in tanti concorsi.

A sostenere e a dare fiducia ai candidati subentrerà la seconda parte del colloquio, quella dedicata all’alternanza scuola-lavoro, che ora si chiama “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”. Anche se in tanti, alunni/e compresi/e, ammettono che in molti casi si è trattato solo di lavoro gratuito senza formazione effettiva e/o collegamento specifico con l’indirizzo di studio, con sottrazione di tempo alla didattica, di certo su questo tema nessuno resterà muto. Amenità, luoghi comuni, celebrazione di quest’esperienza non si risparmieranno!

Quanto alla terza parte, oggetto del colloquio saranno tematiche attinenti a “cittadinanza e costituzione”, una parte che lascia alquanto perplessi dal momento che tali tematiche, di certo importanti, fino ad ora non sono state trattate come pure avrebbero meritato, anche a causa del taglio delle ore dell’insegnamento di storia e di diritto – economia, introdotto dalla Gelmini e dalla riduzione di ore che l’insegnamento in generale, a seguito proprio della legge 107, sta subendo.
Se aggiungiamo poi che il nuovo Esame di Stato è piovuto addosso alle scuole nel mese di gennaio, dopo che per anni, e per i mesi dell’anno in corso, si è lavorato per prepararsi ad un esame finale che si svolgeva secondo modalità differenti, il quadro della sciatteria di questo governo è completo.
I Cobas, che da sempre lottano per una scuola veramente formativa, contro le insulsaggini confindustriali dei quiz, dell’alternanza scuola/lavoro, delle competenze al posto delle conoscenze e dello sviluppo delle capacità cognitive, invitano docenti, studenti, genitori ad organizzarsi e a mobilitarsi contro questa pseudoriforma dell’esame di Stato, a chiedere al Ministero l’immediato ritiro dei decreti n. 769 del 26/11/2018 e n. 37 del 18/01/2019 e a rivendicare l’inizio di una aperta e condivisa discussione sul cambiamento degli esami finali nel contesto di una reale riforma della scuola.

Diplomate Magistrali: due parole su chi danneggia i bambini

Diplomate Magistrali: due parole su chi danneggia i bambini

In risposta al comunicato del Coordinamento nazionale Scienze della Formazione primaria Nuovo Ordinamento con il sostegno del Coordinamento nazionale dei presidenti di Scienze della Formazione primaria, pubblicato da Corrado Zunino, ci sembra doveroso fare alcune puntuali osservazioni.

Intanto, a  nostro modesto parere, è molto grave offendere e screditare senza fondata giustificazione il lavoro e la formazione di migliaia di insegnanti, già umiliate da una vita da precarie svolta da anni, con retribuzioni al di sotto della media europea (senza considerare i ritardi dei pagamenti), ma che continuano a svolgere con passione e senso civico il proprio lavoro.

Quindi una premessa sulla situazione generale della scuola italiana: alunne e alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, fino a un paio di decenni fa, ottenevano risultati eccellenti nei test internazionali (su cui sarebbe comunque da discutere) mentre nella scuola secondaria, dove non erano presenti “maestrine diplomate” ma docenti laureati, i risultati erano drasticamente peggiori. Quindi di per sé avere o no una formazione universitaria non è automaticamente garanzia di qualità dei percorsi di insegnamento/apprendimento ma dovremmo invece avviare una seria riflessione sui fondamenti delle attuali scelte pedagogiche e sul loro allineamento alle scelte economiche dominanti. Pensiamo ad esempio all’utilizzo di termini sovrapposti a quelli del linguaggio del mercato (“crediti formativi”) o ai livelli di competenza del tutto calibrati con il quadro di riferimento delle competenze economiche europee.

Il peggioramento della qualità dell’insegnamento di questi ultimi anni (sempre attenendosi ai criteri opinabili dell’Ocse) è determinato da cambiamenti legislativi che hanno di fatto reso la scuola primaria un luogo in cui, nonostante le “belle parole” sull’inclusione, sui bisogni educativi, ecc., sia di nuovo difficile avere strumenti concreti di intervento. Citiamo, solo a titolo esemplificativo, i tagli agli organici e la fine di fatto delle compresenze, i tagli al sostegno, le classi “pollaio”, le continue divisioni delle classi, la difficoltà di attivare sezioni a Tempo Pieno, l’ossessione delle “prove oggettive”, ecc.

Una domanda ci sorge spontanea a questo punto: ma mentre i vari governi e ministri che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni hanno letteralmente massacrato dalle fondamenta le possibilità di intervento  educativo e didattico serio e realmente equo nella scuola di base, dove stavano i Presidenti delle Facoltà di Scienze della Formazione Primaria? Forse tra quelli che la scuola “l’hanno vista solo sui libri”?

Quindi è molto più semplice, autoassolutorio e fuorviante cercare un capro espiatorio: le diplomate magistrali! Tra l’altro va molto di moda continuare a far contrapporre i lavoratori tra di loro (in questo caso diplomate e laureate) piuttosto che riconoscere ed ammettere che le riforme scolastiche degli ultimi anni hanno prodotto solo disastri.

Ma ora vediamo: di cosa saremmo colpevoli noi maestre?

  1. I ricorsi

Molte di noi sono state inserite per anni in graduatorie dei “non abilitati” nonostante il possesso di un titolo riconosciuto dallo stesso stato italiano come abilitante. Di fatto siamo state costrette, per questo, a rivolgersi ai tribunali perfino europei. Cosa avremmo dovuto fare davanti all’evidente torto subito se non ricorrere alla Giustizia?

  1. La preparazione

Non siamo “ignoranti con il pedigree”, offesa del tutto gratuita. Il lavoro quotidiano nella scuola obbliga a percorsi formativi continui oltre al fatto che molte di noi hanno proseguito i propri studi con altri percorsi universitari in quanto la laurea in Scienze della Formazione è di recente costituzione (primo anno accademico 1999). Forse gli estensori della lettera ci accusano di non  essere state “formate da loro”? Speriamo che non siano arrivati a questo punto di autoesaltazione da modello pedagogico unico!

  1. La proprietà di linguaggio.

Scrivere in lingua italiana non ci preoccupa, compiliamo tutti gli anni numerosi incartamenti: registri, relazioni, programmazioni ecc… ed anche moduli per accertare i tirocini dei laureandi in Scienze della Formazione Primaria!

  1. Il servizio

Qui siamo al paradosso. È ben noto a tutti che c’è un enorme problema in gran parte d’Italia nel reclutare docenti, nel reperire personale e non solo nella Primaria. Però i docenti sono “adeguati” a lavorare a Tempo Determinato anche 20 anni ma sarebbero inadeguati se assunti a Tempo Indeterminato!

  1. I concorsi

Su questo aspetto ci sarebbe da aprire un intero capitolo. Sorvoliamo sugli aspetti noti e penosi delle raccomandazioni. Restiamo nel merito. Come si valuta se un candidato al concorso sia in grado di insegnare? Argomento complesso e spinoso. Di certo non può essere un modello il concorso 2012 calibrato esclusivamente su competenze informatiche. Ma, in ogni caso, chi decide che cosa deve sapere un docente, con quali capacità riesce ad interagire per mettere a disposizione le sue conoscenze, quali capacità relazionali deve possedere? Ed anche: deve rapportarsi ai modelli di competenza-competizione o a quelli di collaborazione e di team-teaching?

Non è certo questo il luogo per rispondere a tutte queste domande. Vogliamo solo sollecitare l’apertura di un confronto, anche serrato, ma serio e costruttivo, evitando la trappola della contrapposizione diplomate-laureate su cui da troppo tempo giocano coloro che nei governi degli ultimi anni hanno chiaramente dimostrato di non avere a cuore né gli interessi della scuola né i diritti di chi ci lavora.

Per questo proponiamo invece di promuovere iniziative in comune su questi temi:

  • fine delle classi “pollaio”! Max 15 alunni per classe
  • incremento classi a tempo pieno
  • ore effettive di compresenza
  • scuole sicure ed a norma
  • dotazioni informatiche e tecnologiche adeguate
  • continuità del corpo docente
  • formazione in servizio (anche attraverso l’istituzione dell’anno sabbatico)

       Diplomate Magistrali COBAS

CONVEGNO CESP – Palermo 13/12/2018

AVVISO DI VARIAZIONE: per motivi non dipendenti dalla nostra volontà siamo costretti ad annullare il convegno Dalla decolonizzazione alla “questione migrante” previsto in data 29 novembre c.m. presso l’I.C.S. Boccone di Palermo. Lo stesso convegno previsto in data 13 dicembre 2018 presso il L.S. Galilei a Palermo resta confermato e si svolgerà regolarmente. Invitiamo tutti/e coloro che avessero già comunicato la loro adesione al convegno annullato a voler revocare la relativa richiesta di esonero presentata nelle rispettive scuole o a modificarla, qualora se ne avesse l’intenzione e la possibilità, a favore del convegno del 13 dicembre. Ci scusiamo dell’inconveniente occorso sperando che sia possibile per tutte/i poter partecipare all’analogo convegno presso il L.S. Galilei.

Ripubblichiamo di seguito il programma del convegno.

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE RIVOLTO A TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO

Dalla decolonizzazione

alla “questione migrante”

13/12/2018 ore 8,30-14,00

LS Galileo Galilei – Via Danimarca, 54 – Palermo

PROGRAMMA DEL CONVEGNO
L’iscrizione al convegno deve essere effettuata dopo aver ottenuto dalla scuola l’esonero per la partecipazione  (modello per la richiesta di esonero PALERMO LS GALILEI 13/12/2018)

Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009) Iscrizione gratuita – Attestato di partecipazione È obbligatorio prenotare la partecipazione al convegno compilando il modulo online all’indirizzo www.cobasscuolapalermo.com/cesp-migranti/


Programma del convegno

ore 08,30 Registrazione delle presenze

ore 09.00 Migrazioni. Un fenomeno complesso dai risvolti inumani

A cura di Domenico Guarino (Missionari Comboniani)

e Pasqua De Candia (C.I.S.S.)

ore 09.45 Diritti in fondo al mare

A cura di Fulvio Vassallo Paleologo. Avvocato e giurista,

Presidente Adif e CLEDU Clinica Legale dei Diritti Umani

ore 10:30 Migranti, lavoro e etica dell’irrilevanza

A cura di Vincenzo Guarrasi, Docente della Scuola

di Scienze Umane, Università di Palermo

ore 11:15 Pausa

ore 11,30 Voci dal territorio e pratiche di resistenza

1. Le ragioni di una scelta tra etica e diritto

A cura di Mediterranea Saving Humans

2. Emergenze e pratiche di cittadinanza attiva

A cura dello sportello Sans Papier di Arci-Palermo

ore 12:30 Lavori di gruppo per aree disciplinari

Per una progettazioni didattica critica e cosmopolita: come trasformare ogni materia in un laboratorio di cittadinanza.

A cura del CESP. Coordinano prof.ssa Giorgia Listi

e prof.ssa Leonarda Parisi, docenti del CPIA Palermo 1

ore 13.30-14.00 Restituzione lavori di gruppo, dibattito e conclusione lavori


Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (D.M. 25/07/2006 prot. n. 869, Circ. MIUR prot. n. 406 del 21/02/2006 e Direttiva MIUR n. 170/2016), nasce nel 1999 con l’obiettivo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni.

RINVIO CONVEGNO CESP – PALERMO 7 NOVEMBRE 2018

AVVISO

In merito al convegno di formazione  promosso dal CESP Educare alla pace a 100 anni dalla fine del 1° conflitto mondiale, previsto domani 7 novembre 2017  a Palermo presso l’IISS “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”, siamo spiacenti di comunicare che, a seguito dell’ordinanza n° 298 emanata in data odierna dal Sindaco di Palermo relativa all’emergenza idrica in città, tutte le scuole palermitane rimarranno chiuse nella giornata di domani e siamo quindi costretti ad annullare lo svolgimento dello stesso.

Riproporremo il convegno prima possibile  e sarà nostra cura avvisarvi tempestivamente. Invieremo a tutte le scuole l’avviso di rinvio per causa di forza maggiore ma crediamo comunque opportuno che segnaliate alle vostre scuole la mancata fruizione del permesso di aggiornamento.

l’ordinanza di chiusura delle scuole.


Educare alla pace

a 100 anni dalla fine del 1°

conflitto mondiale

mercoledì 7 novembre 2018 – ore 9.00/13,30

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi” largo Mineo n. 4 – PALERMO


Esonero dal servizio per tutto il personale docente e ATA (art. 64, commi 4, 5 e 7 Ccnl 2006/2009) – Iscrizione gratuita – Attestato di partecipazione al termine dei lavori – È necessario prenotare la partecipazione al convegno compilando il modulo online all’indirizzo http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp – L’iscrizione nella stessa mattina del convegno è condizionata alla disponibilità di posti non prenotati


PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Dalle ore 9,00 alle ore 9.30: registrazione delle presenze

Intervengono:

Nino De Cristofaro (CESP Sicilia)

1914-1918: “Gli ultimi giorni dell’umanità”

Federico Martino (Università di Messina)

L’attualità dell’art.33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

Antonio Mazzeo (giornalista e docente I.C. “Cannizzaro-Galatti” – Messina)

Educare alla pace e disarmare le scuole

Dibattito – Conclusioni


Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (D.M. 25/07/2006 prot. n. 869, Circ. MIUR prot. n. 406 del 21/02/2006 e Direttiva MIUR n. 170/2016) nasce nel 1999 con l’obiettivo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni

CHI HA PAURA DI UNA SOCIETÀ PLURALE?

Comunicato stampa

CHI HA PAURA DI UNA SOCIETÀ PLURALE?

La bieca censura di Forza Nuova e l’insulsa teoria del complotto

La povertà educativa che emerge dalla mozione presentata dal consigliere di Forza Nuova del Comune di Trieste, contro il Convegno organizzato dal CESP-Centro Studi per la Scuola Pubblica e da Red-Rete educare alle differenze, sul tema “Che genere di scuola: educazioni differenti per una società plurale”, il 20 aprile scorso, e che la giunta ha accolto per mano del vicesindaco, l’8 ottobre, è degna dell’oscurantismo culturale di cui Forza Nuova è promotrice. Nella mozione, l’”illuminato” Consiglio Comunale di Trieste, “invita il Sindaco e gli assessori competenti ad organizzare una campagna di sensibilizzazione per informare gli studenti e i ragazzi degli alunni dei pericoli della teoria gender e delle “colonizzazioni” ideologiche che distruggono”, a partire proprio dal Convegno organizzato dal CESP, nel quale si parlava, pubblicamente e democraticamente, di quale scuola occorra oggi, in una società plurale, a difesa di quelle differenze che, lo voglia riconoscere o meno Forza Nuova, esistono nella nostra società come nella nostra scuola.

Naturalmente nella mozione, dove è scritto “informazione”, bisogna leggere “repressione”, visto che si vorrebbe contestare il semplice diritto che il CESP esercita, di informare docenti, studenti, genitori degli alunni, cittadini e cittadine, dei pericoli insiti, non nelle inesistenti “teorie gender”, ma in quelle di chi nega la diversità e vorrebbe colonizzare ideologicamente famiglie e istituzioni, scagliandosi contro i progetti delle scuole rivolti alla prevenzione e al contrasto dell’omofobia e delle discriminazioni. Con la propria attività il CESP interviene, infatti, in difesa degli studenti e a sostegno delle famiglie di studenti e studentesse non omologate e non conformate alle idee dei consiglieri del Comune di Trieste e liberi di esserlo (almeno sino ad ora), mentre lo sparuto e un po’ ridicolo manipolo di “patrioti” che ha cercato il 20 aprile scorso di turbare la normalità e la serenità di un convegno collocato nella vita quotidiana di una realtà multiculturale, si pone contro di loro, così come contro la libertà di insegnamento e l’impegno pluriennale del CESP su questi temi.

Nella sua campagna Forza Nuova usa, peraltro, vecchi metodi che richiamano sinistramente un passato che si vorrebbe far ridiventare presente, stilando una mozione che appare come una vera e propria lista di proscrizione, con i nomi e i cognomi dei relatori del convegno, del loro profilo, delle idee e del loro percorso, fomentando un clima di intolleranza e intimidazione, che rende drammaticamente attuali vecchi e conosciuti drammi, di fronte ai quali occorre agire e reagire con la determinazione e la costanza di un impegno irremovibile. La lista di proscrizione presentata dal consigliere di Forza Nuova appare, però, incompleta, manca infatti un nome, quello di Anna Grazia Stammati, Presidente del CESP-Centro Studi per la Scuola Pubblica, associazione culturale che ha nei “Laboratori scuola-società” un proprio punto di forza e nel “Laboratorio sull’omofobia a scuola e nella società”, un elemento centrale, con il quale scavare nel fondo delle motivazioni che ancora oggi sono alla base di una diffusa omofobia e con il quale continuare a diffondere il modello del rispetto e del confronto, facendo di questo modello la nostra forza.

Anna Grazia Stammati, Presidente CESP

12 ottobre 2018

Libertà di insegnamento e “opzione di minoranza”

A questo link potete trovare i materiali utili alla campagna che come Cobas abbiamo avviato sulla libertà di insegnamento.

Crediamo che da ormai troppi anni ci sia una pressione molto forte portata nei Collegi dai presidi per uniformare l’attività didattica, attraverso strumenti di standardizzazione che, oltre ai quiz Invalsi, si concretizzano in griglie di valutazione uguali per tutti, prove per classi parallele, formazione imposta e spesso ripetitiva, ecc.

Tra i materiali trovate una riflessione sulle ragioni di questa nostra campagna.

Vi invitiamo però anche ad agire, utilizzando lo strumento perfettamente legale dell’opzione di minoranza, di cui si trovano – sempre nei materiali – alcuni esempi, oltre che un vademecum sul loro utilizzo.

Vi invitiamo dunque a presentare le opzioni di minoranza e a diffondere questo strumento tra i vostri colleghi.

Per tutte le informazioni potete consultare il sito e fare riferimento alle nostre sedi

ATTACCO ALLA L. 104. LE LINEE GUIDA DEL DECRETO SULL'”INCLUSIONE”

Attacco alla 104, smantellamento del GLHO, via libera ai tagli dell’organico di sostegno, medicalizzazione della didattica e svalutazione dei docenti

E in aggiunta, potere valutativo dell’Invalsi e superpoteri ai genitori che decideranno della continuità lavorativa dei docenti

Al MIUR in questi giorni fervono i lavori per il varo delle Linee guida attuative del Decreto legislativo n. 66/2017 sulla cosiddetta “inclusione“. Si prepara l’attuazione di una delle peggiori riforme promosse dalla legge 107: l’attacco al sostegno e alla meritoria “via italiana” al diritto allo studio per le studentesse e gli studenti disabili nelle scuola pubblica.

L’applicazione del Decreto legislativo 66/2017 con il varo delle Linee guida:

1) svilirà una delle poche leggi valide della storia della Repubblica la n. 104/1992, abolendone articoli fondamentali fra cui quelli sulla presenza del GLHO (Gruppo di lavoro operativo sull’“handicap”, che metteva  insieme tutti gli attori in campo a discutere del futuro didattico e di vita dello studente) in fase di stesura del PDF (il Profilo dinamico funzionale, anche quello abolito), ristabilendo un fantasma di GLHO a requisiti ridotti solamente nell’ultima fase, quello della stesura del PEI (il Piano educativo individualizzato);

2) impedirà che in sede di compilazione del PEI sia determinato da tutta l’équipe del GLHO (come è avvenuto finora) il numero di ore di sostegno: fase che rappresenta l’unica garanzia contro i tagli;

3) permetterà a una sequela di sedicenti “esperti”, e soprattutto dirigenti scolastici, e alla fine gli USR, di decidere quante ore di sostegno si potranno assegnare a ogni scuola: si immagina con quali limiti di spesa e libertà di valutazione didattica della quantificazione dell’organico;

4) annullerà, all’interno del gruppo che redigerà il nuovo “Profilo di funzionamento”, il ruolo dei docenti, finanche di sostegno: potrà partecipare solo un “rappresentante dell’amministrazione scolastica, individuato preferibilmente [sic!] tra i docenti della scuola frequentata”, per cui l’ex-PDF, da documento medico-didattico che era, diventerà documento solo medico;

5) promuoverà l’INVALSI con il ruolo (scippato al gruppo che redige il PEI) di ente valutatore della capacità “inclusiva” della scuola e dei suoi insegnanti;

6) affiderà ai genitori (che giustamente nel vecchio GLHO collaboravano, al pari degli altri, alla costruzione del futuro scolastico dello studente) l’unico potere che non dovevano avere: quella di decidere del futuro lavorativo dei docenti di sostegno. Ai genitori sarà infatti affidato, in nome della “continuità”, il potere di “consigliare” la permanenza o meno nella scuola di un docente precario di sostegno, con conseguenze pesantissime sulla capacità valutativa e sulla libertà d’insegnamento di chi sarà sottoposto a questo ricatto sul posto di lavoro. Depotenziando così l’unica soluzione praticabile e giusta: assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti e disponibili.

Il Decreto legislativo 66/2017 è stato accolto sin dalla sua approvazione sotto il dicastero Fedeli da un diluvio di critiche provenienti, oltre che dal CSPI-Consiglio superiore della Pubblica istruzione, da tante associazioni legate al mondo delle disabilità.

I decreti attuativi non sono documenti meramente tecnici, ma eminentemente politici. Vista l’attuale fase di transizione, e considerato anche che i termini di approvazione del Decreto, già ampiamente scaduti, sono stati ritenuti dalla stessa Ministra dell’ormai vecchio governo Gentiloni solamente “ordinatori”, come Cobas riteniamo oltretutto illegittimi e privi di qualsiasi mandato la convocazione e gli attuali “lavori in corso” degli organismi che stanno definendo le Linee guida del Decreto. Il MIUR fermi la sua corsa contro il tempo ed eviti di portare alle sue conseguenze più nefaste l’attuazione della 107! Da parte nostra continueremo a batterci per la completa abolizione del Decreto legislativo 66/107 come dell’intera legge 107 che lo ispira.

LA FARSA INVALSI

I QUIZ INVALSI ALLE MEDIE: UNA INTOLLERABILE FARSA CHE SCONVOLGE E DANNEGGIA GRAVEMENTE IL LAVORO SCOLASTICO

La scuola media italiana sta per affrontare i “nuovi” quiz INVALSI CBT (“Computer Based” svolti per via telematica): ma se i Signori Invalsi pensavano di riconquistare la fiducia dei docenti italiani eliminando i quiz dall’’esame e l’’umiliante lavoro di tabulazione che verrà fatto in automatico dai computer, hanno veramente sbagliato, perché mai come quest’’anno i quiz sono sentiti come un pesantissimo intralcio alla normale attività didattica e come uno tsunami che sta investendo la quotidiana organizzazione delle scuole.

Il dott. Ricci, responsabile INVALSI, si lamenta in una sua recente letterina di alcuni organi di stampa che insisterebbero troppo sulle difficoltà che le scuole stanno affrontando e loda invece quelle scuole che “con fortissimo senso istituzionale stanno lavorando alacremente per predisporre le attrezzature informatiche che consentano lo svolgimento delle prove”. Non sapevano i Signori Invalsi che i pc disponibili non sarebbero bastati per tutti gli alunni? Non sapevano che la qualità della connessione nelle scuole italiane (ma nel paese in generale) è più che deficitaria? Non sapevano che ormai le classi sono talmente numerose che le aule di informatica non sono fruibili nemmeno per la normale attività didattica? Lo sapevano, eccome se lo sapevano,… infatti danno le loro cattedratiche diposizioni: gli alunni possono svolgere i quiz anche a gruppi; se dovesse mancare la connessione, è possibile interrompere la prova e riprendere con “prova nuova” (e se mancasse due o più volte?); è necessario affiancare al docente somministratore un docente esperto di tecnologie.… Ma se sapevano tutto questo, non immaginavano il caos che avrebbero prodotto?

Dove sono tutti questi docenti a disposizione nelle scuole? Non ci sono e così i presidi stanno commettendo tutta una serie di illegittimità di cui potrebbero essere chiamati a rispondere: prolungamento arbitrario dell’’orario di lavoro per docenti e ATA (in violazione del CCNL), prolungamento arbitrario di obbligo di frequenza per gli alunni (senza nessuna delibera degli organi competenti), migrazione di intere classi in altri plessi o addirittura in altri Istituti, smistamento programmatico delle classi e/o entrate e uscite con perdita delle ore di lezione, modalità di copertura delle assenze del personale non contemplate dalla normativa e che si configura a tutti gli effetti come interruzione di pubblico servizio. Non si vergognano i Signori Invalsi? Credono di scaricare tutte queste responsabilità sui presidi e, a cascata, sui docenti italiani? Oppure contano effettivamente su questo? Sul “senso istituzionale” di chi a scuola ci vive davvero? Continuano a scavare un solco che diventa sempre più profondo con il mondo della scuola.

Perché è già chiaro a tutti che si sta producendo un disservizio prolungato mai visto nella scuola italiana e di cui i Signori Invalsi come al solito non si curano affatto, lontani come sono dalla realtà concreta e quotidiana delle scuole. E tutto questo non per una sola giornata, ma per tutti i giorni delle prove (che variano da scuola a scuola a seconda dei potenti mezzi informatici disponibili) che da quest’’anno sono tre (italiano, matematica, inglese). Un vero e proprio caos che in alcune scuole si protrarrà anche per più di due settimane e che intaccherà non solo le classi terze, ma i problemi organizzativi finiranno per interrompere l’’attività didattica anche nelle altre classi. In un paese normale si parlerebbe di interruzione di pubblico servizio, mentre ai Signori Invalsi pare tutto sia permesso.

Parlare di rilevazione “oggettiva” in queste condizioni è veramente ridicolo: alunni che svolgeranno le prove in orari diversi, in date diverse, con alle spalle programmi svolti in maniera disomogenea, con pc che in qualche caso funzioneranno e in altri no, con tempi di somministrazione che non saranno in grado di funzionare sempre e garantire i fatidici 90 minuti a prova; e se non bastasse i nostri alunni sosterranno non un’’unica prova uguale per tutti, ma prove diversificate (ci saranno prove random che però non saranno infinite e che circoleranno da subito e sulla cui equiparazione senz’’altro si potranno avanzare molti dubbi).

In realtà il subbuglio che si sta vivendo nelle scuole certifica, in questo caso certamente in modo oggettivo, il grado di condizionamento negativo che l’INVALSI e le sue ideologiche ed antiscientifiche metodiche esercitano sulla didattica e sull’organizzazione stessa delle scuole.

E secondo i Signori Invalsi le scuole dovrebbero poi tenere conto di questi risultati? Confrontarli tra scuola e scuola? E basare su di esse i propri piani di miglioramento? E sarebbero queste le misurazioni delle famose “competenze”? Un quiz e via? Mentre nei corsi di aggiornamento (anche questi spesso senza retribuzione) continuano a inculcarci una misurazione delle competenze di lungo periodo?

Ormai l’’INVALSI è alla farsa e come tale va considerato: un carrozzone pubblico che continua a distruggere la scuola italiana e che va al più presto abolito.

Ma al di là del caos organizzativo restano ferme e preponderanti le critiche ad un sistema di valutazione degli apprendimenti mirato in modo preminente all’’accertamento dell’’acquisizione di competenze addestrative decontestualizzate, mettendo in secondo piano tutto ciò che non è misurabile, ma che costituisce il cuore del nostro fare scuola: cogliere i nessi, sviluppare analisi in profondità, confrontare tesi diverse sullo stesso argomento, sviluppare una visione di insieme dei fenomeni, contestualizzare….

Ma quello che non si può contare, conta nella formazione dei nostri studenti come cittadini consapevoli e non solo come forza lavoro precaria e flessibile che deve rapidamente imparare, deve saper fare diversi lavori e poi rapidamente abbandonarli per impararne altri, senza chiedersi per chi, come e per quale scopo si produce. Non dimentichiamo che i quiz Invalsi puntano esplicitamente a condizionare la didattica con effetti retroattivi, sia tramite il Sistema nazionale di valutazione sia con l’’inserimento dei risultati delle prove di ogni studente, distinti per ogni disciplina, nella certificazione delle competenze che lo accompagna dopo l’’Esame di terza media e del suo curriculum dopo l’’Esame di Stato. Per cui i quiz Invalsi avranno (stanno già avendo) effetti negativi sulla qualità della scuola pubblica italiana, come peraltro è già avvenuto all’’estero.

Invitiamo tutti i docenti e il personale ATA a dichiarare la propria indisponibilità ad arbitrari (e spesso nemmeno retribuiti!) prolungamenti di orario. Nemmeno un’’ora per la farsa INVALSI!

CONVEGNO CESP – PALERMO 21-3-2018

Sede prov. p.zza Unità d’Italia, 11 Palermo 091349192 sicilia.cesp@gmail.com http://www.cobas‐scuola.it/Cesp

 

Centro Clinico Koinè  Palermo.‐3292891212 info@centropsicologipalermo.it

http://www.laboratoriogruppoanalisi.com/ segreteria.ldgpalermo@gmail.com

Convegno di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per il personale
ATA, DOCENTE, DIRETTIVO, ISPETTIVO, della Scuola pubblica statale

Adolescenze fragili nell’epoca della “Buona scuola”

mercoledì 21 marzo 2018 ore 8.30 – 14.00
Liceo Classico ” Vittorio Emanuele II ”
via Simone di Bologna 11 ‐ Palermo

8.30 – 9.00 Registrazione delle presenze

9.00 Saluto della Dott.ssa Rita Coscarella (DS del L.C. “Vittorio Emanuele II”) e del prof. Carmelo Lucchesi (Cesp Sicilia)

9.10 Relazioni

Giovanna Erika Di Cara (Psicoterapeuta gruppoanalista. Docente COIRAG. Socia del Laboratorio di Gruppoanalisi. Referente del Centro Clinico Koinè )

Tra clinica e scuola, intrecci virtuosi

Giuseppe Ruvolo (Psicoterapeuta. Professore ordinario nell’area Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università di Palermo. Direttore della scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica COIRAG sede di Palermo)

Creazione e superamento della soggettività neoliberista di massa

Valentina Lo Mauro ( Psicoterapeuta gruppoanalista. Docente COIRAG. Socia del Laboratorio di Gruppoanalisi)

L’eterotopia e gli spazi della formazione di sé

Giovanni Gabriele Mignosi ( Psicoterapeuta gruppoanalista. Docente COIRAG. Socio del Laboratorio di Gruppoanalisi. Membro del Centro Clinico Koinè)

Narciso allo specchio digitale

12.30 Dibattito e conclusioni

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del Personale della scuola D.M. 25/07/06 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/02/06. La partecipazione ai Convegni Cesp dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL 2006/2009, all’esonero dal servizio. L’attestato di partecipazione sarà rilasciato al termine dei lavori. È consigliato iscriversi al convegno compilando il modulo online all’indirizzo http://www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/. Sarà possibile iscriversi al convegno dalle 8,30 alle 9,00 del giorno di svolgimento, presso l’aula in cui avrà luogo, a condizione che vi siano posti disponibili.

Con il patrocinio di

http://www.coirag.org