10 ottobre MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER LA PALESTINA

STOP AL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE
E ALLA COLONIZZAZIONE DELLA CISGIORDANIA!

PARTECIPIAMO ALLE MANIFESTAZIONI DEL 10 OTTOBRE!

CATANIA, ore 17.00 ingresso principale Villa Bellini
PALERMO, ore 18.30 piazza Politeama

Tre anni di genocidio, carestia e distruzione di case, ospedali, scuole a Gaza. Il 65% dei territori della striscia occupati stabilmente dall’IDF, le cui atrocità sono state documentate per ultimo dal film – premiato a Venezia – NAZA di due registi israeliani, minacciati nel loro stesso paese!

In Cisgiordania continuano le violenze quotidiane dei coloni, appoggiati dai soldati israeliani, che invadono le case dei palestinesi, distruggono i raccolti, si insediano nei territori. Si tratta di una colonizzazione sempre più sistematica, di fatto permessa e voluta dal governo israeliano.

Il tutto avviene grazie anche alle complicità e al sostegno principalmente degli USA, ma anche dell’Unione Europea.  Il governo italiano si rifiuta persino di adottare un atto simbolico – ma dall’alto significato politico – come il riconoscimento dello Stato palestinese, si oppone alla sospensione degli accordi UE con Israele e non interrompe l’invio di armi. Di più, con il ddl 1627 (antisemitismo) – di cui chiediamo il ritiro – vuole mettere a tacere tutte le voci critiche che contestano le politiche dello stato israeliano e/o denunciano come espressione del colonialismo l’ideologia sionista.

Il 10 ottobre una grande mobilitazione attraverserà le città italiane, così come quelle di tutto il mondo, per chiedere la fine immediata di queste atrocità e per ricordare all’opinione pubblica mondiale che la cosiddetta tregua non ha interrotto le violenze e la colonizzazione.

Ci mobilitiamo per:

  • la liberazione del popolo palestinese e il rispetto del diritto all’autodeterminazione;
  • l’immediata liberazione dei prigionieri politici palestinesi in Italia e dei 4 attivisti della Global Sumud Flotilla da 7 mesi in carcere in Tunisia;
  • il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana, con l’interruzione dei rapporti commerciali, accademici e diplomatici con Israele;
  • l’immediata cessazione di ogni accordo militare e l’imposizione di un embargo totale sulle armi;
  • lo STOP alle politiche di riarmo nazionale, che pretendono di destinare fino al 5% del PIL alle spese militari e all’industria bellica, a scapito dei diritti sociali, sottraendo risorse fondamentali a sanità, istruzione, lavoro e welfare.

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