LA SOLIDARIETÀ NON SI PROCESSA. IL DISSENSO NON SI SILENZIA

MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026
Presidio-maratona a Roma e in altre 45 città per dire no alla norma-bavaglio
Mobilitazione in occasione della discussione del ddl Antisemitismo alla Camera

I COBAS Scuola tra le organizzazioni promotrici della mobilitazione contro il ddl 1004

Manifestazioni in Sicilia:
CATANIA, via Etnea [angolo via Prefettura], ore 18.00
PALERMO, via Cavour n. 6 [di fronte Prefettura], ore 17.00

PRESIDIO-MARATONA CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO
LA SOLIDARIETÀ E IL DISSENSO NON SI PROCESSANO

La mobilitazione nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese.

Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo.
La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica.

La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione.

ANTISIONISMO non è ANTISEMITISMO

Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione e il diritto di contestare politicamente l’ideologia sionista, le politiche dello Stato di Israele e il sistema di occupazione e discriminazione imposto al popolo palestinese.

Il rischio concreto è quello di introdurre un meccanismo di censura e autocensura capace di colpire non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico. In questo scenario, la solidarietà con il popolo palestinese rischia di essere sottoposta a una progressiva criminalizzazione e il dissenso politico a una forma di intimidazione istituzionale.

È una deriva che riguarda la democrazia nel suo complesso. Il diritto di denunciare un’occupazione, contestare un sistema di apartheid, chiedere la fine delle violenze e delle operazioni militari e prendere posizione contro quelle che riteniamo gravi violazioni del diritto internazionale non può essere subordinato a una definizione che restringa arbitrariamente il campo della critica legittima.

Per questo saremo in piazza: contro il bavaglio, contro la criminalizzazione della solidarietà, contro ogni limitazione della libertà di espressione e del diritto al dissenso.

La nostra mobilitazione vuole riaffermare un principio semplice e non negoziabile: la solidarietà non è un crimine, il dissenso non è antisemitismo e la critica a Israele e allo Stato di Israele non può essere messa a tacere.

Invitiamo associazioni, organizzazioni, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, giornaliste e giornalisti e tutte le persone che hanno a cuore la libertà di espressione e i diritti fondamentali a unirsi alla mobilitazione.

Per la libertà di espressione
Per il diritto al dissenso
Per la libertà accademica e di stampa
Per la solidarietà al popolo palestinese
Contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio

Rete #NOBAVAGLIO

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Ddl Antisemitismo: il 9/09 la protesta di oltre 250 sigle

Presidio-maratona a Roma e in altre 45 città per dire no alla norma-bavaglio
Mobilitazione in occasione della discussione del ddl Antisemitismo alla Camera

Mercoledì, 9 settembre, oltre 250 sigle scendono in piazza insieme a Roma, in piazza Montecitorio, dalle ore 13, per un grande presidio-maratona d’interventi e, nello stesso giorno, in altre 45 città d’Italia per dire no al cosiddetto disegno di legge antisemitismo, in occasione della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera.
Una vera e propria norma-bavaglio che, basata sulla definizione IHRA – International Holocaust Remembrance Alliance, equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del Governo d’Israele, e i suoi sostenitori, reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione. Ovvero: perseguire legalmente tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’Onu un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese.

Da Roma a Milano, Torino, Genova, da Firenze a Brindisi fino a Catania e Palermo e in decine di altre piccole e grandi città italiane. Una mobilitazione diffusa, lanciata dalla Rete #NoBavaglio assieme a centinaia di organizzazioni sociali e politiche, in grado di riunire un’ampia pluralità di realtà in difesa dei diritti umani: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia.

«I recenti attacchi e accuse di antisemitismo contro la Federazione Nazionale della Stampa Italiana – FNSI per aver aderito tra gli organizzatori della mobilitazione di domani dimostrano proprio l’entità del rischio di censura e repressione a cui stiamo già andando incontro, ancora prima che il ‘ddl-antidissenso’, come andrebbe ribattezzato, sia approvato. – spiegano – Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani.
È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni»
, concludono.

Roma, 8 settembre 2026

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SCOPRI DI PIÙ:

ELENCO ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento)
https://pressingweb.altervista.org/2026/08/criticare-israele-non-e-antisemitismo-no-alla-norma-bavaglio/

MAPPA DEI PRESIDI IN ITALIA CON ELENCO DELLE PIAZZE:
https://www.amnesty.it/eventi/mobilitazione-contro-il-ddl-antisemitismo/

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