ASSISTENTI AUTONOMIA E COMUNICAZIONE

Sì è svolta il 20 novembre 2019 la prima assemblea pubblica COBAS Assistenti Autonomia e Comunicazione che operano nelle scuole della Città metropolitana di Palermo e dei Comuni della Provincia.
Dal dibattito è emerso il profondo disagio che lavoratrici e lavoratori vivono quotidianamente nelle nostre Scuola a partire dai problemi legati alla illegittima applicazione del CCNL Coop Sociali.
Le problematiche della categoria sono ormai da diversi anni sempre le stesse:

  1. contratti di lavoro di breve durata con rinnovi che talune volte hanno cadenza addirittura mensile (nonostante il servizio debba essere erogato per legge per l’intero anno scolastico senza vincoli di bilancio);
  2. livelli di inquadramento che in alcuni casi risultano essere diversi e più bassi rispetto a quanto riportato sul CCNL di categoria;
  3. mancata sussistenza del diritto alla retribuzione in caso di assenza dell’assistito con gli eventuali recuperi orari spesso impraticabili;
  4. completa assenza di meccanismi di continuità e di tutela della forza lavoro la cui sostituzione può avvenire arbitrariamente e anche in assenza di gravi e comprovati motivi;
  5. mancata erogazione da parte di alcune Cooperative dell’una-tantum prevista nel rinnovo contrattuale dello scorso maggio.

Ulteriore elemento di instabilità della categoria è la mancata pubblicazione delle Linee Guida che omogeinizzino le procedure di affidamento e organizzazione dell’Assistenza sul territorio regionale così come le continue pressioni per l’abbassamento qualitativo del servizio.
Tutte storture i cui danni, oltre che sugli assistenti, ricadono sugli assistiti con disabilità e le loro rispettive famiglie.
Dalla riunione è quindi emersa una marcata frustrazione per le condizioni in cui versa da anni la categoria degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione, ma allo stesso modo abbiamo ricevuto diverse istanze e proposte che ci hanno fatto comprendere come la categoria sia pronta a fare valere i propri diritti dopo anni di torpore.
Dopo aver già richiesto urgenti incontri con la Città Metropolitana, l’Ispettorato del Lavoro e le Cooperative operanti nel settore per la Provincia di Palermo, i Cobas per l’Assistenza all’Autonomia e alla Comunicazione intendono proseguire con energia un percorso volto al definitivo miglioramento delle condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori della categoria, convinti che tale evoluzione non sia più procastinabile.

INTERNALIZZAZIONE COOP PULIZIE. IL C.S.P.I. CONDIVIDE LE NOSTRE PROPOSTE

INTERNALIZZAZIONE ATA PER DIPENDENTI COOP PULIZIE

LE NOSTRE PROPOSTE CONDIVISE DAL C.S.P.I. 

Lo scorso 13 novembre il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha pubblicato il parere sul decreto attuativo, che dovrebbe essere emanato a giorni, per la stabilizzazione nel profilo ATA degli ex-LSU e dei cosiddetti “appalti storici”, come previsto dalla legge di Bilancio approvata nel dicembre 2018.

Nel parere sono espresse una serie di osservazioni che recepiscono pienamente alcune delle proposte che in questi mesi la Confederazione Cobas aveva avanzato con forza per perfezionare l’importante traguardo dell’internalizzazione dei servizi di pulizie scolastiche. Nello specifico il CSPI recepisce le seguenti nostre proposte:

  • I posti ATA accantonati che verranno sbloccati devono essere 11.507 e non 12.263 come previsto nella bozza di decreto interministeriale.
  • I periodi di sospensione estiva imposti dalle aziende private in particolare alla platea degli appalti storici, non deve essere preso in considerazione. In altri termini quei lavoratori che avevano la sospensione estiva e hanno prestato servizio effettivo per 10 mesi, devono vedersi riconosciuto un anno di servizio.
  • Deve essere inserita la possibilità di poter accedere ai posti eventualmente vacanti in altra provincia all’interno della regione di riferimento. Al contrario si correrebbe il rischio di esuberi o part-time in determinate province e posti non assegnati per mancanza di lavoratori con i requisiti necessari in altre.
  • Permettere di partecipare alla procedura concorsuale anche a quei lavoratori che al momento non possiedono i necessari requisiti di titolo di studio (terza media) che in ogni caso stanno per completare il percorso di studio richiesto.

Come è noto i pareri del CSPI non sono vincolanti per l’Esecutivo: per questo la Confederazione Cobas chiede con forza che le modifiche proposte vengano prese in seria considerazione e inserite nel decreto interministeriale che dovrà delineare modalità e tempistiche del concorso per la stabilizzazione.

In conclusione i Cobas chiedono di non attendere oltre nell’emanazione del decreto per permettere di rispettare le tempistiche previste dalla legge, ovvero l’assunzione nel profilo ATA a partire dal 1° gennaio 2020, e soprattutto di mettere in campo soluzioni immediate per le migliaia di lavoratori che resteranno drammaticamente esclusi dall’internalizzazione.

DISABILI E ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE IN SICILIA

LA REGIONE SICILIA VUOLE LASCIARE STUDENTESSE E STUDENTI DISABILI SENZA ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE?

Nonostante la prolungata condizione di precariato in cui è mantenuto il personale specializzato che opera da oltre 20 anni con professionalità e gradimento da parte delle famiglie e delle scuole, garantendo un insostituibile supporto organizzativo a studenti e studentesse con disabilità grave, la Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglie e delle Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti, in data 12 u.s. ha notificato ai Commissari e funzionari delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dell’Isola che a partire da gennaio 2020 la Regione Sicilia non assumerà più alcun onere di spesa per il servizio in questione in quanto tale competenza, finora mantenuta sussidiariamente, è di esclusiva competenza delle scuole che devono provvedervi con proprio personale adeguatamente formato. In poche parole: peggioramento del servizio con sovraccarico di mansioni per i collaboratori scolastici e licenziamento in massa di un migliaio di assistenti formati con corsi di 900 ore, riconosciuti dalla Regione Sicilia, come previsto dall’Ente Locale erogatore del servizio che fino a ieri era la Provincia.

Siamo seriamente preoccupati per le famiglie a cui verrebbero a mancare degli assistenti che da anni, con abnegazione, passione e costante presenza quotidiana permettono ai loro figli di frequentare la scuola, permettono loro di superare tutte quelle barriere che, altrimenti, ne impedirebbero la normale fruizione. Compromettendo, di fatto, il diritto allo studio che rappresenta il primo segmento per l’inclusione sociale.

Siamo altresì preoccupati per i collaboratori scolastici che si vedrebbero, loro malgrado, addossare compiti e responsabilità impropri per le loro mansioni, malgrado il d.lgs. n. 66/2017 non aggiunga nulla di quanto già previsto nel vigente CCNL Scuola.

E siamo ulteriormente preoccupati per le sorti di un migliaio di lavoratori. Che invece di essere premiati, con la stabilizzazione, per il delicato lavoro che svolgono, verrebbero sbattuti in mezzo ad una strada da un giorno all’altro.

Non ci soddisfa il mezzo passo indietro fatto dalla Dott.ssa Di Liberti a seguito delle proteste che hanno seguito la sua notifica in quanto una comunicazione del genere non si fa se prima non si è pianificato tutto, e poi non ci piace il testo della notifica: “il servizio finora è mantenuto sussidiariamente’’

Nessuna legge Regionale in vigore che regola il servizio di assistenza igienico prevede la sussidiarietà, né la l. n. 68/1981, il cui art. 10 che recita “i Comuni sono tenuti a promuovere l’inserimento dei soggetti portatori di handicap nelle istituzioni scolastiche normali con l’assegnazione di personale adeguato compreso quello per l’assistenza igienico-personale’’

Ben 11 anni prima della Legge quadro sulla disabilità, la 104, la Regione aveva previsto che bisognava utilizzare personale esterno per assistere i disabili, e opportunamente formato.

Successivamente, con il recepimento del d.lgs. n. 112/1998, inglobato nella Legge Regionale n. 6/2000, art. 12 comma 2/C, le competenze vengono ripartite tra Comuni e Province.

E nella successiva Legge Regionale n. 15/2004, l’art. 22 conferma che le competenze, riguardanti gli studenti delle scuole superiori, restano fermamente a carico delle Province. Neanche in questa Legge vi è menzione di sussidiarietà, ma di obbligo.

L’unico documento che parla di sussidiarietà è la Circolare n. 3, prot. 209 del 7 marzo 2005, a firma dell’Assessore Raffaele Stancanelli, che nonostante sottolinei che, per il servizio igienico rivolto ai disabili gravi, debbono essere le Province ad assegnare personale qualificato ne dichiara, allo stesso tempo, la sussidiarietà.

A tal proposito bisogna ricordare che nell’ordinamento giuridico italiano la gerarchia delle fonti sancisce che una norma contenuta in una fonte di grado inferiore non può contrastare una norma di grado superiore. La Circolare è un atto amministrativo che serve per impartire istruzioni di servizio, non ha efficacia di Legge né di Regolamento. Ed è solamente in questa Circolare che si parla di sussidiarietà mentre la Legge n. 15/2004 all’art. 22, parla di obbligatorietà.

Né può soddisfarci la precisazione fatta, sempre ieri, dal titolare dell’assessorato regionale alla Famiglia, Dott. Scavone che ha chiarito che fino a quando non si pronuncerà il CGA Sicilia, a cui la Regione ha chiesto parere, la Regione continuerà ad erogare il servizio.

Tale parere, chiarisce l’assessore Scavone, si è reso necessario per evitare un eventuale danno erariale, a seguito del conflitto tra 2 norme. Quella nazionale pone il servizio a carico delle scuole, quella siciliana in capo alla regione.

Per noi la norma è una sola: l’art. 22 della Legge Regionale n. 15/2004, in quanto quella nazionale, oltre a non aggiungere nulla alle mansioni dei collaboratori scolastici, esclude, con l’art. 17 del d.lgs. n. 66/2017, le Regioni a Statuto Speciale dall’adeguarsi alla norma nazionale in quanto vengono fatte salve le competenze attribuite, in materia di inclusione scolastica, secondo i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione.

Come pensa l’Assessorato alla famiglia di provvedere al crescente numero di studenti gravi frequentanti le scuole?

Lo stesso Dott. Scavone ha dichiarato che quest’anno c’è stato un aumento delle persone disabili gravissimi che sono passate da 10.746 a 12.831.

E, congiuntamente, nella Pubblica Amministrazione, dopo il taglio al personale ATA, gli organici sono sottodimensionati da pregiudicare persino la sorveglianza degli spazi scolastici.

Chiediamo all’Assessore di convocare urgentemente un tavolo tecnico con tutte le parti in causa affinché si possa trovare una soluzione che soddisfi tutti: famigliari, studenti, scuole, collaboratori scolastici e lavoratori nel diritto allo studio e al lavoro.

In attesa di trovare una soluzione, e in attesa del parere del Cga, che comunque non è vincolante, chiediamo la reintegrazione dei lavoratori lasciati ingiustamente a casa, a causa dell’utilizzo improprio dei collaboratori scolastici, nonostante i decreti attuativi del d.lgs. n. 66/2017 non siano stati ancora emanati, in modo da ripristinare il servizio nella sua totalità per garantire agli studenti il loro diritto a frequentare le scuole della Sicilia e ai lavoratori di poter riprendere la loro attività.

DOCENTI PRECARI/E: INSUFFICIENTE IL DECRETO LEGGE

Il decreto legge n. 126 del 29 ottobre 2019, prevede Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti.

Innanzitutto, sottolineiamo che anche in tale decreto manca una considerazione della vastità e della gravità del problema del precariato nella scuola pubblica italiana. Ai proclami ideologici di valorizzazione del merito, non è mai seguita una politica seria di ripensamento globale del problema del reclutamento nella scuola pubblica, di formazione in ingresso del personale, e lo stato di abbandono non riguarda solo i/le docenti, ma anche tutto il personale ATA, a partire dal settore amministrativo, dove mancano assistenti amministrativi/e e addirittura Dsga.

Nel Decreto appena emanato è totalmente assente il riconoscimento, da noi chiesto da tempo, del valore abilitante del sevizio svolto dai docenti con più di 3 anni di servizio, in accordo alla Direttiva Europea 1999/70/CE. Manca quindi il riconoscimento della necessità per la scuola pubblica di stabilizzare tale personale che ha contribuito con grande sacrificio e sfruttamento a mantenere in piedi il sistema dell’istruzione, indebolito da una politica di incuria pluridecennale.

Nell’accordo raggiunto con i sindacati si prevede l’istituzione di un ennesimo Percorso Abilitante Speciale (PAS) in finanziaria a spese delle/dei docenti che di fatto traslerebbe la loro posizione dalla terza alla seconda fascia lasciando però nell’indeterminatezza la prospettiva di assunzione.

In merito alla mancata applicazione di tale Direttiva, la Commissione europea ha già denunciato l’Italia per abuso di contratti a tempo determinato e il nostro Paese rischia una importante sanzione economica come già accaduto nel 2014.

Dopo il grande piano di reclutamento della legge 107/2015, oggi il precariato ha raggiunto un nuovo record nella storia della repubblica italiana: si stimano oltre 150.000 posti vacanti, con un numero molto maggiore di personale precario che ogni giorno entra in aula, spesso senza nemmeno avere in mano un contratto e senza percepire uno stipendio.

Completamente ignorata poi nel decreto la questione annosa di maestre/i diplomate/i magistrali della cui situazione non si prevede nessun tipo di proposta risolutiva o perlomeno di garanzia di mantenimento del posto per l’anno in corso nel caso di sentenze di merito negative dei TAR.

I punti problematici e le proposte di modifiche al Decreto

In relazione all’articolo 1, comma 1 [1], si chiede che il concorso straordinario venga bandito prima del concorso ordinario in modo tale da poter garantire primariamente l’accesso ai ruoli da parte dei docenti con più anni di servizio.

  1. In merito a quanto stabilito all’articolo 1, comma 2 [2] si chiede di prevedere un numero di posti sufficienti a immettere in ruolo tutti gli/le aventi diritto (55.000) eliminando la prova scritta selettiva prevista.

  2. Per quanto previsto dall’articolo 1, comma 4 [3], non si dovrebbe porre un limite al numero dei posti annualmente disponibili per le immissioni in ruolo del personale abilitato con 36 mesi di servizio. Ciò risulta coerente con la proposta di differire il bando dei concorsi ordinari al termine delle immissioni in ruolo del personale precario con 36 mesi di servizio.

  3. Per quanto riguarda quanto previsto dall’articolo 1, comma 5, in questa fase si dovrebbe escludere il personale di ruolo in modo da rendere i posti disponibili solo per la stabilizzazione del precariato e garantire il rientro degli esodati attraverso un incremento dei posti in organico.

  4. All’articolo 1, comma 9 (lettere g-1), sembra illegittimo porre condizione necessaria per ottenere l’abilitazione “avere in essere un contratto di docenza a tempo determinato di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche”.

  5. Il comma 13, punto b) dell’articolo 1 prevede un’ulteriore prova di verifica orale da svolgersi nell’anno di prova che andrebbe ad aggiungersi al conseguimento dei 24 crediti formativi universitari, alla frequenza del corso di formazione obbligatoria e al superamento dell’anno di prova: questa ulteriore prova d’esame andrebbe eliminata.

  6. Il comma 16 dell’articolo 1, che recita “Il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento non dà diritto ad essere assunti alle dipendenze dello Stato”, dovrebbe essere semplicemente eliminato. Il personale abilitato in servizio da almeno 36 mesi deve essere immediatamente immesso in ruolo. E va riconosciuto per legge il valore abilitante del servizio svolto senza demerito.

Da parte nostra ci attiveremo da subito affinché queste proposte servano a rilanciare un movimento di precarie e precari che ribadisca che non servono soluzioni “straordinarie” create di volta in volta, ma una soluzione strutturale della questione: il ripristino del doppio canale.

[1] Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca è autorizzato a bandire, contestualmente al concorso ordinario per titoli ed esami di cui all’articolo 17, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, entro il 2019, una procedura straordinaria per titoli ed esami per docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado, finalizzata all’immissione in ruolo nei limiti di cui ai commi 2, 3 e 4. La procedura è altresì finalizzata all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, alle condizioni previste dal presente articolo.

[2] La procedura straordinaria di cui al comma 1, bandita a livello nazionale con uno o più provvedimenti, è organizzata su base regionale ed è finalizzata alla definizione, per la scuola secondaria, di una graduatoria di vincitori, distinta per regione e classe di concorso nonché per l’insegnamento di sostegno, per complessivi ventiquattromila posti. La procedura consente, inoltre, di definire un elenco dei soggetti che possono conseguire l’abilitazione all’insegnamento alle condizioni di cui al comma 9, lettera g).

[3] In ogni caso i posti annualmente destinati alle immissioni in ruolo a valere sulle graduatorie formate a seguito della procedura straordinaria non possono superare quelli destinati, per ciascuna regione, classe di concorso e tipologia di posto, alle graduatorie dei concorsi ordinari.

INCONTRO COL MIUR SULL’INTERNALIZZAZIONE PULIZIE

INCONTRO AL MIUR SU INTERNALIZZAZIONE EX LSU E APPALTI STORICI

Nell’ultimo incontro col MIUR abbiamo dovuto ancora constatare che, a poco meno di due mesi dal licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici delle cooperative impegnate nelle pulizie delle scuole, non vi sono risposte certe per la loro totale internalizzazione. I posti autorizzati dal MEF sono poco più di 11.000 mentre gli aspiranti supererebbero i 16.000. Un dato che il MIUR non è in grado di confermare prima della presentazione delle domande.

A questa mancanza di chiarezza si aggiunge l’incertezza per la sorte degli esclusi. Il MIUR ha indicato generici ammortizzatori sociali ancora tutti da definire, mentre è necessario un piano di accompagnamento alla pensione per i più anziani e un piano di ricollocamento per garantire continuità occupazionale e reddituale per tutti gli altri.

Tutto questo mentre la drammatica situazione relativa all’insufficiente vigilanza nelle nostre scuole, come dimostra la tragica morte dell’alunno di Milano, rende quanto mai urgente, dopo tagli pluridecennali, il potenziamento dell’organico del personale ATA.

Le uniche risposte positive del Miur sono state quelle “a costo zero”. Condividendo il principio di assumere il più alto numero possibile di lavoratori, i Cobas hanno ottenuto i seguenti chiarimenti:

  • per il raggiungimento del requisito dei 10 anni si terrà conto anche di eventuali periodi di interruzione non dipendenti dalla volontà del lavoratore;
  • allo scopo di assumere il maggior numero di lavoratori possibile, ad un certo numero di essi saranno stipulati contratti a tempo parziale; man mano che i più anziani saranno collocati a riposo, altri potranno passare da un contratto part time ad un contratto a tempo pieno;
  • la differenza di 244 posti, tra gli 11.507 posti accantonati (Tab. E dell’organico ATA) e gli 11.263 disponibili per l’internalizzazione, dipenderebbe ancora una volta – come già lo scorso anno per l’internalizzazione dei lavoratori palermitani – da un più oneroso calcolo del MEF sul costo di ogni posto. Il MIUR taglia nelle regioni dove stima minori assunzioni;
  • il concorso sarà bandito subito dopo l’emanazione del decreto;
  • il MIUR ha acquisito le nostre proposte di revisione della tabella di valutazione di titoli e servizi, da calibrare meglio su questa tipologia di lavoratori. Vedremo cosa verrà accolto.

I Cobas valutano negativamente:

  • l’incertezza sull’assunzione di chi è in possesso dei requisiti e il taglio della retribuzione per chi sarà costretto ad accettare il contratto part-time, quando siamo in presenza di stipendi già molto bassi anche per chi è a tempo pieno;
  • l’assenza di soluzioni per gli esclusi, come già accaduto nel caso dell’internalizzazione dei lavoratori palermitani, per i quali chiediamo un intervento urgente e risolutivo;
  • le difficoltà ad attivare la scelta di concorrere su più province, che permetterebbe l’internalizzazione nelle province con più disponibilità di organico, diminuendo gli esclusi.

Valuteremo come proseguire la vertenza insieme ai lavoratori.

SCUOLA O MERCATO? Il caso Amazon

AMAZON E IL LICEO “CARDUCCI-DANTE” DI TRIESTE

Trieste, 9 novembre 2019 – Che la scuola pubblica italiana rincorra da tempo il modello aziendalista è oramai cosa risaputa: competizione per essere riconosciuti come la scuola migliore, vetrine di vario tipo per vendere il “prodotto” scuola; accaparramento di studenti-clienti, tempo scuola ridotto per far lavorare gli studenti nelle ore di lezione. Ovviamente perdendo di mira l’obiettivo principale della scuola pubblica voluta dalla Costituzione: una comunità educante che ha l’obiettivo fondamentale di rimuovere gli ostacoli di carattere personale, economico e sociale, che creano disuguaglianza e impediscono il libero sviluppo della persona umana, attraverso gli strumenti dell’istruzione e della cultura e la promozione del pensiero critico.

Ma come ben sappiamo le/gli studenti e le loro famiglie sono un bacino di consumatori che fa gola a tante aziende.

Cosa è accaduto al Liceo “Carducci – Dante” di Trieste, di recente salito agli onori della cronaca per aver guadagnato il gradino più alto del podio della scuola “migliore”? In questo Liceo il Consiglio di Istituto ha deciso di abbracciare una proposta di Amazon: gli acquisti che studenti e famiglie faranno su Amazon contribuiranno sulla base di una indeterminata percentuale a offrire un portafoglio di crediti virtuali che la scuola poi potrà utilizzare per chiedere, ovviamente sempre ad Amazon, ciò di cui ha bisogno. Marketing allo stato puro: cattura e fidelizzazione del cliente sulla pelle di una scuola sempre più povera di risorse pubbliche e pertanto terra di conquista delle multinazionali. E purtroppo temiamo che il Liceo “Carducci – Dante” di Trieste non sia l’unica scuola ad aver venduto il pacchetto dei propri “clienti” ad Amazon. Come Cobas Scuola Trieste denunciamo l’ennesimo attacco alla scuola pubblica e invitiamo studenti, famiglie e docenti a boicottare questa vergognosa campagna acquisti di Amazon, per non essere complici in questa svendita dei valori e della funzione della scuola pubblica al rapace mondo delle multinazionali.

Per farsi un’idea del modello Amazon, invitiamo a guardare queste inchieste giornalistiche “Dove gli operai sono codici a barre”, “Viaggio dentro il modello di lavoro Amazon“, “Vita da driver“, “Primo Maggio. Stefano, il dipendente Amazon: A questi ritmi più di 5 anni difficile resistere” o “Amazon: cosa c’è dietro a un pacco

ASSEMBLEA ASSISTENTI AUTONOMIA E COMUNICAZIONE – PALERMO 20 novembre 2019

NO ALLA GUERRA. Solidarietà a studenti e docenti del “Marco Polo” di Venezia

[APPELLO] Oltre 140 professori siciliani in solidarietà ai docenti e studenti della scuola Marco Polo di Venezia

A Venezia, docenti e studenti del liceo “Marco Polo” hanno obiettato alla propaganda dell’uso delle armi e del coinvolgimento in iniziative di tipo militare (VEDI). Iniziative a quanto pare non deliberate da alcun organo collegiale. A seguito di ciò sono diventati oggetto di una virulenta campagna di stampa volta a screditarli sul piano professionale ed umano.

Conosciamo bene l’arroganza della politica, soprattutto al livello periferico (cui sono seguiti attacchi a più livelli istituzionali), e pertanto non possiamo che esprimere piena e incondizionata solidarietà a docenti e studenti per la loro difesa della funzione educativa della scuola e dei valori di ripudio della guerra da parte della Costituzione repubblicana.

Conosciamo quali siano gli esiti storici quando viene minacciata la libertà di insegnamento e quando la ricostruzione storica viene piegata ai fini del potere. Continua a leggere

9.11 MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE LEGGI “SICUREZZA”

Quello che segue è il comunicato unitario di indizione della manifestazione nazionale a Roma del 9 novembre prossimo. Ricordiamo che la manifestazione è stata indetta dal Forum Indivisibili e Solidali (di cui i COBAS sono parte fondativa e rilevante) e dalle strutture romane dei Movimenti per l’Abitare e di numerosi Centri sociali raccolte nella sigla Energie in Movimento

LIBERI MOVIMENTI: ABOLIAMO LE LEGGI SICUREZZA!

➡SABATO 9 NOVEMBRE ore 14 COLOSSEO – MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Dietro lo striscione che chiede l’abrogazione delle Leggi Sicurezza si ritroverà chi negli ultimi anni ha manifestato in ogni parte d’Italia contro la propaganda salviniana e la chiusura dei porti, si oppone alla ferocia degli sgomberi di occupazioni abitative e spazi sociali, si mobilita nei quartieri popolari, le centinaia di realtà che hanno dato vita al corteo del 10 novembre dell’anno scorso contro la conversione in legge del primo Decreto Sicurezza.

La manifestazione nasce dal confronto e dall’intersezione di diversi spazi e momenti politici nazionali, consci che non esistono compagini di governo “amiche” e che il “problema” non si sia risolto con la (temporanea?) sostituzione di Salvini agli Interni: infatti il nuovo Governo esprime piena continuità a partire dal primo atto di Di Maio alla Farnesina, l’emanazione di un provvedimento con cui, per velocizzare i rimpatri, si rendono esecutive le norme contenute nel primo decreto Salvini sui cosiddetti Paesi di origine “sicuri”.

Questo corteo raccoglie il frutto di diversi percorsi che si sono susseguiti, intrecciati e richiamati a partire da momenti nazionali e dal lavoro delle piccole realtà radicate nei territori. Dopo lo striscione di testa sarà presente la comunità Curda, che in questi giorni sta chiamando alla mobilitazione in solidarietà al proprio popolo contro cui lo Stato turco ha sferrato un attacco di inaudita crudezza.

La manifestazione, muovendo dal Colosseo, attraverserà Via Labicana, Via Emanuele Filiberto, Piazza Vittorio, Via Statuto, S. Maria Maggiore, Esquilino, Via Cavour, P. dei Cinquecento, P. della Repubblica. Nel passaggio all’Esquilino, in prossimità del Ministero degli Interni, saranno ribadite le rivendicazioni.

– Vogliamo l’abolizione delle leggi Minniti-Orlando-Salvini, e con esse leggi nazionali, circolari e accordi transnazionali precedenti che, dalle coste della Libia allo sfruttamento sui luoghi di lavoro e di vita, contribuiscono ogni giorno a mettere a repentaglio vite umane, dignità e diritti sociali irrinunciabili.

– Vogliamo la chiusura immediata di CPR e lager di Stato, la riapertura dei porti per continuare a salvare vite. Vogliamo accoglienza incondizionata per tutte e tutti, vogliamo la regolarizzazione generalizzata e permanente dei migranti attualmente senza documenti.

– Vogliamo rivendicare con forza la nostra libertà di movimento: dalla possibilità di attraversare i confini senza vedersi opposti visibili ed invisibili muri, alla possibilità di mobilitarsi ed esprimere dissenso contro chi comprime i diritti sul lavoro, nega il diritto alla casa, fomenta l’esclusione sociale e impone come norma il razzismo nella vita quotidiana.

– Vogliamo affermare che la solidarietà con chi rischia la propria vita in mare perché, aldilà delle norme giuridiche, compiere questa scelta non può essere considerata reato.

Per ribadire tutto questo, vogliamo costruire una mobilitazione che sia aperta, plurale, pacifica ed inclusiva per tutte le reti nazionali, realtà di movimento, associazioni, sindacati conflittuali, collettivi ed anche singolarità che in tutta Italia si sono mobilitate o sentono l’urgenza di farlo al più presto. La ricchezza dei movimenti ora è più che mai necessaria: invitiamo a partecipare ad un passaggio di discussione il 27 ottobre alle ore 11 presso ESC a Roma (Via dei Volsci, 159), e soprattutto a scendere in piazza a Roma il 9 novembre alle h. 14 al Colosseo.

#ABOLIAMOLELEGGISICUREZZA! – Per adesioni: aboliamoidecretisicurezza@gmail.com

BASTA CON LE AGGRESSIONI FISICHE A DOCENTI E ATA

BASTA CON LE AGGRESSIONI FISICHE AI DOCENTI CHE SVOLGONO IL LORO LAVORO DI EDUCATORI IN CLASSE

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti del docente della Scuola Secondaria di primo grado “G.A. BORGESE – XXVII MAGGIO” di Palermo, aggredito dalla madre di un’alunna. I custodi della scuola non sarebbero riusciti a fermare la madre, a quanto pare scortata dalla nonna, che, catapultatasi nella classe della figlia, avrebbe assestato uno schiaffo al docente di Geografia e Storia mentre stava svolgendo il proprio lavoro.

Quanto accaduto, purtroppo, non è un fatto isolato: sono sempre più frequenti gli episodi avvenuti in varie parti d’Italia in cui i docenti sono oggetto di aggressioni fisiche da parte di studenti e genitori. Anche a tutti i lavoratori della scuola vittime di queste violenze esprimiamo la nostra solidarietà. Questa situazione ci addolora, ma non ci stupisce perché riteniamo che alla radice di questi comportamenti violenti vi siano diversi fattori che denunciamo da tempo.

Innanzitutto, il diffondersi nella nostra società di una mentalità sempre più decisionista e sbrigativa soprattutto nei confronti dei più deboli (donne, migranti, bambini, diversabili, ecc.), in gran parte frutto di tendenze politiche che si stanno sempre più affermando. Anche gli insegnanti ormai sono diventati un soggetto “debole” e disprezzabile: assistiamo sempre più frequentemente a campagne mediatiche che bollano la scuola, e di conseguenza i docenti, come incapaci di dare risposte ai cambiamenti socio‐culturali in atto.

Vanno pure sottolineate le maggiori difficoltà nel lavoro educativo a scuola dovuto ai cambiamenti avvenuti nei giovani, che hanno generato una diffusa perdita di senso delle esistenze, rendendoli più fragili. Non va sottaciuto il peggioramento delle condizioni di lavoro dei docenti e di tutti i lavoratori della scuola, sottoposti a una serie di continui cambiamenti normativi ed a un sempre maggiore carico di lavoro e responsabilità.

Insomma, il degrado sociale, il mancato riconoscimento del valore formativo ed educativo che la scuola esercita giornalmente fra difficoltà (risorse non adeguate ai bisogni della scuola: tagli agli organici docente e ATA, aumento dei carichi di lavoro) e gli attacchi sempre più frequenti nei confronti dei docenti da parte dei mezzi di comunicazione (“lavorano poco…”), ma soprattutto da parte di Governi, le cui scelte sono tese a dividere e a demotivare la categoria dei docenti (meritevoli e non meritevoli di premi?!?), espongono chi esercita tale funzione ad attacchi indiscriminati, il cui riverbero si ripercuote sulle famiglie con la conseguente perdita di fiducia nel lavoro degli insegnanti e, in generale, di tutto il personale della scuola

Occorre che tutti (ma soprattutto chi fa le scelte politiche) riflettiamo su quanto accade perché sempre più urgente è la necessità di ricomporre la condivisione dei valori educativi fra le famiglie e la scuola, perché si possa superare la fase di difficoltà sociale ed educativa che stiamo vivendo.