Contro le guerre e contro il PCTO, soprattutto se svolto in caserma

Il 29.12.2021 è stato firmato un Protocollo d’Intesa tra il Comando Militare dell’Esercito e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia, che prevede la possibilità di effetuare PCTO in 7 caserme dell’Esercito.

Contro detto protocollo si è costituito un Coordinamento Regionale che ha varato diverse iniziative per ostacolare l’applicazione del protocollo e per richiedere l’abolizione del PCTO:

– manifestazioni di piazza;

– un convegno di aggiornamento rivolto ai lavoratori/trici della scuola che si terrà a Palermo l’8 aprile pv, in presenza e online, di cui daremo ulteriori dettagli per parteciparvi;

– una raccolta firme;

 – un presidio per l’8 aprile pv davanti all’USR Sicilia, nel corso del quale saranno consegnate  le firme raccolte.

Si possono scaricare il testo dell’appello firmato dalle organizzaioni promotrici (tra cui i Cobas) contenente le nostre valutazioni sul PCTO e sul PCTO in caserma, le nostre richiese all’USR e la tabella per raccogliere le firme di chi a scuola studia e lavora ma anche di altri cittadini che condividono il documento.

Se condividi le iniziative che proponiamo, ti invitiamo a

– diffondere tra i tuoi contatti quest’iniziativa;

– stampare l’appello e la tabella di raccolta firme, raccogliere firme tra studenti, genitori, lavoratori/trici di scuola tua, scansionare i fogli con le firme raccolte e spedire i file al nostro indirizzo di posta cobasscuolapa@fastwebnet.it oppure consegnarli alle sedi cobas scuola di Palermo e Catania;

– partecipare alle altre iniziative citate. 

8 marzo SCIOPERO GENERALE

8 MARZO scioperiamo e manifestiamo in tutta Italia

A PALERMO piazza Verdi ore 9.30

In sintonia con la mobilitazione femminista transnazionale verso l’8 marzo, accogliamo le richieste indicendo lo SCIOPERO di tutte le lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati.

In particolare intendiamo portare insieme nelle piazze i seguenti contenuti:

  • CONTRO lo sfruttamento dilagante in particolare nel lavoro femminile (maggiori licenziamenti e part-time imposti, lavoro in appalto, precarietà in estensione, salario inferiore a quello medio, pensioni sempre più lontane e “leggere”);
  • CONTRO il tracimare dello stato sociale e della sanità in ambito privatistico;
  • CONTRO la divisione sessuale del lavoro in cui quello di riproduzione e di cura è funzionale all’organizzazione capitalistica della società;
  • CONTRO la crescente violenza verso le donne, connessa ai ruoli e alle discriminazioni di genere che richiede la valorizzazione del punto di vista di genere;
  • PER una scuola e un’università pubbliche che garantiscano il diritto allo studio a tutte/i gli allievi/e senza discriminazioni, PER il lavoro stabile e un reddito soddisfacente per lavoratori/trici, in ambienti sanificati e adeguati, con investimenti massicci per il miglioramento delle strutture, la diminuzione del numero di alunni/e per classe; la libertà e inviolabilità delle persone e il rispetto delle differenze; NO agli interventi dei privati nella scuola; NO all’Alternanza scuola lavoro e alla DaD, a fianco delle lotte studentesche;
  • PER la tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro, PER una sanità pubblica potenziata, fuori dai circuiti privatistici, con la medicina di prossimità finalmente efficace;
  • PER la stabilizzazione nella P.A. di tutte le lavoratrici e lavoratori con contratti precari e/o in appalto; 
  • PER la parità di diritti e di salario in tutto il lavoro privato e la fine della precarizzazione;
  • PER servizi pubblici che evitino di scaricare sulle donne tutto il lavoro di cura e di assistenza; 
  • PER l’uscita immediata dallo stato di emergenza; NO al Green Pass, NO all’obbligo vaccinale; PER il reintegro di tutto il personale sospeso dal lavoro.

CONTRO TUTTE LE GUERRE

FERMIAMO L’INVASIONE E LA GUERRA DI PUTIN

STOP AL RIARMO E PER LO SCIOGLIMENTO DELLA NATO

https://www.commissionegaranziasciopero.it/index.php/calendario-scioperi/dettaglio-sciopero/297761

BASTA MORTI DA STAGE

I COBAS E LE MOBILITAZIONI STUDENTESCHE: FERMIAMO LE MORTI DA STAGE!

Non è passato un mese dalla morte di Lorenzo Parelli, lo studente friulano scomparso a gennaio per un incidente occorsogli mentre svolgeva uno stage in fabbrica, e lo strazio si ripete. Un altro studente, sedicenne, Giuseppe Lenoci di Monte Urano (Fermo), paga con la vita la scellerata scelta politica di allontanare gli studenti dalle aule per renderli manovalanza gratuita al servizio di imprese pubbliche e, soprattutto, private. Giuseppe, che stava svolgendo un tirocinio in Alternanza Scuola Lavoro in una ditta di termoidraulica, stava tornando a casa quando il furgone aziendale su cui viaggiava ha avuto un incidente e lui è morto sul colpo. 

La sua morte non è solo un tragico evento perché, come ci hanno ricordato gli studenti scesi – e manganellati – nelle piazze, l’alternanza scuola lavoro è il volto palese di una scuola che ha perso il suo ruolo di formare e istruire per diventare cinghia di trasmissione di un sistema che “non solo sfrutta, ma prepara allo sfruttamento ed educa a sfruttare”.

Gli incidenti si sono verificati in centri regionali di formazione professionale, ma sarebbero potuti capitare in qualsiasi scuola secondaria, da quando la controriforma renziana ha imposto l’obbligatorietà dei percorsi scuola-lavoro. D’altronde, il ministro dell’Istruzione è l’entusiasta Bianchi, che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle scuole primarie, introducendovi un tutor con la funzione di avviare bambini e bambine “al mondo del lavoro”, con un’operazione perversa di descolarizzazione di massa. 

L’attività lavorativa obbligatoria introdotta dalla malascuola di Renzi ha il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la mancanza di sicurezza. 

Sia nella formazione regionale sia nella scuola pubblica, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, questa pratica ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi/e che, con la giustificazione di imparare il mestiere, introiettano la concezione dominante per cui è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti (salariali, contrattuali, di orario e organizzazione) devono essere sacrificati.

L’ASL (Alternanza scuola lavoro), ora pudicamente ridenominata PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), insieme agli stage gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia. Spesso si tratta di lavoro gratuito tout court. 

Si tratta di una scuola che mostra un volto classista e che diventa funzionale ad un disegno di selezione/esclusione sociale. In questo disegno non è più prevista l’istruzione di massa e l’università è un privilegio per pochi. Per tutti gli altri, la formazione è mirata allo svolgimento di un lavoro e il suo ruolo si riduce a quello di fornire le dovute competenze. 

Noi crediamo invece che la scuola sia e debba essere altro. Non luogo di precoce addestramento al lavoro ma luogo di formazione dello spirito critico. E che studiare non sia un privilegio, ma un diritto. Anni di politiche liberiste hanno demolito questo diritto. È ora di tornare a rivendicarlo

Esattamente come noi, il movimento studentesco, che sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica, denuncia l’ASL/PCTO come una malapratica da abolire, per riportare nelle aule (da ampliare, ristrutturare e rendere accoglienti) studenti e studentesse: non si migliora la scuola allontanando dall’istruzione, ma rendendo migliore la scuola eliminando le classi-pollaio, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di strumenti adeguati e ammodernati.

I lavoratori e le lavoratrici dei COBAS della scuola il 28 gennaio hanno scioperato, scendendo in piazza in tutta Italia a fianco degli studenti e delle studentesse.

Il 18 febbraio aderiremo alla giornata di mobilitazione nazionale indetta dalle organizzazioni studentesche.

PERCHÉ PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI RSU

ALCUNE BUONE RAGIONI PER PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI DELLE RSU

Da più di vent’anni nelle scuole sono state introdotte le Rappresentanze Sindacali Unitarie-RSU elette da docenti e Ata, titolari delle relazioni sindacali al livello delle singole scuole, così come avviene nel privato a livello aziendale. Esse sono dunque un effetto del processo di trasformazione delle scuole sul modello aziendale che ha preso avvio con l’introduzione dell’autonomia scolastica e della figura della dirigenza scolastica che costituisce la controparte pubblica delle RSU. I Cobas hanno sempre evidenziato i limiti delle Rsu e in generale dell’introduzione della contrattazione decentrata a livello delle istituzioni scolastiche, ma al tempo stesso hanno sempre riconosciuto che fosse importante utilizzare ogni mezzo a disposizione per contrastare la crescita di potere dei dirigenti, la subordinazione di docenti e Ata, l’esautoramento degli organi collegiali di autogoverno della scuola democratica. Le RSU possono rappresentare in questo senso uno strumento che consente di creare aggregazione e conflittualità all’interno di un mondo, quello delle scuole, per certi aspetti diventato irriconoscibile rispetto a quello che era due decenni fa. Presentare liste RSU Cobas è innanzitutto una scelta pratica, legata alla sopravvivenza di in una categoria sempre più sottomessa, disunita e degradata, costretta non di rado a subire comportamenti illegittimi di capi e capetti o l’ingerenza indebita dei genitori-clienti. Le scuole oggi, a più di vent’anni dalle grandi trasformazioni neoliberiste, sono divenute spesso luoghi di lavoro opprimenti, governati dal dirigente e dal cerchio dei suoi collaboratori come se fossero aziende. Si è creata una distanza sempre più marcata tra il dirigente e il suo staff da una parte e il resto delle persone che lavorano a scuola, i primi con compiti organizzativi, i secondi con compiti esecutivi. Anche le scelte didattico-organizzative sono sempre più spesso frutto di decisioni della dirigenza e la funzione degli organi collegiali nel corso degli anni si è ritrovata sempre più svilita, ridotta a momento burocratico di ratifica e legittimazione di decisioni prese e discusse altrove e accettate con rassegnazione o disinteresse. Il modello partecipativo fondato sul funzionamento degli organi collegiali e sulla nomina collegiale di colleghe e colleghi con ruoli organizzativi è ormai un lontano ricordo e non costituisce più un’esperienza di riferimento, vissuta in prima persona, per la maggior parte della categoria. 

Le stesse RSU possono diventare parte di questa nuova divisione del lavoro nelle scuole: esiste il rischio molto concreto che siano cooptate di fatto come parte aggiuntiva dello staff, coinvolte nell’organizzazione del funzionamento delle scuole perdendo la loro funzione democratica e rappresentativa che, in una scuola aziendalizzata, deve essere solo quella di cercare di riaggregare quella maggioranza di insegnanti e Ata che non ha ormai più una propria voce. La prima fondamentale ragione che giustifica la presentazione di LISTE COBAS è proprio questa: occupare posti che potrebbero finire nelle mani sbagliate con conseguenze negative per tutti/e.

Quali spazi di azione offre la prospettiva di divenire RSU?

Di seguito alcuni aspetti specifici di intervento delle RSU che costituiscono al tempo stesso motivazioni pratiche, concrete, che dovrebbero spingerci a presentare le LISTE COBAS nelle scuole.

Informazione. La conoscenza dei dati, di qualsiasi dato che determina le scelte organizzative della scuola, sugli spazi, sugli organici, sulla formazione classi, sull’assegnazione ai plessi e alle classi e in generale ogni dato che riguarda l’organizzazione del lavoro, costituisce informativa dovuta che non può essere rifiutata. Oggi la mancata condivisione di informazioni costituisce il cuore della riorganizzazione verticistico-aziendale delle scuole. Senza adeguate informazioni le possibilità di azione o reazione sono spesso ridotte al lumicino, ci si trova davanti a fatti compiuti cui seguono giustificati quanto inutili sfoghi lamentosi. Potere avere accesso alle informazioni e farne partecipi i colleghi è già di per sé un atto di resistenza, dunque una opportunità legata al ruolo della RSU che è assolutamente da cogliere. 

Opposizione. Il lavoro quotidiano è oggi regolato da un profluvio di circolari interne che sono sempre più espressione di scelte dirigenziali non condivise, non comprese e in ultima analisi subite, anche se non legittime, da lavoratrici e lavoratori. La RSU può mettere in discussione l’opportunità o la legittimità del contenuto delle circolari chiedendone la rettifica o il ritiro. Ciò è possibile perché la RSU esprime istituzionalmente la rappresentanza dei lavoratori, dei loro interessi e della loro volontà di non essere trattati come zerbini. Quale docente o Ata, in quanto singolo, può pensare di essere ricevuto o semplicemente di avere risposta a una mail con “richiesta di chiarimenti” presentandosi individualmente al dirigente? A che titolo infatti potrebbe presentarsi se non come portatore di interessi meramente personali?

I diritti e i doveri. Non è certo raro trovarsi di fronte nella vita scolastica a palesi violazioni dei diritti previsti dal Contratto nazionale. Ad esempio il diritto di chiedere permessi personali e permessi per la formazione, sancito dal Contratto nazionale, viene sempre più spesso interpretato come concessione del dirigente e pretestuosamente negata, così come d’altra parte compaiono dal nulla nuovi obblighi senza fondamenti normativi, come recuperi non dovuti o frequenze di corsi di formazione presentati illegittimamente come obbligatori. Certo, ognuno può singolarmente imporre il rispetto dei propri diritti ma, se ancora si crede necessario cercare di unire lavoratori e lavoratrici, controbattere punto per punto su questo tipo di violazioni in quanto RSU apre uno scenario di conflitto e di lotta comune che ha una valenza completamente diversa.

Organi collegiali. Le RSU hanno indirettamente un compito di tutela e valorizzazione degli organi collegiali. Come si è detto, si muovono su un terreno che può essere sdrucciolevole perché sono sempre a rischio di cooptazione nella cerchia dirigenziale. Questo rischio diventa concreto quando l’interlocuzione con la RSU viene utilizzata per saltare il passaggio del confronto collegiale. Può apparire paradossale ma diventare RSU significa da questo punto di vista vigilare sulla limitazione dei loro poteri affinché non si sostituiscano agli organi collegiali, in particolare al Collegio dei docenti. 

I canali di comunicazione. La RSU ha diritto di affissione in bacheca, anche sul sito della scuola, e soprattutto di avere un indirizzo di posta elettronica istituzionale con accesso agli indirizzi di tutto il personale in servizio. È una opportunità fondamentale per chiunque abbia interesse a cercare di unire, ricomporre, creare spazi di confronto e di rafforzamento dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto nelle scuole più grandi. Essa costituisce il tassello fondamentale per gestire e condividere le informazioni a cui si ha accesso, le proposte, le iniziative di lotta e eventualmente per spiegare le ragioni che hanno portato a interrompere le relazioni sindacali o a non firmare il contratto.

Assemblea. La RSU ha diritto a convocare assemblee in orario di servizio su qualsiasi tema di pertinenza sindacale. È doveroso ricordare che il monopolio del diritto di convocazione delle assemblee nelle mani dei sindacati “maggiormente rappresentativi” priva i lavoratori e le lavoratrici del loro diritto di scegliere come utilizzare le 10 ore a cui hanno diritto. Diventare RSU COBAS consente di riappropriarsi, almeno in parte, del diritto di indire assemblee nella propria scuola dove non è affatto scontato peraltro che RSU di altre sigle sindacali lo facciano. 

La gestione delle risorse economiche. Compito della RSU è contrattare i criteri per la ripartizione delle risorse assegnate nel MOF e in generale di tutte le risorse destinate alla retribuzione accessoria. La presenza al tavolo di contrattazione consente di portare avanti nel modo più condiviso (attraverso l’informazione e le assemblee) le decisioni sulla ripartizione di tali fondi a partire dalla consapevolezza che, almeno in parte, esse sono sottratte al monte salariale contrattato a livello nazionale, sono quindi prese dalle nostre tasche e non sono un fondo accessorio della scuola e tantomeno un fondo del dirigente. Ciò consente se non altro di denunciare l’utilizzo sempre più marcato di tali risorse per riconoscere il lavoro appaltato dai dirigenti e che dovrebbero pagarsi semmai con le loro risorse contrattuali. Pur negli evidenti limiti d’azione che presenta oggi la contrattazione della parte economica, la presenza di una RSU COBAS può permettere di portare avanti le proposte di allargare il più possibile la platea dei beneficiari della retribuzione accessoria, di riconoscere il carico di lavoro ordinario di tutti e dunque una voce di flessibilità non legata a funzioni e progetti specifici, di stabilire un tetto massimo della retribuzione accessoria per persona, di evitare il cumulo degli incarichi. 

Trasparenza sui compensi. La RSU può e deve chiedere e pretendere di essere informata in modo dettagliato sui nominativi delle persone che hanno avuto accesso alla retribuzione accessoria, sugli incarichi svolti e i relativi compensi. Sempre più spesso i dirigenti, appellandosi alla tutela della privacy e al parere del Garante, si rifiutano di fornire questi dati, nonostante le sentenze sfavorevoli. Come RSU, anche nel caso della più irremovibile ostinazione contraria, abbiamo sempre il potere non solo di interrompere le relazioni sindacali e eventualmente di intraprendere le vie legali, ma di informare tutto il personale della violazione dei principi elementari di trasparenza e rispetto di tutti

Bonus premiale. La lotta contro il bonus premiale previsto dalla legge 107 è stato uno dei punti caldi delle lotte delle RSU COBAS nel quinquennio passato. Su questo aspetto, come sulla chiamata diretta, abbiamo ottenuto una importante vittoria. La Legge di bilancio 2020 ha provveduto a cancellare il bonus premiale previsto dalla legge 107 restituendo le somme stanziate a tale scopo all’ordinaria contrattazione di istituto senza più vincoli di destinazione né limiti di accesso da parte del personale in servizio. Non mancano tuttavia ancora oggi dirigenti che si ostinano a non voler rinunciare alla possibilità di gestire in modo discrezionale questa parte della retribuzione accessoria. Solo una RSU determinata e combattiva può far fronte a questa pretesa, denunciarla pubblicamente e rifiutarsi di sottoscrivere ogni contrattazione dei criteri generali per l’attribuzione premiale del fondo di valorizzazione.

L’organico di potenziamento. A tutti gli effetti rappresenta una risorsa aggiuntiva assegnata alle scuole, seppure non monetaria. L’utilizzo dell’organico potenziato è certamente uno snodo centrale della gestione aziendalistica delle risorse umane nella scuola, essa non deve essere lasciata all’arbitrio dirigenziale ma in primo luogo ricondotta alla discussione collegiale: è nel Collegio dei docenti che bisogna discutere e decidere quali figure docenti richiedere in organico, come distribuire le ore di potenziamento tra il personale in servizio e quali compiti assegnare. In molte scuole siamo riusciti a concretizzare l’equa distribuzione delle ore di potenziamento come nuovo criterio per l’assegnazione dei/delle docenti alle classi, ma anche le proposte di ore di “esonero” per compiti organizzativi previste dal CCNL 2016/18, devono essere presentate e discusse in collegio.

A questo riguardo rimane aperto un terreno nuovo anche per l’azione delle RSU, in quanto le risorse di potenziamento utilizzate per incarichi organizzativi si aggiungono alle risorse utilizzate per riconoscere le attività svolte solitamente dallo staff. La RSU può far emergere il quadro di tali cumuli di riconoscimenti e conteggiare le ore di “esonero” come risorse assegnate per lo svolgimento degli incarichi in sostituzione della retribuzione aggiuntiva e fare in modo che non piova sempre sul bagnato.

Autonomia e autotutela. La figura del rappresentante sindacale con legittimazione elettiva garantisce l’accesso a una posizione indipendente e paritaria che non ha eguali nella scuola di oggi, in cui dominano i processi gerarchizzanti. La RSU, sul piano delle relazioni sindacali, esce dal rapporto lavorativo di subordinazione per entrare in una relazione paritaria. In quanto RSU interloquisce e tratta su un piano di autonomia e parità con la dirigenza scolastica e tanto più con le figure delegate a svolgere funzioni dirigenziali. Alle spalle ha inoltre il sindacato, di cui è rappresentante, e ogni attacco alla sua persona e alle sue funzioni è un attacco ai COBAS e genera una reazione diversa da quella personale, perché il conflitto si sposta immediatamente di livello coinvolgendo in prima persona la sede COBAS provinciale. Da questa posizione di rappresentante eletto ha uno spazio di azione e di autodifesa che non potrebbe mai avere come singolo.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI, PER DIFENDERE IL NOSTRO LAVORO E I NOSTRI DIRITTI

PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA

CANDIDIAMOCI NELLE LISTE COBAS, VOTIAMOLE E FACCIAMOLE VOTARE

28 GENNAIO SCIOPERO: BASTA MORTI SUL LAVORO-SCUOLA

Il dolore dei Cobas per Lorenzo, studente morto nella scuola-lavoro! 

Venerdì 28 gennaio sciopero delle scuole superiori insieme agli studenti contro la scuola-azienda e la scuola-lavoro

Sui temi e con gli obiettivi del precedente comunicato i Cobas Scuola convocano per venerdì 28 gennaio lo sciopero dell’intera giornata nelle scuole superiori (medie di secondo grado) insieme agli studenti in lotta, con manifestazioni locali unitarie.

Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

* * *

Prot. 10/2022 Roma, 25 gennaio 2022

Alla cortese attenzione

Ministero della Pubblica Istruzione – Gabinetto

COMMISSIONE DI GARANZIA

Ministero della Funzione Pubblica – ReLazioni Sindacali

Ministero del Lavoro – Gabinetto

Oggetto: Indizione Sciopero intera giornata SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO venerdì 28 GENNAIO 2022 – in base alle disposizioni dell’articolo 2, c.7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi.

I COBAS Scuola, in base alle disposizioni dell’articolo 2, comma 7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi, affermanti che tale preavviso minimo non si applica nei casi di astensione dal lavoro “in difesa dell’ordine costituzionale o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori” e tenendo conto che gli stage di formazione professionale pongono a tutti gli effetti gli studenti coinvolti in una situazione lavorativa, con conseguente obbligo per le aziende di tutelarne la sicurezza, indicono per il 28 gennaio 2022 uno sciopero dell’intera giornata per le scuole secondarie di secondo grado per il personale Docente, Educativo e ATA.

Lo sciopero viene proclamato in coincidenza con le manifestazioni indette dalle organizzazioni studentesche , per protestare contro la morte sul lavoro in azienda dello studente Lorenzo Parelli e sui seguenti obiettivi: 

1) sospensione immediata di tutti i percorsi di scuola lavoro nell’anno in corso;

2) abolizione del PCTO nelle scuole e revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale; 

3) stop allo sfruttamento di lavoro non retribuito sotto forma di stage gratuito;

4) sostituzione dell’addestramento al lavoro con la formazione sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro;

5) formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio;

6) ammodernamento dei laboratori nelle scuole;

7) eliminazione classi-pollaio e aumento degli organici (docenti e ATA)

UN NOSTRO STUDENTE MORTO NELLA SCUOLA-AZIENDA

IL DOLORE DEI COBAS PER LORENZO: UN NOSTRO STUDENTE MORTO NELLA SCUOLA-AZIENDA

La morte di Lorenzo Parelli, studente di Udine, ci ha lasciato sbigottiti, addolorati, spezzati dal dolore. Il nostro primo pensiero va alla famiglia e agli amici, ma interroga anche pesantemente tutto quel mondo della scuola che ha accolto acriticamente la pratica di allontanamento di giovani studenti e studentesse dalle aule scolastiche per metterli a disposizione come manovalanza di aziende private. L’incidente si è verificato in un centro di formazione professionale, ma avrebbe potuto capitare in qualsiasi scuola secondaria, da quando la controriforma renziana ha imposto l’obbligatorietà dei percorsi scuola-lavoro.

Gli ottusi o interessati cantori dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ipocritamente ribattezzata PCTO-Percorsi per le competenze Trasversali e l’Orientamento) oggi restano in silenzio: d’altronde, Ministro della (dis)Istruzione è l’entusiasta Bianchi, che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle primarie affiancando fin dai sei anni un tutor che avvii bambini e bambine al mondo del lavoro (sarebbe un’operazione perversa di descolarizzazione di massa). 

La malascuola renziana ha introdotto questa attività rigorosamente obbligatoria nel percorso di istruzione scolastica con il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la (mancanza di) sicurezza. È questa una delle piaghe che colpisce da anni lavoratrici e lavoratori a ritmi assurdi, con più di tre incidenti mortali al giorno, tanto da farci dire che non si tratta di “incidenti”, ma di un vero e proprio rischio calcolato dalle aziende per imporre ritmi e organizzazione della produzione insopportabili. 

Nella scuola, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, questa pratica ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi che, con la giustificazione di imparare il mestiere, introiettano la concezione dominante per cui è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti (salariali, contrattuali, di orario e organizzazione) devono essere sacrificati in nome di una produzione finalizzata ai profitti privati piuttosto che a soddisfare i bisogni sociali di tutta la cittadinanza.

Ricordiamo tutti gli esempi di sfruttamento intensivo assurti a “eroi” nella comunicazione pubblicitaria: Renatino che lavora H24 e non ha mai fatto un giorno di ferie, Mohamed felice di lavorare in Amazon. Sono esempi di propaganda che mostrano la bellezza dello sfruttamento, ma non la perdita dei diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso a suon di lotte. 

L’ASL, insieme agli stage gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia. Spesso si tratta di lavoro gratuito tour court, un ossimoro anche da un punto di vista costituzionale. L’art. 36 prevede che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione, che “… in ogni caso garantisca a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. La funzione valoriale dell’ASL e degli stage è qui evidente: formare i giovani all’idea di un lavoro senza diritti. E che la scuola pubblica, ma anche la formazione professionale regionale, svolgano una funzione del genere è scandaloso.

Solo il movimento studentesco, che sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica, denuncia l’ASL/PCTO come una malapratica da abolire, per riportare nelle aule (da ampliare, ristrutturare e rendere accoglienti) studenti e studentesse: non si migliora la scuola allontanando dall’istruzione, ma rendendo migliore la scuola eliminando le classi-pollaio, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di strumenti adeguati e ammodernati.

Come Cobas CHIEDIAMO al ministero:

  • Sospensione immediata di tutti i percorsi di scuola lavoro nell’anno in corso
  • Abolizione del PCTO nelle scuole e revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale 
  • Stop allo sfruttamento di lavoro non retribuito sotto forma di stage gratuito
  • Sostituzione dell’addestramento al lavoro con la riflessione critica e la formazione approfondita sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro
  • Formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio e formazione
  • Ammodernamento dei laboratori esistenti nelle scuole e dotazione strumentazione necessaria
  • Miglioramenti reali nelle scuole: eliminazione classi-pollaio, aumento degli organici docenti e ATA

I DISASTRI DEL GOVERNO DEI “MIGLIORI”

I DISASTRI DEL GOVERNO DEI “MIGLIORI” 

Il “Governo dei Migliori”, di fronte all’esponenziale aumento dei contagi delle ultime settimane, alla crescente insostenibile pressione sul sistema sanitario, all’allarme sul peggioramento della situazione che – assicurano gli esperti – ci attende nei prossimi giorni, alza le spalle e tira dritto: la scuola può ripartire “in presenza e in sicurezza”, secondo la formula, propagandistica e beffarda, con cui ha accompagnato il suo “non fare” per la sicurezza della scuola nel primo anno di vita.

Mai come oggi appare nella sua evidenza il paradosso di un Governo che rivendica ossessivamente un risultato (scuole in presenza e in sicurezza) che nella realtà ha fatto di tutto per scongiurare. Niente di ciò che andava fatto per rendere le scuole più sicure è stato realizzato e tutto è rimasto nella situazione, già disastrosa, precedente alla pandemia: 

lasciate le classi pollaio, nessuno spazio aggiuntivo, 
trasporti insufficienti e sovraffollati, aule senza sistemi di areazione. 

Nessuna delle proposte presentate in questi due anni di pandemia sono state recepite, persino l’obbligo di distanziamento di un metro è stato di fatto abolito, preso atto che in gran parte delle scuole non è praticabile. Non è stata minimamente presa in considerazione l’opportunità di invertire la rotta della politica pluridecennale di tagli forsennati che ci ha consegnato il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti, tanto nella scuola quanto nella sanità. Così, mentre si è continuato a ripetere “mai più DAD”, le comunità scolastiche sono state lasciate da sole a fronteggiare l’emergenza, tra le mille difficoltà di sempre, a cui si sono aggiunte quelle scaturite dall’emergenza sanitaria e quelle determinate dalle incaute uscite dei “migliori”, che hanno aumentato la confusione e moltiplicato i problemi. 

Come dimenticare la falsità con cui il Presidente del Consiglio, lo scorso luglio, affermava sicuro che il Green Pass ci avrebbe dato la “garanzia di essere tra persone non contagiose”, o l’irresponsabile affermazione del ministro Bianchi, che nella conferenza stampa del 2 settembre scorso diceva serafico che “nelle classi in cui tutti sono vaccinati si potrà abbassare la mascherina”? L’assurdità di tali affermazioni, fondate sulla falsa equazione “vaccinati=sani/non vaccinati=malati” è servita ad incoraggiare i comportamenti incauti di chi è stato convinto di essere “immunizzato” dai vaccini (favorendo, in tal modo, la diffusione del contagio) e a spostare sul capro espiatorio della minoranza dei non vaccinati le responsabilità dei misfatti di questo governo. 

Non si giustifica altrimenti, infatti, l’arrogante perseveranza con cui si è introdotto l’obbligo vaccinale per il personale della scuola, già vaccinato al 95%, senza che questo costituisca un reale strumento di prevenzione del contagio nelle scuole, mentre “punisce” i lavoratori che ne sono colpiti, privandoli del diritto al lavoro e alla retribuzione. 
Di fronte ad un tale mosaico di disastri, di cui il decreto dello scorso 7 gennaio è soltanto l’ultimo inguardabile (e ingestibile) tassello, il Governo – ministro Bianchi in testa -, continua a ignorare le richieste che provengono dal mondo della scuola, a far finta di niente e a dirci che ci sono i vaccini, che bastano e avanzano per stare “in presenza e sicurezza”. 

I Cobas hanno manifestato sin dall’aprile 2020 perché si garantisse davvero la scuola in presenza e in sicurezza, avanzando precise e circostanziate proposte per affrontare l’emergenza, e considerano la DaD uno strumento dannoso per l’apprendimento e la crescita, ma il governo non può far finta di considerare assolto il compito di garantire la sicurezza della didattica in presenza con l’obbligo vaccinale (che, del resto, riguarda solo il personale e non alunne/i), mandando allo sbaraglio le comunità scolastiche. Dopo due anni è arrivato il momento di chiedere il conto a tutti, Governo, Regione e Comuni, di quanto non è stato fatto e di quanto non si intende fare per la sicurezza delle comunità scolastiche. Chiediamo (continuiamo a farlo) provvedimenti immediati e impegni seri per il futuro:

– La fornitura gratuita quotidiana a tutte le comunità scolastiche di mascherine FFP2 o FFP3, strumenti indispensabili di protezione individuale e collettiva.

– Una medicina territoriale di prossimità che garantisca le tre T (testare, tracciare, trattare), e in particolare il pieno funzionamento e potenziamento delle USCA.

– Screening periodici, adeguati e gratuiti per garantire il rientro a scuola in presenza, continuità, serenità e sicurezza.

– Tamponi gratuiti per tutti: alunni, docenti, ATA, famiglie.

– Riorganizzazione e potenziamento del TRASPORTO PUBBLICO con più risorse, e convenzioni d’emergenza con i privati che possano sopperire nell’immediato all’insufficienza di mezzi e del personale del trasporto pubblico.

– Reperimento di spazi ulteriori per le scuole, attingendo all’ingente patrimonio di edifici pubblici inutilizzati, e adeguamento immediato di tutte le strutture esistenti.

– Indicazioni chiare a salvaguardia del diritto all’istruzione che non aggravino le differenze tra Nord e Sud, centri e periferie.

– Ritiro dell’obbligo vaccinale e del green pass per lavorare e per l’uso dei trasporti pubblici.

– Ritiro dei protocolli di sicurezza differenziati tra alunni vaccinati e non vaccinati.

– Assunzione massiccia di personale e risorse necessarie per ridurre il rapporto alunni-classe.

– Presìdi sanitari nelle scuole.

ELEZIONI RSU 2022 – LISTE COBAS tempistica presentazione

ELEZIONI RSU 2022

Nonostante l’inizio della procedura elettorale per le RSU sia fissata per il 31.1.2022, siamo venuti a conoscenza che diverse OO.SS. stanno già procedendo alla formazione delle liste e alla raccolta delle firme necessarie per la loro presentazione, operazioni che potrebbero essere avviate solo dal 1° febbraio 2022.

Invitiamo tutto il personale a non sottoscrivere prima di queste scadenza alcuna lista né di accettare eventuali candidature.

È nostra ferma intenzione far rispettare il minimo indispensabile di regole comuni e consentire ai lavoratori e alle lavoratrici che intendessero sottoscrivere e candidarsi nelle nostre liste COBAS SCUOLA di poterlo fare in condizioni di legittimità e rispetto condiviso.

Invitiamo i dirigenti scolastici a non consentire che si avvii alcuna operazione, relativa alle elezioni e che ricade nella loro sfera di competenza, prima dei termini previsti dal Protocollo per la definizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle RSU del 7.12.2021.

SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA VENERDÌ 10 DICEMBRE

A Palermo presidio davanti al

teatro Politeama ore 9,30

Dopo decenni di tagli alla scuola e due anni di emergenza, l’esecutivo Draghi prosegue, in linea con i governi precedenti, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola. Infatti, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, le scelte economiche del governo Draghi mettono nero su bianco, nel PNRR e nel disegno di legge di bilancio 2022, la persistente volontà di finanziare l’istruzione pubblica al di sotto della media OCSE (-24 miliardi) e umiliarne il personale.

Le proposte salariali per il rinnovo del contratto, scaduto nel 2018 e con stipendi sostanzialmente fermi al 2008, sono ridicole e offensive; in buona parte intese a compensare un’indefinita “dedizione al lavoro”: una sorta di premio di fedeltà che richiama alla mente il passato ventennio. Non c’è la necessaria stabilizzazione del personale precario, docente e ATA. Manca la  riduzione strutturale del numero di alunni/e per classe, così come manca un piano reale di intervento, immediato e protratto nel tempo, per risanare e mettere a norma gli edifici scolastici. Non ci sono reali interventi sulla sicurezza, specie in pandemia, ma assistiamo all’indegno balletto di circolari contrastanti su contagi e quarantene.

C’è però il disegno di legge sull’Autonomia regionale differenziata che spezzerebbe il sistema nazionale d’istruzione e che è ora allegato alla Legge di bilancio. In questo contesto il governo cerca di mascherare le proprie carenze rovesciando su docenti e ATA provvedimenti contraddittori e assurdi: da un lato allenta le misure anticovid nelle scuole (distanziamenti, tracciamenti, quarantene, ecc…) dall’altro impone la vaccinazione obbligatoria per una categoria che è già vaccinata al 95% e lavora in presenza con una massa di persone, studenti e studentesse, non vaccinate né controllate! Fermo restando che noi riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti sui vaccini strumenti molto importanti, anche se non unici, per combattere la pandemia, consideriamo la vaccinazione obbligatoria per docenti ed Ata un errore, visto che, applicato a lavoratori/trici viola il diritto al lavoro e al reddito mentre se lo si volesse applicare a studenti e studentesse, violerebbe il diritto all’istruzione.

Perciò riteniamo che la misura sia colma e, proseguendo il percorso di lotta che ci ha portato allo sciopero dell’11 ottobre e alla giornata di protesta del 4 dicembre, abbiamo proclamato lo sciopero nazionale

IL 10 DICEMBRE FERMIAMO LA SCUOLA PER:

•   il rinnovo immediato del CCNL adeguando, con aumenti significativi uguali per tutti/e, gli stipendi di docenti ed ATA alla media europea, con il pieno recupero del potere d’ acquisto perso nei tanti anni di blocco salariale, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”;

•   la centralità della scuola nel PNRR, anzitutto con un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza;

•   l’adeguamento permanente alla media OCSE del finanziamento per l’istruzione;

•   riduzione strutturale del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni diversabili);

•   l’assegnazione stabile di ogni posto disponibile in organico, abolendo la distinzione tra organico di fatto e di diritto;

•   un piano straordinario di assunzioni, ad iniziare dai “precari”, sulla base di un percorso per titoli (docenti 3 anni scolastici, ATA 2 anni);

•   il superamento delle storture introdotte, per gli aspiranti supplenti, con l’affidamento delle procedure di compilazione delle graduatorie e di assunzione ad algoritmi approssimativi e inefficienti;

   la conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA;

•   una vera parità di diritti e salario nei diversi ordini e gradi di istruzione e tra il personale precario e non, con l’introduzione del Ruolo Unico;

•   l’abrogazione dei vincoli pluriennali alla mobilità per i docenti neo assunti o trasferiti;

•   la formazione e l’aggiornamento in orario di servizio;

•   favorire la vaccinazione volontaria, abolire nelle scuole l’obbligo vaccinale e le sanzioni correlate, garantire la gratuità dei tamponi per l’accesso ai luoghi di lavoro;

•   la tutela della salute di lavoratori e studenti, più efficaci misure di contenimento dei contagi attraverso: presidi sanitari permanenti nelle scuole, adozione di valide misure di protezione individuale e distanziamento, sanificazione e ventilazione forzata degli ambienti;

•   il NO all’Autonomia differenziata e ad ogni forma di regionalizzazione della scuola e dei servizi pubblici, SÌ all’uguaglianza dei diritti e dei servizi su tutto il territorio nazionale;

•   il NO al monopolio sindacale delle organizzazioni concertative, per una vera democrazia sindacale che restituisca ai lavoratori la facoltà di decidere su contratti, rappresentanza, diritto di sciopero.

SCARICA QUI IL VOLANTINO

Giuseppe Nobile, l’avvocato dei Cobas, spiega i contenuti del DL sul super greenpass

In questa pagina FB è possibile seguire la registrazione video dell’incontro con l’avv. Nobile, tenutosi il 3.12.2021 e organizzato dai Cobas scuola di Cagliari. Durante l’incontro l’avv. Nobile spiega i contenuti del DL 172/2021 sul super greenpass e risponde alle domande dei partecipanti.