Convegno CESP – LA SCUOLA AL TEMPO DELLE PANDEMIE. Palermo 23.11.2022

MATERIALI DI DISCUSSIONE DEL CONVEGNO

CONVEGNO CESP: LA SCUOLA AL TEMPO DELLE PANDEMIE

Quasi tre anni di pandemia Covid hanno sottoposto la comunità scolastica a tante misure spesso complicate, a volte non comprensibili, calate dall’alto. Ne siamo usciti/e frastornati/e. Riteniamo che occorra una riflessione comune e pacata sulle misure, sulla loro efficacia e sulle conseguenze che hanno prodotto tra lavoratori e lavoratrici, tra alunni e alunne per ricostruire un clima di ascolto e fiducia reciproca in difesa del diritto alla salute e al lavoro. Insieme a una psicologa, una docente, un medico ed un avvocato che se ne sono occupati/e, proponiamo una discussione libera. (All’interno del modulo di iscrizione, raggiungibile QUI, è possibile formulare già delle domande rivolte ai relatori del convegno.)

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MATERIALI E VIDEO DEL CONVEGNO

SCIOPERO GENERALE venerdì 2.12.2022 – piattaforma INTERCATEGORIALE

2 DICEMBRE 2022 SCIOPERO GENERALE UNITARIO DI TUTTO IL SINDACALISMO DI BASE

            Venerdì 2 dicembre 2022 tutte le organizzazioni del sindacalismo di base italiane hanno proclamato lo sciopero generale intercategoriale nazionale. Sono interessati tutti i settori pubblici e privati, dalla sanità alla scuola, dalle fabbriche ai trasporti. Lo sciopero è proclamato 

PER:

1. Rinnovo dei contratti e aumento dei salari con adeguamento automatico al costo della vita e con recupero dell’inflazione reale.

2. Introduzione per legge del salario minimo di 12 euro l’ora. 

3. Cancellazione degli aumenti delle tariffe dei servizi ed energia, congelamento e calmiere dei prezzi dei beni primari e dei combustibili, incameramento degli extra-ricavi maturati dalle imprese petrolifere, di gas e carburanti. 

4. Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

5. Blocco delle spese militari e dell’invio di armi in Ucraina, nonché investimenti economici per la scuola, per la sanità pubblica, per i trasporti, per il salario garantito a disoccupati e sottoccupati.

6. Rilancio di un nuovo piano strutturale di edilizia residenziale pubblica che preveda anche il riuso del patrimonio pubblico attualmente in disuso, a beneficio dei settori popolari e dei lavoratori.

7. Fermare le stragi di lavoratori, introdurre il reato di omicidio sul lavoro. 

8. Fermare la controriforma della scuola e cancellare l’alternanza scuola-lavoro e gli stage gestiti dai centri di formazione professionale pubblici e privati.

9. Difesa del diritto di sciopero. Riconoscimento a tutte le OO.SS. di base dei diritti minimi e dell’agibilità sindacale in tutti i luoghi di lavoro.

10. Introdurre una nuova politica energetica che utilizzi le fonti rinnovabili, senza ricorrere a nucleare e rigassificatori.

11. L’aumento delle risorse a favore dell’autodeterminazione, la tutela della salute delle donne e per combattere discriminazioni, oppressione nel lavoro, nella famiglia e nella società.

CONTRO:

A. Le privatizzazioni e il sistema di appalti/subappalti rafforzati dal DdL Concorrenza, che attaccano gli interessi collettivi a vantaggio di imprese e speculatori.

B. L’Autonomia Differenziata che disgrega il paese e allarga le differenze sociali tra territori. 

C. La guerra e l’economia di guerra, vera sciagura umana e sociale per i popoli ed i lavoratori.

D. L’attacco reazionario del governo Meloni ai diritti e alle agibilità democratiche, alla criminalizzazione dei migranti e all’ulteriore inasprimento della repressione del conflitto sociale e sindacale, con l’introduzione del reato di “occupazione abusiva e raduni illegali”.

Durante la giornata di venerdì 2 dicembre si terranno numerose manifestazioni regionali e provinciali

A PALERMO CONCENTRAMENTO E MANIFESTAZIONE ORE 9:00 PIAZZA VITTORIO EMANUELE ORLANDO (Tribunale)

 CONFEDERAZIONE COBAS; CIB-UNICOBAS; COBAS SARDEGNA; CUB; SGB; SICOBAS; USB; USI-CIT; ADL VARESE

ABBIAMO L’ALGORITMO: FACCIAMO VALERE I DIRITTI DI PRECARI/E

I COBAS ottengono dal Ministero l’algoritmo che ha creato il caos nelle assunzioni!

Finalmente può dirsi così vinta la lunga battaglia giudiziaria incominciata lo scorso anno con un’istanza di accesso agli atti formulata dai Cobas Scuola Cagliari a tutela di una docente precaria, cui fece seguito un ricorso alla Presidenza del Consiglio e infine un ricorso al TAR Lazio culminato con l’ordinanza n. 4816/2022 pubblicata il 21 aprile scorso, con la quale si ribadiva “l’obbligo dell’amministrazione di consentire l’accesso agli atti indicati nell’istanza di parte ricorrente”, condannando l’amministrazione all’ostensione del “documento” informatico.

Il Ministero, in base a quanto dispone l’Ordinanza Ministeriale n. 112 del 6 maggio 2022, ha proceduto anche per quest’anno all’individuazione degli aventi diritto ed al conferimento delle nomine di supplenza per mezzo di un software informatico, e così è intenzionato a fare per il futuro. Il sindacato Cobas ha raccolto, come lo scorso anno, moltissime lamentele da parte di insegnanti che non hanno ricevuto nessun incarico, e perciò rimanendo disoccupati, pur vantando una posizione in graduatoria che aveva loro garantito gli scorsi anni di lavorare con incarichi annuali o aventi termine al 30 giugno.

È stata così reiterata l’istanza di accesso agli atti, e il Ministero ha finalmente consegnato il file sorgente ai Cobas Scuola Cagliari contenente le istruzioni impartite al programma informatico per le nomine di supplenza da GAE/GPS. Sarà così ora possibile capire come procede il software utilizzato dal Ministero e soprattutto se lo stesso abbia operato correttamente o se la procedura sia viziata in nuce, di conseguenza si potrà verificare se le nomine sono illegittime in quanto non hanno rispettato la posizione degli aspiranti presenti in graduatoria come denunciato dalle precarie e dai precari stessi. Il file è ora al vaglio degli esperti informatici che dovranno verificarne il funzionamento.

Avendo a disposizione il file sorgente del software, che fino ad ora il Ministero si era sempre rifiutato di rendere pubblico, le/i numerose/i insegnanti precarie/i, ingiustamente scavalcate/i e rimaste/i senza lavoro, da oggi, con i COBAS, potranno difendere meglio le proprie ragioni in tribunale.

Comunque resta immutato il problema essenziale: se l’algoritmo si adegua alle norme attualmente vigenti dell’ordinanza ministeriale n. 112/2022, le nomine online sono condannate a priori a seminare una catena infinita di ingiustizie, perché di fatto seguono un meccanismo di nomine puramente casuale, indifferente al punteggio, cioè ai titoli culturali e all’esperienza maturata sul campo degli aspiranti docenti. L’effetto prodotto, sotto gli occhi di tutti è in palese contrasto con gli intenti ipocritamente dichiarati da un ministero che da tempo ha abbandonato la cura dell’istruzione pubblica in quel poco che resta della Repubblica italiana.

Il Ministero del “MERITO” e l’eredità del governo Draghi

La trasformazione della denominazione del Ministero dell’Istruzione, che già in passato aveva perso significativamente la denominazione “pubblica”, in Ministero dell’istruzione e del Merito è espressione di una precisa volontà politico-culturale.

Infatti, se riferito agli studenti, tutelare esclusivamente il Merito si pone decisamente in contrasto con il modello costituzionale in cui la scuola pubblica è uno strumento essenziale per garantire l’uguaglianza sostanziale prevista dall’art. 3 Cost., che deve mirare soprattutto a tutelare i soggetti economicamente, culturalmente e socialmente più deboli.

Se riferito ai docenti il Ministero del Merito implica che qualcuno, dotato di potere gerarchico, valuti il presunto merito, il che nella migliore delle ipotesi significa una drastica riduzione della libertà di insegnamento e del pluralismo didattico culturale che dovrebbe caratterizzare la scuola pubblica, dato che chi deve essere valutato inevitabilmente viene indotto ad assumere le tesi del valutatore, ancor di più se si tratta del dirigente scolastico che opera nella stessa scuola; nella peggiore delle ipotesi determina servilismo e sudditanza, con effetti nefasti anche sulla democrazia degli organi collegiali.

Ma la denuncia del Merito da parte del PD o del centro sinistra e di intellettuali mainstream che fanno capo a quella area è ipocrita e strumentale, perché il cambio di denominazione del ministero svela la filosofia aziendalistica e meritocratica che ha già caratterizzato le ultime riforme del governo Draghi.

La legge n. 79/2022, per permettere solo ai meritevoli di insegnare, istituisce un vero e proprio percorso ad ostacoli per l’immissione in ruolo dei docenti, caratterizzato da tre step, ognuno con prova finale selettiva (percorsi abilitanti, concorso, anno di prova), con rilevanti costi a carico dei partecipanti e con il rafforzamento del mercato privato della formazione.

Inoltre, prevede la c.d. formazione incentivata, obbligatoria per i neo assunti e facoltativa per gli altri, con prove intermedie e finali selettive, con un premio una tantum assegnato in modo non generalizzato o a rotazione che, in base alle stesse previsioni del Ministero, andrà solo al 5% circa dei docenti, per effetto del vincolo delle risorse.

Infine, la legge n. 142/2022 prevede un ulteriore scalino gerarchico: coloro che supereranno per 3 percorsi formativi triennali consecutivi le prove finali concorreranno per diventare docenti stabilmente incentivati con un assegno annuale ad personam di 5.650 euro (circa 400 euro al mese lordi) aggiuntivo allo stipendio; dal 2032-33 per 4 anni potranno accedere al premio solo 8mila docenti all’anno (meno di 1 per scuola). I contenuti della formazione in entrata e in servizio prefigurano un indottrinamento di Stato lesivo della libertà di insegnamento, con la digitalizzazione intesa come asservimento alla macchina informatica, l’orientamento inteso come marketing, l’inclusione intesa come medicalizzazione, la didattica delle competenze intesa come addestramento a saper fare decontestualizzati in linea con la precarizzazione del lavoro, meccanismi che hanno già prodotto tanto analfabetismo cognitivo.

La scuola ha, invece, bisogno di puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi e del pensiero critico per formare cittadini consapevoli, soggetti attivi della democrazia sostanziale. A tal fine non ha bisogno di competizione individuale e di gerarchia tra i docenti, ma di collegialità effettiva e cooperazione. Le risorse saranno ricavate dal taglio dei fondi per la Carta docenti (che invece va estesa anche ai precari, come stanno decidendo i tribunali accogliendo i nostri ricorsi) e dal taglio di 11.300 posti motivati con il calo demografico che, invece, potrebbe essere l’occasione per destinare i fondi che si risparmieranno (oltre a quelli del PNRR) alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per l’edilizia scolastica e la sicurezza.

Mentre si punta ad aumentare le retribuzioni di una piccola parte della categoria tutto il personale attende da 3 anni il rinnovo del contratto, con una perdita del potere d’acquisto, rispetto al maggio 1990, del 30% circa, che sarà ancora maggiore con il caro energia e l’inflazione al 12%.

Inoltre, il governo si appresta a dare attuazione all’autonomia differenziata, che rappresenta un altro gravissimo pericolo per il principio di uguaglianza sostanziale con la frantumazione regionale dell’istruzione pubblica, l’aumento delle diseguaglianze sociali, del divario tra Nord e Sud e tra centro e periferia.

Nell’ambito della piattaforma dello sciopero generale del 2 dicembre i COBAS Scuola chiedono: il rinnovo del CCNL con il recupero del potere d’acquisto perso e la tutela del salario reale dall’inflazione; l’abrogazione delle norme sulla scuola delle leggi 79 e 142; l’assunzione dei docenti con tre anni di servizio e degli Ata con due; la riduzione degli alunni per classe; investimenti significativi nell’edilizia scolastica; l’eliminazione del riferimento al Merito nella denominazione del Ministero con una coerente inversione di tendenza nella politica scolastica, il ritiro di qualsiasi progetto di autonomia differenziata.

PRECARI: PRIMI RICORSI VINTI PER LA “CARTA DOCENTE”

Cominciano ad arrivare le prime sentenze dei ricorsi promossi dai Cobas Scuola di Torino per ottenere anche per i/le precari/e la carta del docente (oltre alle altre voci retributive spettanti come scatti pre-ruolo, RPD, indennità ferie e indennizzo per abusiva reiterazione dei contratti)

Il Ministero dovrà quindi attivare le carte per tutt@ i/le docent@ che hanno fatto ricorso e caricare la somma totale per tutti gli anni scolastici dal 2015/2016 in poi.

ATTENZIONE!!

È importante attivarsi immediatamente per non incorrere nella prescrizione

Anche a Palermo è possibile aderire al ricorso seguendo le istruzioni presenti qui

CONVEGNO CESP – PALERMO 27/10/2022

CONVEGNO NAZIONALE DI FORMAZIONE RIVOLTO AL PERSONALE SCOLASTICO E A CHI HA CUORE LE SORTI DELLA SCUOLA PUBBLICA

La scuola: laboratorio di pace.

Gestire i conflitti. Prevenire la Guerra

giovedì 27 ottobre 2022 ore 8.30 – 13.15 e 14.30 -17.00

IPSSAR “Paolo Borsellino” plesso di via Nicolò Spedalieri 50, Palermo

Per partecipare al convegno è necessario iscriversi alla pagina web

https://cobasscuolapalermo.com/iscrizione-convegno-cesp-palermo-27-ottobre-2022/

Sarà spedito attestato di partecipazione agli indirizzi mail dei presenti.

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

8,30 ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

Introduce e coordina: Carmelo Lucchesi Cesp Sicilia

9,00 RELAZIONI

Angelo D’Orsi Docente Università di Torino

Dopo l’89: dinamiche geopolitiche e conflitti bellici

Antonio Mazzeo Docente, Peace researcher

Scuola e Ricerca: la retorica della pace e la presenza dei militari

10,40 PAUSA CAFFÈ

11,00 RELAZIONI

Giorgio Caruso Studente scuola secondaria di II grado , Palermo

Il PCTO nelle caserme

Giovanni Di Benedetto Docente Liceo Classico “V. Emanuele II” Palermo

Scuola, democrazia, cultura di pace

Carmelo Lucchesi Cesp Sicilia

Proposte per una didattica per la pace

12,15 INTERVENTI DEI PARTECIPANTI, EVENTUALI RISPOSTE DEI RELATORI

13,15 PRANZO PRESSO LA STESSA SEDE DEL CONVEGNO

14,30 GRUPPI DI LAVORO VOLTI ALL’ELABORAZIONE DI PERCORSI SCOLASTICI DI EDUCAZIONE ALLA PACE. COORDINANO:

• DAVIDE SCHIRÒ PER SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA

• FAUSTA FERRUZZA PER SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO

• FINELLA GIORDANO PER SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO

• GIUSEPPE ALBANESE PER CPIA

16,30 RESTITUZIONE IN PLENARIA DEL LAVORO DEI GRUPPI.

17,00 CONCLUSIONE DEI LAVORI

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006). Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009).

Assemblea provinciale Cobas Scuola Palermo

In vista dell’Assemblea Nazionale dei Cobas Scuola che si terrà a Firenzee Sabato 29 e domenica 30 ottobre e della necessità di confrontarci per elaborare delle proposte di attività a livello locale e nazionale abbiamo indetto

l’Assemblea provinciale Cobas Scuola Palermo mercoledì 19 ottobre 2022 alle ore 16.30

 in presenza sede Cobas scuola

piazza Unità d’Italia 11 Palermo


odg:

1) Discussione sulla proposta di regolamento da approvare in AN.

2) Mobilitazioni nazionali (ventennale Forum Sociale Europeo a Firenze dal 10 al 13 novembre, sciopero generale 2 dicembre…) e locali (convegni Cesp, impegno per la pace…).

3) Elezione de* delegat* per l’Assemblea Nazionale.

4) Varie ed eventuali.

A fronte dell’importanza dei temi da trattare invitiamo tutt* le/gli iscritti a partecipare all’Assemblea Provinciale.

UN ALTRO STUDENTE MORTO SUL LAVORO

IL LAVORO OMICIDA E L’ADDESTRAMENTO A MORIRE PER LAVORO: È ORA DI ABOLIRE L’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO, DI PERSEGUIRE PENALMENTE I RESPONSABILI DELLE MORTI SUL LAVORO

Dopo Lorenzo a gennaio e Giuseppe a febbraio, ieri è caduto vittima della scelleratezza dell’alternanza scuola-lavoro Giuliano, massacrato da una lastra d’acciaio evidentemente non posizionata in sicurezza.

Altri incidenti gravi sono accaduti ad altri studenti, tra maggio e giugno, che solo per fortunose circostanze non si sono trasformati in tragedia.

Le parole di cordoglio del Ministro Bianchi, che seguono quelle dei predecessori, sono vergognose e insopportabili: dobbiamo chiedere con forza che il prossimo governo nella prossima legislatura abolisca l’alternanza scuola-lavoro senza se e senza ma.

La scia di sangue che gronda sul mondo del lavoro, con morti quasi quotidiane provocate da incuria, non rispetto delle norme di sicurezza, orari troppo lunghi e ricatti occupazionali soprattutto nel settore degli appalti, è arrivata a imbrattare anche la scuola mietendo vittime tra studenti impiegati in attività che sono evidentemente forme di sfruttamento piuttosto che attività formative professionali.

L’alternanza scuola lavoro, ora PCTO, è un addestramento per milioni di ragazze e ragazzi al devastato mercato del lavoro, un modo per fare conoscere (e accettare come normale) il ricatto occupazionale, salariale, contrattuale, la riduzione fino alla scomparsa dei diritti: nel pacchetto sono inclusi anche il rischio di incidenti e il pericolo della morte.

È così che si preparano le giovani generazioni a considerare il lavoro un’attività in cui sono diminuiti, fino a perdersi, i diritti di cittadine e cittadini, e a trasformarsi in manodopera pronta ad accettare condizioni di lavoro, contrattuali e salariali sempre più indecenti in nome della concorrenza sul mercato e dei profitti (sempre più risicati per le piccole aziende, spesso al servizio di multinazionali, disposte a smantellare ogni presidio di sicurezza o di diritti pur di raggiungere il fatturato).

Non possiamo più rimanere a guardare questo stillicidio di lavoratori e lavoratrici, carne e sangue delle classi sfruttate: occorre una mobilitazione generale per la sicurezza e contro gli “incidenti” e le morti sul lavoro, piaga che si intreccia con la profonda crisi economico-sociale; va rafforzato il controllo pubblico nelle fabbriche e su tutti i luoghi di lavoro, ma anche costituiti comitati di lavoratori e lavoratrici per un controllo diretto operaio; vanno perseguiti penalmente gli omicidi da lavoro; va abolita immediatamente l’alternanza scuola lavoro e restituita alla scuola la sua funzione costituzionale, garantendo il diritto allo studio a tutte e tutti; vanno abolite tutte le leggi e le forme contrattuali che hanno allargato a dismisura il lavoro precario; vanno ripristinati i diritti al lavoro, a salari e retribuzioni adeguate al costo della vita; va ricostruito un meccanismo di adeguamento automatico all’aumento dei prezzi, del caro-bollette e del caro-vita per sottrarre lavoratori e lavoratrici al ricatto salariale e frenare la corsa agli straordinari; va colpito chi sfrutta il lavoro nero e restituita a tutte e tutti la piena dignità lavorativa.

Solo in questo modo sarà possibile estirpare la piaga delle morti da lavoro e ridare ai giovani la speranza di una prospettiva lavorativa ed esistenziale, la speranza del futuro senza sfruttamento.

MALEDETTO ALGORITMO: errori nelle nomine da GaE e GPS

In questi pochi giorni ci sono arrivate moltissime richieste di chiarimento e di intervento per errori nelle nomine a tempo determinato da GAE e GPS.

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LA SCUOLA DI DRAGHI: COMPETIZIONE E GERARCHIA

Competizione individuale, gerarchia e didattica di regime 

Nuovo reclutamento, formazione incentivata e docente “stabilmente incentivato”

Il Governo Draghi ha ipotecato pesantemente il futuro della scuola pubblica: la legge n. 79/2022 prevede un percorso ad ostacoli per la formazione ai fini dell’immissione in ruolo e la formazione incentivata per i docenti di ruolo; l’art. 38 del Decreto Aiuti, emendato in sede di conversione al Senato, completa l’opera con la previsione del docente stabilmente incentivato.

La formazione per il reclutamento prevede tre step, ognuno con valutazione finale. Il primo è il percorso abilitante universitario in cui, a proprie spese, i corsisti devono conseguire 60 CFU/CFA. Possono accedervi studenti universitari, che devono però conseguire la laurea (o altro titolo idoneo) per accedere alla prova finale e, per i primi 3 cicli, docenti precari non abilitati con contratti a tempo determinato in scuole statali o paritarie. Le prove finali saranno scritte e orali, tramite una lezione simulata. L’abilitazione non dà diritto al ruolo, né all’idoneità, ma solo ad accedere insieme alla laurea magistrale o altro titolo idoneo al secondo step, il concorso con lo scritto con domande a risposta aperta e lezione simulata all’orale. Dopo gli esiti disastrosi degli ultimi concorsi, il Ministero ha finalmente riconosciuto che i quiz a crocette sono inefficaci per valutare la preparazione dei docenti, ma li ritiene paradossalmente ancora validi per valutare la preparazione degli studenti con le prove Invalsi. Comunque, si riserva di decidere, in caso di numerosi partecipanti, la possibilità di preselezioni, di nuovo con quiz a crocette! Il terzo step è l’anno di prova con almeno 180 giorni di servizio e test finale, sul cui esito deciderà il dirigente scolastico, previa acquisizione del parere obbligatorio, ma non vincolante del Comitato di valutazione e della relazione del tutor. Al concorso possono partecipare anche i precari non abilitati con 3 anni di servizio anche non continuativo, ma se risultano vincitori stipuleranno un contratto di supplenza annuale, in cui dovranno acquisire 30 CFU/CFA e l’abilitazione e solo allora saranno assunti a tempo indeterminato, ma dovranno naturalmente superare l’anno di prova con relativo test finale. Un bel modo di rispettare la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha condannato l’Italia per abuso di ricorso a contratto a tempo determinato per docenti con 3 anni di servizio! Alla fine di questa gimcana finalmente abbiamo l’immissione in ruolo con stipendi tra i più bassi in Europa, ma con il vincolo della permanenza triennale, salvo assegnazione provvisoria in ambito provinciale.

Tutta questa attività di formazione per il reclutamento sarà coordinata dal 2023/2024 con la formazione in servizio incentivata di durata triennale sia per le “figure di sistema” che per i docenti operai. Sarà su base volontaria per i docenti già in servizio e obbligatoria per i neo-assunti, secondo modalità che saranno decise dalla contrattazione collettiva, relative alla partecipazione, alla durata e alle ore aggiuntive, retribuite in modo forfettario. In via provvisoria, si prevedono 15 ore per la scuola dell’infanzia e primaria e 30 ore per la scuola secondaria, al di fuori dell’orario di insegnamento. “Sono previste (..) verifiche intermedie annuali, svolte sulla base di una relazione presentata dal docente sull’insieme delle attività realizzate nel corso del periodo oggetto di valutazione, nonché una verifica finale”. Le verifiche saranno effettuate dal Comitato di valutazione, integrato nella verifica finale da un dirigente tecnico o da un dirigente scolastico esterno, con la possibilità di svolgere anche un colloquio. La valutazione avverrà secondo un modello approvato con decreto ministeriale, su cui la Scuola di Alta formazione (un nuovo carrozzone di nomina governativa che, in stretta collaborazione con Indire e Invalsi, gestirà tutte le attività formative per il personale scolastico) avvierà un monitoraggio con degli indicatori di perfomance, in parte declinati dalle singole scuole. Sulla base di tale valutazione sarà assegnato a coloro che hanno superato la prova finale una retribuzione accessoria una tantum definita dalla contrattazione che va dal minimo del 10% al massimo del 20% dello stipendio. Non vi è più il riferimento al 40% massimo dei partecipanti, ma l’assegnazione sarà selettiva, non generalizzata o a rotazione e soprattutto il numero dei vincitori sarà vincolato dalle risorse disponibili. Non vi sono risorse aggiuntive, ma si useranno i risparmi previsti dal 2025/2026 al 2031/2032 dalla riduzione dell’organico dell’autonomia dovuto al decremento demografico, al netto dei flussi migratori. Nella scheda tecnica il Ministero prevede, sulla base di una serie di proiezioni statistiche, un taglio di 11.300 posti per cui i 770 mila docenti dell’organico 2022/2023 diventeranno 758.700. Con i risparmi stimati il Ministero calcola di poter incrementare del 15% il trattamento stipendiale di 6.537 docenti nel 2026, 13.934 nel 2027, 26.230 nel 2028, e 36.689 nel 2029. Prendendo come riferimento il dato più alto, quello del 2029, e rapportandolo ai docenti previsti in servizio nel 2028/2029 (763.950) si tratta del 5% della categoria! Quindi, con un gioco delle tre carte il governo ha tolto il vincolo del 40% dei “bravi” per sostituirlo surrettiziamente con un dato reale molto più basso, per effetto del vincolo delle risorse. 

Anche per i costi delle attività di formazione e per quelli della Scuola di alta formazione non vi sono risorse aggiuntive: per i primi anni si useranno risorse del PNRR e dal 2027 risorse stornate dal fondo per la Carta docenti. 

Ma la competizione individuale, a cui punta la formazione incentivata, non è sufficiente: vi è bisogno di un’ulteriore scalino gerarchico. Con l’emendamento approvato al Senato coloro che supereranno per 3 percorsi formativi triennali consecutivi le prove finali concorreranno per diventare docenti stabilmente incentivati “nell’ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva maturando conseguentemente il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro (circa 400 euro al mese lordi) che si somma al trattamento stipendiale in godimento”. Naturalmente, i bravi dovranno gareggiare per diventare super-bravi, per cui dal 2032/2033 per 4 anni potranno accedere a quella che si configura come una progressione di carriera solo 8mila docenti all’anno (meno di 1 per scuola). I criteri di selezione saranno definiti dalla contrattazione collettiva e dal regolamento ministeriale, ma in sede di prima applicazione, si seleziona in base alla media del punteggio ottenuto nei tre cicli formativi superati positivamente, alla permanenza nella scuola… Dal 2036/2037 il limite massimo sarà calcolato in base alle cessazioni dal servizio degli esperti, quindi al massimo 32mila unità. Non si prevedono stanziamenti aggiuntivi, ma le risorse saranno ricavate di bel nuovo dalla riduzione dell’organico docenti e dal MOF già a disposizione delle scuole. Nonostante gli strombazzamenti elettorali del PD, la modifica della Commissione Bilancio del Senato è per lo più solo nominalistica. Anche il rinvio alla contrattazione resta molto vincolato con la previsione del quantum di incremento stipendiale, con la limitazione del numero dei beneficiari, la permanenza del vincolo triennale per i super bravi e, soprattutto, la filosofia aziendalista di tutta l’operazione. 

Il governo pensa alle retribuzioni di una piccola parte della categoria mentre tutto il personale è in attesa del rinnovo del contratto scaduto da oltre 3 anni, con una perdita del potere d’acquisto dei salari che a giugno 22 (rispetto al maggio 1990) è del 28,7% per i docenti delle superiori con 20 anni di servizio, del 30% per i collaboratori scolastici e del 31,5% per gli assistenti amministrativi e tecnici! Con l’inflazione all’8-9% tale perdita aumenterà ulteriormente. Non vi sono risorse aggiuntive, ma tagli ai fondi della Carta docenti (che, invece, andrebbe estesa anche ai precari come prevede una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea), al MOF e soprattutto all’organico con il taglio di 11.300 posti per il calo demografico; risorse che, invece, andrebbero destinate alla riduzione del numero di alunni per classe, all’ampliamento degli organici, con l’assunzione di tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli ATA con 2, e per la sicurezza delle scuole.

Viene riproposto un modello di scuola basato sulla competizione individuale, la gerarchizzazione dei docenti e lo strapotere dei presidi-manager. La competizione individuale e la gerarchia creano solo un clima di ansietà e di sospetto, che peggiora la qualità della scuola, che ha bisogno, invece, di cooperazione e di collegialità effettiva. Inoltre, il potere dato ai dirigenti e al comitato di valutazione induce al servilismo e alla limitazione dell’effettiva libertà di insegnamento, mentre la scuola pubblica prevista dalla Costituzione è basata sul pluralismo didattico-culturale e sulla democrazia collegiale. 

Ma ancora più preoccupanti sono il contenuto e gli obiettivi della formazione per il reclutamento e di quella incentivata, che prefigurano un indottrinamento mirato a creare una sorta di didattica di regime. La legge 79 accenna solo di sfuggita all’autonomia didattica e alla libertà di insegnamento. Ma per il resto si punta alla digitalizzazione, intesa come subordinazione alla macchina informatica, mentre l’informatica dovrebbe essere uno strumento didattico per una relazione cognitiva e interpersonale dove i soggetti attivi sono il docente e gli studenti; la scuola pubblica dovrebbe avere il ruolo prioritario di fornire gli strumenti cognitivi per usare consapevolmente le grandi opportunità, ma anche per schivare le grandi minacce della rete. Un secondo obiettivo è l’inclusione, di per sé giustissima, ma che viene declinata (con una tipica e ricorrente distorsione del linguaggio) in termini di medicalizzazione pervasiva di qualsiasi dato caratteriale. Un terzo è l’ulteriore rafforzamento della didattica delle competenze che, di bel nuovo, si scrive “competenze”, ma si legge “addestramento” a saper fare mutevoli e decontestualizzati, in linea con la precarizzazione del mercato del lavoro. Lo studente deve imparare a svolgere segmenti lavorativi sempre diversi e nuovi senza porsi il problema del contesto in cui opera, del perché o per chi si produce e delle relative conseguenze sociali o ambientali. La scuola dell’autonomia ha già prodotto tantissimo analfabetismo cognitivo di ritorno con studenti incapaci di svolgere autonomamente le operazioni logiche più elementari. L’autonomia ha messo in competizione tra di loro le scuole per accaparrarsi iscritti-clienti, perché chi ha più iscritti ha più risorse economiche e di personale da gestire e, quindi, più potere. Ciò ha innescato anche nella scuola pubblica (effetto perverso della concorrenza con le paritarie) una tendenza verso lo scambio di mercato tra iscrizioni e promozioni con conseguente pesantissime sulla valutazione, per cui abbiamo ormai non il 6 politico, ma il 6 di mercato! Anche l’orientamento è inteso ormai come marketing e pubblicità anche ingannevole; i contenuti e i metodi dell’insegnamento vengono sempre più semplificati e impoveriti. Abbiamo bisogno di “complessità” e non di ulteriori semplificazioni: a furia di semplificare abbiamo prodotto studenti incapaci di mettere insieme anche solo due o tre variabili! La scuola deve puntare allo sviluppo di strumenti cognitivi: capacità di analisi, intesa come capacità di cogliere i nessi, di saper distinguere tesi e argomentazioni, di mettere a confronto tesi diverse sullo stesso argomento; capacità di sintesi, intesa come sviluppo di una visione di insieme dei fenomeni, di saper contestualizzare, di ragionare per modelli; anche di competenze, ma intese come capacità di applicare le proprie conoscenze a situazioni concrete, di utilizzare i linguaggi disciplinari. Ma soprattutto la scuola deve puntare a sviluppare negli studenti capacità di elaborazione autonoma e spirito critico, in linea con il ruolo assegnatole dalla Costituzione di formare cittadini consapevoli, indispensabili soggetti attivi per l’uguaglianza e la democrazia sostanziale!