È arrivata una nuova campagna di slogan basata sui dati OCSE-PISA riguardanti i livelli di apprendimento dell’italiano, la matematica e le scienze degli studenti italiani, confrontati con quelli degli studenti OCSE. Al centro di questa campagna, il sottinteso “le lamentele degli insegnanti sul decadimento dell’istruzione sono infondate, lo dicono i dati”.
Ora, a fronte di affermazioni apodittiche di persone che conoscono la scuola soprattutto dal punto di vista della propria carriera politica o accademica, andrebbero poste delle domande senza pretendere di avere necessariamente delle risposte:
In Sicilia, il Decreto Assessorato Istruzione e FP n. 1/2004 taglia nel prossimo anno scolastico – ovvero non godranno più dell’autonomia – 75 Istitutuzioni Scolastiche (la provincia di Palermo ne perderà 17, Catania 14, Siracusa 8, Trapani 8, Agrigento 7, Messina 7, Ragusa 6, Caltanissetta 5, Enna 3). Inizialmente si era parlato di 93 Istituti, ma, se consideriamo che nell’anno scolastico 2025/26 verranno “tagliate” altre 23 scuole (almeno sinora), il dato complessivo sfiora le cento unità.
Tutto ciò è la conseguenza dei parametri ministeriali iniqui, previsti dalla Legge di Bilancio 2023, che producono un inaccettabile attacco al diritto costituzionale all’istruzione.
Palermo 13 gennaio 2024, da piazza Bellini ore 16.30
L’aggressione militare dello Stato di Israele contro Gaza ha ucciso oltre 22.000 palestinesi. Più di 57.000 sono i feriti e altre migliaia sono i dispersi sotto le macerie delle loro stesse case. Circa 8.000 bambini e bambine sono morti in questi tre mesi di guerra.
“Gaza è un cimitero di bambini” ha affermato Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite.
La sede COBAS Scuola di Grosseto ha organizzato corsi gratuiti di preparazione per i concorsi – da seguire anche on-line per chi lavora fuori da quella provincia – riservati a iscritti/e o a chi vuole iscriversi ai COBAS.
Una piattaforma sociale oltre le categorie verticali: salario minimo, welfare e reddito garantito
Scrivere sullo sciopero generale soltanto oggi potrà forse apparire intempestivo ma permette alcune riflessioni che nel fuoco delle polemiche scaturite da questa azione di lotta probabilmente sarebbero state viziate dalla necessità di schierarsi.
Premetto che ho vissuto diverse precettazioni nei decenni della mia militanza nei COBAS e che quindi capisco quanto possa risultare odiosa ed autoritaria questa azione volta a limitare il diritto di sciopero, ma il punto penso che sia se e quando questa misura possa essere applicata in base alla legge 146/90 e successive modifiche e non in base al clima politico. Rischio di apparire ingenuo perché in effetti sia tutti i governi che si sono succeduti dal 1990 ad oggi sia i sindacati concertativi non hanno mai messo in dubbio la terzietà della commissione di garanzia che decide la legittimità degli scioperi anche se questa è di nomina governativa, insomma si entra con lo spoil sistem. La domanda sorge a questo punto spontanea, chi ci garantisce dai garanti? E come mai questo sistema è stato accettato dai sindacati concertativi?
Contro il patriarcato e una “educazione” securitaria nelle nostre scuole
Il governo non vuole sentire nominare la parola “patriarcato“, una parola precisa, l’unica in grado di dare profondità e spiegazione al problema dei femminicidi; non ne vuole sentire parlare perché si tratta di una parola rivoluzionaria, portatrice di una visione del mondo capace di rimetterlo in discussione.
Ma è solo da qui che si può partire, se veramente si vuole affrontare il fenomeno, nella consapevolezza che i percorsi di mutazione sono lenti, anche se possono conoscere improvvise impennate e accelerazioni, come fa ben sperare la disobbedienza di massa che studenti e studentesse hanno messo in atto rifiutando il cerimoniale minuto di silenzio chiesto dal ministro Valditara.
Se all’inizio del 2007 la preda dei cacciatori dell’industria del risparmio gestito era stato il TFR di lavoratrici e lavoratori del settore privato, dopo il Pubblico Impiego [Accordo 16.9.2021] adesso tocca alla Scuola.
Fermiamo il massacro del popolo palestinese! Tacciano le armi ed arrivino gli aiuti umanitari!
Non ci sono parole per descrivere ciò che sta accadendo a Gaza. Oltre due milioni di persone, che vivono in uno spazio 10 volte inferiore alla provincia di Catania, dopo aver subito il taglio di luce, acqua e carburante, sono terrorizzate e sottoposte quotidianamente a continue incursioni aeree e bombardamenti. Oltre 11.000 i morti, di cui più di 4.000 bambini, 25.000 i feriti, un territorio devastato, stragi persino negli ospedali, nelle scuole e nelle moschee.