UN’ORDINANZA CONTRO LE LIBERTÀ INDIVIDUALI

COMUNICATO STAMPA

Il Coordinamento regionale siciliano Cobas Scuola si oppone con decisione al tentativo-golpe del Presidente della Regione Siciliana Musumeci che vorrebbe introdurre di fatto una obbligatorietà vaccinale non prevista da alcuna norma di legge nazionale attualmente in vigore per una platea molto ampia e diversificata di lavoratori e lavoratrici che hanno in comune un contatto, se pur minimo, con il pubblico.
Immediati e preoccupanti riscontri di “allineamento” all’ordinanza n. 75 del 7 luglio di Musumeci arrivano già dal mondo della scuola con direttive dirigenziali che intimano al personale scolastico di dichiarare la propria condizione vaccinale, competenza espressamente inibita dagli orientamenti del garante della privacy, preludio, temiamo, a probabili forme di penalizzazione se non di vera e propria discriminazione nei confronti del personale non vaccinato.

E questo nonostante la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 preveda esplicitamente di:

7.3.1 garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desiderano da soli;

7.3.2 garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato;

I COBAS della Scuola ritengono un principio irrinunciabile di civiltà il diritto inalienabile dell’individuo di decidere le cure mediche che non può essere contrapposto a un teorico beneficio per la salute collettiva.

Con questa ordinanza si vogliono coprire inadempienze gravissime in quanto a sicurezza sul posto di lavoro, che nel caso della scuola riguardano ad esempio il mancato reperimento di aule, la riduzione del numero massimo di alunni/e, la mancata assunzione del necessario personale, il mancato acquisto di impianti di aerazione adeguati, ecc.

I COBAS della Scuola ribadiscono il principio medico universale “primo non nuocere” e ritengono che l’eventuale obbligo sia un attacco alle scelte e all’autodeterminazione dei cittadini che rischia di innescare una pericolosa “caccia all’untore”.

Coordinamento regionale Cobas Scuola

Restituire i magazzini all’Istituto Danilo Dolci di Palermo

Il Coordinamento regionale siciliano Cobas Scuola si unisce all’appello del Liceo “Danilo Dolci” affinché il Magazzino Brancaccio, ricadente nel complesso immobiliare confiscato alla Mafia in cui ha sede la scuola, sia restituito alla fruibilità della comunità scolastica che, da oltre vent’anni, vive e agisce nel quartiere di Padre Pino Puglisi. In questi mesi di pandemia, i Cobas della Scuola di Palermo hanno sollecitato le autorità competenti ad utilizzare l’ingente patrimonio edilizio pubblico inutilizzato per soddisfare il bisogno di maggiori spazi a disposizione delle scuole, bisogno che è rimasto insoddisfatto da ben prima che sopraggiungesse l’emergenza pandemica e che l’emergenza ha ulteriormente approfondito. È del tutto inaccettabile che, in questo contesto di grave carenza strutturale per le scuole della Città Metropolitana di Palermo, non solo non si rendano disponibili nuovi spazi, come sarebbe possibile, ma addirittura si sottraggano alle scuole spazi di cui già dispongono, senza apparente spiegazione. Nel caso del Magazzino Brancaccio, strutturalmente integrato nel complesso immobiliare in cui ha sede il Liceo “Danilo Dolci”, al danno si aggiunge la beffa costituita dal fatto che a sottrarre tale spazio vitale alla scuola è L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), che – secondo la legge – dovrebbe curare la restituzione dei beni confiscati alla Mafia alla collettività. I Cobas della Scuola di Palermo chiedono che le autorità a cui è rivolto l’appello intervengano al più presto per sanare questa nuova ferita inferta alla scuola di Palermo.

ASSEMBLEA PROVINCIALE COBAS SCUOLA PALERMO

venerdì 9 luglio ore 17.00 presso la sede di piazza Unità d’Italia 11 o collegandosi al seguente link: https://meet.jit.si/assembleacobaspa
In prossimità dello svolgimento del seminario regionale siciliano del 13 e 14 luglio a Sant’Alfio (CT) invitiamo gli iscritti e le iscritte a discutere il seguente odg:
1. RSU e tutele collettive del personale
2. Organi collegiali e organizzazione della vita scolastica
3. Covid e società

Patto per la scuola: ambiguità, retorica e minacciose vaghezze

Sottoscritto lo scorso 20 maggio da ministro dell’Istruzione e cinque dei sei sindacati rappresentativi, il Patto per la scuola è un documento deludente e fortemente ambiguo per quello che non dice ma lascia intendere. I suoi riferimenti normativi sono il PNRR e il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico. Non vi è traccia, invece, di una visione storico-culturale, una concezione, un’idea di come e perché le future generazioni potranno concepire, valutare, rispettare, valorizzare l’immenso patrimonio culturale italiano.

Il Patto accenna a future riforme epocali (riforma costituzionale della scuola, un nuovo modello istituzionale e organizzativo-gestionale, riforma degli Organi collegiali, nuovo Testo Unico sulla scuola), riforme che, nonostante siano espresse con un linguaggio politicamente corretto, suonano minacciose e reazionarie nella loro vaghezza. Il Patto per la scuola tace sul ruolo dell’Invalsi, il quale invece appare in uno dei punti del PNRR: in una prima redazione del PNRR si parlava di obbligatorietà dell’Invalsi, trasformatasi poi in “consolidare e rendere generale l’uso dei test PISA/INVALSI”.

Il Patto per la scuola esordisce – senza un benché minimo bilancio sulla giustezza o meno delle chiusure delle scuole attuate in questi due anni e sulle sue conseguenze sui giovani – con il poco convincente ottimismo di “valorizzare come opportunità di profonda innovazione l’esperienza vissuta durante il periodo pandemico”. Da qui la retorica che veicola le vere intenzioni del documento nei confronti della controparte sindacale: “un nuovo modello culturale è alla base di una nuova organizzazione del lavoro nelle scuole e di ogni capacità di utilizzare l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere collettivo”.

Viene ribadito che il modello scolastico alla base della scuola pubblica italiana è sempre quello delle competenze e delle abilità ma questo modello non è certo una novità e, invece di darlo come postulato, sarebbe più corretto verificarne la validità nei risultati di questi anni recenti. Vengono affermati concetti importanti e condivisibili, come il riconoscimento del ruolo cruciale del docente o la valenza strategica dell’investimento in conoscenza. Si parla di una Riforma costituzionale dell’Autonomia scolastica di cui sarebbe importante discutere, in quanto tassello solidale alle terribili spinte federaliste/regionaliste di Leghe e Centrosinistra.

L’elenco della spesa

Numerosi sono i provvedimenti che si prevede di attuare nell’immediato:

  • Assunzioni entro il 1° settembre per non alimentare il precariato.
  • Edilizia scolastica e sicurezza previste dal PNRR.
  • Contrasto ad abbandono e dispersione scolastica. Inclusività. Raccordo con i territori. “Percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti, attraverso un utilizzo più efficace delle risorse”.
  • Continuità didattica tramite programmazione pluriennale degli organici.
  • Potenziamento istruzione tecnica e professionale (ma perché i diplomati geometri, Costruzioni Ambiente e Territorio, sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni?).
  • Potenziamento della formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria e sistema strutturato di formazione continua (come dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico).
  • Organi collegiali (struttura democratica della scuola): “processo riformatore volto a definire le competenze e coordinarle con quelle dei dirigenti scolastici” ”garantendo la libertà d’insegnamento”. Punto delicatissimo e tutto da verificare!
  • Efficaci politiche salariali e forme di valorizzazione di tutto il personale (come dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico). Sulla base di quale nuovo contratto? Con più carichi di lavoro e aumenti stipendiali in forma di bonus stile “buona scuola”?
  • Rafforzamento delle istituzioni scolastiche (Mezzogiorno, periferie ecc) tramite il PNRR.
  • Rafforzamento della rete di supporto all’autonomia scolastica.
  • Rafforzamento dell’amministrazione centrale e periferica (organizzazione data-driven, “cabina di regia”).
  • Redazione di un nuovo Testo Unico sulla scuola (unico aspetto utile previsto e non realizzato della L. 107/2015).
  • Ripensamento dell’orientamento scolastico sulla base delle esigenze del “territorio” (vale a dire, in ossequio alle esigenze delle imprese, laddove ci sono).
  • Riduzione degli alunni per classe, ma sulla base dell’andamento demografico in calo, e quindi (com’è stato persino in questi due anni pandemici) senza aumento strutturale di personale.

Retorica e annunci ad effetto

Appare chiaro che il Patto per la scuola, oltre ad auspicare/presupporre un “modello istituzionale e organizzativo-gestionale” in cui i sindacati sono chiamati al consenso, si muove in una concezione delle scuola vecchia ormai di qualche decennio: la scuola delle competenze, il dissidio insanabile fra “autonomia” e “cabine di regia”, la sopravvalutazione manageriale della dirigenza.

Strategicamente, vengono ripetute parole e concetti pienamente condivisibili, come inclusione, centralità del docente, libertà d’insegnamento, continuità didattica, eliminazione del precariato, riduzione del numero degli alunni per classe, adeguamenti stipendiali, edilizia scolastica. Ma è forte la sensazione di annuncio opportunistico e di svuotamento di questi stessi concetti che avrebbero potuto essere già stati messi in pratica, come richiesto dalle ormai storiche mobilitazioni Cobas e addirittura dai due anni di emergenza sanitaria (es. gli organici, l’edilizia scolastica).

In particolare bisogna sottolineare una contraddizione che passa sempre sotto silenzio. L’affermazione iperbolica sui “percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti”, grazie all’uso degli innovativi strumenti informatici – affermazione che spesso si sente ripetere dai dirigenti scolastici progressisti e non – contrasta con la concezione economicista della scuola che il Ministero continua a voler perseguire. Infatti per realizzare la didattica individualizzata occorre un “lavoro” del docente moltiplicato per tutte queste individualità, un “lavoro” che economicamente “sparisce” perché diventerebbe incluso nella funzione docente moderna, riformata nelle intenzioni ministeriali. E in tutto questo l’accento è posto più sulla stigmatizzazione del singolo “caso” (etichettato con le sigle H, DSA, BES ecc.) che non sulla interazione delle diverse, peculiari individualità e personalità che imparano ad esprimersi liberamente e democraticamente crescendo nel gruppo classe.

Il culto del digitale e dell’impresa

Come si vede, ancora una volta, siamo di fronte a scelte ministeriali che ostinatamente investono denari nelle apparecchiature tecnologiche e non nel lavoro del personale docente e ATA, nei sistemi di quantificazione e controllo dell’Invalsi e non nella libertà educativa e formativa sempre nuova e sempre diversa, non utilitarista (come devono essere scuola e ricerca), che produce vera formazione e vera cittadinanza, e quindi vera ricchezza, questa sì davvero spendibile ed economicamente utile. Scelte ministeriali che, coscientemente o incoscientemente, faranno soffrire giovani generazioni appiattite su modelli di efficientismo o di inadeguatezza.

Ma il più grave aspetto di fondo è che, nel momento in cui si parla presuntuosamente di “un nuovo modello culturale alla base di una nuova organizzazione del lavoro nelle scuole e di ogni capacità di utilizzare l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere collettivo” il concetto cardine sia impresa, e non si faccia menzione di altri concetti che meglio attengono alla formazione e all’educazione: mi riferisco al concetto di patrimonio culturale. Ciò dimostra, se ce ne fosse bisogno, che i consulenti del Ministero continuano ad essere Fondazione Agnelli e affini piuttosto che intellettuali come, per esempio, Salvatore Settis e tutti quelli che hanno sottoscritto il Manifesto per la nuova scuola, i cui ambiti di conoscenza sono più pertinenti ad una visione educativa e formativa. Se si vuole davvero cambiare l’Italia, è un’idea forte di patrimonio culturale che deve alimentare l’azione delle istituzioni scolastiche affinché questo patrimonio diventi appartenenza e conoscenza delle giovani generazioni, le quali sapranno meglio di noi farne buon uso e trarne frutto.

L’opportunistica miopia del Piano è evidente se si guarda alla realtà: calo delle nascite, dispersione scolastica, numero dei laureati (fra i più bassi in Europa), fuga dei laureati all’estero. Su questi temi non ci sono idee, non c’è strategia, si fa solo intendere che il calo delle nascite favorirà… l’eliminazione delle classi pollaio!

È grave, infine, che organizzazioni sindacali abbiano sottoscritto un Patto che di fatto auspica il ridimensionamento, se non la negazione, delle trattative sindacali. Il tutto aggravato dal fatto che una ventina di giorni dopo la firma del Patto, i sindacati firmatari hanno chiamato allo sciopero per contestare quanto previsto dal Decreto Sostegni Bis in materia di precariato, in aperta contraddizione con le dichiarazioni contenute nel Patto.

ASSEMBLEA REGIONALE SUL PRECARIATO

MARTEDÌ 8 GIUGNO 2021, ORE 19

ASSEMBLEA REGIONALE IN VIDEOCONFERENZA

RIVOLTA AI PRECARI DELLA SCUOLA

OdG

1) Riforma del reclutamento dei docenti ai sensi del Decreto Legge Sostegni bis: descrizione di tutte le novità e le criticità su concorso straordinario, concorso ordinario, assunzioni da 1° fascia GPS.

2) Situazione posti vacanti e disponibili per assunzioni a tempo indeterminato 2021/22 dopo pensionamenti e trasferimenti.

3) Organizzazione di eventuali iniziative di lotta nei territori per modificare il DL Sostegni bis.

4) Varie ed eventuali.

Siete tutt* (iscritt* COBAS e no) invitat* a partecipare ed intervenire. 

ASSUNZIONI STABILI SU TUTTI I POSTI DISPONIBILI

Partecipa alla riunione da computer, tablet o smartphone.
https://global.gotomeeting.com/join/516389197

Codice accesso: 516-389-197

ASSUNZIONE DI TUTTE/I LE PRECARIE E I PRECARI DELLA SCUOLA

I COBAS DICONO BASTA!

I PRECARI E LE PRECARIE DELLA SCUOLA CON ALMENO TRE ANNI DI SERVIZIO DEVONO ESSERE ASSUNTI TUTTI/E

Il piano di assunzioni previsto per il prossimo settembre dall’articolo 59 del Decreto sostegni bis risulta del tutto insufficiente rispetto alle reali esigenze della scuola italiana e rappresenta l’ennesimo inaccettabile sfregio compiuto ai danni delle precarie e dei precari che da anni ne consentono il regolare funzionamento. Ancora una volta si è deciso di (provare a) coprire solo una piccola parte dei più di 250.000 posti realmente disponibili; ancora una volta si è deciso di conservare l’insensata distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, senza peraltro prevedere quantomeno l’assunzione a tempo indeterminato su tutte le oltre 100.000 cattedre che attualmente compongono il primo; ancora una volta si è deciso di adottare un provvedimento incompleto, parziale ed estemporaneo, come se il precariato non fosse un elemento strutturale del nostro sistema scolastico e non richiedesse un intervento valido anche per gli anni a venire.

Se, da un lato, si può giudicare in modo positivo la decisione di allargare agli “idonei” le assunzioni dal concorso straordinario, dall’altro, non si può non vedere come l’elevatissimo e incomprensibile numero di insegnanti che non hanno superato le prove ne limiterà quasi completamente l’effetto; se si può certamente apprezzare la scelta di utilizzare anche le GPS per le assunzioni a tempo indeterminato, non si può non dire che circoscrivere questa possibilità ai soli abilitati e agli specializzati su sostegno della prima fascia con tre anni di servizio significa ostinarsi a ignorare lo sfruttamento che ogni anno si ripete ai danni dei precari e delle precarie della scuola. Uno sfruttamento di fronte al quale non si può che dire BASTA! I precari e le precarie della scuola con tre anni di servizio alle spalle devono essere assunti/e tutti/e! A settembre e negli anni a venire!

Inoltre, il Decreto sostegni bis interviene sui concorsi ordinari in itinere e quelli futuri, inserendo una norma palesemente incostituzionale che rende impossibile a coloro che partecipano ad un concorso ordinario e non superano una delle prove d’esame, di ripresentarsi al concorso ordinario successivo. Per questi motivi e per intervenire in modo serio, equo e davvero efficace sulla questione i COBAS chiedono a gran voce di:

– assumere a tempo indeterminato TUTTI i/le docenti presenti nella prima fascia delle GPS, su posto comune e su sostegno, tramite il normale anno di formazione e prova e senza prevedere nessuna prova disciplinare al termine dello stesso. Si tratta di docenti già abilitati e/o specializzati: prevedere per loro il requisito dei tre anni di servizio e una prova finale non ha davvero nessun senso;

– assumere a tempo indeterminato TUTTI i precari e le precarie CON ALMENO TRE ANNI DI SERVIZIO presenti nella seconda fascia delle GPS, su posto comune e su sostegno, e destinare a questi docenti la prova al termine del percorso (meglio se di carattere didattico-metodologico piuttosto che disciplinare) prevista nella versione attuale del Decreto per la prima fascia o, come sarebbe preferibile, un percorso di formazione, su materia o su sostegno, da svolgersi durante l’anno di prova;

– eliminare la norma incostituzionale del Decreto sostegni bis che vieta a coloro che partecipano alla selezione da concorsi ordinari di ripresentarsi al concorso successivo;

– riorganizzare un sistema di reclutamento basato sul meccanismo del doppio canale, che permetta di effettuare ogni anno il 50% delle assunzioni tramite concorsi ordinari e il restante 50% tramite concorsi per soli titoli e servizi (a questo scopo, una volta corretti i punteggi, potrebbero essere tranquillamente utilizzate le GPS, basta togliere la “S” alla sigla). Un sistema che permetta di superare definitivamente la retorica del merito e la politica dell’emergenza e che sia in grado di riconoscere strutturalmente, da un lato la possibilità di entrare subito nella scuola in modo stabile a chi, magari appena laureato/a, vi si avvicina per la prima volta, dall’altro il diritto all’assunzione a tempo indeterminato, una volta raggiunti i tre anni scolastici di servizio, a chi della scuola garantisce il funzionamento ogni anno con il suo lavoro da precario/a.

DICHIARAZIONE REDDITI 2021

A chi è rivolta: A coloro che vogliono presentare la dischiarazione con il modello 730 o con il modello Redditi (ex Unico), iscritti Cobas Scuola o a chi si iscrive al momento.

Durata campagna 730: Da oggi al 7 settembre 2021. Si ricorda che durante il mese di agosto il CAF è chiuso per ferie.

Cosa fare: Portare la documentazione relativa alla propria dichiarazione presso la sedeCobas di piazza Unità d’Italia 11, Palermo, previo appuntamento telefonico nelle giornate di martedì e giovedì pomeriggio dalle ore 16.30 alle 19.00 ed il mercoledì mattina dalle 9.30 alle 12.00.

Si ricorda che va portata la documentazione originale già fotocopiata.

Bisogna portare anche fatture e scontrini sanitari, verificando che nelle fatture mediche superati i 70,00 euro di spesa vi sia stata apposta la marca da bollo da 2,00 euro; laddove non dovessero esserci, occorre portare le marche da bollo!
Per il corrente anno, sono state introdotte alcune novità relative al tracciamento dei documenti a cui bisogna attenersi e che sono illustrate in questo documento.

Contributo per la dichiarazione. 15,00 euro per la dichiarazine singola; 30 euro per la dichiarazione congiunta.

Ritiro copia cartacea della dichiarazione presentata. Appena pronta, sarà Roberto Abbruscato (del CAF INAC di via Remo Sandron 63) a contattarvi per prenotare l’appuntamento per il ritiro.

Ulteriori informazioni: contattare la sede Cobas nei giorni e negli orari sopra riportati.

CONTRO IL PIANO ESTATE SCUOLA 2021

Quello che viene presentato con enfasi retorica da parte del ministro come un piano di “ristoro” volto al recupero di quanto è stato perso durante l’esperienza della didattica a distanza rappresenta un ulteriore  tassello dello smantellamento della funzione della scuola.

Mezzo miliardo di euro. Potevano essere spesi per le urgentissime necessità della scuola in termini di organico, edilizia scolastica e contenimento dell’epidemia da Covid 19. E invece vengono scialacquati in una sfilza di iniziative estive da svolgere in collaborazione con enti pubblici e privati, fondazioni, associazioni, enti del terzo settore. Questo significa senza mezzi termini travasare fondi ministeriali direttamente nelle casse dei privati, proprio nel momento in cui le singole istituzioni scolastiche devono far fronte all’ennesimo taglio delle classi e degli organici, messo in atto anche per il prossimo anno scolastico. 

Una precisa politica di disinvestimento, che si accompagna alla volontà di cedere “pezzi” della scuola a settori del mondo del lavoro, delle professioni e dell’associazionismo. Se ciò non bastasse, alle stesse istituzioni scolastiche viene chiesto di collaborare alla propria definitiva dismissione aprendo al “territorio”, stabilendo “relazioni di comunità” con le risorse locali e adottando veri e propri “patti educativi per la formazione”. 

Una provocazione. Una retorica che tradisce un progetto ben preciso: togliere alla scuola la sua funzione di luogo di elaborazione del pensiero critico e screditare il lavoro del personale docente, facendo passare l’idea che chiunque può svolgere quel preziosissimo lavoro quotidianamente portato avanti da una classe di lavoratori sottopagata e costantemente umiliata.  

Lo snodo cruciale di questo impianto neoliberista e aziendalista della scuola al servizio degli interessi del “territorio” sono i celebri patti di comunità quale “modalità perché il territorio si renda sostenitore, d’intesa e in collaborazione con la scuola, della fruizione del capitale sociale espresso dal territorio medesimo”.  Una strategia che riduce palesemente i nostri studenti a “capitale sociale” (di cui la scuola deve facilitare la fruizione da parte del territorio) e gli insegnanti a facilitatori di un apprendimento dispensato on demand in pillole di unità formative funzionali alle richieste dei vari settori. 

Ed è chiara l’intenzione di consegnare la scuola al mondo del privato finanziandone le attività di welfare, peraltro già dotate di appositi canali di sovvenzione economica. 

Il passaggio necessario per l’attuazione del piano rimane la sua approvazione da parte degli organi collegiali. È qui che dovremo decidere se accettare o meno che le attività previste dal Piano Estate 2021 comprensivo dei fondi PON  possano “essere realizzate dalle scuole anche in rete tra loro e con il coinvolgimento di Istituzioni ed Enti, pubblici, privati o del terzo settore”.

Collegh*, siamo proprio convinti che questo mezzo miliardo di euro sia davvero destinato e non piuttosto sottratto alla scuola?

Siamo proprio convinti di condividere questo impianto distruttivo di ciò che rimane della scuola pubblica, sempre più territorio di caccia per i privati?

Votiamo no al Piano estate 2021. 

Difendiamo la scuola pubblica dall’ennesima aggressione aziendalistica del M. I. 

Difendiamo la nostra professione

Difendiamo i nostri studenti

Di seguito è possibile scaricare due modelli di delibera collegialesul Piano Estivo da utilizzare:

Modello di delibera collegiale rifiuto Piano Estivo

Modello delibera collegiale per Piano Estivo solo con personale interno alla scuola

COMUNICATO SCIOPERO NO INVALSI

ABBIAMO SCIOPERATO E MANIFESTATO PER SANIFICARE LE SCUOLE DALL’INVALSI…E PER RISPONDERE AL “LUNARE” MINISTRO BIANCHI

Oggi abbiamo scioperato contro i quiz Invalsi nella Scuola Primaria e manifestato in varie città, con il sostegno della coalizione Priorità alla scuola, perché, come sosteniamo fin dall’apparire di questa “americanata”, riteniamo inutili e dannosi i quiz, con l’aggravante quest’anno del grottesco mantenimento dell’impianto malgrado la pandemia e il fatto che gli alunni/e hanno perso tanti mesi di scuola vera, lasciati in balia di quel pessimo surrogato che è la didattica a distanza, e richiamati in presenza solo per svolgere i quiz, evidentemente ritenuti più importanti della didattica quotidiana.
Invece di lavorare perché nel prossimo anno scolastico si possano frequentare regolarmente le lezioni (abolizione delle classi pollaio, assunzioni di Docenti e ATA, investimenti nell’edilizia scolastica e potenziamento dei trasporti) il Ministero ci ha riproposto l’inaccettabile rito, ora ancor più assurdo e surreale di sempre. Per dire cosa? Che gli studenti sono indietro con gli apprendimenti? Che il divario degli apprendimenti si è ulteriormente allargato a seconda delle famiglie di provenienza? Contro tutto questo hanno protestato oggi a gran voce alcune migliaia di docenti, Ata, genitori (molti/e dei quali non hanno mandato i figli a scuola a fare i quiz) e bambini/e della Primaria che hanno scioperato e sono scesi in piazza in varie città italiane .In particolare a Roma, a 100 metri dal Parlamento, maestre/e, genitori e alunni/e hanno dato vita ad un happening colorato , combattivo e allegro al contempo, con una rappresentazione teatrale che ha sollecitato anche un buon numero di bambini a prendere il microfono ed esprimere in maniera illuminante la loro protesta. Ma abbiamo approfittato delle manifestazioni anche per dare una risposta immediate alle ultime sortite – espresse con un tono stralunato di chi sembra appena sbarcato da terre aliene – del ministro Bianchi. Il quale, in audizione alla Camera, ha lasciato basiti i parlamentari dicendo che a settembre si tornerà tutti/e in presenza (e vorremmo vedere!) ma che la DaD verrà “implementata”. Che diavolo intendesse dire non si é capito. Ma la DaD è stata seppellita nel ridicolo e sconfessata dallo stesso Draghi con le riaperture generalizzate, e non potrà essere riesumata: le energie governative vengano piuttosto impiegate, e in fretta, per trovare tante nuove aule, per stabilizzare tanti precari, docenti ed Ata  e per ridurre gli alunni/e per classe. E, a proposito di precari/e, oggi il “lunare” Bianchi se ne é uscito con la strampalata dichiarazione che ,sì, ne verrà stabilizzata una parte ma non ci saranno “sanatorie”. Ma come si fa a chiamare “sanatoria” l’assunzione stabile di docenti che sono stati giudicati in grado di insegnare per anni (alcuni per decine di anni) e ora dovrebbero sottoporsi a nuove e insopportabili forche caudine? Che si proceda nella maniera più semplice e rapida: stabilizzazione intanto di tutti i docenti precari/e con almeno 3 anni di servizio e gli Ata con 24 mesi. E si riparta a settembre con tante più aule e con meno studenti per classe, e con i trasporti urbani adeguati: e ovviamente si cancelli definitivamente l’obbrobrio Invalsi. Poi parleremo del resto.

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della Scuola

6 maggio 2021

Tra DaD e scuola in presenza: una riflessione sui processi di valutazione

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO/FORMAZIONE PROMOSSO DAL CESP IN VIDEOCONFERENZA

Venerdì 14 maggio 2021 ore 8,30/13,30

Ore 8,30 Registrazione partecipanti

Introduce e coordina: Nino De Cristofaro (Docente, CESP Sicilia)

Ore 9,00 Relazioni:

Giovanna Mezzatesta (Dirigente Scolastica, LS.S Bottoni, Milano)

Valutare il prodotto o il processo

Katia Perna (Dirigente Scolastica CD Rapisardi, Catania)

La nuova valutazione nella scuola primaria: problemi e prospettive.

Stefania Pisano (Docente, LC Cutelli, Catania)

Le euristiche cognitive e la valutazione

Serena Tusini (Docente, Esecutivo Nazionale Cobas Scuola)

Una valutazione orientata al cambiamento

Ore 10,20 Pausa; ore 10,40 Dibattito; ore 13,00 Conclusioni

Esonero dal servizio per tutto il personale Docente e Ata(art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009). Attestato di Partecipazione.

Per partecipare: https://global.gotomeeting.com/join/243844373 Codice accesso: 243-844-373

Poiché la piattaforma può contenere sino a 250 partecipanti, chi è interessata/o al convegno deve inviare una mail a: cobascatania@libero.it e attendere la conferma.

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006)

Scarica la locandina del convegno.

Scarica il modello di esonero dal servizio.

1° MAGGIO DI LOTTA A PALERMO

L’emergenza pandemica che imperversa da più di un anno approfondisce drammaticamente la crisi economica e sociale.

470.000 lavoratrici/tori, nonostante l’attuale blocco dei licenziamenti (che Confindustria spinge per rimuovere), hanno perso il posto di lavoro solamente nei primi 9 mesi del 2020.

Le donne e i migranti, sotto la minaccia di revoca del permesso di soggiorno, sono tra le categorie maggiormente penalizzate; aumenta a dismisura la precarietà e la disoccupazione.
Su tutto il territorio nazionale si sono svolte molteplici mobilitazioni di lavoratrici/tori di tanti settori: docenti e ATA della scuola, operai, precari, disoccupati, migranti, piccolo lavoro autonomo, ribadendo la necessità di:

  • garantire a tutt* lavoro, abitazione, reddito e libertà di circolazione per un’esistenza dignitosa,
  • avviare una seria trasformazione ecologica della produzione e della società,
  • sottrarre al mercato e tutelare i Beni comuni e i servizi sociali (Scuola, Sanità, Trasporti…)

A Palermo sabato 1° maggio saremo in piazza in occasione della giornata internazionale dei lavoratori/trici, caratterizzandola come momento di memoria storica, di confronto e di lotta.

PRESIDIO A PIAZZA VERDI (DAVANTI AL TEATRO MASSIMO) DALLE ORE 9:30 ALLE 13:00

Promosso da:

COBAS SCUOLA

CUB

SLAI COBAS

USB

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

POTERE AL POPOLO

6 maggio SCIOPERO INVALSI ELEMENTARE

Il 6 maggio sciopero COBAS nella Primaria per una moratoria dei quiz Invalsi e una ridiscussione del sistema di valutazione della scuola

Nei giorni scorsi il ministro Bianchi ha preso la decisione di annullare per quest’anno le prove standardizzate Invalsi nelle classi seconde delle scuole secondarie di secondo grado. La decisione prende atto della difficile situazione delle scuole e del tormentato anno didattico che è stato vissuto con grande fatica da studenti, insegnanti e genitori, rendendo decisamente fuori luogo la somministrazione di test come se tutto fosse come due anni fa. È evidente che le prove che sono state elaborate per raccogliere dati in una situazione di normale didattica non possono essere ragionevolmente proposte nel contesto presente. Se però appare assennata e condivisibile la decisione per queste classi, risulta francamente incomprensibile la conferma contestuale di tutte le altre prove Invalsi, quelle rivolte ai maturandi, agli studenti delle scuole secondarie di primo grado, alle bambine e ai bambini di quinta e seconda elementare. Da una parte osserviamo una presa d’atto della drammaticità dell’emergenza che la scuola italiana sta vivendo, ma allo stesso tempo risulta evidente un’ostinazione burocratica a confermare nei marosi della pandemia i rigidi assolvimenti della scuola pre-pandemica. Questa rigidità – tra l’altro – sta giustamente suscitando le critiche e le richieste di sospensione che giungono da tutti i soggetti della scuola, a partire dai genitori e dagli studenti fino ad arrivare al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Che senso può avere effettuare i test quest’anno a classi decimate, a frequenza se va bene del 50%, dopo mesi e mesi di didattica a distanza, mentre si fatica a trovare tablet e connessioni da assicurare ai bambini o alle ragazze confinati a casa, o a reperire supplenti per sostituire i docenti in quarantena? Davvero l’ottusità burocratica può arrivare a questa ostinata rivendicazione del suo potere sulla scuola reale e sulla sua sofferenza?

Noi chiediamo al Ministero di sospendere quest’anno tutte le prove Invalsi, lasciando ai docenti e agli studenti la possibilità di concentrare le esigue forze rimaste sulla didattica quotidiana, sul confronto e sullo scambio dialettico a partire dalle dure esperienza del presente, sul consolidamento delle preziose relazioni umane e pedagogiche che sono riuscite in questi due anni a far sopravvivere la scuola e le persone che la abitano. Chiediamo anche di aprire, a partire da questa estate, un confronto ad ampio raggio sulle modalità di valutazione nella e della scuola italiana. Il sistema messo a punto dall’Invalsi in questi anni a fronte di ingenti spese ha prodotto dati di conoscenza dalla scarsa affidabilità e utilizzabilità per migliorare la scuola nazionale a prezzo di pesanti effetti controproducenti sulla didattica e sull’organizzazione della scuola. In particolare, si sta diffondendo l’addestramento ai quiz, che punta all’acquisizione di nozioni e/o di quella particolare competenza che mira alla scelta della risposta ritenuta esatta dall’Invalsi, che sovente non é neppure la migliore o l’unica possibile, e la scuola italiana, di fronte al dilagare dell’analfabetismo cognitivo, ha bisogno di rimettere al centro lo sviluppo delle capacità cognitive ( capacità di analisi, di sintesi, spirito critico, autonomia di giudizio..). Le innovazioni normative introdotte quest’anno per quanto riguarda la valutazione nella scuola primaria hanno costituito un segnale di inversione di tendenza che a nostro parere va sostenuto. È giunto il il momento di ritornare a discutere quali strade percorrere per raccogliere informazioni sullo stato di salute della scuola, coinvolgendo nel dibattito le diverse componenti della scuola, a partire dai docenti, considerati come parte attiva della riflessione e non come meri somministratori di test elaborati altrove.

Per tutto questo i Cobas indicono uno sciopero della primaria il 6 maggio, giorno della prova Invalsi di italiano in seconda e quinta elementare, e invitano i lavoratori/trici di tutti gli ordini di scuola alla mobilitazione per il ritiro dei quiz Invalsi

RECOVERY PLANet NON RECOVERY PLAN

No al Recovery Plan – Sì al Recovery PlanET

I COBAS in piazza con la Società della Cura

PRESIDIO A PALERMO IN PIAZZA VERDI, LUNEDÌ 26 APRILE 2021, ORE 17.00

“Bisogna riassaporare il gusto del futuro” ha detto Draghi illustrando il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’accesso ai 200 miliardi del Next Generation Eu. Il “futuro”, di cui parla Draghi, può mai essere accettato quando sappiamo che è stato disegnato da un piccolo gruppo di “esperti”, e che viene presentato al Parlamento cinque giorni prima del suo invio all’Unione Europea, senza nessun coinvolgimento della società? La risposta è ovviamente un secco NO: non c’è futuro senza una democrazia reale e partecipativa, nella quale tutti/e concorrano a decidere quale modello di società è il più utile e necessario.

Il PNRR del governo è fondato sulla triade Crescita/Concorrenza/Competizione. Prevede grandi investimenti, ma nessuna reale conversione sociale ed ecologica: solo una “modernizzazione” green e digital dell’attuale modello fondato sulla mercificazione organica di persone, ambiente, servizi sociali, Beni comuni, cultura, idee e vita ricreativa e sulla diseguaglianza strutturale, con l’aggravante di destinare ulteriori fondi all’industria bellica e di riaprire la porta al nucleare, proprio nell’anniversario del disastro di Chernobyl. Non è assolutamente questa la strada da seguire, un percorso che sciaguratamente getterebbe al vento anche tutti i drammatici e durissimi insegnamenti che la crisi pandemica ed economica ci ha costretto a subire. Serve un cambio radicale di rotta e un nuovo modello di convivenza: una società della cura, che sia cura di sé, delle altre e degli altri, dell’ambiente, del vivente, della casa comune e delle generazioni che verranno. Il PNRR del governo parla di “ripresa e resilienza”: ma non vi sarà alcuna “ripresa e resilienza” senza garantire un reddito di base e un lavoro degno, la trasformazione ecologica della produzione e della società, Beni comuni e servizi sociali (a partire da Scuola, Sanità e Trasporti) tutelati e sottratti al mercato, diritto ad un’istruzione di qualità e in presenza, diritto alla casa, alla salute, alla sicurezza sociale e sanitaria garantiti per tutte e tutti.

Il 26 aprile il presidente del Consiglio Draghi porterà alla discussione delle Camere il PNRR. Sarà di fatto una ratifica, salvo qualche scaramuccia per portare a casa un bottino più cospicuo da parte dei singoli partiti, tutti in spasmodica attesa da settimane del carico di miliardi che arriverà dall’Europa, con quel dichiarato intento di spartirseli che li ha rapidamente convinti a imbarcarsi senza remore in un governo di destra-centro-sinistra, con una “ammucchiata” senza precedenti in Italia e in Europa, che ha fatto superare loro, in un istante, divergenze ideologiche, politiche e culturali che sembravano profonde e consolidate, ma che si sono dissolte come neve al sole di fronte alla prospettiva della Grande Spartizione.

Il 26 aprile, dunque, la Società della Cura, coalizione sociale di cui i COBAS fanno parte, manifesterà in tante città e in particolare sarà di fronte al Parlamento, durante la discussione alla Camera del PNRR, per presentare il Recovery PlanET, un Piano alternativo, preparato da numerosi gruppi di lavoro che hanno discusso a fondo per mesi, che contrappone il prendersi cura alla predazione, la cooperazione solidale alla solitudine competitiva, il “noi” dell’eguaglianza, della democrazia di base e delle differenze non conflittuali all’”io” del dominio gerarchico, della sottomissione e dell’omologazione.

No ad un Recovery Plan che riproduce o aggrava l’esistente

Sì ad un Recovery PlanET che disegna e propone un’alternativa di società

PRESIDIO A PALERMO IN PIAZZA VERDI, LUNEDÌ 26 APRILE 2021, ORE 17

COME RISOLVERE IL PROBLEMA DEL “TEMPO SCUOLA PERSO”

I TAGLI DEL TEMPO SCUOLA

La “riforma” Tremonti-Gelmini del 2008-2010 ha ridotto il monte-ore delle lezioni in tutti i gradi scolastici.

Nella Scuola Primaria, dalle 30 e 40 ore settimanali si è passati a 24, 27, 30 e 40 ore (ma gli ultimi due sono realizzabili solo in rapporto all’organico assegnato), con l’introduzione deleteria della figura della maestra unica.

Nella ex Scuola Media sono state mantenute le 30 ore settimanali (anche se esistevano molte sezioni con 2a lingua straniera a 33 ore ), mentre il Tempo Prolungato è stato portato da 40 a 36 ore (elevabile fino a 40 solo su richiesta maggioritaria delle famiglie). Il mantenimento delle 30 ore non è stato però indolore: le due ore per la 2a lingua straniera sono state tolte una a Tecnologia (in spregio alla necessità di un approccio critico al dilagare dell’innovazione tecnica) e una a Lettere (dimezzamento delle 2 ore di Geografia e problemi di composizione delle cattedre, con molti docenti che svolgono un’ora di Approfondimento in numerose classi).

Nella secondaria di 2° grado è avvenuta la scrematura più pesante: nei Tecnici l’orario medio settimanale è passato da 36 a 32 ore e riduzioni similari sono avvennute nei Professionali. Nei Licei la riduzione più pesante ha colpito gli Artistici: biennio comune da 39-40 a 34, mentre nel secondo biennio e nel quinto anno da 44-41 a 35.

Nel tempo, inoltre, si sono susseguite ignobili proposte del taglio di un intero anno scolastico alle Superiori. Rimarchevole è quella del ministro Bianchi che in qualità di coordinatore del Comitato di esperti, il 20 luglio 2020 ha presentato all’allora ministra Azzolina un rapporto per la ripartenza della scuola, dove si lamentava il “confronto con quanto proposto in altri Paesi, in cui i ragazzi possono entrare nel mercato del lavoro con almeno un anno di anticipo rispetto ai ragazzi italiani.

RISPOSTE AI PROBLEMI CAUSATI DALLA DAD

Passati i primi 14 mesi di pandemia e di DaD, per fortuna, sembra divenuto senso comune che la DaD è una lontanissima parente delle lezioni in presenza e che ha provocato esiti nefasti: svilimento dell’apprendimento socio-culturale, aumento della dispersione e del disagio psichico.

Come è costume della politica italiana, individuato il problema non se ne affrontano le cause reali: interventi seri e rapidi su sanità, trasporti e scuola (riduzione del numero degli alunni, stabilizzazione dei precari e investimenti sull’edilizia come chiesto dai Cobas con lo sciopero del 26 marzo). Ma si attuano interventi estemporanei destinati a fallire nel volgere di pochi mesi. Ed ecco il levarsi d’alti lai per recuperare “il tempo scuola perso” prolungando le lezioni in estate. Le ipotesi circolate sui media sono state varie e fantasiose. Qualcosa di più reale dovrebbe giungere a fine aprile da un progetto il MI sta elaborando. Dicono che i soldi ci siano (18 mila euro in media per ogni scuola) e che il piano sia così articolato: a giugno recupero degli apprendimenti, a settembre accoglienza, a luglio-agosto attività ricreative. Le attività di recupero sarebbero previste per il personale scolastico e gli studenti su base volontaria mentre le attività di socializzazione si attuerebbero in accordo con imprese del Terzo Settore.

Tralasciamo la perniciosa commistione tra sistema di istruzione pubblica e privato sociale, pagata con i soldi della collettività e con le scuole che dovrebbero farsi garanti della “qualità” degli interventi privati entrati strutturalmente nell’offerta formativa e di cui tenere conto nella valutazione, come prevede il succitato piano elaborato lo scorso luglio da Bianchi & C.

Volgiamo invece l’attenzione su come le soluzioni più ovvie, ma anche più funzionali, vengano scartate solo per motivi ideologici: accentuare il processo di destrutturazione e privatizzazione della scuola pubblica.

Ma quali garanzie di riuscita possono dare attività di recupero realizzate su base volontaria, immerse nei calori estivi?

Di quante altre incombenze devono caricarsi – a parità di retribuzione – i lavoratori della scuola a settembre?

Eppure, la soluzione vera al recupero del “tempo scuola perso” è sotto gli occhi di tutti: aumentare le ore di lezione in tutti i gradi scolastici, riportandole al livello pre2008-2010. Basta invertire la rotta delle politiche scolastiche degli ultimi decenni: più tempo scuola per dare dignità (pensiamo alla Geografia e all’Ed. Civica) e respiro allo studio delle varie discipline e magari inserirne di nuove e indispensabili (l’Educazione alle Immagini digitali fisse e in movimento, ad esempio). Senza dimenticare un ritorno al Tempo Pieno e Prolungato pre-anni ’90, esteso soprattutto nel Meridione.

Se poi si portassero a 18 ore le cattedre di tutti/e i/le docenti dall’Infanzia alle Superiori il conto delle nuove assunzioni aiuterebbe anche a lenire qualche piaga sociale.

CONTRO LE POLITICHE MIGRATORIE RAZZISTE, PER LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE

Sabato 17 aprile si terrà presso il Tribunale di Palermo, la quarta udienza preliminare per il procedimento che vede imputato l’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il caso che coinvolse l’imbarcazione Open Arms. La vicenda si riferisce ai fatti accaduti ad agosto del 2019, quando l’Open Arms, dopo aver soccorso 163 persone durante tre diverse operazioni di salvataggio, rimase 21 giorni in mare prima di raggiungere un porto sicuro, 7 dei quali di fronte alle coste di Lampedusa.

Nel corso dell’ultima udienza del 20 marzo scorso, la procura di Palermo ha ribadito la gravità delle accuse rivolte all’ex Ministro e chiesto il rinvio a giudizio per entrambi i capi d’accusa.

Sabato 17 aprile, dopo l’intervento previsto dell’avvocata della Difesa, il Gup Iannelli dovrà pronunciarsi e stabilire se andare o meno a dibattimento.

Da tempo gli antirazzisti siciliani si mobilitano per sostenere l’accusa e le parti civili in questo procedimento, convinti dei danni causati da una stagione politica particolarmente arrogante e avversa al riconoscimento dei diritti di chi cerca prospettive di esistenza dignitose.

Il senatore Salvini rimane il principale esponente delle politiche razziste della destra, ma di certo non è il solo responsabile della legislazione discriminatoria e repressiva che ancora perdura in Italia, in larga parte costruita da governi di centro-sinistra e caratterizzata da aspetti inaccettabili come:

  • assenza di canali regolari di accesso in Europa;
  • accordi con la Libia, i cui organi istituzionali sono contigui a torturatori e trafficanti;
  • criminalizzazione delle ONG, uniche rimaste a presidiare un Mediterraneo in cui si continua a morire:
  • politiche di respingimento di Frontex, che nei prossimi 5 anni quintuplicherà le risorse per un corpo speciale di 10.000 operatori per deportare e rimpatriare i migranti;
  • navi quarantena (dal costo di oltre 1 milione al mese di noleggio per ciascuna) e centri covid a giustificazione delle paranoie razziste sugli untori di colore;
  • CPR, hotspot e hub in cui si rinchiudono persone solo perché prive di documenti di soggiorno;
  • diritto d’asilo fortemente limitato;
  • decreti sicurezza limati ma tutt’ora vigenti con il loro carico di discriminazione e repressione.

Quindi torniamo in piazza per ribadire la necessità di cambiare rotta sulle politiche migratorie, affinché si rispetti davvero il diritto per tutte le persone a muoversi liberamente per cercare un luogo dove poter vivere dignitosamente.

SABATO 17 APRILE 2021 ore 11.00

PRESIDIO A PALERMO

in via Remo Sandron, di fronte l’ingresso dell’aula bunker dell’Ucciardone 

assemblea anarchica palermitana

associazione antimafie rita atria

cobas scuola palermo

comitato di base no muos palermo

lasciateCIEntrare

rete antirazzista catanese

Per adesioni scrivere una mail a cobasscuolapa@fastwebnet.it

Segui la videoconferenza stampa di Open Arms di sabato 17 aprile 2021 alle ore 17