• Cobas Scuola Palermo su Facebook

  • GIORNALE N° 5 COBAS SCUOLA settemnbre/dicembre 2018

  • Argomenti

PER L’IMMEDIATO PAGAMENTO DI TFS E TFR

Come forse saprete il pagamento del TFR/TFS dovrebbe avvenire dopo 2 anni (24 mesi) dal pensionamento. Dopo 24 mesi la legge consente all’INPS di aspettare ancora 3 mesi: quindi complessivamente è ormai consuetudine pagare il TFR/TFS non prima di 27 mesi. In caso di ulteriore ritardo l’INPS se la cava con il pagamento irrisorio degli interessi legali.

Questa è già un’operazione di appropriazione indebita (anche se per adesso provvisoria) che si protrae dal 2011 senza che nessuno si ribelli.

Il Tribunale di Roma ha però sentenziato che i lavoratori hanno diritto al pagamento immediato, contestualmente alla pensione, del TFR/TFS, e ha anche richiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla costituzionalità delle leggi del 2011 e 2014 che hanno stabilito ritardi e rateizzazioni.

Manifestare ed agire la propria decisa opposizione a questa pratica è diventato particolarmente urgente. Infatti la stampa Confindustriale ha lanciato il “ballon d’essai” sulla stampa proponendo un ulteriore rinvio di 5-8-12 anni del pagamento del salario differito che dovrebbe essere pagato contestualmente alla pensione

I COBAS pensionati hanno intenzione intanto di verificare ed eventualmente procedere con dei ricorsi contro questa pratica truffaldina dello Stato.

Se sei interessata/o a condividere questa iniziativa, perché in pensione di recente o tra poco, o anche soltanto perché sei un/una cittadino/a che vuole difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini tutti, contatta le sedi COBAS.

Per la morte di Giovanni Asperti

Quello che segue è il messaggio di condoglianze che abbiamo mandato al fratello di Giovanni Asperti, morto in combattimento a fianco del popolo curdo combattendo contro l’ISIS.

Caro professor Asperti,

come Confederazione COBAS desideriamo esprimerle le più sentite condoglianze per la dolorosissima perdita – per la vostra famiglia e per tutti/e noi che siamo a fianco del popolo curdo nella sua ammirabile lotta – di suo fratello Giovanni.

Aveva fatto una scelta molto coraggiosa decidendo di andare a combattere contro i nazislamisti dell’Isis e in difesa del popolo curdo.
Anche non conoscendolo direttamente, ci rendiamo conto che abbiamo tutti/e perso un grande uomo che si è ribellato direttamente, e pagando con la propria vita, non solo ai massacratori dell’Isis ma anche all’intero mondo internazionale della politica istituzionale, il quale, sordo alle ingiustizie e al dolore, nulla ha fatto e nulla fa per difendere e sostenere l’unico popolo che si sta battendo seriamente e con gravi perdite contro l’orrenda realtà del terrorismo nazislamista.

ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO DI TUTTI I PRECARI

L’art. 1, comma 792, della legge di bilancio appena approvata, accanto a disposizioni positive come l’abolizione della titolarità di ambito, la riduzione del percorso di formazione iniziale e prova ad un solo anno (ammesso che in tale anno ci sia davvero spazio per la formazione…) e la possibilità di ripetere, per una volta, il suddetto percorso in caso di non superamento dello stesso, contiene provvedimenti inaccettabili per i docenti precari non abilitati che da anni reggono le sorti della scuola pubblica.

Il governo, infatti, ha deciso di non bandire il già insufficiente concorso riservato, previsto dal d.lgs. n. 59/2017 per i docenti non abilitati con tre anni scolastici di servizio, ai cui vincitori, a partire dall’a.s. 2020/2021 e attraverso un complicato calcolo di ripartizione, sarebbe spettato circa il 20% delle immissioni in ruolo. L’intenzione è quella di riservare a questi stessi docenti il 10% dei posti previsti per il concorso ordinario, cui – solo per la prima tornata – potranno accedere senza il requisito dei 24 cfu, ma essendo comunque tenuti a svolgere tutte le prove.

È ormai sempre più evidente come qualsiasi governo, da più di dieci anni a questa parte, dimostri in modo di volta in volta più forte e deciso l’intenzione, comune a tutti gli schieramenti, di cancellare il diritto dei precari all’assunzione a tempo indeterminato.

In piena opposizione a questo disegno, pertanto, rivendichiamo la necessità di prevedere:

  • un concorso non selettivo che consenta l’accesso diretto al percorso annuale di formazione iniziale e prova a tutti i precari di terza fascia con almeno tre anni scolastici di servizio;

  • l’inserimento in Gae di tutti gli abilitati e di tutti i precari di terza fascia con almeno tre anni scolastici di servizio, previo conseguimento dell’abilitazione attraverso un corso gratuito (a carico dello Stato) e non selettivo;

  • l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti in organico di diritto e in organico di fatto;

  • la conservazione del sistema del doppio canale (50% da GM e 50% da GaE) almeno fino all’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola;

  • la riapertura e l’aggiornamento nel 2020 delle Graduatorie di Istituto di terza fascia, per evitare il protrarsi del continuo ricorso alla “chiamata diretta dei supplenti” tramite messa a disposizione;

  • la trasformazione delle suddette Graduatorie di Istituto in Graduatorie Provinciali, valide per l’assegnazione delle supplenze e, una volta raggiunti i 3 anni scolastici di servizio, per l’inserimento in Gae, previo conseguimento dell’abilitazione attraverso un corso gratuito (a carico dello Stato) e non selettivo.

CON I SINDACI CONTRO IL “DECRETO IN-SICUREZZA”

I Cobas Scuola di Palermo accolgono con soddisfazione la presa di posizione dei sindaci che si sono schierati contro il razzista decreto “sicurezza” del governo Salvini/DiMaio/Conte.

Un decreto che aggredisce preventivamente chiunque manifesti la propria opposizione con iniziative di piazza, occupazioni di case, conflittualità sociale e che, con lo spauracchio dell’invasione dello straniero, alimenta le paure e spiana la strada ad una legislazione ancora più razzista. Tutto ciò in continuità con i governi precedenti, che con i soldi pubblici hanno foraggiato in Libia schiavisti, torturatori e stupratori.

Contro tutto questo gridiamo “Palermo è da sempre terra di emigrazione”, e dalle piazze di Palermo si alza la voce ”Non esistono stranieri, non esistono razze. Esiste solo una razza, la razza umana”.

L’opposizione al decreto Salvini e alle politiche razziste è ampia, come hanno dimostrato le 100.000 persone in piazza a Roma lo scorso 10 novembre.

Occorre continuare questo percorso la cui prossima tappa sarà la settimana di mobilitazioni territoriali dal 2 al 9 febbraio. Invitiamo tutte le realtà antirazziste palermitane a promuovere insieme tali mobilitazioni.

Palermo, 5 gennaio 2019

8.12.2018 NoTav a Torino

TAV, NO GRAZIE

Dieci cittadine e cittadini torinesi del mondo accademico, del lavoro, della cultura e della scienza hanno promosso un appello in cui vengono individuate le priorità e le scelte che possono risollevare la città e il paese dal declino e dalla crisi.
Il documento richiama le ragioni dell’opposizione al progetto TAV Torino-Lione e si conclude con l’invito a partecipare alla manifestazione di Sabato 8 Dicembre 2018.
All’appello hanno aderito in poche ore, insieme a centinaia di cittadine e cittadini torinesi delle più diverse estrazioni, anche personalità di rilievo nazionale. QUI il testo dell’appello e le prime 100 adesioni

8 DICEMBRE: VI ASPETTIAMO A TORINO

Il popolo NoTav riunito venerdì 30 novembre a Bussoleno lancia un’ampia mobilitazione verso l’8 dicembre 2018 con la manifestazione di Torino.
Questa per noi sarà la manifestazione dell’orgoglio della nostra lotta quasi trentennale, con il ricordo all’8 dicembre 2005 in cui liberammo Venaus e bloccammo il primo progetto dell’opera, e dell’8 dicembre 1943, giuramento partigiano della Garda.
Vogliamo ribadire a gran voce che non volere il Tav significa fermare lo spreco di denaro per un’opera inutile, riaffermare l’importanza di destinare i fondi pubblici alla messa in sicurezza dei territori e alla tutela della salute di chi li vive.

Riaffermare le giuste priorità significa guardarsi intorno e capire l’ importanza di investire nella sanità, nelle scuole, nella ricerca, nel welfare a sostegno dei milioni di abitanti di questo paese che vivono sulla soglia della povertà.
Vogliamo affermare che non sarà solo una manifestazione di “risposta”, poiché non dobbiamo rispondere a nessuno, non ne abbiamo bisogno, il nostro lungo percorso parla per noi che vogliamo guardare avanti, al futuro. Per questo la manifestazione dell’8 dicembre sarà un importante momento in cui rilanciare i tanti SÌ, quelli che guardano al futuro con responsabilità e speranza, anche passando da un no irriducibile, il NO al TAV.

Quella dell’8 dicembre sarà una grande manifestazione di questo territorio, della Valle e di Torino, e numerose saranno le delegazioni dal resto dell’Italia poiché noi portiamo in piazza temi di interesse generale e non parziale o di specifici interessi. Ogni volta che parliamo della sicurezza dei territori, della prevenzione e della salute dei cittadini, delle scuole, dell’importanza del lavoro, del sostegno alle famiglie in difficoltà parliamo al Paese intero e pensiamo ad un futuro migliore per tutti e tutte.

L’8 dicembre spiegheremo ancora una volta perché la città di Torino non guadagnerà nulla dalla realizzazione del Tav, benché in questi giorni una forte propaganda dica il contrario, e ricorderemo a tutti che abbiamo già sperimentato le soluzioni del partito del cemento in Valsusa e a Torino con le Olimpiadi ed oggi ci restano macerie e mostri abbandonati costate un occhio della testa e causa di un enorme indebitamento pubblico che ci portiamo ancora tutti sulle spalle.
L’8 dicembre parleremo di sostenibilità ambientale e di uno sviluppo e che sappia pensare al futuro del pianeta prima che sia troppo tardi, e ricorderemo come in quella giornata in tutta Italia saranno tantissime le realtà che scenderanno in piazza poiché l’8 sarà la giornata internazionale contro le grandi opere inutili e imposte e a difesa del pianeta.
Sarà una giornata importante per tutto il popolo No Tav e per tutti coloro che hanno a cuore il proprio futuro.

Vi aspettiamo a Torino, alle ore 14 in piazza Statuto.

Mozione approvata dall’assemblea popolare NOTAV di Bussoleno

8.12.2018 NoMuos a Niscemi

Dopo la grande assemblea in val di Susa il movimento No Muos indice per l’8 dicembre 2018 a Niscemi una manifestazione in occasione della Giornata di lotta europea contro le Grandi Opere Inutili e Imposte, in relazione col percorso di unione delle lotte territoriali.

Il governo attuale, in linea con i precedenti, continua a illudere i cittadini, e mentre non dà lavoro e servizi, fa dietrofront sulle grandi opere come TAV e TAP, e su Grandi Navi a Venezia e la Base Dal Molin a Vicenza, proseguendo nei rapporti di sudditanza verso gli Stati Uniti, mentre sul MUOS gioca su annunci a effetto senza però chiedere realmente di smantellare questo sistema satellitare militare.

Il MUOS e tutta la base militare, che insiste all’interno della Riserva naturale Sughereta di Niscemi, è una grande opera imposta che subiamo da decenni e contro la quale la parola fine non è ancora arrivata.

Il bus da Palermo parte dalla stazione Palazzo Reale-d’Orleans alle 11.00 di sabato 8.12.2018.

Il ritorno è previsto sempre alla stazione Palazzo Reale-d’Orleans alle 23.00.

I COBAS SCUOLA di Palermo aderiscono alla manifestazione di Niscemi e gli iscritti che vi parteciperanno saranno rimborsati della spesa del biglietto del bus

Diplomate Magistrali: due parole su chi danneggia i bambini

Diplomate Magistrali: due parole su chi danneggia i bambini

In risposta al comunicato del Coordinamento nazionale Scienze della Formazione primaria Nuovo Ordinamento con il sostegno del Coordinamento nazionale dei presidenti di Scienze della Formazione primaria, pubblicato da Corrado Zunino, ci sembra doveroso fare alcune puntuali osservazioni.

Intanto, a  nostro modesto parere, è molto grave offendere e screditare senza fondata giustificazione il lavoro e la formazione di migliaia di insegnanti, già umiliate da una vita da precarie svolta da anni, con retribuzioni al di sotto della media europea (senza considerare i ritardi dei pagamenti), ma che continuano a svolgere con passione e senso civico il proprio lavoro.

Quindi una premessa sulla situazione generale della scuola italiana: alunne e alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, fino a un paio di decenni fa, ottenevano risultati eccellenti nei test internazionali (su cui sarebbe comunque da discutere) mentre nella scuola secondaria, dove non erano presenti “maestrine diplomate” ma docenti laureati, i risultati erano drasticamente peggiori. Quindi di per sé avere o no una formazione universitaria non è automaticamente garanzia di qualità dei percorsi di insegnamento/apprendimento ma dovremmo invece avviare una seria riflessione sui fondamenti delle attuali scelte pedagogiche e sul loro allineamento alle scelte economiche dominanti. Pensiamo ad esempio all’utilizzo di termini sovrapposti a quelli del linguaggio del mercato (“crediti formativi”) o ai livelli di competenza del tutto calibrati con il quadro di riferimento delle competenze economiche europee.

Il peggioramento della qualità dell’insegnamento di questi ultimi anni (sempre attenendosi ai criteri opinabili dell’Ocse) è determinato da cambiamenti legislativi che hanno di fatto reso la scuola primaria un luogo in cui, nonostante le “belle parole” sull’inclusione, sui bisogni educativi, ecc., sia di nuovo difficile avere strumenti concreti di intervento. Citiamo, solo a titolo esemplificativo, i tagli agli organici e la fine di fatto delle compresenze, i tagli al sostegno, le classi “pollaio”, le continue divisioni delle classi, la difficoltà di attivare sezioni a Tempo Pieno, l’ossessione delle “prove oggettive”, ecc.

Una domanda ci sorge spontanea a questo punto: ma mentre i vari governi e ministri che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni hanno letteralmente massacrato dalle fondamenta le possibilità di intervento  educativo e didattico serio e realmente equo nella scuola di base, dove stavano i Presidenti delle Facoltà di Scienze della Formazione Primaria? Forse tra quelli che la scuola “l’hanno vista solo sui libri”?

Quindi è molto più semplice, autoassolutorio e fuorviante cercare un capro espiatorio: le diplomate magistrali! Tra l’altro va molto di moda continuare a far contrapporre i lavoratori tra di loro (in questo caso diplomate e laureate) piuttosto che riconoscere ed ammettere che le riforme scolastiche degli ultimi anni hanno prodotto solo disastri.

Ma ora vediamo: di cosa saremmo colpevoli noi maestre?

  1. I ricorsi

Molte di noi sono state inserite per anni in graduatorie dei “non abilitati” nonostante il possesso di un titolo riconosciuto dallo stesso stato italiano come abilitante. Di fatto siamo state costrette, per questo, a rivolgersi ai tribunali perfino europei. Cosa avremmo dovuto fare davanti all’evidente torto subito se non ricorrere alla Giustizia?

  1. La preparazione

Non siamo “ignoranti con il pedigree”, offesa del tutto gratuita. Il lavoro quotidiano nella scuola obbliga a percorsi formativi continui oltre al fatto che molte di noi hanno proseguito i propri studi con altri percorsi universitari in quanto la laurea in Scienze della Formazione è di recente costituzione (primo anno accademico 1999). Forse gli estensori della lettera ci accusano di non  essere state “formate da loro”? Speriamo che non siano arrivati a questo punto di autoesaltazione da modello pedagogico unico!

  1. La proprietà di linguaggio.

Scrivere in lingua italiana non ci preoccupa, compiliamo tutti gli anni numerosi incartamenti: registri, relazioni, programmazioni ecc… ed anche moduli per accertare i tirocini dei laureandi in Scienze della Formazione Primaria!

  1. Il servizio

Qui siamo al paradosso. È ben noto a tutti che c’è un enorme problema in gran parte d’Italia nel reclutare docenti, nel reperire personale e non solo nella Primaria. Però i docenti sono “adeguati” a lavorare a Tempo Determinato anche 20 anni ma sarebbero inadeguati se assunti a Tempo Indeterminato!

  1. I concorsi

Su questo aspetto ci sarebbe da aprire un intero capitolo. Sorvoliamo sugli aspetti noti e penosi delle raccomandazioni. Restiamo nel merito. Come si valuta se un candidato al concorso sia in grado di insegnare? Argomento complesso e spinoso. Di certo non può essere un modello il concorso 2012 calibrato esclusivamente su competenze informatiche. Ma, in ogni caso, chi decide che cosa deve sapere un docente, con quali capacità riesce ad interagire per mettere a disposizione le sue conoscenze, quali capacità relazionali deve possedere? Ed anche: deve rapportarsi ai modelli di competenza-competizione o a quelli di collaborazione e di team-teaching?

Non è certo questo il luogo per rispondere a tutte queste domande. Vogliamo solo sollecitare l’apertura di un confronto, anche serrato, ma serio e costruttivo, evitando la trappola della contrapposizione diplomate-laureate su cui da troppo tempo giocano coloro che nei governi degli ultimi anni hanno chiaramente dimostrato di non avere a cuore né gli interessi della scuola né i diritti di chi ci lavora.

Per questo proponiamo invece di promuovere iniziative in comune su questi temi:

  • fine delle classi “pollaio”! Max 15 alunni per classe
  • incremento classi a tempo pieno
  • ore effettive di compresenza
  • scuole sicure ed a norma
  • dotazioni informatiche e tecnologiche adeguate
  • continuità del corpo docente
  • formazione in servizio (anche attraverso l’istituzione dell’anno sabbatico)

       Diplomate Magistrali COBAS