NON ABBIAMO BISOGNO DI STUDENTI/SOLDATO

Firmato a Palermo l’11 aprile 2019 un Protocollo d’Intesa fra il Comando Militare dell’Esercito e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia. Vi si può leggere: “Il Comando militare dell’Esercito riserva particolare attenzione al mondo scolastico, accademico e scientifico per la diffusione dei valori etico-sociali, della storia e delle tradizioni militari, con un focus sulla funzione centrale che la Cultura della Difesa ha svolto e continua a svolgere a favore della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese”

Mentre la fallimentare Alternanza Scuola-Lavoro (oggi PCTO) è stata giustamente ridimensionata (noi ci battiamo per la sua completa abolizione) perché nella pratica ha rappresentato in quasi tutti i casi una insopportabile perdita di tempo, c’è chi, come nel caso delle forze armate, pensa che, al contrario, sia utile “per affermare la conoscenza e il ruolo dell’Esercito al servizio della collettività e divulgare le opportunità professionali e di studio riservate alle fasce giovanili di riferimento”

In un mondo attraversato da guerre e devastazioni, dove a intere popolazioni vengono negati i diritti più elementari, abbiamo bisogno di promuovere la cultura della pace, del rispetto, della cooperazione fra i popoli. Non c’è alcun motivo, per esempio, perché militari stranieri entrino, come avviene sempre più spesso con i soldati statunitensi, nelle nostre scuole. Non abbiamo alcun bisogno che alle nostre studentesse e ai nostri studenti vengano contrabbandate, per esempio, come imprese legittime atti di vero e proprio terrorismo di stato, come avvenuto qualche giorno fa in Irak. Nè serve che i militari ripuliscano scuole e ambienti, è un compito che tocca allo Stato, magari utilizzando eventuali somme recuperate attraverso la riduzione delle spese militari.

Ma non serve neanche che alunne e alunni si impegnino come cuochi e camerieri per le mense degli ufficiali; hostess per mostre e convegni militari; fabbri, falegnami e verniciatori per le officine di riparazione di vecchi blindati e carri armati.

Al contrario, come affermano tutte le convenzioni internazionali, tra i diritti del fanciullo c’è quello di non venire in “contatto con la guerra” (peraltro ripudiata dalla nostra Costituzione), e, quindi, non dovrebbe essere permesso lo svolgimento a scuola di nessuna manifestazione a carattere militare. Ma anche gli allievi della scuola secondaria di secondo grado devono crescere sviluppando e ragionando sulla cultura della pace e la stessa riflessione sul lavoro futuro deve servire alla loro crescita e a un inserimento consapevole nel mondo “degli adulti”. 

Quanto sancito con questo protocollo va in tutt’altra direzione. Non abbiamo bisogno di studenti/soldato e tantomeno può essere delegato all’esercito “il coordinamento e monitoraggio di ogni sviluppo dell’attività formativa”. La scuola non può e non deve rinunciare al suo compito fondamentale: contribuire alla crescita di cittadine e cittadini consapevoli. Ne ha le capacità organizzative, intellettuali e didattiche, e non ha bisogno di interferenze esterne. 

Per questi motivi i COBAS chiedono l’immediata revoca del suddetto protocollo.

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO DEI COBAS SCUOLA

L’Associazione Nazionale Presidi si accorda con ENI per formarci sull’ambiente

LA SCUOLA INSEGNA A PRENDERSI CURA DEL PIANETA

ENI PUO’ INSEGNARE A TRIVELLARE IL PIANETA

L’Educazione dei ragazzi, in questo momento storico, chiede altro

I Dirigenti scolastici ritirino l’accordo con la Multinazionale del petrolio le scuole di tutta Italia adottino l’agenda Onu2030 per progettare percorsi di cittadinanza attiva

Apprendiamo con preoccupazione che due giorni fa l’ANP ha siglato un accordo con ENI per formare i docenti in vista dell’insegnamento dell’Ed. Civica che dovrebbe partire nelle scuole il prossimo anno scolastico. Non è la prima volta che ENI entra nelle scuole (in Basilicata, per esempio, non si contano le scolaresche che vanno “in gita” al centro oli di Viggiano).

Oggi, però, appare al limite del paradosso l’incursione del gigante del petrolio nel mondo della scuola nella sua più delicata missione: la formazione dei docenti. Dall’anno prossimo ogni consiglio di classe dovrà pianificare n. 33 ore per la c.d. Educazione Civica in attuazione della recente l. n. 92/2019. Formare i docenti a progettare percorsi multidisciplinari per declinare questa importante attività è compito della scuola. Eni si occupa di trivellare, estrarre e trattare petrolio. L’educazione civica è altro e dev’essere appannaggio di altri (istituzioni scolastiche soprattutto in collaborazione con tutto il mondo educativo). Perché?

È appena il caso di ricordare che ENI è protagonista di uno storico processo a Milano: i legali della ONG Friends of the earth, che rappresentano il re Francis Ododo e gli oltre 5 mila abitanti della comunità Ikebir (un popolo che vive di pesca e agricoltura sul delta del Niger, in Nigeria) hanno citato in giudizio ENI, insieme alla sua controllata Nigerian Agip Oil Company (NAOC). La comunità nigeriana chiede 2 milioni di euro di risarcimento danni per un disastro ambientaleavvenuto nel 2010 a Clough Creek, nello Stato meridionale del Beyalsa.

ENI è, inoltre, indagata per disastro ambientale, abuso d’ufficio e falso ideologico in Basilicata nell’ambito dell’inchiesta della procura di Potenza. Coinvolti anche i rappresentanti del Comitato tecnico regionale, organo dell’amministrazione pubblica che avrebbe dovuto vigilare sulle operazioni del COVA di Viggiano, in quanto impianto a rischio di incidente rilevante. Incidente verificatosi e riconosciuto nel 2017, quando 400 tonnellate vengono sversate (è la stessa ENI a dichiararlo) in un territorio importantissimo dal punto di vista idrologico. Infatti il COVA si trova a soli 2 km (a monte!!) dall’invaso del Pertusillo che porta acqua anche a diversi milioni di pugliesi.

Anche Amnesty International ha evidenziato “gravi negligenze da parte delle aziende petrolifere Shell ed Eni, il cui approccio irresponsabile alle fuoriuscite di petrolio nel Delta del fiume Niger sta aggravando la crisi ambientale in quella regione della Nigeria” (leggi qui).

Non si comprende, infine, l’opportunità di scegliere una azienda che si occupa di energia fossile quando documenti scientifici internazionali e documenti di impegno sottoscritti anche dal nostro paese definiscono chiaramente l’esigenza di abbandonare tali fonti per la salvaguardia del pianeta e dei suoi abitanti.

I dirigenti, le dirigenti, gli insegnanti, le insegnanti, i maestri, le maestre, gli studenti e le studentesse, i genitori di tutta Italia non si prestino a questa operazione di greenwashing e progettino percorsi di educazione civica all’insegna della cittadinanza attiva per l’attuazione dell’agenda 2030.

Qui può essere firmata questa petizione lanciata da Scuola Bene Comune Altamura.

9 febbraio ASSEMBLEA REGIONALE ASACOM

DIRITTO ALL’ASSISTENZA E ALL’AUTONOMIA PER LE PERSONE DIVERSABILI

DIRITTO A UN LAVORO DIGNITOSO PER GLI OPERATORI

Gli Enti Locali siciliani, con fondi stanziati dall’ARS, garantiscono l’espletamento di alcuni servizi alle persone diversabili che frequentano la scuola e/o l’università. Tali servizi sono articolati in: 1) Trasporto; 2) Assistenza Igienico-Personale; 3) Assistenza all’Autonomia e alla Comunicazione.

Sono gestiti da Cooperative regolarmente accreditate; il terzo servizio viene affidato anche a singoli professionisti, iscritti in un apposito albo e provvisti di partita IVA.

In premessa, va rilevato che l’irregolare erogazione dei fondi in più occasioni non ha garantito la dovuta continuità degli interventi. È come se per le persone diversabili il diritto allo studio non debba rispettare i calendari scolastici.

Meno diritti per le persone diversabili, ma anche minori diritti per i lavoratori

I COBAS si battono per una reale integrazione e inclusione delle persone diversabili, che, per essere effettivamente tale, necessita di stanziamenti congruenti e regolari e di personale, in particolare per quanto riguarda l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione, adeguatamente formato e stabile.

Secondo l’articolo 13, comma 3, della Legge n. 104/1992: “Nelle scuole di ogni ordine e grado, [c’è] l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati”.

Secondo il Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66 gli Enti Locali provvedono ad assicurare “gli interventi necessari per garantire l’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale, inclusa l’assegnazione del personale […] il PEI […] è elaborato e approvato dal Consiglio di Classe con la partecipazione […] delle figure professionali specifiche interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con la classe”.

Purtroppo, nonostante una normativa sufficientemente chiara, permangono ombre e difficoltà.

Rispetto agli operatori ASACOM manca innanzitutto una definizione professionale nazionale della figura (titolo di studio, percorso di approfondimento/specializzazione). Nell’ottica di qualificare ulteriormente tali operatori questo è il primo problema da risolvere.

Il problema fondamentale è, però, quello della organizzazione dei servizi. Affidarli, nella maggior parte dei casi, alle Cooperative confligge, infatti, con una giusta esigenza di efficacia, efficienza ed economicità.

Pertanto, come Organizzazione Sindacale ci si sta adoperando su una rivendicazione composta da due livelli da condurre parallelamente: il primo è quello del riconoscimento dei diritti fondamentali degli Assistenti (sia che lavorino in regime di lavoro subordinato che di libera professione) per garantire condizioni lavorative dignitose e in linea con le Professionalità che prestano in servizio, mentre il secondo è quello dell’internalizzazione del servizio che rappresenta la condizione fondamentale affinché l’Assistenza possa considerarsi parte integrante nel processo di inclusione delle Persone con Disabilità.

Nell’immediato, quindi, i COBAS si battono perché:

– per tutti i lavoratori delle Cooperative sia integralmente applicato il CCNL di categoria (sia rispetto ai diritti, che al salario). Per fare un solo esempio rispetto ai tanti diritti negati, basta ricordare che diverse Cooperative non pagano gli operatori quando l’alunno è assente, applicando, così, il modo di procedere tipico delle Agenzie Interinali;

– la procedura di accreditamento delle Cooperative rispetti il codice europeo degli appalti, le richieste dell’ANAC e quanto stabilito con la sentenza 2052 del 20.08.2018 del Consiglio di Stato;

– vengano tutelati gli assistenti con anzianità di servizio in ordine all’ingresso dei nuovi operatori, applicando norme unitarie sull’attribuzione degli alunni.

– ogni operatore ASACOM possa scegliere liberamente se prestare il proprio lavoro all’interno di una Cooperativa o individualmente (partita IVA) ottenendo in ogni caso un regime lavorativo garantito e tutelato.

Se le proposte possono andar bene nel breve periodo, l’obiettivo finale, così come è avvenuto per le cooperative di pulizie nelle scuole, non può che essere quello dell’internalizzazione di tutti i servizi, che garantirebbe un’organizzazione più coerente del lavoro e un risparmio per le pubbliche Amministrazioni. L’internalizzazione può avvenire sia all’interno degli Enti Locali, anche attraverso la costituzione di Società in house, che all’interno del MIUR, prevedendo anche dei criteri specifici che tengano conto sia dell’anzianità di servizio che delle specializzazioni/titoli accademici fin qui maturati dagli Operatori del settore.

Infine, a conferma della “praticabilità” di una tale prospettiva, va ricordato che l’ANAC ha ribadito che i servizi ad personam si configurano come mere prestazioni e andrebbero affidati ai singoli operatori.

Per garantire migliori servizi ai diversabili e maggiori diritti ai lavoratori i COBAS invitano operatori e famiglie a un

INCONTRO REGIONALE

domenica 9 febbraio ore 10.00 – 13.00

a Caltanissetta presso la sede COBAS di piazza Trento n. 35

NUOVO INCONTRO CON MIUR E MISE SULL’INTERNALIZZAZIONE PULIZIE

PERSONALE ATA: INTERNALIZZARE TUTTI ED ASSUMERNE ALTRI 15.000

Il tragico evento di Milano dimostra che occorre aumentare la vigilanza nelle scuole, dopo i tagli sconsiderati degli anni passati (35mila posti in meno negli ultimi 20 anni)

Con la legge Legge 30.12.2018 n. 145/2018 “Legge di Bilancio 2019”, art. 1, comma 760, punto b) viene internalizzato il servizio di pulizia del personale Ata sui posti accantonati dalla legge 124/1999. Tale provvedimento ci ha visto del tutto favorevoli dato che da anni lottiamo per la totale internalizzazione dei servizi. Dal primo marzo 2020 lavoratrici e lavoratori delle ditte che hanno avuto in appalto in questi anni il servizio verranno assunti alle dirette dipendenze del MIUR.

Riteniamo insufficiente però che solo chi ha 10 anni di servizio possa partecipare. È inaccettabile, infatti, che dal 1° marzo un numero consistente di lavoratrici/ori (quelli che non raggiungono il requisito dei 10 anni) sia licenziato senza essere assunto nei ruoli dello Stato.

Presso il Ministero del lavoro e dello Sviluppo Economico si sono già svolti due incontri, a cui abbiamo partecipato, che non hanno però ancora definito i dettagli di questo passaggio che interessa 16.000 persone attualmente dipendenti dalle ditte né una prospettiva per coloro che non rientreranno nel contingente delle assunzioni. Avremo un nuovo incontro a fine gennaio col MISE e il MIUR.

C’è da ricordare che i posti accantonati dalla legge n. 124/1999 erano 12.000 mentre l’assunzione è prevista per un numero di 11.263 collaboratori scolastici e pur incrementando tale dato con le assunzioni di Palermo (305 già effettuate e altre 164 previste, per un totale di 469 posti) si rimane al di sotto del contingente tagliato. Inoltre c’è da dire che nel 1999 i posti di collaboratore scolastico erano 165.000 circa. Nell’attuale anno scolastico i posti in organico sono 131.143. Quindi il personale in questi anni ha subito una decurtazione che è andata ben oltre i posti accantonati per l’esternalizzazione. Nelle scuole questo ha provocato una diminuzione della sorveglianza esponendo alunne/i a notevoli pericoli fino al tragico episodio accaduto alla scuola Pirelli di Milano lo scorso 18 ottobre.

Pertanto è necessario un aumento complessivo e considerevole dell’organico che preveda l’immissione in ruolo di tutto il personale delle ditte e di almeno altri 15.000 lavoratrici/lavoratori iscritti nelle graduatorie ATA statali

ABOLITO IL “PREMIO”

Abolizione del bonus premiale e ricadute sulle contrattazione di istituto

Come noto la Legge di bilancio 2020 ha recentemente provveduto a cancellare il bonus premiale previsto dalla legge 107 restituendo le somme stanziate a tale scopo alla ordinaria contrattazione di istituto senza più vincoli di destinazione né limiti di accesso da parte del personale docente e ATA in servizio

L’ art. 1, comma 249, l. n. 160/2019 infatti recita: “Le risorse iscritte nel fondo di cui all’articolo 1, comma 126, della legge 13 luglio 2015, n. 107, già confluite nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, sono utilizzate dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico, senza ulteriore vincolo di destinazione”.

Viene esplicitamente cancellato il riferimento alla destinazione specifica di tale risorse previsto dal comma 128 dell’art. 1 della l. n. 107/2015: La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria.

Come procedere dunque nella contrattazione di istituto relativa alla parte economica?

Il fondo assegnato per la valorizzazione del merito va considerato a tutti gli effetti come FIS, suddiviso tra ATA e docenti e integralmente contrattato con le RSU sulla base dei criteri stabiliti nelle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ogni riferimento alla discrezionalità dei dirigenti, ai criteri formulati dal comitato di valutazione e  alle fasce di retribuzione risulta evidentemente decaduto insieme ai vincoli di destinazione previsti dalla l. n. 107/2015.

Per quanto riguarda i contratti già sottoscritti  è opportuno prevederne la riapertura per quanto riguarda tale voce specifica, al fine di integrare quanto previsto dalla legge e  non presente al momento della stipula.

Seppure tardivamente si è finalmente preso atto di quanto fu contestato fin dalla gestazione della Legge sulla Buona scuola : il modello competitivo-individualistico del premio aziendale di produttività, risulta inadeguato, contraddittorio e dannoso in un contesto lavorativo che dovrebbe promuovere la collaborazione, la condivisione, la collegialità, la trasparenza.

Sarebbe stato meglio dirottare queste risorse al fine di aumentare quanto previsto per il rinnovo contrattuale e dunque per alzare gli stipendi, perché solo questo può restituire dignità e riconoscimento sociale al lavoro svolto nelle scuole.

Almeno ci siamo lasciati alle spalle un meccanismo volto a promuovere la desolante competizione individualistica tra colleghe e colleghi per essere riconosciuti meritevoli agli occhi del “capo”, questo sì certamente lesivo della nostra dignità.

Non dubitiamo che anche molte e molti  dirigenti  abbiano accolto questa novità con piacere e con il sospiro di sollievo chi si sente quantomeno  sollevato da un’incombenza inutile e gravosa.

CONVEGNO CESP PALERMO 23 gennaio 2020

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LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER RICHIESTA DI ESONERO

A FIANCO DI NICOLETTA DOSIO. DOCENTE NO TAV

ORA E SEMPRE a fianco di NICOLETTA DOSIO

La conosciamo da tanti anni, che per lei sono sempre stati anni di impegno in tutte le lotte che hanno visto da una parte le lavoratrici ed i lavoratori, e dall’altra i padroni pubblici e privati.

Nicoletta non ha mai smesso di essere ogni giorno della sua vita da una parte sola, quella degli oppressi, dei loro bisogni, senza chiedersi quanto costa e quanto grandi fossero gli interessi economici e speculativi del partito trasversale degli affari.

Ha rappresentato e rappresenta una spina nel fianco di tutti i progetti di devastazione ambientale e sociale, e la battaglia di popolo contro il TAV è solo una delle tante in cui ha dato prova di coraggio e di pacifica e serena determinazione.

Per questo il gesto efferato di aprirle le porte del carcere non è altro che l’ennesimo atto arrogante del potere: la messa a nudo della disponibilità degli apparati a superare ogni limite nella costruzione dell’odio e del castigo vessatorio verso chi esprime istanze di liberazione.

Sappiamo che incarcerare Nicoletta serve: a giustificare le tante incarcerazioni in contemporanea di militanti ambientali e sociali, a rendere non incredibile ma quasi ineluttabile la sottrazione sistematica di diritti civili come strumento di lavoro ai fianchi, a incrementare la brama trasversale di avviare e riavviare produzioni di morte e di sottomissione dei territori anche a costi sempre più elevati di militarizzazione e di depauperamento democratico.

Ma sappiamo anche che più insistono nel voler imporre e diffondere il loro silenzio autoritario, il loro nulla sociale, più chiare e precise risultano le parole e le azioni di chi continua a proporre ed a costruire comunità solidale e sociale, di persone vive, libere e pensanti.

* * *

Le/gli insegnanti di Bussoleno a difesa di Nicoletta Dosio

Le e gli insegnanti del liceo “Norberto Rosa” di Bussoleno (dove ha insegnato per anni) hanno preso una coraggiosa posizione sull’arresto di Nicoletta Dosio, qui di seguito la loro lettera aperta:

Esprimiamo sconcerto e profondo turbamento di fronte all’arresto di Nicoletta Dosio, che è stata prelevata dalla sua casa a Bussoleno il 30 dicembre scorso e tradotta nel carcere delle Vallette di Torino, dove dovrà scontare un anno di pena.

Assistiamo a una realtà in cui una donna mite, incapace di atti violenti nei confronti di persone e di animali, colpevole di un “reato” irrisorio, viene condannata a un anno di carcere in un Paese dove invece chi si è macchiato delle peggiori stragi, delle frodi più eclatanti, vive libero e indisturbato. Di fronte a questi eventi sentiamo urgentemente la necessità di esprimere a Nicoletta tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

Conosciamo bene Nicoletta, perché molti di noi hanno lavorato con lei per anni, mentre alcuni sono stati, prima che colleghi, anche suoi allievi. Per questo abbiamo potuto apprezzare le sue doti di insegnante di competenza e professionalità estreme; precisa, corretta, interessata unicamente al bene dei suoi studenti, non più bambini e non ancora adulti. Ha saputo accompagnarli verso il loro futuro con rigore e tenerezza insieme, come fossero figli, dando loro tutto ciò di cui era capace.

Come insegnante Nicoletta è stata servitrice dello Stato – servitrice e non serva – e ha dimostrato di essere soprattutto un’educatrice, un esempio vivente di senso civico, insegnando che si può essere severi usando il cuore. L’esistenza stessa del liceo di Bussoleno, dove molti di noi lavorano – o hanno lavorato – e dove si sono formati ormai migliaia di ragazzi valsusini e non, è frutto del suo impegno e della sua tenacia.

Infatti proprio lei, insieme ai colleghi del tempo, aveva curato e fatto crescere negli anni ’80 e ’90 l’iniziativa che ha portato alla nascita di un nuovo liceo scientifico a Bussoleno, di cui è stata a lungo anche vicepreside. In un momento successivo – non senza difficoltà – ha seguito la costruzione dell’edificio in cui noi oggi lavoriamo, inaugurato nel 1998. Noi non riconosciamo Nicoletta nella parola “pasionaria”, nell’accezione astorica con cui il linguaggio semplicistico e riduttivo del giornalismo ama descriverla. Le sue scelte sono frutto di una riflessione lucida e sono ponderate con cura, intelligenza, dirittura morale e grande coraggio; ma soprattutto Nicoletta è persona che senza risparmiarsi ha impiegato tante delle sue energie per migliorare le condizioni fisiche e intellettuali di chi le vive intorno, chiunque esso sia. La nascita della nostra scuola è un atto di promozione della cultura importante per la nostra valle: ne è un esempio quanto mai significativo, che tocca soprattutto a noi, che vi lavoriamo, mettere in evidenza. Un atto esemplare di impegno sociale e culturale al tempo stesso, che ben rappresenta il suo temperamento e di cui tutta la comunità deve essere riconoscente.

Coraggio, Nicoletta! Vorremmo che queste parole potessero essere per te un conforto e un abbraccio.

Lettera firmata da 61 insegnanti, in servizio e in pensione, del Liceo Norberto Rosa

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

L’arresto di Nicoletta Dosio: una storia sbagliata

Una storia sbagliata, fin dall’inizio e oggi più che mai: Nicoletta Dosio, 73 anni, condotta in carcere per una condanna definitiva ad un anno di reclusione per una delle manifestazioni “No Tav” più comprensibile a tutti —del 2012!— dopo che un altro attivista (Luca Abbà) era rimasto folgorato nel corso di una pacifica protesta su di un traliccio, manifestazione assolutamente non violenta. Dall’altra parte, un cantiere infinito di un’opera mastodontica, inutile per i più e dannosa secondo molti, la linea per il Treno ad Alta Velocità che un giorno (forse) collegherà un po’ più velocemente Torino a Lione, dopo che tutti i decisori (da cui, in origine, sono stati escluse legislativamente, con la legge grandi opere, le comunità interessate) avranno completato la militarizzazione dell’area del mega cantiere, diventata, con le disposizioni introdotte furtivamente nella legge “antifemminicidio” del 2013, “sito sensibile” la cui violazione comporta pene aggravate e dopo la conclusione dei lavori (oggi difficilmente immaginabile) a opera delle aziende incaricate, di cui buona parte fallite in corso d’opera e/o in odor di mafia.

La critica ad una simile opera appare del tutto legittima e la repressione di eventuali reati dovrebbe avvenire con lo stesso metro di valutazione utilizzato per altri settori.

Questa mega opera, contestatissima, costosissima e che, se e quando sarà mai ultimata sarà già superata, è costata al territorio su cui insiste decine e decine di processi (più o meno “maxi” e conosciuti, ma comunque pesantemente incidenti sulla libertà delle persone e sulla possibilità di prosecuzione pacifica della protesta) contro chi vi si oppone, misure cautelari, condanne pesanti in procedimenti “simbolici”, su cui la Cassazione è intervenuta ripetutamente negandone, in alcuni casi, la legittimità. Anni di attività giudiziaria dedicata quasi esclusivamente a punire con condanne esemplari ogni singolo comportamento ostativo a una scelta giustamente criticata da più parti, incluse forze oggi al governo del paese. Una giustizia orientata, “forte con i deboli e debole con i forti”, indifferente alle legittime ragioni di una protesta con caratteri larghi e popolari. Un uso della giustizia in cui non ci riconosciamo.

In questa lotta, Nicoletta ha fatto la sua parte con coerenza e dignità e intende dimostrare, con il suo rifiuto di misure alternative al carcere, l’ingiustizia di una repressione contro il movimento No Tav a un livello che non si riscontra in altri settori.

Chiediamo con forza che le sia riconosciuto, come segnale di cambiamento nei rapporti con il conflitto sociale, un provvedimento d’ufficio di concessione della grazia.

I Giuristi Democratici confermano il loro impegno a difesa del sacrosanto diritto alla protesta contro la regina delle grande opere inutili, chiedendo un radicale cambio di rotta nella gestione dei conflitti sociali e ambientali, quale è certamente quello relativo al progetto Tav, che dovrebbe tornare a essere materia di un serio, civile, realistico e produttivo confronto tra comunità e governi locali e centrali, anziché materia di giudizi penali e ostentazione di potere militare e di ordine pubblico.