CONTRO LE POLITICHE MIGRATORIE RAZZISTE, PER LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE

Sabato 17 aprile si terrà presso il Tribunale di Palermo, la quarta udienza preliminare per il procedimento che vede imputato l’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per il caso che coinvolse l’imbarcazione Open Arms. La vicenda si riferisce ai fatti accaduti ad agosto del 2019, quando l’Open Arms, dopo aver soccorso 163 persone durante tre diverse operazioni di salvataggio, rimase 21 giorni in mare prima di raggiungere un porto sicuro, 7 dei quali di fronte alle coste di Lampedusa.

Nel corso dell’ultima udienza del 20 marzo scorso, la procura di Palermo ha ribadito la gravità delle accuse rivolte all’ex Ministro e chiesto il rinvio a giudizio per entrambi i capi d’accusa.

Sabato 17 aprile, dopo l’intervento previsto dell’avvocata della Difesa, il Gup Iannelli dovrà pronunciarsi e stabilire se andare o meno a dibattimento.

Da tempo gli antirazzisti siciliani si mobilitano per sostenere l’accusa e le parti civili in questo procedimento, convinti dei danni causati da una stagione politica particolarmente arrogante e avversa al riconoscimento dei diritti di chi cerca prospettive di esistenza dignitose.

Il senatore Salvini rimane il principale esponente delle politiche razziste della destra, ma di certo non è il solo responsabile della legislazione discriminatoria e repressiva che ancora perdura in Italia, in larga parte costruita da governi di centro-sinistra e caratterizzata da aspetti inaccettabili come:

  • assenza di canali regolari di accesso in Europa;
  • accordi con la Libia, i cui organi istituzionali sono contigui a torturatori e trafficanti;
  • criminalizzazione delle ONG, uniche rimaste a presidiare un Mediterraneo in cui si continua a morire:
  • politiche di respingimento di Frontex, che nei prossimi 5 anni quintuplicherà le risorse per un corpo speciale di 10.000 operatori per deportare e rimpatriare i migranti;
  • navi quarantena (dal costo di oltre 1 milione al mese di noleggio per ciascuna) e centri covid a giustificazione delle paranoie razziste sugli untori di colore;
  • CPR, hotspot e hub in cui si rinchiudono persone solo perché prive di documenti di soggiorno;
  • diritto d’asilo fortemente limitato;
  • decreti sicurezza limati ma tutt’ora vigenti con il loro carico di discriminazione e repressione.

Quindi torniamo in piazza per ribadire la necessità di cambiare rotta sulle politiche migratorie, affinché si rispetti davvero il diritto per tutte le persone a muoversi liberamente per cercare un luogo dove poter vivere dignitosamente.

SABATO 17 APRILE 2021 ore 11.00

PRESIDIO A PALERMO

in via Remo Sandron, di fronte l’ingresso dell’aula bunker dell’Ucciardone 

assemblea anarchica palermitana

associazione antimafie rita atria

cobas scuola palermo

comitato di base no muos palermo

lasciateCIEntrare

rete antirazzista catanese

Per adesioni scrivere una mail a cobasscuolapa@fastwebnet.it

Segui la videoconferenza stampa di Open Arms di sabato 17 aprile 2021 alle ore 17

IL NOSTRO RECOVERY PLANet

IL 10 APRILE I COBAS SCENDONO IN PIAZZA CON LA SOCIETÀ DELLA CURA PER IL RECOVERY PLANET. Manifestazioni in 20 città

Sono in arrivo i circa 200 miliardi del Next Generation EU, ma il Recovery Plan del governo sembra orientato verso Crescita, Concorrenza e Competizione. L’esatto contrario di ciò che la pandemia ci ha insegnato: nessuno si salva da solo, siamo persone interdipendenti, fra noi e con l’ambiente. Non si intravede una reale inversione di rotta verso una conversione sociale ed ecologica della società – peraltro, nel Piano sono previsti copiosi investimenti militari, che invece vanno esclusi e le spese correnti tagliate – ma solo una modernizzazione green e digital dell’attuale modello fondato sulla predazione della natura e sulla diseguaglianza crescente. Si tratta di un piano scritto da un esiguo numero di “esperti” (sotto dettatura dei consulenti USA della McKinsey), senza alcun dibattito pubblico o coinvolgimento dei movimenti sociali. Serve un nuovo modello di convivenza: per questo la Società della cura, una coalizione nata durante la pandemia formata da associazioni, organizzazioni (tra cui i COBAS) e reti sociali, ha elaborato un Recovery PlanET alternativo per una fuoriuscita sociale e ecologica dalla crisi.

Abbiamo bisogno di un reddito universale, che renda più forti i lavoratori dipendenti e autonomi mettendoli in grado di rifiutare lavori indecenti. Un reddito effettivamente universale costringerebbe le imprese italiane a non puntare più al contenimento dei salari, ma ad un aumento della produttività e della qualità dei prodotti. Reddito universale e lavoro di qualità in termini di diritti e garanzie per i lavoratori sono strutturalmente legati. La disoccupazione tecnologica, dovuta all’informatizzazione e robotizzazione della produzione, può essere arginata con la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, magari coprendo temporaneamente l’aumento dei costi per le imprese con trasferimenti statali con vincoli di destinazione. Reddito universale, lavoro di qualità in termini di diritti e riduzione del tempo di lavoro determinerebbero un rialzo della domanda aggregata e una ripresa produttiva e dell’occupazione. In particolare, l’occupazione femminile, la più danneggiata dal lockdown, deve essere incentivata da periodi di maternità prolungati e congedi parentali finanziati dalla spesa pubblica, da un effettivo assegno unico universale per ogni figlio a carico, da più efficaci servizi sociali e un migliore bilanciamento dei tempi di lavoro e di vita. L’occupazione giovanile va garantita con il lavoro di qualità in termini di diritti e la riduzione della precarizzazione, la riduzione del tempo di lavoro e l’abbassamento dell’età pensionabile.

Bisogna puntare ad un’inversione di tendenza in merito ai disastri ecologici e al cambiamento climatico, usando poteri di diritto pubblico. Vanno eliminati i Sussidi Ambientalmente Dannosi, confermato il No al ricorso all’energia nucleare e fermate le produzioni e le infrastrutture legate all’energia fossile, destinando le risorse alla produzione di energia da fonti rinnovabili e privilegiando la generazione di piccola scala ai grandi impianti. Va rispettata la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, sottraendo l’acqua al mercato e consegnandola alla gestione partecipativa delle comunità territoriali. Va finanziato un piano contro il dissesto idrogeologico e una strategia sui rifiuti urbani e industriali basata sull’economia circolare. Gli investimenti verso le imprese devono essere finalizzati alla conversione ecologica e sociale delle produzioni.

È sotto gli occhi di tutti l’urgenza di intervenire nel trasporto pubblico, non solo potenziandolo ma invertendo l’aziendalizzazione e la privatizzazione degli ultimi decenni. I fondi del Recovery per la scuola, se usati per una digitalizzazione che provochi la subordinazione del docente alla macchina informatica o per asservirla agli interessi imprenditoriali con la scuola delle competenze addestrative, ne provocherebbero un ulteriore dequalificazione. Va rilanciato, invece, il modello di scuola pubblica della Costituzione, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico e democrazia collegiale, puntando ad un’istituzione che rimetta al centro i saperi e lo sviluppo delle capacità cognitive per la formazione del cittadino. Quindi, investimenti massicci per la fatiscente edilizia scolastica, riduzione del numero degli alunni per classe, aumento degli organici e azzeramento del più alto tasso di precarietà del lavoro in Europa, aumenti salariali per ridurre il gap con i salari europei. I fondi previsti per la Sanità vanno non solo aumentati, ma destinati anch’essi ad invertire la tendenza verso l’aziendalizzazione della Sanità pubblica e la sua privatizzazione, che sono stati tra le cause principali dell’altissima mortalità in Italia. Quindi, assunzione di medici e infermieri a tempo indeterminato, potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche, loro radicamento sul territorio, presidi medici scolastici soprattutto con una logica di prevenzione. Inoltre, è assurdo che l’ UE abbia finanziato la ricerca sui vaccini senza che vengano messi effettivamente a disposizione di tutti: l’esclusiva ventennale dei brevetti di fatto impedisce l’accesso ai paesi più poveri per cui va perseguita una moratoria dei brevetti.

Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

LA MOBILITAZIONE PROSEGUE: dal 26.3 al 10.4

COBAS: ELOGIO DEL CONFLITTO, DAL 26 MARZO AL 10 APRILE 

Prima di venerdì 26 marzo vi sono stati altre giornate di mobilitazione, in particolare del popolo della scuola pubblica e dei tanti settori lavorativi travolti dalla crisi economica: ma in questa giornata il conflitto sociale è stato il più trasversale e intenso dall’inizio della pandemia. I COBAS, che avevano convocato lo sciopero nazionale della scuola e del TPL, insieme a Priorità alla scuola e al CNPS (Coordinamento nazionale precari scuola), hanno portato in piazza più di 10mila persone in 67 città, con un numero significativo di adesioni allo sciopero. Il TPL (Trasporto pubblico locale) ha scioperato per il rinnovo del contratto e per un’inversione di rotta rispetto alle privatizzazioni e ai tagli degli ultimi decenni. I Riders sono scesi in piazza per chiedere l’assunzione stabile e l’applicazione del contratto nazionale, invitando anche i/le cittadini/e allo sciopero delle ordinazioni. I tassisti, i ristoratori, i lavoratori autonomi hanno manifestato per chiedere ristori rapidi e significativi. I lavoratori delle imprese in crisi industriali hanno manifestato di fronte al MISE contro lo spettro immediato di 200mila licenziamenti, che diventeranno oltre un milione con la fine del blocco dei licenziamenti, a luglio per le grandi imprese e a novembre per le piccole. Insomma, sta crescendo la coscienza collettiva del carattere strategico del conflitto sociale e politico che si gioca intorno alla destinazione dei 200 miliardi circa del Recovery Plan. Dobbiamo fare in modo che diventi una duratura inversione di rotta rispetto ai decenni di individualismo e alla sospensione del conflitto del periodo pandemico. Il conflitto non è solo un fattore positivo di trasformazione sociale, ma anche uno strumento indispensabile per rafforzare i soggetti individualmente più deboli e ridurre la disuguaglianza sostanziale, come prevede l’art.3 della Costituzione.

In particolare, le manifestazioni del popolo della scuola pubblica hanno evidenziato come il governo Draghi, nonostante i proclami, abbia continuato a chiudere le scuole per prime. Non basta che il 7 aprile si riapra nelle “zone rosse” solo fino alla prima media, condannando ancora alla DAD gli studenti dai 12 anni in su. Va garantito almeno il 50 % in presenza alle superiori e l’apertura totale negli altri ordini di scuola, con interventi urgenti per aumentarne la sicurezza: presìdi sanitari per i tamponi periodici; vaccinazione per tutto il personale che ne fa richiesta. Ma anche il prossimo anno scolastico sarà assediato da una pandemia che non sparirà in due o tre mesi: per cui bisogna rapidamente investire i miliardi previsti per la scuola nel Recovery Plan per garantire una maggiore efficacia didattica e la scuola in presenza e in sicurezza, riducendo a 20 il numero massimo di alunni/e per classe (15 in presenza di alunni/e disabili), assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 24 mesi e investendo massicciamente nell’edilizia scolastica per reperire nuovi spazi. Invece, il Recovery Plan del governo è incentrato sul potenziamento della digitalizzazione e della DAD, sulla subordinazione della scuola pubblica agli interessi imprenditoriali e per quella parte relativa al potenziamento del tempo pieno, della scuola dell’infanzia e degli asili nido, vi è il rischio concreto che si usino i patti di comunità, cari al Ministro Bianchi, che sono un altro strumento per la privatizzazione della scuola. Si tratta di un Plan in perfetta continuità con la scuola dell’”autonomia” e dell’aziendalizzazione degli ultimi decenni. Bisogna, al contrario, tornare al modello di scuola previsto dalla Costituzione: libertà d’insegnamento, pluralismo didattico-culturale e democrazia collegiale. La scuola deve puntare, ancor di più di fronte alle opportunità e ai rischi della digitalizzazione, a fornire degli strumenti cognitivi che mettano gli studenti in grado di orientarsi consapevolmente nella gran massa di informazioni rinvenibile su Internet. In una parola, bisogna ripuntare alla formazione del cittadino.

Ma il Ministero in questi giorni sta formando classi e organico per l’anno prossimo ancora in base alla riforma Gelmini, dividendo per esempio gli iscritti alle prime e terze superiori per 27 e potendo arrivare fino a 30-32. Siamo entrati in una nuova fase di politica economica, caratterizzata della spesa pubblica in deficit (con Draghi che chiede all’ UE di incrementare i 750 mld del Recovery e di rendere strutturali gli Eurobond) e si continua ad applicare nella scuola una riforma partorita in un’altra era geologica, quella del neoliberismo e dell’austerità! Vogliamo ritrovarci l’anno prossimo con 230mila cattedre vacanti, incrementando ulteriormente il tasso di precarizzazione del personale, che è già il più alto in Europa?

Per tutti questi motivi, come COBAS, continueremo a mobilitarci nei prossimi mesi nella scuola e negli altri settori conflittuali: e in particolare, tenendo conto che la difesa dell’istruzione è uno dei temi centrali del Recovery PlanET alternativo elaborato dalla coalizione della Società della Cura, di cui i COBAS fanno parte, parteciperemo in tante città alla mobilitazione nazionale di SdC del 10 aprile.

Rino Capasso – Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

SUCCESSO SCIOPERO COBAS SCUOLA E TPL

Comunicato stampa

COBAS SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE IN SCIOPERO

RILANCIARE GLI INVESTIMENTI PUBBLICI NELLA SCUOLA, NEI TRASPORTI E NELLA SANITÀ

Questa mattina anche a Palermo come in altre 70 città, un centinaio tra docenti, ATA, assistenti igienico-personali e lavoratori dell’AMAT si sono ritrovati di fronte alla Prefettura in occasione della giornata di sciopero e mobilitazione generale del mondo della scuola e dei trasporti locali.

Sia nell’assemblea in piazza che nell’incontro col Dirigente della Prefettura, sono state ribadite le seguenti rivendicazioni per una radicale reimpostazione del Recovery Plan per la Scuola:

  • eliminazione delle classi pollaio riducendo a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 in presenza di alunni diversamente abili);
  • assunzione tramite concorsi per soli titoli dei docenti con 36 mesi di servizio e degli ATA con 24 mesi;
  • investimento massiccio nell’edilizia scolastica, sia per reperire nuovi spazi che per garantire la sicurezza e la riduzione dell’impatto ambientale;
  • immediato ripristino del servizio di assistenza igienico-personale e la riassunzione degli assistenti.

Per quanto riguarda il Trasporto pubblico locale (in cui lo sciopero ha raggiunto l’85% delle adesioni) abbiamo ribadito le nostre proposte:

  • una gestione pubblica del TPL con affidamento diretto;
  • nuovi meccanismi di controllo del sistema da parte di comitati di cittadini, utenti e lavoratori;
  • stop alle gare per l’assegnazione del servizio;
  • finanziamento del TPL tramite la fiscalità generale.

Purtroppo, abbiamo conferme che il Ministero dell’Istruzione sta dando indicazione di formare le classi con la normativa pre-pandemia rendendo strutturale la situazione deficitaria degli organici palermitani in cui la precarietà arriva al 23% tra i/le docenti e supera il 24% tra il personale ATA.

È assurdo che si continui ad applicare per la formazione delle classi e la determinazione degli organici docenti e ATA la riforma Gelmini dettata dall’austerità.

I manifestanti hanno inoltre rilevato che il governo Draghi nonostante le dichiarazioni iniziali abbia confermato la scelta di chiudere per prime le scuole, a differenza di molti altri Paesi europei che hanno invece garantito la frequenza in presenza in misura molto più significativa.

Chiediamo che sia garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e in toto negli altri ordini di scuola, salvo lockdown totale. La DAD sta provocando un incremento dell’abbandono scolastico ed effetti negativi sia a livello psicologico che di apprendimento. Senza dimenticare che la scuola, come emerso dai dati dell’USR Sicilia, si è dimostrata, grazie al lavoro del personale e all’attenzione degli studenti nel rispettare le misure anti-contagio, uno dei luoghi meno insicuri.

Palermo, 26 marzo 2021

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Servizi giornalistici su:

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/notiziari/index.html?/tgr/video/2021/03/ContentItem-be60adb6-502b-4d3a-8e73-021c4edbe9f8.html
https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/03/sic-sciopero-scuole-sicilia-trasporto-pubblico-a9d6d1b2-3d7c-4cc3-9992-e414b59d816c.html
https://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo-n-piazza-mondo-scuola-trasporto-locale/76a09e2e-8e46-11eb-95a7-052e96b5ae85
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/03/26/news/sciopero_del_trasporto_locale_a_palermo_fermi_100_bus_amat_su_150-293959168/
https://www.palermotoday.it/economia/sciopero-nazionale-26-marzo-2021-protesta-via-cavour.html
https://livesicilia.it/2021/03/25/sciopero-dei-cobas-bus-amat-fermi-dalle-9-alle-13/

STABILIZZARE ATA E DOCENTI PRECARI – SCIOPERO 26.3.2021

PER LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE ATA E DOCENTE PRECARIO

Il 26 marzo SCIOPERIAMO PER UN NETTO CAMBIO DI DIREZIONE NELLE POLITICHE SCOLASTICHE

Il precariato del personale docente e ATA ha raggiunto dimensioni ormai insostenibili e la pandemia ne ha messo ulteriormente in luce l’assurdità e l’ingiustizia. 

In una delle sue prime esternazioni da titolare del MI, il ministro Bianchi, parlando del sistema reclutamento, ha sottolineato la necessità di realizzare operazioni strutturali e di “uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza”. Siamo d’accordo, ma per realizzare questo obiettivo occorre un vero e proprio cambio di direzione rispetto alla politica scolastica di tagli, risparmi e razionalizzazioni che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni. Occorre investire ingenti risorse nell’ampliamento degli organici e nella stabilizzazione di ATA e docenti, usando a questo scopo anche una parte cospicua dei fondi del Recovery Plan.

Per tutti

Innanzitutto, è necessario confermare anche per i prossimi anni i cosiddetti “posti covid”, ma dopo averli trasformarti in normali posti da inserire in modo strutturale negli organici del personale docente e ATA. 

Inoltre, occorre cancellare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto o in deroga e procedere alle assunzioni a tempo indeterminato su tutti i posti disponibili.

Per il personale ATA

La scuola ha bisogno di recuperare i tagli di personale ATA dei decenni passati e tutt* coloro che hanno raggiunto i 24 mesi di servizio devono essere stabilizzat* dal 1° settembre. 

Per tutti i profili ATA occorre rideterminare i parametri di calcolo degli organici che devono tenere conto non solo del numero di studenti, ma anche degli spazi effettivamente usati (palestre, uffici, laboratori) e dei plessi di cui si compone un istituto, nonché dell’ordine di scuola: a parità di studenti, ad esempio, non si può pensare di avere lo stesso personale in una scuola con 15 plessi e in una con 3, oppure in una superiore e in una primaria. 

Solo così è possibile garantire l’igiene e la sicurezza dei locali scolastici, nonché lo svolgimento di pratiche e mansioni sempre più numerose e ingestibili con i numeri attuali. 

Infine occorre assumere assistenti tecnici di area informatica in tutte le scuole, anche dove non previsto dall’organico, per far fronte alle nuove esigenze di connessione.

Per i docenti

Stando ai dati recentemente forniti dallo stesso ministro Bianchi, quest’anno le supplenze annuali hanno raggiunto quota 213.000; di queste, quasi la metà sono su posti di sostegno. Considerando i pensionamenti previsti, a settembre potrebbero superare quota 250.000. 

Per porre un freno a questa deriva, è innanzitutto necessario che, dal 1° settembre 2021, oltre ai/alle docenti presenti nelle graduatorie valide per l’assunzione a tempo indeterminato, siano stabilizzat*, attraverso un concorso per soli titoli e servizi, tutt* i/le docenti precari/ie con 3 anni scolastici di servizio, compres* coloro che avranno maturato tale requisito al termine di quest’anno scolastico, nonché tutt* gli/le specializzat* sul sostegno. Subito dopo il MI dovrà fare in modo che tutt* i/le docenti che ne dovessero risultare sprovvist* all’atto dell’assunzione possano conseguire l’abilitazione o la specializzazione nel corso del prossimo anno scolastico.

Parallelamente è necessario fare un passo indietro rispetto alla decisione di abolire il sistema del “doppio canale” non appena saranno definitivamente esaurite le Gae (legge Finanziaria del 2007). Il sistema del “doppio canale”, infatti, è l’unico in grado di riconoscere, in modo strutturale, da un lato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a chi della scuola garantisce ogni anno il funzionamento con il suo lavoro da precari*, dall’altro la possibilità di entrare subito nella scuola in modo stabile a chi, magari appena laureat*, vi si avvicina per la prima volta. (cfr. qui)

Per questi motivi invitiamo il personale ATA e docente, precario e di ruolo, a partecipare allo sciopero del 26 marzo e alle manifestazioni che si terranno in molte città insieme agli studenti e alle famiglie.

A Palermo ore 10.00 alla Prefettura in via Cavour

EDILIZIA SCOLASTICA e SCIOPERO del 26.3

La situazione critica dell’edilizia scolastica, verso lo sciopero del 26 marzo

Disporre di dati attendibili sull’edilizia scolastica non è facile. Il MI mette a disposizioni informazioni su quantità e alcune qualità degli edifici scolastici ma, quelle più recenti, si riferiscono all’a. s. 2018/2019. In soccorso ci vengono, però, i dati del XVII Rapporto Impararesicuri 2019 di Cittadinanzattiva e del recentissimo (marzo 2021) Ecosistema Scuola XX Rapporto di Legambiente sull’edilizia scolastica, entrambi riferiti a significative quantità di plessi. La vetustà dei dati ufficiali e la loro ristrettezza non è un problema da poco perché impedisce di avere un quadro della situazione aggiornato e ben delineato, fondamento di qualsiasi intervento in merito.

Lo stato dell’edilizia scolastica

Per l’a. s. 2018/19, il MI censisce in Italia (Trentino-Alto Adige escluso) 58.846 edifici adibiti a scuole; per molti edifici, però, non è riportato l’anno di edificazione. Considerando solo gli edifici di cui si conosce la data di nascita, si rileva che più della metà di essi è stata realizzata prima del 1975 e circa 1/3 prima del 1960; solo 3.000 edifici sono stati costruiti dopo il 2000. Un patrimonio immobiliare sicuramente vecchio, costruito in massima parte in epoche in cui le norme costruttive non erano quelle attuali. Ad aggravare la criticità della situazione, il Rapporto Ecosistema Scuola (condotto su 6.156 stabili in 87 comuni capoluogo di provincia, frequentati da circa 1,2 milioni di studenti) segnala che solo il 42,1% dispone del certificato di agibilità, il 47,6% quello di collaudo statico e il 55,9% di prevenzione incendi, con profonde differenze tra le varie parti del Paese: il certificato di agibilità esiste per il 57,5% degli edifici del Nord ma solo per il 18,9% di quelli Sud e per il 19,6% delle Isole.

Manutenzione e cura degli edifici

Dunque, un patrimonio immobiliare attempato che necessiterebbe di manutenzione e ristrutturazione, il che purtroppo avviene assai limitatamente. Come ci dice il Rapporto Ecosistema Scuola, gli edifici in cui sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai negli ultimi 5 anni sono il 23,8% (al Sud il 13,2% e il 9,6% nelle Isole). Come pure preoccupante é il dato relativo agli edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti: il 29,2% che sale paurosamente nelle Isole al 62%. Testimonia tutto ciò il rilevante numero di incidenti dovuti alla fatiscenza di molti edifici: tra settembre 2018 e luglio 2019 sono stati registrati 70 episodi di crolli e di distacchi di intonaco in sedi scolastiche (Rapporto Impararesicuri).

Le scuole in zone sismiche

Dal Rapporto Impararesicuri emerge che il 43% degli edifici scolastici si trova in zone ad elevato rischio sismico, il 57% in zone a rischio minore e appena il 9% è stato migliorato dal punto di vista sismico. Una situazione, quindi, estremamente preoccupante, considerata la frequenza degli eventi sismici in Italia.

Il ruolo della politica

A prima vista sembrerebbe che qualcosa si sia mosso: si è creato il Fondo Unico per l’Edilizia scolastica con il recupero dei fondi non utilizzati e dal 2014 sono stati stanziati quasi 10 miliardi di euro. Ma come ci avverte il Rapporto Ecosistema Scuola, dal 2014 al 2020, su 6.547 progetti programmati, 4.601 sono stati finanziati ma solo 2.121 sono stati ultimati: meno di 1/3. Siamo al paradosso di disporre dei fondi e non utilizzarliLo scorso 10 marzo il ministro Bianchi ha annunciato di aver firmato un DM che assegna 1,125 mld di euro per la manutenzione straordinaria delle scuole secondarie di II grado. Anche questo stanziamento, però, potrebbe fare la fine dei precedenti, cioè che ne venga spesa solo una esigua parte. Occorre intervenire anche per capire quali sono gli impedimenti e cercare di rimuoverli.

Il prossimo 26 marzo, in occasione dello sciopero indetto dai Cobas, ci asterremo dal lavoro e saremo in numerose piazza italiane per rivendicare anche il miglioramento della sicurezza degli edifici scolastici con cospicui investimenti e con procedure in grado di garantire la certezza che i progetti siano indirizzati alle situazioni realmente critiche e che siano portati a compimento presto e bene.

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE CON MANIFESTAZIONI IN 70 CITTÀ

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

Siamo stati facili profeti quando, all’avvento in pompa magna di Draghi, presentato come il risolutore di tutti i drammi sanitari ed economici non risolti dal precedente governo Conte-bis, prevedemmo che a breve ci saremmo ritrovati, malgrado il Recovery Plan, di fronte alle stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo. A tutt’oggi nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione europea nella vicenda AstraZeneca ha diffuso paure che non scompariranno presto; e, insieme all’annuncio che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” perché “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, conferma che il tentativo di risolvere tutti i problemi con la vaccinazione di massa non porterà comunque alla risoluzione della pandemia nel giro di due o tre mesi. Il che dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vedono segnali di impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti, soprattutto i più piccoli, e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola stiamo misurando la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. In queste settimana le scuole in Europa sono totalmente aperte in Francia (il ministro dell’Istruzione Jean Michel Blanquer ha detto: “la scuola va chiusa solo quando avremo provato tutto il resto e non sarà risultato abbastanza”; insomma il whatever it takes applicato alla scuola), Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico.

Per tutte queste ragioni, pur consapevoli delle difficoltà in questo periodo, abbiamo confermato, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari scuola, e con l’adesione, tra gli altri, della coalizione Società della Cura e del Forum dei Movimenti per l’acqua, lo sciopero nazionale della scuola del 26 marzo, affinché almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan per la scuola siano destinati a ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; a garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; ad intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

E nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il Trasporto pubblico locale (TPL). Perciò, abbiamo convocato come COBAS per il 26 pure lo sciopero del TPL, anche se la Commissione di garanzia ha ridotto il nostro sciopero dell’intera giornata a quattro ore. Per tale settore chiediamo lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi.

Nella giornata del 26 i COBAS della scuola e del TPL manifesteranno, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari Scuola e a rappresentanti delle coalizioni che hanno aderito alla giornata, in almeno 70 città e nei seguenti capoluoghi di provincia: Roma (davanti al Parlamento, P. Montecitorio, ore 10), Bologna, Lucca, Firenze, Pisa, Milano, Genova, Catania, Palermo, Massa, La Spezia, Trieste, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Pistoia, Ancona, Perugia, Terni, Napoli, Salerno, Bari, Potenza, Pescara, Cagliari, Ravenna, Lecce, Sassari, Prato, Livorno, Grosseto, Lecco, Vicenza, Modena, Piacenza, Cremona, Mantova, Rimini, Udine, Ferrara. La partecipazione a manifestazioni autorizza spostamenti, anche fuori dal proprio Comune e Provincia nel caso non ve ne siano nei propri.

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

CHIUSURA ISCRIZIONI AL CONVEGNO CESP DEL 24 MARZO 2021

Alle ore 14.00 di lunedì 22 marzo 2021 si chiuderà la pagina di questo sito per iscriversi al convegno Cesp “Dal PEI al PEI” in programma per il 24 marzo 2021, per consentire l’effettuzione delle operazini tecniche della raccolta delle adesioni e dell’invio del link e del codice per il collegamento su piattaforma Zoom.

ILLEGITTIMA ATTIVAZIONE DaD/DDI

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche della Sicilia

prot. n. 48 del 19 marzo 2021

Oggetto: illegittima attivazione DaD/DDI

La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in numerose Istituzioni scolastiche siciliane viene illegittimamente attivata la didattica a distanza per ragioni non previste dalla normativa vigente.

Su tale questione, facciamo notare che:

1. l’art. 1, comma 1, della l. n. 35/2020 ha limitato all’unico scopo di “contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19” la “sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado […] ferma la possibilità del loro svolgimento di attività in modalità a distanza”;

2. l’art. 2, comma 3, della l. n. 41/2020 prevede che “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”;

3. inoltre, lo stesso art. 2, comma 3-ter, precisa che “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, dovuto al diffondersi del virus COVID-19, le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto «Istruzione e ricerca», nella modalità a distanza, sono regolati mediante un apposito accordo contrattuale collettivo integrativo”;

4. proprio questo CCNI ribadisce all’art. 1, comma 1, i Casi in cui si può ricorrere alla DDI e cioè “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri, dovuto al diffondersi del virus Covid-19 […] in forma complementare o esclusiva qualora dovesse disporsi la sospensione dell’attività didattica in presenza”.

Pertanto, alla luce di quanto su esposto, risulta evidente che solo nel caso di interruzione della didattica in presenza determinata dal diffondersi dell’epidemia COVID-19 è possibile prevederne lo svolgimento a distanza e non anche per ovviare a eventuali improvvise situazioni determinate da altre cause di forza maggiore.

Infine, la scrivente Organizzazione Sindacale invita i Dirigenti scolastici a non estendere illegittimamente il ricorso alle forme di didattica a distanza, riservandosi di tutelare i/le propri/e associati/e nelle dovute sedi.

CONVEGNO CESP IN VIDEOCONFERENZA mercoledì 24 marzo 2021

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO/FORMAZIONE IN VIDEOCONFERENZA RIVOLTO A TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO, APERTO ALLA PARTECIPAZIONE DI TUTTE/I COLORO CHE HANNO A CUORE LA SCUOLA PUBBLICA STATALE

Dal PEI al PEI: il nuovo modello nazionale

mercoledì 24 marzo 2021 ore 8.30 – 13.30

Introduce e coordina: Carmelo LucchesiCesp Sicilia

8,30 APERTURA DELLA PIATTAFORMA

9,00 RELAZIONI

Mariachiara GaracciAvvocata specialista in diritto scolastico

Le novità introdotte dal DM n. 182/2020 successive al Dlgs 66 e Dlgs 96 del 2019

Sebastiano Ortu Insegnante di Sostegno scuola secondaria di II grado, Pisa

Nuovo PEI, vecchie abitudini. Tagli, burocrazia e nostalgia delle classi differenzialio

PAUSA

11,00 RELAZIONI

Antonella Chiazza Docente di scuola secondaria di I grado, Palermo

Analisi dei nuovi modelli di PEI

Leonardo Alagna Insegnante di Sostegno scuola secondaria di II grado, Palermo

L’iter per l’attribuzione delle risorse relative al sostegno e responsabilità del processo

12,30 RISPOSTE DEI RELATORI ALLE DOMANDE DEI PARTECIPANTI E CONCLUSIONI

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO

AVVISO: CHIUSURA ISCRIZIONI AL CONVEGNO CESP DEL 24 MARZO 2021

 Oggi lunedì 22 marzo 2021 alle ore 14.00 si è chiusa l’iscrizione al convegno Cesp “Dal PEI al PEI” in programma per il 24 marzo 2021, per consentire l’effettuazione delle operazioni tecniche della raccolta delle adesioni e dell’invio del link e del codice per il collegamento su piattaforma Zoom.

Per particolari esigenze di comunicazione in relazione alla partecipazione al convegno si può inviare una mail all’indirizzo cobasscuolapa@gmail.com .

Il CESP èEnte accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006). Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009).

Convegno di formazione RSU, RLS e TAS COBAS

Rivolto alle RSU, RLS e TAS COBAS scuola delle Istituzioni scolastiche della SICILIA

venerdì 19 marzo 2021, ore 10.00 – 14.00
attraverso piattaforma telematica al link
https://global.gotomeeting.com/join/516389197
(se richiesto Codice accesso: 516-389-197)
LA PANDEMIA E I DIRITTI DI LAVORATORI/RICI

  • INTRODUZIONE: le risorse per la Scuola e il Recovery plan
  • SICUREZZA: protocolli, lavoratori fragili, quarantene, sanifcazione
  • CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO: organici e soprannumerari

Leggi/scarica la locandina dell’evento contenente il modulo per richiedere al DS il permesso di partecipare.

ASSEMBLEA TELEMATICA

ASSEMBLEA TELEMATICA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA DELLA SCUOLA

APERTA A GENITORI ED ALUNNI/E

RECOVERY PLAN: QUALI RISORSE PER LA SCUOLA

mercoledì 17 marzo 2021 ore 17.00 – 19.00

Ordine del giorno:

  1. Le risorse europee e le priorità del governo
  2. Le priorità della Scuola: sicurezza, organici, precariato e edilizia scolastica
  3. Le mobilitazioni e lo sciopero del 26.3.2021
  4. Varie e eventuali

Per ciascun aspetto discuteremo della situazione di fatto in corso, dei cambiamenti normativi attuati e in via d’attuazione, dei problemi che comportano e di come affrontarli.

Per partecipare all’assemblea telematica occorre connettersi a questo link https://global.gotomeeting.com/join/724295437

Se richiesto, inserire il codice d’accesso: 724-295-437

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA CON MANIFESTAZIONI LOCALI

Il nostro Recovery Plan: riduzione alunni/e per classe; aumento organici e assunzione precari/e; massicci investimenti per l’edilizia scolastica

Le rivendicazioni sono le stesse degli anni dell’austerità, ma oggi non sono più gli anni dei tagli, la politica economica ha cambiato segno: la spesa pubblica aumenta in deficit e si rendono disponibili ingenti risorse.  Il conflitto politico che si apre è sulla destinazione di queste risorse, in cui Scuola, Sanità e Trasporti saranno capitoli di spesa decisivi. Per questo è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa ed alternativa alla gestione pre-Covid: durante la pandemia sono infatti tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni, conseguenze delle privatizzazioni e del progressivo smantellamento dello Stato sociale..

Per quanto riguarda la Scuola, le destinazioni principali dei 20 mld di euro previsti dal Recovery Plan, che il nuovo governo si accinge a (ri)scrivere, rischiano di allontanarci ancora di più dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione, che dovrebbe puntare alla formazione del cittadino dotato di strumenti cognitivi e spirito critico. I fondi per la digitalizzazione con l’adozione acritica delle nuove tecnologie implicano il rischio della trasformazione dei docenti in meri facilitatori di un processo di apprendimento standardizzato gestito dalle multinazionali del web; i fondi per la ricerca e l’impresa rischiano trasformare la scuola in un’agenzia per l’addestramento al lavoro. Occorre, invece, urgentemente invertire la rotta, con un intervento di risarcimento per i tagli decennali subiti e per un rilancio della scuola pubblica che deve partire dalla drammatica constatazione del degrado in cui versa. Tre obiettivi strutturali sono oggi possibili, ma anche improrogabili: 1) ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; 2) garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; 3) intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

Tre obiettivi su cui puntiamo a costruire un’ampia convergenza dentro e fuori dalle scuole. Il 26 Marzo è uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale per un diverso modello di scuola. I COBAS hanno condiviso questo percorso con il movimento di Priorità alla scuola e con il Coordinamento nazionale dei precari scuola per promuovere nel maggior numero di città mobilitazioni che coinvolgano tutto il popolo della scuola pubblica: docenti, Ata, studenti, genitori e, in generale, cittadini democratici. Ma è anche una protesta contro l’ulteriore riduzione del diritto di sciopero imposta dal recente accordo tra governo e Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.

In questi giorni sembra di essere di nuovo al punto di partenza, con la scuola che è sempre il primo bene sacrificabile per contenere la diffusione del contagio, indipendentemente da una valutazione del suo ruolo specifico nella riproduzione e diffusione del virus. E’ la logica dell’emergenza infinita che continua a produrre interventi improvvisati e contraddittori in un gioco delle parti tra governo centrale e presidenti regionali. Si chiudono le scuole di ogni ordine e grado per mantenere aperte le attività economiche: da un lato si dice che la situazione è molto grave e bisogna intervenire subito chiudendo un “servizio essenziale”, dall’altro che la situazione non è cosi grave e si possono tenere aperte le attività commerciali e produttive. La gestione “regionalizzata” della Sanità e della Scuola ha evidenziato quanto oggi siano assurdi, anche sul piano dell’efficacia degli interventi, tutti i progetti di Autonomia regionale differenziata, di cui chiediamo il ritiro. Salvo lockdown generalizzati a tutte le attività, va garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e totale negli altri ordini di scuola.  

Esecutivo nazionale dei COBAS – Comitati di base della scuola

2 marzo 2021 

IL GOVERNO DRAGHI AL BANCO DI PROVA DELLA SCUOLA

Il governo Draghi gode di un ampissimo consenso parlamentare, dovuto sia al carisma personale del premier e all’investitura di Mattarella sia al trasformismo politico dei vari partiti, la cui reale motivazione è la gestione dell’enorme flusso di capitali provenienti dall’Unione Europea. In ogni caso, la politica economica non sarà quella del governo Monti, caratterizzata da lacrime e sangue, austerità e neo liberismo perché è cambiata radicalmente sia la politica monetaria della BCE che la politica di bilancio dell’Unione Europea.

Almeno fino alla completa fuoriuscita dall’emergenza economico- sanitaria, tale politica sarà caratterizzata da spesa pubblica in deficit per rilanciare domanda, produzione e occupazione e da massicce immissioni di liquidità per rendere sostenibile il debito. Il conflitto politico sarà sulla destinazione di queste risorse. In questo quadro sanità, scuola e trasporti hanno un ruolo centrale: durante la pandemia sono tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazione, conseguenze del progressivo smantellamento dello stato sociale e delle privatizzazioni.

Occorre invertire la rotta, ma non per tornare al quadro pre-pandemico, ma ai diritti sociali previsti dalla Costituzione e mai completamente realizzato, anzi messi in crisi dalle modifiche costituzionali, dal pareggio di bilancio e dal principio di sussidiarietà. Nella scuola é il momento di un bilancio delle trasformazioni avviate negli ultimi due decenni, fin dall’introduzione dell’autonomia scolastica e la mutazione dei presidi in dirigenti, del ricorso ai test standardizzati dell’Invalsi, della involuzione degli studenti e dei genitori in utenti-clienti.

Valuteremo se il nuovo ministro Bianchi invertirà il processo di aziendalizzazione, restituendo alla scuola il suo compito istituzionale di istruzione e formazione della persona nella sua complessità o se persisterà nella metamorfosi regressiva che ha ridotto la scuola ad ente di formazione del capitale umano. Però, anche se, come abbiamo sempre sostenuto e come sembra riconoscere ora Draghi, la DAD non è vera scuola ed ha aumentato le disuguaglianze, i docenti hanno sempre lavorato durante i periodi di sospensione della scuola in presenza, per cui non possono essere costretti ad uno straordinario gratuito e obbligatorio a giugno.

Per il recupero delle carenze determinate dalla DAD lo strumento c’è già: sono i corsi di recupero, che vanno però rifinanziati, estesi al primo ciclo e – come è accaduto finora- retribuiti e svolti dai docenti disponibili o affidati a personale esterno. I COBAS hanno difeso strenuamente, e in splendida solitudine tra i sindacati, operando anche nella coalizione di Priorità alla Scuola, la riapertura totale della scuola, in parte ora raggiunta e che va mantenuta.

A tal fine i soldi del Recovery Plan vanno usati per rilanciare la scuola pubblica e invertire la rotta: e tre sono i punti decisivi.

  1. In questi giorni si sta avviando il percorso che porterà alla formazione delle classi e dell’organico. Ci ritroveremo di nuovo a dividere per 27 gli iscritti delle classi prime e terze alle superiori, con punte che possono arrivare fino a 32 alunni per classi e oltre. Tali numeri sono assolutamente inefficaci per la didattica e per garantire la sicurezza. Per cui chiediamo una riduzione a 20 del numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili.
  2. Con gli attuali criteri di formazione delle classi avremo l’anno prossimo circa 230 mila cattedre vacanti per i pensionamenti e l’attuale tasso di precarizzazione del lavoro, tra i più alti in Europa. E’ indispensabile, per la continuità didattica e la sicurezza, assumere con concorsi per soli titoli tutti i docenti con 36 mesi di servizio e gli Ata con 24 mesi, in linea con le sentenze della Corte di Giustizia europea.
  3. Molti edifici scolastici sono fatiscenti e/o non in linea con la normativa vigente per la sicurezza. Non sono quindi ulteriormente procrastinabili massicci interventi in un’edilizia scolastica che coniughi la riduzione di impatto ambientale con la garanzia di spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.
  4. Infine, va garantita da subito la scuola in presenza almeno al 50% per tutti/e, il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da più di 2 anni, il ritiro del recente accordo che limita ulteriormente il diritto di sciopero.

Insieme ad altri soggetti, stiamo valutando le forme della mobilitazione su questi obiettivi, incluso anche lo sciopero.

24 febbraio 2021

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della scuola

I webinar del lunedì a cura del CESP

Iscrizione gratuita compilando il modulo