28 GENNAIO SCIOPERO: BASTA MORTI SUL LAVORO-SCUOLA

Il dolore dei Cobas per Lorenzo, studente morto nella scuola-lavoro! 

Venerdì 28 gennaio sciopero delle scuole superiori insieme agli studenti contro la scuola-azienda e la scuola-lavoro

Sui temi e con gli obiettivi del precedente comunicato i Cobas Scuola convocano per venerdì 28 gennaio lo sciopero dell’intera giornata nelle scuole superiori (medie di secondo grado) insieme agli studenti in lotta, con manifestazioni locali unitarie.

Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

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Prot. 10/2022 Roma, 25 gennaio 2022

Alla cortese attenzione

Ministero della Pubblica Istruzione – Gabinetto

COMMISSIONE DI GARANZIA

Ministero della Funzione Pubblica – ReLazioni Sindacali

Ministero del Lavoro – Gabinetto

Oggetto: Indizione Sciopero intera giornata SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO venerdì 28 GENNAIO 2022 – in base alle disposizioni dell’articolo 2, c.7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi.

I COBAS Scuola, in base alle disposizioni dell’articolo 2, comma 7, della legge n. 146/1990 in tema di preavviso minimo degli scioperi, affermanti che tale preavviso minimo non si applica nei casi di astensione dal lavoro “in difesa dell’ordine costituzionale o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori” e tenendo conto che gli stage di formazione professionale pongono a tutti gli effetti gli studenti coinvolti in una situazione lavorativa, con conseguente obbligo per le aziende di tutelarne la sicurezza, indicono per il 28 gennaio 2022 uno sciopero dell’intera giornata per le scuole secondarie di secondo grado per il personale Docente, Educativo e ATA.

Lo sciopero viene proclamato in coincidenza con le manifestazioni indette dalle organizzazioni studentesche , per protestare contro la morte sul lavoro in azienda dello studente Lorenzo Parelli e sui seguenti obiettivi: 

1) sospensione immediata di tutti i percorsi di scuola lavoro nell’anno in corso;

2) abolizione del PCTO nelle scuole e revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale; 

3) stop allo sfruttamento di lavoro non retribuito sotto forma di stage gratuito;

4) sostituzione dell’addestramento al lavoro con la formazione sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro;

5) formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio;

6) ammodernamento dei laboratori nelle scuole;

7) eliminazione classi-pollaio e aumento degli organici (docenti e ATA)

UN NOSTRO STUDENTE MORTO NELLA SCUOLA-AZIENDA

IL DOLORE DEI COBAS PER LORENZO: UN NOSTRO STUDENTE MORTO NELLA SCUOLA-AZIENDA

La morte di Lorenzo Parelli, studente di Udine, ci ha lasciato sbigottiti, addolorati, spezzati dal dolore. Il nostro primo pensiero va alla famiglia e agli amici, ma interroga anche pesantemente tutto quel mondo della scuola che ha accolto acriticamente la pratica di allontanamento di giovani studenti e studentesse dalle aule scolastiche per metterli a disposizione come manovalanza di aziende private. L’incidente si è verificato in un centro di formazione professionale, ma avrebbe potuto capitare in qualsiasi scuola secondaria, da quando la controriforma renziana ha imposto l’obbligatorietà dei percorsi scuola-lavoro.

Gli ottusi o interessati cantori dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ipocritamente ribattezzata PCTO-Percorsi per le competenze Trasversali e l’Orientamento) oggi restano in silenzio: d’altronde, Ministro della (dis)Istruzione è l’entusiasta Bianchi, che ha addirittura pensato di estendere questa attività nelle primarie affiancando fin dai sei anni un tutor che avvii bambini e bambine al mondo del lavoro (sarebbe un’operazione perversa di descolarizzazione di massa). 

La malascuola renziana ha introdotto questa attività rigorosamente obbligatoria nel percorso di istruzione scolastica con il fine malcelato di insegnare alle giovani generazioni le basi fondamentali (ideologiche e pratiche) del mondo del lavoro nell’epoca del neoliberismo trionfante: precarietà, dequalificazione, sfruttamento e, compreso nel pacchetto, la (mancanza di) sicurezza. È questa una delle piaghe che colpisce da anni lavoratrici e lavoratori a ritmi assurdi, con più di tre incidenti mortali al giorno, tanto da farci dire che non si tratta di “incidenti”, ma di un vero e proprio rischio calcolato dalle aziende per imporre ritmi e organizzazione della produzione insopportabili. 

Nella scuola, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, questa pratica ha messo a disposizione delle aziende sui territori centinaia di migliaia di giovanissimi che, con la giustificazione di imparare il mestiere, introiettano la concezione dominante per cui è una fortuna trovare un impiego anche se i diritti (salariali, contrattuali, di orario e organizzazione) devono essere sacrificati in nome di una produzione finalizzata ai profitti privati piuttosto che a soddisfare i bisogni sociali di tutta la cittadinanza.

Ricordiamo tutti gli esempi di sfruttamento intensivo assurti a “eroi” nella comunicazione pubblicitaria: Renatino che lavora H24 e non ha mai fatto un giorno di ferie, Mohamed felice di lavorare in Amazon. Sono esempi di propaganda che mostrano la bellezza dello sfruttamento, ma non la perdita dei diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso a suon di lotte. 

L’ASL, insieme agli stage gratuiti e al sotto inquadramento degli apprendisti, costituisce la nuova frontiera del mercato del lavoro, in cui lo scambio non è più tra forza lavoro e salario, ma tra lavoro e formazione, reale o presunta che sia. Spesso si tratta di lavoro gratuito tour court, un ossimoro anche da un punto di vista costituzionale. L’art. 36 prevede che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione, che “… in ogni caso garantisca a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. La funzione valoriale dell’ASL e degli stage è qui evidente: formare i giovani all’idea di un lavoro senza diritti. E che la scuola pubblica, ma anche la formazione professionale regionale, svolgano una funzione del genere è scandaloso.

Solo il movimento studentesco, che sta rialzando la testa dopo due anni di reclusione psicologica, denuncia l’ASL/PCTO come una malapratica da abolire, per riportare nelle aule (da ampliare, ristrutturare e rendere accoglienti) studenti e studentesse: non si migliora la scuola allontanando dall’istruzione, ma rendendo migliore la scuola eliminando le classi-pollaio, aumentando gli organici e attrezzando laboratori e aule di strumenti adeguati e ammodernati.

Come Cobas CHIEDIAMO al ministero:

  • Sospensione immediata di tutti i percorsi di scuola lavoro nell’anno in corso
  • Abolizione del PCTO nelle scuole e revisione dei percorsi formativi nei centri di formazione professionale 
  • Stop allo sfruttamento di lavoro non retribuito sotto forma di stage gratuito
  • Sostituzione dell’addestramento al lavoro con la riflessione critica e la formazione approfondita sui diritti e sulla sicurezza sul lavoro
  • Formazione specifica al lavoro a carico delle aziende dopo la fine dei percorsi di studio e formazione
  • Ammodernamento dei laboratori esistenti nelle scuole e dotazione strumentazione necessaria
  • Miglioramenti reali nelle scuole: eliminazione classi-pollaio, aumento degli organici docenti e ATA

I DISASTRI DEL GOVERNO DEI “MIGLIORI”

I DISASTRI DEL GOVERNO DEI “MIGLIORI” 

Il “Governo dei Migliori”, di fronte all’esponenziale aumento dei contagi delle ultime settimane, alla crescente insostenibile pressione sul sistema sanitario, all’allarme sul peggioramento della situazione che – assicurano gli esperti – ci attende nei prossimi giorni, alza le spalle e tira dritto: la scuola può ripartire “in presenza e in sicurezza”, secondo la formula, propagandistica e beffarda, con cui ha accompagnato il suo “non fare” per la sicurezza della scuola nel primo anno di vita.

Mai come oggi appare nella sua evidenza il paradosso di un Governo che rivendica ossessivamente un risultato (scuole in presenza e in sicurezza) che nella realtà ha fatto di tutto per scongiurare. Niente di ciò che andava fatto per rendere le scuole più sicure è stato realizzato e tutto è rimasto nella situazione, già disastrosa, precedente alla pandemia: 

lasciate le classi pollaio, nessuno spazio aggiuntivo, 
trasporti insufficienti e sovraffollati, aule senza sistemi di areazione. 

Nessuna delle proposte presentate in questi due anni di pandemia sono state recepite, persino l’obbligo di distanziamento di un metro è stato di fatto abolito, preso atto che in gran parte delle scuole non è praticabile. Non è stata minimamente presa in considerazione l’opportunità di invertire la rotta della politica pluridecennale di tagli forsennati che ci ha consegnato il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti, tanto nella scuola quanto nella sanità. Così, mentre si è continuato a ripetere “mai più DAD”, le comunità scolastiche sono state lasciate da sole a fronteggiare l’emergenza, tra le mille difficoltà di sempre, a cui si sono aggiunte quelle scaturite dall’emergenza sanitaria e quelle determinate dalle incaute uscite dei “migliori”, che hanno aumentato la confusione e moltiplicato i problemi. 

Come dimenticare la falsità con cui il Presidente del Consiglio, lo scorso luglio, affermava sicuro che il Green Pass ci avrebbe dato la “garanzia di essere tra persone non contagiose”, o l’irresponsabile affermazione del ministro Bianchi, che nella conferenza stampa del 2 settembre scorso diceva serafico che “nelle classi in cui tutti sono vaccinati si potrà abbassare la mascherina”? L’assurdità di tali affermazioni, fondate sulla falsa equazione “vaccinati=sani/non vaccinati=malati” è servita ad incoraggiare i comportamenti incauti di chi è stato convinto di essere “immunizzato” dai vaccini (favorendo, in tal modo, la diffusione del contagio) e a spostare sul capro espiatorio della minoranza dei non vaccinati le responsabilità dei misfatti di questo governo. 

Non si giustifica altrimenti, infatti, l’arrogante perseveranza con cui si è introdotto l’obbligo vaccinale per il personale della scuola, già vaccinato al 95%, senza che questo costituisca un reale strumento di prevenzione del contagio nelle scuole, mentre “punisce” i lavoratori che ne sono colpiti, privandoli del diritto al lavoro e alla retribuzione. 
Di fronte ad un tale mosaico di disastri, di cui il decreto dello scorso 7 gennaio è soltanto l’ultimo inguardabile (e ingestibile) tassello, il Governo – ministro Bianchi in testa -, continua a ignorare le richieste che provengono dal mondo della scuola, a far finta di niente e a dirci che ci sono i vaccini, che bastano e avanzano per stare “in presenza e sicurezza”. 

I Cobas hanno manifestato sin dall’aprile 2020 perché si garantisse davvero la scuola in presenza e in sicurezza, avanzando precise e circostanziate proposte per affrontare l’emergenza, e considerano la DaD uno strumento dannoso per l’apprendimento e la crescita, ma il governo non può far finta di considerare assolto il compito di garantire la sicurezza della didattica in presenza con l’obbligo vaccinale (che, del resto, riguarda solo il personale e non alunne/i), mandando allo sbaraglio le comunità scolastiche. Dopo due anni è arrivato il momento di chiedere il conto a tutti, Governo, Regione e Comuni, di quanto non è stato fatto e di quanto non si intende fare per la sicurezza delle comunità scolastiche. Chiediamo (continuiamo a farlo) provvedimenti immediati e impegni seri per il futuro:

– La fornitura gratuita quotidiana a tutte le comunità scolastiche di mascherine FFP2 o FFP3, strumenti indispensabili di protezione individuale e collettiva.

– Una medicina territoriale di prossimità che garantisca le tre T (testare, tracciare, trattare), e in particolare il pieno funzionamento e potenziamento delle USCA.

– Screening periodici, adeguati e gratuiti per garantire il rientro a scuola in presenza, continuità, serenità e sicurezza.

– Tamponi gratuiti per tutti: alunni, docenti, ATA, famiglie.

– Riorganizzazione e potenziamento del TRASPORTO PUBBLICO con più risorse, e convenzioni d’emergenza con i privati che possano sopperire nell’immediato all’insufficienza di mezzi e del personale del trasporto pubblico.

– Reperimento di spazi ulteriori per le scuole, attingendo all’ingente patrimonio di edifici pubblici inutilizzati, e adeguamento immediato di tutte le strutture esistenti.

– Indicazioni chiare a salvaguardia del diritto all’istruzione che non aggravino le differenze tra Nord e Sud, centri e periferie.

– Ritiro dell’obbligo vaccinale e del green pass per lavorare e per l’uso dei trasporti pubblici.

– Ritiro dei protocolli di sicurezza differenziati tra alunni vaccinati e non vaccinati.

– Assunzione massiccia di personale e risorse necessarie per ridurre il rapporto alunni-classe.

– Presìdi sanitari nelle scuole.

ELEZIONI RSU 2022 – LISTE COBAS tempistica presentazione

ELEZIONI RSU 2022

Nonostante l’inizio della procedura elettorale per le RSU sia fissata per il 31.1.2022, siamo venuti a conoscenza che diverse OO.SS. stanno già procedendo alla formazione delle liste e alla raccolta delle firme necessarie per la loro presentazione, operazioni che potrebbero essere avviate solo dal 1° febbraio 2022.

Invitiamo tutto il personale a non sottoscrivere prima di queste scadenza alcuna lista né di accettare eventuali candidature.

È nostra ferma intenzione far rispettare il minimo indispensabile di regole comuni e consentire ai lavoratori e alle lavoratrici che intendessero sottoscrivere e candidarsi nelle nostre liste COBAS SCUOLA di poterlo fare in condizioni di legittimità e rispetto condiviso.

Invitiamo i dirigenti scolastici a non consentire che si avvii alcuna operazione, relativa alle elezioni e che ricade nella loro sfera di competenza, prima dei termini previsti dal Protocollo per la definizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle RSU del 7.12.2021.

SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA VENERDÌ 10 DICEMBRE

A Palermo presidio davanti al

teatro Politeama ore 9,30

Dopo decenni di tagli alla scuola e due anni di emergenza, l’esecutivo Draghi prosegue, in linea con i governi precedenti, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola. Infatti, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, le scelte economiche del governo Draghi mettono nero su bianco, nel PNRR e nel disegno di legge di bilancio 2022, la persistente volontà di finanziare l’istruzione pubblica al di sotto della media OCSE (-24 miliardi) e umiliarne il personale.

Le proposte salariali per il rinnovo del contratto, scaduto nel 2018 e con stipendi sostanzialmente fermi al 2008, sono ridicole e offensive; in buona parte intese a compensare un’indefinita “dedizione al lavoro”: una sorta di premio di fedeltà che richiama alla mente il passato ventennio. Non c’è la necessaria stabilizzazione del personale precario, docente e ATA. Manca la  riduzione strutturale del numero di alunni/e per classe, così come manca un piano reale di intervento, immediato e protratto nel tempo, per risanare e mettere a norma gli edifici scolastici. Non ci sono reali interventi sulla sicurezza, specie in pandemia, ma assistiamo all’indegno balletto di circolari contrastanti su contagi e quarantene.

C’è però il disegno di legge sull’Autonomia regionale differenziata che spezzerebbe il sistema nazionale d’istruzione e che è ora allegato alla Legge di bilancio. In questo contesto il governo cerca di mascherare le proprie carenze rovesciando su docenti e ATA provvedimenti contraddittori e assurdi: da un lato allenta le misure anticovid nelle scuole (distanziamenti, tracciamenti, quarantene, ecc…) dall’altro impone la vaccinazione obbligatoria per una categoria che è già vaccinata al 95% e lavora in presenza con una massa di persone, studenti e studentesse, non vaccinate né controllate! Fermo restando che noi riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti sui vaccini strumenti molto importanti, anche se non unici, per combattere la pandemia, consideriamo la vaccinazione obbligatoria per docenti ed Ata un errore, visto che, applicato a lavoratori/trici viola il diritto al lavoro e al reddito mentre se lo si volesse applicare a studenti e studentesse, violerebbe il diritto all’istruzione.

Perciò riteniamo che la misura sia colma e, proseguendo il percorso di lotta che ci ha portato allo sciopero dell’11 ottobre e alla giornata di protesta del 4 dicembre, abbiamo proclamato lo sciopero nazionale

IL 10 DICEMBRE FERMIAMO LA SCUOLA PER:

•   il rinnovo immediato del CCNL adeguando, con aumenti significativi uguali per tutti/e, gli stipendi di docenti ed ATA alla media europea, con il pieno recupero del potere d’ acquisto perso nei tanti anni di blocco salariale, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”;

•   la centralità della scuola nel PNRR, anzitutto con un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza;

•   l’adeguamento permanente alla media OCSE del finanziamento per l’istruzione;

•   riduzione strutturale del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni diversabili);

•   l’assegnazione stabile di ogni posto disponibile in organico, abolendo la distinzione tra organico di fatto e di diritto;

•   un piano straordinario di assunzioni, ad iniziare dai “precari”, sulla base di un percorso per titoli (docenti 3 anni scolastici, ATA 2 anni);

•   il superamento delle storture introdotte, per gli aspiranti supplenti, con l’affidamento delle procedure di compilazione delle graduatorie e di assunzione ad algoritmi approssimativi e inefficienti;

   la conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA;

•   una vera parità di diritti e salario nei diversi ordini e gradi di istruzione e tra il personale precario e non, con l’introduzione del Ruolo Unico;

•   l’abrogazione dei vincoli pluriennali alla mobilità per i docenti neo assunti o trasferiti;

•   la formazione e l’aggiornamento in orario di servizio;

•   favorire la vaccinazione volontaria, abolire nelle scuole l’obbligo vaccinale e le sanzioni correlate, garantire la gratuità dei tamponi per l’accesso ai luoghi di lavoro;

•   la tutela della salute di lavoratori e studenti, più efficaci misure di contenimento dei contagi attraverso: presidi sanitari permanenti nelle scuole, adozione di valide misure di protezione individuale e distanziamento, sanificazione e ventilazione forzata degli ambienti;

•   il NO all’Autonomia differenziata e ad ogni forma di regionalizzazione della scuola e dei servizi pubblici, SÌ all’uguaglianza dei diritti e dei servizi su tutto il territorio nazionale;

•   il NO al monopolio sindacale delle organizzazioni concertative, per una vera democrazia sindacale che restituisca ai lavoratori la facoltà di decidere su contratti, rappresentanza, diritto di sciopero.

SCARICA QUI IL VOLANTINO

Giuseppe Nobile, l’avvocato dei Cobas, spiega i contenuti del DL sul super greenpass

In questa pagina FB è possibile seguire la registrazione video dell’incontro con l’avv. Nobile, tenutosi il 3.12.2021 e organizzato dai Cobas scuola di Cagliari. Durante l’incontro l’avv. Nobile spiega i contenuti del DL 172/2021 sul super greenpass e risponde alle domande dei partecipanti.

ASSEMBLEA venerdì 3.12.2021 – LA SCUOLA SI MOBILITA

ASSEMBLEA TELEMATICA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA DELLA SCUOLA

APERTA A GENITORI ED ALUNNI/E 

VENERDÌ 3 DICEMBRE 2021 ore 16.00 – 19.00 

LA SCUOLA SI MOBILITA 

Odg: 

  1. Le politiche socio-economiche del governo Draghi contenute nella Legge di Bilancio 2022, nel PNRR e nel DDL concorrenza. 4 dicembre 2021: No Draghi day. 
  2. Legge di bilancio per la scuola: fondi per i contratti, “merito”, organico Covid e precariato. 
  3. Sicurezza, green pass rinforzato, mancati interventi governativi su classi pollaio, aumento organici, trasporto alunni pendolari. 10 dicembre 2021: sciopero della scuola. 
  4. Ruolo e rinnovo delle RSU nella scuola. 

Per partecipare all’assemblea telematica occorre connettersi a questo 

link https://global.gotomeeting.com/join/516389197

Se richiesto, inserire il codice d’accesso 516-389-197 

10 DICEMBRE SCIOPERO SCUOLA

Come i governi precedenti, anche l’esecutivo Draghi, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, prosegue, con il PNRR e la legge di bilancio, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola, visto che i provvedimenti sono caratterizzati da:

1) proposte salariali per il rinnovo del contratto (scaduto nel 2018) ridicole e offensive, come nel caso del premio per la “dedizione al lavoro”, che ricorda le campagne del ventennio;

2) nessuna stabilizzazione del personale precario, docenti e ATA;

3) nessun investimento nell’edilizia scolastica, con conseguenti problemi per la sicurezza, cresciuti ulteriormente con la pandemia;

4) nessuna riduzione strutturale del numero degli alunni/e per classe;

5) nessuno stop ai progetti di Autonomia differenziata con i quali si vuole regionalizzare l’istruzione, che anzi vengono di nuovo allegati alla Legge di bilancio.

In questo contesto, a fronte di una stragrande maggioranza di lavoratori/trici (intorno al 95%) che ha scelto di vaccinarsi, il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria, che non tutela la sicurezza sul luogo del lavoro e di cui non si comprendono le motivazioni scientifiche. Determinando, così, una situazione paradossale per cui nelle aule sarà comunque presente una maggioranza di persone, gli alunni/e, non vaccinati, né controllati (per questi ultimi, sia chiaro, non si chiede la vaccinazione obbligatoria, che violerebbe il diritto all’istruzione). Al tempo stesso, riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti strumenti indispensabili, anche se non unici, per combattere la pandemia.

Chiediamo:

– Stipendi europei, con il recupero del 20% circa del potere d’ acquisto perso negli ultimi decenni, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”;

– Un piano straordinario di assunzioni, a partire dai “precari”, docenti (3 anni di lavoro) e ATA (2 anni);

– Conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA;

– 20 alunni per classe, da ridurre a 15 con studenti diversamente abili;

– Formazione e aggiornamento in orario di servizio;

– Centralità della scuola nel PNRR, innanzitutto attraverso un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza;

– Ritiro di qualsiasi progetto sull’Autonomia differenziata;

– Ritiro dell’obbligo vaccinale.

Esecutivo Nazionale COBAS Scuola

NO ALL’OBBLIGO VACCINALE NELLA SCUOLA

NO all’obbligo vaccinale nella scuola – Sì alla campagna di vaccinazione

Dal 15 dicembre 2021, l’obbligo vaccinale si applica anche alle seguenti categorie di personale: a) al personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”, così il CdM dello scorso 24 novembre. 

La stragrande maggioranza di lavoratori della scuola (intorno al 95%) è già vaccinata, ma il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria. Una vessazione di cui non si comprendono le ragioni scientifico-sanitarie, poiché le aule continueranno a essere frequentate da una maggioranza (gli alunni) non vaccinata e, quindi, per evitare la diffusione della pandemia continuerà a essere determinante il rispetto delle regole (mascherine, uso del gel, ecc.), come ha fatto, dall’inizio dell’anno, tutto il personale, vaccinato e non. 

Questi ultimi, in particolare, per lavorare si sono sottoposti, a loro spese, ogni 48 ore a una verifica dello stato di salute mediante un tampone. 

È quindi evidente che questo provvedimento serve solo a nascondere lo stato disastroso della scuola pubblica ulteriormente accentuato dalle politiche del governo Draghi. Infatti, all’apertura di questo nuovo anno scolastico ci siamo ritrovati nelle stesse pessime condizioni precedenti:

– personale docente e ATA in numero insufficiente

– presenza diffusa delle classi pollaio

– nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica

– mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole

– trasporti in condizioni disastrose

L’obbligo vaccinale non servirà certo a modificare tutto questo, mentre, di fatto, viene rimesso in discussione il delicato equilibrio che deve essere garantito tra i diversi diritti costituzionali: all’istruzione, che non può che essere in presenza e “aperta a tutti” (art. 34 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art. 32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art. 13). 

All’interno di un clima generale che punta sempre più sulla repressione per risolvere i problemi sociali, come è già avvenuto con le pesantissime limitazioni del diritto di manifestare. 

Poiché i Cobas Scuola hanno sin dall’inizio sostenuto che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia, ma al contempo hanno ribadito il carattere volontario di tale scelta, chiedono che il CdM revochi immediatamente l’obbligo vaccinale, garantendo una prosecuzione serena della vita scolastica per lavoratori e studenti.

Esecutivo Nazionale COBAS Scuola

UNA LEGGE DI BILANCIO OFFENSIVA PER IL MONDO DELLA SCUOLA

La legge di bilancio per il 2022 dedica alcuni articoli alla scuola che analizziamo nel documento in pdf che può essere letto/scaricato.

LEGGE DI SBILANCIO 2022

L’ennesimo attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli assieme ad un ulteriore stanziamento di risorse verso il mondo delle grandi imprese e della rendita

Il 28 ottobre 2021, il Consiglio dei Ministri (CdM) ha approvato disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per il 2022 e il bilancio per il triennio 2022-2024. Il 10 novembre 2021, la presidenza del Consiglio ha pubblicato una nuovo testodi detto ddl, senza farla approvare in CdM. La nuova bozza modifica alcune parti del testo precedente e lo integra di 34 nuovi articoli.

Il ddl deve passare all’esame del Senato (dal 16 novembre) e della Camera dove ci sarà l’approvazione finale. Tutto ciò sarà successivo all’approvazione del Decreto fiscale collegato alla manovra. La scadenza per effettuare questi passaggi è il 31 dicembre 2021 in quanto il testo dovrà entrare in vigore dal 1 gennaio 2022.

Il ritardo del passaggio alle Camere (inizialmente previsto per il 2 novembre) imporrà tempi serrati alla discussione parlamentare facilitandone l’approvazione con poche modifiche.

Secondo il governo, la legge di Bilancio 2022, articolata in diversi interventi, punta a rafforzare il tessuto economico e sociale, sostenendo la crescita e la competitività dell’economia italiana.

In realtà siamo di fronte alla solita sequela di provvedimenti sparpagliata in tutti i settori (editoria, cultura, turismo, imprese, ricerca, energia…), distribuendo a chi più già possiede e trascurando i bisogni delle asce più povere.

Di seguito svariati contenuti della legge di bilancio con i nostri commenti.

Leggi/scarica tutto il documento in pdf

SANITÀ E ISTRUZIONE: UN’APORIA “TECNICA”

Lo scorso 6 novembre il Ministero della Salute insieme al Ministero dell’Istruzione hanno diramato una Nota tecnica relativa alle “Indicazioni per l’individuazione e la gestione dei contatti di casi di infezione da SARS-CoV-2 in ambito scolastico”.

Tale documento, sebbene indirizzato alle autorità sanitarie locali, dà indicazioni operative alle istituzioni scolastiche, con una serie di incongruenze evidenti tra il testo della Nota prot. n. 1218 e quello dell’allegato.

Queste incongruenze rischiano di indurre i Ds ad interpretazioni errate, nonostante nella Nota si affermi che “Fino all’intervento dell’autorità sanitaria, nell’immediatezza della conoscenza del caso positivo, l’Istituto scolastico attiva la seguente procedura già definita e standardizzata, che non comporta alcuna valutazione discrezionale di carattere sanitario, prevedendo che i Ds possano esclusivamente informare il Dipartimento di Prevenzione del caso positivo e dei “contatti scolastici” individuati e sospendere temporaneamente le attività didattiche in presenza per i “contatti scolastici” (a cui deve trasmettere le indicazioni standardizzate predisposte).

Di particolare delicatezza è la questione dell’individuazione dei “contatti scolastici”, che nella Nota vengono così definiti: 

– i bambini appartenenti alla stessa sezione/gruppo del caso positivo per i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, 

– i compagni di classe del caso positivo (per la scuola primaria e secondaria),

– il personale scolastico (educatori/operatori/insegnanti) che ha svolto attività in presenza per almeno 4 ore nello stesso ambiente del caso positivo“.

Con la precisazione che “Sono comunque presi in considerazione i contatti intervenuti nelle 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi del caso oppure nelle 48 ore antecedenti la data dell’esecuzione del test risultato positivo (se il caso è asintomatico)”.

Nelle indicazioni operative allegate alla Nota, di competenza del DdP, il criterio di individuazione di “contatto scolastico” assume un carattere di tipo “orientativo, non esaustivo e non vincolante” che può aprire la maglia a scelte discrezionali da parte dei Ds, i quali – in qualche caso – si sono sentiti investiti da compiti di tipo sanitario senza disporre delle relative competenze specifiche.

Ma, fatto ancora più grave, le stesse Indicazioni Operative introducono discriminazioni fra i “contatti scolastici” prescrivendo un diverso trattamento tra personale e studenti vaccinati e non vaccinati:

  1. nel caso del Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni, prevedendo una diversa durata della quarantena per il personale (7 o 10 giorni);
  2. nella scuola primaria e secondaria, in caso di 2 contagi nella stessa classe, prevedendo per i vaccinati la sorveglianza con testing mentre per i non vaccinati una quarantena di 10 giorni, anche se negativi allo stesso test (T0).

Il diverso trattamento previsto nel primo caso era già stato introdotto dalla Circ. del Min. Salute prot. n. 36254/2021 e tale differenziazione pareva motivata dalle considerazioni scientifiche del momento che presumevano un periodo di trasmissione del virus lievemente minore nei vaccinati.

Le nuove indicazioni invece differenziano i protocolli in presenza di test diagnostici con il medesimo risultato, apparentemente senza riferimento alle attuali conoscenze scientifiche, per cui un test negativo può avere valenze diverse. 

Tali disposizioni privano gli alunni non vaccinati (e negativi) del diritto di seguire le lezioni in presenza, tolgono ai docenti il diritto a insegnare in modo efficace e agli alunni delle loro classi il diritto allo studio, ma soprattutto ledono il diritto alla privacy perché il trattamento differenziato rivela – di fatto – lo stato vaccinale di docenti ed alunni all’intera comunità scolastica.

A questo proposito ricordiamo che le disposizioni dettate dal Garante della privacy (provvedimento n. 306 del 31.8.2021), a proposito del controllo del green pass per il personale scolastico, hanno escluso che attraverso la piattaforma predisposta dal Ministero si possa venire a conoscenza dello stato vaccinale del personale stesso.

E – a maggior ragione – questo principio di riservatezza è stato raccomandato dal Garante per gli alunni e infatti il Ministero dell’Istruzione lo ha ribadito con la Nota n. 1072 del 29.9.2021: “In tale contesto, quindi, è esclusa la legittimità di ogni iniziativa comunque finalizzata all’acquisizione di informazioni relative allo stato vaccinale degli studenti delle Istituzioni scolastiche e delle loro famiglie e ciascun Ufficio scolastico regionale adotterà le opportune iniziative dirette ad evitare l’utilizzo di pratiche non conformi al dettato normativo da parte del predetto personale scolastico, anche al fine di prevenire eventuali effetti discriminatori per coloro che non possono o non intendano sottoporsi alla vaccinazione, con evidenti conseguenze sul piano educativo e sulla vita di relazione”.

Le nuove indicazioni quindi, senza nessuna evidenza scientifica, introducono trattamenti differenziati pesantemente discriminatori e che non appaiono certamente all’altezza del compito che si propongono, ovvero garantire la sicurezza a scuola.

Per evitare discriminazione tra il personale (diritto al lavoro) e soprattutto tra alunni/e (diritto allo studio) e per garantire maggiore sicurezza sarebbe stato più utile prevedere, oltre alle consuete misure di prevenzione (mascherine, igiene e distanziamento fisico), screening periodici per tutta la popolazione scolastica, spazi adeguati, classi non affollate e un’efficace areazione dei locali.

* * *

Alla luce di quanto sopra esposto, abbiamo segnalato al Garante della privacy l’evidente violazione della riservatezza dei dati personali degli alunni e del personale scolastico interessato, chiedendo un urgente intervento che ne garantisca la tutela.

Seminari di formazione CESP

Dopo il successo dello scorso anno, ricomincia la 1° serie dei *Seminari di formazione del CESP.
La 2° serie riprenderà a gennaio 2022.
*La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, ATA e docenti, precari e non.
* Per iscriversi occorre compilare il seguente modulo:
https://forms.gle/Et48qzs4NcHaUsjQ7
*ATTENZIONE:*
I seminari sono on line, ma *per una partecipazione più efficace, È CONSIGLIATA LA PARTECIPAZIONE DI PERSONA*

A Palermo i seminari potranno essere seguiti presso la sede di piazza Unità d’Italia 11 dalle ore 17,30 dei giorni di seguito indicati (è opportuno segnalare la partecipazione in sede inviando una mail a cobasscuolapa@gmail.com o chiamando lo 091349192):

ME 10 novembre – SOSTEGNO: tra “nuovo” PEI e uso come tappabuchi

ME 17 novembre – LE RIUNIONI COLLEGIALI: gestione di collegi e consigli, diritti e doveri

GI 25 novembre – DIRITTI E DOVERI DI ATA E DOCENTI: organizzazione del lavoro e responsabilità connesse

ME 1° dicembre – LA VALUTAZIONE: aspetti generali (PER TUTTI) e nuova scheda (PRIMARIA)

GI 9 dicembre – COME INSEGNARE: consigli per docenti giovani di spirito e di età

VE 18 dicembre – SCATTI & CARRIERA (ATA e DOCENTI): azioni legali per recuperare tutto quello che non ti è stato riconosciuto

STIPENDI PRECARI diffida e messa in mora

Da mesi i precari della scuola non ricevono lo stipendio

Nulla di nuovo, purtroppo!

LO STIPENDIO DEI PRECARI È UN DIRITTO NON UN OPTIONAL

CONSULENZA LEGALE PER DIFFIDA E MESSA IN MORA IN CASO DI MANCATO PAGAMENTO

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).

Il diritto ad una adeguata retribuzione è dunque garantito dalla Costituzione indipendentemente dalla tipologia di contratto.

Il Ministero dell’Istruzione è in ritardo di mesi col pagamento degli stipendi dei dipendenti a tempo determinato, docenti e ATA della seconda e terza fascia che permettono, in molti casi dall’inizio dell’anno scolastico, il regolare svolgimento dell’attività didattica.

Da maggio il Ministero continua a rimandare, in maniera illegittima, l’ordine per effettuare i pagamenti ai lavoratori precari della scuola e molti di loro continuano a non ricevere gli stipendi per i mesi di lavoro effettuati, trovandosi in una situazione di difficoltà economica illegale e lesiva dei loro diritti di lavoratori.

I COBAS della Scuola mettono a disposizione dei precari iscritti che si trovano in attesa di stipendio una consulenza legale per presentare diffida e messa in mora.

Il personale interessato dovrà trasmettere la diffida, consegnandola al protocollo oppure inviandola con posta elettronica certificata PEC, o spedendola con raccomandata A/R alla Ragioneria territoriale della propria provincia e presso la scuola attuale sede di servizio.

Allo scadere degli otto giorni di tempo, entro cui l’amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, in caso di esito negativo, sarà possibile adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.

Per informazioni, appuntamenti e contatti chiamare 091 349192

COBAS SCUOLA PALERMO

COBAS SCUOLA CATANIA

COBAS SCUOLA SIRACUSA

CONTINUA LA MOBILITAZIONE dopo lo sciopero dell’11.10

Domenica 24 ottobre si è tenuta a Roma l’assemblea nazionale del sindacalismo di base e conflittuale che ha condiviso la valutazione positiva dello sciopero generale indetto unitariamente lo scorso 11 ottobre. L’assemblea ha espresso una forte soddisfazione per l’esito della mobilitazione unitaria che ha prodotto iniziative e manifestazioni in moltissime città, ha coinvolto un gran numero di settori e categorie, è riuscita ad aggregare altre forze e movimenti in una giornata di lotta sui temi del lavoro ed ha fermato la circolazione delle merci in alcuni gangli vitali del paese. Per un giorno il paese ha dovuto prendere atto che c’è una parte del mondo del lavoro che non è disposta a chinare la testa di fronte ai piani del governo Draghi ed è pronta a dare battaglia.
L’assemblea ha espresso la volontà unanime di dare continuità al percorso unitario, anche tenendo conto di una valutazione di merito del contesto che stiamo vivendo, proponendo una forma stabile di consultazione tra tutte le organizzazioni del sindacalismo di base, che sarà definita in seguito in modo più dettagliato.
Già il prossimo 30 ottobre saremo di nuovo in piazza a Roma contro il G20 in uno spezzone unitario con la consapevolezza che i temi dell’ambiente e del clima sono parte integrante della nostra comune piattaforma di lotta per i diritti del mondo del lavoro.
L’assemblea ha espresso una particolare attenzione verso l’attacco alle libertà democratiche che si sta manifestando sotto diverse forme, dalle ripetute azioni repressive contro attivisti e sindacalisti all’utilizzo di agenti privati contro i lavoratori in sciopero, dai divieti al diritto di manifestare fino ai nuovi attacchi al diritto di sciopero, esprimendo la necessità di costruire una risposta unitaria e la più ampia mobilitazione contro questo clima fortemente repressivo.  Un clima nel quale i progetti di ulteriore limitazione degli spazi di rappresentanza ed agibilità sindacale tesi ad instaurare il monopolio concertativo di cgil,cisl e uil, procedono speditamente e contro i quali intensificheremo la mobilitazione. Il nostro percorso ha al centro la lotta alle politiche del governo Draghi e la piattaforma che abbiamo condiviso nello sciopero generale dell’11 ottobre. Al centro ci sono la lotta per il salario e per il reddito, la difesa delle pensioni, il contrasto all’aumento dei prezzi e delle tariffe, contro i licenziamenti e per la tutela della sicurezza sui posti di lavoro. L’assemblea ha inoltre espresso la necessità di contrastare i rinnovati propositi del governo di introdurre ulteriori provvedimenti che vanno nella direzione dell’autonomia differenziata tra le regioni.
L’assemblea ha infine espresso la necessità di mettere in cantiere l’organizzazione di ulteriori iniziative unitarie, tanto locali quanto nazionali, compresa la promozione di nuove iniziative di sciopero tanto di categoria come nazionali, sottolineando la necessità di estendere il più possibile la mobilitazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici dando impulso alla necessaria solidarietà fra lavoratori e settori popolari colpiti dalle politiche padronali e governative.