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  • GIORNALE COBAS n° 7 settembre/ottobre 2019

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RIPARTE LA SCUOLA TRA PRECARIATO E INTERROGATIVI SUL NUOVO GOVERNO

La scuola riparte tra precariato e interrogativi sugli intenti del governo in formazione

Si assiste all’ennesima crisi di governo. I sindacati di Palazzo si rivolgono alle forze politiche per salvare il decreto precari, un decreto che i COBAS da subito hanno bollato come lontano dall’obiettivo dell’assunzione di tutti i precari ATA e docenti con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti liberi a vacanti, con la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che equivarrebbe ad altre 30mila assunzioni.

Dopo la vergognosa ritirata dello sciopero unitario dello scorso 17 maggio, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda piangono lacrime di coccodrillo chiedendo che “la scuola non paghi per l’ennesima volta l’incuria della politica”. Fingono di dimenticare che la scuola paga proprio l’incuria dei sindacati di Palazzo, che anche in quell’occasione hanno abbandonato al loro destino i 200mila precari della scuola, dopo essere stati assenti nelle piazze per chiedere la riapertura delle GaE, la stabilizzazione dei precari, la tutela dei Diplomati Magistrali e degli Insegnanti Tecnico-Pratici.

La fine del governo lascia in mezzo al guado la chiamata diretta da parte dei presidi (il Ddl deve concludere l’iter legislativo), abolita per contratto ma non per legge, che per il momento si è limitata ad abrogare solo la titolarità su ambito. La “quota 100”, che ha comunque permesso a migliaia di docenti e Ata penalizzati dalla Fornero di andare in pensione, ha però incrementato la carenza di personale, dato che i posti liberati non saranno completamente coperti dal personale che è stato assunto in questi giorni. Con l’aggravante che l’esaurimento di molte graduatorie renderà sempre più necessaria la chiamata dalle Messe a Disposizione, con procedure inevitabilmente poco chiare.

In sostanza, le scuole si aprono con personale ATA e docente che sarà precario in 1 caso su 5, mentre l’intesa firmata dai Cinque sindacati si rivela fuffa per quello che era, poiché saltano sia i concorsi riservati che erano stati annunciati (mentre sono terminati quelli varati dai precedenti governi) sia i percorsi per l’abilitazione dei tanti precari.

Per quanto riguarda il sostegno degli alunni diversamente abili, gran parte delle cattedre andranno in supplenza a docenti non specializzati, con gli ormai abituali problemi di continuità, che sarebbero risolti dall’attivazione di percorsi di specializzazione gratuiti e dall’assunzione. Il 40% delle cattedre di sostegno sarà “in deroga”, cioè 2 posti su 5 saranno con supplenza fino al 30 giugno e senza la possibilità di far rientrare tali posti nell’organico di diritto.

Come sempre, le famiglie e i docenti potranno contare sul supporto legale dei COBAS affinché siano effettivamente garantiti i diritti degli alunni diversamente abili, rivolgendosi alle nostre sedi.

Per quanto riguarda il personale ATA, le 8mila assunzioni che si stanno facendo in questi giorni sono assolutamente insufficienti a coprire gli altri 22mila posti vacanti, i 30mila in organico di fatto che sarebbero da collocare in organico di diritto e gli ulteriori 20mila che sarebbero necessari a coprire l’aumento dei carichi di lavoro derivanti dalla Legge 107 approvata a colpi di fiducia dal governo Renzi. Senza contare che, grazie anche alle gravi posizioni assunte da Cgil Cisl e Uil nell’incontro dello scorso 1° agosto sull’internalizzazione dei lavoratori ex-LSU e appalti storici, quei lavoratori attenderanno ancora il posto di lavoro che è stato loro tolto per far mangiare ditte e cooperative in combutta con quei sindacati.

SALVARE VITE NON È UN REATO!

Di seguito la convocazione di una manifestazione antirazzista alla quale i Cobas Scuola Sicilia hanno aderito. Al fine di promuovere la partecipazione alla manifestazione, l’Esecutivo Provinciale di Palermo ha deliberato un contributo di max 20 euro a copertura delle spese di viaggio, per gli iscritti Cobas Scuola Palermo che parteciperanno alla manifestazione in parola.

* * *

SALVARE VITE NON È UN REATO!

Licata, la provincia di Agrigento, e la Sicilia intera, sono da tempo territori fortemente toccati dai fenomeni migratori. Da anni gli sbarchi continuano. La chiusura delle frontiere da parte degli Stati Europei ha solo esasperato la situazione già esistente.

Le mafie lucrano sulla gestione dell’accoglienza, sullo sfruttamento delle persone migranti impiegate come manovalanza mal retribuita o addirittura schiavizzata ( nelle campagne siciliane si sta diffondendo la piaga del caporalato), talvolta coinvolgendole loro malgrado in attività illegali.

Il fenomeno migratorio coinvolge anche noi che siamo costrette e costretti a nostra volta a migrare verso il Nord per finire ad essere impiegate ed impiegati come manodopera a basso costo.
La crisi ambientale e quella migratoria sono principalmente causate dallo sfruttamento delle risorse umane e naturali da parte delle potenze industriali a danno dei paesi colonizzati e impoveriti, al fine di mantenere i privilegi della società occidentale.

Non possiamo dunque stupirci di chi migra dal proprio paese fuggendo da emergenze climatiche, povertà, discriminazioni delle minoranze o peggio ancora da guerre e genocidi dei quali siamo direttamente o indirettamente responsabili o finanziatori.

La crisi umanitaria va peggiorando: che ci piaccia o meno, ci troveremo sempre più a fare i conti con le sue conseguenze. Non possiamo decidere se queste persone possano lasciare o meno il loro paese. A noi sta solo decidere se salvarle o lasciarle morire in mare, problema di cui non si sta occupando né il Governo Italiano, né l’Unione Europea (anzi l’agenzia europea Frontex da anni contrasta i soccorsi in mare), e che al contrario viene strumentalizzato ai fini di un braccio di ferro politico, in cui esseri umani vengono utilizzati come merce di scambio.
Nella realtà dei fatti gli sbarchi continuano quotidianamente. La Guardia Costiera continua a soccorrere quei naufraghi che vengono avvistati all’interno delle acque di competenza italiana, mentre l’unico divieto viene rivolto alle ONG, accusate nell’adempimento del loro dovere di soccorso, di essere trafficanti di persone migranti.

Il salvataggio in mare non è l’unica questione da affrontare. Le condizioni dei migranti detenuti nei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dalle poche informazioni che trapelano dalle mura dei centri di detenzione, sono preoccupanti. Arrivano notizie di casi di negazione dei diritti fondamentali, di fame, di mancanza di assistenza sanitaria, di stupri e anche di suicidi. Ciò che accade e le condizioni di vita di queste persone rimangono nell’invisibilità anche perché alla stampa viene fatto divieto di entrare in queste strutture, o sembra disinteressata all’argomento o amplifica le campagne xenofobe.

Fino ad oggi abbiamo assistito alle azioni di un governo che ha fomentato la paura nei confronti del diverso, rappresentandolo come un nemico, stavolta identificato nella figura del migrante, distogliendo l’attenzione dall’incapacità di gestire i vari fenomeni sociali: l’unica risposta all’impoverimento socio-economico del paese, alla crescente precarietà e ai bisogni dei soggetti più vulnerabili, è stata la normalizzazione di un sentimento di odio nei confronti delle minoranze e degli immigrati.

Abbiamo assistito alla demonizzazione di atti genuini di solidarietà umana, come il salvataggio in mare, classificati come maliziose forme di buonismo.

Ci hanno messi gli uni contro gli altri, ci siamo lasciati convincere che il benessere personale si raggiunga solo attraverso l’egoismo e la competizione convincendoci infine a pensare in modo individuale

Il Decreto Sicurezza bis è solo l’ultimo passo di un lungo processo che sta portando al crescente sfaldamento della democrazia, violando spudoratamente i principi della Costituzione Italiana e le Norme Internazionali, strappando di fatto alle persone la loro dignità.

*Sappiamo cosa sta succedendo, non possiamo voltarci dall’altra parte. E’ ora di prendere posizione.*

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di realizzare una simbolica CATENA UMANA in solidarietà con le azioni di soccorso in mare operati dalle ONG e degli atti di disobbedienza civile operati da attiviste e attivisti, contro il clima di paura nei confronti dello straniero e delle diversità, e contro le attuali modalità di gestione del fenomeno migratorio.

Chiediamo la revisione dei Trattati di Dublino ed il diritto d’asilo europeo, la formazione di corridoi umanitari, la costruzione di un sistema di accoglienza che restituisca dignità alle persone, l’apertura dei porti ed il dissequestro delle navi delle ONG.
Facciamo nostro l’appello della Chiesa Valdese che invoca i sindaci a disobbedire alle norme dei decreti e continueremo a mobilitarci affinché vengano abrogati.
All’emergenza sociale italiana rispondiamo che occorre ritornare umani.

Chiamiamo a raccolta tutte le persone, reti, associazioni e realtà sociali che ancora si riconoscano nei valori di umanità, solidarietà e antirazzismo e che condividano l’ideale per cui “la diversità è ricchezza”, per prendere parte ad una manifestazione unitaria non divisiva. Chiediamo per questo, ai partiti che aderiranno, di venire in quanto cittadinanza attiva lasciando a casa le bandiere.
Facciamoci unica voce a sostegno di chi questa voce non può averla.

Invitiamo tutte e tutti sabato 7 settembre 2019 a convogliare alla Villa Regina Elena (piazzetta centrale) a Licata a partire dalle ore 17:00 per lo svolgimento di una catena umana per dire che:

Salvare Vite NON é Reato

e che riunisca tutte le persone che vogliono opporsi alle politiche xenofobe e alle pratiche inumane di chi ostacola il salvataggio dei naufraghi in mare e nega ogni diritto all’umanità.

*Ritorniamo Umani* #salvarevitenonéreato

Aderiscono: SOS Razzismo, Collettivo Medusa, RETE ANTIRAZZISTA CATANESE, Centro Italiano Femminile – Licata, Make Hub – Licata, Centro 3P – Licata, Associazione Qanat, Agesci Zona delle Torri, Associazione Toponomastica Femminile Nazionale, COBAS Scuola Sicilia, Arci Arcobaleno – Racalmuto, Gruppo Toponomastica femminile – Licata, Federconsumatori Provinciale Agrigento, FOCUS-Casa Dei Diritti Sociali, Democrazia Lavoro CGIL Nazionale, Soc.Coop.The New Life – Licata, ASD Cestistica Licata – Licata, Sciame – Licata, ASD Club Limpiados – Licata, Ass.Cult. Comp. Folk Limpiados – Licata, Le Culture Diverse, Comitato NoMuos / NoSigonella-Ct, Arci Agrigento , A Testa Alta Licata, S.U.N.I.A. Licata, S.U.N.I.A. Regionale, Amici Don Morinello Licata, Soc. Coop. Sole – Licata e Palma di Montechiaro, Soc. Coop. San Marco – Licata e Palma di Montechiaro , A.N.P.I., Legambiente Sicilia, Libera Agrigento, SPAR Sole, Articolo 49, FLC CGIL, Volontari di Strada – Agrigento, ADILa Associazone invalidi Agrigento, ANPA Agrigento, API Agrigento, Arcigay Palermo, Palermo Pride, Associazione Toponomastica femminile, CGIL Agrigento, Associazione John Belushi/Arci,, Federconsumatori Licata, Gruppo 283 – Amnesty International, Laici Comboniani, Agrigento, Gruppo Resistenza Attiva di Agrigento …

 

Vademecum neoimmessi in ruolo

Pubblichiamo due utili vademecum per i neo immessi in ruolo preparati dai Cobas Scuola di Pisa.

Vademecum ATA neoimmessi in ruolo 2019-20

 

Vademecum immissioni in ruolo docenti 2019-20

 

LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO E DELIBERE COLLEGIALI. L’OPZIONE DI MINORANZA. Guida e materiali

Potete scaricare la GUIDA e i MATERIALI qui

PECORE NERE. Cos’è e come ricorrere all’opzione metodologica di minoranza

di Serena Tusini – dal Giornale COBAS n. 6

Quando i costituenti scrissero l’art. 33 della Costituzione (“L’arte e la scienza sono libere, e libero ne è l’insegnamento”), avevano chiarissimo il ruolo decisivo che la scuola aveva avuto nella fascistizzazione della società italiana; con questo articolo non consegnavano un’individuale libertà al singolo docente come lavoratore, ma ponevano il pluralismo e la libertà di insegnamento a garanzia della democrazia di un’intera società.

Che fine ha fatto oggi la libertà di insegnamento? Certo non è stata abolita per legge (né sarebbe possibile, visto che è inscritta nella Costituzione) e nemmeno si sta tornando al libro unico di era fascista, ma è indubbio che da diversi anni stiamo assistendo ad un’omologazione decisa e voluta dall’alto, calata sul mondo della scuola sotto la spinta del pensiero unico neoliberista, nel quale il principio dell’azienda è il principio di base, anche valoriale, di un’intera società e dunque anche della scuola; tutto ciò non è stato sostenuto solamente da provvedimenti normativi stringenti, ma è stato soprattutto implementato da pressioni costanti e fortissime che hanno trasformato giorno dopo giorno l’azione didattica e le finalità della scuola pubblica.

Ecco alcune direttrici di tali stravolgimenti “a bassa intensità”:

1. il caso più eclatante sono i quiz Invalsi, i cui effetti sulla standardizzazione della didattica sono ormai patrimonio critico comune tra la maggioranza dei docenti e non solo;

2. i libri di testo sono ormai praticamente tutti sovrapponibili: che distanza dalla libertà di insegnamento che il singolo docente 15-20 anni fa esprimeva scegliendo il manuale da adottare, quando i testi erano diversificati per metodi e contenuti della materia di insegnamento; questo ha avuto come logica conseguenza che i presidi hanno ottenuto in molte scuole con estrema facilità che i testi fossero uguali per tutte le sezioni;

3. le prove per classi parallele sono state inserite in moltissimi PTOF, con un effetto deleterio molto simile ai quiz Invalsi, spingendo cioè verso una competizione sterile tra docenti che non tiene conto delle effettive differenze presenti tra le singole classi e tra i diversi approcci didattici;

4. libri di testo, presidi, indicazioni ministeriali spingono sempre più verso una didattica delle competenze che stravolge senso, direzione e finalità dell’atto educativo, tanto che chi continua a fare scuola concentrandosi sulla trasmissione profonda dei saperi viene giudicato un passatista;

5. programmazioni di dipartimento che pretenderebbero di sostituirsi alle programmazioni delle singole classi, come se queste non fossero composte da individui singoli portatori di singole potenzialità e/o difficoltà che dovrebbero essere al centro dell’attività di programmazione del singolo docente (anch’esso un individuo con le sue peculiarità pedagogiche);

5. ossessive griglie di valutazione standardizzate per materie, come se l’atto valutativo fosse un semplice atto meccanico, nel quale il percoso soggettivo dello studente e del docente scompaiono completamente;

6. corsi di formazione, spesso uguali ogni anno, che spingono i docenti ad allontanarsi sempre più dai contenuti delle loro discipline a favore di una didattica incentrata esclusivamente sulle metodologie, come se la conoscenza profonda degli argomenti fosse diventata secondaria e quasi facoltativa;

7. burocratizzazione delle difficoltà degli alunni attraverso sterili e spesso dannose certificazioni BES, che mettono da parte la questione centrale (le risorse economiche necessarie per aiutare fattivamente questi alunni) e che pretendono di considerare le difficoltà come patologie;

8. percorsi di alternanza scuola-lavoro che stanno imponendo alla scuola italiana il paradigma del “capitale umano”, trasformando gli alunni da cittadini in formazione a lavoratori (precari) in addestramento;

9. un’ossessiva spinta verso l’utilizzo didattico delle nuove tecnologie, quando ormai molti studi stanno rilevando come esso abbia abbassato i livelli e la qualità dell’apprendimento.

Tutto questo, dicevo, è avanzato nelle singole scuole senza imposizioni forzate (ad esclusione forse dei quiz Invalsi, che infatti hanno trovato una resistenza culturale molto forte a livello dei singoli docenti), come se fosse una libera scelta della scuola stessa; i presidi, anch’essi sottoposti a sistematici condizionamenti ideologici da parte dei loro superiori, hanno portato queste questioni nei Collegi Docenti nei quali, complice la passività di tanti insegnanti, si è votato a maggioranza o all’unanimità determinando così un progressivo stravolgimento dell’attività didattica quotidiana, stravolgimento spesso accompagnato da una serie infinita di incombenze burocratiche che tali pratiche portano con sé.

Paradossalmente la scuola italiana, dopo il periodo fascista, non era stata mai così uniformata e centralizzata se non all’apparire dell’autonomia: non sarebbe stato il Ministero ad imporre il “cambiamento”, ma le scuole stesse avrebbero sposato le linee centralizzanti che i presidi erano incaricati di far passare nelle scuole. E così oggi le scuole “autonome” sono praticamente tutte uguali, i PTOF sono di fatto sovrapponibili e le “mission” della scuola rispondono sempre più chiaramente ai desiderata di Confindustria.

Ma la libertà di insegnamento non si può abolire, perché è inscritta appunto nella Costituzione. E infatti tutti i governi in ogni riforma della scuola sono stati costretti ad inserire un breve comma, che lascia aperta la possibilità per il singolo docente o per gurppi di docenti di dissentire rispetto a quanto deciso dalla maggioranza dei colleghi e inserito nel PTOF. Si tratta della cosidetta “opzione di minoranza” o “opzione di gruppi minoritari” che fu introdotta in seguito a un ricorso avviato contro l’antenato del PTOF che allora si chiamava Piano Educativo d’Istituto: il giudice riconobbe, proprio in virtù dell’art. 33 della Costituzione, che nessuna decisione maggioritaria di un Collegio dei Docenti poteva sopprimere la libertà di insegnamento del singolo e dunque, da allora, fino alla famigerata L. 107/2015, i legislatori “riformatori” della scuola sono stati costretti ad inserire una clausola che salvaguardasse la libertà d’insegnamento. Infatti attualmente il comma 14 della L. 107 a proposito del PTOF, recita: “Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari”.

Dunque ogniqualvolta si presenteranno in Collegio delle proposte che non condividiamo nel merito e/o nel metodo, possiamo/dobbiamo utilizzare questa clausola, facendo mettere a verbale la nostra contrarietà sui singoli punti e facendo valere questo comma 14 che altro non è che l’eredità lasciata dai nostri Costituenti al libero lavoro dei docenti italiani nella libera scuola della nostra Repubblica.

OBBLIGHI DI LAVORO PER ATA E DOCENTI

Inizia il nuovo anno scolastico ed è opportuno ribadire alcune questioni fondamentali che riguardano gli obblighi di lavoro del personale ATA e docente. Così da evitare eventuali illegittime decisioni che potrebbero costringere colleghi e colleghe a compiti non obbligatori e fornire – a chi voglia utilizzarli – gli elementi per difendere i propri diritti.

PERSONALE ATA

(artt. 44, 46, 47, 51, 53, 54 e 55 CCNL 2007; art. 1, comma 1, Sequenza contrattuale del 25/7/2008)

Il personale ATA “assolve alle funzioni amministrative, contabili, gestionali strumentali, operative, di accoglienza e di sorveglianza connesse all’attività delle istituzioni scolastiche, in rapporto di collaborazione con il capo d’istituto e con il personale docente” (art. 44 CCNL 2007). Ai sensi dell’art. 22, comma 8, lett. b1) e b2), del CCNL 2018, tutta la materia, che dovrà trovare sistemazione nel Piano delle attività, è oggetto di “confronto” con le RSU.

Ai sensi dell’art. 53, comma 1, del CCNL 2007 (come sostituito dall’art. 41, comma 3, CCNL 2018),All’inizio dell’anno scolastico, il DSGA formula una proposta di piano delle attività inerente alla materia del presente articolo, in uno specifico incontro con il personale ATA”, il dirigente scolastico, dopo averne verificato la congruenza rispetto al PTOF, ed essersi confrontato con le RSU, la adotta. È compito del DSGA la sua puntuale attuazione.

I compiti degli ATA sono costituiti da:

1) attività o mansioni previste dall’area di appartenenza (tabb. A e C CCNL 24/7/2003), con 35/36 ore di lavoro settimanali, suddivise in sei ore continuative, di norma antimeridiane su sei giorni, e un massimo giornaliero di 9 ore (comprese le attività aggiuntive). Quando l’orario giornaliero supera le 6 ore deve essere concessa una pausa di almeno 30 minuti su richiesta del dipendente, che diventa obbligatoria se l’orario giornaliero supera le 7 ore e 12 minuti. L’orario può essere programmato su cinque giorni settimanali: 7 ore e 12 minuti giornalieri, oppure con due rientri di 3 ore ciascuno.

In particolari condizioni (istituzioni educative, aziende agrarie, orario di servizio superiore alle 10 ore per almeno tre giorni a settimana) è inoltre possibile una riduzione a 35 ore. Possono essere adottati, anche coesistendo, nella singola scuola:

– Orario flessibile. Consiste nell’anticipare o posticipare l’entrata e l’uscita del personale distribuendolo anche in cinque giornate lavorative.

– Orario plurisettimanale. In particolari periodi di aggravio lavorativo, previa programmazione annuale e tenendo conto delle disponibilità del personale, si può giungere a 42 ore settimanali. Questo orario non può essere effettuato per più di 3 settimane consecutive e comunque per un massimo di 13 annuali. Il recupero può essere effettuato con riduzione dell’orario ordinario giornaliero, riduzione delle giornate lavorative, con l’accesso al fondo dell’istituzione scolastica ed, inoltre, possono essere accumulate per le ferie. Se per motivate esigenze di servizio o per comprovato impedimento del dipendente non possono essere recuperate, devono essere comunque retribuite.

– Turnazione. Consiste nell’avvicendamento del personale in modo da coprire l’intera durata di apertura della scuola, quando le altre tipologie di orario non sono sufficienti. La ripartizione del personale nei vari turni, che possono sovrapporsi, dovrà avvenire sulla base delle professionalità necessarie in ciascun turno. Un turno serale che vada oltre le ore 20 potrà essere attivato solo in presenza di casi ed esigenze specifiche.

Nelle istituzioni educative il numero dei turni effettuabili da ciascun dipendente non può, di norma, essere superiore a: 8 turni notturni nell’arco del mese; 1/3 dei giorni festivi dell’anno per i turni festivi nell’anno. Nei periodi nei quali i convittori non siano presenti nell’istituzione, il turno notturno è sospeso, salvo comprovate esigenze dell’istituzione educativa e previa acquisizione della disponibilità del personale.

L’orario notturno va dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo, per turno notturno-festivo si intende quello che cade nel periodo compreso tra le ore 22 del giorno prefestivo e le ore 6 del giorno festivo e dalle ore 22 del giorno festivo alle ore 6 del giorno successivo.

Orario degli assistenti tecnici. È di 24 ore settimanali di assistenza alle esercitazioni didattiche in compresenza del docente e 12 ore per la manutenzione, riparazione delle attrezzature, preparazione del materiale per le esercitazioni; durante i periodi di sospensione delle attività didattiche si occupano della manutenzione del materiale tecnico-scientifico-informatico dei laboratori, delle officine, o degli uffici di competenza.

L’istituzione scolastica fornirà mensilmente a ciascun dipendente un quadro riepilogativo del proprio profilo orario, contenente gli eventuali ritardi da recuperare o gli eventuali crediti orari acquisiti” (art. 54, comma 6, CCNL 2007).

2) eventuali Attività aggiuntive

Le prestazioni aggiuntive del personale ATA, consistono in prestazioni di lavoro oltre l’orario d’obbligo, ovvero nell’intensificazione di prestazioni lavorative dovute anche a particolari forme di organizzazione dell’orario di lavoro determinate dal Piano Triennale dell’Offerta Formativa, al maggiore carico di lavoro derivante dalla temporanea assenza del collega nello stesso orario/turno, ecc. (art. 88, comma 2, lett. e CCNL 2007).

Pertanto sulla base del Piano delle attività occorre indicare, sempre nel contratto d’istituto, secondo quali criteri esse vanno attribuite (disponibilità, rotazione, ecc.); quali sono da svolgere entro le 35/36 ore settimanali e quali no; quali saranno compensate forfetariamente, quali ad ore.

Le prestazioni eccedenti, in quanto autorizzate, devono essere retribuite dal fondo dell’istituzione scolastica. Se il dipendente lo richiede, possono essere recuperate in ore e/o giorni di riposo compensativo. I recuperi, inoltre, possono essere cumulati per le ferie e fruiti entro i tre mesi successivi l’anno scolastico in cui si sono maturati. Le prestazioni eccedenti devono essere comunque retribuite, se per motivate esigenze di servizio o per comprovato impedimento del dipendente non è stato possibile recuperarle.

3) eventuali Incarichi specifici

Il numero e la tipologia degli Incarichi specifici sono individuati nel piano delle attività predisposto dal DSGA e sottoposto all’esame delle RSU (art. 53, comma 1, CCNL 2007) che, inoltre, contrattano con il DS i criteri di attribuzione ed i relativi compensi.

***

PERSONALE DOCENTE

(artt. 28 e 29 CCNL 2007; artt. 27 e 28 CCNL 2018)

Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento. Prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali(gli artt. 7 e 10 del T.U., in verità, prevedono tra le competenze del Collegio quella di formulare“proposte al direttore didattico o al preside … tenuto conto dei … criteri generali stabiliti dal consiglio di circolo o d’istituto”, senza considerarle delle “eventualità”, ndr), il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente che sono conferiti in forma scritta e che possono prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze”(art. 28, comma 4, CCNL 2007).

I contenuti della prestazione professionale … si definiscono … nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano dell’offerta formativa” (art. 27, comma 1, CCNL 2018) e pertanto, “nel rispetto della libertà d’insegnamento, i competenti organi delle istituzioni scolastiche regolano lo svolgimento delle attività didattiche nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni” (art. 28, comma 2, CCNL 2007), anche adottando, comunque sempre nel rispetto della disciplina contrattuale, tutte le forme di Flessibilità che ritengono opportune (art. 4, d.P.R. n. 275/1999 – Regolamento sull’autonomia). Quindi, se non si vogliono avere cattive sorprese, attenzione a quello che viene deliberato in Collegio docenti, fin dall’inizio dell’anno scolastico!

Gli obblighi di lavoro sono articolati in:

a) Attività di insegnamento (art. 28, CCNL 2018):

a1) ai sensi dell’art. 28 CCNL 2007, si svolge in non meno di cinque giorni settimanali, per 25 ore nella scuola dell’infanzia, 22+2 nella primaria e 18 nella secondaria. Orario comprende l’eventuale presenza alla mensa e/o alla ricreazione, e che “può anche essere parzialmente o integralmente destinato allo svolgimento di attività per il potenziamento dell’offerta formativa di cui al comma 3 o quelle organizzative di cui al comma 4”. I docenti, il cui orario di cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali, sono tenuti al completamento dell’orario mediante la copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, nonché mediante l’utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

Ribadiamo che è assolutamente illegittimo attribuire ai docenti della scuola secondaria cattedre con orario superiore alle 18 ore senza il loro previo consenso (vedi: art. 22 l. n. 448/2001; art. 19, comma 4, d.P.R. n. 81/2009; Nota MIUR n. 38905/2019) e lo confermano le sentenze, per i numerosi ricorsi che abbiamo patrocinato, che hanno ordinato al MIUR e/o Dirigenti scolastici di riformulare la composizione delle cattedre entro il limite previsto dal CCNL.

a2) ai sensi dell’art. 4 del d.P.R. n. 275/1999, tra l’altro, può essere adottata:

– un’articolazione modulare del monte ore annuale delle discipline (computato moltiplicando l’orario settimanale per 33 settimane, DM n. 179/1999);

– un’unità d’insegnamento non coincidente con l’ora, utilizzando la parte residua. Questo è l’unico caso in cui bisogna recuperare, previa delibera del Collegio docenti, perché la riduzione deriva da esigenze didattiche (art. 28, comma 7, CCNL 2007; comma 5 dell’art. 3 D.I. 234/2000 Regolamento dei curriculi).

b) Attività funzionali alla prestazione di insegnamento

L’art. 29 del CCNL 2007 prevede:

b1) massimo 40 ore per attività collegiali (collegi ed eventuali commissioni, informazione alle famiglie), se dovesse essere superato questo limite sono retribuibili in quanto “aggiuntive”;

b2) più altre ore, 40 per i consigli di classe, interclasse e intersezione.

Altre attività dovute sono: eventuale aggiornamento e formazione (solo se deliberato nel Piano dell’istituzione scolastica, art. 66 CCNL 2007); la preparazione delle lezioni; le correzioni; gli scrutini e la partecipazione o assistenza agli esami; l’arrivo in aula 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni; la sorveglianza degli alunni fino all’uscita della scuola (sentenza Corte dei Conti – sez. Lazio n. 40/1998).

Inoltre, su proposta del Collegio, il Consiglio d’istituto definisce le modalità e i criteri per lo svolgimento dei rapporti con le famiglie e gli studenti, impegno che deve essere poi deliberato all’interno del piano annuale delle attività.

c) eventuali Attività aggiuntive (art. 30 CCNL 2007)

Le attività aggiuntive del personale docente restano disciplinate dalla vecchia normativa ancora in vigore (art. 25 CCNL 1999; art. 70 CCNL 1995; artt. 30, 31 e 32 CCNI 1999) e “Consistono in attività aggiuntive di insegnamento e attività aggiuntive funzionali all’insegnamento … sono deliberate dal collegio dei docenti” (art. 25 CCNL 1999).

Il compenso per le attività aggiuntive di insegnamento (35€/ora lordo) è previsto per un massimo di sei ore settimanali.

Le attività funzionali all’insegnamento per essere considerate aggiuntive, e quindi retribuibili (17,50€/ora lordo), devono superare, insieme con quelle già programmate per i collegi, le 40 ore annue delle “attività di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti” previste dall’art. 29, comma 3, lett. a) del CCNL 2007.

Sgombriamo il campo da un possibile equivoco: le attività aggiuntive sono solo quelle programmate e affidate ai singoli insegnanti dal Collegio dei docenti, attribuite con incarico scritto del DS e retribuite con il fondo dell’istituzione scolastica.

Alla stessa stregua delle attività di insegnamento che vengono calendarizzate nell’orario delle lezioni, anche le prestazioni relative alle attività funzionali all’insegnamento e alle attività aggiuntive si effettuano secondo modalità e tempi stabiliti dal piano annuale delle attività deliberato all’inizio dell’anno scolastico dal collegio dei docenti.

d) eventuali Funzioni strumentali

e) Supplenze temporanee

Come previsto dal comma 1 dell’art. 28 del CCNL 2018, solo “Le eventuali ore non programmate nel PTOF dei docenti della scuola primaria e secondaria sono destinate alle supplenze sino a dieci giorni”, quindi se il Collegio dei docenti ha previsto che l’orario non destinato all’insegnamento frontale sia però “destinato allo svolgimento di attività per il potenziamento dell’offerta formativa di cui al comma 3 o quelle organizzative di cui al comma 4” le stesse ore non potranno essere destinate alle supplenze!

Naturalmente, le eventuali ore a disposizione per supplenza devono essere calendarizzate nell’orario settimanale di lezione, e devono essere definiti i criteri per la loro attribuzione.

A proposito delle supplenze temporanee ricordiamo l’importante sentenza n. 59/2004 della Corte dei Conti Sez. III Centrale d’Appello che da tempo ha chiarito – soprattutto per i dirigenti sempre pronti a spremere il personale – quanto sosteniamo da sempre: data per scontata l’evidente illegittimità dell’assurda prassi di distribuire in classi diverse gli alunni per i quali è assente l’insegnante, oppure ritardare l’ingresso o anticipare l’uscita delle stesse classi non “coperte”, quando non c’è personale con ore a disposizione per sostituire docenti temporaneamente assenti è legittimo conferire supplenze, attingendo dalle graduatorie d’istituto, anche per periodi inferiori ai limiti stabiliti dalle diverse leggi finanziarie, proprio per garantire “la regolare prosecuzione dell’attività didattica senza interruzioni o, comunque, alterazioni di qualsiasi natura”. Concetto successivamente ribadito perfino dall’art. 1, comma 333, della l. n. 190/2014, che da un lato prevede il divieto di conferire supplenze brevi per il primo giorno di assenza, ma “Ferme restando la tutela e la garanzia dell’offerta formativa”, cioè solo a condizione che sia comunque possibile garantire l’intero orario di lezione previsto per le classi in cui l’insegnante è assente!

Qui finiscono gli obblighi di lavoro. Non vi dovrebbero essere dubbi, ma sappiamo che non pochi dirigenti scolastici pensano che nei mesi di giugno e settembre gli insegnanti debbano essere considerati in servizio e quindi impegnino i colleghi nei modi più svariati fino alla degradante pratica di andare a scuola a mettere la firma e poi andarsene.

Chi ha fatto una programmazione seria delle 40 ore ha sperimentato che non sono poche, soddisfano pienamente le esigenze e occupano non pochi giorni dei mesi di settembre e giugno.

È importante concludere che tutte le programmazioni dei piani di attività e la loro calendarizzazione debbono essere deliberate dai Collegi dei docenti su proposta del dirigente scolastico.

Ancora una volta quindi attenzione alla formulazione e alla chiarezza delle delibere votate, perché una volta previste le attività aggiuntive, e quant’altro inserito nel piano delle attività (orario delle lezioni, eventuali iniziative didattiche educative e integrative, riunioni degli organi collegiali, rapporti individuali con le famiglie, aggiornamento e formazione) tutti gli impegni diventano obbligatori!

Naturalmente il Piano può essere successivamente modificato sempre dal Collegio docenti “per far fronte a nuove esigenze” (comma 4, art. 28 CCNL 2007).

Ricordiamo ancora che questi impegni costituiscono tutti gli obblighi di lavoro oltre i quali non si può imporre alcuna presenza a scuola come sancito dalle stesse indicazioni ministeriali (nota MPI n. 1972/1980) nonché dalla giurisprudenza (sent. TAR Lazio-Latina n. 359/1984; sent. Cons. di Stato-sez.VI n. 173/1987).

CATTEDRE OLTRE LE 18 ORE

Come al solito in questo periodo, cominciano a arrivare notizie dalle varie scuole sull’assegnazione delle cattedre.

Per quanto riguarda in particolare la scuola Secondaria, si continua con l’illegittima costituzione di cattedre extra-large con più di 18 ore.

Abbiamo già diffidato gli UU.SS.RR., gli Ambiti Territoriali e le singole scuole, ma abbiamo notizia di numerose situazioni in cui i dirigenti non hanno applicato la normativa vigente che non rende possibile il superamento del limite delle 18 ore.

Invitiamo tutti i colleghi che venissero a conoscenza di casi analoghi di informarci tempestivamente scrivendo una mail a: cobas.pa@libero.it

Di seguito il testo della diffida

* * *

Al Dirigente Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale

Ai Dirigenti degli Ambiti Territoriali provinciali

Ai Dirigenti Scolastici degli istituti di Istruzione secondaria

LORO SEDI

Oggetto: illegittimità formazione cattedre con oltre 18 ore – Atto stragiudiziale di comunicazione e diffida

Risulta alla scrivente Organizzazione Sindacale che negli organici docenti per l’a.s. 2019/2020 l’Amministrazione Scolastica ha provveduto a formare cattedre, di alcune classi di concorso, con oltre 18 ore di insegnamento settimanali.

Le SS.LL. sono a conoscenza che tale pratica è assolutamente illegittima. Infatti, è notorio che senza l’assenso dell’interessato/a non è possibile lo svolgimento di ore di lezione oltre quelle contrattualmente previste che per i docenti delle scuole e istituti di istruzione secondaria sono determinate in 18 ore settimanali. Infatti, l’articolo 28, comma 5, del CCNL del Comparto Scuola 2006/2009 (vigente ai sensi dell’art. 1, comma 10, CCNL 2016/2018) definisce in modo univoco, e senza eccezioni di sorta, in 18 ore settimanali l’orario di insegnamento dei docenti:“L’attività di insegnamento si svolge … in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti di istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali.”Lo stesso articolo 28, al comma 6, precisa che: “negli istituti e scuole di istruzione secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, i docenti, il cui orario di cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali, sono tenuti al completamento dell’orario di insegnamento da realizzarsi mediante la copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, con particolare riguardo per la scuola dell’obbligo, alle finalità indicate al comma 2, nonché mediante l’utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche”.

Dalle norme pattizie citate risulta quindi, in modo evidente ed inconfutabile, che l’orario obbligatorio di cattedra nelle scuole secondarie non può superare le 18 ore settimanali. Si noti, a tale riguardo che l’articolo 22 della legge n. 448/2001 (la c.d. finanziaria 2002) ribadiva in modo esplicito lo stesso concetto, ovverosia che l’orario di insegnamento oltre l’orario di lavoro stabilito dai contratti di lavoro collettivi, può essere attribuito soltanto con il consenso degli insegnanti: “nel rispetto dell’orario di lavoro definito dai contratti collettivi vigenti, i dirigenti scolastici attribuiscono ai docenti in servizio nell’istituzione scolastica, prioritariamente e con il loro consenso, le frazioni inferiori a quelle stabilite contrattualmente come ore aggiuntive di insegnamento oltre l’orario d’obbligo fino ad un massimo di 24 ore settimanali”. Tale eventualità è quindi possibile (ore eccedenti oltre le 18 settimanali) solo previo consenso da parte dell’interessato/a, e solo nel caso in cui residuino ore non assegnate quali spezzoni.

Si aggiunga che nemmeno l’art. 35, comma 1, della l. n. 289/2003 prevedeva la possibilità di superare il limite dell’orario obbligatorio di 18 ore. La norma, infatti, recita che “le cattedre costituite con orario inferiore all’orario obbligatorio d’insegnamento dei docenti, definito dal contratto collettivo nazionale di lavoro, sono ricondotte a 18 ore settimanali, anche mediante l’individuazione di moduli organizzativi diversi da quelli previsti dai decreti costitutivi delle cattedre, salvaguardando l’unitarietà d’insegnamento di ciascuna disciplina e con particolare attenzione alle aree delle zone montane e delle isole minori.”Le cattedre “sono ricondotte a 18 ore settimanali”, ma neanche questa norma prevede il superamento di detto limite.

L’art. 19 del d.P.R. n. 81 del 20 marzo 2009 (GU n. 151 del 2 luglio 2009), recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola”, ha innovato la materia solo con la eliminazione della cosiddetta “clausola di salvaguardia”, ma anch’esso non ha previsto, la possibilità di superare il limite delle 18 ore settimanali e testualmente al comma 4 ribadisce “I Dirigenti Scolastici … attribuiscono spezzoni orario fino a 6 ore ai docenti in servizio nell’istituzione, con il loro consenso, fino ad un massimo di 24 ore settimanali”.

Anche se, la Nota MIUR prot. n. 422 del 18/3/2019 prevede che: “Per garantire l’unitarietà dell’insegnamento di una disciplina all’interno della stessa sezione possono essere costituite cattedre superiori alle 18 ore…”, è opportuno ribadire che questa eventualità non è legittimata da alcuna norma vigente, tanto che, l’ancor più recente Nota MIUR n. 38905 del 28/8/2019, conferma – inevitabilmente – che gli spezzoni oltre le 18 ore possono essere attribuiti, solo con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima”.

Dunque l’obbligo di completamento della cattedra è fissato da tutte le norme (non dalle Note!) sino alle 18 ore di insegnamento, e non oltre. Nessuna norma prevede la costituzione di cattedre oltre le 18 ore senza il consenso del docente, e solo con le procedure già richiamate in ordine all’assegnazione di ore eccedenti da parte dei Dirigenti Scolastici.

Con la costituzione di cattedre oltre le 18 ore, quindi, è stato violato palesemente il CCNL del Comparto Scuola e il d.P.R. n. 81/2009.

A sostegno di quanto affermato si ricorda che in svariati recenti contenziosi giurisdizionali è stato acclarato univocamente tale assunto e l’Amministrazione Scolastica è stata condannata dai Tribunali del Lavoro per aver illegittimamente costituito cattedre di insegnamento con oltre 18 ore, anche in insegnamenti, quali ad esempio scienze e disegno e storia dell’arte, per i quali i previgenti ordinamenti (previgenti perché non più in vigore) prevedevano la possibilità di costituire cattedre di 20 ore settimanali di insegnamento.

Le illegittime cattedre così costituite provocano e provocheranno un danno grave alle/ai docenti che diventano soprannumerari, a coloro che avrebbero voluto trasferirsi o ottenere l’utilizzazione e/o l’assegnazione su posti che – in questo modo – vengono eliminati.

Ma è un danno anche per coloro a cui vengono assegnate ulteriori classi aggravandone gli impegni e peggiorando la didattica per studentesse e studenti.

Infine, è un danno anche per il personale docente precario che in tal modo vedrà ridursi ulteriormente le ore di insegnamento, cui avrebbe diritto nel prossimo anno scolastico.

Tutto ciò premesso e considerato, e valutato che nessuna norma prevede che sia possibile attribuire una cattedra oltre le diciotto ore settimanali di insegnamento obbligatorie, la scrivente Organizzazione Sindacale COBAS – Comitati di Base della Scuola

DIFFIDA

le SS.LL. in indirizzo per quanto di rispettiva competenza, e chiede che tutte le cattedre composte illegittimamente con oltre 18 ore settimanali di insegnamento siano ricondotte nell’ambito e nel limite delle diciotto ore obbligatorie.

Si segnala che in difetto si valuterà l’opportunità di presentare formale ricorso e patrocinare l’attivazione di ricorsi giurisdizionali da parte delle/dei colleghe/i illegittimamente danneggiati dai Vostri atti.

Rimanendo in attesa di un Vostro urgente e formale riscontro, si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti

CONCORSI: PUNTEGGI DA RETTIFICARE

CONCORSO STRAORDINARIO INFANZIA E PRIMARIA

RETTIFICA ERRONEA ATTRIBUZIONE PUNTEGGI TITOLI E SERVIZI

Molte/i docenti, in seguito alla pubblicazione delle graduatorie provvisorie del concorso straordinario indetto con D.M. del 17 ottobre 2018, hanno riscontrato sulla loro posizione l’attribuzione di un punteggio inferiore a quanto stabilito dalle norme relativamente a titoli e servizi. In alcuni casi le commissioni non hanno preso in considerazione i reclami presentati al fine della rettifica del punteggio. È perciò necessario che l’Amministrazione emani dei decreti in autotutela al fine di non incorrere nell’apertura di un contenzioso che potrebbe vederla soccombere e che differisca le convocazioni già programmate.

I Cobas – Comitati di Base della Scuola – invitano i colleghi e le colleghe vittime di tale ingiustizia ad inviare la diffida disponibile presso le nostre sedi. Tale diffida può valere sia come reclamo (da presentare entro 5 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie provvisorie) sia come richiesta di decreto in autotutela (da presentare dopo la pubblicazione delle graduatorie definitive, in caso di mancato accoglimento del reclamo).

I Cobas invitano gli Uffici Scolastici Regionali e i singoli responsabili dei procedimenti in oggetto ad agire in autotutela, anche differendo, se necessario, le convocazioni, al fine di permettere il riesame del punteggio attribuito e la pubblicazione di nuove graduatorie definitive, con l’avvertimento, in caso di inottemperanza entro i termini di legge, di procedere, senza ulteriore avviso, ai ricorsi ai TAR regionali contro le Amministrazioni e i singoli soggetti responsabili del procedimento anche per il risarcimento dei danni subiti e subendi, come conseguenza dell’illegittima omissione di atti dovuti.

I Cobas – Comitati di Base della Scuola invitano le colleghe e i colleghi a prendere contatto con le sedi provinciali per organizzare la loro presenza presso gli uffici dell’USR, al fine di far valere le loro ragioni e sostenere i  ricorsi nei casi in cui ne ricorrano le condizioni.