EDILIZIA SCOLASTICA e SCIOPERO del 26.3

La situazione critica dell’edilizia scolastica, verso lo sciopero del 26 marzo

Disporre di dati attendibili sull’edilizia scolastica non è facile. Il MI mette a disposizioni informazioni su quantità e alcune qualità degli edifici scolastici ma, quelle più recenti, si riferiscono all’a. s. 2018/2019. In soccorso ci vengono, però, i dati del XVII Rapporto Impararesicuri 2019 di Cittadinanzattiva e del recentissimo (marzo 2021) Ecosistema Scuola XX Rapporto di Legambiente sull’edilizia scolastica, entrambi riferiti a significative quantità di plessi. La vetustà dei dati ufficiali e la loro ristrettezza non è un problema da poco perché impedisce di avere un quadro della situazione aggiornato e ben delineato, fondamento di qualsiasi intervento in merito.

Lo stato dell’edilizia scolastica

Per l’a. s. 2018/19, il MI censisce in Italia (Trentino-Alto Adige escluso) 58.846 edifici adibiti a scuole; per molti edifici, però, non è riportato l’anno di edificazione. Considerando solo gli edifici di cui si conosce la data di nascita, si rileva che più della metà di essi è stata realizzata prima del 1975 e circa 1/3 prima del 1960; solo 3.000 edifici sono stati costruiti dopo il 2000. Un patrimonio immobiliare sicuramente vecchio, costruito in massima parte in epoche in cui le norme costruttive non erano quelle attuali. Ad aggravare la criticità della situazione, il Rapporto Ecosistema Scuola (condotto su 6.156 stabili in 87 comuni capoluogo di provincia, frequentati da circa 1,2 milioni di studenti) segnala che solo il 42,1% dispone del certificato di agibilità, il 47,6% quello di collaudo statico e il 55,9% di prevenzione incendi, con profonde differenze tra le varie parti del Paese: il certificato di agibilità esiste per il 57,5% degli edifici del Nord ma solo per il 18,9% di quelli Sud e per il 19,6% delle Isole.

Manutenzione e cura degli edifici

Dunque, un patrimonio immobiliare attempato che necessiterebbe di manutenzione e ristrutturazione, il che purtroppo avviene assai limitatamente. Come ci dice il Rapporto Ecosistema Scuola, gli edifici in cui sono state effettuate indagini diagnostiche dei solai negli ultimi 5 anni sono il 23,8% (al Sud il 13,2% e il 9,6% nelle Isole). Come pure preoccupante é il dato relativo agli edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti: il 29,2% che sale paurosamente nelle Isole al 62%. Testimonia tutto ciò il rilevante numero di incidenti dovuti alla fatiscenza di molti edifici: tra settembre 2018 e luglio 2019 sono stati registrati 70 episodi di crolli e di distacchi di intonaco in sedi scolastiche (Rapporto Impararesicuri).

Le scuole in zone sismiche

Dal Rapporto Impararesicuri emerge che il 43% degli edifici scolastici si trova in zone ad elevato rischio sismico, il 57% in zone a rischio minore e appena il 9% è stato migliorato dal punto di vista sismico. Una situazione, quindi, estremamente preoccupante, considerata la frequenza degli eventi sismici in Italia.

Il ruolo della politica

A prima vista sembrerebbe che qualcosa si sia mosso: si è creato il Fondo Unico per l’Edilizia scolastica con il recupero dei fondi non utilizzati e dal 2014 sono stati stanziati quasi 10 miliardi di euro. Ma come ci avverte il Rapporto Ecosistema Scuola, dal 2014 al 2020, su 6.547 progetti programmati, 4.601 sono stati finanziati ma solo 2.121 sono stati ultimati: meno di 1/3. Siamo al paradosso di disporre dei fondi e non utilizzarliLo scorso 10 marzo il ministro Bianchi ha annunciato di aver firmato un DM che assegna 1,125 mld di euro per la manutenzione straordinaria delle scuole secondarie di II grado. Anche questo stanziamento, però, potrebbe fare la fine dei precedenti, cioè che ne venga spesa solo una esigua parte. Occorre intervenire anche per capire quali sono gli impedimenti e cercare di rimuoverli.

Il prossimo 26 marzo, in occasione dello sciopero indetto dai Cobas, ci asterremo dal lavoro e saremo in numerose piazza italiane per rivendicare anche il miglioramento della sicurezza degli edifici scolastici con cospicui investimenti e con procedure in grado di garantire la certezza che i progetti siano indirizzati alle situazioni realmente critiche e che siano portati a compimento presto e bene.

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE CON MANIFESTAZIONI IN 70 CITTÀ

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

Siamo stati facili profeti quando, all’avvento in pompa magna di Draghi, presentato come il risolutore di tutti i drammi sanitari ed economici non risolti dal precedente governo Conte-bis, prevedemmo che a breve ci saremmo ritrovati, malgrado il Recovery Plan, di fronte alle stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo. A tutt’oggi nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione europea nella vicenda AstraZeneca ha diffuso paure che non scompariranno presto; e, insieme all’annuncio che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” perché “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, conferma che il tentativo di risolvere tutti i problemi con la vaccinazione di massa non porterà comunque alla risoluzione della pandemia nel giro di due o tre mesi. Il che dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vedono segnali di impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti, soprattutto i più piccoli, e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola stiamo misurando la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. In queste settimana le scuole in Europa sono totalmente aperte in Francia (il ministro dell’Istruzione Jean Michel Blanquer ha detto: “la scuola va chiusa solo quando avremo provato tutto il resto e non sarà risultato abbastanza”; insomma il whatever it takes applicato alla scuola), Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico.

Per tutte queste ragioni, pur consapevoli delle difficoltà in questo periodo, abbiamo confermato, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari scuola, e con l’adesione, tra gli altri, della coalizione Società della Cura e del Forum dei Movimenti per l’acqua, lo sciopero nazionale della scuola del 26 marzo, affinché almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan per la scuola siano destinati a ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; a garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; ad intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

E nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il Trasporto pubblico locale (TPL). Perciò, abbiamo convocato come COBAS per il 26 pure lo sciopero del TPL, anche se la Commissione di garanzia ha ridotto il nostro sciopero dell’intera giornata a quattro ore. Per tale settore chiediamo lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi.

Nella giornata del 26 i COBAS della scuola e del TPL manifesteranno, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari Scuola e a rappresentanti delle coalizioni che hanno aderito alla giornata, in almeno 70 città e nei seguenti capoluoghi di provincia: Roma (davanti al Parlamento, P. Montecitorio, ore 10), Bologna, Lucca, Firenze, Pisa, Milano, Genova, Catania, Palermo, Massa, La Spezia, Trieste, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Pistoia, Ancona, Perugia, Terni, Napoli, Salerno, Bari, Potenza, Pescara, Cagliari, Ravenna, Lecce, Sassari, Prato, Livorno, Grosseto, Lecco, Vicenza, Modena, Piacenza, Cremona, Mantova, Rimini, Udine, Ferrara. La partecipazione a manifestazioni autorizza spostamenti, anche fuori dal proprio Comune e Provincia nel caso non ve ne siano nei propri.

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

CHIUSURA ISCRIZIONI AL CONVEGNO CESP DEL 24 MARZO 2021

Alle ore 14.00 di lunedì 22 marzo 2021 si chiuderà la pagina di questo sito per iscriversi al convegno Cesp “Dal PEI al PEI” in programma per il 24 marzo 2021, per consentire l’effettuzione delle operazini tecniche della raccolta delle adesioni e dell’invio del link e del codice per il collegamento su piattaforma Zoom.

ILLEGITTIMA ATTIVAZIONE DaD/DDI

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche della Sicilia

prot. n. 48 del 19 marzo 2021

Oggetto: illegittima attivazione DaD/DDI

La scrivente Organizzazione Sindacale è venuta a conoscenza che in numerose Istituzioni scolastiche siciliane viene illegittimamente attivata la didattica a distanza per ragioni non previste dalla normativa vigente.

Su tale questione, facciamo notare che:

1. l’art. 1, comma 1, della l. n. 35/2020 ha limitato all’unico scopo di “contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19” la “sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado […] ferma la possibilità del loro svolgimento di attività in modalità a distanza”;

2. l’art. 2, comma 3, della l. n. 41/2020 prevede che “In corrispondenza della sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione”;

3. inoltre, lo stesso art. 2, comma 3-ter, precisa che “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, dovuto al diffondersi del virus COVID-19, le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto «Istruzione e ricerca», nella modalità a distanza, sono regolati mediante un apposito accordo contrattuale collettivo integrativo”;

4. proprio questo CCNI ribadisce all’art. 1, comma 1, i Casi in cui si può ricorrere alla DDI e cioè “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei Ministri, dovuto al diffondersi del virus Covid-19 […] in forma complementare o esclusiva qualora dovesse disporsi la sospensione dell’attività didattica in presenza”.

Pertanto, alla luce di quanto su esposto, risulta evidente che solo nel caso di interruzione della didattica in presenza determinata dal diffondersi dell’epidemia COVID-19 è possibile prevederne lo svolgimento a distanza e non anche per ovviare a eventuali improvvise situazioni determinate da altre cause di forza maggiore.

Infine, la scrivente Organizzazione Sindacale invita i Dirigenti scolastici a non estendere illegittimamente il ricorso alle forme di didattica a distanza, riservandosi di tutelare i/le propri/e associati/e nelle dovute sedi.

CONVEGNO CESP IN VIDEOCONFERENZA mercoledì 24 marzo 2021

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO/FORMAZIONE IN VIDEOCONFERENZA RIVOLTO A TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO, APERTO ALLA PARTECIPAZIONE DI TUTTE/I COLORO CHE HANNO A CUORE LA SCUOLA PUBBLICA STATALE

Dal PEI al PEI: il nuovo modello nazionale

mercoledì 24 marzo 2021 ore 8.30 – 13.30

Introduce e coordina: Carmelo LucchesiCesp Sicilia

8,30 APERTURA DELLA PIATTAFORMA

9,00 RELAZIONI

Mariachiara GaracciAvvocata specialista in diritto scolastico

Le novità introdotte dal DM n. 182/2020 successive al Dlgs 66 e Dlgs 96 del 2019

Sebastiano Ortu Insegnante di Sostegno scuola secondaria di II grado, Pisa

Nuovo PEI, vecchie abitudini. Tagli, burocrazia e nostalgia delle classi differenzialio

PAUSA

11,00 RELAZIONI

Antonella Chiazza Docente di scuola secondaria di I grado, Palermo

Analisi dei nuovi modelli di PEI

Leonardo Alagna Insegnante di Sostegno scuola secondaria di II grado, Palermo

L’iter per l’attribuzione delle risorse relative al sostegno e responsabilità del processo

12,30 RISPOSTE DEI RELATORI ALLE DOMANDE DEI PARTECIPANTI E CONCLUSIONI

PROGRAMMA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO

AVVISO: CHIUSURA ISCRIZIONI AL CONVEGNO CESP DEL 24 MARZO 2021

 Oggi lunedì 22 marzo 2021 alle ore 14.00 si è chiusa l’iscrizione al convegno Cesp “Dal PEI al PEI” in programma per il 24 marzo 2021, per consentire l’effettuazione delle operazioni tecniche della raccolta delle adesioni e dell’invio del link e del codice per il collegamento su piattaforma Zoom.

Per particolari esigenze di comunicazione in relazione alla partecipazione al convegno si può inviare una mail all’indirizzo cobasscuolapa@gmail.com .

Il CESP èEnte accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (DM 25/7/2006 prot. 869 e Circ. MIUR prot. 406 del 21/2/2006). Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009).

Convegno di formazione RSU, RLS e TAS COBAS

Rivolto alle RSU, RLS e TAS COBAS scuola delle Istituzioni scolastiche della SICILIA

venerdì 19 marzo 2021, ore 10.00 – 14.00
attraverso piattaforma telematica al link
https://global.gotomeeting.com/join/516389197
(se richiesto Codice accesso: 516-389-197)
LA PANDEMIA E I DIRITTI DI LAVORATORI/RICI

  • INTRODUZIONE: le risorse per la Scuola e il Recovery plan
  • SICUREZZA: protocolli, lavoratori fragili, quarantene, sanifcazione
  • CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO: organici e soprannumerari

Leggi/scarica la locandina dell’evento contenente il modulo per richiedere al DS il permesso di partecipare.

ASSEMBLEA TELEMATICA

ASSEMBLEA TELEMATICA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA DELLA SCUOLA

APERTA A GENITORI ED ALUNNI/E

RECOVERY PLAN: QUALI RISORSE PER LA SCUOLA

mercoledì 17 marzo 2021 ore 17.00 – 19.00

Ordine del giorno:

  1. Le risorse europee e le priorità del governo
  2. Le priorità della Scuola: sicurezza, organici, precariato e edilizia scolastica
  3. Le mobilitazioni e lo sciopero del 26.3.2021
  4. Varie e eventuali

Per ciascun aspetto discuteremo della situazione di fatto in corso, dei cambiamenti normativi attuati e in via d’attuazione, dei problemi che comportano e di come affrontarli.

Per partecipare all’assemblea telematica occorre connettersi a questo link https://global.gotomeeting.com/join/724295437

Se richiesto, inserire il codice d’accesso: 724-295-437

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA CON MANIFESTAZIONI LOCALI

Il nostro Recovery Plan: riduzione alunni/e per classe; aumento organici e assunzione precari/e; massicci investimenti per l’edilizia scolastica

Le rivendicazioni sono le stesse degli anni dell’austerità, ma oggi non sono più gli anni dei tagli, la politica economica ha cambiato segno: la spesa pubblica aumenta in deficit e si rendono disponibili ingenti risorse.  Il conflitto politico che si apre è sulla destinazione di queste risorse, in cui Scuola, Sanità e Trasporti saranno capitoli di spesa decisivi. Per questo è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa ed alternativa alla gestione pre-Covid: durante la pandemia sono infatti tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni, conseguenze delle privatizzazioni e del progressivo smantellamento dello Stato sociale..

Per quanto riguarda la Scuola, le destinazioni principali dei 20 mld di euro previsti dal Recovery Plan, che il nuovo governo si accinge a (ri)scrivere, rischiano di allontanarci ancora di più dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione, che dovrebbe puntare alla formazione del cittadino dotato di strumenti cognitivi e spirito critico. I fondi per la digitalizzazione con l’adozione acritica delle nuove tecnologie implicano il rischio della trasformazione dei docenti in meri facilitatori di un processo di apprendimento standardizzato gestito dalle multinazionali del web; i fondi per la ricerca e l’impresa rischiano trasformare la scuola in un’agenzia per l’addestramento al lavoro. Occorre, invece, urgentemente invertire la rotta, con un intervento di risarcimento per i tagli decennali subiti e per un rilancio della scuola pubblica che deve partire dalla drammatica constatazione del degrado in cui versa. Tre obiettivi strutturali sono oggi possibili, ma anche improrogabili: 1) ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; 2) garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; 3) intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

Tre obiettivi su cui puntiamo a costruire un’ampia convergenza dentro e fuori dalle scuole. Il 26 Marzo è uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale per un diverso modello di scuola. I COBAS hanno condiviso questo percorso con il movimento di Priorità alla scuola e con il Coordinamento nazionale dei precari scuola per promuovere nel maggior numero di città mobilitazioni che coinvolgano tutto il popolo della scuola pubblica: docenti, Ata, studenti, genitori e, in generale, cittadini democratici. Ma è anche una protesta contro l’ulteriore riduzione del diritto di sciopero imposta dal recente accordo tra governo e Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.

In questi giorni sembra di essere di nuovo al punto di partenza, con la scuola che è sempre il primo bene sacrificabile per contenere la diffusione del contagio, indipendentemente da una valutazione del suo ruolo specifico nella riproduzione e diffusione del virus. E’ la logica dell’emergenza infinita che continua a produrre interventi improvvisati e contraddittori in un gioco delle parti tra governo centrale e presidenti regionali. Si chiudono le scuole di ogni ordine e grado per mantenere aperte le attività economiche: da un lato si dice che la situazione è molto grave e bisogna intervenire subito chiudendo un “servizio essenziale”, dall’altro che la situazione non è cosi grave e si possono tenere aperte le attività commerciali e produttive. La gestione “regionalizzata” della Sanità e della Scuola ha evidenziato quanto oggi siano assurdi, anche sul piano dell’efficacia degli interventi, tutti i progetti di Autonomia regionale differenziata, di cui chiediamo il ritiro. Salvo lockdown generalizzati a tutte le attività, va garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e totale negli altri ordini di scuola.  

Esecutivo nazionale dei COBAS – Comitati di base della scuola

2 marzo 2021 

IL GOVERNO DRAGHI AL BANCO DI PROVA DELLA SCUOLA

Il governo Draghi gode di un ampissimo consenso parlamentare, dovuto sia al carisma personale del premier e all’investitura di Mattarella sia al trasformismo politico dei vari partiti, la cui reale motivazione è la gestione dell’enorme flusso di capitali provenienti dall’Unione Europea. In ogni caso, la politica economica non sarà quella del governo Monti, caratterizzata da lacrime e sangue, austerità e neo liberismo perché è cambiata radicalmente sia la politica monetaria della BCE che la politica di bilancio dell’Unione Europea.

Almeno fino alla completa fuoriuscita dall’emergenza economico- sanitaria, tale politica sarà caratterizzata da spesa pubblica in deficit per rilanciare domanda, produzione e occupazione e da massicce immissioni di liquidità per rendere sostenibile il debito. Il conflitto politico sarà sulla destinazione di queste risorse. In questo quadro sanità, scuola e trasporti hanno un ruolo centrale: durante la pandemia sono tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazione, conseguenze del progressivo smantellamento dello stato sociale e delle privatizzazioni.

Occorre invertire la rotta, ma non per tornare al quadro pre-pandemico, ma ai diritti sociali previsti dalla Costituzione e mai completamente realizzato, anzi messi in crisi dalle modifiche costituzionali, dal pareggio di bilancio e dal principio di sussidiarietà. Nella scuola é il momento di un bilancio delle trasformazioni avviate negli ultimi due decenni, fin dall’introduzione dell’autonomia scolastica e la mutazione dei presidi in dirigenti, del ricorso ai test standardizzati dell’Invalsi, della involuzione degli studenti e dei genitori in utenti-clienti.

Valuteremo se il nuovo ministro Bianchi invertirà il processo di aziendalizzazione, restituendo alla scuola il suo compito istituzionale di istruzione e formazione della persona nella sua complessità o se persisterà nella metamorfosi regressiva che ha ridotto la scuola ad ente di formazione del capitale umano. Però, anche se, come abbiamo sempre sostenuto e come sembra riconoscere ora Draghi, la DAD non è vera scuola ed ha aumentato le disuguaglianze, i docenti hanno sempre lavorato durante i periodi di sospensione della scuola in presenza, per cui non possono essere costretti ad uno straordinario gratuito e obbligatorio a giugno.

Per il recupero delle carenze determinate dalla DAD lo strumento c’è già: sono i corsi di recupero, che vanno però rifinanziati, estesi al primo ciclo e – come è accaduto finora- retribuiti e svolti dai docenti disponibili o affidati a personale esterno. I COBAS hanno difeso strenuamente, e in splendida solitudine tra i sindacati, operando anche nella coalizione di Priorità alla Scuola, la riapertura totale della scuola, in parte ora raggiunta e che va mantenuta.

A tal fine i soldi del Recovery Plan vanno usati per rilanciare la scuola pubblica e invertire la rotta: e tre sono i punti decisivi.

  1. In questi giorni si sta avviando il percorso che porterà alla formazione delle classi e dell’organico. Ci ritroveremo di nuovo a dividere per 27 gli iscritti delle classi prime e terze alle superiori, con punte che possono arrivare fino a 32 alunni per classi e oltre. Tali numeri sono assolutamente inefficaci per la didattica e per garantire la sicurezza. Per cui chiediamo una riduzione a 20 del numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili.
  2. Con gli attuali criteri di formazione delle classi avremo l’anno prossimo circa 230 mila cattedre vacanti per i pensionamenti e l’attuale tasso di precarizzazione del lavoro, tra i più alti in Europa. E’ indispensabile, per la continuità didattica e la sicurezza, assumere con concorsi per soli titoli tutti i docenti con 36 mesi di servizio e gli Ata con 24 mesi, in linea con le sentenze della Corte di Giustizia europea.
  3. Molti edifici scolastici sono fatiscenti e/o non in linea con la normativa vigente per la sicurezza. Non sono quindi ulteriormente procrastinabili massicci interventi in un’edilizia scolastica che coniughi la riduzione di impatto ambientale con la garanzia di spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.
  4. Infine, va garantita da subito la scuola in presenza almeno al 50% per tutti/e, il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da più di 2 anni, il ritiro del recente accordo che limita ulteriormente il diritto di sciopero.

Insieme ad altri soggetti, stiamo valutando le forme della mobilitazione su questi obiettivi, incluso anche lo sciopero.

24 febbraio 2021

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della scuola

I webinar del lunedì a cura del CESP

Iscrizione gratuita compilando il modulo

Nuovo PEI, vecchie abitudini. Tagli, burocrazia e nostalgia delle classi differenziali

Sono state pubblicate le Linee guida al nuovo PEI – Piano educativo individualizzato allegate al decreto interministeriale 182/2020 e accompagnate dalla nota 40/2021. Dopo le anticipazioni dei decreti legislativi 66/2017 e 96/2019 la “riforma del sostegno” è pronta e l’impianto della legge 104 è messo pesantemente in discussione. Le 65 pagine delle Linee guida e i documenti che l’accompagnano ben rappresentano la portata del cambiamento in atto. Malgrado i buoni propositi che trapelano dal lessico e dall’impostazione del discorso, il modello di riferimento rimane quello della scuola della produttività, dell’efficienza, della centralità del risultato. Le Linee guida rispondono alle esigenze aziendali del taglio delle risorse, in linea con il Bilancio di previsione dello Stato del dicembre 2020 che prevede per l’istruzione migliaia di cattedre di sostegno in meno.

  • Le Linee guida prevedono la possibilità di esercitare “attività alternative”, e addirittura di decidere l’esonero in determinate discipline. Possibilità che, oltre a costituire un facile strumento per ridurre le ore di sostegno e assistenza, evoca assai da vicino lo spettro delle classi differenziali.
  • Il GLO, Gruppo di lavoro operativo, sostituisce il vecchio GLH, dove interagivano tutte le figure che avevano in carico lo/la studente (scuola, famiglia, assistenza, équipe medica) che nei termini della legge 104 elaboravano congiuntamente il PEI. Il GLO ora coincide con il Consiglio di classe e al suo interno le decisioni sono approvate a maggioranza. Il PEI cessa di essere il documento della “definizione congiunta”, i genitori sono ridotti a “partecipanti” (non si capisce con quali poteri effettivi) e altre figure sono ammesse solamente previa approvazione del dirigenteRisulta determinante il ruolo di leadership del dirigente scolastico»).
  • La «riunione telematica» del GLO prevista dalle Linee guida non è più limitata ai tempi della pandemia ma è sdoganata come opzione di routine. Chi ha partecipato alle riunioni di un GLH/GLO sa bene quanto sia fondamentale la presenza fisica non riducibile alla mera bidimensionalità di uno schermo.
  • Il PEI è ora un modello standard strutturato in un impianto farraginoso e mastodontico: l’osservazione e l’attività didattica dovranno essere ricalibrata dal Consiglio di classe secondo le categorie dello standard medico “bio-psico-sociale” ICF. È un carico di burocrazia che somiglia più a una pretesa di controllo delle attività piuttosto che a un indirizzo pedagogico-didattico.
  • Il calcolo delle risorse è affidato a un procedimento a crocette basato su una valutazione quantitativa anziché qualitativa e sulle effettive esigenze rilevate. Le ore per il sostegno e le assistenze (queste ultime «nell’ambito delle risorse disponibili») andranno calcolate attraverso una tabella precostituita. A una scala del cosiddetto “debito di funzionamento”, che riduce la disabilità a una mera mancanza, corrisponde un numero fisso di ore. Un lavoro da contabili, non da professionisti della didattica, che sottintende chiaramente un taglio alle risorse.
  • Un’intera pagina delle Linee guida è dedicata alle conseguenze penali in capo a ogni singolo appartenente al GLO nel caso in cui la richiesta di ore finisca per arrecare un danno all’erario.
  • Tutta da sperimentare alla prova dell’esperienza sarà la novità dell’incontro tra il modello (medico) dell’ICF e i modelli didattici e pedagogici unici al mondo della nostra scuola.

La trasformazione del PEI da documento condiviso e aperto in un elenco di previsioni e prescrizioni inciderà sulla complessità del rapporto didattico-pedagogico-educativo basato sulla libertà pedagogica, sull’adattamento, sulla mediazione.

Colpisce la mancanza del punto di vista di chi lavora nella scuola. Solo con l’apporto dell’esperienza professionale vissuta sarebbe stato possibile immaginare una vera riforma del sostegno di cui forse si sentiva realmente il bisogno.

Non certo questa riforma, che è da rinviare totalmente al mittente.

IL “SOVRANO” DRAGHI E LE RICHIESTE COBAS SU SCUOLA, SANITÀ, TRASPORTI, LAVORO

Il governo Conte-bis si è dissolto in tempi rapidissimi. A sostituirlo, Mattarella ha chiamato il “salvatore della Patria” Mario Draghi, per ripetere l’exploit del salvataggio dell’euro con il suo “whatever it takes”. Tutti i poteri del Paese gli hanno reso omaggio: ma l’incoronazione a “sovrano” sarà duratura o la “luna di miele” svanirà davanti alle prime decisioni serie? Certo, questo Draghi non è quello che nel 2011 intimava a Berlusconi durissima austerità e tagli, provocandone la sostituzione con il tecnocrate “lacrime e sangue” Mario Monti.

Tra i due Mario c’è la stessa differenza esistente tra la disastrosa politica di austerità e di blocco della spesa pubblica imposti allora dall’Unione Europea, e l’attuale politica espansiva, con la centralità della spesa pubblica  per far ripartire l’economia, svolta i cui maggiori artefici sono stati proprio Draghi e Angela Merkel . Chi identifica liberismo e capitalismo, dimentica che gli Stati (quelli potenti) hanno sempre agito nei periodi di crisi come “capitalista collettivo”, consentendo grazie alla spesa pubblica la ripartenza di economie soffocate dai tagli del liberismo. Dunque, almeno fino all’uscita dalla crisi economico-pandemica, i rischi per la giustizia sociale ed economica non dipenderanno da una presunta sudditanza di Draghi ad un inesistente “governo delle banche e della Grande Finanza”, quanto dalla direzione che prenderanno i grandi flussi di denaro a disposizione, a favore di chi verranno spese tali somme. E a tal proposito, bisogna sfatare un altro luogo comune: quello della emarginazione/impotenza dei principali partiti di fronte al potere “sovrano” di Draghi. Si fatica a prendere atto che i maggiori partiti italiani non hanno più alcun vincolo ideologico, teorico, culturale e politico, e figuriamoci se morale, da rispettare: sono solo macchine di potere, finalizzate a conquistarlo e mantenerlo; e le posizioni ideologiche e politiche sono intercambiabili come maschere. Le “creature” provenienti dallo scioglimento del PCI hanno sposato fino a ieri il liberismo più scriteriato; del trasformismo berlusconiano non conta neanche parlare, mentre quello dei 5Stelle, che dovevano “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”, batte ogni record; e la virata a 180 gradi della Lega dal sovranismo fascistoide all’europeismo sorprende solo chi le attribuiva riferimenti ideologici e politici coerenti. Ma questo nulla toglie al potere che i partiti al governo non molleranno: e il loro ingresso in massa nel governo deriva dal voler partecipare da protagonisti alla spartizione del “bottino”, la ferrea volontà di foraggiare le proprie consorterie, circuiti affaristici, lobbies sociali. Il governo Draghi é costituito da tecnocrati messi a guardia di otto ministeri di rilievo, che potrebbero tentare di avviare riforme strutturali dannose, e da 15 ministri politici, scelti con il manuale Cencelli della vecchia DC, impegnati a battagliare tra loro e con il “sovrano” per garantirsi la ripartizione del “malloppo”.  Per chi intende lottare per la giustizia sociale ed economica, per il lavoro, per il reddito universale, per i Beni comuni e i servizi pubblici, a partire da scuola, sanità e trasporti, un governo  che dipende da un blocco senza precedenti di partiti, saldati in un micidiale patto spartitorio, costituisce un avversario contrastabile solo da ampie coalizioni, che evitino l’illusione di poter spuntarla battendosi solo sulla propria tematica.

Come COBAS stiamo cercando di dare il massimo contributo per l’intersezione tra i vari conflitti  necessari. Però, crediamo che nell’immediato vada data centralità alla catena sociale che collega scuola, sanità, trasporto pubblico e lavoro, per garantire la massima sicurezza possibile contro la pandemia ma anche contro l’utilizzazione malsana degli ingenti fondi a disposizione. In particolare, abbiamo difeso strenuamente, in splendida solitudine tra i sindacati e in coalizione con Priorità alla Scuola, la riapertura totale della scuola, in parte ora raggiunta e che va mantenuta. E a tal fine, ribadiamo al nuovo governo la richiesta urgente di: a) portare a 20 il numero massimo di alunni/e per classe; b) aumentare gli organici, assumendo a tempo indeterminato i docenti precari con almeno 3 anni di servizio e gli Ata con 2 anni; c) investire in modo rapido sull’edilizia scolastica e garantire tamponi, tracciamenti e servizi sanitari nelle scuole. Per quel che riguarda la Sanità pubblica, visto che il territorio non è riuscito ad evitare con le proprie strutture di base l’intasamento degli ospedali, riducendo ogni altra attività per fare spazio alle aree Covid, è decisivo: a) un significativo aumento delle risorse finanziarie e degli organici con l’assunzione a tempo indeterminato di medici, infermieri e altri operatori sanitari; b) la revisione del Titolo V in tema di autonomia sanitaria alle Regioni, restituendo alla gestione nazionale le decisioni fondamentali; c) investimenti seri sulla medicina territoriale pubblica e ridimensionamento drastico della Sanità convenzionata, a cui al momento vanno le percentuali maggiori delle risorse regionali. Il terzo punto cruciale per la lotta alla pandemia riguarda il trasporto pubblico per il quale chiediamo: a) lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ripubblicizzazione; b) la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; c) il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi. Per quel che riguarda il lavoro, chiediamo: a) la proroga del blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali per tutti/e; b) la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e la definizione per legge di un salario minimo orario e mensile dignitoso; c) l’internalizzazione stabile del personale degli appalti della pubblica amministrazione e l’investimento strategico nell’occupazione femminile e giovanile in termini di diritti (uguali per stanziali e migranti) e di riduzione della precarietà. Infine, ci prepariamo a difendere i dipendenti pubblici dal ripescaggio di Brunetta sulla poltrona ministeriale, data la  ossessiva ostilità del personaggio nei loro confronti. Stiamo valutando le forme della possibile mobilitazione su questi obiettivi, non escludendo di includervi anche lo sciopero qualora i segnali che arriveranno dal nuovo governo nei prossimi giorni si dovessero rivelare negativi.

Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

19 febbraio 2021

NO AL PROLUNGAMENTO ESTIVO DELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE

È circolata nei giorni scorsi la proposta del nuovo primo ministro Draghi a proposito di un allungamento delle attività didattiche nel periodo estivo, motivata dalla necessità di recuperare quanto perso per le interruzioni e lezioni in didattica digitale, osserviamo quanto segue.

Ad ogni interruzione è stata attivata la DDI, quindi non si può dire che gli/le studenti/esse abbiano perso giorni di scuola. A meno che non si consideri la didattica digitale inefficiente, come a dire che l’impegno di centinaia di migliaia di docenti e studenti per mantenere viva la continuità del dialogo educativo, anche nelle condizioni estreme della DAD/DDI, è stato solo un inutile sforzo. A questo punto però bisognerebbe considerare nulli gli scrutini di giugno scorso e di febbraio, tutti i collegi docenti e le altre riunioni, far ripetere gli esami universitari e le sessioni di laurea a partire da aprile scorso. Nonché le sedute degli organi istituzionali svoltesi a distanza.

Sappiamo benissimo che la DDI ha enormi limiti e che ha provocato stress e difficoltà anche per la disparità degli strumenti a disposizione nelle famiglie. Sappiamo anche benissimo, però, che in DDI il corpo docente e gli studenti hanno lavorato, hanno sviluppato un percorso formativo, hanno svolto prove, esercitazioni, programmi.

Come al solito, invece di affrontare le reali emergenze della scuola (precariato, sovraffollamento delle classi, insicurezza delle strutture) ci si concentra sugli aspetti propagandistici, disconoscendo il lavoro dei docenti, i ritmi di apprendimento degli studenti, l’invivibilità delle aule in estate.

Si comincia proprio con il piede sbagliato verso la scuola, proponendo un aggravio di fatica, per docenti e studenti, con la sciagurata ipotesi di frequentare i locali scolastici che già da aprile diventano invivibili per il caldo (non sono ambienti climatizzati, come quelli a cui è evidentemente abituato il Presidente incaricato) e di spostare a luglio gli esami di terza media e di maturità.

Sarebbe invece meglio che il governo si confrontasse e indicasse come intende affrontare e risolvere i veri problemi strutturali della scuola:

1) intende superare lo scandalosa diffusione del precariato con un piano di assunzioni per tutte le cattedre vacanti?

2) intende sviluppare un piano di reclutamento che incrementi adeguatamente il personale docente e ATA?

3) intende diminuire il numero degli alunni per classe (non oltre 20)?

4) intende investire una parte consistente del Recovery Plan nell’edilizia scolastica per mettere in sicurezza, ristrutturare e costruire nuovi locali ed offrire ambienti accoglienti e sicuri?

5) intende introdurre climatizzazione e ventilatori per il ricambio e la sanificazione dell’aria negli ambienti scolastici?

La scuola pubblica ha bisogno di ben altro che dichiarazioni e provvedimenti propagandistici, che non rivelano attenzione ma una concezione aziendalistica e produttivistica della scuola.

I Cobas chiedono di incontrare il direttore dell’USR Sicilia per affrontare la questione degli organici per il prossimo a.s. 2021/2022

Di seguito il testo che lo scorso 10 febbraio il Coordinamento regionale COBAS Scuola della Sicilia ha inviato al Direttore dell’USR Sicilia.Siamo in attesa della convocazione.

La scrivente Organizzazione Sindacale chiede un incontro urgente al Direttore USR-Sicilia per affrontare la questione degli organici per il prossimo a.s. 2021/2022

Ciò in considerazione del fatto che la curva pandemica, seppur in leggera flessione, non lascia presagire la totale scomparsa del virus in tempi brevi e che in ogni caso la scuola deve essere pronta ad affrontare tutti gli scenari che a settenbre potrebbero presentarsi.

È dunque indispensabile non ripetere quanto da tempo si è fatto con la composizione di “classi pollaio” in deroga alle normative vigenti in materia di sicurezza e in particolar modo proprio durante la pandemia ove al bisogno impellente di creare ovunque distanziamento sociale, non sono stati cambiati i parametri per la determinazione in oggetto e si è trovata come unica soluzione l’allontanamento degli studenti dalla scuola e l’avvio della didattica a distanza con le conseguenze che tutti, dai ministri ai parlamentari, alle famiglie e ai docenti, conoscono bene.

Preoccupati e consapevoli che la scuola non potrà sopportare un altro anno scolastico in “isolamento” ed in considerazione che la nostra regione negli anni, è stata fortemente penalizzata con rapporti alunni/classi di gran lunga superiori ad altre regioni e non disponendo di un adeguato patrimonio edilizio, si chiede che a tutti i livelli dell’Amministrazione si affronti, in tempi brevi, la questione per garantire alla scuola pubblica sicurezza e le migliori condizioni al fine di assicurare il diritto allo studio.

Modello di delibera per l’acquisto di dispositivi di protezione in Consiglio d’Istituto

Nella difficile congiuntura in cui si trova il Paese e di riflesso la scuola, come Cobas abbiamo sostenuto e sosteniamo la riapertura delle scuole superiori almeno al 50%, percentuale che deve progressivamente crescere per restituire agli studenti e alle studentesse un diritto all’istruzione di cui sono stati privati già troppo a lungo. Crediamo anche però che le scuole debbano impegnarsi, da subito, a migliorare le condizioni di sicurezza affinché lavoratori/trici e studenti/esse possano vivere gli spazi scolastici con maggiore tranquillità.

Nello stesso tempo continuiamo a batterci per ottenere il potenziamento dei trasporti, il medico scolastico, la riduzione del numero di alunni per classe e conseguentemente un piano straordinario di assunzioni, ma crediamo che la battaglia per la sicurezza, a meno che non voglia essere un alibi per tenere le scuole chiuse fino a fine pandemia, debba essere combattuta soprattutto dentro le scuole.

Per questo abbiamo elaborato un modello di delibera da portare nei Consigli di Istituto finalizzata all’acquisto di dispositivi di protezione, acquisti che sono più che possibili, visto che nelle scuole, e in particolare in quelle di secondo grado, esistono consistenti avanzi di amministrazione che si sono accumulati negli anni; le scuole spesso negano questa realtà e portano avanti la falsa narrazione secondo la quale “le scuole non hanno i soldi nemmeno per la carta igienica”, continuando così a premere affinché i genitori versino il contributo “volontario”. Un’amministrazione pubblica non è virtuosa se risparmia molto (non è un’azienda che deve fare utili da reinvestire); una scuola pubblica è virtuosa se spende bene la maggior parte dei soldi che ha a disposizione perché il suo compito è quello di innalzare il più possibile la qualità dell’offerta per i suoi giovani cittadini.

Il Covid rende ancora più drammatica questa situazione: mentre i soldi delle scuole giacciono in banca, non si acquistano dispositivi che potrebbero rendere la scuola più sicura.

Proponiamo dunque questa delibera, con la raccomandazione che essa deve essere adattata puntualmente alla realtà della singola istituzione scolastica.

Per districarsi nel bilancio scolastico ed individuare l’avanzo di amministrazione utilizzabile per gli acquisti, si rinvia alla “Guida critica al bilancio scolastico” che i Cobas hanno messo a punto da diversi anni (alcune diciture sono cambiate in seguito alla riforma della contabilità, ma la sostanza non cambia e la guida è in grado di guidare alla lettura del bilancio della propria scuola).