SABATO 6 GIUGNO 2020 MANIFESTAZIONE PER LA SCUOLA

 SCARICA IL VOLANTINO

NON ABBIAMO BISOGNO DI STUDENTI/SOLDATO

Firmato a Palermo l’11 aprile 2019 un Protocollo d’Intesa fra il Comando Militare dell’Esercito e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia. Vi si può leggere: “Il Comando militare dell’Esercito riserva particolare attenzione al mondo scolastico, accademico e scientifico per la diffusione dei valori etico-sociali, della storia e delle tradizioni militari, con un focus sulla funzione centrale che la Cultura della Difesa ha svolto e continua a svolgere a favore della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese”

Mentre la fallimentare Alternanza Scuola-Lavoro (oggi PCTO) è stata giustamente ridimensionata (noi ci battiamo per la sua completa abolizione) perché nella pratica ha rappresentato in quasi tutti i casi una insopportabile perdita di tempo, c’è chi, come nel caso delle forze armate, pensa che, al contrario, sia utile “per affermare la conoscenza e il ruolo dell’Esercito al servizio della collettività e divulgare le opportunità professionali e di studio riservate alle fasce giovanili di riferimento”

In un mondo attraversato da guerre e devastazioni, dove a intere popolazioni vengono negati i diritti più elementari, abbiamo bisogno di promuovere la cultura della pace, del rispetto, della cooperazione fra i popoli. Non c’è alcun motivo, per esempio, perché militari stranieri entrino, come avviene sempre più spesso con i soldati statunitensi, nelle nostre scuole. Non abbiamo alcun bisogno che alle nostre studentesse e ai nostri studenti vengano contrabbandate, per esempio, come imprese legittime atti di vero e proprio terrorismo di stato, come avvenuto qualche giorno fa in Irak. Nè serve che i militari ripuliscano scuole e ambienti, è un compito che tocca allo Stato, magari utilizzando eventuali somme recuperate attraverso la riduzione delle spese militari.

Ma non serve neanche che alunne e alunni si impegnino come cuochi e camerieri per le mense degli ufficiali; hostess per mostre e convegni militari; fabbri, falegnami e verniciatori per le officine di riparazione di vecchi blindati e carri armati.

Al contrario, come affermano tutte le convenzioni internazionali, tra i diritti del fanciullo c’è quello di non venire in “contatto con la guerra” (peraltro ripudiata dalla nostra Costituzione), e, quindi, non dovrebbe essere permesso lo svolgimento a scuola di nessuna manifestazione a carattere militare. Ma anche gli allievi della scuola secondaria di secondo grado devono crescere sviluppando e ragionando sulla cultura della pace e la stessa riflessione sul lavoro futuro deve servire alla loro crescita e a un inserimento consapevole nel mondo “degli adulti”. 

Quanto sancito con questo protocollo va in tutt’altra direzione. Non abbiamo bisogno di studenti/soldato e tantomeno può essere delegato all’esercito “il coordinamento e monitoraggio di ogni sviluppo dell’attività formativa”. La scuola non può e non deve rinunciare al suo compito fondamentale: contribuire alla crescita di cittadine e cittadini consapevoli. Ne ha le capacità organizzative, intellettuali e didattiche, e non ha bisogno di interferenze esterne. 

Per questi motivi i COBAS chiedono l’immediata revoca del suddetto protocollo.

COORDINAMENTO REGIONALE SICILIANO DEI COBAS SCUOLA

A FIANCO DI NICOLETTA DOSIO. DOCENTE NO TAV

ORA E SEMPRE a fianco di NICOLETTA DOSIO

La conosciamo da tanti anni, che per lei sono sempre stati anni di impegno in tutte le lotte che hanno visto da una parte le lavoratrici ed i lavoratori, e dall’altra i padroni pubblici e privati.

Nicoletta non ha mai smesso di essere ogni giorno della sua vita da una parte sola, quella degli oppressi, dei loro bisogni, senza chiedersi quanto costa e quanto grandi fossero gli interessi economici e speculativi del partito trasversale degli affari.

Ha rappresentato e rappresenta una spina nel fianco di tutti i progetti di devastazione ambientale e sociale, e la battaglia di popolo contro il TAV è solo una delle tante in cui ha dato prova di coraggio e di pacifica e serena determinazione.

Per questo il gesto efferato di aprirle le porte del carcere non è altro che l’ennesimo atto arrogante del potere: la messa a nudo della disponibilità degli apparati a superare ogni limite nella costruzione dell’odio e del castigo vessatorio verso chi esprime istanze di liberazione.

Sappiamo che incarcerare Nicoletta serve: a giustificare le tante incarcerazioni in contemporanea di militanti ambientali e sociali, a rendere non incredibile ma quasi ineluttabile la sottrazione sistematica di diritti civili come strumento di lavoro ai fianchi, a incrementare la brama trasversale di avviare e riavviare produzioni di morte e di sottomissione dei territori anche a costi sempre più elevati di militarizzazione e di depauperamento democratico.

Ma sappiamo anche che più insistono nel voler imporre e diffondere il loro silenzio autoritario, il loro nulla sociale, più chiare e precise risultano le parole e le azioni di chi continua a proporre ed a costruire comunità solidale e sociale, di persone vive, libere e pensanti.

* * *

Le/gli insegnanti di Bussoleno a difesa di Nicoletta Dosio

Le e gli insegnanti del liceo “Norberto Rosa” di Bussoleno (dove ha insegnato per anni) hanno preso una coraggiosa posizione sull’arresto di Nicoletta Dosio, qui di seguito la loro lettera aperta:

Esprimiamo sconcerto e profondo turbamento di fronte all’arresto di Nicoletta Dosio, che è stata prelevata dalla sua casa a Bussoleno il 30 dicembre scorso e tradotta nel carcere delle Vallette di Torino, dove dovrà scontare un anno di pena.

Assistiamo a una realtà in cui una donna mite, incapace di atti violenti nei confronti di persone e di animali, colpevole di un “reato” irrisorio, viene condannata a un anno di carcere in un Paese dove invece chi si è macchiato delle peggiori stragi, delle frodi più eclatanti, vive libero e indisturbato. Di fronte a questi eventi sentiamo urgentemente la necessità di esprimere a Nicoletta tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

Conosciamo bene Nicoletta, perché molti di noi hanno lavorato con lei per anni, mentre alcuni sono stati, prima che colleghi, anche suoi allievi. Per questo abbiamo potuto apprezzare le sue doti di insegnante di competenza e professionalità estreme; precisa, corretta, interessata unicamente al bene dei suoi studenti, non più bambini e non ancora adulti. Ha saputo accompagnarli verso il loro futuro con rigore e tenerezza insieme, come fossero figli, dando loro tutto ciò di cui era capace.

Come insegnante Nicoletta è stata servitrice dello Stato – servitrice e non serva – e ha dimostrato di essere soprattutto un’educatrice, un esempio vivente di senso civico, insegnando che si può essere severi usando il cuore. L’esistenza stessa del liceo di Bussoleno, dove molti di noi lavorano – o hanno lavorato – e dove si sono formati ormai migliaia di ragazzi valsusini e non, è frutto del suo impegno e della sua tenacia.

Infatti proprio lei, insieme ai colleghi del tempo, aveva curato e fatto crescere negli anni ’80 e ’90 l’iniziativa che ha portato alla nascita di un nuovo liceo scientifico a Bussoleno, di cui è stata a lungo anche vicepreside. In un momento successivo – non senza difficoltà – ha seguito la costruzione dell’edificio in cui noi oggi lavoriamo, inaugurato nel 1998. Noi non riconosciamo Nicoletta nella parola “pasionaria”, nell’accezione astorica con cui il linguaggio semplicistico e riduttivo del giornalismo ama descriverla. Le sue scelte sono frutto di una riflessione lucida e sono ponderate con cura, intelligenza, dirittura morale e grande coraggio; ma soprattutto Nicoletta è persona che senza risparmiarsi ha impiegato tante delle sue energie per migliorare le condizioni fisiche e intellettuali di chi le vive intorno, chiunque esso sia. La nascita della nostra scuola è un atto di promozione della cultura importante per la nostra valle: ne è un esempio quanto mai significativo, che tocca soprattutto a noi, che vi lavoriamo, mettere in evidenza. Un atto esemplare di impegno sociale e culturale al tempo stesso, che ben rappresenta il suo temperamento e di cui tutta la comunità deve essere riconoscente.

Coraggio, Nicoletta! Vorremmo che queste parole potessero essere per te un conforto e un abbraccio.

Lettera firmata da 61 insegnanti, in servizio e in pensione, del Liceo Norberto Rosa

* * *

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

L’arresto di Nicoletta Dosio: una storia sbagliata

Una storia sbagliata, fin dall’inizio e oggi più che mai: Nicoletta Dosio, 73 anni, condotta in carcere per una condanna definitiva ad un anno di reclusione per una delle manifestazioni “No Tav” più comprensibile a tutti —del 2012!— dopo che un altro attivista (Luca Abbà) era rimasto folgorato nel corso di una pacifica protesta su di un traliccio, manifestazione assolutamente non violenta. Dall’altra parte, un cantiere infinito di un’opera mastodontica, inutile per i più e dannosa secondo molti, la linea per il Treno ad Alta Velocità che un giorno (forse) collegherà un po’ più velocemente Torino a Lione, dopo che tutti i decisori (da cui, in origine, sono stati escluse legislativamente, con la legge grandi opere, le comunità interessate) avranno completato la militarizzazione dell’area del mega cantiere, diventata, con le disposizioni introdotte furtivamente nella legge “antifemminicidio” del 2013, “sito sensibile” la cui violazione comporta pene aggravate e dopo la conclusione dei lavori (oggi difficilmente immaginabile) a opera delle aziende incaricate, di cui buona parte fallite in corso d’opera e/o in odor di mafia.

La critica ad una simile opera appare del tutto legittima e la repressione di eventuali reati dovrebbe avvenire con lo stesso metro di valutazione utilizzato per altri settori.

Questa mega opera, contestatissima, costosissima e che, se e quando sarà mai ultimata sarà già superata, è costata al territorio su cui insiste decine e decine di processi (più o meno “maxi” e conosciuti, ma comunque pesantemente incidenti sulla libertà delle persone e sulla possibilità di prosecuzione pacifica della protesta) contro chi vi si oppone, misure cautelari, condanne pesanti in procedimenti “simbolici”, su cui la Cassazione è intervenuta ripetutamente negandone, in alcuni casi, la legittimità. Anni di attività giudiziaria dedicata quasi esclusivamente a punire con condanne esemplari ogni singolo comportamento ostativo a una scelta giustamente criticata da più parti, incluse forze oggi al governo del paese. Una giustizia orientata, “forte con i deboli e debole con i forti”, indifferente alle legittime ragioni di una protesta con caratteri larghi e popolari. Un uso della giustizia in cui non ci riconosciamo.

In questa lotta, Nicoletta ha fatto la sua parte con coerenza e dignità e intende dimostrare, con il suo rifiuto di misure alternative al carcere, l’ingiustizia di una repressione contro il movimento No Tav a un livello che non si riscontra in altri settori.

Chiediamo con forza che le sia riconosciuto, come segnale di cambiamento nei rapporti con il conflitto sociale, un provvedimento d’ufficio di concessione della grazia.

I Giuristi Democratici confermano il loro impegno a difesa del sacrosanto diritto alla protesta contro la regina delle grande opere inutili, chiedendo un radicale cambio di rotta nella gestione dei conflitti sociali e ambientali, quale è certamente quello relativo al progetto Tav, che dovrebbe tornare a essere materia di un serio, civile, realistico e produttivo confronto tra comunità e governi locali e centrali, anziché materia di giudizi penali e ostentazione di potere militare e di ordine pubblico.

ASSISTENZA DISABILI – Incontro con la Città Metropolitana

INCONTRO CON LA CITTÀ METROPOLITANA DI PALERMO

Ieri, 3 dicembre 2019, Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità, abbiamo incontrato i responsabili dell’Ufficio integrazione scolastica e disabilità sensoriale della Città Metropolitana di Palermo per affrontare le criticità che vivono le famiglie, gli/le assistiti/e e chi quotidianamente presta la propria professionalità al servizio degli studenti con disabilità.

Durante l’incontro abbiamo affrontato le problematicità derivanti dall’applicazione del CCNL Cooperative Sociali anche in relazione alle modalità di organizzazione del servizio previste dal bando di accreditamento della Città Metropolitana di Palermo (D.D. n. 275/2019).

Innanzitutto, segnaliamo che durante l’incontro siamo venuti a conoscenza del rischio che a gennaio non sia possibile riavviare il servizio se entro il 15 dicembre la Regione non trasferirà le somme necessarie agli Enti territoriali interessati. Nel prendere atto di quanto comunicatoci abbiamo manifestato perplessità e incredulità ottenendo come risposta la conferma di tale eventualità.
Riteniamo inaccettabile il rischio che migliaia fra famiglie, utenti e lavoratori possano subire l’interruzione di un servizio imprescindibile per la nostra Scuola e ci attiveremo per monitorare la situazione e sollecitare tutti gli interessati affinché non vi sia alcuna interruzione del servizio.

Per quanto riguarda l’Assistenza all’autonomia e alla comunicazione, abbiamo sottolineato le urgenti problematiche da risolvere, a cominciare da:

•​ l’inquadramento della figura dell’Assistente;

•​ le riduzioni della retribuzione a causa della mancata frequenza dell’alunno (visto che non so tiene conto di tutte quelle altre attività necessarie all’integrazione che si potrebbero svolgere in assenza dell’alunno come programmazioni, preparazione dei materiali didattici, dei progetti, ecc.);

•​ l’assenza di garanzia della continuità lavorativa e della retribuzione per le/gli assistenti che dovessero essere sostituite/i per impreviste ed eccezionali esigenze su richiesta della famiglia, senza che sia previsto – a tutela del/la dipendente – l’affidamento di altro incarico e oppure il coinvolgimento delle OO.SS;

•​ un sistema di rilevazione delle presenze e le sue modalità di utilizzazione non concordate con le OO.SS., come invece previsto dalla L. n. 300/1970.

Abbiamo, inoltre, ribadito la necessità di:

•​ attivare il servizio dal primo giorno di scuola fino al termine delle attività didattiche;

•​ definire il monte ore settimanale di assistenza in sede di GLHO con un numero di ore minimo garantito;

•​ stabilire il diritto di precedenza nelle assunzioni delle Cooperative per gli Operatori con maggiore anzianità di servizio maturata;

• ​modalità di risoluzione concordate tra Cooperative e OO.SS. delle eventuali criticità quotidiane del servizio;

•​ formazione continua degli Operatori a totale carico delle Società Cooperative.

Inoltre, abbiamo fatto presente la nostra contrarietà alla richiesta (a nostro parere illegittima) della Città Metropolitana di Palermo, della nomina degli Amministratori di Sostegno per la prosecuzione del servizio di Assistenza per gli studenti divenuti maggiorenni, ritenendo sufficiente l’indicazione prevista all’interno del gruppo misto.

Per quanto riguarda l’Assistenza igienico-personale, abbiamo espresso la nostra preoccupazione per la confusa situazione venutasi a creare sulla prosecuzione del servizio, sia per i danni alle famiglie, a cui verrebbero a mancare quegli Assistenti che da anni permettono ai loro figli di frequentare la scuola, sia per le prospettive occupazionali degli stessi Assistenti attualmente occupati, sia per i collaboratori scolastici che si vedrebbero, loro malgrado, addossare compiti e responsabilità improprie per le loro mansioni, visto che il D.lgs. n. 66/2017 non aggiunge nulla al vigente CCNL Scuola e fa salve le competenze delle Regioni a Statuto Speciale in tale ambito. In tale contesto assicuriamo ogni sforzo per recuperare i posti degli assistenti cancellati scaricando il servizio sui collaboratori scolastici. Inoltre, abbiamo sollecitato che la sostituzione degli Assistenti igienico-personali venga comunque garantita per le uscite didattiche non facendo ricadere in toto l’onere della sostituzione in capo alle Cooperative.

Abbiamo concluso l’incontro prevedendo ulteriori futuri confronti e ribadendo la richiesta di convocare un tavolo tecnico tra le parti istituzionali, datoriali e sindacali per giungere ad una soluzione celere e concordata delle criticità segnalate.

Intanto vigileremo per la ripresa del servizio a gennaio e lavoreremo affinché le Linee Guida tengano conto delle nostre osservazioni.

NO ALLA GUERRA. Solidarietà a studenti e docenti del “Marco Polo” di Venezia

[APPELLO] Oltre 140 professori siciliani in solidarietà ai docenti e studenti della scuola Marco Polo di Venezia

A Venezia, docenti e studenti del liceo “Marco Polo” hanno obiettato alla propaganda dell’uso delle armi e del coinvolgimento in iniziative di tipo militare (VEDI). Iniziative a quanto pare non deliberate da alcun organo collegiale. A seguito di ciò sono diventati oggetto di una virulenta campagna di stampa volta a screditarli sul piano professionale ed umano.

Conosciamo bene l’arroganza della politica, soprattutto al livello periferico (cui sono seguiti attacchi a più livelli istituzionali), e pertanto non possiamo che esprimere piena e incondizionata solidarietà a docenti e studenti per la loro difesa della funzione educativa della scuola e dei valori di ripudio della guerra da parte della Costituzione repubblicana.

Conosciamo quali siano gli esiti storici quando viene minacciata la libertà di insegnamento e quando la ricostruzione storica viene piegata ai fini del potere. Continua a leggere

9.11 MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE LEGGI “SICUREZZA”

Quello che segue è il comunicato unitario di indizione della manifestazione nazionale a Roma del 9 novembre prossimo. Ricordiamo che la manifestazione è stata indetta dal Forum Indivisibili e Solidali (di cui i COBAS sono parte fondativa e rilevante) e dalle strutture romane dei Movimenti per l’Abitare e di numerosi Centri sociali raccolte nella sigla Energie in Movimento

LIBERI MOVIMENTI: ABOLIAMO LE LEGGI SICUREZZA!

➡SABATO 9 NOVEMBRE ore 14 COLOSSEO – MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Dietro lo striscione che chiede l’abrogazione delle Leggi Sicurezza si ritroverà chi negli ultimi anni ha manifestato in ogni parte d’Italia contro la propaganda salviniana e la chiusura dei porti, si oppone alla ferocia degli sgomberi di occupazioni abitative e spazi sociali, si mobilita nei quartieri popolari, le centinaia di realtà che hanno dato vita al corteo del 10 novembre dell’anno scorso contro la conversione in legge del primo Decreto Sicurezza.

La manifestazione nasce dal confronto e dall’intersezione di diversi spazi e momenti politici nazionali, consci che non esistono compagini di governo “amiche” e che il “problema” non si sia risolto con la (temporanea?) sostituzione di Salvini agli Interni: infatti il nuovo Governo esprime piena continuità a partire dal primo atto di Di Maio alla Farnesina, l’emanazione di un provvedimento con cui, per velocizzare i rimpatri, si rendono esecutive le norme contenute nel primo decreto Salvini sui cosiddetti Paesi di origine “sicuri”.

Questo corteo raccoglie il frutto di diversi percorsi che si sono susseguiti, intrecciati e richiamati a partire da momenti nazionali e dal lavoro delle piccole realtà radicate nei territori. Dopo lo striscione di testa sarà presente la comunità Curda, che in questi giorni sta chiamando alla mobilitazione in solidarietà al proprio popolo contro cui lo Stato turco ha sferrato un attacco di inaudita crudezza.

La manifestazione, muovendo dal Colosseo, attraverserà Via Labicana, Via Emanuele Filiberto, Piazza Vittorio, Via Statuto, S. Maria Maggiore, Esquilino, Via Cavour, P. dei Cinquecento, P. della Repubblica. Nel passaggio all’Esquilino, in prossimità del Ministero degli Interni, saranno ribadite le rivendicazioni.

– Vogliamo l’abolizione delle leggi Minniti-Orlando-Salvini, e con esse leggi nazionali, circolari e accordi transnazionali precedenti che, dalle coste della Libia allo sfruttamento sui luoghi di lavoro e di vita, contribuiscono ogni giorno a mettere a repentaglio vite umane, dignità e diritti sociali irrinunciabili.

– Vogliamo la chiusura immediata di CPR e lager di Stato, la riapertura dei porti per continuare a salvare vite. Vogliamo accoglienza incondizionata per tutte e tutti, vogliamo la regolarizzazione generalizzata e permanente dei migranti attualmente senza documenti.

– Vogliamo rivendicare con forza la nostra libertà di movimento: dalla possibilità di attraversare i confini senza vedersi opposti visibili ed invisibili muri, alla possibilità di mobilitarsi ed esprimere dissenso contro chi comprime i diritti sul lavoro, nega il diritto alla casa, fomenta l’esclusione sociale e impone come norma il razzismo nella vita quotidiana.

– Vogliamo affermare che la solidarietà con chi rischia la propria vita in mare perché, aldilà delle norme giuridiche, compiere questa scelta non può essere considerata reato.

Per ribadire tutto questo, vogliamo costruire una mobilitazione che sia aperta, plurale, pacifica ed inclusiva per tutte le reti nazionali, realtà di movimento, associazioni, sindacati conflittuali, collettivi ed anche singolarità che in tutta Italia si sono mobilitate o sentono l’urgenza di farlo al più presto. La ricchezza dei movimenti ora è più che mai necessaria: invitiamo a partecipare ad un passaggio di discussione il 27 ottobre alle ore 11 presso ESC a Roma (Via dei Volsci, 159), e soprattutto a scendere in piazza a Roma il 9 novembre alle h. 14 al Colosseo.

#ABOLIAMOLELEGGISICUREZZA! – Per adesioni: aboliamoidecretisicurezza@gmail.com

BASTA CON LE AGGRESSIONI FISICHE A DOCENTI E ATA

BASTA CON LE AGGRESSIONI FISICHE AI DOCENTI CHE SVOLGONO IL LORO LAVORO DI EDUCATORI IN CLASSE

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti del docente della Scuola Secondaria di primo grado “G.A. BORGESE – XXVII MAGGIO” di Palermo, aggredito dalla madre di un’alunna. I custodi della scuola non sarebbero riusciti a fermare la madre, a quanto pare scortata dalla nonna, che, catapultatasi nella classe della figlia, avrebbe assestato uno schiaffo al docente di Geografia e Storia mentre stava svolgendo il proprio lavoro.

Quanto accaduto, purtroppo, non è un fatto isolato: sono sempre più frequenti gli episodi avvenuti in varie parti d’Italia in cui i docenti sono oggetto di aggressioni fisiche da parte di studenti e genitori. Anche a tutti i lavoratori della scuola vittime di queste violenze esprimiamo la nostra solidarietà. Questa situazione ci addolora, ma non ci stupisce perché riteniamo che alla radice di questi comportamenti violenti vi siano diversi fattori che denunciamo da tempo.

Innanzitutto, il diffondersi nella nostra società di una mentalità sempre più decisionista e sbrigativa soprattutto nei confronti dei più deboli (donne, migranti, bambini, diversabili, ecc.), in gran parte frutto di tendenze politiche che si stanno sempre più affermando. Anche gli insegnanti ormai sono diventati un soggetto “debole” e disprezzabile: assistiamo sempre più frequentemente a campagne mediatiche che bollano la scuola, e di conseguenza i docenti, come incapaci di dare risposte ai cambiamenti socio‐culturali in atto.

Vanno pure sottolineate le maggiori difficoltà nel lavoro educativo a scuola dovuto ai cambiamenti avvenuti nei giovani, che hanno generato una diffusa perdita di senso delle esistenze, rendendoli più fragili. Non va sottaciuto il peggioramento delle condizioni di lavoro dei docenti e di tutti i lavoratori della scuola, sottoposti a una serie di continui cambiamenti normativi ed a un sempre maggiore carico di lavoro e responsabilità.

Insomma, il degrado sociale, il mancato riconoscimento del valore formativo ed educativo che la scuola esercita giornalmente fra difficoltà (risorse non adeguate ai bisogni della scuola: tagli agli organici docente e ATA, aumento dei carichi di lavoro) e gli attacchi sempre più frequenti nei confronti dei docenti da parte dei mezzi di comunicazione (“lavorano poco…”), ma soprattutto da parte di Governi, le cui scelte sono tese a dividere e a demotivare la categoria dei docenti (meritevoli e non meritevoli di premi?!?), espongono chi esercita tale funzione ad attacchi indiscriminati, il cui riverbero si ripercuote sulle famiglie con la conseguente perdita di fiducia nel lavoro degli insegnanti e, in generale, di tutto il personale della scuola

Occorre che tutti (ma soprattutto chi fa le scelte politiche) riflettiamo su quanto accade perché sempre più urgente è la necessità di ricomporre la condivisione dei valori educativi fra le famiglie e la scuola, perché si possa superare la fase di difficoltà sociale ed educativa che stiamo vivendo.

27 SETTEMBRE – Una marea invade le piazze

Una marea verde di oltre un milione di Giovani per il Futuro invade le piazze italiane

E circa 200 mila lavoratori/trici scioperano, per la prima volta in Italia e in Europa, per fermare i cambi climatici e la devastazione ambientale

È stata una giornata davvero memorabile: una marea verde di oltre un milione di studenti, giovani e giovanissimi in lotta per difendere il proprio e l’altrui futuro dalle devastazioni ambientali, ha invaso le piazze e le strade di circa 180 città italiane (come partecipazione al primo posto Roma, seguita da Milano, Napoli, Torino ecc.), con una mobilitazione che ha superato quelle di ogni altra nazione ed ha ricordato i momenti migliori del movimento noglobal dei primi anni Duemila.

Ma nella giornata si è verificato un altro evento senza precedenti né in Italia né in Europa: circa duecentomila lavoratori/trici hanno scioperato per la prima volta contro le devastazioni ambientali e i cambi climatici, affiancandosi alla lotta dei Giovani per il Futuro.

Particolarmente rilevante la mobilitazione della scuola, indetta dai COBAS e, a seguire, da vari altri sindacati, con una partecipazione inimmaginabile solo fino a pochi mesi fa e di importanza cruciale perché la scuola è l’istituzione-chiave per il gravoso ed epocale compito di informare ed educare le nuove generazioni sull’insostenibilità degli attuali modelli di sviluppo e di consumo e sulla urgente necessità di modificarli radicalmente.

Cambiamenti climatici, enormi quantità di rifiuti, produzione energetica attraverso i combustibili fossili, Grandi opere costose, inutili e dannose, saccheggio dei territori, scriteriate attività estrattive, produzioni dannose ed inquinanti, iperconsumi: in questi mesi, a partire dal successo clamoroso dei Venerdì per il Futuro di Greta, milioni di persone hanno preso coscienza che tutti questi elementi sono interconnessi in un sistema che sta portando l’intera società verso il collasso.

Ma tali elementi distruttivi – la cui responsabilità principale è dei poteri “forti” politici ed economici, dei governi e dei grandi conglomerati industriali e finanziari che seguono la logica del profitto capitalistico – coinvolgono direttamente anche centinaia di milioni di cittadini dei paesi più ricchi, che hanno introiettato e praticano sistemi di vita e di consumo disastrosi. La modifica di tali sistemi è il vero tema posto con forza da FFF e da noi raccolto con l’intento di dare un contributo alla costruzione di un grande movimento che coinvolga anche il mondo del lavoro dipendente e che si connetta con gli altri movimenti che confliggono con l’attuale sistema, poiché, tutte le principali contraddizioni presenti nel capitalismo sono tra di loro collegate e devono trovare risposta in un movimento plurale e profondamente democratico.

La sete del profitto ad ogni costo, la mercificazione di tutto l’esistente, l’esclusione di intere popolazioni dai processi decisionali – con le conseguenze di guerre, crescente divario tra ricchi e poveri, carestie, malattie endemiche e profonde ingiustizie sociali – sono le forze motrici che stanno distruggendo l’ambiente.

Ma, se siamo convinti che una immane impresa come quella di modificare i sistemi di vita di miliardi di persone non può avvenire con mezzi repressivi, allora l’informazione, l’educazione ambientale, l’istruzione corretta sono le armi fondamentali, oltre alla lotta incessante ai poteri politici ed economici che vogliono conservare lo stato di cose presente, magari sostituendo al “capitalismo nero” (fondato sul petrolio) il rampante e affamato “capitalismo verde”.

E dove se non nella scuola dovrebbe avvenire questo profondo e costante lavoro educativo, con docenti, Ata e studenti impegnati insieme in esso? Per quel che ci riguarda, oltre a proseguire il nostro impegno contro le devastazioni ambientali e le Grandi Opere dannose, lavoreremo per consentire alla scuola di svolgere tale lavoro fondamentale, diffondendo ovunque, grazie al CESP (la nostra struttura culturale e formativa), convegni e seminari con docenti, Ata e studenti impegnati ad affrontare i temi della lotta per la difesa dell’ambiente, quali il superamento dei combustibili fossili, l’abbandono della perversa logica delle Grandi opere, la lotta al consumismo che produce montagne di rifiuti e brucia risorse non rinnovabili e fomenta la guerra dei penultimi contro gli ultimi nella scala sociale provocando rabbia, odio e infelicità diffusa nell’impossibilità di stare al passo dei consumi. E senza mai dimenticare che, a nostro avviso, non è possibile una vera salvaguardia ambientale senza giustizia sociale e una profonda trasformazione strutturale che faccia prevalere la difesa dei Beni comuni sulla logica capitalistica del profitto e della mercificazione globale.

27 SETTEMBRE SCIOPERO MONDIALE PER L’AMBIENTE

Il 27 settembre i COBAS scioperano nella Scuola e nel Lavoro privato (esclusi i Trasporti) contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’Ambiente e manifestano in molte città con i/le giovani di Fridays For Future

Il 27 settembre è il giorno scelto dal movimento “Fridays for future”in Italia per partecipare alla mobilitazione mondiale “Climate Action Week”con uno sciopero a livello nazionale, il terzo “Global Strike for Future”. Per questa stessa data i Cobas della Scuola e del Lavoro privato (ad esclusione dei Trasporti) hanno indetto lo sciopero generale di tutti i dipendenti, rispondendo ad un preciso appello rivolto dai giovani del movimento, ma allo stesso tempo esprimendo una chiara e autonoma presa di posizione sul tema in oggetto. Risulta del tutto evidente, al netto del negazionismo sempre più debole persino nell’ambito del potere politico e industriale, che il micidiale cambiamento climatico in atto – ma più in generale tutta la tematica ambientale di cui tale mutamento, con le sue drammatiche conseguenze, è un aspetto cruciale – rappresenta una questione fondamentale da affrontare con la massima urgenza.

Cambiamenti climatici, enormi quantità di rifiuti, produzione energetica attraverso i combustibili fossili, Grandi opere costose, inutili e dannose, saccheggio dei territori, scriteriate attività estrattive, produzioni dannose ed inquinanti, iperconsumi: sono tutti elementi interconnessi di un sistema insostenibile che sta portando l’intera società umana verso il collasso e che coinvolge non solo i poteri “forti” politici ed economici – che hanno voluto o sostenuto la logica del profitto capitalistico come elemento-guida dell’organizzazione sociale – ma anche centinaia di milioni (miliardi?) di cittadini dei paesi più ricchi che hanno introiettato e praticato sistemi di vita e di consumo, ritenuti più comodi ma sempre più disastrosi per l’intera umanità. La modifica di tali sistemi di vita, profonda ed urgente, è il vero tema posto con forza e da noi raccolto con l’intento di dare un contributo alla costruzione di un grande movimento che coinvolga anche il mondo del lavoro dipendente e del piccolo lavoro autonomo e che sappia connettersi anche con gli altri movimenti che confliggono con l’attuale sistema economico e politico, nella consapevolezza che tutte le principali contraddizioni presenti nell’attuale modello di sviluppo ed organizzazione sociale sono tra di loro collegate e che esse devono trovare espressione in un movimento inclusivo, paritario, non gerarchico (né nell’organizzazione né nei contenuti), profondamente democratico e non elitario.

La sete del profitto ad ogni costo e con ogni mezzo, la mercificazione di tutto l’esistente, l’esclusione di intere popolazioni dai processi decisionali – con il conseguente corollario di guerre, di un crescente divario tra ricchi e poveri, di carestie, malattie endemiche che falcidiano intere popolazioni, di povertà estrema e profonde ingiustizie sociali – sono le forze motrici dei processi che stanno distruggendo l’ambiente e che, tra l’altro, stanno provocando, o ingigantendo, le imponenti ondate migratorie a cui stiamo assistendo.

La scuola, in particolare, può e deve svolgere un ruolo fondamentale nell’aumentare la consapevolezza nei confronti di queste problematiche. Dobbiamo dimostrare l’assurdità del mito della crescita continua in un sistema finito, ponendo all’ordine del giorno i grandi temi legati alla lotta per la salvaguardia dell’ambiente quali la messa in discussione delle produzioni industriali, il superamento dei combustibili fossili che sono la principale causa di emissioni di CO2, l’abbandono della perversa logica delle “grandi opere”, la lotta al consumismo che porta a produrre montagne di rifiuti e bruciare risorse non rinnovabili, oltre a fomentare la guerra dei penultimi contro gli ultimi nella scala sociale e provocare rabbia, odio e infelicità diffusa nell’impossibilità di stare al passo del consumismo enfatizzato dai mass media e dai poteri economici.

Risulta evidente che l’attuale sistema economico è insostenibile ed ineluttabilmente destinato, se non fermato in tempo e invertito, alla catastrofe; eppure ancora non è visibile alcun significativo cambio di rotta da parte della governance politica ed economica mondiale, né, per quel che ci riguarda direttamente, di quella italiana. E a questo proposito, avendo letto i proclami sul tema del nuovo governo, sarà il caso di sottolineare che la soluzione del problema non è certo la sostituzione del capitalismo “nero” (centrato sul petrolio e affini) con il capitalismo “verde”, o produrre sempre più macchine ma elettriche invece che a benzina o sostituire la soia, il tofu e il seitan alla carne: non sarà insomma la cosiddetta green economy, per come viene declinata, a salvarci, risultando nella migliore delle ipotesi un debolissimo palliativo ma, ben più realisticamente, una strategia per piegare a logiche di mercato (il capitalismo non ha colore, e se il “verde” funziona meglio del “nero” per fare profitto non ha difficoltà a cambiare cavallo) le iniziative in difesa dell’ambiente trasformandole in ulteriori fonti di profitto.

Per questi motivi scenderemo in piazza il 27 settembre e continueremo le lotte anche in seguito, consapevoli che non siano pensabili strategie di salvaguardia ambientale che non prevedano anche la giustizia sociale, che non sia possibile una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile senza una profonda trasformazione in senso anticapitalista, dove la difesa dei Beni comuni prevalga contro la logica del profitto.

MOBILITAZIONE PER LA SEA WATCH

SOSTEGNO ALL’EQUIPAGGIO DELLA SEA WATCH E A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE DI SOCCORSO IN MARE APRIAMO I PORTI I CUORI E LE MENTI ALLA SOLIDARIETÀ

Oggi 25 giugno in solidarietà con la SEA WATCH presidio sul sagrato della Cattedrale dalle 21.00 alle 24.00

Da oltre 10 giorni la nave Sea watch3 viene ancora respinta fuori dalle acque territoriali italiane al largo di Lampedusa con a bordo 43 soccorsi in mare e l’equipaggio.

Va in scena ancora una volta l’orrendo spettacolo dell’esibizione della forza e della potenza giocata sui corpi dell’umanità più negletta, famiglie che fuggono da condizioni di povertà assoluta o vittime di contese armate in territori sconvolti dalla guerra. La rappresentazione fisica dei corpi tenuti in ostaggio, in vista ma lontanissimi dall’approdo della salvezza, è il messaggio più chiaro e diretto della compiuta realizzazione di principi di disumanità e di puro egoismo.

Ad uso e consumo di una propaganda politica volta a sollecitare gli istinti più retrivi ed irrazionali del popolo italiano viene operato un sistematico ribaltamento della realtà accusando le organizzazioni umanitarie di connivenza con organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e la massa indistinta dei migranti viene rappresentata come una minaccia incombente sulla nostra sicurezza sociale ed economica.

Allo stesso modo viene sistematicamente occultato, per non suscitare il minimo vacillamento di coscienza, la sofferenza supplementare che, con estremo cinismo, viene inflitta ad equipaggio e soccorsi afflitti da una crescente condizione di frustrazione, paura, sofferenza fisica e psicologica. Crediamo che restare inerti ed indifferenti davanti a questo stato di cose voglia dire, oggi più che mai, partecipare passivamente e contribuire, come già in altri tragici periodi della nostra storia, all’instaurarsi di forme di violenza e discriminazione come parte integrante del nostro sistema e della nostra cultura, offuscando i valori fondanti di giustizia e solidarietà della nostra costituzione.

Sosteniamo e partecipiamo alle iniziative di solidarietà che in tutta Italia vengono organizzate perché si sblocchi la situazione che tiene in ostaggio l’equipaggio della Sea Watch3 e le donne, uomini e bambini che hanno tratto in salvo. Piena solidarietà all’iniziativa del Forum Lampedusa Solidale che ha promosso, a scopo di sensibilizzazione, nell’isola il pernottamento sul sagrato della Parrocchia San Gerlando lanciando la proposta dell’organizzazione di simili iniziative in tutta Italia.

È nel nostro stesso interesse che venga posto fine a questa intollerabile manifestazione di disprezzo di fondamentali diritti umani sanciti dalla IV Convezione di Ginevra, sottoscritta e ratificata anche dall’Italia: non possiamo più tollerare che tutto ciò venga perpetrato in nome del popolo italiano, vorrebbe dire essere accondiscendenti se non addirittura complici.

GIGA Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

Confederazione COBAS Pisa

COBAS Scuola Palermo