LA MOBILITAZIONE PROSEGUE: dal 26.3 al 10.4

COBAS: ELOGIO DEL CONFLITTO, DAL 26 MARZO AL 10 APRILE 

Prima di venerdì 26 marzo vi sono stati altre giornate di mobilitazione, in particolare del popolo della scuola pubblica e dei tanti settori lavorativi travolti dalla crisi economica: ma in questa giornata il conflitto sociale è stato il più trasversale e intenso dall’inizio della pandemia. I COBAS, che avevano convocato lo sciopero nazionale della scuola e del TPL, insieme a Priorità alla scuola e al CNPS (Coordinamento nazionale precari scuola), hanno portato in piazza più di 10mila persone in 67 città, con un numero significativo di adesioni allo sciopero. Il TPL (Trasporto pubblico locale) ha scioperato per il rinnovo del contratto e per un’inversione di rotta rispetto alle privatizzazioni e ai tagli degli ultimi decenni. I Riders sono scesi in piazza per chiedere l’assunzione stabile e l’applicazione del contratto nazionale, invitando anche i/le cittadini/e allo sciopero delle ordinazioni. I tassisti, i ristoratori, i lavoratori autonomi hanno manifestato per chiedere ristori rapidi e significativi. I lavoratori delle imprese in crisi industriali hanno manifestato di fronte al MISE contro lo spettro immediato di 200mila licenziamenti, che diventeranno oltre un milione con la fine del blocco dei licenziamenti, a luglio per le grandi imprese e a novembre per le piccole. Insomma, sta crescendo la coscienza collettiva del carattere strategico del conflitto sociale e politico che si gioca intorno alla destinazione dei 200 miliardi circa del Recovery Plan. Dobbiamo fare in modo che diventi una duratura inversione di rotta rispetto ai decenni di individualismo e alla sospensione del conflitto del periodo pandemico. Il conflitto non è solo un fattore positivo di trasformazione sociale, ma anche uno strumento indispensabile per rafforzare i soggetti individualmente più deboli e ridurre la disuguaglianza sostanziale, come prevede l’art.3 della Costituzione.

In particolare, le manifestazioni del popolo della scuola pubblica hanno evidenziato come il governo Draghi, nonostante i proclami, abbia continuato a chiudere le scuole per prime. Non basta che il 7 aprile si riapra nelle “zone rosse” solo fino alla prima media, condannando ancora alla DAD gli studenti dai 12 anni in su. Va garantito almeno il 50 % in presenza alle superiori e l’apertura totale negli altri ordini di scuola, con interventi urgenti per aumentarne la sicurezza: presìdi sanitari per i tamponi periodici; vaccinazione per tutto il personale che ne fa richiesta. Ma anche il prossimo anno scolastico sarà assediato da una pandemia che non sparirà in due o tre mesi: per cui bisogna rapidamente investire i miliardi previsti per la scuola nel Recovery Plan per garantire una maggiore efficacia didattica e la scuola in presenza e in sicurezza, riducendo a 20 il numero massimo di alunni/e per classe (15 in presenza di alunni/e disabili), assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni di servizio e gli Ata con 24 mesi e investendo massicciamente nell’edilizia scolastica per reperire nuovi spazi. Invece, il Recovery Plan del governo è incentrato sul potenziamento della digitalizzazione e della DAD, sulla subordinazione della scuola pubblica agli interessi imprenditoriali e per quella parte relativa al potenziamento del tempo pieno, della scuola dell’infanzia e degli asili nido, vi è il rischio concreto che si usino i patti di comunità, cari al Ministro Bianchi, che sono un altro strumento per la privatizzazione della scuola. Si tratta di un Plan in perfetta continuità con la scuola dell’”autonomia” e dell’aziendalizzazione degli ultimi decenni. Bisogna, al contrario, tornare al modello di scuola previsto dalla Costituzione: libertà d’insegnamento, pluralismo didattico-culturale e democrazia collegiale. La scuola deve puntare, ancor di più di fronte alle opportunità e ai rischi della digitalizzazione, a fornire degli strumenti cognitivi che mettano gli studenti in grado di orientarsi consapevolmente nella gran massa di informazioni rinvenibile su Internet. In una parola, bisogna ripuntare alla formazione del cittadino.

Ma il Ministero in questi giorni sta formando classi e organico per l’anno prossimo ancora in base alla riforma Gelmini, dividendo per esempio gli iscritti alle prime e terze superiori per 27 e potendo arrivare fino a 30-32. Siamo entrati in una nuova fase di politica economica, caratterizzata della spesa pubblica in deficit (con Draghi che chiede all’ UE di incrementare i 750 mld del Recovery e di rendere strutturali gli Eurobond) e si continua ad applicare nella scuola una riforma partorita in un’altra era geologica, quella del neoliberismo e dell’austerità! Vogliamo ritrovarci l’anno prossimo con 230mila cattedre vacanti, incrementando ulteriormente il tasso di precarizzazione del personale, che è già il più alto in Europa?

Per tutti questi motivi, come COBAS, continueremo a mobilitarci nei prossimi mesi nella scuola e negli altri settori conflittuali: e in particolare, tenendo conto che la difesa dell’istruzione è uno dei temi centrali del Recovery PlanET alternativo elaborato dalla coalizione della Società della Cura, di cui i COBAS fanno parte, parteciperemo in tante città alla mobilitazione nazionale di SdC del 10 aprile.

Rino Capasso – Esecutivo nazionale COBAS – Confederazione dei Comitati di base

SUCCESSO SCIOPERO COBAS SCUOLA E TPL

Comunicato stampa

COBAS SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE IN SCIOPERO

RILANCIARE GLI INVESTIMENTI PUBBLICI NELLA SCUOLA, NEI TRASPORTI E NELLA SANITÀ

Questa mattina anche a Palermo come in altre 70 città, un centinaio tra docenti, ATA, assistenti igienico-personali e lavoratori dell’AMAT si sono ritrovati di fronte alla Prefettura in occasione della giornata di sciopero e mobilitazione generale del mondo della scuola e dei trasporti locali.

Sia nell’assemblea in piazza che nell’incontro col Dirigente della Prefettura, sono state ribadite le seguenti rivendicazioni per una radicale reimpostazione del Recovery Plan per la Scuola:

  • eliminazione delle classi pollaio riducendo a 20 il numero massimo di alunni per classe (15 in presenza di alunni diversamente abili);
  • assunzione tramite concorsi per soli titoli dei docenti con 36 mesi di servizio e degli ATA con 24 mesi;
  • investimento massiccio nell’edilizia scolastica, sia per reperire nuovi spazi che per garantire la sicurezza e la riduzione dell’impatto ambientale;
  • immediato ripristino del servizio di assistenza igienico-personale e la riassunzione degli assistenti.

Per quanto riguarda il Trasporto pubblico locale (in cui lo sciopero ha raggiunto l’85% delle adesioni) abbiamo ribadito le nostre proposte:

  • una gestione pubblica del TPL con affidamento diretto;
  • nuovi meccanismi di controllo del sistema da parte di comitati di cittadini, utenti e lavoratori;
  • stop alle gare per l’assegnazione del servizio;
  • finanziamento del TPL tramite la fiscalità generale.

Purtroppo, abbiamo conferme che il Ministero dell’Istruzione sta dando indicazione di formare le classi con la normativa pre-pandemia rendendo strutturale la situazione deficitaria degli organici palermitani in cui la precarietà arriva al 23% tra i/le docenti e supera il 24% tra il personale ATA.

È assurdo che si continui ad applicare per la formazione delle classi e la determinazione degli organici docenti e ATA la riforma Gelmini dettata dall’austerità.

I manifestanti hanno inoltre rilevato che il governo Draghi nonostante le dichiarazioni iniziali abbia confermato la scelta di chiudere per prime le scuole, a differenza di molti altri Paesi europei che hanno invece garantito la frequenza in presenza in misura molto più significativa.

Chiediamo che sia garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e in toto negli altri ordini di scuola, salvo lockdown totale. La DAD sta provocando un incremento dell’abbandono scolastico ed effetti negativi sia a livello psicologico che di apprendimento. Senza dimenticare che la scuola, come emerso dai dati dell’USR Sicilia, si è dimostrata, grazie al lavoro del personale e all’attenzione degli studenti nel rispettare le misure anti-contagio, uno dei luoghi meno insicuri.

Palermo, 26 marzo 2021

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Servizi giornalistici su:

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/notiziari/index.html?/tgr/video/2021/03/ContentItem-be60adb6-502b-4d3a-8e73-021c4edbe9f8.html
https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/03/sic-sciopero-scuole-sicilia-trasporto-pubblico-a9d6d1b2-3d7c-4cc3-9992-e414b59d816c.html
https://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo-n-piazza-mondo-scuola-trasporto-locale/76a09e2e-8e46-11eb-95a7-052e96b5ae85
https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/03/26/news/sciopero_del_trasportesperoesperoo_locale_a_palermo_fermi_100_bus_amat_su_150-293959168/
https://www.palermotoday.it/economia/sciopero-nazionale-26-marzo-2021-protesta-via-cavour.html
https://livesicilia.it/2021/03/25/sciopero-dei-cobas-bus-amat-fermi-dalle-9-alle-13/

STABILIZZARE ATA E DOCENTI PRECARI – SCIOPERO 26.3.2021

PER LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE ATA E DOCENTE PRECARIO

Il 26 marzo SCIOPERIAMO PER UN NETTO CAMBIO DI DIREZIONE NELLE POLITICHE SCOLASTICHE

Il precariato del personale docente e ATA ha raggiunto dimensioni ormai insostenibili e la pandemia ne ha messo ulteriormente in luce l’assurdità e l’ingiustizia. 

In una delle sue prime esternazioni da titolare del MI, il ministro Bianchi, parlando del sistema reclutamento, ha sottolineato la necessità di realizzare operazioni strutturali e di “uscire dalle azioni congiunturali e dalla continua emergenza”. Siamo d’accordo, ma per realizzare questo obiettivo occorre un vero e proprio cambio di direzione rispetto alla politica scolastica di tagli, risparmi e razionalizzazioni che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni. Occorre investire ingenti risorse nell’ampliamento degli organici e nella stabilizzazione di ATA e docenti, usando a questo scopo anche una parte cospicua dei fondi del Recovery Plan.

Per tutti

Innanzitutto, è necessario confermare anche per i prossimi anni i cosiddetti “posti covid”, ma dopo averli trasformarti in normali posti da inserire in modo strutturale negli organici del personale docente e ATA. 

Inoltre, occorre cancellare la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto o in deroga e procedere alle assunzioni a tempo indeterminato su tutti i posti disponibili.

Per il personale ATA

La scuola ha bisogno di recuperare i tagli di personale ATA dei decenni passati e tutt* coloro che hanno raggiunto i 24 mesi di servizio devono essere stabilizzat* dal 1° settembre. 

Per tutti i profili ATA occorre rideterminare i parametri di calcolo degli organici che devono tenere conto non solo del numero di studenti, ma anche degli spazi effettivamente usati (palestre, uffici, laboratori) e dei plessi di cui si compone un istituto, nonché dell’ordine di scuola: a parità di studenti, ad esempio, non si può pensare di avere lo stesso personale in una scuola con 15 plessi e in una con 3, oppure in una superiore e in una primaria. 

Solo così è possibile garantire l’igiene e la sicurezza dei locali scolastici, nonché lo svolgimento di pratiche e mansioni sempre più numerose e ingestibili con i numeri attuali. 

Infine occorre assumere assistenti tecnici di area informatica in tutte le scuole, anche dove non previsto dall’organico, per far fronte alle nuove esigenze di connessione.

Per i docenti

Stando ai dati recentemente forniti dallo stesso ministro Bianchi, quest’anno le supplenze annuali hanno raggiunto quota 213.000; di queste, quasi la metà sono su posti di sostegno. Considerando i pensionamenti previsti, a settembre potrebbero superare quota 250.000. 

Per porre un freno a questa deriva, è innanzitutto necessario che, dal 1° settembre 2021, oltre ai/alle docenti presenti nelle graduatorie valide per l’assunzione a tempo indeterminato, siano stabilizzat*, attraverso un concorso per soli titoli e servizi, tutt* i/le docenti precari/ie con 3 anni scolastici di servizio, compres* coloro che avranno maturato tale requisito al termine di quest’anno scolastico, nonché tutt* gli/le specializzat* sul sostegno. Subito dopo il MI dovrà fare in modo che tutt* i/le docenti che ne dovessero risultare sprovvist* all’atto dell’assunzione possano conseguire l’abilitazione o la specializzazione nel corso del prossimo anno scolastico.

Parallelamente è necessario fare un passo indietro rispetto alla decisione di abolire il sistema del “doppio canale” non appena saranno definitivamente esaurite le Gae (legge Finanziaria del 2007). Il sistema del “doppio canale”, infatti, è l’unico in grado di riconoscere, in modo strutturale, da un lato il diritto all’assunzione a tempo indeterminato a chi della scuola garantisce ogni anno il funzionamento con il suo lavoro da precari*, dall’altro la possibilità di entrare subito nella scuola in modo stabile a chi, magari appena laureat*, vi si avvicina per la prima volta. (cfr. qui)

Per questi motivi invitiamo il personale ATA e docente, precario e di ruolo, a partecipare allo sciopero del 26 marzo e alle manifestazioni che si terranno in molte città insieme agli studenti e alle famiglie.

A Palermo ore 10.00 alla Prefettura in via Cavour

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE CON MANIFESTAZIONI IN 70 CITTÀ

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

Siamo stati facili profeti quando, all’avvento in pompa magna di Draghi, presentato come il risolutore di tutti i drammi sanitari ed economici non risolti dal precedente governo Conte-bis, prevedemmo che a breve ci saremmo ritrovati, malgrado il Recovery Plan, di fronte alle stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo. A tutt’oggi nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione europea nella vicenda AstraZeneca ha diffuso paure che non scompariranno presto; e, insieme all’annuncio che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” perché “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, conferma che il tentativo di risolvere tutti i problemi con la vaccinazione di massa non porterà comunque alla risoluzione della pandemia nel giro di due o tre mesi. Il che dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vedono segnali di impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti, soprattutto i più piccoli, e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola stiamo misurando la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. In queste settimana le scuole in Europa sono totalmente aperte in Francia (il ministro dell’Istruzione Jean Michel Blanquer ha detto: “la scuola va chiusa solo quando avremo provato tutto il resto e non sarà risultato abbastanza”; insomma il whatever it takes applicato alla scuola), Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico.

Per tutte queste ragioni, pur consapevoli delle difficoltà in questo periodo, abbiamo confermato, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari scuola, e con l’adesione, tra gli altri, della coalizione Società della Cura e del Forum dei Movimenti per l’acqua, lo sciopero nazionale della scuola del 26 marzo, affinché almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan per la scuola siano destinati a ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; a garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; ad intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

E nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il Trasporto pubblico locale (TPL). Perciò, abbiamo convocato come COBAS per il 26 pure lo sciopero del TPL, anche se la Commissione di garanzia ha ridotto il nostro sciopero dell’intera giornata a quattro ore. Per tale settore chiediamo lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi.

Nella giornata del 26 i COBAS della scuola e del TPL manifesteranno, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari Scuola e a rappresentanti delle coalizioni che hanno aderito alla giornata, in almeno 70 città e nei seguenti capoluoghi di provincia: Roma (davanti al Parlamento, P. Montecitorio, ore 10), Bologna, Lucca, Firenze, Pisa, Milano, Genova, Catania, Palermo, Massa, La Spezia, Trieste, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Pistoia, Ancona, Perugia, Terni, Napoli, Salerno, Bari, Potenza, Pescara, Cagliari, Ravenna, Lecce, Sassari, Prato, Livorno, Grosseto, Lecco, Vicenza, Modena, Piacenza, Cremona, Mantova, Rimini, Udine, Ferrara. La partecipazione a manifestazioni autorizza spostamenti, anche fuori dal proprio Comune e Provincia nel caso non ve ne siano nei propri.

Gli appuntamenti siciliani per i presìdi del 26 marzo sono a:

Catania piazza Stesicoro dalle ore 9.00

Palermo via Cavour di fronte alla Prefettura dalle ore 10.

I DS rispettino le norme sul diritto di sciopero

A fronte di varie segnalazioni su comportamenti di DS che vanno ben oltre il già fortemente limitato diritto di sciopero nella scuola, i Cobas hanno scritto una diffida che è stata inviata a tutte le scuole della Sicilia.

Qui trovate la diffida in questione, e di seguito ne riportiamo il testo.

Ai Dirigenti Scolastici

Al personale Docente ed ATA

Alle RSU

delle istituzioni scolastiche della Sicilia

e p.c. Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale

OGGETTO: DIFFIDA ai Dirigenti Scolastici per richiesta illegittima comunicazioni sciopero. La scrivente Organizzazione Sindacale COBAS Scuola

CONSIDERATO

Le numerose segnalazioni che ci pervengono da docenti e ATA su alcuni Dirigenti Scolastici che, illegittimamente, pretenderebbero, rispetto allo sciopero indetto il 29 gennaio dalle OOSS SI Cobas e Slai Cobas, l’obbligatorietà di dichiarare l’adesione o meno, mentre altri, addirittura, comunicano a Docenti e Ata che coloro che non invieranno la comunicazione di adesione o non adesione allo sciopero saranno CONSIDERATI IN SCIOPERO se entro le ore 8,00 dello stesso giorno non firmeranno la propria presenza a scuola o invieranno una comunicazione di non adesione.

L’accordo sulla disciplina dello SCIOPERO per il comparto Istruzione e Ricerca, del 2/12/2020 firmato, tra l’ARAN e Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2021, pur comprimendo ulteriormente il diritto di sciopero, prevede che “In occasione di ogni sciopero, i dirigenti scolastici invitanoin forma scritta, anche via e-mail, il personale a comunicare in forma scritta, anche via e-mail, entro il quarto giorno dalla comunicazione della proclamazione dello sciopero, la propria intenzione di aderire allo sciopero o di non aderirvi o di non aver ancora maturato alcuna decisione al riguardo

Non è previsto che il personale sia obbligato a rispondere: permane quindi l’assoluta VOLONTARIETÀ da parte di Docenti e Ata di comunicare o non comunicare alcunché (adesione, non adesione, mancata maturazione…), sulla base dell’INVITO dei Dirigenti Scolastici.

DIFFIDA

formalmente i Dirigenti Scolastici di cui sopra ad attenersi esclusivamente alla formulazione dell’ACCORDO del 2 dicembre 2020 ed al testo letterale del comma 4 dell’art. 3 su richiamato, nel quale è semplicemente previsto un loro INVITO alle/ai Docenti e al Personale Ata a comunicare quanto richiesto e indicato nella citata norma pattizia senza che vengano indicati nelle comunicazioni al personale inesistenti obblighi.

CHIUDIAMO LE CLASSI POLLAIO!

IL 25 GENNAIO CHIUDONO LE ISCRIZIONI:

ORA CHIUDIAMO LE CLASSI POLLAIO!

RIDURRE IL NUMERO DI ALUNNI PER CLASSE 

ASSUMERE IMMEDIATAMENTE I PRECARI

IL 25 MANIFESTAZIONI IN DECINE DI CITTÀ

promosse da Priorità alla Scuola e dai COBAS

La ministra Azzolina è entrata al Ministero dell’Istruzione affermando che avrebbe preso di petto le classi pollaio ed ha continuato a ribadire lo stesso concetto anche nel corso della pandemia. Queste sono le parole. E i fatti?

I fatti ci dicono che nemmeno un euro è stato stanziato né nel Recovery Plan né in Finanziaria per la riduzione del numero di alunni per classe e il problema del sovraffollamento delle classi è letteralmente scomparso nelle recenti linee guida emanate dal Ministero. 

Così le scuole, che hanno appena finito di raccogliere le iscrizioni, procederanno con i soliti coefficienti a costruire le classi iniziali. Il tutto come se non si fosse nel pieno di una pandemia, il tutto come se la pandemia non avesse mostrato la condizione disastrosa della scuola pubblica italiana, condizione che ha comportato l’interruzione (o il forte depotenziamento attraverso la DaD) del diritto costituzionale all’istruzione per un’intera generazione, la quale sta subendo, anche psicologicamente, i danni che negli anni sono stati inflitti alla scuola pubblica e che la crisi ha ulteriormente aggravato. 

Continuiamo a chiedere un punto di PIL per finanziare la scuola pubblica; chiediamo che i soldi pubblici, siano essi fondi europei o nazionali, non siano investiti ancora in digitale o in una fantomatica sinergia con le attività produttive, ma vengano utilizzati per una riduzione significativa del numero di alunni per classe e per il conseguente ampliamento dell’organico docente e ATA: docenti e ATA che devono essere al più presto stabilizzati. 

Non vogliamo rientrare nella scuola miseria che abbiamo conosciuto prima della pandemia, vogliamo una scuola pubblica di qualità, unico vero e reale deterrente alla sua progressiva privatizzazione.

Il giorno 25 gennaio saremo davanti agli Uffici Scolastici regionali e Provinciali e al Ministero a Roma, Bologna, Pisa, Trieste, Firenze, Massa, La Spezia, Napoli, Salerno, Catania, Siracusa e in molte altre città per chiedere:

● riduzione del coefficiente del numero di alunni per classe: massimo 20 alunni e 15 in presenza di alunne/i con disabilità;

● rispetto della capienza delle aule per garantire il “distanziamento” e i parametri previsti per l’edilizia scolastica;

● immediata assunzione dei precari;

● investimenti seri e veloci sull’edilizia scolastica;

● rientro almeno al 50% nelle scuole superiori e del 100% negli altri ordini di scuola;

● tracciamento capillare e diffuso all’interno delle scuole.

FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO – Presidio sabato 21.11 ore 10.30 piazza Verdi

Nessuno/a deve essere lasciato/a indietro, Per una società della cura

21 novembre, manifestazioni in tutta Italia

PALERMO piazza Verdi ore 10.30

CATANIA piazza Stesicoro ore 16.30

L’emergenza non può provocare discriminazioni tra i diritti delle persone, tra chi ha accesso a cure e reddito e chi ne è escluso/a. Così si accentuano le diseguaglianze sociali, economiche, culturali e di genere, si frantuma la società tra chi ha garanzie e sinecure di vario tipo e chi non ha né garanzie né difese economiche e sociali. Le crisi sanitarie, economiche e ambientali vanno affrontate con un piano unitario, che non lasci indietro nessuno/a, bloccando in particolare la disgregazione regionalistica. Tale piano va avviato con l’obiettivo di una radicale conversione economica, sociale, ambientale e culturale, fuori dall’economia del profitto, per una società della cura. E qui ed ora, richiediamo reddito per tutti/e e aiuti adeguati durante tutta l’emergenza sanitaria; il rispetto costante delle misure di prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; investimenti e assunzioni per garantire davvero sanità e istruzione pubbliche, trasporti, casa, accoglienza.

E in particolare per l’istruzione pubblica, chiediamo l’immediata riapertura delle scuole di ogni ordine e grado, come accade in Germania, Francia, Olanda, Irlanda e persino nel Regno Unito (in pieno lockdown). La scuola è relazione umana, oltre che cognitiva, e non può essere delegata allo schermo di un computer. Mentre la scuola pubblica si prefigge la riduzione delle diseguaglianze, la cosiddetta Didattica a Distanza (DAD) le aumenta. La chiusura di quattro mesi nello scorso anno scolastico ha già provocato effetti molto negativi sull’apprendimento degli studenti, sulle loro capacità cognitive di livello più alto, sul loro spirito critico, nonché indotto processi dannosissimi a livello psicologico, sui meccanismi relazionali e affettivi. Questa nuova chiusura, effettuata irresponsabilmente e caoticamente (anche a causa di quella frammentazione regionalistica che si vorrebbe acuire con la cosiddetta “autonomia differenziata”) e malgrado tutti gli indicatori pandemici dimostrino che le scuole sono un posto più sicuro di tanti luoghi restati aperti, ingigantirebbe, soprattutto se prolungata oltre il 3 dicembre, tutti i danni per gli studenti che abbiamo qui citato, e li renderebbe irreversibili e irrecuperabili per un’intera generazione.

Dunque, su questi temi, obiettivi e proposte, la coalizione Per la società della cura, di cui i COBAS fanno parte con il massimo impegno, promuove, insieme a centinaia di realtà sociali, sindacali, studentesche, a comitati, reti associative, di movimento e strutture autogestite, una grande giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni e iniziative in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid.

FUORI DALL’ECONOMIA DEL PROFITTO

Nei mesi scorsi si è costituita La società dela cura, una rete alla quale aderiscono singole persone e associazioni di carattere nazionale e locale, compresi i Cobas della scuola .
Sul sito https://societadellacura.blogspot.com/ trovate il manifesto costitutivo, intenti e altre info.
Per il prossimo 21 novembre è previsto lo svolgimento di una mobilitazione nazionale con lo svolgimento di manifestazioni locali. In Sicilia sono previstI presìdi a:

CATANIA, ore 16.30, piazza Stesicoro

PALERMO, ore 10,30, piazza Verdi (davanti Teatro Massimo)

Scarica il volantino del presidio di Catania in formato jpg

Scarica il volantino del presidio di Palermo in formato jpg

Manifestazione a sostegno della lotta degli assistenti igienico personali e per il diritto allo studio degli studenti con disabilità

LA REGIONE SICILIA VUOLE LASCIARE STUDENTESSE E STUDENTI DISABILI SENZA ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE?

I Cobas Scuola aderiscono alla manifestazione prevista per giorno 8 ottobre in diverse città della Sicilia.

A Palermo dalle ore 10:00 presidio davanti Palazzo D’Orleans , Presidenza della Regione Sicilia

 

Avevamo già denunciato in data 19 novembre 2019 che la ex Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Famiglie e delle Politiche Sociali, Maria Letizia Di Liberti, in data 12 Novembre, aveva notificato ai Commissari e funzionari delle Città Metropolitane e dei Liberi Consorzi dell’Isola che a partire da gennaio 2020 la Regione Sicilia non avrebbe più assunto alcun onere di spesa per il servizio igienico personale e che tale competenza, finora mantenuta sussidiariamente, era di esclusiva competenza delle scuole che dovevano provvedervi con proprio personale adeguatamente formato.

Quindi ancor prima della pronuncia del CGA siciliano, era ben nota la volontà politica di questo assessorato, colpevole non solo di avere assunto una decisione nefasta per lavoratori e soprattutto in capo alle famiglie dei disabili, ma non provvedendo per tempo a organizzare un servizio alternativo che garantisse, non tanto l’assistenza di base, ma il servizio specialistico per i disabili gravi e gravissimi, ha di fatto gettato in una grande confusione tutto il comparto regionale.

Nonostante la prolungata condizione di precariato in cui si è mantenuto il personale specializzato che opera da oltre 20 anni con professionalità e gradimento da parte delle famiglie e delle scuole, garantendo un insostituibile supporto organizzativo a studenti e studentesse con disabilità grave, oggi si vuole dare il benservito senza neanche prevedere una fase di transizione.

In poche parole: peggioramento del servizio con sovraccarico di mansioni per i collaboratori scolastici e licenziamento in massa di due mila assistenti igienico personali formati con corsi di 900 ore, riconosciuti dalla Regione Sicilia, come previsto dall’Ente Locale erogatore del servizio che fino a ieri era la Provincia, previsti da una legge, la 68/81, ancora in vigore e mai abrogata. Nessuna legge Regionale in vigore che regola il servizio di assistenza igienico prevede la sussidiarietà, né la l. n. 68/1981, il cui art. 10 che recita “i Comuni sono tenuti a promuovere l’inserimento dei soggetti portatori di handicap nelle istituzioni scolastiche normali con l’assegnazione di personale adeguato compreso quello per l’assistenza igienico-personale’’

Ben 11 anni prima della Legge quadro sulla disabilità, la 104, la Regione aveva previsto che bisognava utilizzare personale esterno per assistere i disabili, e opportunamente formato.

Successivamente, con il recepimento del d.lgs. n. 112/1998, inglobato nella Legge Regionale n. 6/2000, art. 12 comma 2/C, le competenze vengono ripartite tra Comuni e Province.

E nella successiva Legge Regionale n. 15/2004, l’art. 22 conferma che le competenze, riguardanti gli studenti delle scuole superiori, restano fermamente a carico delle Province. Neanche in questa Legge vi è menzione di sussidiarietà, ma di obbligo.

Denunciamo l’esclusione degli assistenti igienico personali che da anni, con abnegazione, passione e costante presenza quotidiana hanno permesso ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze affetti da disabilità di frequentare la scuola, di superare tutte quelle barriere che, altrimenti, ne avrebbero impedito la normale fruizione. Compromettendo, di fatto, il diritto allo studio che rappresenta il primo segmento per l’inclusione sociale.

Siamo altresì preoccupati per i collaboratori scolastici che si vedrebbero, loro malgrado, addossare compiti e responsabilità impropri per le loro mansioni, malgrado il d.lgs. n. 66/2017 non aggiunga nulla di quanto già previsto nel vigente CCNL Scuola.

Per noi la norma è una sola: l’art. 22 della Legge Regionale n. 15/2004, in quanto quella nazionale, oltre a non aggiungere nulla alle mansioni dei collaboratori scolastici, esclude, con l’art. 17 del d.lgs. n. 66/2017, le Regioni a Statuto Speciale dall’adeguarsi alla norma nazionale in quanto vengono fatte salve le competenze attribuite, in materia di inclusione scolastica, secondo i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione.

Come pensa l’Assessorato alla famiglia di provvedere al crescente numero di studenti gravi frequentanti le scuole?

Lo stesso Assessore, Dott. Scavone, ha dichiarato che quest’anno c’è stato un aumento delle persone disabili gravissimi che sono passate da 10.746 a 12.831.

Allo stesso tempo nelle scuole, dopo il taglio al personale ATA, gli organici sono sottodimensionati a tal punto da pregiudicare persino la sorveglianza degli spazi scolastici.

Chiediamo la reintegrazione dei lavoratori lasciati ingiustamente a casa, a causa dell’utilizzo improprio dei collaboratori scolastici, nonostante i decreti attuativi del d.lgs. n. 66/2017 non siano stati ancora emanati, in modo da ripristinare il servizio di assistenza nella sua totalità per garantire agli studenti il loro diritto a frequentare le scuole della Sicilia e ai lavoratori di poter riprendere la loro attività.

26.9 MANIFESTAZIONE NAZIONALE “PRIORITÀ ALLA SCUOLA”

Il governo non ha messo in sicurezza le scuole

Il 26 settembre docenti ed ATA, genitori e studenti

in piazza a Roma – ore 15.00 piazza del Popolo,

 

Il nuovo anno scolastico che sta per iniziare vede Ministero e Governo totalmente impreparati. Le condizioni materiali delle scuole sono sostanzialmente rimaste uguali al periodo precedente la pandemia, gli stessi nuovi arredi (banchi monoposto) arriveranno, forse, entro il mese di ottobre. I criteri di formazione delle classi sono rimasti invariati, con il paradosso dell’aumento delle classi pollaio per la mancanza di “ripetenti” in particolare nelle prime superiori, l’assunzione di nuovo personale docente e ATA non supererà, nella migliore delle ipotesi, le 40.000 unità, a fronte di un fabbisogno reale (nelle valutazioni più contenute) almeno quadruplo. È particolarmente scandalosa la formula “usa e getta” con cui saranno assunti 50mila lavoratori licenziabili in tronco in caso di nuova sospensione. È evidente che così non potranno essere garantite né la sicurezza, né il diritto allo studio con la didattica che non può che essere “in presenza”, dato che la scuola ha bisogno di relazioni sia emotive che cognitive. Occorre un cambio di passo immediato, innanzitutto attraverso stanziamenti significativi (almeno 20 miliardi di euro) perché dal corretto funzionamento della scuola dipende il futuro del Paese. Nella definizione degli organici di fatto occorre ridurre a 15 il numero di alunni per classe, con conseguente assunzione di personale e individuazione di locali adeguati, recuperando, innanzitutto, parte dell’enorme patrimonio immobiliare sfitto. Va garantito in ogni locale scolastico il distanziamento fisico necessario, senza eccezioni che, in queste condizioni, rischierebbero di diventare “norma”. In ogni scuola deve essere presente un medicoscolastico, una presenza che, al di là del Covid, dovrebbe comunque essere costante, per stimolare comportamenti e conoscenze utili in un’ottica più generale di prevenzione. Per quanto riguarda i cosiddetti lavoratori fragili, su domanda individuale, coloro che sono vicini alla pensione devono essere messi in quiescenza, senza perdere nessun diritto economico (lo stesso va fatto per i lavoratori cosiddetti “non idonei per motivi di salute”). Per gli altri, perdurando la pandemia, vanno semplicemente garantite le sostituzioni temporanee.

Come ha scritto il CSPI, riproporre forme di Didattica a Distanza impoverisce la programmazione didattico-educativa, per cui invitiamo il Ministero ad abbandonare la prospettiva della c.d. didattica integrata, per rilanciare una scuola capace di fornire strumenti cognitivi e sviluppare capacità critiche e autonomia negli studenti. Allo stesso tempo, va ribadita la libertà di insegnamento e vanno rispettate le norme contrattuali vigenti. Docenti e ATA, che hanno profuso un impegno straordinario durante il lockdown, devono vedere rispettate professionalità e diritti. Innanzitutto va evitato, come vorrebbe fare in modo illegittimo con una semplice nota ministeriale il governo nel caso di PIA e PAI (cioè i cosiddetti recuperi, individuali e collettivi), di instaurare il principio del lavoro coatto e gratuito, in evidente contrasto con il CCNL e anche con le stesse previsioni legislative.

Nel Paese, attraverso incontri e mobilitazioni, è cresciuta un’alleanza fra lavoratori della scuola, genitori e studenti, che vogliono rilanciare l’istruzione pubblica statale. Grazie anche alle sollecitazioni di Priorità alla Scuola, in questi mesi, in molti hanno manifestato per dire “Basta DAD” in mobilitazioni di cui i Cobas Scuola sono stati co-promotori. Di fronte ad una riapertura senza sicurezza e ancora con la DAD, i Cobas, insieme a Priorità alla Scuola ed altri soggetti, indicono una manifestazione nazionale per il 26 settembre in piazza del Popolo a Roma per imporre al governo un profondo cambiamento di rotta, un’altra agenda, altre priorità, affinché il diritto allo studio possa essere veramente tale.

Esecutivo nazionale COBAS Scuola

1 settembre 2020