17 gennaio 2018 INCONTRO MIUR – OO.SS. Resoconto COBAS

Il MIUR fa il Ponzio Pilato e scarica la patata bollente al prossimo governo (quando ci sarà)

I COBAS e il movimento di lotta non accettano dilazioni ed esigono un Decreto-legge da questo governo, che renda giustizia alle diplomate/i magistrali e a tutti i/le precari/e

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio il MIUR ha convocato ieri i COBAS, assieme ad altri sindacati conflittuali, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri” i COBAS – dopo che le rappresentanti del MIUR hanno fornito i dati del monitoraggio degli iscritti in GaE e dei contratti a tempo indeterminato stipulati – hanno prima fatto presente come la convocazione del tavolo fosse un atto dovuto, data la totale non rappresentatività dei sindacati concertativi in materia, totalmente assenti dalle mobilitazioni di queste settimane; ed hanno poi esposto una piattaforma unificante sia per le diplomate/i magistrali sia per tutti i precari/e della scuola, basata sui seguenti punti:

1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;

2) permanenza nelle GaE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva;

3) riapertura delle GaE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);

4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

I COBAS hanno poi ribadito la totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ed i precedenti giudicati dello stesso Consiglio, che dimostra come si sia trattato di una spudorata sentenza politica (nonché illegittima e strumentale), come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi in conflitto tra loro. Abbiamo inoltre sottolineato che lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare a coloro che “lasciano” la scuola (in una categoria pesantemente sottopagata) e dunque stabilizzare definitivamente tutte/i le/gli abilitate/i che si sono guadagnate/i sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento. Le rappresentanti del MIUR hanno risposto che il Ministero ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta ha chiesto agli USR ulteriori dati, in particolare sui numeri delle sentenze dei Giudici del Lavoro.

È apparso lampante che il MIUR, con tale richiesta all’Avvocatura (che dovrebbe esprimersi entro marzo, cioè dopo le elezioni politiche) sta applicando una politica “ponziopilatesca”: ossia lavarsene le mani e prendere tempo a nome di Gentiloni e del governo ancora in carica (il quale, lo ricordiamo, è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge urgente che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo Governo post elezioni (se e quando entrerà in carica). Nel contempo, sempre a copertura del governo, il MIUR cerca di evitare il caos di fine anno, ben sapendo che LICENZIARE ora migliaia di persone, oltre a provocare una risposta ancora più dura da parte delle maestre/i, provocherebbe una rivolta delle famiglie degli alunni e il disastro totale nelle scuole e negli Uffici territoriali scolastici, assolutamente non in grado di gestire la drammatica situazione che si creerebbe.

La delegazione COBAS ha espresso la sua totale insoddisfazione per la tattica dilatoria e “ponziopilatesca” del MIUR e per la smaccata irresponsabilità di un governo che avrebbe l’occasione di sanare, almeno in parte, il malfatto pluridecennale dello Stato nei confronti dei precari, sottolineando peraltro come tanti posti si renderanno disponibili nei prossimi anni, a maggior ragione se si estendesse il lavoro usurante (anticipando la pensione) a lavoratori/trici di altri segmenti scolastici, in particolare nelle scuole elementari.

Abbiamo anche evidenziato le gravi implicazioni che a breve si dovranno affrontare in relazione al divieto della prosecuzione dei contratti oltre i 36 mesi, e che proprio i numeri delle iscritte/i nelle GaE, consegnatici nell’incontro, confermano che, ove disgraziatamente non si trovasse una soluzione positiva, il prossimo anno interi territori sarebbero privi di insegnanti.

Infine, di fronte al pilatesco “non possumus” del MIUR, i COBAS hanno ribadito che in assenza dell’indispensabile e urgente Decreto-legge, che eviti intollerabili licenziamenti e che sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno dei precari/e, la mobilitazione si intensificherà e si “indurirà”.

In tal senso nella nostra Assemblea nazionale del 20-21 gennaio decideremo, sulla base delle indicazioni che ci vengano dalle Assemblee del movimento, in corso in tutta Italia, le prossime iniziative di lotta locali e nazionali.

DIPLOMATI/E MAGISTRALI. La proposta Cobas

È lo Stato italiano ad aver bisogno delle maestre/i che lavorano a 11 euro l’ora, così come di tutti i precari/e sfruttati da decenni nella scuola

Dopo l’inaccettabile sentenza politica del Consiglio di Stato occorre al più presto un Decreto-legge del governo che stabilizzi tutti i docenti abilitati

Mercoledi 17 gennaio il MIUR discuterà con i COBAS e altri sindacati sulla vertenza.

Ecco le proposte che presenteremo al Ministero

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio – ove le maestre/i hanno risposto splendidamente all’arroganza di “consiglieri di Stato” che guadagnano 100 volte più di loro, intenzionati a buttar fuori migliaia di docenti per anni spremuti come limoni a 11 euro l’ora e considerati fino ad ora abili a insegnare – il MIUR convoca il 17 gennaio i COBAS, assieme ad altri sindacati, per affrontare la questione dei diplomati magistrali.

La convocazione è il frutto della grande mobilitazione in atto, che ha mostrato anche al MIUR come i sindacati “monopolisti” non solo non rappresentano le migliaia di docenti che hanno lottato per ottenere quanto spettava loro di diritto, ma neanche sono interessati ad una positiva risoluzione in materia. Al MIUR sanno bene che con l’ultima sentenza il Consiglio di Stato ha smentito se stesso, dopo che ben cinque sue sentenze precedenti avevano dato ragione ai diplomati magistrali. E sanno che si è trattato di una spudorata sentenza politica, come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi cinicamente in conflitto tra loro.

Tutto ciò diventa particolarmente intollerabile quando è evidente che non sono i precari/e a dover pietire per una loro giusta sistemazione ma sono i governi, è lo Stato, è la scuola ad avere un bisogno assoluto delle centinaia di migliaia di precari che vi operano da anni, in condizioni di lavoro sempre più pesanti e pagati/e meno di una baby-sitter.

Per il prossimo anno scolastico le domande di pensionamento sono il 26% in più degli anni scorsi. I prigionieri della riforma Fornero fuggono da una scuola-azienda che ha reso umilianti le condizioni di lavoro, la didattica, i rapporti con studenti e famiglie: e lo faranno nei prossimi anni tutti/e quelli che potranno.

Dunque, lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare: e conseguentemente finirla con l’imposizione del precariato a vita, stabilizzando definitivamente tutti gli abilitati/e che si sono guadagnati sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento.

Quindi, il governo deve emanare un Decreto-legge che sani una volta per tutte la situazione: non è più tollerabile che i diritti dei lavoratori/trici vengano decisi con sentenze “tribunalizie”, contraddittorie, illegittime e strumentali.

Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri”, all’incontro del 17 i COBAS presenteranno alla Ministra una piattaforma unificante per tutti i precari/e della scuola, dall’infanzia alla secondaria, basata sui seguenti punti:

1) Le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico.

2) Permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva.

3) Riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.).

4) Immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

Tutto questo va ottenuto mediante un Decreto-legge che, oltre ad evitare intollerabili licenziamenti che paralizzerebbero la scuola dell’infanzia e primaria, sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno di centinaia di migliaia di precari/e.

SCIOPERO E MANIFESTAZIONE “MAGISTRALE”

Grande successo dello sciopero e della manifestazione nazionale delle diplomate/i magistrali, almeno 5000 maestre/i protestano al MIUR durante tutta la giornata

Ora il movimento di lotta deve riunirsi in assemblee provinciali/regionali, verso un’assemblea nazionale che produca una piattaforma unitaria e le prossime iniziative di lotta

È durata ben otto ore, l’eccellente manifestazione di protesta delle maestre/i diplomate/i magistrali contro l’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato che vorrebbe annullare i diritti acquisiti di questa importante parte della categoria, sentenza che va contro tutte le precedenti che in questi anni avevano dato ragione a decine di migliaia di docenti che adesso si vedono negare persino il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (GaE), e che vengono retrocessi a docenti di serie C.

I manifestanti, sostenuti da uno sciopero plebiscitario che ha coinvolto circa il 90% del settore (il conto non va fatto su tutti i docenti delle primarie e dell’infanzia, ma solo sulla parte delle maestre/i alle quali era rivolto), hanno ribadito l’insopportabilità di una sentenza che intenderebbe cancellare il fatto che migliaia di docenti sono stati utilizzati, e spremuti come limoni, in questi anni, venendo considerati perfettamente abili a svolgere il loro lavoro (in Italia nessuno/a ha insegnato a insegnare al 99% degli attuali docenti in tutti gli ordini di scuola: l’apprendimento è avvenuto sempre “sul campo”), peraltro con stipendi miserabili rapportati al resto d’Europa (una maestra con 10 anni di lavoro guadagna circa 11 euro l’ora netti, per integrare in una stessa classe alunni normodotati, disabili, migranti con scarsa conoscenza della lingua, nomadi ecc.). Le maestre/i hanno sottolineato i drammatici problemi che la sentenza impone ai diplomati magistrali, molti/e dei quali con nomine annuali dalle GaE, in diversi/e già immessi in ruolo, e che ora, oltre alla perdita del lavoro, rischiano di ritrovarsi inseriti in seconda fascia o addirittura in terza.

La delegazione dei COBAS, Anief e maestre autorganizzate, ricevuta dalla ministra, ha ribadito che la scuola italiana di questi docenti non può assolutamente fare a meno.

Guai, dunque, se ci fossero da parte del MIUR decisioni sciagurate che dovessero far saltare, nell’anno in corso, la continuità didattica per migliaia di alunni e i posti di lavoro per migliaia di docenti.

Ma hanno anche detto che ora il problema è strettamente politico: il governo attuale è perfettamente abilitato ad emanare un decreto che sani la situazione, garantendo i diritti dei lavoratori/trici: o almeno può preparare il terreno perché tale decreto venga emanato dal prossimo governo in carica, una volta insediatosi, trovando un accordo anche con le attuali opposizioni.

Nel frattempo chi è stato immesso in ruolo dovrà mantenere il proprio posto: per chi ha già fatto l’anno di prova, esso vale molto di più di un concorso abilitante. Contemporaneamente, chi è inserito con riserva nelle Graduatorie ad Esaurimento deve poter mantenere la propria posizione, così come chi ha avuto un incarico annuale.

Resta da stabilire la posizione del MIUR e del governo (questo o il prossimo) nei confronti delle restanti altre maestre/i diplomate/i. Su questo punto si sono espresse varie posizioni nel corso della manifestazione, da chi ritiene che debbano essere riaperte le GaE per tutti/e, a chi pensa che possa essere accettabile anche un concorso riservato e non selettivo a cui ammettere tutti/e quelli/e non ancora inseriti nelle GaE. Per arrivare ad una piattaforma condivisa che consenta al movimento di lotta di presentarsi compatto ad una trattativa, riteniamo che vadano convocate con urgenza assemblee provinciali e regionali che decidano delegati/e e piattaforme da portare ad una assemblea nazionale, da tenersi entro il mese di gennaio, che elabori una piattaforma unitaria e che decida le prossime forme di lotta.

I COBAS si impegnano a rispettare e a sostenere quanto verrà deciso in tale assemblea ed in ogni caso saranno al fianco delle maestre/i in lotta fino al raggiungimento dei loro obiettivi.

CONSIGLIO DI STATO SU DIPLOMA MAGISTRALE – Sciopero 8 gennaio

Vergognosa sentenza del Consiglio di Stato contro i diplomati/e magistrali

8 gennaio 2018 sciopero dei/delle docenti della scuola Primaria e dell’Infanzia

Manifestazione a Roma, MIUR (viale Trastevere) ore 9.30

Il Consiglio di Stato, dopo l’udienza del 15 novembre, ha pubblicato il 21 dicembre una vergognosa sentenza contro i diplomati/e magistrali, che va contro tutte le precedenti sentenze che in questi anni avevano dato ragione a decine di migliaia di docenti che adesso si vedono negare persino il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (GAE), e che vengono retrocessi a docenti di serie C. Questa sentenza pone drammatici problemi, professionali ed umani, ai diplomati magistrali. Molti/e di loro hanno avuto nomine annuali dalle GAE, in diversi/e sono già stati/e immessi in ruolo, e ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o, secondo un’interpretazione ancora più penalizzante della sentenza, addirittura in terza fascia.

Una sentenza ingiusta, spietata e intollerabile, che gioca con la vita di decine di migliaia di lavoratori/trici: così come è insopportabile che il MIUR e il governo non abbiano voluto risolvere un problema serissimo non solo per i lavoratori/trici coinvolti ma per tutta la scuola italiana che di questi docenti non può assolutamente fare a meno. Guai, dunque, se ci fossero da parte del MIUR, utilizzando questa assurda sentenza, passi sciaguratamente avventati durante l’anno in corso, che dovessero far saltare la continuità didattica per migliaia di alunni e i posti di lavoro per migliaia di docenti. Se i tribunali dovessero far decadere tutte le supplenze e le immissioni in ruolo, la scuola primaria e quella dell’infanzia entrerebbero in un caos totale. Il problema è strettamente politico: è intollerabile che i diritti dei lavoratori/trici vengano vanificati dai tribunali.

Bisogna porre fine subito a queste assurdità! Esigiamo che il MIUR ed il governo pongano immediato rimedio (e non rinviando alla prossima legislatura) a questa vergogna che potrebbe portare ad un licenziamento di massa di 5.300 lavoratori/trici, oltre che a negare la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato ad altri 60 mila lavoratori/trici.

Chi è stato immesso in ruolo dovrà mantenere il proprio posto. Per chi ha già fatto l’anno di prova, esso vale molto di più di un concorso abilitante. Chi è inserito con riserva nelle GAE deve poter mantenere la propria posizione, così come chi ha avuto un incarico annuale.

Per raggiungere questi obiettivi e annullare i possibili effetti deleteri della sciagurata sentenza, i COBAS hanno indetto, insieme ad altre organizzazioni, per lunedì 8 gennaio lo sciopero dei/delle docenti della scuola primaria e dell’infanzia, e una manifestazione nazionale a Roma (MIUR, viale Trastevere, ore 9.30) per la quale le nostre sedi stanno organizzando i bus per portare a Roma il maggior numero possibile di docenti. Chiederemo che una delegazione di diplomati/e magistrali venga ricevuta dalla Ministra Fedeli.

ASSEMBLEA PRECARI 28/11/16

Lunedì 28 Novembre 2016 alle ore 18, presso la sede dei COBAS sita in Piazza Unità d’Italia 11, si terrà una assemblea rivolta ai precari della scuola con i seguenti punti all’ordine del giorno:
1) Situazione ricorsi pendenti nei vari tribunali dopo sospensive TAR del Lazio;
2) Prospettive  di  assunzioni a T.I. e Legge di Stabilità : resoconto su tutte le promesse non mantenute dal governo dopo il primo passaggio alla Camera;
3) Presentazione documento dei precari COBAS;
4) Varie ed eventuali.
Siete tutti invitati a partecipare ed intervenire.
Prima, durante e dopo l’incontro i colleghi diplomati magistrale sono pregati di consegnare i seguenti documenti per l’inserimento in GaE:
1) Fotocopia Diploma Magistrale;
2) Curriculum vitae con tutti i recapiti;

PRECARIATO: SERVE UNA PIATTAFORMA UNITARIA

PER UNA PIATTAFORMA UNITARIA DI TUTTO IL PRECARIATO DELLA SCUOLA

SOLO UNENDO LE LOTTE SI PUÒ VINCERE

I Cobas hanno sistematicamente contrastato, negli ultimi due anni, l’impatto deleterio della cosiddetta “Buona Scuola”. Abbiamo denunciato la logica privatistica della riforma dell’istruzione voluta dal governo Renzi, che ha portato a compimento il processo di aziendalizzazione della scuola.

E, così come abbiamo sempre lottato contro gli scellerati tagli al personale e ai finanziamenti attuati da tutti i governi nei decenni passati, abbiamo per ultimo denunciato l’iniquo meccanismo di assunzione previsto dalla legge 107, il discriminante e punitivo piano straordinario della mobilità, il principio arbitrario ed autoritario della chiamata diretta.

Un’attenta riflessione va posta poi su tutta la situazione del precariato e sui conflitti che si vanno determinando sia al proprio interno sia con i docenti neoassunti, in conseguenza del sovrapporsi nel corso degli anni di incoerenti meccanismi di reclutamento.

L’ultima fase di questa sistematica azione di divide et impera si è concretizzata nel piano straordinario di mobilità previsto dalla 107. Le operazioni di trasferimento già compiute e pubblicate contengono numerosi errori. Ma, al di là degli errori “tecnici”, è proprio la discriminatoria successione di fasi di questo sistema di mobilità, prevista dal CCNI, a penalizzare ampi strati di lavoratori con decenni di esperienza alle spalle e che si sono trovati di fronte al ricatto: o precariato o emigrazione. Gli errori non possono essere “aggiustati” con il trucco della “conciliazione”, né tanto meno sono accettabili accomodamenti particolaristici e provvisori, talvolta lesivi delle legittime aspettative dei docenti delle GaE che hanno deciso di non inoltrare la domanda di assunzione nell’agosto 2015.

ORA, COME ERA PREVEDIBILE, MOLTI ALTRI NODI VENGONO AL PETTINE.
Siamo tutti a conoscenza della situazione in cui versano i diplomati abilitati magistrali ante 2002 e della diversità profonda che si è creata al loro interno in merito all’iscrizione nelle GaE. È 
necessario affrontare politicamente la questione per dare una prospettiva unitaria e di soluzione equa per tutti. Allo stato attuale abbiamo precari che: non hanno fatto il ricorso, lo hanno fatto ma lo hanno perso, l’hanno vinto con cautelare per l’iscrizione in GaE ma non hanno avuto riconosciuto il punteggio, l’hanno vinto con il riconoscimento del punteggio e, infine, pochi ormai inseriti a pieno titolo.

È una condizione inaccettabile.

A tutto ciò si aggiunge l’attesa, per novembre, delle sentenze della Cassazione che si deve pronunciare su quale debba essere l’organo giudiziario competente (giudice del lavoro o TAR) e del Consiglio di Stato che si esprimerà sul merito della questione con un parere che diverrà dirimente.
Simile la richiesta di iscrizione in GaE degli abilitati TFA e PAS, inseriti in seconda fascia d’Istituto, che se esclusi dalla lotteria del concorso, rischiano di essere espulsi dalla scuola.
È importante che prima di queste sentenze i precari della primaria, TFA e PAS si mobilitino: spezzare il blocco delle iscrizioni nelle GaE significa aprire una breccia verso la loro trasformazione in graduatorie permanenti come era prima del 2007.
I precari di terza fascia d’istituto sono all’ultimo anno di vigenza delle graduatorie; su tutti incombe l’ambigua formula del triennio lavorativo a partire dal 1° settembre 2016. Per loro chiediamo un percorso abilitante pubblico che garantisca l’immissione in graduatoria permanente. Così come un percorso pubblico di reclutamento deve essere garantito agli ultimi fra tutti, i neolaureati, ai quali si continua a prospettare, sola possibilità, la truffa dei TFA.

E tutto questo mentre le condizioni delle scuole e in particolare di quelle del Sud d’Italia rimangono molto critiche: classi troppo numerose anche in aperta violazione della legge; edifici inadatti e insicuri a causa dei tagli agli Enti locali; molti alunni con disabilità che non hanno le necessarie garanzie in termini di assistenza, di sostegno o di continuità didattica; il tempo scuola che si è drasticamente ridotto.

Sicuramente impressionante è il dato dei 402 docenti della secondaria di secondo grado della sola provincia di Napoli, i quali, dopo aver lavorato per anni con contratto a t.d. dalle GaE, hanno ottenuto la cattedra, su sostegno, in province del Centro-nord dal 1° settembre, nonostante fossero disponibili posti nelle province di provenienza, e che ora sono rientrati, con assegnazione provvisoria, mentre sarebbe bastato immetterli in ruolo, come tutti, per scorrimento dalle graduatorie, nella provincia in cui hanno sempre lavorato negli ultimi anni!

Condanniamo duramente l’atteggiamento di quei sindacati concertativi o di quegli esponenti del ceto politico che brigano per ottenere dilazioni e contentini a vantaggio dell’una e a detrimento dell’altra “fascia” di docenti.

Il “si salvi chi può” non è una soluzione praticabile. La 107, infatti, ha reso tutti parimenti flessibili e fungibili, precarizzando anche gli stabili ed escludendo dalle dovute immissioni migliaia di precari. Occorre che ci mobilitiamo finalmente in modo unitario e fermo su una piattaforma di rivendicazioni radicali e di alto profilo.

Senza giochi delle tre carte su organico di diritto e organico di fatto, tutti coloro, stabili e precari, che hanno lavorato nell’anno scolastico passato devono poter essere riconfermati sulla loro sede, dal momento che i posti c’erano e ci sono. Gli organici, docenti ed ATA, devono essere ampliati per consentire alle scuole di funzionare.

CHIEDIAMO

La messa a disposizione di tutti i posti disponibili, in organico di diritto e in organico di fatto, per permettere a tutti di lavorare nella propria regione;

L’ampliamento delle assunzioni (docenti e ATA) e del tempo scuola;

L’immediata stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi di servizio, sulla base della sentenza europea;

L’inserimento in GAE dei diplomati magistrali ante 2002, dei precari di seconda fascia d’istituto, degli idonei del concorso;

La trasformazione delle GAE in graduatorie permanenti come era prima del 2007;

Una modalità pubblica e gratuita di conseguimento dell’abilitazione per tutti e l’inserimento degli abilitati nelle graduatorie permanenti;

Il ripristino effettivo del “doppio canale” fino all’assunzione di tutti i precari della scuola. Prima di allora nessuna ipotesi relativa a un nuovo sistema di reclutamento può essere presa in considerazione. 
  
I posti ci sono, come c’è la necessità di tenere il più possibile aperte le scuole specie in regioni difficili. Servono docenti e ATA per farlo.

TRASPARENZA PROVE CONCORSUALI

Alla Direttrice Generale dell’USR SICILIA

Dott.ssa Maria Luisa Altomonte

Palermo, 19 settembre 2016

OGGETTO: richieste di accesso agli atti delle prove concorsuali relative alla selezione di cui ai DD.DD.GG. 105, 106 e 107 del 2016

In relazione all’avviso pubblicato dall’USR Sicilia in data 29/08/2016, alcuni iscritti alla nostra OO.SS. hanno lamentato l’impossibilità, nei fatti, di procedere con eventuali ricorsi avverso il risultato delle prove concorsuali di cui in oggetto. Tutto ciò, nonostante sia noto all’opinione pubblica che in alcune procedure concorsuali, svolte in altre regioni, si siano palesati una serie di errori ed omissioni nelle correzioni degli elaborati scritti tali da indurre i magistrati ad emettere ordinanze cautelari che hanno cambiato in modo significativo l’esito della procedura concorsuale in oggetto.

Sebbene, l’avviso del vostro ufficio ricordi che per l’art. 43 del Decreto Legislativo n. 140/2010 “… ai fini di eventuale proposizione di ricorso giurisdizionale, non è indispensabile la produzione degli atti richiesti con l’accesso, in quanto il ricorso potrà essere integrato con motivi aggiunti dopo l’acquisizione di detti atti …”, è doveroso ricordare che per proporre un eventuale ricorso al tribunale competente è innanzitutto necessario capire, per il potenziale ricorrente, se sussistano gli estremi per instaurare un contenzioso.

Questa esigenza è ostacolata dalla strategia dilatoria dei vostri uffici che hanno stabilito nell’avviso del 29/08/2016 che “… le richieste di accesso pervenute, così come quelle che perverranno successivamente, saranno evase entro 60 giorni dalla richiesta …”.

Una decisione che di fatto impedisce alla scrivente O.S. di valutare se ci sono le condizioni per eventualmente avviare ricorsi avverso la procedura concorsuale, come viceversa è stato possibile fare in altre regioni che hanno rispettato il limite di 30 giorni per le istanze di accesso agli atti.

Alla luce di quanto sopra esposto, al fine di tutelare i diritti dei nostri iscritti, la presente O.S. chiede ai vostri uffici l’immediato rilascio dei documenti relativi alle richieste di accesso agli atti, rispettando il limite dei 30 giorni di tempo previsti dalla legge.

IL TAR LAZIO INSERISCE “CON RISERVA” NELLE GAE I DIPLOMATI MAGISTRALE

Lo scorso 13 agosto, il TAR del Lazio sez. III bis ha accolto la nostra domanda e ha ordinato l’inserimento “con riserva” nelle GAE di uno dei nostri gruppi di ricorrenti titolari di diploma magistrale conseguito entro l’anno 2002.

Per la trattazione collegiale, il TAR ha fissato la camera di consiglio per il 14 settembre.

Questo decreto dovrà essere eseguito dall’Amministrazione.

ASSEMBLEA RICORSI PER INSERIMENTO NELLE GaE – 7 luglio 2016

Il nuovo decreto ministeriale 495  del 22 giugno 2016 ci spinge ad intervenire per far valere le posizioni di inserimento nelle G.a E. di coloro che pur avendo titolo vengono in questa fase esclusi.

Non vogliamo lasciare niente di intentato per questo abbiamo deciso di attivare i ricorsi al TAR per l’inserimento in GAE degli abilitati magistrale ante 2001/02, degli abilitati PAS, degli abilitati TFA e nelle scienze della formazione primaria.

I COBAS hanno deciso pertanto di proporre a livello nazionale ricorso al T.A.R. del Lazio entro i termini decorrenti dal prossimo 8 luglio 2016.

Il ricorso è gratuito per gli iscritti e per chi si iscrive ai COBAS.

Per avviare il ricorso è necessario che gli interessati spediscano – entro l’8 luglio 2016 – a mezzo lettera racc. A/R, agli uffici competenti, domanda redatta ai sensi degli allegati 2, 3 e 4 al decreto medesimo.

Per tutti gli interessati, è indetta assemblea il prossimo 7 luglio alle ore 18.30, presso la sede COBAS di piazza Unità d’Italia 11, in cui discuteremo delle azioni legali da intraprendere e per la consulenza riguardo la compilazione della domanda di inserimento in G. a E.

FINALMENTE ARRIVA LA PROROGA PER I CONTRATTI A T.D. DEL PERSONALE ATA

Come abbiamo sempre sostenuto e come tanti tribunali hanno confermato, le supplenze su posto vacante in organico di diritto devono essere fino al 31 agosto come previsto dall’art. 4, comma 1, della L. n. 124/1999.

Così ieri il MIUR ha finalmente emanato la nota 15307/2016 che autorizza questa proroga fino al 31 agosto, dopo che il Dipartimento della Funzione Pubblica ha comunicato che non vi sono elementi ostativi.

Invece, per le supplenze sui posti non vacanti ma disponibili, i contratti potranno essere prorogati secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 7, del vigente Regolamento sulle supplenze (DM 430/2000 “Le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche possono essere prorogate oltre tale termine, per il periodo strettamente necessario allo svolgimento delle relative attività, nelle scuole interessate ad esami di Stato e di abilitazione all’insegnamento nelle scuole di grado preparatorio, qualora non sia possibile consentire lo svolgimento di dette attività mediante l’impiego del personale a tempo indeterminato o supplente annuale in servizio presso la scuola interessata, e, comunque, nei casi in cui siano presenti situazioni che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto”), e dall’art. 6, comma 4, dello stesso Regolamento (Qualora l’assenza del personale appartenente ai profili professionali di assistente amministrativo, assistente tecnico e collaboratore scolastico, nel periodo intercorrente tra il termine delle lezioni e la conclusione delle attività didattiche, compresi gli esami, determini nella scuola l’impossibilità di assicurare lo svolgimento delle ulteriori attività indispensabili, il dirigente scolastico può, con determinazione motivata, prorogare la data di scadenza delle supplenze, per il periodo di effettiva permanenza delle esigenze di servizio e nel numero strettamente necessario per evitare l’interruzione del pubblico servizio”) o come previsto dalla Nota Miur n. 8556/2009 per le attività di recupero dei debiti scolastici nei mesi estivi “e, comunque, in tutti i casi in cui si presentino situazioni che possano pregiudicare l’effettivo svolgimento dei servizi di istituto”.