I Cobas pedala-NO per la Costituzione

Io bicifestazio-NO per la Costituzione.

SABATO 26.11.2016 dalle ore 17.00

DOMENICA 27.11.2016 dalle ore 11.00

partenza da piazza Politeama

I COBAS in bici pedala-NO in difesa della Costituzione

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E sempre dalle 11.00 di domenica 27.11.2016 presidia-NO 

piazza Politeama per un DOLCE NO

qui le ragioni del nostro NO:

Votare NO al Referendum per impedire l’ulteriore distruzione della Costituzione

PIATTAFORMA PRECARI. Per l’unificazione delle lotte del precariato nella scuola

PIATTAFORMA PRECARI

Per l’unificazione delle lotte del precariato nella scuola

1. Assunzione a tempo indeterminato

  • Assunzione su tutti i posti in organico di diritto e in organico di fatto.
  • Conservazione del sistema del doppio canale (50% da GM e 50% da Gae) almeno fino all’assunzione di tutti i precari della scuola.
  • Inserimento di tutti gli abilitati nelle Graduatorie ad esaurimento; laddove esse dovessero risultare già esaurite in seguito al piano di assunzioni del 2015 e del 2016, chiediamo l’istituzione di un’analoga graduatoria provinciale.
  • Trasformazione delle GAE in Graduatorie Permanenti da riaprire e aggiornare ogni tre anni a partire dall’a.s. 2017/2018, con la possibilità per i docenti di scegliere, oltre la propria provincia, una seconda provincia valida solo per l’assunzione a tempo indeterminato.
  • Possibilità di inserirsi dal secondo anno di vigenza delle graduatorie (a domanda e solo per l’assunzione a tempo indeterminato), nelle province dove risultino graduatorie esaurite.
  • Superamento degli ambiti territoriali (così come definiti dalla L. 107/2015) e del relativo sistema della chiamata per competenze/incarico triennale.

 

2. Assunzioni a tempo determinato.

  • Superamento del comma 131 dell’art. 1 della Legge 107/2015 che prevede – a decorrere dal 1 settembre 2016 – il limite dei 36 mesi sulla reiterazione dei contratti a T.D. sui posti vacanti e disponibili.
  • Riapertura e aggiornamento, fin dal 2017, delle Graduatorie di Istituto, terza fascia compresa, con possibilità di inserimento in una sola provincia, come fino ad ora.
  • Trasformazione delle Graduatorie di Istituto di I e II fascia (se tutti gli abilitati entrano in Gae I e II fascia formano un’unica graduatoria) in Graduatorie Provinciali (eliminando quindi il limite delle 20 scuole)
  • Trasformazione delle Graduatorie di Istituto di terza fascia, in graduatorie provinciali (eliminando quindi il limite delle 20 scuole)

 

3. Assegnazioni provvisorie.

  • Superamento del vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione sia per quanto riguarda i trasferimenti sia per la richiesta di assegnazione provvisoria.

 

4. PAS E TFA

  • Attivazione di un percorso di abilitazione (modello PAS) gratuito e senza selezione per tutti i docenti di terza fascia con 360 giorni di servizio e con la previsione dell’inserimento nelle graduatorie per l’assunzione a Tempo Indeterminato.
  • Attivazione di un nuovo TFA, gratuito e con la previsione dell’inserimento nelle graduatorie per l’assunzione a Tempo Indeterminato.

PERSONALE DOCENTE: vademecum di autodifesa

Neanche la legge 107, sulla “cattiva scuola”, ha cancellato del tutto la democrazia collegiale nei nostri istituti. Infatti, nel comma 78, si legge: “per dare piena attuazione all’autonomia scolastica e alla riorganizzazione del sistema di istruzione, il dirigente scolastico, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali”.

Inoltre, nonostante le pesanti invasioni in materia contrattuale della chiamata nominativa e del bonus di merito, il CCNL e i contratti integrativi – compresi i contratti d’istituto – ci offrono ancora margini di manovra e di resistenza.

Ciononostante, negli ultimi anni, in molte, troppe, scuole sono stati i docenti e gli ATA, con silenzi e atteggiamenti passivi a permettere che anche i diritti ancora esistenti si trasformassero in concessioni, o, più semplicemente, sparissero. Facendo esclusivo riferimento alle norme vigenti, proviamo a rinfrescarci la memoria, convinti che non c’è democrazia senza esercizio dei diritti e, al tempo stesso, non c’è limite al peggio se non si oppone resistenza e si pratica il conflitto in forme collettive.

Siamo convinti che solo dalle scuole può ripartire la lotta contro le misure prese dal Governo: se i collegi docenti decidono di non collaborare alla distruzione della scuola pubblica allora ci sarà la possibilità di ottenere qualcosa. Non lasciamo il nostro destino (e il destino della scuola pubblica) ai vari burocrati di Cgil, Cisl e Uil, Snals, Ugl, che, ed è bene sottolinearlo, hanno lanciato l’anno scorso un segnale di smobilitazione facendo passare quasi un intero anno senza proclamare uno sciopero sia per contrastare la 107, sia sul contratto (ricordiamo tutti il grandissimo sciopero del 5 maggio 2015), cercando di “trattare” su singole questioni (vedi mobilità, valutazione …) ottenendo dei risultati nulli, se non dannosi.

Diffondiamo questo vademecum nelle scuole: è necessario conoscere la normativa, i nostri diritti ma, soprattutto, iniziare a contrastare (con atti assolutamente legittimi) l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici.

SCARICA IL VADEMECUM E DIFFONDILO

PERSONALE ATA: vademecum di autodifesa

A conclusione di un ventennio in cui governi di centrodestra e centrosinistra, con il supporto determinante di Cgil-Cisl-Uil, hanno fatto a gara nel ridurre l’investimento nell’istruzione pubblica (oggi in Italia è meno del 9% della spesa complessiva mentre la media dei paesi “sviluppati” è del 13.3%), il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni imposti dall’art. 64 della L. 133/2008, con 150 mila posti in meno di personale docente e Ata e la drastica riduzione dei finanziamenti per il funzionamento amministrativo e didattico e per le supplenze, sta devastando definitivamente la scuola pubblica che non riesce più a garantire neanche l’ordinario funzionamento degli istituti con conseguente richiesta alle famiglie di contributi sempre più onerosi.

Il personale Amministrativo Tecnico Ausiliario che presta servizio nelle Istituzioni Scolastiche è sicuramente quello più colpito dai cosiddetti processi “innovativi” portati avanti dai vari Governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni. Nelle fabbriche si chiama “ristrutturazione”, “costo del lavoro” e “globalizzazione dei mercati”, mentre per la Scuola Pubblica Statale si usano termini quali “innovazione”, “processi di riforma”, “revisione/taglio della spesa pubblica”. Con le dovute differenze, il risultato è lo stesso: perdita di posti, aumenti dei carichi di lavoro, stipendi “da fame”.

Perché un Vademecum?

(scaricalo qui e diffondilo)

Perché illegalità e azzeramento dei diritti sono i pilastri su cui si regge tutta l’operazione di smantellamento e privatizzazione della scuola pubblica, perché siamo convinti che solo dalle scuole può ripartire la lotta contro le misure decise dal Governo.

Se gli ATA e i docenti, decidono di non collaborare alla distruzione della scuola pubblica e di non tappare più le falle del sistema scolastico italiano, crollerà tutta l’impalcatura della finta riforma e non sarà più possibile nascondere il totale fallimento delle politiche scolastiche degli ultimi anni.

Diffondiamo questo vademecum nelle scuole: è necessario che colleghi e colleghe conoscano la normativa, i loro diritti ma, soprattutto, che inizino a contrastare (con atti assolutamente legittimi) l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici.

TRASPARENZA SUL PREMIO AI DOCENTI “MERITEVOLI”

Da molte istituzioni scolastiche arrivano notizie secondo cui i Dirigenti scolastici si stanno rifiutando di pubblicare in modo integrale i dati relativi alla distribuzione del bonus previsto dalla legge n. 107/2015.

In genere, i DS invocano il Codice sulla protezione dei dati personali, facendo riferimento all’art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 196/2003, per il quale “la comunicazione … e la diffusione da parte di un soggetto pubblico sono ammesse unicamente quando sono previste da una norma di legge o di regolamento”, dando per scontato che questa norma non ci sia.

In realtà, la fattispecie è normata in modo più generale dal comma 1 dello stesso art. 19: “il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e giudiziari è consentito, fermo restando quanto previsto dall’articolo 18, comma 2 [“qualunque trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali”] anche in mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente. E per “trattamento” – l’art. 4, comma 1 lett. a) – prevede anche la “comunicazione .. e la diffusione … di dati”. Fermo restando che per essere una normativa che dovrebbe ispirarsi alla ricerca di un equilibrio tra tutela della privacy ed esigenza di trasparenza, il codice non brilla per chiarezza, è sicuramente plausibile affermare che per lo meno per la comunicazione e la diffusione di dati relativi al bonus all’interno dell’istituzione scolastica non vi è bisogno di un’espressa previsione normativa.

Ma anche ammesso e non concesso che sia valida l’interpretazione data da alcuni DS, in realtà esistono delle norme che prevedono l’obbligo di comunicazione e diffusione dei dati relativi al “premio”. In primis, l’art. 18, comma 1 del d.lgs n. 33/2013 come modificato dalla riforma Madia: “Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici –(….) le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico Nella voce “compensi” va ricompresa anche il bonus per la valorizzazione del merito, che è qualificato dal comma 128 dell’art. 1 della legge 107 come retribuzione accessoria”. Quindi, vanno pubblicati i compensi – con destinatari e importi – degli incarichi che sono stati oggetto di valutazione e, quindi, di retribuzione.

Inoltre, nell’art. 20 dello stesso decreto vi è una norma ancora più specifica: “Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati relativi all’ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l’ammontare dei premi effettivamente distribuiti. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i criteri definiti nei sistemi di misurazione e valutazione della performance per l’assegnazione del trattamento accessorio e i dati relativi alla sua distribuzione, in forma aggregata, al fine di dare conto del livello di selettività utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi, nonché i dati relativi al grado di differenziazione nell’utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti”.

Quindi, dal combinato disposto delle norme citate risulta obbligatorio pubblicare con accesso riservato alla sola componente docente: i nominativi dei destinatari del bonus con le relative attività; gli importi del bonus almeno per ogni voce – attività oggetto del bonus stesso; l’ammontare complessivo dei premi stanziati e di quelli distribuiti; il livello di selettività (per es. quanti sono gli inclusi e quanti gli esclusi; se sono state usate delle fasce di retribuzione, quanta parte delle somme va alle varie fasce); il grado di differenziazione (per es. quale percentuale delle somme distribuite va ad una determinata percentuale di docenti).

Ma, al di là della querelle giuridiche, perché alcuni Dirigenti e – sembra lo stesso MIUR- temono il rispetto di un elementare principio di trasparenza (e di normale buon senso) concernente l’utilizzo di denaro pubblico? Forse temono ancora una qualche forma di ribellione di fronte ad un istituto che strutturalmente tende a scatenare la competizione individuale tra i docenti e a distruggere quel poco di collegialità e di spirito comunitario che sono rimasti nella nostra scuola pubblica? Così facendo entrano in contraddizione con lo spirito della l. 107, che stando a Renzi and company punterebbe a migliorare la qualità della scuola mediante la competizione individuale, per cui un docente non premiato – o premiato meno di altri- dovrebbe tendere a raggiungere e superare i bravi e i super bravi . Ma come si fa a raggiungere e scavalcare i bravi e i super bravi se non si sa neanche chi sono e quanto sono stati premiati?!

(è stata inviata a tutte le scuole una specifica comunicazione in merito)

Assemblea su legge 107

Osservatorio Diritti Scuola vi invita a partecipare all’assemblea in programma il 12 Ottobre 2016 alle ore 16,00, presso i locali del don Bosco Ranchibile, in Via Libertà, 199 – Palermo.

Tutti coloro che sono interessati al futuro delle nuove generazioni e che gravitano attorno alla realtà della scuola, sono chiamati a partecipare per discutere le strategie per trovare e raggiungere obiettivi condivisi per porre rimedio alle conseguenze derivanti dalla 107/2015.

Saranno presenti gli avvocati Rosanna Mangiapane e Walter Miceli, al fine di prospettare ogni azione legale possibile, contro la mobilità coatta, a pochi giorni dalla sentenza del 20 Ottobre prossimo del Tar del Lazio e in riferimento all’uso distorto dei posti in deroga del sostegno da parte del MIUR.

Il convegno è organizzato da ODS e patrocinato dal CESP SICILIA (Centro Studi per la Scuola Pubblica), ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (DM 25/07/06 prot. 869). Nasce nel 1999 per iniziativa di lavoratori della scuola, con l’intento di promuovere ogni possibile riflessione culturale e didattica sulla scuola.

Modererà Leonardo Alagna

Per segnalare la propria partecipazione http://osservatoriodirittiscuola.it/

ASSEMBLEA NAZIONALE COBAS-SCUOLA, 15 e 16 ottobre 2016

sabato 15 ottobre (dalle ore 15.30) e domenica 16 ottobre (dalle ore 9.30) 
ROMA – SALA CONVEGNI COBAS viale Manzoni n. 55

Ordine del giorno:

1) valutazione campagna per i referendum sociali; stato del conflitto contro l’applicazione della legge 107 (organico dell’autonomia, cattedre vs potenziamento, precari, bonus, organi collegiali ecc.); difesa e organizzazione degli Ata;

2) proposta e avvio dei Laboratori Scuola-Società tramite il Cesp (ambiti, nuova serie del giornale);

3) Iniziative per novembre e campagna per il No al referendum costituzionale;

4) rinnovo degli organi statutari.

PRECARIATO: SERVE UNA PIATTAFORMA UNITARIA

PER UNA PIATTAFORMA UNITARIA DI TUTTO IL PRECARIATO DELLA SCUOLA

SOLO UNENDO LE LOTTE SI PUÒ VINCERE

I Cobas hanno sistematicamente contrastato, negli ultimi due anni, l’impatto deleterio della cosiddetta “Buona Scuola”. Abbiamo denunciato la logica privatistica della riforma dell’istruzione voluta dal governo Renzi, che ha portato a compimento il processo di aziendalizzazione della scuola.

E, così come abbiamo sempre lottato contro gli scellerati tagli al personale e ai finanziamenti attuati da tutti i governi nei decenni passati, abbiamo per ultimo denunciato l’iniquo meccanismo di assunzione previsto dalla legge 107, il discriminante e punitivo piano straordinario della mobilità, il principio arbitrario ed autoritario della chiamata diretta.

Un’attenta riflessione va posta poi su tutta la situazione del precariato e sui conflitti che si vanno determinando sia al proprio interno sia con i docenti neoassunti, in conseguenza del sovrapporsi nel corso degli anni di incoerenti meccanismi di reclutamento.

L’ultima fase di questa sistematica azione di divide et impera si è concretizzata nel piano straordinario di mobilità previsto dalla 107. Le operazioni di trasferimento già compiute e pubblicate contengono numerosi errori. Ma, al di là degli errori “tecnici”, è proprio la discriminatoria successione di fasi di questo sistema di mobilità, prevista dal CCNI, a penalizzare ampi strati di lavoratori con decenni di esperienza alle spalle e che si sono trovati di fronte al ricatto: o precariato o emigrazione. Gli errori non possono essere “aggiustati” con il trucco della “conciliazione”, né tanto meno sono accettabili accomodamenti particolaristici e provvisori, talvolta lesivi delle legittime aspettative dei docenti delle GaE che hanno deciso di non inoltrare la domanda di assunzione nell’agosto 2015.

ORA, COME ERA PREVEDIBILE, MOLTI ALTRI NODI VENGONO AL PETTINE.
Siamo tutti a conoscenza della situazione in cui versano i diplomati abilitati magistrali ante 2002 e della diversità profonda che si è creata al loro interno in merito all’iscrizione nelle GaE. È 
necessario affrontare politicamente la questione per dare una prospettiva unitaria e di soluzione equa per tutti. Allo stato attuale abbiamo precari che: non hanno fatto il ricorso, lo hanno fatto ma lo hanno perso, l’hanno vinto con cautelare per l’iscrizione in GaE ma non hanno avuto riconosciuto il punteggio, l’hanno vinto con il riconoscimento del punteggio e, infine, pochi ormai inseriti a pieno titolo.

È una condizione inaccettabile.

A tutto ciò si aggiunge l’attesa, per novembre, delle sentenze della Cassazione che si deve pronunciare su quale debba essere l’organo giudiziario competente (giudice del lavoro o TAR) e del Consiglio di Stato che si esprimerà sul merito della questione con un parere che diverrà dirimente.
Simile la richiesta di iscrizione in GaE degli abilitati TFA e PAS, inseriti in seconda fascia d’Istituto, che se esclusi dalla lotteria del concorso, rischiano di essere espulsi dalla scuola.
È importante che prima di queste sentenze i precari della primaria, TFA e PAS si mobilitino: spezzare il blocco delle iscrizioni nelle GaE significa aprire una breccia verso la loro trasformazione in graduatorie permanenti come era prima del 2007.
I precari di terza fascia d’istituto sono all’ultimo anno di vigenza delle graduatorie; su tutti incombe l’ambigua formula del triennio lavorativo a partire dal 1° settembre 2016. Per loro chiediamo un percorso abilitante pubblico che garantisca l’immissione in graduatoria permanente. Così come un percorso pubblico di reclutamento deve essere garantito agli ultimi fra tutti, i neolaureati, ai quali si continua a prospettare, sola possibilità, la truffa dei TFA.

E tutto questo mentre le condizioni delle scuole e in particolare di quelle del Sud d’Italia rimangono molto critiche: classi troppo numerose anche in aperta violazione della legge; edifici inadatti e insicuri a causa dei tagli agli Enti locali; molti alunni con disabilità che non hanno le necessarie garanzie in termini di assistenza, di sostegno o di continuità didattica; il tempo scuola che si è drasticamente ridotto.

Sicuramente impressionante è il dato dei 402 docenti della secondaria di secondo grado della sola provincia di Napoli, i quali, dopo aver lavorato per anni con contratto a t.d. dalle GaE, hanno ottenuto la cattedra, su sostegno, in province del Centro-nord dal 1° settembre, nonostante fossero disponibili posti nelle province di provenienza, e che ora sono rientrati, con assegnazione provvisoria, mentre sarebbe bastato immetterli in ruolo, come tutti, per scorrimento dalle graduatorie, nella provincia in cui hanno sempre lavorato negli ultimi anni!

Condanniamo duramente l’atteggiamento di quei sindacati concertativi o di quegli esponenti del ceto politico che brigano per ottenere dilazioni e contentini a vantaggio dell’una e a detrimento dell’altra “fascia” di docenti.

Il “si salvi chi può” non è una soluzione praticabile. La 107, infatti, ha reso tutti parimenti flessibili e fungibili, precarizzando anche gli stabili ed escludendo dalle dovute immissioni migliaia di precari. Occorre che ci mobilitiamo finalmente in modo unitario e fermo su una piattaforma di rivendicazioni radicali e di alto profilo.

Senza giochi delle tre carte su organico di diritto e organico di fatto, tutti coloro, stabili e precari, che hanno lavorato nell’anno scolastico passato devono poter essere riconfermati sulla loro sede, dal momento che i posti c’erano e ci sono. Gli organici, docenti ed ATA, devono essere ampliati per consentire alle scuole di funzionare.

CHIEDIAMO

La messa a disposizione di tutti i posti disponibili, in organico di diritto e in organico di fatto, per permettere a tutti di lavorare nella propria regione;

L’ampliamento delle assunzioni (docenti e ATA) e del tempo scuola;

L’immediata stabilizzazione di tutti i precari con 36 mesi di servizio, sulla base della sentenza europea;

L’inserimento in GAE dei diplomati magistrali ante 2002, dei precari di seconda fascia d’istituto, degli idonei del concorso;

La trasformazione delle GAE in graduatorie permanenti come era prima del 2007;

Una modalità pubblica e gratuita di conseguimento dell’abilitazione per tutti e l’inserimento degli abilitati nelle graduatorie permanenti;

Il ripristino effettivo del “doppio canale” fino all’assunzione di tutti i precari della scuola. Prima di allora nessuna ipotesi relativa a un nuovo sistema di reclutamento può essere presa in considerazione. 
  
I posti ci sono, come c’è la necessità di tenere il più possibile aperte le scuole specie in regioni difficili. Servono docenti e ATA per farlo.

FORMAZIONE RSU e RLS – giovedì 29 settembre 2016

Alle RSU/RLS

delle Istituzioni scolastiche

della provincia di Palermo

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

Convegno sindacale formazione RSU e RLS

giovedì 29 settembre 2016, ore 10.0013.00

sede PROVINCIALE COBAS – piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo

sui seguenti argomenti:

– LA CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO E LA “BUONA SCUOLA”

– ORGANICO DELL’AUTONOMIA: utilizzazione su cattedre e potenziamento

– LA TUTELA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA: iniziative e ricorsi


Il contingente dei permessi di spettanza RSU/RLS è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito:

  • RSU: fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10 comma 3 Ccnq 7/8/98 e Cass. 7087/86);
  • RLS: utilizzano permessi pari a 40 ore annue anche per la formazione (art. 73 Ccnl 2007).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede decentrata, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).


(facsimile Permesso RSU o RLS)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU o RLS – Convegno sindacale di formazione 29 settembre 2016

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU o RLS di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998, per RSU; art. 73 comma 2 lett. g del CCNL 2007, per RLS), fruirà in data 29/9/2016, per n° ___ ore dalle ______ alle ______ (comprese quelle necessarie a raggiungere la sede di svolgimento), di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/……………….                                                                                       Il/La Rappresentante RSU o RLS

VOTARE NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

VOTARE NO AL REFERENDUM

PER IMPEDIRE L’ULTERIORE DISTRUZIONE DELLA COSTITUZIONE

La revisione della Costituzione prevista dal ddl Boschi – Renzi (con il combinato disposto dell’Italicum) costituzionalizza un processo di concentrazione del potere legislativo nelle mani del governo e di progressivo svuotamento della democrazia rappresentativa in atto a partire dagli anni ’80 del ‘900, non a caso in coincidenza dell’avvento del neo liberismo. Tale processo è stato portato avanti in modo intercambiabile da governi di centro sinistra e di centro destra, compresi molti esponenti del fronte del NO al referendum che assumono tale posizione per ragioni ascrivibili unicamente al conflitto tra le varie componenti della casta per la gestione del potere politico.

Gli strumenti fin qui usati sono stati l’abuso dei decreti legge, l’uso sistematico dei decreti legislativi per molte della grandi riforme e i regolamenti delegati che – su autorizzazione del Parlamento – possono abrogare o derogare leggi ordinarie. Il tutto condito con il ricorso sistematico alla questione di fiducia per far passare senza emendamenti i ddl del governo, che costituiscono la stragrande maggioranza delle leggi approvate dal Parlamento. Di fatto il potere normativo è strutturalmente già nelle mani del governo con la trasformazione del Parlamento in un organo di ratifica di decisioni prese altrove.

A questo quadro la riforma aggiunge un quarto strumento di condizionamento del lavoro della Camera: i ddl blindati, su cui il governo chiede alla Camera di deliberare entro 5 gg l’urgenza con l’obbligo di votare entro 70 gg: non è più prevista come in una prima versione la blindatura anche del testo, ma è facilmente ottenibile con la questione di fiducia.

Inoltre, con la revisione dei poteri e della composizione del Senato abbiamo l’assegnazione almeno formale della funzione legislativa (salvo qualche significativa eccezione) e della stessa fiducia al Governo alla sola Camera dei deputati, la cui maggioranza assoluta – col ballottaggio previsto dall’Italicum – può benissimo essere conquistata da un partito con solo 29-30% dei voti al primo turno, anzi è altamente probabile con l’attuale quadro politico (la legge truffa del 1953 imposta dalla DC prevedeva un premio in seggi per la coalizione che avesse superato il 50% dei voti!). È evidente che tale meccanismo sacrifica completamente la rappresentatività politica alla stabilità governativa, vizio di costituzionalità già rilevato dalla Corte Costituzionale in riferimento al Porcellum, con cui peraltro è stato eletto l’attuale Parlamento, che per questo solo motivo dovrebbe essere delegittimato ad assumere una funzione costituente.

Ma di bel nuovo la mancanza di rappresentatività non nasce con l’Italicum, ma data dall’introduzione dal 1994 di leggi maggioritarie o nominalmente proporzionali ma con tali correzioni maggioritarie da determinare effetti distorsivi ancora più forti.

A completamento dell’accentramento dei poteri sono previsti sia la riduzione dei poteri legislativi e regolamentari delle Regioni, sia i maggiori ostacoli frapposti all’esercizio di quel poco che resta di democrazia diretta, con l’innalzamento delle firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare a 150.000 e a 800.000 per poter usufruire di un quorum di validità dei referendum meno arduo da raggiungere della maggioranza degli aventi diritto al voto.

Inoltre, la Costituzione materiale (e formale) è già cambiata in modo anche più grave se pensiamo alla prima parte, quella dell’uguaglianza sostanziale e dei diritti sociali:

– l’introduzione del principio neoliberista di sussidiarietà (art. 118) limita l’azione pubblica ai soli casi in cui il mercato e il privato sociale falliscono, prevedendo come destinatari dei servizi pubblici solo chi non si può permettere di pagare il prezzo di mercato e che non sono assistiti dalla carità del terzo settore, con conseguente strutturale dequalificazione del servizio pubblico;

– l’introduzione del principio del pareggio di bilancio nell’art. 81 Cost., votata dalla stragrande maggioranza del Parlamento, di fatto subordina la garanzia dei diritti sociali – prima inviolabili – alle disponibilità finanziarie nel quadro UEM dei vincoli di bilancio, come è già accaduto anche in alcune sentenze della Corte (per es. quelle sul blocco dei contratti pubblici – che è stato considerato incostituzionale solo dal 2015 in poi – e sull’incostituzionalità di alcuni tagli alle pensioni);

– il finanziamento delle scuole private a partire dalla legge sulla parità scolastica e l’aziendalizzazione della scuola pubblica da Berlinguer a Renzi, passando per Moratti, Fioroni e Giannini, violano l’art. 33 che vieta il finanziamento pubblico delle scuole private. In generale, è stato stravolto il modello di scuola previsto dalla Costituzione e dalla legislazione degli anni ’70, basato su libertà di insegnamento, pluralismo didattico culturale e democrazia collegiale;

– il fondamentale diritto alla salute (art. 32) è sempre meno garantito con l’aziendalizzazione e i tagli continui alla spesa sanitaria: non a caso le aspettative di vita si sono ridotte per la prima volta dagli anni ’50;

– la riforma Fornero ha completato l’opera dei governi precedenti con l’innalzamento dell’età pensionabile, la riduzione della pensione pubblica e la previdenza integrativa, che mette nelle mani del mercato più speculativo e truccato che ci sia, quello finanziario, il diritto alla previdenza (art. 38). Tra riduzione dell’aspettativa di vita e aumento dell’età pensionabile ci stiamo avvicinando al modello Bismarck, che fece coincidere l’età pensionabile con le aspettative medie di vita degli operai tedeschi, mandandoli in pensione quando morivano!

– con l’avvento del neoliberismo e, in particolare, delle politiche UE di austerità non è più perseguito l’obiettivo della piena occupazione e il diritto al lavoro (art. 4). Pacchetto Treu, riforma Biagi, Riforma Fornero e Jobs Act (che per garantire l’uguaglianza tra i lavoratori ha precarizzato anche quelli a tempo indeterminato) hanno precarizzato il lavoro aprendo la strada – con gli stages e l’alternanza scuola lavoro – al lavoro gratuito come nuova frontiera del mercato del lavoro. Il conseguente indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori ha reso vana anche la norma precettiva dell’art. 36: il salario deve garantire un’esistenza libera e dignitosa!

– non è garantita la libertà sindacale (art. 39) con le norme – per lo più contrattuali – che tolgono ai Cobas e a tutti i sindacati di base e conflittuali i diritti sindacali, in primis il diritto di assemblea; le modalità di determinazione della rappresentatività sindacale non garantiscono neanche i principi base della democrazia rappresentativa, creando un oligopolio sindacale;

– il diritto di sciopero e, in generale, l’idea del conflitto sociale e dell’agire collettivo come fattori positivi della dinamica sociale previsti dalla Costituzione (in particolare l’art. 40) sono stati fortemente limitati dalle leggi sulla regolamentazione e, in ultimo, dalla norma pattizia del TU del gennaio 2015.

È evidente come tutto questo svuoti di significato il principio di uguaglianza sostanziale previsto dall’art. 3, 2° comma, Cost., centrale nell’impianto costituzionale.

Ma anche sul piano tradizionale dei diritti di libertà la Costituzione è stata violata: basta dare uno sguardo non distratto alle tragedie quotidiane che si consumano nel Canale di Sicilia, ai CIE che violano le fondamentali garanzie della libertà personale previste dall’art. 13, alla normativa sull’immigrazione che produce strutturalmente clandestinità e, in generale, alla condizione dei migranti.

Infine, il ripudio della guerra dell’art. 11 è sistematicamente violato con le spedizioni militari in contesti di guerra paradossalmente in nome dell’esportazioni della democrazia, dei diritti dell’uomo o della ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa: guerre che hanno provocato nuovi esodi di massa di esseri umani per i quali non vale tutta la retorica dei “diritti dell’uomo”.

È evidente il nesso tra i due tradimenti della Costituzione sul piano istituzionale e su quello sociale: la mancanza di rappresentatività delle istituzioni, la concentrazione del potere nelle mani del governo rendono più facile la destrutturazione dei diritti sociali e il depotenziamento del conflitto. La riforma costituzionalizza e determina un salto di qualità in pejus alle tendenze istituzionali e, quindi, in prospettiva rafforza anche l’ulteriore attacco ai diritti: sono motivazioni di merito rilevantissime per invitare con forza a VOTARE NO.

Ma con la stessa forza va chiarito che la disgregazione sia della prima che della seconda parte della Costituzione non nasce con il “renzismo”, ma si iscrive in processi di lunga durata, a cui hanno partecipato attivamente molti soggetti politici e culturali schierati con il fronte del NO. Per cui i Cobas parteciperanno attivamente alla campagna per il NO al referendum costituzionale, ma con contenuti e modalità autonome, non aderendo, quindi, agli esistenti Comitati per il NO.