I COBAS NON PARTECIPANO ALLE ELEZIONI POLITICHE

I COBAS non partecipano in alcun modo alla campagna elettorale e alle liste per le prossime elezioni politiche

Come hanno sempre fatto nei loro 31 anni di vita, i COBAS non solo non promuovono liste elettorali politiche, nazionali o locali, ma non vi partecipano, come organizzazione, in nessuna forma, né sostenendo liste, né facendo propaganda per qualcuna di esse, né mettendovi candidati/e. Naturalmente i COBAS non possono né vogliono impedire a chiunque tra le decine di migliaia di loro iscritti/e intenda candidarsi, di farlo. Precisiamo però che qualsiasi iscritto/a COBAS dovesse entrare a far parte di una lista elettorale, lo farà a puro titolo personale, non riceverà da noi alcun sostegno nella propria campagna elettorale e dovrà lasciare eventuali cariche che dovesse ricoprire nei COBAS.

Invitiamo inoltre questi eventuali candidati/e a non fare alcuna confusione e/o sovrapposizione, durante la propria campagna elettorale, tra la loro collocazione nei COBAS e quella nelle liste per il prossimo Parlamento, specificando sempre che trattasi di una scelta individuale che non coinvolge minimamente i COBAS; nonché a fare autonomamente tale precisazione nel caso gli organi di informazione, soprattutto a livello locale, facciano confusione, per quel che li riguarda, tra i due livelli, ad esempio presentandoli come candidati/e COBAS, evitando così alla nostra organizzazione di dover intervenire con sgradevoli smentite ufficiali e formali.

17 gennaio 2018 INCONTRO MIUR – OO.SS. Resoconto COBAS

Il MIUR fa il Ponzio Pilato e scarica la patata bollente al prossimo governo (quando ci sarà)

I COBAS e il movimento di lotta non accettano dilazioni ed esigono un Decreto-legge da questo governo, che renda giustizia alle diplomate/i magistrali e a tutti i/le precari/e

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio il MIUR ha convocato ieri i COBAS, assieme ad altri sindacati conflittuali, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri” i COBAS – dopo che le rappresentanti del MIUR hanno fornito i dati del monitoraggio degli iscritti in GaE e dei contratti a tempo indeterminato stipulati – hanno prima fatto presente come la convocazione del tavolo fosse un atto dovuto, data la totale non rappresentatività dei sindacati concertativi in materia, totalmente assenti dalle mobilitazioni di queste settimane; ed hanno poi esposto una piattaforma unificante sia per le diplomate/i magistrali sia per tutti i precari/e della scuola, basata sui seguenti punti:

1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;

2) permanenza nelle GaE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva;

3) riapertura delle GaE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);

4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

I COBAS hanno poi ribadito la totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ed i precedenti giudicati dello stesso Consiglio, che dimostra come si sia trattato di una spudorata sentenza politica (nonché illegittima e strumentale), come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi in conflitto tra loro. Abbiamo inoltre sottolineato che lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare a coloro che “lasciano” la scuola (in una categoria pesantemente sottopagata) e dunque stabilizzare definitivamente tutte/i le/gli abilitate/i che si sono guadagnate/i sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento. Le rappresentanti del MIUR hanno risposto che il Ministero ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta ha chiesto agli USR ulteriori dati, in particolare sui numeri delle sentenze dei Giudici del Lavoro.

È apparso lampante che il MIUR, con tale richiesta all’Avvocatura (che dovrebbe esprimersi entro marzo, cioè dopo le elezioni politiche) sta applicando una politica “ponziopilatesca”: ossia lavarsene le mani e prendere tempo a nome di Gentiloni e del governo ancora in carica (il quale, lo ricordiamo, è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge urgente che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo Governo post elezioni (se e quando entrerà in carica). Nel contempo, sempre a copertura del governo, il MIUR cerca di evitare il caos di fine anno, ben sapendo che LICENZIARE ora migliaia di persone, oltre a provocare una risposta ancora più dura da parte delle maestre/i, provocherebbe una rivolta delle famiglie degli alunni e il disastro totale nelle scuole e negli Uffici territoriali scolastici, assolutamente non in grado di gestire la drammatica situazione che si creerebbe.

La delegazione COBAS ha espresso la sua totale insoddisfazione per la tattica dilatoria e “ponziopilatesca” del MIUR e per la smaccata irresponsabilità di un governo che avrebbe l’occasione di sanare, almeno in parte, il malfatto pluridecennale dello Stato nei confronti dei precari, sottolineando peraltro come tanti posti si renderanno disponibili nei prossimi anni, a maggior ragione se si estendesse il lavoro usurante (anticipando la pensione) a lavoratori/trici di altri segmenti scolastici, in particolare nelle scuole elementari.

Abbiamo anche evidenziato le gravi implicazioni che a breve si dovranno affrontare in relazione al divieto della prosecuzione dei contratti oltre i 36 mesi, e che proprio i numeri delle iscritte/i nelle GaE, consegnatici nell’incontro, confermano che, ove disgraziatamente non si trovasse una soluzione positiva, il prossimo anno interi territori sarebbero privi di insegnanti.

Infine, di fronte al pilatesco “non possumus” del MIUR, i COBAS hanno ribadito che in assenza dell’indispensabile e urgente Decreto-legge, che eviti intollerabili licenziamenti e che sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno dei precari/e, la mobilitazione si intensificherà e si “indurirà”.

In tal senso nella nostra Assemblea nazionale del 20-21 gennaio decideremo, sulla base delle indicazioni che ci vengano dalle Assemblee del movimento, in corso in tutta Italia, le prossime iniziative di lotta locali e nazionali.

DIPLOMATI/E MAGISTRALI. La proposta Cobas

È lo Stato italiano ad aver bisogno delle maestre/i che lavorano a 11 euro l’ora, così come di tutti i precari/e sfruttati da decenni nella scuola

Dopo l’inaccettabile sentenza politica del Consiglio di Stato occorre al più presto un Decreto-legge del governo che stabilizzi tutti i docenti abilitati

Mercoledi 17 gennaio il MIUR discuterà con i COBAS e altri sindacati sulla vertenza.

Ecco le proposte che presenteremo al Ministero

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio – ove le maestre/i hanno risposto splendidamente all’arroganza di “consiglieri di Stato” che guadagnano 100 volte più di loro, intenzionati a buttar fuori migliaia di docenti per anni spremuti come limoni a 11 euro l’ora e considerati fino ad ora abili a insegnare – il MIUR convoca il 17 gennaio i COBAS, assieme ad altri sindacati, per affrontare la questione dei diplomati magistrali.

La convocazione è il frutto della grande mobilitazione in atto, che ha mostrato anche al MIUR come i sindacati “monopolisti” non solo non rappresentano le migliaia di docenti che hanno lottato per ottenere quanto spettava loro di diritto, ma neanche sono interessati ad una positiva risoluzione in materia. Al MIUR sanno bene che con l’ultima sentenza il Consiglio di Stato ha smentito se stesso, dopo che ben cinque sue sentenze precedenti avevano dato ragione ai diplomati magistrali. E sanno che si è trattato di una spudorata sentenza politica, come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi cinicamente in conflitto tra loro.

Tutto ciò diventa particolarmente intollerabile quando è evidente che non sono i precari/e a dover pietire per una loro giusta sistemazione ma sono i governi, è lo Stato, è la scuola ad avere un bisogno assoluto delle centinaia di migliaia di precari che vi operano da anni, in condizioni di lavoro sempre più pesanti e pagati/e meno di una baby-sitter.

Per il prossimo anno scolastico le domande di pensionamento sono il 26% in più degli anni scorsi. I prigionieri della riforma Fornero fuggono da una scuola-azienda che ha reso umilianti le condizioni di lavoro, la didattica, i rapporti con studenti e famiglie: e lo faranno nei prossimi anni tutti/e quelli che potranno.

Dunque, lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare: e conseguentemente finirla con l’imposizione del precariato a vita, stabilizzando definitivamente tutti gli abilitati/e che si sono guadagnati sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento.

Quindi, il governo deve emanare un Decreto-legge che sani una volta per tutte la situazione: non è più tollerabile che i diritti dei lavoratori/trici vengano decisi con sentenze “tribunalizie”, contraddittorie, illegittime e strumentali.

Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri”, all’incontro del 17 i COBAS presenteranno alla Ministra una piattaforma unificante per tutti i precari/e della scuola, dall’infanzia alla secondaria, basata sui seguenti punti:

1) Le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico.

2) Permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva.

3) Riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.).

4) Immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

Tutto questo va ottenuto mediante un Decreto-legge che, oltre ad evitare intollerabili licenziamenti che paralizzerebbero la scuola dell’infanzia e primaria, sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno di centinaia di migliaia di precari/e.

ASSEMBLEA PROVINCIALE ISCRITTI

ASSEMBLEA PROVINCIALE DEGLI ISCRITTI COBAS

MARTEDÌ 16 GENNAIO 2018 ore 17.00 – 19.30

SEDE COBAS, piazza Unità d’Italia n. 11

Odg:

  1. Situazione politico-scolastica e rinnovo CCNL.
  2. Diritti docenti e ATA: contenziosi e vertenze.
  3. Elezioni RSU 2018
  4. Rinnovo dell’Esecutivo provinciale.
  5. Elezione dei delegati per l’Assemblea Nazionale del 20 e 21 gennaio 2018 e proposte componenti Esecutivo Nazionale.
  6. Varie ed eventuali.

Si raccomanda la partecipazione di tutti gli iscritti

SCIOPERO E MANIFESTAZIONE “MAGISTRALE”

Grande successo dello sciopero e della manifestazione nazionale delle diplomate/i magistrali, almeno 5000 maestre/i protestano al MIUR durante tutta la giornata

Ora il movimento di lotta deve riunirsi in assemblee provinciali/regionali, verso un’assemblea nazionale che produca una piattaforma unitaria e le prossime iniziative di lotta

È durata ben otto ore, l’eccellente manifestazione di protesta delle maestre/i diplomate/i magistrali contro l’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato che vorrebbe annullare i diritti acquisiti di questa importante parte della categoria, sentenza che va contro tutte le precedenti che in questi anni avevano dato ragione a decine di migliaia di docenti che adesso si vedono negare persino il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (GaE), e che vengono retrocessi a docenti di serie C.

I manifestanti, sostenuti da uno sciopero plebiscitario che ha coinvolto circa il 90% del settore (il conto non va fatto su tutti i docenti delle primarie e dell’infanzia, ma solo sulla parte delle maestre/i alle quali era rivolto), hanno ribadito l’insopportabilità di una sentenza che intenderebbe cancellare il fatto che migliaia di docenti sono stati utilizzati, e spremuti come limoni, in questi anni, venendo considerati perfettamente abili a svolgere il loro lavoro (in Italia nessuno/a ha insegnato a insegnare al 99% degli attuali docenti in tutti gli ordini di scuola: l’apprendimento è avvenuto sempre “sul campo”), peraltro con stipendi miserabili rapportati al resto d’Europa (una maestra con 10 anni di lavoro guadagna circa 11 euro l’ora netti, per integrare in una stessa classe alunni normodotati, disabili, migranti con scarsa conoscenza della lingua, nomadi ecc.). Le maestre/i hanno sottolineato i drammatici problemi che la sentenza impone ai diplomati magistrali, molti/e dei quali con nomine annuali dalle GaE, in diversi/e già immessi in ruolo, e che ora, oltre alla perdita del lavoro, rischiano di ritrovarsi inseriti in seconda fascia o addirittura in terza.

La delegazione dei COBAS, Anief e maestre autorganizzate, ricevuta dalla ministra, ha ribadito che la scuola italiana di questi docenti non può assolutamente fare a meno.

Guai, dunque, se ci fossero da parte del MIUR decisioni sciagurate che dovessero far saltare, nell’anno in corso, la continuità didattica per migliaia di alunni e i posti di lavoro per migliaia di docenti.

Ma hanno anche detto che ora il problema è strettamente politico: il governo attuale è perfettamente abilitato ad emanare un decreto che sani la situazione, garantendo i diritti dei lavoratori/trici: o almeno può preparare il terreno perché tale decreto venga emanato dal prossimo governo in carica, una volta insediatosi, trovando un accordo anche con le attuali opposizioni.

Nel frattempo chi è stato immesso in ruolo dovrà mantenere il proprio posto: per chi ha già fatto l’anno di prova, esso vale molto di più di un concorso abilitante. Contemporaneamente, chi è inserito con riserva nelle Graduatorie ad Esaurimento deve poter mantenere la propria posizione, così come chi ha avuto un incarico annuale.

Resta da stabilire la posizione del MIUR e del governo (questo o il prossimo) nei confronti delle restanti altre maestre/i diplomate/i. Su questo punto si sono espresse varie posizioni nel corso della manifestazione, da chi ritiene che debbano essere riaperte le GaE per tutti/e, a chi pensa che possa essere accettabile anche un concorso riservato e non selettivo a cui ammettere tutti/e quelli/e non ancora inseriti nelle GaE. Per arrivare ad una piattaforma condivisa che consenta al movimento di lotta di presentarsi compatto ad una trattativa, riteniamo che vadano convocate con urgenza assemblee provinciali e regionali che decidano delegati/e e piattaforme da portare ad una assemblea nazionale, da tenersi entro il mese di gennaio, che elabori una piattaforma unitaria e che decida le prossime forme di lotta.

I COBAS si impegnano a rispettare e a sostenere quanto verrà deciso in tale assemblea ed in ogni caso saranno al fianco delle maestre/i in lotta fino al raggiungimento dei loro obiettivi.

CONSIGLIO DI STATO SU DIPLOMA MAGISTRALE – Sciopero 8 gennaio

Vergognosa sentenza del Consiglio di Stato contro i diplomati/e magistrali

8 gennaio 2018 sciopero dei/delle docenti della scuola Primaria e dell’Infanzia

Manifestazione a Roma, MIUR (viale Trastevere) ore 9.30

Il Consiglio di Stato, dopo l’udienza del 15 novembre, ha pubblicato il 21 dicembre una vergognosa sentenza contro i diplomati/e magistrali, che va contro tutte le precedenti sentenze che in questi anni avevano dato ragione a decine di migliaia di docenti che adesso si vedono negare persino il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (GAE), e che vengono retrocessi a docenti di serie C. Questa sentenza pone drammatici problemi, professionali ed umani, ai diplomati magistrali. Molti/e di loro hanno avuto nomine annuali dalle GAE, in diversi/e sono già stati/e immessi in ruolo, e ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o, secondo un’interpretazione ancora più penalizzante della sentenza, addirittura in terza fascia.

Una sentenza ingiusta, spietata e intollerabile, che gioca con la vita di decine di migliaia di lavoratori/trici: così come è insopportabile che il MIUR e il governo non abbiano voluto risolvere un problema serissimo non solo per i lavoratori/trici coinvolti ma per tutta la scuola italiana che di questi docenti non può assolutamente fare a meno. Guai, dunque, se ci fossero da parte del MIUR, utilizzando questa assurda sentenza, passi sciaguratamente avventati durante l’anno in corso, che dovessero far saltare la continuità didattica per migliaia di alunni e i posti di lavoro per migliaia di docenti. Se i tribunali dovessero far decadere tutte le supplenze e le immissioni in ruolo, la scuola primaria e quella dell’infanzia entrerebbero in un caos totale. Il problema è strettamente politico: è intollerabile che i diritti dei lavoratori/trici vengano vanificati dai tribunali.

Bisogna porre fine subito a queste assurdità! Esigiamo che il MIUR ed il governo pongano immediato rimedio (e non rinviando alla prossima legislatura) a questa vergogna che potrebbe portare ad un licenziamento di massa di 5.300 lavoratori/trici, oltre che a negare la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato ad altri 60 mila lavoratori/trici.

Chi è stato immesso in ruolo dovrà mantenere il proprio posto. Per chi ha già fatto l’anno di prova, esso vale molto di più di un concorso abilitante. Chi è inserito con riserva nelle GAE deve poter mantenere la propria posizione, così come chi ha avuto un incarico annuale.

Per raggiungere questi obiettivi e annullare i possibili effetti deleteri della sciagurata sentenza, i COBAS hanno indetto, insieme ad altre organizzazioni, per lunedì 8 gennaio lo sciopero dei/delle docenti della scuola primaria e dell’infanzia, e una manifestazione nazionale a Roma (MIUR, viale Trastevere, ore 9.30) per la quale le nostre sedi stanno organizzando i bus per portare a Roma il maggior numero possibile di docenti. Chiederemo che una delegazione di diplomati/e magistrali venga ricevuta dalla Ministra Fedeli.

INCONTRO CON ISCRITTI E SIMPATIZZANTI

In vista della prossima apertura della campagna per il rinnovo delle RSU, i Cobas di Palermo organizzano una serie di incontri pubblici con docenti e lavoratori della scuola, aperti ad iscritti e non iscritti, per offrire a tutte/i coloro che hanno realmente a cuore la difesa della scuola pubblica e i diritti dei lavoratori e degli studenti alcune occasioni di confronto, per una più efficace e capillare azione concreta dentro le scuole.
Il primo incontro è fissato per martedì 19 dicembre 2017, alle ore 21, presso il circolo “Tavola Tonda” ai Cantieri Culturali della Zisa. Nel corso dell’incontro i Cobas Scuola di Palermo offriranno da bere e qualche stuzzichino ai convenuti; inoltre saranno distribuite agli iscritti Cobas scuola le agende sociali per il 2018, come augurio per un proficuo anno di lavoro e lotte.

Di seguito l’appello rivolto a lavoratrici e lavoratori della scuola

dai Cobas della Scuola di Palermo

Gentili colleghe e colleghi,

probabilmente ad aprile 2018 si vota per il rinnovo delle RSU nelle scuole e per la misurazione della rappresentatività sindacale.

I sindacati che supereranno la soglia del 5% come media tra iscritti e voti ottenuti a queste elezioni, saranno appunto riconosciuti maggiormente rappresentativi e potranno godere di tutti i diritti sindacali:
• partecipazione alla contrattazione nazionale e alla contrattazione d’istituto tramite le RSU elette;
• possibilità di indire assemblee in orario di servizio.

Insomma diritti indispensabili per svolgere pienamente l’attività sindacale che per noi Cobas vuol dire principalmente informazione, consulenza e supporto nelle controversie di lavoro, combattere la gerarchizzazione e il falso merito, rilanciare l’importanza del lavoro in classe, salvaguardare il diritto ad una formazione autonoma e alla libertà d’insegnamento svilita da prove collettive e standardizzate.

Ricorderete che, per ostacolare il raggiungimento della rappresentatività a nuove forze sindacali, nel 1998 il governo Prodi istituì la media del 5% e stabilì che le liste (per misurare la rappresentatività nazionale) si presentino non su base nazionale o provinciale, ma scuola per scuola.

Questo assurdo meccanismo quindi, impedisce di votare per un sindacato se in quella scuola quel sindacato non riesce a trovare almeno un/a candidato/a e a presentare la lista.

Pur con queste difficoltà e riconoscendo anche i limiti di questa forma di rappresentanza sindacale, abbiamo partecipato con grande impegno alle precedenti elezioni fin dalla prima nel 2000, e lo faremo anche questa volta, sapendo, e ricordando a voi tutte/i, che è assolutamente indispensabile che in tutte le scuole ci sia anche un/a solo/a candidato/a disponibile a presentare la lista Cobas per permettere che il consenso, che abbiamo sempre avuto per la coerenza e per la determinazione a difendere la scuola pubblica, si trasformi in voti.

Con il decreto Brunetta e i numerosi attacchi agli organi collegiali e al ruolo delle RSU, proposti dalle varie riforme, il ruolo della contrattazione nelle scuole è sminuito.

Ma la RSU Cobas, oltre a dare maggiore tutela a chi è eletto e ai lavoratori che non intendono piegarsi allo strapotere dei presidi, s’impegna a diffondere e rendere trasparente l’informazione, a coinvolgere i lavoratori/trici nell’organizzazione del proprio lavoro, cerca di garantire a docenti e Ata l’accesso al FIS in modo non discrezionale e a rilanciare il ruolo degli organi collegiali.

Per questo motivo, seppur con enormi difficoltà – prima fra tutte il veto a svolgere assemblee in orario di servizio – chiediamo a tutte/i voi di presentare la lista nel maggior numero di scuole possibile. Contiamo soprattutto su iscritti/e, ma potete coinvolgere anche chi non lo è.

Successivamente vi invieremo il modello di lista, ma vi invitiamo sin da subito a accettare la candidatura, a coinvolgere docenti ed ATA e a preparare le liste

 
DIAMO VOCE A CHI SI BATTE PER LA SCUOLA PUBBLICA
DA SEMPRE E SENZA COMPROMESSI

https://www.facebook.com/events/134519570660627/

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: A CIASCUNO IL SUO

Se non fosse stato per le nuove manifestazioni studentesche del 15 dicembre, nessuno ci avrebbe ricordato che il 16 dicembre si sono tenuti i sedicenti “Stati Generali dell’Alternanza Scuola Lavoro”, convocati dalla ministra Fedeli “in risposta” alla giornata di protesta nazionale degli studenti contro l’A-S-L del 13 ottobre scorso.
Sicuramente non ce lo hanno ricordato i Dirigenti Scolastici che, nonostante l’invito ricevuto dal MIUR a segnalare eventuali criticità, non hanno ritenuto di coinvolgere nella consultazione i Collegi dei Docenti, dimostrando una nozione di “Stati Generali” molto simile a quella dei regnanti d’Oltralpe, che lasciarono passare 175 anni, tra il 1614 e il 1789, senza convocarli. Fino a quando non furono travolti dalla Rivoluzione Francese.
Numerosi Collegi dei Docenti, però, rispondendo positivamente alla mobilitazione che abbiamo lanciato qualche settimana fa, hanno voluto prendere ugualmente la parola (talvolta contro la scomposta opposizione di signorotti feudali sotto mentite spoglie di Dirigenti Scolastici) e hanno approvato mozioni nelle quali hanno denunciato le numerose aberrazioni didattiche a cui invariabilmente conduce la costrizione a svolgere attività di Alternanza Scuola Lavoro per un numero esorbitante di ore e per obbligo di legge, alla faccia della teorica autonomia di cui gli istituti scolastici sono titolari.
Mozioni di questo tenore sono state approvate, tra le altre, all’IIS. “M. Polo”, al Liceo Artistico Statale “M. Guggenheim” e al Liceo Classico “M. Foscarini” di Venezia, al Liceo Scientifico “Cattaneo” e al Liceo classico “D’Azeglio” di Torino, al Liceo classico “Cutelli” di Catania.
Qui di seguito, proponiamo la mozione approvata dal Collegio dei Docenti del Liceo “Danilo Dolci” di Palermo.
Rimaniamo connessi: la mobilitazione continua.
MOZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO DELLE SCIENZE UMANE E LINGUISTICO “DANILO DOLCI” DI PALERMO
Al Ministro della Pubblica Istruzione V.le Trastevere ROMA
e p.c. al Consiglio d’Istituto ai genitori e agli studenti
alle Organizzazioni sindacali
agli organi di stampa
Il Collegio dei docenti del Liceo delle Scienze Umane e Linguistico “Danilo Dolci” di Palermo , nella seduta del 14 dicembre 2017, in occasione degli “Stati Generali dell’Alternanza Scuola Lavoro”, indetti dal M.I.U.R. per il 16 dicembre 2017, come momento di riflessione – da parte dei soggetti interessati – sull’innovazione introdotta dalla Legge 107/2015, all’art. 1, commi dal 33 al 43,
VISTO
– l’art. 1 c. 33 della Legge n. 107/2015, che prevede l ‘obbligo di attuazione di 400 ore di alternanza scuola lavoro per gli istituti tecnici e professionali e di 200 ore per i licei;
– l’art. 13 c. 2 lett. c del D. Lgs n. 62/2017, che include tra i requisiti di ammissione agli Esami di Stato lo svolgimento dell’intero ammontare di ore di attività di alternanza scuola lavoro (ASL) nel secondo biennio e nell’ultimo anno;
CONSIDERATO CHE,
in base all’esperienza maturata nei primi due anni di applicazione, 200 ore risultano un numero esorbitante e di difficile attuazione e che, con un quantitativo così alto di ore risulta difficile:
garantire agli studenti esperienze di alternanza collegate in modo organico con il lavoro in classe e con l’indirizzo di studio;
garantire efficacemente la selezione e il monitoraggio dei soggetti esterni che svolgano un’effettiva e mirata attività di formazione e non riducano l’ASL ad una mera esperienza di lavoro gratuito, per lo più di tipo ripetitivo e meramente esecutivo;
evitare di frantumare il gruppo classe con piccoli gruppi di studenti a rotazione in ASL, vista la difficoltà di collocare contemporaneamente tutti gli studenti in fasi dell’anno scolastico compatibili con le esigenze sia della scuola che dei soggetti esterni;
evitare di sottrarre un numero significativo di ore alla didattica ordinaria, rispetto alla quale l’ASL deve avere un ruolo complementare ma non sostitutivo;
– al tempo stesso evitare di sottoporre gli studenti, in particolare quelli con giudizio sospeso, ad un eccessivo carico di lavoro durante i periodi di sospensione delle lezioni;
evitare di svolgere l’ASL con imprese che usino gli studenti con funzioni di fatto sostitutive di lavoratori dipendenti o che comunque tengano comportamenti non responsabili da un punto di vista ambientale, sociale, della sicurezza del lavoro o che svolgano attività non compatibili con i fini formativi della scuola pubblica;
CHIEDE
una modifica legislativa che preveda che, nell’ottica del rispetto della libertà di insegnamento prevista dall’art. 33 della Costituzione e della piena attuazione dell’autonomia, di cui all’art. 21 L.n. 59 /1997, peraltro richiamata tra gli obiettivi principali della stessa Legge 107/2015 art. 1 c.1, siano gli organi collegiali delle Istituzioni scolastiche a deliberare:
se svolgere o meno le attività di Alternanza scuola lavoro, in base agli obiettivi didattici e formativi del PTOF;
la determinazione del quantitativo complessivo minimo di ore di Alternanza scuola lavoro da garantire nel secondo biennio e nell’ultimo anno.

LA SCUOLA PUBBLICA DEVE ESSERE LAICA SOLIDARIETÀ AL PROF. NICOLÒ LA ROCCA, DIRIGENTE SCOLASTICO DELLA DD “RAGUSA MOLETI” DI PALERMO

Nei giorni scorsi, su segnalazione di alcuni genitori di alunni della Direzione Didattica “Ragusa Moleti” di Palermo, il quotidiano Il Fatto ha dato notizia della presenza nei locali della scuola di immagini di culto cattolico e dell’abitudine da parte di alcuni docenti “di far pregare i bambini prima dell’inizio delle lezioni e di far intonare canzoncine benedicenti prima della consumazione della merenda”. Il DS, volendo far rispettare il principio di laicità della Scuola Pubblica e dello Stato Italiano, è prontamente intervenuto facendo rimuovere le immagini di culto e ricordando che nelle scuole pubbliche non è consentito praticare atti di culto.

Nei giorni successivi si è scatenato un asprissimo attacco contro la doverosa decisione del DS:

  • Manifestazioni minacciose da parte di un gruppuscolo di genitori fondamentalisti e di attivisti dell’estrema destra di Forza Nuova.
  • Dichiarazioni (al limite delle intimidazioni) da parte di politicanti di vario colore, dall’estrema destra al PD, proni agli interessi vaticani.
  • Una dichiarazione della ministra Fedeli che, mentre era ospite del 7° Festival della Dottrina sociale della Chiesa in svolgimento a Verona, si è schierata contro il DS La Rocca parlando d’altro: crocifissi rimossi e feste religiose quando invece il DS si è limitato a ricordare che secondo il Consiglio di Stato non è consentito lo svolgimento di atti di culto nelle scuole. La ministra (nota per avere millantato una laurea inesistente e per aver regalato ai genitori il potere di veto sui contenuti dell’insegnamento con la recente emanazione delle linee-guida del MIUR sull’“educazione al rispetto”) ha pure lamentato un presunto “mancato coinvolgimento dei genitori” nella decisione del DS, invece l’iniziativa era partita proprio dalla segnalazione di alcuni genitori e si configurava come un richiamo alla legalità.

Sia chiaro che per i Cobas della scuola la libertà di culto fuori delle aule e degli altri edifici della pubblica amministrazione è un diritto. Come pure è un diritto, per chi professa religioni diverse da quella cattolica o non ne professa alcuna, non imbattersi in simboli o in celebrazioni di atti di culto di qualsiasi religione in detti luoghi.

La natura della Scuola Pubblica deve essere democratica e laica, cioè aperta al confronto e rispettosa di ogni orientamento religioso, filosofico, etico ed ideologico, senza che alcuno di essi prevarichi gli altri.

I Cobas della scuola di Palermo esprimono la loro solidarietà al DS Nicolò La Rocca, che con la sua decisione sta tentando di rimettere nei binari della legalità la scuola che dirige, affinché ogni bambino sia accolto e educato per poter sviluppare le proprie convinzioni quanto più autonomamente possibile.

LA MINISTRA FEDELI A BRACCETTO CON GLI INTEGRALISTI

Linee-guida del MIUR sull’“educazione al rispetto”: la ministra Fedeli va a braccetto con gli integralisti catto-fascisti e regala ai genitori il potere di veto sui contenuti dell’insegnamento.

Per il ritiro del documento e una riscrittura coerente con i valori della scuola pubblica, laica e plurale.

Si attendeva da due anni l’uscita delle linee-guida su quanto previsto nel comma 16 della legge 107/2015 in tema di educazione alla parità tra i sessi e del contrasto alla violenza di genere. La lunga attesa è dipesa dalla subordinazione del MIUR nei confronti delle contestazioni dei gruppi di integralisti cattolici (Pro Vita, Difendiamo i nostri figli, Generazione Famiglia ecc.), spalleggiati dai neofascisti di Forza Nuova, Casa Pound, Libertà-Azione, che intendono demolire qualunque pratica didattica volta alla promozione della parità di genere e al contrasto all’omofobia e transfobia nella scuola e nella società. I catto-fascisti farneticano di “diabolici piani delle lobby omosessualiste” che, non contente del riconoscimento delle unioni civili, vorrebbero sovvertire l’ordine sociale basato sulla famiglia “naturale” usando la scuola, e diffondendovi idee pericolose al fine di produrre confusione sessuale e di genere in bambine, bambini e adolescenti (la fantomatica “teoria del gender”).

Sulla base di questa surreale convinzione, si sono susseguiti in tutta Italia attacchi e minacce a insegnanti e istituzioni (dallo scontro al liceo Giulio Cesare di Roma per la lettura in una classe di un testo di Melania Mazzucco a tematica omosessuale, alle proteste contro lo spettacolo sul bullismo transfobico “Fa’Afafine”), becere propagande di odio (il bus in giro per l’Italia con la scritta “I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. La natura non si sceglie. Stop gender nelle scuole”) e furbesche pressioni politiche sul MIUR (sit-in dei gruppi no-gender a giugno e incontro con la ministra Fedeli il 31 luglio). Finalmente, il 27 ottobre, sono uscite le linee-guida del MIUR che avrebbero dovuto indicare alle scuole come sostenere una corretta educazione alle differenze di genere, contrastando il clima reazionario e intimidatorio diffuso su questi temi.

E invece … La lettura del documento dimostra inconfutabilmente che i gruppi no-gender sono i principali interlocutori del MIUR ed hanno ragione ad esultare per un documento che viene loro incontro totalmente, affermando che non ci sarà mai alcuna “teoria del gender” nella scuola (e così confermando la fondatezza dei loro deliri), ma si promuoverà un’educazione basata sulla differenza uomo-maschio/donna-femmina quale fondamento “dell’intero orizzonte esistenziale” di ciascuna e ciascuno (in linea con la propaganda del famigerato pullman). Per giunta, si ribadisce l’attribuzione ai genitori del potere di veto e di intervento sui contenuti della didattica, anche a costo di stravolgere le scelte maturate finora nelle scuole nei piani triennali dell’offerta formativa. Possiamo immaginare che fine faranno progetti rivolti alla prevenzione e al contrasto dell’omofobia e delle discriminazioni.

Altro che il “rispetto” sbandierato nel titolo! Il tema della lotta alla violenza di genere è affrontato nel documento solo nell’ottica, ovviamente condivisibile, della parità uomo-donna. Totalmente ignorata è, invece, la questione dell’omotransfobia, che pure imperversano tra le forme di bullismo più feroce nelle scuole. Così come viene occultato il tema, attualissimo e urgente, dell’educazione alla sessualità e all’affettività. Insomma, va bene l’educazione alla differenza uomo-donna, ma guai a toccare ciò che potrebbe urtare l’iper-sensibilità dell’integralismo catto-fascista, mentre si cerca di distorcere il significato profondo delle lotte femministe per l’uguaglianza, per confermare il più becero binarismo di genere. Eppure altre voci sono nate e cresciute in questi anni, di associazioni e persone che fanno davvero l’educazione al rispetto per le differenze, nella pratica didattica e nella formazione, giorno dopo giorno. Chi crede davvero nel rispetto per tutte e tutti, chi vuole insegnare e imparare senza pregiudizi, chi non ha paura di difendere i diritti dell’altra e dell’altro, non si riconoscerà di certo in queste “linee guida”. Quindi facciamo esprimere con forza queste voci, chiediamo il ritiro di questo documento e una riscrittura coerente con i valori di una scuola pubblica, laica e plurale: l’educazione alle differenze non si fa a braccetto con gli integralisti; ed il rispetto, quello vero, non esclude.