RINVIO CONVEGNO CESP – PALERMO 7 NOVEMBRE 2018

AVVISO

In merito al convegno di formazione  promosso dal CESP Educare alla pace a 100 anni dalla fine del 1° conflitto mondiale, previsto domani 7 novembre 2017  a Palermo presso l’IISS “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”, siamo spiacenti di comunicare che, a seguito dell’ordinanza n° 298 emanata in data odierna dal Sindaco di Palermo relativa all’emergenza idrica in città, tutte le scuole palermitane rimarranno chiuse nella giornata di domani e siamo quindi costretti ad annullare lo svolgimento dello stesso.

Riproporremo il convegno prima possibile  e sarà nostra cura avvisarvi tempestivamente. Invieremo a tutte le scuole l’avviso di rinvio per causa di forza maggiore ma crediamo comunque opportuno che segnaliate alle vostre scuole la mancata fruizione del permesso di aggiornamento.

l’ordinanza di chiusura delle scuole.


Educare alla pace

a 100 anni dalla fine del 1°

conflitto mondiale

mercoledì 7 novembre 2018 – ore 9.00/13,30

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi” largo Mineo n. 4 – PALERMO


Esonero dal servizio per tutto il personale docente e ATA (art. 64, commi 4, 5 e 7 Ccnl 2006/2009) – Iscrizione gratuita – Attestato di partecipazione al termine dei lavori – È necessario prenotare la partecipazione al convegno compilando il modulo online all’indirizzo http://www.cobasscuolapalermo.com/cesp – L’iscrizione nella stessa mattina del convegno è condizionata alla disponibilità di posti non prenotati


PROGRAMMA DEL CONVEGNO

Dalle ore 9,00 alle ore 9.30: registrazione delle presenze

Intervengono:

Nino De Cristofaro (CESP Sicilia)

1914-1918: “Gli ultimi giorni dell’umanità”

Federico Martino (Università di Messina)

L’attualità dell’art.33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

Antonio Mazzeo (giornalista e docente I.C. “Cannizzaro-Galatti” – Messina)

Educare alla pace e disarmare le scuole

Dibattito – Conclusioni


Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato per la formazione/aggiornamento del personale della scuola (D.M. 25/07/2006 prot. n. 869, Circ. MIUR prot. n. 406 del 21/02/2006 e Direttiva MIUR n. 170/2016) nasce nel 1999 con l’obiettivo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni

PRECARIATO: dopo la manifestazione dell’11/9, l’assemblea nazionale del 21/10

L’11 SETTEMBRE UNA GRANDE GIORNATA DI LOTTA DEL PRECARIATO DELLA SCUOLA

IL 21 OTTOBRE A NAPOLI ASSEMBLEA NAZIONALE PER DECIDERE COME PROSEGUIRE LA LOTTA PER UN LAVORO STABILE E ADEGUATAMENTE RETRIBUITO

L’11 settembre, dalle 9 fino a pomeriggio inoltrato, migliaia di precari/e hanno manifestato davanti a Montecitorio in occasione del dibattito parlamentare sul Decreto Milleproroghe. In tale decreto era prevista una misura che riconosceva il diritto dei/delle precari/e abilitati/e ad essere inseriti/e in una graduatoria per la progressiva assunzione in ruolo. Pur essendo per noi un riconoscimento solo parziale del diritto all’assunzione per tutti i precari/e che da anni garantiscono il funzionamento della scuola italiana, tale provvedimento è stato incredibilmente bocciato dal governo del “cambiamento” e della “dignità”, malgrado in campagna elettorale sia la Lega sia i Cinque Stelle si fossero ripetutamente impegnati a garantire il diritto di mantenere il proprio posto di lavoro alle maestre/i DM, in particolare, minacciate/i assurdamente di espulsione dalla scuola, dopo anni (o decenni) di lavoro impeccabile. E grande è stata l’indignazione dei manifestanti di fronte a questo spudorato voltafaccia, che ha portato i due partiti governativi non solo ad evitare il confronto con la piazza ma persino a rifiutare un incontro con una delegazione di precari/e, tra i quali esponenti dei COBAS.

Tra i manifestanti si è evidenziata ancora una prevalenza di maestre/i diplomate/i magistrali (in lotta da mesi) ma anche una significativa presenza di docenti abilitati TFA, PAS, Scienze della Formazione Primaria e docenti non abilitati. Decine di interventi si sono succeduti con contributi vari ed interessanti, intervallati da canti e cori che hanno chiaramente fatto intendere che la lotta del precariato della scuola non si esaurisce qui, anzi, come proposto e deciso in piazza, va estesa con assemblee territoriali per arrivare ad una Assemblea nazionale a Napoli il 21 ottobre di tutte le realtà del precariato, nella quale si decideranno le prossime iniziative di lotta unitaria per un lavoro stabile ed adeguatamente retribuito.

Come COBAS continueremo ad appoggiare le lotte del precariato della scuola ritenendo assolutamente indegno il comportamento del governo che, in continuità con quello precedente, vuole perpetrare il precariato a vita. È pertanto fondamentale che si realizzi l’unità delle diverse realtà dei/delle precari/e, a partire dal livello territoriale con Assemblee provinciali e regionali, per giungere con delegazioni unitarie territoriali all’Assemblea del 21 a Napoli, ove decidere le forme di lotta da praticare durante la discussione alla Camera e al Senato della Legge di Stabilità.

11 settembre PRECARIATO IN PIAZZA

11 settembre, il precariato della scuola in piazza per il riconoscimento del diritto ad un lavoro stabile e adeguatamente retribuito

A Roma, manifestazione unitaria al Parlamento, piazza Montecitorio, dalle 9.00 alle 14.00

L’emendamento al decreto “mille proroghe”, approvato dal Senato il 3 agosto scorso, offre all’intero movimento dei/delle precari/e della scuola l’occasione per ritrovare la compattezza e l’unità purtroppo mancata spesso in passato e fondamentale per vincere la battaglia per il riconoscimento del diritto ad un lavoro stabile e adeguatamente retribuito.

Tale emendamento può essere oggetto di diverse critiche, ma riteniamo che possa costituire un primo passo verso l’affermazione di tale diritto.

Conseguentemente, in occasione dell’inizio della discussione del decreto alla Camera, abbiamo indetto come Anief, Cobas e Cub una manifestazione nazionale davanti alla Camera, a piazza Montecitorio, alla quale invitiamo tutti/e i/le precari/e e le loro associazioni per dare vita ad una forte e significativa pressione sulle decisioni del nuovo Parlamento.

La piattaforma sulla quale come Anief e Cobas abbiamo indetto la manifestazione è la seguente:

1) inserimento in GAE di tutti i docenti abilitati

2) conferma dei ruoli di chi ha superato l’anno di prova

3) trasformazione dei posti in organico di fatto e di quelli in deroga sul sostegno in posti in organico di diritto e stabilizzazione di tutti i precari/e

4) parità di trattamento giuridico ed economico tra personale di ruolo e personale precario

5) ripristino del primo gradone stipendiale per i neo assunti dal 2011

6) modifica delle regole sui trasferimenti in modo tale da sanare gli effetti nefasti della legge 107/2015

7) riconoscimento per intero del servizio prestato da precario nella ricostruzione di carriera

8) salvaguardia degli aumenti contrattuali assegnati per il 2018, recupero dell’inflazione e ripristino dell’indennità di vacanza contrattuale

Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS       Marcello Pacifico presidente ANIEF

Io non ho paura

Io non ho paura

domenica 15 aprile 2018 dalle ore 11.00 alle ore 13.00
Palermo, via Ruggiero Settimo, portici angolo via Magliocco
A scuola pratichiamo accoglienza, inclusione, confronto e
condivisione: con ragazze, ragazzi e famiglie.
A scuola rifiutiamo ogni forma di violenza.
Troppi sembrano averlo dimenticato
Le/i Docenti di Palermo tornano in strada, per ricordarlo e ribadirlo.

BASTA AGGRESSIONI AI DOCENTI

BASTA CON LE AGGRESSIONI FISICHE AI DOCENTI CHE SVOLGONO IL LORO LAVORO DI EDUCATORI IN CLASSE

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti del docente dell’ICS Abba‐Alighieri di Palermo vittima di aggressione da parte di un genitore di un’alunna della scuola. Al docente aggredito, ricoverato al pronto soccorso, è stata riscontrata un’emorragia cerebrale che fortunatamente sembra in fase di riassorbimento. La prognosi è di 25 giorni. Auguriamo che possa rapidamente ristabilire le sue condizioni psico‐fisiche.

Esprimiamo, inoltre, la nostra solidarietà a tutto il personale scolastico che riteniamo anch’esso “vittima” di aggressioni, di delegittimazione, di indifferenza. da parte dello Stato e dell’opinione pubblica.

Quanto accaduto, purtroppo, non è un episodio isolato: negli ultimi tempi sono sempre più frequenti gli episodi avvenuti in varie parti d’Italia in cui i docenti sono oggetto di aggressioni fisiche da parte di studenti e di genitori. Anche a tutti i lavoratori della scuola vittime di queste violenze esprimiamo la nostra solidarietà.

Questa situazione ci addolora ma non ci stupisce perché riteniamo che alla radice di questi comportamenti violenti ci siano diversi fattori che denunciamo da tempo.

Innanzi tutto il diffondersi nella nostra società di una mentalità sempre più decisionista e sbrigativa soprattutto nei confronti dei più deboli (donne, immigrati, diversabili ecc.), in gran parte frutto di tendenze politiche che si stanno sempre più affermando. Anche gli insegnati ormai sono diventati un soggetto “debole” e disprezzabile: assistiamo quotidianamente a campagne mediatiche (generalmente create ad arte da chi ci governa) che bollano la scuola e di conseguenza i docenti come incapaci di dare risposte ai cambiamenti socio‐culturali in atto.

Vanno pure sottolineate le maggiori difficoltà nel lavoro educativo a scuola dovuto ai cambiamenti avvenuti nei giovani, che hanno generato una diffusa perdita di senso delle esistenze, rendendole più fragili.

Non va sottaciuto il peggioramento delle condizioni di lavoro dei docenti (ma anche degli altri lavoratori della scuola) sottoposti a una serie di continui cambiamenti normativi ed a un sempre maggiore carico di lavoro e responsabilità.

Insomma, il degrado sociale, il mancato riconoscimento del valore formativo ed educativo che la scuola esercita giornalmente fra difficoltà, (risorse non adeguate ai bisogni della scuola: tagli agli organici docente e Ata, aumento del carico di lavoro) e gli attacchi sempre più frequenti nei confronti dei docenti da parte dei mezzi di comunicazione (lavorano poco…) ma soprattutto da parte di Governi le cui scelte sono tese a dividere e a demotivare la categoria dei docenti (meritevoli e non meritevoli e quindi premio a chi lavora meglio?!?) espongono chi esercita tale funzione ad attacchi indiscriminati il cui riverbero si ripercuote sulle famiglie con la conseguente perdita di fiducia nel lavoro degli insegnanti e, in generale, di tutto il personale della scuola.

Occorre che noi tutti (ma soprattutto chi fa le scelte politiche) riflettiamo su quanto accade perché sempre più urgente è la necessità di ricomporre la condivisione dei valori educativi fra le famiglie e la scuola perché si possa superare la fase di difficoltà sociale ed educativa che stiamo vivendo.

SCIOPERO DIPLOMATE/I MAGISTRALI 23 marzo 2018

Venerdì 23 marzo sciopero della Scuola Primaria e dell’Infanzia

La questura vieta all’ultimo momento la manifestazione a Montecitorio. L’iniziativa si terrà al MIUR (viale Trastevere) dalle 9.30

Il 23 marzo, in occasione dell’insediamento delle Camere e del parere dell’Avvocatura di Stato sull’iniqua sentenza del Consiglio di Stato contro le maestre/i diplomate magistrali (DM), abbiamo indetto, come pure altre organizzazioni, lo sciopero nella scuola Primaria e dell’Infanzia: e in tale giornata volevamo manifestare davanti al Parlamento per inviare ai/alle nuovi/e deputati e senatori un messaggio forte e chiaro affinché vengano restituiti a decine di migliaia di maestre/i il diritto a insegnare e la sicurezza del posto di lavoro che si sono guadagnati in anni e anni di precariato mal retribuito.

Ma la manifestazione, autorizzata in precedenza, è stata vietata all’ultimo momento dalla questura, forse per un intervento del ministro degli Interni che non ha voluto “turbare” la prima giornata dei neo-eletti/e, decidendo di “recintare” il Parlamento con un’ampia zona off limits per ogni sorta di protesta. Dopo le recenti esperienze in materia (in particolare le cariche al sit-in assolutamente pacifico dello scorso 10 novembre davanti al MIUR, con feriti, fermi e numerose denunce a nostro carico) abbiamo deciso di spostare l’iniziativa al MIUR (ore 9.30) ove una delegazione delle maestre/i incontrerà i responsabili ministeriali per ribadire le proprie richieste, verificare le intenzioni del MIUR e chiedere anticipazioni e/o valutazioni sul parere dell’Avvocatura di Stato a proposito dell’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato.

Dunque, dopo gli scioperi e le manifestazioni dell’8 gennaio e del 23 febbraio, il 23 marzo proseguirà la lotta delle maestre/i DM contro la sentenza del Consiglio di Stato che ne ha messo a forte rischio il posto di lavoro e i diritti acquisiti. Ferma restando la protesta più ampia, che coinvolge tutta la categoria docente ed ATA, contro un contratto miserabile sul piano economico e l’inserimento in esso delle imposizioni della legge 107, lo sciopero del 23 marzo ha come obiettivi immediati, da presentare ai nuovi parlamentari e al governo che verrà (o a quello in carica, se il “ricambio” dovesse tardare) la conservazione del posto in “ruolo” o nelle GAE per le maestre/i DM che vi si trovano, la riapertura delle GAE per tutti/e i precari/e abilitati/e e l’immissione immediata “in ruolo” per i precari/e con 3 anni di servizio.

Per valutare i risultati dell’incontro con il MIUR e decidere come proseguire la mobilitazione e le iniziative future, ASSEMBLEA alle ore 13.00 nella Sala Convegni della sede Cobas di viale Manzoni 55.

OSSERVATORIO GIORGIO ANTONUCCI CONTRO IL TSO

Centro Studi Scuola Pubblica -Telefono Viola – Centro di Relazioni Umane

COSTITUITO L’OSSERVATORIO GIORGIO ANTONUCCI CONTRO IL TSO
Nei quarant’anni dalla chiusura dei manicomi
Primo focus sulle Marche
Ancona la città nella quale si registrano anomalie nel ricorso al TSO e nella pratica della contenzione

A dare l’annuncio della costituzione dell’Osservatorio Giorgio Antonucci contro il TSO, il Centro Studi Scuola Pubblica-CESP, il Telefono Viola e il Centro di Relazioni Umane, nel Convegno “Disagio psichiatrizzato e medicalizzazione degli studenti. La scuola di fronte a Bisogni Educativi Speciali-Disturbi specifici dell’apprendimento-Deficit dell’attenzione e iperattività”, svoltosi il 24 febbraio a Roma, nella Sala convegni del CESP, alla presenza di oltre cento persone, tra docenti, operatori, familiari. Continua a leggere

10.000 docenti e ATA alla manifestazione

Un’altra grande giornata di lotta delle maestre/i Diplomate Magistrali nel quadro dello sciopero generale contro il contratto miserabile e per l’assunzione stabile di tutti i precari/e

Nel corteo nazionale a Roma 10 mila docenti ed ATA lanciano un forte monito al prossimo governo: cancellare l’inqualificabile sentenza del Consiglio di Stato e restituire a tutti i lavoratori/trici quanto perso in 10 anni di blocco contrattuale. Corteo anche a Cagliari

Un’altra grande giornata di lotta, dopo quella dell’8 gennaio, delle maestre Diplomate Magistrali (DM) contro l’ignobile sentenza del Consiglio di Stato che ne ha messo a forte rischio il posto di lavoro e i diritti acquisiti, nel quadro più generale dello sciopero e della mobilitazione dei docenti ed ATA di tutti gli ordini di scuola contro un contratto miserabile, che, dopo 10 anni di blocco e di perdita salariale che ha superato il 20%, offre una insultante “mancetta” di 45-50 euro mensili nette e introduce negli obblighi contrattuali una parte delle schifezze della legge 107, con il sostegno e il consenso unanime di Cgil, Cisl e Uil. Le maestre/i DM hanno scioperato in massa e sono arrivate a Roma da ogni regione d’Italia. Continua a leggere

FIRMATO IL CONTRATTO? IO SCIOPERO

NO AL CONTRATTO MISERABILE

venerdì 23 febbraio 2018

SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

manifestazione nazionale a Roma – MIUR ore 9.30

Leggendo i comunicati del MIUR e dei sindacati firmatari, sembra che tutti vogliano rassicurarci rispetto a ciò che sarebbe potuto accadere!

Furbescamente, Governo e sindacati firmatari si sono preoccupati delle imminenti elezioni politiche e delle elezioni RSU e hanno rimandato le decisioni più spinose: codice disciplinare, formazione, alternanza scuola-lavoro, ecc.

Ma rimandato non significa, purtroppo, archiviato.

Se poi, si legge il testo, e non i comunicati, il quadro è, comunque, negativo: AUMENTI RIDICOLI, “BUONA SCUOLA” e “BRUNETTA” dentro il CCNL.

AUMENTI Il Contratto mancia prevede che docenti e ATA recupereranno appena il 3,48% del potere reale di acquisto perso negli ultimi decenni: in media 24% per gli Ata e 21% per i docenti.

Attenzione: si tratta di aumenti lordi medi e a regime: le cifre che circolano vanno fortemente decurtate! Inoltre, il 65% degli incrementi mensili tabellari scattano solo dall’1/3/2018, per cui anche gli arretrati per il 2016 e 2017 saranno esigui. Infine, la cosiddetta perequazione (che può superare i venti euro e non è computato nel TFR – TFS) sarà garantita solo sino alla fine del 2018, con il rischio che molti lavoratori, il prossimo anno, potranno sperimentare un’importante novità: la riduzione dello stipendio.

Il fondo nazionale del “merito” è stato riportato in busta paga per la RPD solo per il 35% nel 2018, per il 25% nel 2019 e a regime per il 20%; il resto è stato prelevato dai fondi stanziati per il MOF per le scuole: il risultato è la bellezza di incrementi della RPD che oscillano da 10 a 15 euro lordi.

CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO e “BRUNETTA” Viene contrattualizzata la “Brunetta” perché le grandi centrali sindacali (in particolare la Cgil che insieme ai COBAS era arrivata persino al ricorso in Cassazione) hanno accettato di togliere dalle materie oggetto di contrattazione d’istituto le “modalità di utilizzazione del personale, i criteri riguardanti le assegnazioni del personale alle sedi, i criteri e le modalità relativi all’organizzazione del lavoro” (art. 6 del vecchio CCNL), lasciando solo la flessibilità oraria per gli Ata.

Solo una parte di queste materie – fondamentali per difendere i diritti dei lavoratori rispetto allo strapotere dei DS – sono oggetto di “confronto”, un nuovo istituto che però prevede solo l’invio di informazioni e un’eventuale riunione, da cui non deve uscire un accordo, ma solo “una sintesi dei lavori e delle posizioni emerse”.

In pratica, decide il DS – come voleva la Brunetta – con un po’ di FUFFA di contorno!

Solo chi è in malafede può far finta che “contrattazione” e “confronto” siano la stessa cosa.

OBBLIGHI DI LAVORO Resta invariato l’art. 29 del vecchio CCNL sulle attività funzionali all’insegnamento con il limite delle 40 ore + 40 per le attività collegiali, ma con la formulazione “aperta” inserita nell’art. 28 si introduce nel CCNL un altro pezzo della Legge 107, poiché si prevede che tutte le attività di potenziamento dell’offerta formativa rientrino nell’orario di docenza.

Inoltre, è previsto che altre attività, come le attività “obbligatorie” di formazione, possano/debbano essere svolte gratuitamente all’interno dell’orario funzionale.

Tale orario non è però definito e, quindi, verrà deciso singolarmente (?!?) dalle diverse “repubbliche autonome” chiamate Istituzioni Scolastiche.

Aumentano, anche i compiti del personale ATA “Il personale ATA, individuato dal dirigente scolastico […] partecipa ai lavori delle commissioni o dei comitati per le visite ed i viaggi di istruzione, per l’assistenza agli alunni con disabilità, per la sicurezza, nonché all’elaborazione del PEI ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lett. a) del D.lgs. n. 66 del 2017”.

MERITO Sul cosiddetto merito, siamo di fronte a un’evidente presa in giro. Infatti ciò che si contratta sono “i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale”. Ovvero la RSU contratta sulla quantificazione dei compensi, restando ferme le competenze del Comitato di valutazione e soprattutto quelle del DS, che valuta discrezionalmente i singoli docenti. In altre parole, i dirigenti continueranno a operare, seppure con meno risorse, come hanno fatto sino ad ora, come conferma e rivendica il MIUR in una nota sbugiardando le fantasiose interpretazioni dei confederali. Mentre non si dice nulla, nonostante sentenze e pareri dello stesso governo, sulla doverosa trasparenza rispetto alla procedura, alle motivazioni ed al quantum individuale di assegnazione dei denari del Bonus. Abolire il merito sarebbe stato l’unico passo avanti. Firmando questo CCNL, Cgil, Cisl e Uil hanno accettato la filosofia della differenziazione salariale in base al c.d. merito, lesivo della libertà di insegnamento, contro cui dicevano di lottare con lo sciopero del 5 maggio 2015!

MOBILITÀ Per i docenti ritorna il vincolo triennale, qualora abbiano ottenuto l’istituzione scolastica richiesta volontariamente”.

CARRIERA DOCENTI Infine, al termine del CCNL è anche contenuta una minacciosa dichiarazione congiunta (la n. 6) con la quale “Le parti si impegnano a prevedere una fase istruttoria che consenta di acquisire ed elaborare tutti gli elementi utili ad individuare forme e strumenti di valorizzazione nell’ottica dello sviluppo professionale dei docenti”.

Per questa firma Cgil, Cisl e Uil dovrebbero essere punite dalla categoria nelle imminenti elezioni RSU.

* * *

I COBAS parteciperanno a tali elezioni, nonostante la gara sia sfacciatamente truccata, dato che si misura la rappresentatività nazionale solo con votazioni a livello di singola scuola e, anche in questa circostanza, vengono loro negati i diritti più elementari, come quelli di libera propaganda elettorale. I sindacati concertativi, inoltre, possono disporre di migliaia di distaccati che girano le scuole e mettono candidati in lista garantendo alle future RSU che non dovranno fare niente, perché a trattare ci andranno i loro funzionari, che hanno diritto in ogni caso di partecipare alla contrattazione, anche se non hanno RSU elette!

RIFIUTATE di candidarvi, alle prossime elezioni RSU, con organizzazioni sindacali che non vi rappresentano e che hanno così pesantemente colpito la categoria e candidatevi, sostenete, presentate e votate le liste COBAS.

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Che dire, niente soldi e organizzazione sempre più gerarchico-aziendale della scuola. Cosa deve ancora accadere per mobilitarci? IL 23 FEBBRAIO C’È LO SCIOPERO E IL CORTEO A ROMA, come Cobas Scuola Palermo stiamo organizzando la partecipazione, contattateci. E partecipate anche all’ASSEMBLEA GIOVEDÌ 15 FEBBRAIO alle ore 17,00 che si svolgerà presso la nostra sede di piazza Unità d’Italia n. 11.

FIRMATO IL CCNL – CONFERMATO LO SCIOPERO

Come i “ladri di Pisa” i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale … e la mattina fingono di litigare

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo

SCIOPERO GENERALE del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30)

Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare. Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione.

Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU. Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo, sembrerebbe, rinviate alla fase post-elettorale. E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate.

L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente sostengono potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte.

Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte…non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri.

Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo sciopero del 23 febbraio, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo. Dai quali, se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze, possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23.