Malgrado i boicottaggi successo dello sciopero generale della scuola del 17 maggio 2019

Notevole successo dello sciopero scuola: almeno il 20% di partecipanti nelle principali città, centinaia di scuole chiuse, migliaia di docenti ed Ata in piazza a Roma, Napoli, Bologna, Palermo, Genova e Padova

Totale solidarietà a Rosa Maria Dell’Aria, che deve essere immediatamente reintegrata dal ministro Bussetti nella propria lodevole funzione didattica

 Malgrado la vergognosa ritirata di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda che avevano accettato la “fuffa” propinatagli da Conte, malgrado il boicottaggio dell’informazione mainstream, che ha annunciato la revoca dei Cinque ma non la conferma dello sciopero da parte di Cobas, Anief e Unicobas, la giornata di oggi è stata un notevole successo per il sindacato alternativo e conflittuale e per la scuola pubblica italiana. Dai dati pervenuti finora, risulta che almeno il 20% dei docenti ed Ata ha scioperato nelle principali città, centinaia di scuole sono state completamente chiuse, mentre molte migliaia di lavoratori/trici sono scesi/e in piazza a Roma nella manifestazione nazionale, oltre che a Napoli, Bologna, Palermo, Genova e Padova. Tra gli scioperanti, vanno considerati numerosi iscritti/ ai Cinque sindacati che non hanno ottemperato al diktat delle segreterie delle loro organizzazioni e hanno protestato così anche contro la sciagurata decisione della revoca. A Roma, di fronte al Parlamento, P. Montecitorio è stata completamente stipata da docenti ed Ata venuti/e da tutta Italia (particolarmente rilevante la delegazione COBAS di Cagliari, la più numerosa di quelle extra-romane) e al microfono si sono succedute le proteste e le proposte, con oltre una trentina di interventi.

Punto centrale dei vari discorsi l’ostilità assoluta e il ripudio del Disegno di Legge del governo Lega-5Stelle sull’Autonomia differenziata, che intende dare alle regioni la competenza esclusiva in materia di Istruzione (oltre che di Sanità e altre), con una scuola che verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi. La regionalizzazione – hanno sottolineato tutti gli interventi – disgregherebbe il carattere unitario nazionale dell’istruzione, oltre che l’unità delle norme contrattuali, creando di fatto 20 scuole diverse, non comunicanti e confliggenti, con un’ulteriore divaricazione socio-economica tra regioni. Molti interventi hanno poi rilanciato gli altri obiettivi dello sciopero: la richiesta di un rinnovo contrattuale che preveda  aumenti salariali che recuperino almeno il 20% di reddito perso negli ultimi anni; l’assunzione di tutti/e i precari/e con 36 mesi di servizio; l’aumento degli organici ATA; il NO all’Invalsi come strumento di valutazione delle scuole, dei docenti e degli studenti e il NO ai sorteggi che ridicolizzano l’Esame di Stato.

 Infine, massima solidarietà è stata espressa dalla piazza a Maria Rosa Dell’Aria, la carissima collega dell’istituto Vittorio Emanuele III di Palermo, colpita da un odioso e intollerabile provvedimento repressivo – con la sospensione dal lavoro di 15 giorni e interruzione dello stipendio – per aver svolto il suo ruolo didattico, consentendo ai propri studenti di svolgere, senza alcuna censura, una ricerca storica sulle ignobili leggi razziali mussoliniane del 1938, che prevedeva anche alcuni comprensibilissimi richiami al nostro presente. Le organizzazioni promotrici dello sciopero e della manifestazione, insieme a tutti i presenti in piazza, hanno rivolto un severo monito al ministro Bussetti affinché fin da lunedì prossimo proceda al reintegro di Maria Rosa nel suo posto di lavoro dove ha sempre svolto un’attività didattica assai apprezzata da studenti e colleghi, e accompagni questo atto con pubbliche scuse per l’insopportabile umiliazione che ha inferto alla collega, a cui non va tolto neanche un euro di uno stipendio già misero, come è quello attuale dei/delle docenti ed Ata italiani/e..

 Piero Bernocchi   portavoce nazionale COBAS

17 maggio 2019.

A PALERMO UNA PARTECIPATA E MOTIVATA MANIFESTAZIONE DEI MIGLIORI LAVORATORI DELLA SCUOLA!!

      

SOLIDARIETÀ E SOSTEGNO ALLA DOCENTE DELL’ITI VITTORIO EMANUELE III DI PALERMO COLPITA DALL’INSENSATA E REPRESSIVA SANZIONE DELL’USR SICILIA

Sconcerto e rabbia suscita il provvedimento disciplinare inflitto dall’Ufficio Scolastico Regionale ad una docente dell’ITI Vittorio Emanuele III di Palermo. Il fatto che ha determinato l’irrogazione della grave sanzione si è verificato il 27 di gennaio in seno alle attività della scuola in occasione della giornata della memoria. In quell’occasione un gruppo di studenti della professoressa Dell’Aria svolgendo il compito assegnato hanno illustrato una presentazione in cui in due slides suggerivano un accostamento tra gli effetti della promulgazione delle leggi razziali e l’emanazione del decreto sicurezza e tra la conferenza di Evian del ‘38 e il vertice di Innsbruck del 2018, la prima per decidere la ripartizioni degli ebrei in fuga dalla Germania nazista e il secondo per concordare la ripartizione in Europa dei migranti. Ebbene la prof.ssa è stata sanzionata dai solerti funzionari ministeriali con una sospensione dal servizio di 15 giorni e con una proporzionale decurtazione dello stipendio per mancato controllo sul lavoro dei suoi alunni! Ci chiediamo, dove sta il mancato controllo della docente? Forse nel fatto che questi hanno dimostrato di aver sviluppato un’acuta capacità critica e di pensiero? Forse che di questi argomenti si può discutere nell’agone della polemica politica ma che la scuola deve astenersi da qualsivoglia forma di analisi critica della realtà sociale e culturale e limitarsi a forme di addestramento al lavoro, allo sviluppo di asettiche competenze?

È proprio questo che più di tutto preoccupa, questa insensata e inammissibile voglia di imbrigliare e dirigere le forme di costruzione del sapere e della consapevolezza individuale, compiti che la scuola pubblica ha il dovere istituzionale di realizzare e che, non a caso, in altre tristi stagioni della nostra storia sono stati conculcati e repressi in ogni modo.

Attualizzando le manifestazioni più intolleranti dell’autoritarismo del periodo fascista, in cui ogni forma di dissenso e di critica veniva scientificamente e violentemente perseguitata, potremmo dire che i ripetuti episodi di sequestro di striscioni con scritte di contestazione nei confronti del ministro dell’interno, oppure la mancanza di qualsiasi forma di intervento istituzionale di condanna dei fatti di Casalbruciato, di stigmatizzazione della violenza inaudita espressa nei confronti di una donna e della sua bambina, qualche inevitabile suggestione ed inevitabile accostamento lo suggerisce anche a noi! E non pensiamo di essere tendenziosi o faziosi, pensiamo solo che la posta in gioco sia talmente alta, la difesa della libertà di espressione e della libertà tout court, che si debba manifestare un’intransigente opposizione ad ogni segnale di deriva autoritaria. Non ce lo possiamo permettere, nessuno può ripercorrere le strade che hanno portato ai periodi più bui e disperati della nostra storia.

Per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla docente colpita da un così duro ed insensato provvedimento e chiediamo, nel suo interesse ma anche in quello di tutti noi e del nostro lavoro, l’immediata revoca della sanzione ed una completa riabilitazione del valore della sua attività di insegnamento.

Chiediamo invece una doverosa verifica sui procedimenti e sui parametri di valutazione, insomma sui “controlli” questi sì totalmente faziosi, che hanno portato alla determinazione di una misura così repressiva e sulla quale fin ai più alti vertici del ministero e del governo ricade una responsabilità gravissima.

IL VOLANTINO DA SCARICARE

SCIOPERO venerdì 17 maggio – piazza Politeama ore 9.30

venerdì 17 maggio 2019

SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

PALERMO piazza Politeama ore 9.30

Mentre i Cinque si sono ritirati, i COBAS confermano lo sciopero generale della scuola

I sindacati-scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno accettato il NULLA propinato loro dal presidente del consiglio Conte ed hanno revocato lo sciopero indetto insieme a noi e a cui hanno aderito Anief, CUB e altri sindacati.

1. Particolarmente clamorosa è stata l’accettazione da parte dei Cinque delle promesse sul punto fondamentale dello sciopero, la regionalizzazione. Il governo ha scritto che verrà rispettata la Costituzione – e vorremmo vedere – in quanto “si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità del sistema nazionale di istruzione garantendo lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL”. Ossia, l’ovvio, mentre le ulteriori aggiunte per “garantire la tutela dell’unitarietà degli ordinamenti statali e dei curriculi… e il sistema di reclutamento”non impegnano seriamente il governo: “unitarietà” non significa “unità” ma al massimo alcune regole comuni generali e poi differenze significative su tutto il resto. Mentre, se si è davvero contro la regionalizzazione, l’unico impegno che conta è quello di far uscire l’ISTRUZIONE dalla legge sull’autonomia differenziata.

2. NULLA è anche quanto indicato sulla vicenda contrattuale e salariale. Infatti il governo si limita ad “impegnarsi per reperire risorse in occasione della legge di bilancio 2020 per un graduale avvicinamento all’Europa”. E sapendo quanto ci aspetta nella legge di bilancio, è un impegno ridicolo non suffragato né da cifre né da dati credibili. Ancor più risibile visto che negli ultimi anni docenti ed Ata hanno perso oltre il 20% di salario reale e un investimento che dovesse anche solo riportare i salari a livello del decennio scorso esigerebbe ben altro che una frasetta, ma un impegno sostanziale dei ministri economici di cui non c’è manco l’ombra.

3. Il punto dove è dominante il NULLA riguarda la stabilizzazione dei precaripercorsi agevolati per chi ha 36 mesi di insegnamento in un futuro non meglio specificato (“il governo individuerà adeguate modalità per agevolare l’immissione in ruolo del personale docente con esperienze di servizio di almeno 36 mesi”) mentre per il qui ed ora (“transitoriamente”) si parla di concorsi “riservati selettivi”, ben sapendo che percorsi del genere “selettivi” sono già stati attivati o lo saranno comunque nei prossimi mesi.

4. NULLA al 100% anche per gli ATA, niente sulla carenza degli organici, niente sui sovraccarichi di lavoro, sugli stipendi da fame, sugli orari e sulle mansioni, ma solo promesse di ulteriore gerarchizzazione.

Insomma, appare chiaro che ai Cinque sindacati di lottare sul serio contro la regionalizzazione non è mai davvero interessato e stanno gestendo questa sceneggiata per ribadire la loro presenza nella scena nazionale, pensando magari che le elezioni europee butteranno per aria l’attuale quadro politico e la regionalizzazione verrà rimandata.

Conseguentemente, i COBAS confermano lo sciopero del 17 maggio CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE e

PER un contratto con aumenti che recuperino almeno il potere d’acquisto perso negli ultimi anni

PER il rientro dei/lle docenti esiliati/e dalla L. 107 e l’assunzione di precari/e con 36 mesi di servizio

PER l’aumento degli organici ATA

NO all’Invalsi strumento di valutazione di scuole, docenti e studenti, e la disastrosa “didattica delle competenze”

No alla riforma dell’esame di stato che ha introdotto i sorteggi ai colloqui.

Invitiamo a scioperare con noi anche iscritti/e dei Cinque che vogliono continuare a battersi contro la regionalizzazione, per un contratto con significativi aumenti e per l’assunzione stabile dei precari.

SCIOPERO DELLA SCUOLA 17.5 – Un appello per una manifestazione unitaria

17 maggio sciopero generale della scuola

Appello per una manifestazione nazionale unitaria a Roma

Il 15 marzo scorso, in un Appello alle altre organizzazioni sindacali affinché si giungesse in tempi ragionevolmente rapidi ad uno sciopero contro la regionalizzazione della scuola, scrivevamo: “il Disegno di Legge del governo Lega-5Stelle sull’Autonomia differenziata porta a disastroso compimento la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 e intende dare alle regioni la competenza esclusiva su diverse materie, tra cui, oltre alla Sanità, l’Istruzione. Quest’ultima verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione istituzionale, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi”. Sottolineavamo come questa sciagurata prospettiva – voluta con la massima forza dalla Lega (che vuole l’autonomia finanziaria ed economica regionale come surrogato del vecchio separatismo delle origini) e subita passivamente dai 5 Stelle timorosi di perdere il potere governativo – comporterebbe un irrimediabile e definitivo dislivello tra due parti dell’Italia, rischiando di consegnare i giovani delle regioni più povere alla malavita organizzata, facendo scomparire il carattere unitario dell’istruzione, istituendo 20 scuole differenti a partire dai programmi e dal reclutamento di docenti e ATA, creando divaricazioni stipendiali tra lavoratori/trici, con gravissime conseguenze anche sull’inquadramento giuridico e posizioni rispetto al contratto nazionale. In base a tali considerazioni facevamo dunque appello affinché “in tempi rapidi tutti i sindacati della scuola, al di là delle divergenze su altri punti, ritrovino quell’unità che raggiunsero il 5 maggio del 2015 italiana … arrivando ad una grande giornata di sciopero con la partecipazione corale del personale scolastico, oltre che degli studenti, che porti in piazza il popolo della scuola pubblica per bloccare il disastroso progetto di disgregazione del sistema scolastico nazionale”.

Ebbene, salutiamo con soddisfazione che, anche grazie all’efficace lavoro unitario del Tavolo contro la regionalizzazione, l’appello è stato di fatto accolto con la convocazione da parte di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda dello sciopero generale della scuola per il 17 maggio, a cui si è affiancata analoga convocazione per la stessa giornata da parte dei COBAS. Tale risultato positivo può e deve essere, a nostro parere, potenziato ulteriormente, raccogliendo in pieno la richiesta di unità d’azione che viene da docenti, Ata e da tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica, studenti, famiglie, genitori. In tal senso facciamo un ulteriore Appello alle altre organizzazioni sindacali affinché si tenga un’unica grande manifestazione nazionale a Roma, programmata e preparata unitariamente, con pari dignità tra le organizzazioni. Pur ben consapevoli dell’impegno superiore che un appuntamento nazionale richiede rispetto ad iniziative locali, tenendo conto che saremo a dieci giorni dalle elezioni europee riteniamo che una manifestazione nazionale a ridosso dei palazzi del Potere – ove si decideranno le sorti della scuola e delle altre strutture pubbliche minacciate dalla micidiale “autonomia differenziata” – avrebbe un impatto politico e mediatico decisamente superiore ad eventuali iniziative territoriali.

APPELLO PER UNO SCIOPERO UNITARIO CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE

Appello per uno sciopero unitario contro la regionalizzazione della scuola

Il Disegno di Legge del governo Lega-5Stelle sull’Autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna porta a disastroso compimento la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 (approvata dal governo dell’allora centro-sinistra) e intende dare a tutte le regioni che ne assumeranno l’iniziativa la competenza esclusiva su diverse materie, tra cui, oltre alla Sanità, l’Istruzione. Quest’ultima verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione istituzionale, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi. In base al DdL, tutte le materie oggi proprie dello Stato in merito all’Istruzione sono trasferite alle regioni: finalità, funzioni e organizzazione dell’istruzione e formazione; valutazione degli studenti (Invalsi) con indicatori territoriali specifici; percorsi di alternanza scuola-lavoro e formazione dei docenti; contratti regionali per il personale; programmazione integrata tra istruzione e formazione professionale; definizione del fabbisogno regionale del personale e sua distribuzione nel territorio; criteri per il riconoscimento della parità scolastica e dei finanziamenti; organi collegiali e loro funzionamento; istruzione degli adulti e tecnica superiore; fondo pluriennale per l’Università; trasferimento delle risorse umane e finanziarie dell’USR e Ambiti Territoriali alla regione; procedure concorsuali con ruolo regionale; percentuale del personale che si può trasferire dalle altre regioni, esclusi i DS; applicazione della disciplina del personale iscritto con ruolo regionale ai docenti non abilitati.

È facile capire che l’ulteriore e massiccia divaricazione socio-economica tra Nord e Sud comporterebbe un irrimediabile e definitivo dislivello tra le due parti dell’Italia con costi sociali elevatissimi, rischiando di abbandonare i giovani delle regioni più povere ad essere preda della malavita organizzata, che soprattutto in quei territori trova ancora manovalanza a basso costo. La regionalizzazione farebbe scomparire il carattere unitario dell’istruzione, a partire dai programmi e dal reclutamento di docenti e ATA, creando divaricazioni stipendiali tra lavoratori/trici presenti nelle stesse scuole, a seconda che siano “assoggettati” al sistema regionalistico o a quello residuale statale, con alcuni gravi interrogativi rispetto ai criteri di reclutamento, al loro inquadramento giuridico e alla posizione rispetto al contratto nazionale.

La Lega, che domina il governo, ha tratto enorme vantaggio da una politica e un’ideologia razziste, xenofobe, “securitarie”, ostili ai migranti e ai più deboli; ma il suo “core business” a Nord resta l’autonomia finanziaria ed economica come surrogato del vecchio separatismo. E dunque la Lega vuole portare al più presto a casa questa autonomia, mentre il M5S ha già abbondantemente dimostrato che, pur di restare al governo, è disposto a rinunciare ai suoi sbandierati “cavalli di battaglia”. Quindi, l’allarme deve essere massimo e le risposte forti e tempestive da parte del mondo della scuola. In particolare è decisivo che in tempi rapidi tutti i sindacati della scuola, al di là delle divergenze su altri punti, ritrovino quell’unità che raggiunsero il 5 maggio del 2015, con il più grande sciopero (pari solo a quello del 17 febbraio 2000 che cancellò il “concorsaccio” di Berlinguer) della storia della scuola italiana. Facciamo dunque appello agli altri sindacati affinché si arrivi, con l’adesione anche delle associazioni e comitati in difesa della scuola pubblica e facendo seguito al Tavolo unitario già costituito, ad una grande giornata di sciopero con la partecipazione corale del personale scolastico, oltre che degli studenti, che porti in piazza il popolo della scuola pubblica per bloccare il disastroso progetto di disgregazione del sistema scolastico nazionale.

CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DELL’ISTRUZIONE

Un appello dei sindacati scuola e del mondo dell’associazionismo per fermare la regionalizzazione del sistema di istruzione

(FIRMA L’APPELLO)

I sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo, con l’appello che di seguito si riporta, esprimono il loro più netto dissenso riguardo alla richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

È un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese.
L’appello sarà oggetto di discussione in tutti i luoghi di lavoro e si definiranno anche modalità di raccolta delle adesioni per quanti, singoli o associazioni, intendessero sottoscriverlo.

 

CONTRO LA REGIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA DI ISTRUZIONE

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata:

  • inquadramenti contrattuali del personale su base regionale;
  • salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali;
  • livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati.

Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell’autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un’approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l’aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d’istruzione generale deve unificare, anziché separare:

  • unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo;
  • garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati;
  • assicurare la qualità e la quantità dell’offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche – prima ancora che economiche – di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 15 febbraio 2019

ADERISCI! #RestiamoUniti

Promotori:
Sindacati: CISL Scuola, COBAS, FLC CGIL, Gilda Unams, SNALS Confsal, UIL Scuola RUA, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

(FIRMA L’APPELLO)

Appello per l’ASSEMBLEA NAZIONALE di domenica 10 febbraio a Macerata

APPELLO PER L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI DOMENICA 10 FEBBRAIO A MACERATA

In Italia esiste un’opposizione al governo Lega-5Stelle. Questo è il principale fatto politico che ci restituiscono le/i centomila indivisibiliche hanno attraversato Roma lo scorso 10 novembre. Una mobilitazione che ha prodotto uno squarcio nel velo di quella “pace terrificante”, di quel “razzismo istituzionalizzato” e di quel “sordo e frustrato rancore” verso chi abita gli scantinati di questa società, che sembra regnare dall’insediamento dei giallo-verdi al potere. Un’alterità che, nonostante la propaganda dominante e sempre più di regime, esiste nella società ed ha avuto la forza di mostrarsi il 10 novembre, incarnata direttamente da tutti quei corpi che sono oggetto di politiche discriminanti e repressive: migranti, rom, sinti e caminanti, occupanti, attivisti, famiglie, donne, bambini, anziani, studenti, precari, poveri, senza fissa dimora e disoccupati.

Non una sommatoria, ma un intreccio tra esperienze territoriali in cui si pratica solidarietà, cooperazione, mutualismo e lotta sociale: un fronte solidale e unito contro il razzismo, la deriva xenofoba, le politiche di esclusione sociale del governo e contro il DL Salvini. Continua a leggere

Per la morte di Giovanni Asperti

Quello che segue è il messaggio di condoglianze che abbiamo mandato al fratello di Giovanni Asperti, morto in combattimento a fianco del popolo curdo combattendo contro l’ISIS.

Caro professor Asperti,

come Confederazione COBAS desideriamo esprimerle le più sentite condoglianze per la dolorosissima perdita – per la vostra famiglia e per tutti/e noi che siamo a fianco del popolo curdo nella sua ammirabile lotta – di suo fratello Giovanni.

Aveva fatto una scelta molto coraggiosa decidendo di andare a combattere contro i nazislamisti dell’Isis e in difesa del popolo curdo.
Anche non conoscendolo direttamente, ci rendiamo conto che abbiamo tutti/e perso un grande uomo che si è ribellato direttamente, e pagando con la propria vita, non solo ai massacratori dell’Isis ma anche all’intero mondo internazionale della politica istituzionale, il quale, sordo alle ingiustizie e al dolore, nulla ha fatto e nulla fa per difendere e sostenere l’unico popolo che si sta battendo seriamente e con gravi perdite contro l’orrenda realtà del terrorismo nazislamista.

8.12.2018 NoTav a Torino

TAV, NO GRAZIE

Dieci cittadine e cittadini torinesi del mondo accademico, del lavoro, della cultura e della scienza hanno promosso un appello in cui vengono individuate le priorità e le scelte che possono risollevare la città e il paese dal declino e dalla crisi.
Il documento richiama le ragioni dell’opposizione al progetto TAV Torino-Lione e si conclude con l’invito a partecipare alla manifestazione di Sabato 8 Dicembre 2018.
All’appello hanno aderito in poche ore, insieme a centinaia di cittadine e cittadini torinesi delle più diverse estrazioni, anche personalità di rilievo nazionale. QUI il testo dell’appello e le prime 100 adesioni

8 DICEMBRE: VI ASPETTIAMO A TORINO

Il popolo NoTav riunito venerdì 30 novembre a Bussoleno lancia un’ampia mobilitazione verso l’8 dicembre 2018 con la manifestazione di Torino.
Questa per noi sarà la manifestazione dell’orgoglio della nostra lotta quasi trentennale, con il ricordo all’8 dicembre 2005 in cui liberammo Venaus e bloccammo il primo progetto dell’opera, e dell’8 dicembre 1943, giuramento partigiano della Garda.
Vogliamo ribadire a gran voce che non volere il Tav significa fermare lo spreco di denaro per un’opera inutile, riaffermare l’importanza di destinare i fondi pubblici alla messa in sicurezza dei territori e alla tutela della salute di chi li vive.

Riaffermare le giuste priorità significa guardarsi intorno e capire l’ importanza di investire nella sanità, nelle scuole, nella ricerca, nel welfare a sostegno dei milioni di abitanti di questo paese che vivono sulla soglia della povertà.
Vogliamo affermare che non sarà solo una manifestazione di “risposta”, poiché non dobbiamo rispondere a nessuno, non ne abbiamo bisogno, il nostro lungo percorso parla per noi che vogliamo guardare avanti, al futuro. Per questo la manifestazione dell’8 dicembre sarà un importante momento in cui rilanciare i tanti SÌ, quelli che guardano al futuro con responsabilità e speranza, anche passando da un no irriducibile, il NO al TAV.

Quella dell’8 dicembre sarà una grande manifestazione di questo territorio, della Valle e di Torino, e numerose saranno le delegazioni dal resto dell’Italia poiché noi portiamo in piazza temi di interesse generale e non parziale o di specifici interessi. Ogni volta che parliamo della sicurezza dei territori, della prevenzione e della salute dei cittadini, delle scuole, dell’importanza del lavoro, del sostegno alle famiglie in difficoltà parliamo al Paese intero e pensiamo ad un futuro migliore per tutti e tutte.

L’8 dicembre spiegheremo ancora una volta perché la città di Torino non guadagnerà nulla dalla realizzazione del Tav, benché in questi giorni una forte propaganda dica il contrario, e ricorderemo a tutti che abbiamo già sperimentato le soluzioni del partito del cemento in Valsusa e a Torino con le Olimpiadi ed oggi ci restano macerie e mostri abbandonati costate un occhio della testa e causa di un enorme indebitamento pubblico che ci portiamo ancora tutti sulle spalle.
L’8 dicembre parleremo di sostenibilità ambientale e di uno sviluppo e che sappia pensare al futuro del pianeta prima che sia troppo tardi, e ricorderemo come in quella giornata in tutta Italia saranno tantissime le realtà che scenderanno in piazza poiché l’8 sarà la giornata internazionale contro le grandi opere inutili e imposte e a difesa del pianeta.
Sarà una giornata importante per tutto il popolo No Tav e per tutti coloro che hanno a cuore il proprio futuro.

Vi aspettiamo a Torino, alle ore 14 in piazza Statuto.

Mozione approvata dall’assemblea popolare NOTAV di Bussoleno

8.12.2018 NoMuos a Niscemi

Dopo la grande assemblea in val di Susa il movimento No Muos indice per l’8 dicembre 2018 a Niscemi una manifestazione in occasione della Giornata di lotta europea contro le Grandi Opere Inutili e Imposte, in relazione col percorso di unione delle lotte territoriali.

Il governo attuale, in linea con i precedenti, continua a illudere i cittadini, e mentre non dà lavoro e servizi, fa dietrofront sulle grandi opere come TAV e TAP, e su Grandi Navi a Venezia e la Base Dal Molin a Vicenza, proseguendo nei rapporti di sudditanza verso gli Stati Uniti, mentre sul MUOS gioca su annunci a effetto senza però chiedere realmente di smantellare questo sistema satellitare militare.

Il MUOS e tutta la base militare, che insiste all’interno della Riserva naturale Sughereta di Niscemi, è una grande opera imposta che subiamo da decenni e contro la quale la parola fine non è ancora arrivata.

Il bus da Palermo parte dalla stazione Palazzo Reale-d’Orleans alle 11.00 di sabato 8.12.2018.

Il ritorno è previsto sempre alla stazione Palazzo Reale-d’Orleans alle 23.00.

I COBAS SCUOLA di Palermo aderiscono alla manifestazione di Niscemi e gli iscritti che vi parteciperanno saranno rimborsati della spesa del biglietto del bus