NO-INVALSI: sciopero del 3 maggio. La Commissione di garanzia vuole bloccare quello del 9

Contro i quiz Invalsi e la legge 107 il 3 maggio sciopero nella scuola dell’Infanzia, nella Primaria  e Media di primo grado, mentre la Commissione di Garanzia interviene arbitrariamente contro quello del 9 maggio nella scuola Superiore

Gli otto decreti attuativi della legge 107 hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.

Nella scuola Primaria l’Invalsi svolgerà rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, il 3 e il 5 maggio.

Nella scuola Media le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo.

Nella scuola Superiore, le cui prove si svolgeranno il 9 maggio, dall’a.s. 2018/2019 gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz.

Insomma, la valutazione predisposta dai docenti cede completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente.

L’Invalsi determinerà la valutazione delle scuole e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli.

Ne emerge un nuovo modello di docente “adattabile”, somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”.

Per tutte queste ragioni, nel quadro della più generale opposizione alla legge 107 e agli otto decreti attuativi, abbiamo indetto per il 3 maggio (scuola dell’Infanzia, Primaria e Media di primo grado) e per il 9 maggio (scuola Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATA, al fine di boicottare i quiz come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale.

Ma nei giorni scorsi, sullo sciopero del 9 vi è stato un pesantissimo e arbitrario intervento della Commissione di Garanzia che, sfruttando un sedicente sciopero generale del Pubblico Impiego indetto per il 12 maggio dalla Federazione Sindacati Indipendenti (FSI), struttura semisconosciuta non presente nella scuola, intende imporci la revoca dello sciopero. Dopo che tanti docenti hanno chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiediamo urgentemente la revoca del divieto. In essa sottolineiamo quanto sia ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè una settimana di intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non-applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali. Va inoltre tenuto conto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno infinitesimali nelle Superiori, mentre il nostro sciopero del 9 riguarda solo questo settore e neanche tutta la scuola. Infine, va sottolineato che la convocazione dello sciopero da parte della FSI ha preceduto di poche ore la nostra per il 9  solo perché abbiamo dovuto attendere ben 10 giorni (dal 27 marzo al 6 aprile) la risposta – risultata negativa –  della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero (di “mansione”) potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica.

Ci auguriamo vivamente che la Commissione, alla luce di questi fatti, ripari l’ingiusta richiesta di revoca e consenta ai lavoratori/trici delle Superiori di scioperare il 9 maggio. Attendiamo per domani la risposta, e poi prenderemo le nostre decisioni, fermo restando la nostra volontà di non esporre docenti ed Ata a possibili, per quanto sommamente ingiuste, sanzioni pecuniarie.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Stefano d’Errico segretario nazionale UNICOBAS

2 maggio 2017

SCIOPERO CONTRO I QUIZ INVALSI

Contro i quiz Invalsi, la legge 107 e gli otto decreti attuativi

SCIOPERO DELLA SCUOLA

3 maggio – Infanzia, Primaria e Media di primo grado

9 maggio – Media Superiore

Dal quadro generale degli otto decreti attuativi della legge 107 – approvati definitivamente il 7 aprile dal Consiglio dei Ministri e contro i quali abbiamo effettuato con successo lo sciopero generale del 17 marzo – emerge la centralità attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.

Nella Scuola Primaria essi svolgono rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, che costituiscono parte prioritaria di tale valutazione.

Nella Scuola Media le rilevazioni, che riguardano italiano, matematica e inglese nella classe terza, dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo.

Nella Scuola Superiore le prove si svolgeranno nella classe seconda e quinta; e durante l’ultimo anno gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità – per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz – in una specifica sezione del curriculum.

Infine, per quel che riguarda l’Università, i risultati Invalsi potranno essere decisivi per l’accesso alle facoltà.

Insomma, la valutazione predisposta dai docenti, quale atto cruciale del complesso e delicato processo dell’apprendimento, cede completamente il passo alla valutazione didascalica degli studenti e delle scuole (oltre che degli insegnanti stessi) attraverso i quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente.

Le rilevazioni Invalsi saranno non una presunta forma di “autovalutazione”, ma la valutazione vera e propria della scuola e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, come già ampiamente verificato in questi anni, dovranno conformare la propria didattica a quanto previsto dall’Invalsi. Da tutto ciò emerge, quindi, il modello del docente “adattabile”, derubricato a somministratore di prove standardizzate, le uniche ad avere reale valore nella valutazione, e ad “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”.

Nel contempo, gli otto decreti attuativi hanno ulteriormente aggravato la condizione di lavoro degli ATA, così come avevamo denunciato nella piattaforma dello sciopero del 17 marzo: in particolare, ai collaboratori scolastici viene imposto anche l’obbligo delle “mansioni di cura” per i disabili ed un ulteriore carico di lavoro del tutto estraneo alle loro qualifiche.

Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono appieno le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato e si delinea un infinito percorso di apprendistato.

Per i disabili si mira a distruggere l’inclusione in base a logiche di mero risparmio e a ridurre gli insegnanti di sostegno, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente.

Si aggrava la centralità dell’ “alternanza scuola-lavoro”, forma sfacciata di apprendistato gratuito, che diviene addirittura materia di esame alla Maturità.

Con il “sistema integrato 0-6 anni”, si abbassa il livello della Scuola dell’Infanzia pubblica, con il grave rischio per il personale di trasferimento negli Enti Locali, creando caos gestionali in scuole Primarie già oberate di pesi e di ruoli.

Convochiamo dunque per il 3 maggio (Scuola dell’Infanzia, Primaria e Media di Primo grado) e per il 9 maggio (Media Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATAal fine di boicottare i quiz Invalsi e per la loro cancellazione come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale.

CONVEGNO CESP-UAAR Palermo 6 aprile 2017

Convegno-laboratorio di aggiornamento/formazione con esonero dal servizio per il personale ATA, DOCENTE, DIRETTIVO della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado

L’ORA di RELIGIONI

e FILOSOFIE

Verso un curriculum inclusivo per la didattica alternativa all’IRC

giovedì 6 APRILE 2017 ore 8:30 – 17:00

I.I.S. “Damiani Almeyda – Crispi” – largo Mineo, 4 (ex piazza Campolo) Palermo

L’attestato di partecipazionen sarà rilasciato alle 13,00 al termine della sessione mattutina o nel pomeriggio per chi parteciperà anche alla sessione laboratoriale.

*LA LOCANDINA   *IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO   *IL MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

PROGRAMMA

8:30 – Registrazione

9:00 – Saluti e introduzione

9:10 – INTERVENTI

Giorgio MAONE – UAAR

Alternativa o avanguardia?

Carmelo LUCCHESI – CESP

L’alternativa è più semplice di quanto si creda

Giuseppe BURGIO – Università di Enna “Kore”

Cultura religiosa e filosofica: considerazioni pedagogiche

10:45 – Pausa

11:00 – INTERVENTI

Augusto CAVADI – Consulente filosofico

Dall’Insegnamento della Religione Cattolica allo studio delle religioni

Concetta MONACHELLO e Giuseppa MESSINA – Gruppo Nidi e Infanzia Sicilia

Il gioco e la nascita del pensiero critico

Alfonso Maurizio IACONO – Università di Pisa

I bambini giocano. Filosofia, conoscenza e apprendimento alle elementari

12:00 – Dibattito

13:00 – Pausa pranzo

14:30 – Lavoro di gruppo

15:45 – Pausa

16:00 – Report dai gruppi

16:45 – Conclusioni

IL CESP è Ente Accreditato per la formazione del personale della scuola Dir. MIUR 170/2016 . ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE DIRIGENTE, DOCENTE E ATA ai sensi dei commi 4, 5 e 7 dell’art. 64 del CCNL Scuola 2006/2009

Informazioni e iscrizioni → https://cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp

CONVEGNO CESP – PALERMO 13 marzo 2017

CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica

SEDE NAZIONALE v.le Manzoni, 55 – Roma – tel. 0670452452 – fax 0677206060 – http://www.cespbo.it

SEDE REGIONALE piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo – tel 091 349192 – sicilia.cesp@gmail.com

Corso di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per il personale ATA, DOCENTE, DIRETTIVO della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado

LA LEGGE n. 107 E LE SUE DELEGHE

Come il Governo vuole realizzare la sua “Buona Scuola”

lunedi 13 marzo 2017 ore 8.30 – 14.00

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi” – largo Mineo, 4 (ex piazza Campolo) Palermo

PROGRAMMA

ore 8.30 REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

Interventi

CARMELO LUCCHESI – CESP Palermo

Cosa cambia con le deleghe della l. 107

MARIACHIARA GARACCI – Avv. AIPD sez. Alcamo – Ass. Abilmente Uniti-Mazara del Vallo

La delega sul sostegno e le sue criticità

LEONARDO ALAGNA – Osservatorio Diritti Scuola

Inclusione e diritto allo studio degli alunni con disabilità

GIORGIA LISTÌ – CESP Sicilia

L’alternanza scuola-lavoro da opportunità a dispositivo di controllo sociale

GIOVANNI DENARO – CESP Palermo

I nuovi Istituti Tecnici e Professionali dopo la l. 107

ore 12.30: DIBATTITO

ore 13.30: CONCLUSIONE DEI LAVORI

Per info e iscrizioni al Convegno → www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/

La locandina del convegno

Il modello per la richiesta di esonero


Il CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica, è nato nel 1999 per iniziativa di lavoratori della scuola, per affiancare all’attività politica e sindacale dei COBAS la riflessione culturale e didattica sulla Scuola, con seminari, convegni, attività di aggiornamento e pubblicazioni. I principi di riferimento del CESP sono la difesa della Scuola pubblica statale, l’opposizione alle privatizzazioni, alla mercificazione del sapere e ai processi di aziendalizzazione della Scuola.

IL CESP è Ente Accreditato per la formazione del personale della scuola Dir. MIUR 170/2016

ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE DIRIGENTE, DOCENTE E ATA ai sensi dei commi 4, 5 e 7 dell’art. 64 del CCNL Scuola 2006/2009

 

Corso di Aggiornamento/Formazione – Palermo 27 gennaio2017

Corso di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per il personale ATA, DOCENTE, DIRETTIVO della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado

CONVEGNO NAZIONALE

RUOLI E COMPITI DEL PERSONALE A.T.A.

IN UNA SCUOLA CHE CAMBIA

venerdi 27 gennaio 2017 ore 8.30 – 14.00

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo n. 4 (ex piazza Campolo) Palermo

PROGRAMMA

ore 8.30 REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

ore 9.00 INTRODUZIONE DEI LAVORI

Interventi

ENZA NICOLOSI – Assistente Amministrativa – CESP Catania

Gli Assistenti Amministrativi ed i Collaboratori Scolastici in una scuola che cambia

WILMA CANCANELLI – Assistente Amministrativa – CESP Torino

ATA: Flessibilità infinita

ore 12.30: DIBATTITO

ore 13.30: CONCLUSIONE DEI LAVORI

I l CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica, è nato nel 1999 per iniziativa di lavoratori della scuola, con l’intento di affiancare all’attività politica e sindacale dei COBAS uno spazio specifico dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento e pubblicazioni.

I principi di riferimento del CESP sono la difesa della scuola pubblica statale, l’opposizione alle

privatizzazioni, alla mercificazione del sapere e ai processi di aziendalizzazione che stanno avanzando da alcuni anni a ritmi inediti e preoccupanti. IL CESP è Ente Accreditato per la formazione del personale della scuola Dir. MIUR 170/2016

ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE DIRIGENTE, DOCENTE E ATA

ai sensi dei commi 4, 5 e 7 dell’art. 64 del CCNL Scuola 2006/2009

Per info e iscrizioni al Convegno → http://www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/

La locandina del convegno

Il modello per la richiesta di esonero

AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE. Cosa succede con la “Buona Scuola”

La LEGGE 107 e la “ NUOVA FORMAZIONE” dei docenti

La Legge n. 107/2015 (la cosiddetta “Buona Scuola”), all’art. 1, comma 124, definisce la formazione dei docenti di ruolo “permanente, strutturale e obbligatoria”. Si tratta di un segmento molto rilevante della riforma renziana, perché è uno degli strumenti centrali della trasformazione della scuola.

Il “Piano per la formazione dei docenti 2016-2019” propone un modello di didattica che invece di essere efficace, consapevole e qualificante rischia di diventare unidirezionale e mortificante. Il Piano punta ad esempio:

– sulla didattica digitale, come se l’apprendimento digitale fosse automaticamente sinonimo di qualità;

– sull’inclusione, richiamo demagogico che male si accorda con i tagli continui al sostegno;

– alla didattica per competenze, che emargina sempre più i “saperi”;

– all’alternanza scuola-lavoro, senza recepire minimamente quanto di negativo sta emergendo rispetto a tale pratica, che spesso si contrappone proprio alla didattica.

Insomma, tutto, tranne che aggiornarci seriamente su ciò che dovremmo conoscere e approfondire per poter insegnare al meglio. L’aggiornamento è prezioso, ma con contenuti certamente diversi.

È dunque necessario intervenire a livello di scuola sulla questione della formazione e dell’aggiornamento, visto che i margini di scelta ci sono.

Ecco alcune indicazioni pratiche da seguire nei Collegi Docenti.

1. La legge non definisce alcun tetto di ore, anzi la nota del MIUR del 15 settembre 2016 intitolata “Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico” dice esplicitamente: “Le azioni formative per gli insegnanti di ogni istituto sono inserite nel Piano Triennale dell’Offerta formativa, in coerenza con le scelte del Collegio Docenti che lo elabora sulla base degli indirizzi del dirigente scolastico. L’obbligatorietà non si traduce, quindi, automaticamente in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano”. Inoltre, nel “Piano Nazionale della Formazione” recentemente emanato dal MIUR non c’è alcuna quantificazione temporale delle unità formative (in cui si devono articolare le attività di formazione).

Inserire nel PTOF un numero minimo di ore da svolgere in forma perentoria significherebbe non solo non seguire le indicazioni del Miur, ma prevedere orari di servizio obbligatori diversificati per ogni Istituzioni scolastica a fronte di una stessa retribuzione ordinaria prevista dal CCNL. Né tantomeno si può ipotizzare una significativa retribuzione accessoria, considerando sia l’esiguità del FIS che il carattere obbligatorio della formazione.

2. La formazione e l’aggiornamento si fanno in servizio. La legge n. 107/2015 propone un nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo professionale di tutti gli operatori della scuola, in particolare per quanto concerne la formazione del personale docente. Nello specifico, al comma 124 si legge: “nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”, ma la stessa legge non modifica la modulazione delle ore di servizio così come stabilite dal vigente CCNL.

Per evitare problemi interpretativi si ricorda che:

Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento (comma 4, art. 28, CCNL 2006/2009). Oltre l’orario di insegnamento (25 ore settimanali per la scuola dell’infanzia; 22+2 ore di programmazione per la scuola primaria; 18 ore per la scuola secondaria di primo e di secondo grado) sono previste le attività funzionali all’insegnamento, che non riguardano però la formazione: lo stesso contratto ribadisce infatti che gli insegnanti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici (comma 5, art. 64, CCNL 2006/2009). Risulta quindi illegittimo inserire le attività di formazione all’interno delle 40+40 ore di carattere collegiale, che riguardano ben altri aspetti della funzione docente, così come illegittima è l’imposizione di corsi pomeridiani.

3. La formazione e l’aggiornamento devono essere liberi e consapevoli. Secondo il “Piano per la formazione dei docenti 2016-2019”, La formazione liberamente affidata all’iniziativa dei singoli docenti contribuisce alla crescita dell’intera comunità professionale e diventa uno stile di lavoro collaborativo. A tal fine è prevista la possibilità di autogestire e autofinanziare gruppi di ricerca, comunità di pratiche e laboratori da parte dei docenti anche in coerenza con quanto la scuola progetta nel proprio piano di formazione”.

Dunque deve essere garantita la piena salvaguardia del principio della libera scelta da parte del singolo docente. Partendo dai nostri bisogni reali, è possibile adempiere alla formazione seguendo corsi di aggiornamento scelti liberamente o anche provvedendo autonomamente al proprio aggiornamento (mediante autocertificazione delle ore impiegate per lo studio di libri, materiale online, articoli di quotidiani o di riviste specializzate, fonti normative) o procedere alla costituzione di gruppi che autogestiscano il proprio percorso.

PRESIDI VS DIRITTO

LO STRAPOTERE DEI PRESIDI PADRONI PRODUCE MOSTRUOSITA’

Comunicato Stampa

Una preside di Nuoro sospende per sei giorni 3 docenti COBAS per non aver voluto ADDESTRARE gli studenti ai quiz Invalsi, pratica peraltro condannata dallo stesso Invalsi.

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