CONTRO IL TERRORISMO FASCISTA E XENOFOBO

SABATO 10 FEBBRAIO TUTTI/E A MACERATA

CONTRO IL TERRORISMO FASCISTA E XENOFOBO

LA QUESTURA ALLA FINE HA DOVUTO AUTORIZZARE LA MANIFESTAZIONE

(in contemporanea con la manifestazione di Macerata,

a Palermo tutti a piazza Politeama alle ore 16.00)

La campagna elettorale porta strani frutti. In questi giorni abbiamo avuto la prova di quanto siano affievoliti all’interno dell’attuale panorama politico gli anticorpi contro la marea montante del fascismo del “terzo millennio”. Tra i maggiori partiti, nessuno che si sia pronunciato con chiarezza contro il carattere fascista e terrorista dell’attentato compiuto da Luca Traini. I fatti di Macerata sono infatti a loro modo emblematici di quelle ondate fasciste e xenofobe che attraversano trasversalmente il corpo ormai in gran parte malato della società, pronte più che mai a diffondersi e a dilagare. Macerata non è un’anomalia, un incidente di percorso. Macerata è un epilogo annunciato, la diretta conseguenza di un agire politico che, messo di fronte ai disastri sociali delle ottuse politiche liberiste, non fa che soffiare sul fuoco, gettando in pasto all’opinione pubblica l’ennesimo capro espiatorio, questa volta travestito da straniero. Macerata è il luogo dove i frutti avvelenati di questo grande inganno sono sbocciati, e il fatto che essa sia una piccola città, in un territorio ancora florido e con “pressione” migratoria tutto sommato contenuta, ci dà purtroppo la misura di quanto profonda sia ormai la distanza, creata dalle distorsioni mediatiche e dalle strumentalizzazioni politiche, che separa il reale da ciò che è invece percepito.

A Macerata le forze politiche hanno raccolto quanto seminato in questi anni, ma neppure ora che l’esplosività delle tensioni sociali innescate ha raggiunto il suo culmine, sembrano voler recedere dalla loro pericolosa narrazione. Il grande inganno continua infatti nelle parole del ministro Minniti, dalle quali emerge una sorta di responsabilità collettiva dei migranti irregolari nella criminalità di questo paese. Squallidi luoghi comuni, che esasperano un clima sociale già avvelenato e preparano la strada a nuove future azioni criminali come quella del 3 febbraio. Intollerabili sono poi le parole di esponenti di partiti apertamente fascisti – partiti che la legge dovrebbe perseguire – i quali non esitano a giustificare e talvolta omaggiare l’autore dell’ignobile attacco terroristico. Inaccettabile infine è apparso agli occhi di tutti gli antifascisti e della popolazione democratica il divieto prefettizio alla manifestazione di sabato perché, motivato da una assurda equiparazione delle forze antifasciste alle squadracce organizzate dei razzisti, di fatto avrebbe eliminato in modo grave e ingiustificato ogni spazio di agibilità politica a tutti coloro che a questo fascismo di ritorno vogliono resistere con determinazione. Ma la ribellione di chi ha tenuto duro, dichiarando che avrebbe manifestato comunque, ha provocato una vera insurrezione nella base delle organizzazioni (ANPI, Cgil e ARCI) che avevano accettato il divieto e si erano ritirate dalla mobilitazione. Cosicché in extremis la questura ha dovuto fare marcia indietro ed autorizzare la manifestazione, dimostrando quanto sia importante la radicalità, la fermezza e la chiarezza delle piattaforme e delle iniziative antifasciste e antirazziste.

Questo primo successo va confermato domani con una grande presenza di massa. Noi saremo in piazza, ci auguriamo insieme ad una marea di popolo, per manifestare e riaffermare la necessità di una pacifica e proficua convivenza con i migranti e per denunciare la violenza razzista e xenofoba e ogni sua possibile giustificazione.

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE PALERMO 20/2/2018

CONVEGNO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE RIVOLTO

A TUTTO IL PERSONALE SCOLASTICO

Dalla decolonizzazione alla

“questione migrante”

20 Febbraio 2018ore 8,30-17,30

I.C.S. “Silvio Boccone” – Palermo 

Via del Vespro, 72 – 90127 Palermo


Esonero dal servizio per tutto il personale docente e Ata (art. 64 commi 4, 5 e 7 del Ccnl 2006/2009)

Iscrizione gratuita – Attestato di partecipazione

È necessario segnalare la concessione dell’esonero per la partecipazione al convegno compilando il

modulo online all’indirizzo http://www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp-migranti/


LA LOCANDINA DEL CONVEGNO

IL MODELLO PER LA RICHIESTA DELL’ESONERO

ore 08,30 Registrazione delle presenze

ore 09.00 Migrazioni. Un fenomeno complesso dai risvolti inumani.

padre Domenico Guarino, Missionario comboniano

ore 09.45 Diritti in fondo al mare

Fulvio Vassallo Paleologo. Avvocato e giurista, Presidente Adif

ore 10,30 Voci dal territorio.

Emergenze e pratiche di cittadinanza attiva, a cura delle associazioni antirazziste.

ore 11.00 Pausa

ore 11.30 Similitudine e metafore per raccontare e raccontarsi

Lucia Barbera, docente del CPIA Palermo 1.

ore 12:00 Lavori di gruppo per aree disciplinari

  • Gruppo 1: Per una progettazioni didattica critica e cosmopolita: come trasformare ogni materia in un laboratorio di cittadinanza. Coordina prof.ssa Fausta Ferruzza, Istituto Comprensivo Sferracavallo-Onorato Palermo

  • Gruppo 2: Dalla A al mondo: come (co)gestire gruppi classe complessi in presenza di alunni stranieri di recente migrazione. Coordinano prof.ssa Giorgia Listi e prof.ssa Leonarda Parisi, docenti del CPIA Palermo 1.

ore 13.30 Pausa pranzo

ore 14.30 Conclusione lavori di gruppo

ore 15.30 Restituzione lavori di gruppo, dibattito e conclusione lavori

Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (Dir. MIUR n. 170/2016), nasce nel 1999 con l’obiettivo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni.

FIRMATO IL CCNL – CONFERMATO LO SCIOPERO

Come i “ladri di Pisa” i sindacati di Palazzo firmano di notte un miserabile contratto elettorale … e la mattina fingono di litigare

Docenti ed ATA rispondano subito partecipando in massa allo

SCIOPERO GENERALE del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30)

Ci scuseranno i pisani/e se usiamo questo riferimento popolare ai “ladri di Pisa” di cui si dice che rubassero di notte insieme e poi di giorno fingessero di litigare. Però è l’immagine che ci è venuta subito in mente di fronte alla farsa ignobile messa in scena da sindacati che, dopo aver affermato che le trattative per il contratto non erano manco cominciate, le hanno poi chiuse di notte in una dozzina di ore; salvo poi, la mattina, farci assistere al “lamento” di una parte di essi per l’eccesso di fretta dell’operazione.

Che però nella sua brutale essenzialità è maledettamente chiara: è stato firmato un miserabile contratto elettorale che serve al governo per cercare di raccattare qualche voto in più alle elezioni Politiche e ai sindacati di Palazzo per salvare la faccia in quelle RSU. Fermo restando che dovremo leggere tra le righe di un contratto di 176 pagine, le richieste più rognose del governo (80 ore di extra-cattedra obbligatorie ove infilare di tutto; attività di “potenziamento” e organizzative a totale discrezione dei presidi, così come l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria non pagata e fuori orario di servizio, nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio comminata dal preside), non sono state respinte ma solo, sembrerebbe, rinviate alla fase post-elettorale. E nel contempo pesa come un macigno l’ignobile “mancetta” economica su cui lorsignori si sono accordati e che dimostra l’assoluto disprezzo che Palazzo e sindacati di Palazzo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi da dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti, dopo che in dieci anni di blocco contrattuale la categoria ha perso almeno il 20% del proprio salario, cioè alcune decine di migliaia di euro; e dopo che i carichi di lavoro e le responsabilità per docenti ed ATA si sono almeno raddoppiate.

L’intollerabilità di questo umiliante affronto è resa ulteriore da quello che soprattutto la FLC sostiene: e cioè che tale “mancetta” verrà integrata dai soldi del “bonus” che finalmente sostengono potrà essere assegnata ai “migliori” e sottratta all’arbitrio dei presidi. In realtà su questo punto il contratto ci fa cadere dalla padella nella brace. Perché stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri/e, rendendolo un obbligo contrattuale e affidandone la gestione per lo più ai sindacati di Palazzo che, grazie alle regole assolutamente antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono gran parte.

Di fronte a questo sconcio, lasciano allibiti i “lamenti” dello Snals che fino a ieri teneva lo stesso “sacco” degli altri. Sostiene Serafini di non aver firmato non perché trattasi di schifezze ma perché “ci sono stati passi avanti e risposte, ma non tutte…non è stato possibile approfondire le modifiche” e che comunque non esistono “solo i docenti e non si vive di solo pane” (boh???): quasi a sostenere che i docenti sono stati compensati con tanto “pane” ma non è chiara la sorte degli altri.

Ora la parola passa a docenti e ATA che hanno una immediata occasione per ribellarsi e mandare un segnale forte, partecipando in massa allo sciopero del 23 febbraio, indetto dai COBAS e da altri sindacati conflittuali, e alla manifestazione nazionale a Roma (MIUR, V.le Trastevere, ore 9,30) e successivamente non votando nelle elezioni RSU, pur truccate, i sindacati di Palazzo. Dai quali, se davvero almeno per qualche giorno vogliono prendere le distanze, possono distinguersi Snals e Gilda invitando i/le loro aderenti a scioperare anch’essi/e il 23.

RIMOSTRANZA SCRITTA

Insieme all’opzione di minoranza prevista dall’art. 3 del d.P.R. n. 275/1999 – che però è utilizzabile solo dal personale docente – la rimostranza scritta è l’altra forma di tutela individuale che tutto il personale scolastico può utilizzare per contrastare comportamenti non legittimi di ds e dsga.

Infatti, l’art. 17 del d.P.R. n. 3/1957, esplicitamente richiamato dall’art. 146 del CCNL 2007 [ancora vigente ai sensi dell’art. 1, comma 16, del CCNL 2024], prevede che “l’impiegato cui venga impartito dal superiore un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza in forma scritta allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni. Se l’ordine è rinnovato per iscritto, l’impiegato ha il dovere di darne esecuzione. L’impiegato non deve comunque eseguire l’ordine del superiore quando l’atto sia vietato dalla legge penale”.

Inoltre, l’art. 23, comma 3, lett. h) del CCNL 2024 riconferma la stessa disciplina anche per il personale ATA aggiungendo l’”illecito amministrativo” tra le ragioni che impediscono l’esecuzione dell’ordine di servizio.

Quindi nel caso di un ordine di servizio, che – ricordiamolo – deve sempre avere la forma scritta, e che riteniamo palesemente illegittimo [ad es. in contrasto con le delibere degli Organi Collegiali, con le norme contrattuali, coi regolamenti, codici, ecc.] fare protocollare una breve lettera di questo tenore e rifiutarsi di eseguirlo:

* * *

Al Dirigente scolastico e/o al DSGA

del ………………………………………

Sede

Oggetto: rimostranza scritta ai sensi dell’art. 17 del d.P.R. n. 3/1957 oppure dell’art. 23, comma 3, lett. h) del CCNL 2024

La/Il sottoscritta/o ……………………………………………………, ritenendo palesemente illegittimo

………………………………………………….. (specificare cosa e perché) ………………………………..,

presenta rimostranza scritta, ai sensi dell’art. …………………….,  avverso la sua esecuzione.

Restando in attesa di una vostra risposta ………………. (indicare dove) ………………………., e riservandomi un’eventuale azione giudiziale, con osservanza.

data                 e                   firma

* * *

Solo nel caso l’ordine venga nuovamente rinnovato per iscritto, e qualora la sua esecuzione non comporti un reato o un illecito amministrativo, bisogna eseguirlo, promuovendo successivamente un’eventuale azione giudiziale.

SCIOPERO GENERALE venerdì 23 febbraio

Il 23 in piazza precari/e insieme a tutti i docenti ed ATA che vogliono impedire un contratto disastroso, con aumenti di orari e di obblighi di sudditanza ai presidi in cambio di una misera mancetta salariale

MANIFESTAZIONE NAZIONALE AL MIUR, viale Trastevere – Roma

L’Assemblea Nazionale delle maestre/i diplomate magistrali in lotta, svoltasi domenica 4 febbraio a Bologna, ha confermato, oltre alle iniziative locali del 10 febbraio, la piena partecipazione allo sciopero generale del 23 febbraio e alla manifestazione nazionale a Roma. In tale assemblea i COBAS hanno ribadito l’appello all’unità del movimento di lotta per le diplomate/i magistrali e per l’intera area del precariato scolastico.

A tal fine, abbiamo sottolineato il carattere unificante della nostra piattaforma:

1) le maestre/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova devono conservare il posto, così come chi effettua ora l’anno di prova;

2) permanenza nelle GaE con il punteggio acquisito delle diplomate/i e riapertura delle GaE per chi ha l’abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, laureati in Scienze della Formazione primaria Vecchio e Nuovo ordinamento, PAS, TFA, ecc.);

3) immissione in ruolo dei precari/e con 3 anni di servizio nelle scuole di ogni ordine e grado.

Lo sciopero, convocato dai COBAS e da altri sindacati, coinvolge tutti/e i docenti ed ATA delle scuole di ogni ordine e grado, sia perché gli obiettivi riguardano l’intero precariato sia perché esiste un giustificatissimo e forte allarme per un contratto con il quale il governo e i sindacati di Palazzo, in cambio di una miserabile mancetta dopo un blocco decennale che ha sottratto il 20% del salario ai lavoratori/trici, vorrebbero introdurre negli obblighi scolastici il peggio della legge 107. La bozza presentata dal governo intende imporre:

a) l’accorpamento delle ore per le attività funzionali, non più 40+40 ore ma 80 ore obbligatorie comunque, ove infilare di tutto;

b) che le attività di “potenziamento” e organizzative diventino obbligatorie, a totale discrezione dei presidi;

c) che l’attività di tutoraggio per l’Alternanza scuola-lavoro sia un adempimento dovuto e non retribuito;

d) che la formazione sia non pagata e fuori orario di servizio;

e) che siano introdotte nel codice disciplinare nuove “voci” per la sospensione dal servizio e dallo stipendio, sospensione comminata dal preside.

A tali inaccettabili e arroganti imposizioni dell’ARAN, per conto del governo, i sindacati di Palazzo hanno risposto con flebili obiezioni, arrivando al punto di dire (cfr. il segretario della FLC Sinopoli) che per fare il contratto basterebbe mettere i fondi dei “bonus” in contrattazione: la restante “monnezza” diverrebbe così commestibile. In realtà l’unica cosa che trattiene i sindacati monopolisti dal firmare è il timore di pagarlo nelle imminenti elezioni RSU, malgrado la gara sia sfacciatamente truccata, non potendo votare su liste nazionali né essendo consentito ai sindacati conflittuali di svolgere liberamente assemblee per trovare i candidati: cosa permessa invece alle migliaia di distaccati dei sindacati “amici” che ai loro candidati garantiscono di non dover fare nulla, perché a trattare al loro posto andranno i funzionari.

Le intollerabili proposte governative vanno rifiutate scioperando massicciamente il 23 febbraio e partecipando alla manifestazione nazionale. Va bloccato l’ulteriore immiserimento delle condizioni salariali e di lavoro con una risposta immediata, che rivendichi il pieno recupero della perdita salariale dell’ultimo decennio e respinga l’introduzione nel contratto di tutte le nefandezze della “cattiva scuola” renziana.

SCIOPERO – LA PIATTAFORMA COBAS

23 FEBBRAIO 2018
SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA
CON MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA (MIUR viale Trastevere, ore 9.30)

LA PIATTAFORMA COBAS

NO ad un contratto disastroso, con aumenti di orario non retribuiti, obblighi di sudditanza ai presidi e ulteriori sanzioni disciplinari in cambio di una misera mancetta salariale

SÌ ad un contratto con aumenti che recuperino quanto perso in questi anni da docenti e ATA e che non contenga quanto previsto dalla Legge 107/2015

AFFINCHÉ le diplomate/i magistrali rimangano nelle GaE con il punteggio acquisito, e chi già in ruolo mantenga il posto

PER la riapertura delle GaE per tutti gli ordini di scuola per chi ha l’abilitazione

PER l’immissione in ruolo di tutti/e i precari/e con 3 anni di servizio

NO allo strapotere di presidi che scelgono i docenti, attribuiscono arbitrariamente il premio per un presunto “merito”, utilizzano il personale a proprio piacimento, ignorando gli Organi collegiali;

NO ai quiz Invalsi per valutare studenti, docenti e scuole; alla standardizzazione della didattica che annulla la libertà di insegnamento; all’obbligo dell’Alternanza scuola-lavoro che sottrae centinaia di ore all’insegnamento; all’espulsione dei precari e al mancato rientro dei “dispersi” in tutta Italia dall’algoritmo MIUR;

PER redistribuire il FIS, il “bonus” e il “premio” in modo equo e ugualitario tra i docenti e ATA;

PER dare più forza e riconoscimento ai COBAS che si battono in difesa della Scuola Pubblica, PER una vera democrazia sindacale e la libertà di assemblea in orario di servizio per tutti i lavoratori/trici e le loro organizzazioni.

Convegno CESP – Spazi di democrazia e partecipazione nella “Buona Scuola”

Convegno di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per tutto il personale

ATA, DOCENTE, DIRETTIVO e ISPETTIVO

* * *

Spazi di democrazia e partecipazione nella “Buona Scuola”

Consiglio d’istituto, Collegio dei docenti, R.S.U. e CCNL

venerdì 9 febbraio – ore 8.30/14.00

PALERMO – I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi” largo Mineo n. 4

La locandina del convegno

Il modello per la richiesta dell’esonero

Esonero dal servizio per tutto il personale docente e ATA (art. 64, commi 4, 5 e 7 Ccnl 2006/2009)

L’attestato di partecipazione sarà rilasciato al termine dei lavori

Segnalare la concessione dell’esonero per la partecipazione al convegno compilando il modulo online all’indirizzo http://www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/


8.30 – 9.00 registrazione delle presenze

Coordina Carmelo Lucchesi – CESP Sicilia

9.00 Ferdinando Alliata (CESP – Palermo)

Competenze, poteri e funzionamento degli Organi collegiali nella “Buona Scuola”

9.45 Antonino De Cristofaro (CESP – Catania)

Limiti e necessità delle R.S.U. nella “Buona Scuola”

10.30 Roberto Alessi (CESP – Palermo)

Il rinnovo del contratto nell’era della “Buona Scuola”: il bastone senza la carota

11.15 pausa

11.30 Lavori di gruppo su tematiche specifiche

13.30 Restituzione esiti gruppi di lavoro e conclusioni


Il CESP Centro Studi per la Scuola Pubblica, Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (Dir. MIUR n. 170/2016), nasce nel 1999 con l’obiettivo di sviluppare uno spazio specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento/formazione e pubblicazioni. Il convegno è aperto anche a genitori e studenti.

FORMAZIONE RSU E RLS – 7 febbraio 2018

Alle RSU/RLS

delle Istituzioni scolastiche

della provincia di Palermo

Questa Associazione Sindacale organizza, ai sensi della normativa vigente, un

Convegno sindacale formazione RSU e RLS

mercoledì 7 febbraio 2018, ore 10.00 – 14.00

sede PROVINCIALE COBAS – piazza Unità d’Italia, 11 – Palermo

sui seguenti argomenti:

– CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO e “Buona Scuola” l. n. 107/2015

– TUTELA DEL PERSONALE DOCENTE E ATA: iniziative e ricorsi

– ELEZIONI R.S.U. 2018

– RINNOVO CCNL: retribuzioni e “Buona Scuola” l. n. 107/2015

Il contingente dei permessi di spettanza RSU/RLS è da loro gestito autonomamente nel rispetto del tetto massimo attribuito:

  • RSU: fruiscono nei luoghi di lavoro di permessi sindacali per l’espletamento del loro mandato, per presenziare a convegni e congressi di natura sindacale e ogni altra attività sindacale di carattere extra-aziendale (art. 10 comma 3 Ccnq 7/8/98 e Cass. 7087/86);
  • RLS: utilizzano permessi pari a 40 ore annue anche per la formazione (art. 73 Ccnl 2007).

I permessi, giornalieri ed orari, sono retribuiti e sono equiparati a tutti gli effetti al servizio prestato, e possono essere cumulati per periodi anche frazionati. Per garantire la funzionalità dell’attività lavorativa bisogna preavvisare il dirigente della fruizione del permesso sindacale, secondo le modalità concordate in sede decentrata, in genere 24/48 ore prima.

La giurisprudenza, vista anche l’esiguità dei permessi che non permette di individuare un interesse del datore di lavoro, ha negato la possibilità di sindacarne l’uso o di subordinarne la fruizione alle esigenze aziendali (Cass. 4839/92, 8032/96, 9765/96, 11573/97).

(facsimile Permesso RSU o RLS)

Al/la Dirigente scolastico/a del ________________________________

Sede

Oggetto: permesso RSU o RLS – Convegno sindacale di formazione 7 febbraio 2018

Il/la sottoscritto/a ______________________________________________________, in qualità di RSU o RLS di questa Istituzione scolastica comunica che, ai sensi della normativa vigente (CCNQ 7 agosto 1998, per RSU; art. 73 comma 2 lett. g del CCNL 2007, per RLS), fruirà in data 7/2/2018, per n° ___ ore dalle ______ alle ______ (comprese quelle necessarie a raggiungere la sede di svolgimento), di un permesso retribuito al fine di partecipare al convegno in oggetto.

data ……/……/………………. Il/La Rappresentante RSU o RLS

PREOCCUPAZIONI SULLA TRATTATIVA PER IL NUOVO CCNL

Le trattative per il rinnovo del Contratto
Perché i lavoratori della scuola hanno ottimi motivi per essere preoccupati
Le notizie (accreditate) che circolano sulle trattative per il rinnovo del CCNL Scuola, ci dicono che l’Aran, l’agenzia pubblica che rappresenta il governo nelle relazioni sindacali, ha presentato ai sindacati una proposta che non è azzardato definire “provocatoria” nei confronti della delegazione sindacale e “offensiva” nei confronti dei lavoratori. Dopo 9 anni di blocco contrattuale, il governo pare non essere in grado di mantenere neanche il misero impegno del 30/11/2016 e l’aumento di 85 euro lordi “medi”, presentandosi con in mano 73 euro lordi, spalmati in tre anni: a regime, non più di 30/35 euro mensili netti. “In compenso”, propone di aumentare il carico di lavoro e inglobare nell’orario obbligatorio (a parità di retribuzione) attività attualmente aggiuntive, non obbligatorie e retribuite (poco) extra.
La bozza proposta dal governo
Nel dettaglio, l’Aran propone:
– l’accorpamento delle ore per le attività funzionali alla didattica: non più 40+40 ore al massimo, ma 80 ore obbligatorie;
– che l’attività di Tutor interno per l’Alternanza Scuola Lavoro diventi un adempimento dovuto non retribuito, al pari della preparazione delle lezioni, della correzione delle verifiche e dei rapporti con le famiglie;
– che la formazione obbligatoria prevista dalla legge 107/15 sia non retribuita e fuori dall’orario di servizio (oltre che interamente basata sulla ideologia delle competenze e della primazia del mercato);
– che le attività per il Potenziamento dell’offerta formativa e quelle Organizzative e amministrative diventino obbligatorie: se il DS chiama un docente a collaborare per fare parte dello staff di presidenza, per la somministrazione dei test Invalsi, per l’orientamento degli alunni o per le ore di recupero, a prescindere dalla remunerazione delle stesse, il docente non potrà rifiutarsi.
Come se tutto questo non fosse già sufficientemente provocatorio e offensivo, l’Aran propone di introdurre la valutazione della performance individuale e di modificare il codice disciplinare, introducendo nuove fattispecie di comportamenti sanzionabili con la sospensione dal servizio e dallo stipendio sino a dieci giorni, con sanzioni che possono essere comminate – grazie al cosiddetto Decreto Madia (Dlgs 75/2017) – direttamente dal Dirigente Scolastico (prerogativa non riconosciuta a nessun altro dirigente del Pubblico Impiego). Per esempio, sarà sanzionabile lo scambio sui social media di messaggi non “coerenti con le finalità educative” dei docenti con i propri alunni o con i genitori degli alunni .
La reazione dei sindacati al tavolo delle trattative
Di fronte a questa evidente provocazione, come stanno reagendo i sindacati “maggiormente rappresentativi” che partecipano alla trattativa? La reazione ufficiale dei quattro maggiori sindacati (CGIL, CISL, UIL e SNALS) è stata affidata a tre comunicati stampa unitari, uno per ciascuno degli incontri realizzati sinora (1, 2, 3). Da tali comunicati, si evince che non ci sono state controproposte organiche alle proposte del governo da parte delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, se si eccettua quella che riguarda le relazioni sindacali (condivisa anche da GILDA). La sensazione è che i quattro sindacati che firmano i comunicati unitari abbiano fatto proprio il motto popolare siciliano secondo cui “la parola migliore è quella che non si dice”.. Fuor di metafora, dai comunicati ufficiali promanano giudizi “generici”, per lo più blandamente critici, sulle proposte esaminate, senza che in tali giudizi siano riconoscibili in modo incontrovertibile le posizioni da cui non si intende recedere: quei precisi paletti, per intenderci, senza i quali si ritiene impensabile la sottoscrizione di un accordo. D’altro canto, quel poco che viene detto non pare sufficiente a tranquillizzare gli animi, soprattutto se si considera che, in mancanza di una controproposta organica con i paletti di cui sopra, il compromesso al ribasso appare l’esito (disastroso) più probabile. Non possono non destare allarme, infatti, i segnali offerti sull’intenzione, condivisa dalle parti, di “favorire, come nelle attese di tutti, una conclusione positiva e in tempi brevi del negoziato”, per “giungere quanto prima alla firma del contratto”: perché mai, sulla base dei segnali smaccatamente “provocatori” del governo (modestissimi aumenti stipendiali a fronte di un consistente aggravio del carico di lavoro obbligatorio e del sostanziale recepimento in contratto delle pessime novità imposte unilateralmente ai lavoratori con la mala scuola e il decreto Madia) si auspica, da parte sindacale, una rapida sottoscrizione del contratto? Che vantaggio potrebbero mai averne i lavoratori della scuola?
Preoccupazione e sconcerto tra i lavoratori della scuola
Le notizie che arrivano sulla trattativa governo-sindacati hanno – naturalmente – creato allarme e malumore tra i docenti, che hanno trovato sfogo nei canali di comunicazione informale costituiti dai social media. I sindacati hanno provato a gettare acqua sul fuoco con dichiarazioni ufficiali alla stampa, tanto rasserenanti nelle intenzioni quanto reticenti nella sostanza: “Siamo alle prime schermaglie, la questione dell’orario non è stata affrontata”; “La trattativa per il rinnovo del contratto è in corso”; “Nella bozza di cui si parla in queste ore comunque non c’è alcun riferimento a un orario aggiuntivo frontale didattico”. Nei canali informali, invece, i quadri dei sindacati cosiddetti maggiormente rappresentativi, in comprensibile difficoltà di fronte alla preoccupazione e alle domande allarmate degli iscritti, farneticano di bufale e complotti orditi dai sindacati di base per screditare i grossi sindacati ed “erodere iscritti”.. Bugie dalle gambe assai corte.
Postilla critica
La storia recente non induce all’ottimismo: il pesce puzza dalla testa
Vedremo come procederà questa trattativa “alle prime schermaglie”, iniziata veramente nel peggiore dei modi. Se guardiamo alla storia del sindacato degli ultimi anni, però, c’è poco da stare tranquilli: gli accordi capestro sottoscritti sono stati sempre propagandati come “grandi risultati” (basti pensare a come è stato “sterilizzato” il diritto di sciopero nei cosiddetti “servizi pubblici essenziali” con l’accordo dei “grandi sindacati”). Inoltre, i sindacati confederali hanno mostrato, nei fatti, di essere più lo strumento di folgoranti carriere personali che baluardi dei diritti dei lavoratori, come certificano i pessimi esempi offerti da alcuni capi storici, molto più attenti agli affari propri che agli interessi legittimi dei propri rappresentati.
Tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono stati, in questo senso, emblematici. Raffaele Bonanni (segretario della Cisl dall’Aprile 2006 al settembre 2014), sempre pronto a frenare il conflitto negli anni bui dell’attacco ai diritti del lavoro, ha chiuso la sua carriera di sindacalista con uno “stipendio” lievitato, in pochi anni, da 118.186 euro a 336mila, “prodigio” che gli ha consentito di andare in pensione con un assegno mensile di 8.593 euro lordi. È notizia di questi giorni che sarà candidato “di prestigio” di Forza Italia, alle prossime elezioni politiche. Di Luigi Angeletti (segretario generale della Uil addirittura per 15 anni, dal giugno 2000 al novembre 2014) non si ricorderanno di certo le sue imprese di sindacalista a difesa dei lavoratori, ma le crociere e i gioielli pagati con i soldi del sindacato dei pensionati e del sindacato del pubblico impiego. Di Guglielmo Epifani (segretario generale della CGIL dal Settembre 2002 al novembre 2010) ricorderemo invece la sua profonda coerenza politico-sindacale: dopo aver contribuito (con il suo assai tiepido sostegno) a far fallire il quorum al referendum del 2003 per estendere le garanzie dell’art.18 alle imprese con meno di 16 dipendenti (tra i promotori c’era anche la Fiom Cgil), Epifani è passato in politica, nelle file del Partito Democratico (di cui è stato per un breve interregno pure segretario). Eletto deputato nell’attuale legislatura, ha coerentemente votato a favore del Jobs Act, “riforma” che, tra le tante meraviglie, ha definitivamente eliminato l’ingombro dell’articolo 18.
Sindacati “maggiormente rappresentativi”, what else?

UNIFICARE LE RICHIESTA DI TUTTO IL PRECARIATO

La lotta delle diplomate/i magistrali è ad un passaggio cruciale: dall’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola un appello alla responsabilità

Concentrare le lotte, unificare le legittime richieste di tutto il precariato della scuola

L’Assemblea Nazionale dei COBAS della Scuola, tenutasi a Roma il 20 e 21 gennaio, oltre a preparare la campagna per le imminenti elezioni delle RSU che si svolgeranno con meccanismi antidemocratici che favoriscono sfacciatamente i sindacati di Palazzo, e oltre ad aver valutato con estremo allarme la possibile chiusura, tra il governo e i suddetti sindacati, di un contratto catastrofico sia sul piano normativo che salariale, ha discusso a fondo della eccellente lotta delle diplomate/i magistrali, della grande importanza che tale lotta raggiunga i risultati che si prefigge, e della necessità di proporre obiettivi che unifichino il variegato e spesso inter-conflittuale precariato scolastico. Su tali basi, l’Assemblea Nazionale ha riconfermato la validità della piattaforma che abbiamo presentato al MIUR il 17 gennaio e proposto a tutto il movimento in lotta:

1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico;

2) permanenza nelle GaE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti;

3) riapertura delle GaE per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (diplomati magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.);

4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

L’Assemblea ha anche preso atto che il MIUR, pur consapevole della totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato e le loro precedenti (che dimostra come si sia trattato di una spudorata e illegittima sentenza politica), sta applicando un atteggiamento “ponziopilatesco”: ossia prende tempo a nome del governo Gentiloni (il quale è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo governo. Di fronte a questa tattica dilatoria, la lotta va intensificata qui ed ora: non si può restare in attesa dell’insediamento di un nuovo governo, sui quali tempi, peraltro, sussiste la massima incertezza. Guardiamo però con forte preoccupazione alla miriade di indizioni di scioperi che si sovrappongono senza preoccuparsi di aver raggiunto un minimo di unità del movimento, in una “gara” sterile e dannosa. Nella ottima manifestazione dell’8 gennaio, avevamo avanzato la proposta di una serie di assemblee territoriali che conducessero ad una Assemblea nazionale in grado di sintetizzare le proposte sulla piattaforma rivendicativa e sulle iniziative di lotta, dichiarandoci disponibili a sostenere quanto ne fosse emerso. Per varie ragioni, non si è arrivati finora a tale Assemblea Nazionale, che però speriamo si possa tenere al più presto.

In assenza di una posizione unitaria del movimento, sono stati indetti numerosi scioperi “in concorrenza”. Tra questi, abbiamo valutato non utile lo sciopero degli scrutini che, oltre ad escludere la scuola dell’infanzia, si risolve in un semplice differimento di due giorni, di impatto nullo sulla scuola e sui “media”. Ben più validi appaiono gli scioperi proposti per il 23 febbraio e per il 23 marzo. Il primo risponde all’esigenza di non restare in attesa statica del nuovo governo e di richiedere un impegno esplicito all’attuale; il secondo, in coincidenza con l’insediamento delle Camere, intende esercitare una immediata pressione sui nuovi parlamentari. Però, soprattutto in presenza di un movimento di lotta in larga parte spontaneo, non si possono trattare gli scioperi con superficialità. Intanto perché, dopo il successo di quello dell’8 gennaio, il successivo deve fare ancor meglio o almeno essere all’altezza del precedente; e poi perché, da sempre, non è buona norma convocare tre scioperi in 40 giorni e annunciare il successivo quando il precedente è ancora da effettuare: in questo modo si fa capire che il primo sciopero sarà non decisivo e così lo si svaluta. Dunque, ci pare il caso di concentrarsi sullo sciopero del 23 febbraio: e se dalle Assemblee che si svolgeranno in questa settimana localmente, verrà un chiaro segnale di condivisione da parte della larga maggioranza del movimento, lunedi prossimo noi lo convocheremo, rimanendo disponibili, dopo la verifica del 23 febbraio, anche per l’eventuale data successiva. Infine, sabato scorso, dalla bella e partecipata Assemblea di Roma con le/i diplomate/i magistrali del Lazio e delegazioni di varie province, era emersa la proposta di una manifestazione nazionale per sabato 10 febbraio senza sciopero. Ma dalle ultime notizie sembrerebbe che ci si orienti invece per iniziative locali il 10. Ci parrebbe la decisione migliore, visto che c’è la possibilità di manifestare a livello nazionale il 23 se sarà prevalente la proposta di scioperare in quella giornata.