Compensi PNRR e tutor/orientatore

In questi ultimi giorni di scuola potrebbero prospettarsi convocazioni di RSU e OO.CC. per contrattare e/o deliberare la parte dei compensi relativa a PNRR e “docente tutor”/”docente orientatore”.

Di seguito un testo che, con gli opportuni adattamenti, può essere utile per opporsi a questa ulteriore forzata intromissione nella scuola di logiche imprenditoriali estranee ai compiti che la Costituzione affida alla Scuola pubblica.

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TUTOR E ORIENTATORE: un’altra “riforma” del PNRR – webinar 26.5.2023

In attesa del nuovo CCNL, che – secondo l’Atto di indirizzo del Governo – dovrà “implementare i sistemi di premialità“disciplinare un sistema strutturato di formazione”“valorizzare il personale, […] il merito e la valutazione del personale […] evitando forma di corresponsione generalizzata dei trattamenti accessori”, il PNRR introduce nuove gerarchie e premialità: oltre al docente “incentivato” e “stabilmente incentivato” da realizzarsi nei prossimi anni, sono stati già catapultati dentro le nostre Scuole il DOCENTE TUTOR e il DOCENTE ORIENTATORE. Ne parliamo insieme

venerdì 26 maggio 2023, ore 17.00

all’indirizzo web: https://meet.goto.com/897313581

TUTOR E ORIENTATORE: un’altra “riforma” del PNRR

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DIFENDIAMO I NOSTRI DIRITTI

FOCUS sulla normativa scolastica

Oltre 30 incontri di formazione GRATUITA di 30 minuti ciascuno

I Cobas Scuola di Grosseto organizzano un ciclo di incontri formativi della durata di 30 minuti ciascuno su alcuni aspetti contrattuali e sindacali che ci riguardano da vicino.

Si tratta di un’ottima occasione per approfondire alcuni aspetti del nostro lavoro e chiarire eventuali dubbi.

Ognuno di noi potrà proporre gli argomenti che desidera vengano trattati (inviando mail a cobas.pa@libero.it) al fine di sostenere e motivare al meglio le nostre azioni quotidiane.

CONVEGNO CESP IN VIDEOCONFERENZA 1° APRILE 2022

LOCANDINA DEL CONVEGNO

MODELLO PER LA RICHIESTA DI ESONERO

MODULO DI ISCRIZIONE ONLINE

PERCHÉ PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI RSU

ALCUNE BUONE RAGIONI PER PRESENTARE LISTE COBAS ALLE ELEZIONI DELLE RSU

Da più di vent’anni nelle scuole sono state introdotte le Rappresentanze Sindacali Unitarie-RSU elette da docenti e Ata, titolari delle relazioni sindacali al livello delle singole scuole, così come avviene nel privato a livello aziendale. Esse sono dunque un effetto del processo di trasformazione delle scuole sul modello aziendale che ha preso avvio con l’introduzione dell’autonomia scolastica e della figura della dirigenza scolastica che costituisce la controparte pubblica delle RSU. I Cobas hanno sempre evidenziato i limiti delle Rsu e in generale dell’introduzione della contrattazione decentrata a livello delle istituzioni scolastiche, ma al tempo stesso hanno sempre riconosciuto che fosse importante utilizzare ogni mezzo a disposizione per contrastare la crescita di potere dei dirigenti, la subordinazione di docenti e Ata, l’esautoramento degli organi collegiali di autogoverno della scuola democratica. Le RSU possono rappresentare in questo senso uno strumento che consente di creare aggregazione e conflittualità all’interno di un mondo, quello delle scuole, per certi aspetti diventato irriconoscibile rispetto a quello che era due decenni fa. Presentare liste RSU Cobas è innanzitutto una scelta pratica, legata alla sopravvivenza di in una categoria sempre più sottomessa, disunita e degradata, costretta non di rado a subire comportamenti illegittimi di capi e capetti o l’ingerenza indebita dei genitori-clienti. Le scuole oggi, a più di vent’anni dalle grandi trasformazioni neoliberiste, sono divenute spesso luoghi di lavoro opprimenti, governati dal dirigente e dal cerchio dei suoi collaboratori come se fossero aziende. Si è creata una distanza sempre più marcata tra il dirigente e il suo staff da una parte e il resto delle persone che lavorano a scuola, i primi con compiti organizzativi, i secondi con compiti esecutivi. Anche le scelte didattico-organizzative sono sempre più spesso frutto di decisioni della dirigenza e la funzione degli organi collegiali nel corso degli anni si è ritrovata sempre più svilita, ridotta a momento burocratico di ratifica e legittimazione di decisioni prese e discusse altrove e accettate con rassegnazione o disinteresse. Il modello partecipativo fondato sul funzionamento degli organi collegiali e sulla nomina collegiale di colleghe e colleghi con ruoli organizzativi è ormai un lontano ricordo e non costituisce più un’esperienza di riferimento, vissuta in prima persona, per la maggior parte della categoria. 

Le stesse RSU possono diventare parte di questa nuova divisione del lavoro nelle scuole: esiste il rischio molto concreto che siano cooptate di fatto come parte aggiuntiva dello staff, coinvolte nell’organizzazione del funzionamento delle scuole perdendo la loro funzione democratica e rappresentativa che, in una scuola aziendalizzata, deve essere solo quella di cercare di riaggregare quella maggioranza di insegnanti e Ata che non ha ormai più una propria voce. La prima fondamentale ragione che giustifica la presentazione di LISTE COBAS è proprio questa: occupare posti che potrebbero finire nelle mani sbagliate con conseguenze negative per tutti/e.

Quali spazi di azione offre la prospettiva di divenire RSU?

Di seguito alcuni aspetti specifici di intervento delle RSU che costituiscono al tempo stesso motivazioni pratiche, concrete, che dovrebbero spingerci a presentare le LISTE COBAS nelle scuole.

Informazione. La conoscenza dei dati, di qualsiasi dato che determina le scelte organizzative della scuola, sugli spazi, sugli organici, sulla formazione classi, sull’assegnazione ai plessi e alle classi e in generale ogni dato che riguarda l’organizzazione del lavoro, costituisce informativa dovuta che non può essere rifiutata. Oggi la mancata condivisione di informazioni costituisce il cuore della riorganizzazione verticistico-aziendale delle scuole. Senza adeguate informazioni le possibilità di azione o reazione sono spesso ridotte al lumicino, ci si trova davanti a fatti compiuti cui seguono giustificati quanto inutili sfoghi lamentosi. Potere avere accesso alle informazioni e farne partecipi i colleghi è già di per sé un atto di resistenza, dunque una opportunità legata al ruolo della RSU che è assolutamente da cogliere. 

Opposizione. Il lavoro quotidiano è oggi regolato da un profluvio di circolari interne che sono sempre più espressione di scelte dirigenziali non condivise, non comprese e in ultima analisi subite, anche se non legittime, da lavoratrici e lavoratori. La RSU può mettere in discussione l’opportunità o la legittimità del contenuto delle circolari chiedendone la rettifica o il ritiro. Ciò è possibile perché la RSU esprime istituzionalmente la rappresentanza dei lavoratori, dei loro interessi e della loro volontà di non essere trattati come zerbini. Quale docente o Ata, in quanto singolo, può pensare di essere ricevuto o semplicemente di avere risposta a una mail con “richiesta di chiarimenti” presentandosi individualmente al dirigente? A che titolo infatti potrebbe presentarsi se non come portatore di interessi meramente personali?

I diritti e i doveri. Non è certo raro trovarsi di fronte nella vita scolastica a palesi violazioni dei diritti previsti dal Contratto nazionale. Ad esempio il diritto di chiedere permessi personali e permessi per la formazione, sancito dal Contratto nazionale, viene sempre più spesso interpretato come concessione del dirigente e pretestuosamente negata, così come d’altra parte compaiono dal nulla nuovi obblighi senza fondamenti normativi, come recuperi non dovuti o frequenze di corsi di formazione presentati illegittimamente come obbligatori. Certo, ognuno può singolarmente imporre il rispetto dei propri diritti ma, se ancora si crede necessario cercare di unire lavoratori e lavoratrici, controbattere punto per punto su questo tipo di violazioni in quanto RSU apre uno scenario di conflitto e di lotta comune che ha una valenza completamente diversa.

Organi collegiali. Le RSU hanno indirettamente un compito di tutela e valorizzazione degli organi collegiali. Come si è detto, si muovono su un terreno che può essere sdrucciolevole perché sono sempre a rischio di cooptazione nella cerchia dirigenziale. Questo rischio diventa concreto quando l’interlocuzione con la RSU viene utilizzata per saltare il passaggio del confronto collegiale. Può apparire paradossale ma diventare RSU significa da questo punto di vista vigilare sulla limitazione dei loro poteri affinché non si sostituiscano agli organi collegiali, in particolare al Collegio dei docenti. 

I canali di comunicazione. La RSU ha diritto di affissione in bacheca, anche sul sito della scuola, e soprattutto di avere un indirizzo di posta elettronica istituzionale con accesso agli indirizzi di tutto il personale in servizio. È una opportunità fondamentale per chiunque abbia interesse a cercare di unire, ricomporre, creare spazi di confronto e di rafforzamento dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto nelle scuole più grandi. Essa costituisce il tassello fondamentale per gestire e condividere le informazioni a cui si ha accesso, le proposte, le iniziative di lotta e eventualmente per spiegare le ragioni che hanno portato a interrompere le relazioni sindacali o a non firmare il contratto.

Assemblea. La RSU ha diritto a convocare assemblee in orario di servizio su qualsiasi tema di pertinenza sindacale. È doveroso ricordare che il monopolio del diritto di convocazione delle assemblee nelle mani dei sindacati “maggiormente rappresentativi” priva i lavoratori e le lavoratrici del loro diritto di scegliere come utilizzare le 10 ore a cui hanno diritto. Diventare RSU COBAS consente di riappropriarsi, almeno in parte, del diritto di indire assemblee nella propria scuola dove non è affatto scontato peraltro che RSU di altre sigle sindacali lo facciano. 

La gestione delle risorse economiche. Compito della RSU è contrattare i criteri per la ripartizione delle risorse assegnate nel MOF e in generale di tutte le risorse destinate alla retribuzione accessoria. La presenza al tavolo di contrattazione consente di portare avanti nel modo più condiviso (attraverso l’informazione e le assemblee) le decisioni sulla ripartizione di tali fondi a partire dalla consapevolezza che, almeno in parte, esse sono sottratte al monte salariale contrattato a livello nazionale, sono quindi prese dalle nostre tasche e non sono un fondo accessorio della scuola e tantomeno un fondo del dirigente. Ciò consente se non altro di denunciare l’utilizzo sempre più marcato di tali risorse per riconoscere il lavoro appaltato dai dirigenti e che dovrebbero pagarsi semmai con le loro risorse contrattuali. Pur negli evidenti limiti d’azione che presenta oggi la contrattazione della parte economica, la presenza di una RSU COBAS può permettere di portare avanti le proposte di allargare il più possibile la platea dei beneficiari della retribuzione accessoria, di riconoscere il carico di lavoro ordinario di tutti e dunque una voce di flessibilità non legata a funzioni e progetti specifici, di stabilire un tetto massimo della retribuzione accessoria per persona, di evitare il cumulo degli incarichi. 

Trasparenza sui compensi. La RSU può e deve chiedere e pretendere di essere informata in modo dettagliato sui nominativi delle persone che hanno avuto accesso alla retribuzione accessoria, sugli incarichi svolti e i relativi compensi. Sempre più spesso i dirigenti, appellandosi alla tutela della privacy e al parere del Garante, si rifiutano di fornire questi dati, nonostante le sentenze sfavorevoli. Come RSU, anche nel caso della più irremovibile ostinazione contraria, abbiamo sempre il potere non solo di interrompere le relazioni sindacali e eventualmente di intraprendere le vie legali, ma di informare tutto il personale della violazione dei principi elementari di trasparenza e rispetto di tutti

Bonus premiale. La lotta contro il bonus premiale previsto dalla legge 107 è stato uno dei punti caldi delle lotte delle RSU COBAS nel quinquennio passato. Su questo aspetto, come sulla chiamata diretta, abbiamo ottenuto una importante vittoria. La Legge di bilancio 2020 ha provveduto a cancellare il bonus premiale previsto dalla legge 107 restituendo le somme stanziate a tale scopo all’ordinaria contrattazione di istituto senza più vincoli di destinazione né limiti di accesso da parte del personale in servizio. Non mancano tuttavia ancora oggi dirigenti che si ostinano a non voler rinunciare alla possibilità di gestire in modo discrezionale questa parte della retribuzione accessoria. Solo una RSU determinata e combattiva può far fronte a questa pretesa, denunciarla pubblicamente e rifiutarsi di sottoscrivere ogni contrattazione dei criteri generali per l’attribuzione premiale del fondo di valorizzazione.

L’organico di potenziamento. A tutti gli effetti rappresenta una risorsa aggiuntiva assegnata alle scuole, seppure non monetaria. L’utilizzo dell’organico potenziato è certamente uno snodo centrale della gestione aziendalistica delle risorse umane nella scuola, essa non deve essere lasciata all’arbitrio dirigenziale ma in primo luogo ricondotta alla discussione collegiale: è nel Collegio dei docenti che bisogna discutere e decidere quali figure docenti richiedere in organico, come distribuire le ore di potenziamento tra il personale in servizio e quali compiti assegnare. In molte scuole siamo riusciti a concretizzare l’equa distribuzione delle ore di potenziamento come nuovo criterio per l’assegnazione dei/delle docenti alle classi, ma anche le proposte di ore di “esonero” per compiti organizzativi previste dal CCNL 2016/18, devono essere presentate e discusse in collegio.

A questo riguardo rimane aperto un terreno nuovo anche per l’azione delle RSU, in quanto le risorse di potenziamento utilizzate per incarichi organizzativi si aggiungono alle risorse utilizzate per riconoscere le attività svolte solitamente dallo staff. La RSU può far emergere il quadro di tali cumuli di riconoscimenti e conteggiare le ore di “esonero” come risorse assegnate per lo svolgimento degli incarichi in sostituzione della retribuzione aggiuntiva e fare in modo che non piova sempre sul bagnato.

Autonomia e autotutela. La figura del rappresentante sindacale con legittimazione elettiva garantisce l’accesso a una posizione indipendente e paritaria che non ha eguali nella scuola di oggi, in cui dominano i processi gerarchizzanti. La RSU, sul piano delle relazioni sindacali, esce dal rapporto lavorativo di subordinazione per entrare in una relazione paritaria. In quanto RSU interloquisce e tratta su un piano di autonomia e parità con la dirigenza scolastica e tanto più con le figure delegate a svolgere funzioni dirigenziali. Alle spalle ha inoltre il sindacato, di cui è rappresentante, e ogni attacco alla sua persona e alle sue funzioni è un attacco ai COBAS e genera una reazione diversa da quella personale, perché il conflitto si sposta immediatamente di livello coinvolgendo in prima persona la sede COBAS provinciale. Da questa posizione di rappresentante eletto ha uno spazio di azione e di autodifesa che non potrebbe mai avere come singolo.

PER TUTTE QUESTE RAGIONI, PER DIFENDERE IL NOSTRO LAVORO E I NOSTRI DIRITTI

PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA

CANDIDIAMOCI NELLE LISTE COBAS, VOTIAMOLE E FACCIAMOLE VOTARE

ELEZIONI RSU 2022 – LISTE COBAS tempistica presentazione

ELEZIONI RSU 2022

Nonostante l’inizio della procedura elettorale per le RSU sia fissata per il 31.1.2022, siamo venuti a conoscenza che diverse OO.SS. stanno già procedendo alla formazione delle liste e alla raccolta delle firme necessarie per la loro presentazione, operazioni che potrebbero essere avviate solo dal 1° febbraio 2022.

Invitiamo tutto il personale a non sottoscrivere prima di queste scadenza alcuna lista né di accettare eventuali candidature.

È nostra ferma intenzione far rispettare il minimo indispensabile di regole comuni e consentire ai lavoratori e alle lavoratrici che intendessero sottoscrivere e candidarsi nelle nostre liste COBAS SCUOLA di poterlo fare in condizioni di legittimità e rispetto condiviso.

Invitiamo i dirigenti scolastici a non consentire che si avvii alcuna operazione, relativa alle elezioni e che ricade nella loro sfera di competenza, prima dei termini previsti dal Protocollo per la definizione del calendario delle votazioni per il rinnovo delle RSU del 7.12.2021.

SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA VENERDÌ 10 DICEMBRE

A Palermo presidio davanti al

teatro Politeama ore 9,30

Dopo decenni di tagli alla scuola e due anni di emergenza, l’esecutivo Draghi prosegue, in linea con i governi precedenti, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola. Infatti, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, le scelte economiche del governo Draghi mettono nero su bianco, nel PNRR e nel disegno di legge di bilancio 2022, la persistente volontà di finanziare l’istruzione pubblica al di sotto della media OCSE (-24 miliardi) e umiliarne il personale.

Le proposte salariali per il rinnovo del contratto, scaduto nel 2018 e con stipendi sostanzialmente fermi al 2008, sono ridicole e offensive; in buona parte intese a compensare un’indefinita “dedizione al lavoro”: una sorta di premio di fedeltà che richiama alla mente il passato ventennio. Non c’è la necessaria stabilizzazione del personale precario, docente e ATA. Manca la  riduzione strutturale del numero di alunni/e per classe, così come manca un piano reale di intervento, immediato e protratto nel tempo, per risanare e mettere a norma gli edifici scolastici. Non ci sono reali interventi sulla sicurezza, specie in pandemia, ma assistiamo all’indegno balletto di circolari contrastanti su contagi e quarantene.

C’è però il disegno di legge sull’Autonomia regionale differenziata che spezzerebbe il sistema nazionale d’istruzione e che è ora allegato alla Legge di bilancio. In questo contesto il governo cerca di mascherare le proprie carenze rovesciando su docenti e ATA provvedimenti contraddittori e assurdi: da un lato allenta le misure anticovid nelle scuole (distanziamenti, tracciamenti, quarantene, ecc…) dall’altro impone la vaccinazione obbligatoria per una categoria che è già vaccinata al 95% e lavora in presenza con una massa di persone, studenti e studentesse, non vaccinate né controllate! Fermo restando che noi riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti sui vaccini strumenti molto importanti, anche se non unici, per combattere la pandemia, consideriamo la vaccinazione obbligatoria per docenti ed Ata un errore, visto che, applicato a lavoratori/trici viola il diritto al lavoro e al reddito mentre se lo si volesse applicare a studenti e studentesse, violerebbe il diritto all’istruzione.

Perciò riteniamo che la misura sia colma e, proseguendo il percorso di lotta che ci ha portato allo sciopero dell’11 ottobre e alla giornata di protesta del 4 dicembre, abbiamo proclamato lo sciopero nazionale

IL 10 DICEMBRE FERMIAMO LA SCUOLA PER:

•   il rinnovo immediato del CCNL adeguando, con aumenti significativi uguali per tutti/e, gli stipendi di docenti ed ATA alla media europea, con il pieno recupero del potere d’ acquisto perso nei tanti anni di blocco salariale, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”;

•   la centralità della scuola nel PNRR, anzitutto con un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza;

•   l’adeguamento permanente alla media OCSE del finanziamento per l’istruzione;

•   riduzione strutturale del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni diversabili);

•   l’assegnazione stabile di ogni posto disponibile in organico, abolendo la distinzione tra organico di fatto e di diritto;

•   un piano straordinario di assunzioni, ad iniziare dai “precari”, sulla base di un percorso per titoli (docenti 3 anni scolastici, ATA 2 anni);

•   il superamento delle storture introdotte, per gli aspiranti supplenti, con l’affidamento delle procedure di compilazione delle graduatorie e di assunzione ad algoritmi approssimativi e inefficienti;

   la conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA;

•   una vera parità di diritti e salario nei diversi ordini e gradi di istruzione e tra il personale precario e non, con l’introduzione del Ruolo Unico;

•   l’abrogazione dei vincoli pluriennali alla mobilità per i docenti neo assunti o trasferiti;

•   la formazione e l’aggiornamento in orario di servizio;

•   favorire la vaccinazione volontaria, abolire nelle scuole l’obbligo vaccinale e le sanzioni correlate, garantire la gratuità dei tamponi per l’accesso ai luoghi di lavoro;

•   la tutela della salute di lavoratori e studenti, più efficaci misure di contenimento dei contagi attraverso: presidi sanitari permanenti nelle scuole, adozione di valide misure di protezione individuale e distanziamento, sanificazione e ventilazione forzata degli ambienti;

•   il NO all’Autonomia differenziata e ad ogni forma di regionalizzazione della scuola e dei servizi pubblici, SÌ all’uguaglianza dei diritti e dei servizi su tutto il territorio nazionale;

•   il NO al monopolio sindacale delle organizzazioni concertative, per una vera democrazia sindacale che restituisca ai lavoratori la facoltà di decidere su contratti, rappresentanza, diritto di sciopero.

SCARICA QUI IL VOLANTINO

Seminari di formazione CESP

Dopo il successo dello scorso anno, ricomincia la 1° serie dei *Seminari di formazione del CESP.
La 2° serie riprenderà a gennaio 2022.
*La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, ATA e docenti, precari e non.
* Per iscriversi occorre compilare il seguente modulo:
https://forms.gle/Et48qzs4NcHaUsjQ7
*ATTENZIONE:*
I seminari sono on line, ma *per una partecipazione più efficace, È CONSIGLIATA LA PARTECIPAZIONE DI PERSONA*

A Palermo i seminari potranno essere seguiti presso la sede di piazza Unità d’Italia 11 dalle ore 17,30 dei giorni di seguito indicati (è opportuno segnalare la partecipazione in sede inviando una mail a cobasscuolapa@gmail.com o chiamando lo 091349192):

ME 10 novembre – SOSTEGNO: tra “nuovo” PEI e uso come tappabuchi

ME 17 novembre – LE RIUNIONI COLLEGIALI: gestione di collegi e consigli, diritti e doveri

GI 25 novembre – DIRITTI E DOVERI DI ATA E DOCENTI: organizzazione del lavoro e responsabilità connesse

ME 1° dicembre – LA VALUTAZIONE: aspetti generali (PER TUTTI) e nuova scheda (PRIMARIA)

GI 9 dicembre – COME INSEGNARE: consigli per docenti giovani di spirito e di età

VE 18 dicembre – SCATTI & CARRIERA (ATA e DOCENTI): azioni legali per recuperare tutto quello che non ti è stato riconosciuto

Convegno di formazione RSU, RLS e TAS COBAS

Rivolto alle RSU, RLS e TAS COBAS scuola delle Istituzioni scolastiche della SICILIA

venerdì 19 marzo 2021, ore 10.00 – 14.00
attraverso piattaforma telematica al link
https://global.gotomeeting.com/join/516389197
(se richiesto Codice accesso: 516-389-197)
LA PANDEMIA E I DIRITTI DI LAVORATORI/RICI

  • INTRODUZIONE: le risorse per la Scuola e il Recovery plan
  • SICUREZZA: protocolli, lavoratori fragili, quarantene, sanifcazione
  • CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO: organici e soprannumerari

Leggi/scarica la locandina dell’evento contenente il modulo per richiedere al DS il permesso di partecipare.

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA CON MANIFESTAZIONI LOCALI

Il nostro Recovery Plan: riduzione alunni/e per classe; aumento organici e assunzione precari/e; massicci investimenti per l’edilizia scolastica

Le rivendicazioni sono le stesse degli anni dell’austerità, ma oggi non sono più gli anni dei tagli, la politica economica ha cambiato segno: la spesa pubblica aumenta in deficit e si rendono disponibili ingenti risorse.  Il conflitto politico che si apre è sulla destinazione di queste risorse, in cui Scuola, Sanità e Trasporti saranno capitoli di spesa decisivi. Per questo è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa ed alternativa alla gestione pre-Covid: durante la pandemia sono infatti tragicamente emerse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni, conseguenze delle privatizzazioni e del progressivo smantellamento dello Stato sociale..

Per quanto riguarda la Scuola, le destinazioni principali dei 20 mld di euro previsti dal Recovery Plan, che il nuovo governo si accinge a (ri)scrivere, rischiano di allontanarci ancora di più dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione, che dovrebbe puntare alla formazione del cittadino dotato di strumenti cognitivi e spirito critico. I fondi per la digitalizzazione con l’adozione acritica delle nuove tecnologie implicano il rischio della trasformazione dei docenti in meri facilitatori di un processo di apprendimento standardizzato gestito dalle multinazionali del web; i fondi per la ricerca e l’impresa rischiano trasformare la scuola in un’agenzia per l’addestramento al lavoro. Occorre, invece, urgentemente invertire la rotta, con un intervento di risarcimento per i tagli decennali subiti e per un rilancio della scuola pubblica che deve partire dalla drammatica constatazione del degrado in cui versa. Tre obiettivi strutturali sono oggi possibili, ma anche improrogabili: 1) ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; 2) garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; 3) intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

Tre obiettivi su cui puntiamo a costruire un’ampia convergenza dentro e fuori dalle scuole. Il 26 Marzo è uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale per un diverso modello di scuola. I COBAS hanno condiviso questo percorso con il movimento di Priorità alla scuola e con il Coordinamento nazionale dei precari scuola per promuovere nel maggior numero di città mobilitazioni che coinvolgano tutto il popolo della scuola pubblica: docenti, Ata, studenti, genitori e, in generale, cittadini democratici. Ma è anche una protesta contro l’ulteriore riduzione del diritto di sciopero imposta dal recente accordo tra governo e Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda.

In questi giorni sembra di essere di nuovo al punto di partenza, con la scuola che è sempre il primo bene sacrificabile per contenere la diffusione del contagio, indipendentemente da una valutazione del suo ruolo specifico nella riproduzione e diffusione del virus. E’ la logica dell’emergenza infinita che continua a produrre interventi improvvisati e contraddittori in un gioco delle parti tra governo centrale e presidenti regionali. Si chiudono le scuole di ogni ordine e grado per mantenere aperte le attività economiche: da un lato si dice che la situazione è molto grave e bisogna intervenire subito chiudendo un “servizio essenziale”, dall’altro che la situazione non è cosi grave e si possono tenere aperte le attività commerciali e produttive. La gestione “regionalizzata” della Sanità e della Scuola ha evidenziato quanto oggi siano assurdi, anche sul piano dell’efficacia degli interventi, tutti i progetti di Autonomia regionale differenziata, di cui chiediamo il ritiro. Salvo lockdown generalizzati a tutte le attività, va garantita la scuola in presenza almeno al 50% alle superiori e totale negli altri ordini di scuola.  

Esecutivo nazionale dei COBAS – Comitati di base della scuola

2 marzo 2021