
I COBAS sostengono la Rivoluzione in Rojava e il movimento rivoluzionario curdo
I COBAS aderiscono all’APPELLO per i cortei di Roma e Milano
Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Öcalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l’ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco.
CORTEI sabato 14 febbraio 2026
ROMA, piazza INDIPENDENZA – ore 14.30
MILANO, largo CAIROLI – ore 14.30
Sosteniamo la resistenza delle donne e degli uomini che difendono il Rojava dall’aggressione dei jihadisti al governo in Siria.
Di seguito il testo diffuso dall’Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia.

Oltre l’assedio: garantire diritti, sicurezza e governance per i curdi in Siria
L’offensiva militare avviata contro i quartieri curdi di Aleppo il 6 gennaio 2026 è stata il violento culmine di un piano progettato dallo Stato turco e attuato da milizie jihadiste guidate da Ahmad al-Sharaa. Diretta strategicamente e resa possibile sul piano logistico da attori statali esterni, l’operazione non mirava soltanto al controllo territoriale, ma allo smantellamento sistematico delle Forze Democratiche Siriane (SDF) come entità istituzionale e alla liquidazione forzata di un decennio di autogoverno autonomo nella regione, come formalizzato dal cosiddetto decreto di “integrazione” del 18 gennaio.
Attraverso questo attacco, i responsabili hanno cercato di spegnere un progetto rivoluzionario in cui le donne sono liberate, i popoli convivono da pari e la democrazia respira nella vita quotidiana. Non hanno però tenuto conto di una realtà fondamentale: questa luce non è più soltanto la speranza del Rojava, è diventata una fonte di ispirazione per persone in tutto il mondo. Il costo umano di questa campagna, tuttavia, è stato devastante. Centinaia di migliaia di civili sono stati costretti allo sfollamento, centinaia sono stati uccisi e la città di Kobanê sopporta ora un assedio paralizzante, deliberatamente privata di cibo, acqua, medicine ed elettricità. Questi atti — la militarizzazione delle infrastrutture civili essenziali — costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e configurano una punizione collettiva.
L’accordo firmato il 30 gennaio non è un punto di arrivo. Al contrario, segna l’inizio di una lunga e ardua lotta per una vera integrazione democratica. Rappresenta al tempo stesso un’opportunità e un terreno di resistenza per dimostrare che non accetteremo mai l’imposizione di un modello di vita “taglia unica” né la mentalità jihadista imposta alla nostra società. Per proteggere e far avanzare le conquiste della rivoluzione del Rojava, dobbiamo intensificare la nostra presenza nelle strade, rafforzare la nostra organizzazione e mantenere una posizione ferma e incrollabile.
La comunità internazionale, in particolare gli Stati della Coalizione Internazionale, ha una responsabilità diretta. Il silenzio di fronte a questo assedio equivale a complicità. La Coalizione ha ora un obbligo accresciuto di garantire l’attuazione dell’accordo. Allo stesso modo, la comunità internazionale, compresi l’Unione Europea (UE) e le Nazioni Unite (ONU), deve assumere il proprio ruolo e garantire la tutela costituzionale di tutti i diritti politici, sociali, democratici e linguistici dell’amministrazione del Rojava, dove diverse comunità religiose ed etniche hanno vissuto insieme in pace e dignità.
Rivolgiamo pertanto un appello urgente alla comunità internazionale affinché:
- Istituisca una Zona Protetta e un Meccanismo di Monitoraggio Internazionale: crei immediatamente una linea di protezione monitorata a livello internazionale mediante il dispiegamento urgente di una solida missione di osservatori con l’autorità di controllare il rispetto degli accordi, documentare le violazioni in tempo reale e proteggere i civili.
- Garantisca diritti costituzionali e autogoverno democratico: assicuri che qualsiasi soluzione politica sostenibile sia fondata sul riconoscimento costituzionale dell’identità, della lingua e del diritto del popolo curdo all’autoamministrazione democratica all’interno di un quadro siriano decentrato. Garanzie vincolanti sono essenziali per prevenire l’istituzionalizzazione di ulteriori repressioni.
- Applichi una pressione diplomatica ed economica concreta: vada oltre la retorica imponendo conseguenze significative, comprese sanzioni mirate contro gli architetti di questa offensiva, embarghi sulle armi ai responsabili e l’isolamento diplomatico degli Stati che hanno attivamente favorito l’assalto.
- Agisca con decisione e senza ritardi: le Nazioni Unite e gli Stati della Coalizione Internazionale devono intervenire con decisione e senza indugi per prevenire un’ulteriore escalation e danni irreversibili alla vita dei civili.
Yilmaz Orkan
Direttore Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia
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