ASSEMBLEA PERSONALE ATA 13/2/2017

ASSEMBLEA PERSONALE ATA lunedì 13 febbraio 2017

Come proposto da numerosi interventi durante il Corso di aggiornamento/formazione del Centro Studi per la Scuola Pubblica-CESP “RUOLI E COMPITI DEL PERSONALE A.T.A. IN UNA SCUOLA CHE CAMBIA”, dello scorso 27 gennaio, per approfondire le particolari tematiche e le criticità delle specifiche condizioni di lavoro del personale ATA (carichi di lavoro, attribuzione incarichi, diritti e doveri, ecc.) è convocata

lunedì 13 febbraio 2017 – ore 17.00/19.00

ASSEMBLEA DEL PERSONALE ATA

presso la sede dei COBAS, piazza Unità d’Italia n. 11 – PALERMO

Tutto il personale ATA, di ruolo e precario, è invitato a partecipare.

IL 17 MARZO SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA PER DIFENDERE L’ISTRUZIONE PUBBLICA

Il governo-fotocopia e la ministra Fedeli varano 8 decreti attuativi della disastrosa legge 107 per chiudere definitivamente docenti, Ata e studenti nella gabbia della scuola-azienda


Fermiamoli!

Il 17 marzo sciopero generale della scuola per difendere l’istruzione pubblica

Al nostro appello agli altri sindacati che si oppongono alla l. 107 e alle deleghe hanno finora aderito: Unicobas, Usb, Anief e FederATA

Incurante della amplissima opposizione alla cattiva scuola della legge 107/2015, che tanto ha pesato sulla sconfitta netta di Renzi nel referendum costituzionale, il governo-fotocopia di Gentiloni ha varato otto decreti applicativi di tale legge, ignorando ogni forma di dialogo con i protagonisti dell’istruzione pubblica e ogni revisione significativa della 107, al di là di caramellose promesse della ministra Fedeli di neo-concertazione con i Cinque sindacati “rappresentativi”. Seppure tra fumi di ambiguità le otto deleghe aggravano il già disastroso panorama della107.

Per il futuro reclutamento dei docenti non si riconoscono le abilitazioni già conseguite né il servizio prestato.

Per i diversamente abili, si superano i limiti di studenti previsti dalla L. 517/78 (20 per classe) e si mira a ridurre il numero degli insegnanti di sostegno, introducendo corsi di “aggiornamento” improvvisati per tutti gli insegnanti, per delegare progressivamente tale attività all’intero personale docente.

La delega sull’Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi.

Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell’”alternanza scuola-lavoro”, in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, “contratti d’opera” offerti dalle imprese tramite loro “esperti”, la valutazione dello studente come “bilancio di competenze” in base ad una presunta “cultura del lavoro”. E l’”alternanza” viene introdotta con una tesina all’esame di maturità, per sostenere il quale è obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi, pur non inseriti nell’esame e tolti da quello di Terza media, grazie alla nostra mobilitazione di questi anni.

In quanto poi al “sistema integrato 0-6 anni”, unificando, sotto l’egida degli Enti Locali, asili-nido, scuole materne comunali e dell’Infanzia statali, abbassa notevolmente il livello della scuola dell’Infanzia pubblica (una delle migliori del mondo), con gravi rischi per i ruoli delle insegnanti, creando caos gestionali in scuole primarie già sovraccariche di pesi e di ruoli, visto che i “poli per l’infanzia” accoglierebbero in un unico plesso o in edifici vicini bambini/e fino a sei anni di età nel quadro di uno stesso percorso educativo. Non ci sarà la “generalizzazione della scuola dell’Infanzia”, né la sua “statalizzazione”, né la “gratuità” per le famiglie.

Insomma, queste deleghe aggravano le disastrose brutture della legge 107, dal famigerato “bonus” per i docenti “meritevoli” (i cui nomi i presidi tengono nascosti) allo strapotere dei presidi, dalla truffa di un “organico di potenziamento” utile solo a ingigantire la conflittualità tra docenti, ai ricatti pesanti sulla mobilità e sull’organico triennale, fino all’obbligo di “un’alternanza scuola-lavoro” che mescola l’apprendistato gratuito ed inutile e la cialtroneria di accordi con aziende “amiche”. Il tutto provocando un’ulteriore, drammatica dequalificazione del lavoro degli insegnanti, sempre meno educatori e sempre più “operai intellettuali” flessibili e tuttofare, a drammatico compimento di un ventennio di immiserimento materiale e culturale di una scuola che si vorrebbe “azienda” innovativa e che per lo più appare “bottegaccia” cialtrona, arruffona, gestita da presidi-padroni arroganti e incompetenti.

Come docenti ed Ata, con il contributo di studenti e cittadini che hanno a cuore la scuola pubblica, abbiamo non più di tre mesi di tempo per respingere queste deleghe e nel contempo far cancellare almeno i punti più disastrosi della 107. Per questo ci assumiamo la responsabilità di convocare per il 17 marzo lo sciopero generale della scuola, facendo appello a tutti i sindacati che si oppongono alla legge 107 e alle deleghe affinché convochino anche essi lo sciopero nella stessa data, per avere un ampio fronte unitario che faccia saltare anche i nuovi “giochi di ruolo” concertativi tra i sindacati “rappresentativi” e la ministra Fedeli, il cui massimo titolo, che ne ha determinato la scalata al MIUR, appare proprio il suo passato ruolo di segretaria generale della Federazione dei Tessili CGIL. Stabiliremo nei prossimi giorni come manifesteremo nella giornata del 17 marzo.

Con lo sciopero del 17 marzo, oltre al ritiro delle deleghe, vogliamo che:

1) la mobilità sia gestita con titolarità su scuola, eliminando gli incarichi triennali (anche non rinnovabili) decisi dal preside, e garantendo la continuità a tutti i docenti;

2) i fondi del sedicente “merito”, della Carta del docente e del Fondo di istituto siano destinati alla contrattazione nazionale per un aumento che, insieme a rilevanti fondi da stanziare per il contratto, garantisca a docenti e Ata il recupero almeno di quel 20% di salario perso nel più lungo blocco contrattuale della storia della Repubblica;

3) venga cancellato il “welfare contrattuale”, che destina parte degli aumenti a diritti sociali che devono essere garantiti dallo Stato;

4) siano assunti i precari – docenti ed ATA – con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto;

5) venga bloccata la manovra sulle “reti di scuole”, ampliato l’organico ATA, re-internalizzati i servizi di pulizia, eliminato il divieto di nominare supplenti per gli amministrativi e tecnici anche per periodi prolungati, e nominati i supplenti per i collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni, resa giustizia agli ATA ex-Enti locali;

6) sia ridata alle scuole superiori la libertà di istituire o meno l’”alternanza scuola-lavoro” e di determinarne il numero di ore, cancellandone l’obbligo;

7) vengano eliminati i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti;

8) sia restituito ai lavoratori/trici il diritto di partecipare ad assemblee indette da qualsiasi sindacato e applicato un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per l’accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai due livelli.

Corso di Aggiornamento/Formazione – Palermo 27 gennaio2017

Corso di Aggiornamento/Formazione con esonero dal servizio per il personale ATA, DOCENTE, DIRETTIVO della Scuola pubblica statale di ogni ordine e grado

CONVEGNO NAZIONALE

RUOLI E COMPITI DEL PERSONALE A.T.A.

IN UNA SCUOLA CHE CAMBIA

venerdi 27 gennaio 2017 ore 8.30 – 14.00

I.I.S.S. “G. Damiani Almeyda – F. Crispi”

largo Mineo n. 4 (ex piazza Campolo) Palermo

PROGRAMMA

ore 8.30 REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

ore 9.00 INTRODUZIONE DEI LAVORI

Interventi

ENZA NICOLOSI – Assistente Amministrativa – CESP Catania

Gli Assistenti Amministrativi ed i Collaboratori Scolastici in una scuola che cambia

WILMA CANCANELLI – Assistente Amministrativa – CESP Torino

ATA: Flessibilità infinita

ore 12.30: DIBATTITO

ore 13.30: CONCLUSIONE DEI LAVORI

I l CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica, è nato nel 1999 per iniziativa di lavoratori della scuola, con l’intento di affiancare all’attività politica e sindacale dei COBAS uno spazio specifico dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento e pubblicazioni.

I principi di riferimento del CESP sono la difesa della scuola pubblica statale, l’opposizione alle

privatizzazioni, alla mercificazione del sapere e ai processi di aziendalizzazione che stanno avanzando da alcuni anni a ritmi inediti e preoccupanti. IL CESP è Ente Accreditato per la formazione del personale della scuola Dir. MIUR 170/2016

ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE DIRIGENTE, DOCENTE E ATA

ai sensi dei commi 4, 5 e 7 dell’art. 64 del CCNL Scuola 2006/2009

Per info e iscrizioni al Convegno → http://www.cobasscuolapalermo.wordpress.com/cesp/

La locandina del convegno

Il modello per la richiesta di esonero

UN DECALOGO PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE

Un “decalogo” per uscire dalla scuola-azienda e ripristinare la scuola della Costituzione

Che proporremmo alla neo-ministra, se rinunciasse ad essere una “pasdaran” della legge 107

È parere largamente diffuso che, sebbene nell’oceanico NO alla riforma costituzionale abbiano certamente contato le volontà di difendere il poco che resta della democrazia istituzionale e della abbondantemente svilita Costituzione, l’elemento principale del NO sia stato il rifiuto delle politiche sociali ed economiche del governo Renzi, e in particolare della “cattiva scuola” della legge 107 e del Jobs Act. Ma Renzi, nell’imporre un governo-fotocopia, non ha tenuto in alcun conto tali ragioni del NO, riconfermando Poletti, responsabile del Jobs Act, invece di mettere mano – se non altro per evitare il nuovo referendum – almeno a significative modifiche dell’ignobile legge; e, dopo aver mantenuto al governo anche Boschi e Madia, autrici delle altre due riforme bocciate (Costituzione e P.A.), ha silurato solamente la ministra Giannini, che non rimpiangeremo ma che ha solo firmato la distruttiva legge 107, scritta in realtà dai responsabili scuola del PD. Tant’è che la sostituzione al MIUR ha premiato Valeria Fedeli la quale, oltre ad essere una “pasdaran” renziana, è soprattutto una convinta sostenitrice della legge. Così stando le cose, potrebbe apparire inutile qualsivoglia tentativo di dialogo con la nuova ministra. Pur tuttavia, date le drammatiche condizioni in cui versa la scuola pubblica e i suoi protagonisti, investiti dalla disastrosa legge 107, a compimento di un ventennio di crescente immiserimento materiale e culturale, ci riteniamo in dovere di presentare una sorta di “decalogo” su cui la ministra potrebbe riflettere, nell’eventualità – certo remota – che decidesse di abbandonare la difesa di una legge indifendibile e la nefasta logica della scuola-azienda, per ripristinare i fondamenti della scuola della Costituzione.

1) Gestire la mobilità con titolarità su scuola e non su ambito, ponendo fine agli incarichi triennali non rinnovabili decisi dal preside.

2) Ridefinire l’organico delle scuole: tutti/e i/le docenti insegnino e tutti/e si facciano carico degli altri compiti necessari per il funzionamento della scuola, riducendo l’orario di cattedra.

3) Destinare i fondi, previsti per la valutazione del sedicente “merito” dei docenti, per la Carta del docente e quelli del Fondo di istituto, alla contrattazione nazionale per un aumento in paga base che, insieme a nuovi fondi da stanziare per il contratto,  garantisca a docenti e Ata il recupero di almeno una parte significativa di quel 20% di salario perso in 7 anni di blocco contrattuale.

4) Rifiutare l’introduzione del “welfare contrattuale”, che destina parte degli aumenti contrattuali a diritti sociali che, costituzionalmente, devono essere garantiti dallo Stato.

5) Assumere i precari – docenti ed ATA – con almeno 36 mesi di servizio su tutti i posti disponibili in organico di diritto e di fatto.

6) Ampliare l’organico ATA, re-internalizzare i servizi di pulizia, eliminare il divieto di nominare supplenti per assistenti amministrativi e tecnici anche per periodi prolungati, e nominare i supplenti per i collaboratori scolastici anche per i primi 7 giorni

7) Contro l’inaccettabile obbligo per gli studenti delle superiori di 400/200 ore di “alternanza scuola-lavoro”, ridare alle scuole la libertà di istituirla o meno, e di determinarne il numero di ore

8) Eliminare i quiz Invalsi come strumento per valutare scuole, docenti e studenti.

9) Ridurre il numero degli alunni per classe, utilizzando per l’insegnamento i docenti dell’organico di potenziamento.

10) Ripristinare la democrazia nelle scuole, restituendo ai lavoratori il diritto di partecipare alle assemblee indette da qualsiasi sindacato che abbia presentato liste alle elezioni RSU. Applicare un sistema proporzionale di voto senza sbarramenti per la rappresentatività e per l’accesso ai diritti sindacali, con un voto a livello di scuola, uno a livello regionale e uno nazionale per determinare la rappresentatività dei sindacati ai tre livelli.

GOVERNO GENTILONI, GOVERNO FOTOCOPIA

Il governo Gentiloni è una sfacciata fotocopia del precedente, con un prestanome alla guida

Neanche le batoste popolari insegnano niente a Renzi e ai suoi

Abbiamo scritto nei giorni scorsi che l’ondata dei NO che ha travolto Renzi e il suo governo è certo dipesa anche dalla volontà generalizzata di difendere ciò che resta di una democrazia istituzionale già massacrata da un ventennio di “maggioritario” nonché una Costituzione già drasticamente ridimensionata da tutti i governi degli ultimi decenni.

Ma che ancor più decisivo, è stato il netto rifiuto popolare delle politiche sociali ed economiche del governo Renzi, e in particolare della “cattiva scuola” della legge 107 e del Jobs Act. Del peso che sui NO hanno avuto tali leggi, si sono mostrati consapevoli quasi tutti i commentatori politici ma, almeno così pareva, anche Renzi e il PD. In tal senso, le voci sugli imminenti “licenziamenti” dei due ministri/e (oltre a quelli della Boschi, “titolare” della sciagurata riforma costituzionale e della Madia, responsabile dell’altrettanto indigeribile riforma della P.A.) ai quali venivano addebitate le due ignobili leggi, potevano far credere ad una volontà almeno di eliminare alcuni dei punti maggiormente scandalosi di essi. Macché: la composizione effettiva del governo ci mostra una spudorata fotocopia del precedente governo, con un prestanome alla guida, con la stragrande maggioranza dei ministri rimasti al loro posto, Boschi solo spostata di scranno, Poletti e Madia inamovibili (e dunque piena conferma del Jobs Act e della riforma P.A.), con qualche scambio di ruoli – modello “al peggio non c’è mai fine” – tipo Minniti agli Interni e Alfano agli Esteri, e con un solo, vero licenziamento, quella della Giannini, evidentemente l’unica della “banda” a non avere santi nel “paradiso” PD.

Solo che la sostituzione della Giannini – che di certo non verrà rimpianta – con Valeria Fedeli è uno di quei casi in cui il detto “dalla padella alla brace” calza a pennello. Infatti, mentre la maggioranza dei docenti ed Ata guarda con sconforto e sconcerto alla definitiva affermazione della “scuola fabbrica”, con presidi padroni alla Marchionne, Renzi piazza al MIUR una sua pasdaran, Valeria Fedeli, che, prima di divenire vicepresidente del Senato, era stata per dieci anni alla guida dei tessili della Cgil e che, per almeno quindici anni, si era occupata solamente di politica industriale liberista, cooperando con Bersani ed altri sull’esaltazione della competitività aziendale, e non occupandosi mai di scuola se non per condividere la sua subordinazione alle esigenze delle aziende liberiste, secondo le linee-guida della poi abortita riforma Berlinguer.

Con questi precedenti temiamo che la 107, con i suoi presidi onnipotenti, la grottesca Alternanza scuola-lavoro coatta, il ridicolo “bonus” distribuito ai più “fedeli” (appunto), l’umiliazione e l’espulsione di una moltitudine di precari, non verrà certo intaccata da pacate discussioni/contrattazioni al MIUR, con una ministra che, agognando piuttosto ad occuparsi di competizione industriale, vedrà di buon occhio la mutazione delle scuole in fabbriche, con docenti ed Ata mutati in “operai flessibili” disposti ad ogni incombenza per aumentare la “produttività” dell’azienda-scuola e con, al di sopra, il suddetto preside simil-Marchionne.

Insomma, se a questo aggiungiamo la farsesca “offerta” contrattuale (dopo 7 anni di blocco e di perdita salariale del 20%) di circa venti euro lordi medi di aumento mensile (in base non alle chiacchiere governative ma alle cifre effettivamente stanziate nella Legge di stabilità), con in più l’introduzione nel contratto di tutto il peggio della 107, crediamo che l’unico “contatto” efficace con la nuova ministra lo avremo solo portandole sotto le finestre del MIUR considerevoli cortei di docenti ed Ata, magari insieme a studenti e cittadini desiderosi di difendere e migliorare la scuola pubblica.

IL NO TRAVOLGE RENZI

Il NO travolge Renzi

le sue politiche economiche e sociali, i suoi progetti autoritari

Ora il NO sociale, democratico e antiliberista

deve indicare un’opposta via d’uscita dalla crisi

Con una partecipazione al voto che è andata oltre le attese, un gigantesco NO ha travolto Renzi e il suo governo, costretto alle dimissioni di fronte ad un dato numerico (uno scarto di ben 20 punti) che va al di là delle nostre più rosee aspettative, ma soprattutto delle previsioni generali del mondo politico-istituzionale-massmediatico, a conferma che tale mondo è, nell’insieme, sempre più lontano dalla vita reale e che tra i suoi protagonisti nessuno ha più la misura dell’entità del malcontento popolare.

Seppur non in questa misura, noi eravamo molto fiduciosi nella vittoria del NO perché ritenevamo suicida la strategia di un capo di governo che, accecato dalla megalomania e dall’arroganza, osava, in un periodo di crisi profonda economica e sociale che dall’Italia si estende a gran parte dell’Europa, chiamare ad un referendum sulla propria persona e sull’insieme delle sue politiche governative. Oggi in Europa nessun governo – e nessun leader – sopravviverebbe ad una sfida del genere: e solo l’accentramento di potere, senza freni o controlli da parte della propria comunità politica, può spiegare la cecità, nel tentare tale sfida, dell’uomo che addirittura Berlusconi ha definitivo “l’unico leader politico italiano”.

Così operando, Renzi ha coalizzato contro di sé e i propri progetti liberisti e autoritari una vastissima gamma di NO, diversi e a volte addirittura opposti. Certamente si è trattato un NO in difesa della democrazia istituzionale, già abbondantemente ferita in questi anni di “maggioritario” e che sarebbe stata massacrata definitivamente dall’Italicum; e di un NO allo stravolgimento ulteriore di una Costituzione, già largamente non rispettata o vilipesa da tutti i governi degli ultimi decenni.

Ma, a nostro avviso, ancora più forte è stato quello che noi, come tanti altri, abbiamo chiamato il NO sociale, e cioè un amplissimo e corale rifiuto dell’insieme delle politiche sociali ed economiche del governo Renzidalla “cattiva scuola” della legge 107, imposta violentemente malgrado la protesta della grande maggioranza del mondo della scuola, al Jobs Act e all’ulteriore aggressione al lavoro e ai precari, dallo Sblocca Italia con i suoi nefasti progetti di devastazione ambientale alle famigerate Grandi opere distruttive di territori già abbondantemente assaltati. Non ci illudiamo che questo NO rimetta automaticamente in discussione tali leggi: ma di certo tale clamorosa sconfessione rafforzerà la voglia di lottare, per invertire il “trend” economico-sociale, da parte di chi, pur mettendo in campo una forte opposizione sociale ad esso, aveva trovato un muro impenetrabile nella totale sordità e arroganza del governo Renzi.

Pur nella grande soddisfazione di questo momento, non dobbiamo però trascurare il fatto che dentro questo NO si muovono – e cercheranno, come stanno già facendo, di intestarselo – forze apertamente reazionarie, razziste, xenofobe che, in perfetta linea con i Trump, i Farage, gli Orban e le Le Pen, descrivono il NO come rivolto anche contro i migranti, le politiche di accoglienza e di solidarietà, un NO che chiederebbe barriere spietate contro gli ultimi della Terra che scappano dalle guerre e dalla fame; e un NO omofobo, islamofobo e antifemminista, non  spudorato come nel modello Trump, ma non meno insidioso e pericoloso.

Dunque, per le forze antiliberiste, antirazziste e democratiche del NO sociale, insieme alla soddisfazione per il grande successo, è all’ordine del giorno l’onere di dimostrare che sappiamo delineare anche i SÌ ad una ben diversa, anzi opposta, politica sociale ed economica per uscire dalla crisi e ricreare condizioni positive per il lavoro, la scuola, il reddito, i Beni comuni, l’ambiente, per gli stanziali e i migranti, alleati in un progetto comune di nuova e migliore società. E per far marciare tale progetto tra decine di milioni di persone, è decisiva una grande alleanza politica, sociale e sindacale, perché nessuna organizzazione o settore sociale può seriamente pensare di modificare radicalmente le impostazioni liberiste e anti-democratiche in Italia e in Europa contando solo sulle proprie forze o su una “reductio ad unum” politicista o elettoralista, e men che meno sperando che la “salvezza” arrivi da forze istituzionali e del Palazzo. Su questo siamo chiamati a misurarci, in particolare di fronte al nuovo governo che verrà, e che di certo, anche su pressioni della Unione Europea, non farà sconti, pur senza Renzi, sulle politiche economiche e sociali liberiste.

Cgil, Cisl e Uil svendono il contratto e aiutano Renzi per il referendum

Cgil, Cisl e Uil svendono i contratti del P.I. e della SCUOLA

e danno una mano a Renzi per il referendum

Con gran fanfara massmediatica ed equivalente entusiasmo, il governo Renzi, da una parte, e Cgil, Cisl e Uil dall’altra, hanno annunciato il varo dell’iter dei contratti del P.I. e della scuola, bloccati da ben 7 anni. Il documento prodotto al proposito è un elenco generale di intenti, accompagnato però da un’unica cifra economica, cioè l’aumento medio di 85 euro mensili (ovviamente lordi) per ogni lavoratore/trice. La cifra è già di per sè grottesca, equivalendo a circa 50 euro netti, di fronte ad una perdita salariale , maturata in questi 7 anni, di circa il 20% del salario del 2009.

Ma in aggiunta va sottolineato che solo poco più della metà di tale cifra verrebbe assegnata direttamente e in paga base. Il documento, infatti, precisa che – sulla linea dell’accordo stipulato per i metalmeccanici dalla “triplice” – una parte dell’aumento “valorizzerà la professionalità e le competenze … e l’apporto individuale agli obiettivi di produttività” e che un’altra parte sarà indirizzata a “forme di welfare contrattuale, che integrino le prestazioni pubbliche … forme di fiscalità … (volte) a sostenere lo sviluppo della previdenza complementare”. E infatti nel contratto dei metalmeccanici, circa la metà dell’aumento salariale è indirizzato verso le pensioni integrative, i contributi salariali e quelli legati alla “produttività“.
Inoltre, all’interno di un’accozzaglia di retorici luoghi comuni sul “merito“, viaggia nel documento una esplicita minaccia: quella dell’introduzione di nuove norme per affrontare con “misure incisive e mirate, situazioni di disaffezione e demotivzione e contrastare fenomeni di assenteismo … con norme contrattuali che incentivino più elevati tassi di presenza”.
Poi, ad aggravare ulteriormente le prospettive contrattuali per quel che riguarda la scuola, governo e “triplice” sindacale hanno intenzione di inserire nello specifico contratto tutte le peggiori nefandezze della legge 107.

Infine, risulta davvero clamorosa la rapidissima accelerazione di questo accordo a soli tre giorni dal voto sulla riforma costituzionale. Cosicchè l’iniziativa non può che apparire un aperto regalo “referendario” a Renzi che, mentre può sembrare coerente per Cisl e Uil, in netta maggioranza a favore del Sì, potrebbe sconcertare per la Cgil. In realtà quest’ultima ha applicato la tattica di Berlusconi che, mentre fa propaganda per il NO, autorizza le sue aziende a battersi per il Sì. La Cgil vuole assicurarsi, comunque vada il voto e nella convinzione che Renzi in ogni caso non sparirà, l’unica cosa che le interessa, la ripresa del simulacro della concertazione, anche a costo di rinunciare a qualsiasi difesa dei residui diritti dei lavoratori/trici.
Per quel che ci riguarda, nell’Esecutivo nazionale che terremo immediatamente dopo il voto referendario, decideremo le forme di lotta per cercare di battere questo sciagurato progetto del governo e della “triplice”, da proporre ai lavoratori/trici indisponibili a questa colossale truffa contrattuale.

AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE. Cosa succede con la “Buona Scuola”

La LEGGE 107 e la “ NUOVA FORMAZIONE” dei docenti

La Legge n. 107/2015 (la cosiddetta “Buona Scuola”), all’art. 1, comma 124, definisce la formazione dei docenti di ruolo “permanente, strutturale e obbligatoria”. Si tratta di un segmento molto rilevante della riforma renziana, perché è uno degli strumenti centrali della trasformazione della scuola.

Il “Piano per la formazione dei docenti 2016-2019” propone un modello di didattica che invece di essere efficace, consapevole e qualificante rischia di diventare unidirezionale e mortificante. Il Piano punta ad esempio:

– sulla didattica digitale, come se l’apprendimento digitale fosse automaticamente sinonimo di qualità;

– sull’inclusione, richiamo demagogico che male si accorda con i tagli continui al sostegno;

– alla didattica per competenze, che emargina sempre più i “saperi”;

– all’alternanza scuola-lavoro, senza recepire minimamente quanto di negativo sta emergendo rispetto a tale pratica, che spesso si contrappone proprio alla didattica.

Insomma, tutto, tranne che aggiornarci seriamente su ciò che dovremmo conoscere e approfondire per poter insegnare al meglio. L’aggiornamento è prezioso, ma con contenuti certamente diversi.

È dunque necessario intervenire a livello di scuola sulla questione della formazione e dell’aggiornamento, visto che i margini di scelta ci sono.

Ecco alcune indicazioni pratiche da seguire nei Collegi Docenti.

1. La legge non definisce alcun tetto di ore, anzi la nota del MIUR del 15 settembre 2016 intitolata “Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico” dice esplicitamente: “Le azioni formative per gli insegnanti di ogni istituto sono inserite nel Piano Triennale dell’Offerta formativa, in coerenza con le scelte del Collegio Docenti che lo elabora sulla base degli indirizzi del dirigente scolastico. L’obbligatorietà non si traduce, quindi, automaticamente in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano”. Inoltre, nel “Piano Nazionale della Formazione” recentemente emanato dal MIUR non c’è alcuna quantificazione temporale delle unità formative (in cui si devono articolare le attività di formazione).

Inserire nel PTOF un numero minimo di ore da svolgere in forma perentoria significherebbe non solo non seguire le indicazioni del Miur, ma prevedere orari di servizio obbligatori diversificati per ogni Istituzioni scolastica a fronte di una stessa retribuzione ordinaria prevista dal CCNL. Né tantomeno si può ipotizzare una significativa retribuzione accessoria, considerando sia l’esiguità del FIS che il carattere obbligatorio della formazione.

2. La formazione e l’aggiornamento si fanno in servizio. La legge n. 107/2015 propone un nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo professionale di tutti gli operatori della scuola, in particolare per quanto concerne la formazione del personale docente. Nello specifico, al comma 124 si legge: “nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”, ma la stessa legge non modifica la modulazione delle ore di servizio così come stabilite dal vigente CCNL.

Per evitare problemi interpretativi si ricorda che:

Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento (comma 4, art. 28, CCNL 2006/2009). Oltre l’orario di insegnamento (25 ore settimanali per la scuola dell’infanzia; 22+2 ore di programmazione per la scuola primaria; 18 ore per la scuola secondaria di primo e di secondo grado) sono previste le attività funzionali all’insegnamento, che non riguardano però la formazione: lo stesso contratto ribadisce infatti che gli insegnanti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici (comma 5, art. 64, CCNL 2006/2009). Risulta quindi illegittimo inserire le attività di formazione all’interno delle 40+40 ore di carattere collegiale, che riguardano ben altri aspetti della funzione docente, così come illegittima è l’imposizione di corsi pomeridiani.

3. La formazione e l’aggiornamento devono essere liberi e consapevoli. Secondo il “Piano per la formazione dei docenti 2016-2019”, La formazione liberamente affidata all’iniziativa dei singoli docenti contribuisce alla crescita dell’intera comunità professionale e diventa uno stile di lavoro collaborativo. A tal fine è prevista la possibilità di autogestire e autofinanziare gruppi di ricerca, comunità di pratiche e laboratori da parte dei docenti anche in coerenza con quanto la scuola progetta nel proprio piano di formazione”.

Dunque deve essere garantita la piena salvaguardia del principio della libera scelta da parte del singolo docente. Partendo dai nostri bisogni reali, è possibile adempiere alla formazione seguendo corsi di aggiornamento scelti liberamente o anche provvedendo autonomamente al proprio aggiornamento (mediante autocertificazione delle ore impiegate per lo studio di libri, materiale online, articoli di quotidiani o di riviste specializzate, fonti normative) o procedere alla costituzione di gruppi che autogestiscano il proprio percorso.

ASSEMBLEA PRECARI 28/11/16

Lunedì 28 Novembre 2016 alle ore 18, presso la sede dei COBAS sita in Piazza Unità d’Italia 11, si terrà una assemblea rivolta ai precari della scuola con i seguenti punti all’ordine del giorno:
1) Situazione ricorsi pendenti nei vari tribunali dopo sospensive TAR del Lazio;
2) Prospettive  di  assunzioni a T.I. e Legge di Stabilità : resoconto su tutte le promesse non mantenute dal governo dopo il primo passaggio alla Camera;
3) Presentazione documento dei precari COBAS;
4) Varie ed eventuali.
Siete tutti invitati a partecipare ed intervenire.
Prima, durante e dopo l’incontro i colleghi diplomati magistrale sono pregati di consegnare i seguenti documenti per l’inserimento in GaE:
1) Fotocopia Diploma Magistrale;
2) Curriculum vitae con tutti i recapiti;

Ricorsi per il diritto al sostegno e all’assistenza

Lunedì 28 novembre alle ore 16.30

nella nostra sede di piazza Unità d’Italia n. 11

l’avvocata Chiara Garacci

incontra le famiglie di alunni/e e studenti/esse in situazione di disabilità per affrontare tutte le problematiche purtroppo ancora presenti per la tutela del diritto negato al sostegno e all’assistenza