
117 € in MENO sulla CARTA DOCENTI
Quando Renzi, con la ministra Giannini, introdusse la Carta del docente, fummo decisamente critici. I motivi erano svariati. Intanto perché s’era in un periodo di prolungata vacanza contrattuale e sarebbe stato logico e giusto destinare ogni risorsa ad un aumento dello stipendio base. Poi perché questi soldi erano legati ad un utilizzo specifico, che non teneva conto dei bisogni reali dei lavoratori, ma piuttosto a quelli dei settori economici da sostenere. In terzo luogo perché si trattava di risorse che non andavano a incrementare né la pensione né il tfr/tfs. Infine perché, come tutti i bonus, erano soggetti a repentini cambiamenti, riduzioni, eliminazioni.
Se le prime tre motivazioni erano verificate fin dall’inizio, ora, col ministro Valditara, s’è concretizzata anche la quarta: la Carta del docente viene ridotta a 383 € annui, con una perdita secca del 23.4%.
Negli ultimi trentacinque anni s’è avuta una costante perdita di potere d’acquisto degli stipendi dei lavoratori della scuola, ad eccezione di ds e dsga [leggi QUI], a volte più accentuata, a volte rallentata, ma senza soluzione di continuità, però mai si era arrivati al punto di tagliare anche il valore nominale degli importi. Quando ci si attacca anche alle briciole del reddito dei lavoratori si sta veramente raschiando il fondo, proprio mentre, all’opposto, si rastrellano e si indirizzano sempre più risorse a sostenere la spesa militare, in una spaventosa ottica di guerra.
Al contempo, mentre gli stipendi restano al palo, diventa sempre più pervasiva la logica sostitutiva dei premi, dei bonus, delle prebende occasionali e aleatorie, mirate a sostituire il welfare strutturale e, soprattutto, a dirottare risorse nelle casse di chi le ha già piene: assicurazioni, sanità privata e fondi di investimento in primis. Che si parli di Espero [leggi QUI] o della recente e ancora in incubazione assicurazione sanitaria [leggi QUI] poco cambia nella ratio delle cose.
Al danno si aggiunge la beffa, stanziando risorse aggiuntive “compensative” per la formazione di regime, attraverso il pagamento di corsi decisi centralmente e non lasciati alla libera scelta dei docenti.
Rivendichiamo il trasferimento di tutte le somme verso lo stipendio tabellare
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