CONTRO le nuove Linee Guida per l’Educazione civica

“Non si dica che alla destra non interessa la scuola. Il pensiero conservatore ha ormai chiaro che il conseguimento di un’autentica egemonia culturale passa senz’altro anche dalle aule scolastiche”.

Così scrive Marco Meotto, nel suo A scuola di individualismo, a proposito delle nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, mettendoci anche in guardia rispetto al fatto che questa “è solo l’anteprima di quanto attende la scuola prossimamente, visto che a ispirare il pressante riferimento alla “patria” sembra esserci quella stessa Loredana Perla che il ministro ha messo alla guida della commissione incaricata di rivedere tutti i programmi delle discipline d’insegnamento.
D’altronde, secondo il ministero, già “le Linee guida offrono l’opportunità di leggere e interpretare tutto il curricolo della scuola con riferimento ai principi e ai nuclei fondanti previsti per l’insegnamento dell’Educazione civica”, spingendo quindi tutti gli insegnamenti verso valori prescritti per decreto [d.m. n. 183/2024]. Con Valditara che ammette che “Hanno un’impronta politico-culturale, come è giusto che sia”.
Si tratta di “un’impronta politico-culturale” che si sostanzia su principi apparentemente contraddittori: da un lato la “patria“, col suo corollario identitario di una presunta italianità impossibile da definire [“parte, peraltro, della civiltà europea ed occidentale”] e totalmente estraneo alla Costituzione, e dall’altro un’idea squisitamente individualistica della “persona“, anch’essa lontana dalla fisionomia che possiede nella Costituzione. Come più volte affermato da Valditara così si realizza un “… rovesciamento della prospettiva in base alla quale si è sempre parlato di responsabilità sociale. Noi, invece, abbiamo voluto sottolineare il significato di quella individuale”. Un “rovesciamento” con cui il Governo spinge – in un mondo sempre più diseguale basato sulla competizione, l'”autoimprenditorialità”, il “merito” e il “talento” personale – verso l’egoismo sociale e la colpevolizzazione della povertà e dell’insuccesso.
Sempre il ministro ribadisce che “Vogliamo fare in modo che i giovani si abituino a considerare il lavoro come un valore sin dalla scuola primaria. Dunque, la cultura del lavoro, ma anche quella dell’impresa. L’importanza dell’iniziativa economica privata e della proprietà privata come fattori di sviluppo…”, dimenticando – anche in questo caso – quanto dispone la Costituzione sulla libertà dell’iniziativa economica privata: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno” e che “possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Ma come conclude Marco Meotto nel suo articolo, “Ci sembra, però, più interessante evidenziare il ruolo di primo piano che – secondo le Linee guida – dovrebbero assumere «l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale». Tra le note esplicative a cui il documento rimanda ci sono infatti le indicazioni per lo svolgimento di queste attività nelle scuole.
Leggendole scopriamo che un allievo, al termine della scuola media, dovrebbe «comprendere che il sistema sociale non è in grado di garantire qualsiasi servizio», mentre alla fine delle superiori, sarebbe importante «comprendere l’importanza di canalizzare una parte del proprio risparmio/reddito verso finalità previdenziali», nonché «conoscere i diversi strumenti di previdenza integrativa e sceglierli in base alle proprie esigenze e possibilità».
Ed ecco che, da questa particolare angolazione, tutto torna. Prospettando un futuro in cui – senza sistema sanitario, senza pensioni, senza servizi sociali – la società è polverizzata e domina la segregazione sociale, la funzione che si vorrebbe assegnare all’educazione è di addestrare i giovani ad accettare la realtà. Nel progetto complessivo di una scuola che assoggetta e disciplina, allora, anche la “comunità immaginata” della nazione – se non altro come valvola di sfogo per il bisogno ineludibile di riconoscimento sociale in forma collettiva – torna utile per il mantenimento dell’ordine di cose vigente. Patria e individualismo, per quanto antitetici, potrebbero sorreggersi l’un l’altro.
Non resta che opporsi a questo disegno. E attrezzarci per un esito diverso, nella scuola come nella società”
.

E per cominciare, rifiutiamo questa idea di Scuola individualista e competitiva, che dimentica la solidarietà e lascia ognuno/a incatenato/a al proprio “talento” e “merito”, presentando – come sta accadendo in questi giorni in tanti Collegi docenti – mozioni [o “opzioni di gruppo minoritario”] come quella che segue.

* * *

Al Collegio docenti
e al/la Dirigente scolastico/a
del ………………………..…..
di …………………………….

OGGETTO: mozione/opzione di minoranza [art. 3 d.P.R. n. 275/1999] sull’Educazione civica

I/le sottoscritti/e docenti del ….., in merito al punto …. dell’ODG del Collegio Docenti convocato in data ………, ritengono che le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica, varate con d.m. n. 183/2024, nonostante la bocciatura all’unanimità del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione-CSPI, presentano richieste inaccettabili nella scuola pubblica, che non deve prestarsi a forme di promozione di una singola visione del mondo e a funzioni di indottrinamento politico, ma deve adoperarsi per fornire una pluralità di punti di vista utili alla formazione del senso critico e dell’autonomia intellettuale degli studenti. 

Presentano infatti una marcata connotazione ideologica numerosi tratti delle Linee guida:

1) L’enfasi sui concetti di “Patria”, “Nazione”, “comune identità nazionale”, “stemmi”, “inno e bandiere come forme di appartenenza a una Nazione”, concetti di cui si nutrono il militarismo e la propaganda bellica, e che si contrappongono ai valori di fratellanza universale e di amicizia, pace e uguaglianza tra i popoli promossi dalla Scuola pubblica. Valori particolarmente importanti nel contesto di grave reviviscenza, nel mondo odierno, dei nazionalismi e dei conflitti da essi provocati. Non è compito della scuola pubblica, né tantomeno un punto sul quale vi possa essere unanimità, quello di «rafforzare il nesso tra il senso civico e l’idea di appartenenza alla comunità nazionale» (p. 3); un nesso particolarmente contraddittorio rispetto al concetto di “cittadinanza globale” che i documenti ministeriali propagandano da decenni. Risulta inoltre errata e fuorviante l’affermazione delle Linee guida secondo cui il concetto di Patria «è espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione» (p. 3): esso consta infatti di due sole occorrenze [art. 52 e art. 59], denotative e in nessun modo valorizzate, come è consentaneo che sia in una Costituzione sorta dalle ceneri del Fascismo.

2) L’enfasi sulla «valorizzazione dell’iniziativa economica privata» e su «l’importanza della proprietà privata», sull’educazione «alla sussidiarietà […], allo spirito di iniziativa e all’imprenditorialità» come «espressione di un sentimento di autodeterminazione», sulla diffusione della «cultura di impresa» e sulla promozione del concetto di «autoimprenditorialità» e persino sull’introduzione di un’«educazione finanziaria e assicurativa», «come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato». Si fa così assurgere a sistema di valori civici condivisi uno dei tanti approcci possibili al lavoro e all’economia: come rimarcato anche nel parere del CSPI (p. 3-4), l’accento è marcatamente posto sull’iniziativa economica privata, mai su quella pubblica, e in particolare sulla centralità e l’«incoraggiamento» dell’impresa e addirittura della finanza (non sono citate altre forme di lavoro), sulla (presunta) funzione sociale delle banche e delle assicurazioni, presentata come verità indiscutibile, e sul patrimonio privato anziché sul benessere collettivo. Su questa linea, i «concetti di scambio, baratto, compravendita, risparmio e modalità di gestione del denaro» sono introdotti addirittura a partire dalla scuola dell’infanzia (p. 9). Si fa inoltre presente che la legge fondamentale dello Stato non parla mai di «cultura del lavoro», come affermano le Linee guida (p. 2), ma di «diritto al lavoro» o di «condizioni di lavoro»: inutile illustrare la differenza tra i due concetti. Nelle Linee guida si contraddice infine il dettato dell’art. 3 della Costituzione, secondo cui «È compito della Repubblica Italiana rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese»: le Linee guida presentano infatti, tra gli obiettivi di apprendimento (competenza 8, p. 21): «Individuare responsabilmente i propri bisogni e aspirazioni in base alle proprie disponibilità economiche».

3) L’enfasi, criticata anche dal CSPI (p. 3), sull’idea, profondamente ideologica, estranea allo spirito civico e diametralmente opposta ai principi del lavoro scolastico, della centralità dell’individuo e non della collettività, «la funzionalità della società allo sviluppo di ogni individuo e non viceversa e il primato dell’essere umano su ogni concezione ideologica», con evidente critica delle visioni del mondo o delle teorie economiche che privilegiano il bene comune rispetto al successo individuale. Da qui l’affermazione de «l’importanza fondamentale della responsabilità individuale, che non può essere sostituita dalla responsabilità sociale», da cui deriva logicamente, in un mondo sempre più diseguale, l’egoismo sociale e la colpevolizzazione della povertà e dell’insuccesso.

4) L’affermazione (obiettivi di apprendimento della competenza 3, p. 19), che il contrasto alla violenza contro le donne passa anche attraverso il «far conoscere l’importanza della conciliazione vita-lavoro» per le donne stesse, nell’evidente persuasione oscurantista che conciliare il lavoro domestico gratuito con quello retribuito spetti esclusivamente a queste ultime. Come questa conciliazione possa contrastare la violenza contro le donne non appare peraltro perspicuo.

5) Si fa infine notare che, come ribadito dal CSPI (p. 1-3), la sostituzione delle precedenti Linee Guida con le attuali, oltre a non essere necessaria, vanifica l’enorme lavoro lavoro pedagogico e culturale messo in atto nelle scuole nel quadriennio successivo all’istituzione dell’Educazione civica, senza che nemmeno siano stati resi noti gli esiti dei monitoraggi compiuti dal Comitato tecnico-scientifico e dal Gruppo di esperti nominati dal Ministero stesso. Come segnalato dal CSPI, le linee guida sono inoltre pedestri nello stile, nel lessico e nella chiarezza espositiva.

Ciò considerato, i docenti firmatari

DICHIARANO

che struttureranno l’insegnamento di Educazione Civica espungendo ogni forma di promozione del pensiero nazionalista, bellicista, identitario e antiegualitario e di valorizzazione dell’individualismo e della primazia della sfera economica privata e del profitto, in quanto idee contrarie allo spirito, alle funzioni e alle finalità educative e culturali proprie della Scuola pubblica italiana.

Si richiede inoltre che, ai sensi della normativa vigente, il presente documento sia inserito nel verbale della presente riunione e diventi parte integrante del PTOF.

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